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Ponti e muri.


Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando sento parlare di muri penso invece alle mura Aureliane di Roma, quando le cannonate dei soldati piemontesi aprirono una breccia vicino a Porta Pia, il 20 settembre 1870 (colpendo un paio di volte anche l’immagine della Madonna) e attraverso di essa entrarono e facilmente conquistarono Roma (Città da tantissimi secoli della Chiesa e del Papa che non aveva alcuna voglia di essere liberata, fatta eccezione per qualcuno). Insieme all’esercito conquistatore, entrarono anche persone ed idee tutt’altro che cristiane. Probabilmente non tutti sapevano quali fini devastanti avessero i loro capi nella loro testa per compiere quella conquista. Ma è sicuro che se avessero messo tutti i ponti lungo la strada, probabilmente quell’ideale non cristiano, quelle persone non cristiane, sarebbero entrate a Roma molto prima del 20 settembre e quel giorno sarebbero stati accolti con la banda musicale sotto l’Arco di Trionfo, tutti a battere le mai. Ma oggi come staremo? La nostra fede, voglio dire? Oggi è pensiero comune che bisogna abbattere i muri e costruire ponti. Frase ripetuta talmente tante volte che è divenuta uno slogan, tanto suggestivo e sentimentale, e di fronte a uno slogan spesso non si ragiona più. Però senza voler mettere di mezzo catechismo, apologia, i santi, i martiri e la morale, parliamo sotto un profilo strettamente tecnico, di cose concrete, come i mattoni, la calce, i preventivi e le spese: quando uno costruisce una cosa come ad esempio un ponte, prima si deve domandare «a che serve?» e poi «quanto costa?» e «dove trovo i soldi?» e poi «una volta che ho unito con enormi sforzi, due punti lontanissimi, separati da sempre, chi saranno mai le persone che arriveranno liberamente nella mia città attraverso di esso? Se fossero criminali? Se ci volessero uccidere tutti e conquistare la terra dei nostri padri?». (E perché no? Lungo la storia queste cose sono successe un milione di volte o come la favola delle pecore). Ma potrebbero anche essere tutti Santi a entrare, con grande beneficio per tutti. Dobbiamo ricordare che la casa in cui abitiamo ha almeno quattro mura e pure un tetto, una porta spesso blindata, alcune di esse anche l’allarme, pure quelle di coloro che vogliono i ponti a tutti i costi; questo perché tutti (e dico tutti) vogliamo tutelata la nostra privacy, non vogliamo sentire il freddo, non vogliamo sentire il caldo e non vogliamo—soprattutto—che entrino «come ladri nella notte», malandrini a rubare le nostre cose o fare violenza ai nostri cari… Prossimo slogan sarà allora «abbattiamo i muri di casa nostra».

Il Pio

Rosa è il padre, nera la madre...



Per caso ho potuto rivedere un pezzo di un cartone animato di quando ero bambino. In effetti era adatto ai bambini più piccoli di me, ma ogni tanto, dopo aver studiato, me lo andavo a vedere. A dire la verità mi annoiava non poco, ma ricordare i tempi della fanciullezza fa sempre piacere. Era la storia dei Barbapapà. Questa nacque in Francia agli inizi degli anni settanta, prima uscì a fumetti e poi a cartoni, e si diffuse in Italia e poi in altri Paesi. E’ stata considerata una delle prime opere portatrici di un messaggio ecologista. Rivedendolo da adulto quel cartone animato, mi sono accorto di alcuni altri aspetti. Barbapapà ha una famiglia. Lui, il padre, è colorato tutto di rosa. La madre invece, è tutta nera. (Allora rosa era il colore delle femmine e nero quello dei maschi, i grembiulini erano neri e rosa). Tra i figli c’è quello di colore rosso, Barbaforte che è lo sportivo della famiglia: combattivo e ribelle contro i soprusi. Tutti poi si possono trasformare nelle forme che vogliono e desiderano, quando e come vogliono e desiderano. Erano gli anni settanta. Basta riuscire a fare un forellino in un muro e da lì possono entrare piccoli e impercettibili messaggi, poi, ampliare via via il forellino non ci vuole tanta fatica, e così possono entrare messaggi più grandi. Il punto per noi, povero popolo sempre più indifeso e ormai abbandonato persino da una parte dei Pastori che amano più l’ecologismo, buonismo, modaismo e politicamentecorretismo, il punto per noi, è che dobbiamo stare attenti e cercare di costruire la nostra casa (o la nostra vita se preferite), sulla roccia e non sulla sabbia.  

Il Pio

Un discorso interrotto.


Vento di follia. Pensiamo solo agli ultimi fatti che ci hanno colpito. Oggi siamo in molti a notare che c’è qualcosa che non va. Ci sono fatti sconvolgenti che raccontano essi stessi un mondo malato. Siamo circondati. C’è un vento di follia che corre in Italia e forse anche in Europa e distorce malamente i pensieri, i desideri, gli ideali degli uomini. Pensate che le storture che vediamo nascono per caso? Pensiamo che le idee mostruose passate come civiltà e progresso, siano frutto dell’evoluzione naturale? Il terremoto arriva all’improvviso e distrugge tutto, uccide buoni e cattivi, vecchi e bambini. Poi la vita riprende. Il vento di follia è partito in un periodo ben preciso della storia, ma in maniera dolce come un leggero refolo e ha cominciato a far deviare la gente di un milionesimo di grado dalla strada normale. Poi ha soffiato sempre più forte e la deviazione è divenuta sempre più sconfinata. Sempre più immensa. E continua a soffiare e la gente continua a farsi trasportare da lui, a farsi ispirare da lui, pensando che questa è la modernità, questa è la civiltà: così si deve fare. Ma fino a dove ci trascinerà? in un luogo bello e assolato? Dentro un burrone tremendo?... Ma al tempo stesso essa vede che tutto attorno è brutto e disumano, tutto è sporco, invivibile e grigio: e vorrebbe cambiare. Ma da sola non ce la fa. E la politica—su cui pone grandissime speranze—non può fare nulla, se non peggiorare le cose, se non è una politica buona. Se però prima che il vento iniziasse a soffiare, si viveva un po’ più umanamente (non ho detto meglio) vuol dire che dobbiamo riprendere il discorso allora interrotto. Insieme. Almeno proviamoci.
Il Pio

Una pia illusione


Io ho molta difficoltà a pensare che sia tutto spontaneo. I Gilet gialli francesi hanno, però una marcia in più degli italiani e questa si chiama patriottismo. In Francia se c’è una bicicletta del comune e una di un privato, tutte e due appoggiate allo stesso muro, il ladro, anche se tossico, serial killer, sociopatico, ruba solo quella del privato cittadino e lascia stare quella pubblica anche se fosse senza lucchetto. In Italia ruberebbero tutte e due  e imbratterebbero anche i muri con scritte indecifrabili, spaccando i cartelli stradali e le auto in sosta (così solo per gusto). In Francia hanno un fortissimo patriottismo dunque, e si vede dalle numerose bandiere nazionali che sventolano nei cortei. Loro sentono molto forte il senso di Nazione e di appartenenza. Per questo si vede in loro una grande passione. Questo li differenzia da noi anche se restano sempre gente con la puzza al naso, palloni gonfiati e insopportabili agli occhi dell'italiano medio. In Italia—non a caso—ai cortei, sventolano solo le bandiere dei partiti e dei sindacati. Al massimo quella Arcobaleno, che comunque è divenuta di proprietà di un certo partito e di una certa ideologia e (purtroppo) compare con orgoglio persino nelle “marce” cristiane (e la dice lunga). La nostra bandiera nazionale invece sventola solo nelle partite o negli incontri sportivi. Quindi non ci domandiamo il motivo per cui loro sì e noi no. In Italia, a parte casi eccezionali come il Popolo della Famiglia, le masse si muovono a comando del Partito o del Sindacato (che talvolta paga le spese). E per dare fastidio all’avversario politico, non per una finalità di bene o di interesse pubblico. Non si muovono spesso per contestare cose giuste. Ci sono stati molti casi in Italia, anche ultimamente, in cui sarebbe stato giusto contestare con un corteo, ma non si è visto nessuno farlo o solo proporlo. Io ho molta difficoltà a pensare che sia tutto spontaneo, ripeto. Dunque vedo con un po’ di preoccupazione quello che sta succedendo in Francia soprattutto perchè queste cose di solito si propagano facilmente, spesso però senza sapere chi davvero le ha iniziate e soprattutto perchè. C’è chi sostiene che le rivoluzioni, da sempre, le fanno gli intellettuali a tavolino dicendo che sono in nome del popolo e per il popolo, ma il popolo non sempre le ha volute, però è lui che poi le subisce. E ne paga tutte le conseguenze. Per decenni. Se noi tutti riuscissimo oltre a credere fortemente in Gesù e nella Madonna, anche a volere bene alla nostra Patria col desiderio di vederla bella, ricca e prosperosa,… le cose secondo me andrebbero meglio. Ma forse è solo una pia illusione di un impiegato che si sta invecchiando, mentre spera nella “quota cento”.

Il Pio

Un vento di follia


Dovevo andare a una conferenza dove avrebbe parlato un sacerdote. Ci andavo però con un po’ di timore. Qualche anno prima infatti, ad un’altra conferenza, parlava un giovane e gioviale sacerdote e siccome stava allungandosi un po’ troppo sulla necessità inderogabile di fare programmi e progetti per ogni faccenda della vita, come fossero un obbligo cristiano, mi permisi di intervenire e dire che ad esempio san Giovanni Bosco (o più semplicemente don Bosco) si affidava spessissimo alla Provvidenza, non restando quasi mai deluso. Mi rispose che lui era un Salesiano (l’Ordine fondato da don Bosco) e sapeva bene quello che diceva. Don Bosco, mi disse, aveva dato una Regola all’Ordine. Borbottai che non mi sembrava la stessa cosa, ma il discorso finì lì e lui continuò la relazione. Con questo timore nel cuore entrai nella sala. Questa volta il relatore partì bene, tenendosi per una buona mezz’ora su una linea mediana che accontenta tutti, parlando di storia, etimologia e verbi greci, poi partì per la tangente e disse che non era vero che oggi nascono meno vocazioni di sessant’anni fa, ma il contrario (!). Infatti facendo un calcolo particolare, proporzionando le nascite, i morti, i matrimoni, le variabili e non so che altro, oggi—secondo lui—abbiamo più vocazioni che in passato. Questo mi confortò tantissimo, ma per pochi minuti. Poi ripensai al seminario della mia provincia praticamente vuoto e a quegli altri italiani e europei che non hanno avuto un destino tanto diverso, ripensai anche a quanti pochi sacerdoti abbiamo (e molti anziani) e di quanti invece abbiamo bisogno, tutto questo mi fece risvegliare e subito rattristare: non sentii più la conferenza, immerso in cupi pensieri. Comunque dire sfondoni non è una prerogativa dei sacerdoti (ci mancherebbe!). Recentemente c’è stata una manifestazione di giovani contro il fascismo e la giovane universitaria che fu intervistata, disse con tono battagliero «siamo qui per combattere il fascismo, il razzismo e la famiglia patriarcale». Ora sul fascismo e sul razzismo possiamo discutere, molti infatti sostengono che questi siano un pericolo imminente, molti altri sostengono che quel pericolo non esiste, su queste basi possiamo intavolare una trattativa (che peraltro non giungerà mai a un punto, visto che il problema è politico). Ma sulla “famiglia patriarcale”, con tutto il rispetto, di che possiamo parlare? Innanzitutto nascono forti dubbi se esista ancora la famiglia, e se dovesse ancora esistere, ci dobbiamo chiedere quanti mesi di agonia le mancano, considerando gli attacchi tremendi che subisce quotidianamente. Ma addirittura “patriarcale”! La figura del padre oggi non esiste più, è morta, e lo sanno tutti, qui non è una questione politica, in quanto tale, discutibile: questo è un dato oggettivo e le conseguenze di questo, purtroppo, sono state e sono a tutt’oggi dolorose. Ho pensato che alla Scuola di partito probabilmente le hanno dato da studiare i libri degli anni quaranta che lei aveva studiato molto bene e con la massima disciplina. Comunque c’è un vento di follia che corre insistentemente da decenni attraverso l’Italia. Cerchiamo di non respirarlo e copriamoci bene. Ma soprattutto crediamo di più alla Santa Provvidenza che ai nostri calcoli. Preghiamo incessantemente per le vocazioni. Preghiamo ancor più incessantemente per le famiglie. Preghiamo per la figura defunta del padre. Ci vogliono miracoli. Da soli non ce la faremo. Preghiamo.


Il Pio

Giudici ingiusti dei poveri.



1. La via della morte invece è questa: prima di tutto essa è maligna e piena di maledizione: omicidi, adultéri, concupiscenze, fornicazioni, furti, idolatrie, sortilegi, venefici, rapine, false testimonianze, ipocrisie, doppiezza di cuore, frode, superbia, malizia, arroganza, avarizia, turpiloquio, invidia, insolenza, orgoglio, ostentazione, spavalderia.

2. Persecutori dei buoni, odiatori della verità, amanti della menzogna, che non conoscono la ricompensa della giustizia, che non si attengono al bene né alla giusta causa, che sono vigilanti non per il bene ma per il male; dai quali è lontana la mansuetudine e la pazienza, che amano la vanità, che vanno a caccia della ricompensa, non hanno pietà del povero, non soffrono con chi soffre, non riconoscono il loro creatore, uccisori dei figli, che sopprimono con l'aborto una creatura di Dio, respingono il bisognoso, opprimono i miseri, avvocati dei ricchi, giudici ingiusti dei poveri, pieni di ogni peccato. Guardatevi, o figli, da tutte queste colpe.

(Dalla Didachè, 2^ punto dell’istruzione)

Nulla avviene senza la partecipazione di Dio



1. Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie.

2. … non farai morire il figlio per aborto né lo ucciderai appena nato.

5. La tua parola non sarà menzognera né vana, ma confermata dall'azione.

6. Non odierai alcun uomo, ma riprenderai gli uni; per altri, invece, pregherai; altri li amerai più dell'anima tua.

1. Figlio mio, fuggi da ogni male e da tutto ciò che ne ha l'apparenza.

3. Figlio mio, non abbandonarti alla concupiscenza, perché essa conduce alla fornicazione; non fare discorsi osceni e non essere immodesto negli sguardi, perché da tutte queste cose hanno origine gli adultéri.

10. Tutte le cose che ti accadono accoglile come dei beni, sapendo che nulla avviene senza la partecipazione di Dio.

2. Cercherai poi ogni giorno la presenza dei santi, per trovare riposo nelle loro parole.

4. Non starai in dubbio se (una cosa) avverrà o no.

6. Se grazie al lavoro delle tue mani possiedi (qualche cosa), donerai in espiazione dei tuoi peccati.

12. Odierai ogni ipocrisia e tutto ciò che dispiace al Signore.


(Dalla Didakè, Capitolo 1)

Io non lo avrei mai fatto.


Io non sono un biblista o un teologo. Ma avevo già digerito male, pochi anni fa, la nuova versione della frase drammatica e terribile che Gesù disse a San Pietro (pochi secondi dopo averlo nominato capo supremo della Chiesa): «vade retro, Satana». Oggi a Messa sentiamo al suo posto: «vai dietro a me, Satana». Ce l’hanno spiegato benissimo, il senso, il motivo, l’etimologia, la semiotica, la translitterazione...: tutto corretto. Ma di primo acchito, da popolano, a sensazione, mi pare che così la gravità di quella frase perda almeno il 75%, fino a quasi far ridere. A un nemico pericolosissimo, normalmente, non lo si fa andare dietro le proprie spalle, ma lo si fa allontanare, gli si dice “arretra, vai indietro, torna nella tua luridissima tana—e perché no?—vade retro, porco maledetto!”. A un avversario poi, maledetto e porco, come Satana (e San Pietro in quel momento per Gesù era come Satana!), non gli si può dire mettiti dietro di me e seguimi. Satana è Satana e resterà tale per l’eternità, già sconfitto in eterno nell’Inferno, perché all’inizio della storia non voleva Gesù, figuriamoci poi, se Lo segue. Insomma io quella frase non l’avrei proprio modificata (anche perché è parola di Gesù). Ultimamente si sta pensando anche di cambiare una parte del Padre nostro. Anche qui ce l’hanno spiegato benissimo, il senso, il motivo, l’etimologia, la semiotica, la translitterazione...: tutto corretto. Ma modificare proprio la preghiera che ha creato e dettato Gesù e che da secoli il popolo di Dio ha recitato sempre in un certo modo e con certe parole, umilmente, senza protestare, non mi pare una faccenda che doveva essere fatta per forza. Non si cambiano le preghiere. Quelle parole non erano nostre, ma di Gesù e hanno unito tutti i cattolici dall’inizio della storia a oggi. In un momento come questo, proprio la preghiera del Padre Nostro si doveva modificare? Non c’erano altri problemi più gravi e importanti da risolvere? Probabilmente no. E così tutti sono in diritto di pensare che tutto il depositum fidei (il deposito della fede), dal vangelo, alla dottrina cattolica e al catechismo… è qualcosa di temporaneo e pertanto si può modificare, se gli studiosi e gli esperti lo ritengono più corretto. Oppure democraticamente, se vogliamo, a maggioranza dell’assemblea. O, peggio, se il mondo lo chiede. Ma il depositum fidei è qualcosa che deve essere conservato così com’è, come ci è stato tramandato da oltre duemila anni dai nostri predecessori. E poi se non ricordo male, Gesù non aveva tanta fiducia dei sapienti. E forse nemmeno dei referendum (ricordiamoci che Gesù è morto democraticamente, proprio a seguito di un referendum), Gesù infatti ha attribuito tutti i poteri della Chiesa nascente non a un collegio che procede a maggioranza, ma a una sola persona (il Papa). Sicuramente poi non apprezzava tutto quello che proveniva dal mondo e soprattutto da colui che lo tiene in mano (il Principe di questo mondo). Temo che molti Pastori che ci stanno guidando, si sono scordati qualcosa, come ad esempio quale sia il centro di tutto, e il gregge che li segue rischia di finire dentro il fiume (sempre ammesso che ci sia ancora un gregge). La situazione non è bella per niente. Stiamo attenti e non seguiamo pastori ribelli e rivoluzionari. Quelli che ballano durante la Santa Messa. Quelli che durante le omelie, parlano solo del sociale e dell’ecologia, ma mai di Gesù e della Madonna. Quelli che propongono una morale disincarnata da Gesù. Quelli che sostengono che la Chiesa per oltre 1900 ha sbagliato tutto, ma solo negli ultimi 50 ha capito tutto. Quelli che vogliono cambiare la Dottrina e il Catechismo in nome del dialogo e delle aperture… 

Il Pio

«Ho visto il “santo tuo”».



Mi ricordo che quando distribuivo in ufficio il santino di Pier Giorgio Frassati, in occasione del 4 luglio, molti colleghi lo prendevano con indifferente distacco e lo lasciavano per anni sullo stesso punto della scrivania. Altri invece lo guardavano, leggevano cosa c’era scritto dietro e alla fine mi chiedevano «chi è questo… Pier Giorgio Frassati?». Dovete sapere, e chi vive negli uffici lo sa bene, che se devi parlare di calcio o di stupidaggini hai a tua disposizione tutto il tempo che vuoi e il tuo interlocutore ti sta a sentire con la massima attenzione fino alla fine. Se devi parlare di cose serie, questa regola quasi mai si può applicare. E non è assolutamente facile sintetizzare chi era Pier Giorgio in poche parole. Così cercando di restare nei pochi secondi che avevo a mia disposizione risposi «Pier Giorgio è un ragazzo che ha vissuto tutta la vita, tutte le cose che faceva, cristianamente…»; stop, il tempo è finito. Però tante volte succedono poi cose strane. E così nei mesi o negli anni successivi mi è capitato che un collega mi incontrasse e mi dicesse «ieri ho visto il “santo tuo”» (cioè aveva letto sui manifesti di un incontro sul nostro beato, con tanto di foto), oppure «guarda, oggi ho la camicia come quella di Pier Giorgio» (quella a righe grandi verticali, che porta Pier Giorgio con le braccia conserte), oppure al telefono «come si chiama quel santo, giovane, moro, alto che mi hai raccontato…?». Comunque è sicuro che se riuscissimo a far conoscere la vita di Frassati, non solo ai giovani, ma pure agli adulti (che capita che siano più smarriti e intontiti dei primi) e (perché no?), anche agli anziani (che vivono in un mondo anni luce diverso da quando erano giovani), sarebbe una cosa non solo straordinaria, ma anche molto utile per la vita e l’anima di tutti e magari, potrebbe anche accadere qualche miracolo, se in tanti lo pregassimo cordialmente. D’altra parte ciò che colpisce di Pier Giorgio è proprio quello che dissi frettolosamente a quella collega. Ogni singola faccenda della sua vita era illuminata da Gesù, l’amicizia, lo studio, la montagna, la famiglia… Faceva un numero esagerato di opere di carità (visite ai poveri, provvedeva ai loro bisogni,…). Si preoccupava di tutti, ma proprio di tutti, del loro destino e dei loro bisogni materiali. Di lui si può dire con certezza che fosse un giovane per cui la carità andava messa sopra tutte le cose. Pregava molto (il rosario quotidiano, in particolare), andava a messa tutti i giorni fin dall’età di tredici anni (e quando gli era possibile ci portava i suoi amici e anche gente sconosciuta). Quindi la sua, era una santità non tutta esclusivamente spirituale. Ma nemmeno tutta esclusivamente operativa. Ma l’una era sinergia all’altra, come disse lui stesso a un’amica: «Gesù mi fa visita ogni mattina nella Comunione, io la restituisco nel misero modo che posso, visitando i poveri». Pensate quanto sarebbe bello se tutti i cristiani fossero come lui. Se tutti ragionassimo così come lui. E vivere così non sarebbe nemmeno tanto impossibile. Infatti quello che è importante ricordare che l’elemento distintivo di Pier Giorgio non è il suo carattere fermo e solido o la sua simpatia trascinatrice (a Torino, negli anni ’20, di altri giovani di carattere e simpatici ce ne erano pure molti); quello che invece fa di lui un personaggio di cui si può giustamente parlare ancora oggi, è la sua straordinaria Fede. E la Fede non è una dote personale, non è parte del DNA, per cui c’è chi ce l’ha e chi purtroppo no. La Fede è un dono e come tale può essere richiesto a Nostro Signore. Anche per intercessione del beato Pier Giorgio Frassati.
Il Pio

Gesù non camminava sulle acque e era un bravo pranoterapeuta



Quella che leggerete ora è un recente pensiero di un noto Cardinale, Gianfranco Ravasi. «Io ritengo che [Gesù] fosse un abile guaritore, ma certi miracoli sulla natura, come camminare sulle acque, devono essere stati adattamenti degli evangelisti tratti dalle profezie bibliche». Bene. Ad una prima lettura uno potrebbe dire: “è tutto giusto e sensato”. Ma prendiamo innanzitutto le parole “un abile guaritore” riferite a Gesù: sono devastanti! Sono quelle parole—come le successive—che si insinuano nel cervello come una zecca e restano lì a rodere e a fare del male. Gesù non è un abile guaritore, laddove “abile” è il tocco da artista, quell’aggettivo che fa cadere nel dubbio tutto il resto, e ti fa quasi pensare che Gesù fosse solo un bravo ed esperto pranoterapeuta, ma nient’altro. Gesù è Figlio di Dio, Lui stesso Creatore del cielo e della terra, figuriamoci se non sa camminare sulle acque o sconvolgere la natura! E’ venuto per insegnarci a vivere, ed è risorto! Poi il suo pensiero continua e diventa ancora più pernicioso al fedele. Gli evangelisti (Matteo, Marco Luca e Giovanni) probabilmente, per tirare l’acqua al loro mulino, avrebbero inventato dei fatti straordinari, sconvolgenti (per colorare forse la narrazione oppure per far capire che quello che era stato scritto sulla Bibbia si era avverato), fatti straordinari e sconvolgenti probabilmente descritti per colpire il popolino credulone (ma non gli istruiti!), ma che come tali non possono essere mai accaduti. Un adattamento. Una fake news, parlando come oggi. Allora quella frase l’ha detta un Cardinale. E tra l’altro non è nemmeno l’unico a parlare e scrivere sulla stessa identica linea (deviante e distruttiva e c’è di peggio). Dunque: ma a chi giova tutte queste cattive esternazione sempre più numerose? Alla Chiesa, al popolo di Dio? Avete capito come stiamo messi?   

Il Pio 

Catechismo - 9




SESTO COMANDAMENTO. 

201 Che ci proibisce il sesto comandamento «non commettere atti impuri» ? Il sesto comandamento Non commettere atti impuri ci proibisce ogni impurità: perciò le azioni, le parole, gli sguardi, i libri, le immagini, gli spettacoli immorali.


202. Che ci ordina il sesto comandamento?

II sesto comandamento ci ordina di essere « santi nel corpo », portando il massimo rispetto alla propria e all'altrui persona, come opere di Dio e templi dove Egli abita con la presenza e con la grazia.


(Catechismo di San Pio X)

Catechismo - 8



DECIMO COMANDAMENTO



211 Che ci proibisce il decimo comandamento " non desiderare la roba d'altri"?
Il decimo comandamento Non desiderare la roba d'altri ci proibisce l'avidità sfrenata delle
ricchezze, senza riguardo ai diritti e al bene del prossimo.

212 Che ci ordina il decimo comandamento?

Il decimo comandamento ci ordina di essere giusti e moderati nel desiderio di migliorare la propria  condizione, e di soffrire con pazienza le strettezze e le altre miserie permesse dal Signore a nostro merito, poichè a al regno di Dio dobbiamo arrivare per via di molte tribolazioni" (Atti, XIV, 21).

(Catechismo di San Pio X)

Showman e battitori liberi


Ci avevano messo un sacco di tempo le suore, a sistemare i bambini delle elementari sulle sedie e farli stare zitti per l’inizio della Santa Messa. Ancora più faticoso era stato per loro sistemare educatamente i genitori in silenzio, che quanto a disubbidienza e indisciplina, superano di gran lunga i figli. Dopo dunque uno sforzo ciclopico, finalmente tutti erano fermi, seduti e—addirittura—in silenzio. E quel silenzio e quelle persone così ordinate, per chi ha a cuore una certa forma che però è anche sostanza, fa solo piacere. Ti permette anche di dire qualche preghiera... A un certo momento entra di corsa il giovane celebrante e preso il microfono comincia a saltare e battere le mani, urlando chiede che tutti saltino e di mettere le mani in alto. «Forza, più in alto!». Alle suore, quelle più anziane in particolare, veniva quasi da piangere. «Come state?», «non vi sento!»… All’omelia, scende in mezzo alla gente come faceva Pippo Baudo, e fa le domande ai bambini, ripetendo a alta voce la risposta. Ride, scherza, fa battute e tutti ridono e applaudono e forse si dimenticano anche loro che stanno alla Santa Messa. Poi è normale l’inserimento di frasi sue personali nella Liturgia sacra. Questo e altro che molti di voi già hanno visto altrove e per questo taglio corto. Tutto buono sicuramente e tutto santificante: sono solo io, vecchio brontolone che non capisco la novità, la bellezza e l’utilità di questi nuovi metodi di celebrare. Però—da quel che mi consta—nessuno nel frattempo ha cambiato il significato della messa che non è uno show dove il prete è un animatore da villaggio turistico, dove lui è il centro di tutto, col concetto finale che la messa riesce bene (?) o riesce male (?) se ha saputo essere un bravo showman. E’ pur vero che dopo il Concilio Vaticano II le chiese devono avere al centro non più il tabernacolo (messo di lato o nascosto in sagrestia o altrove) ma il trono del celebrante e anche questo qualcosa deve pur significare. Resta però ancora vero che il centro di tutta la messa è (e deve restare) l’Eucarestia e il “presentatore” deve fare solo l’umile e indegno ministro (che significa poi servo) di Dio e in quanto tale, non deve mai sentire la necessità di modificare o adeguare le parole e le fasi della Liturgia (perchè non è sua!) e si deve annullare completamente, quasi scomparire di fronte all’Eucarestia. Tutto per la gloria di Dio e la santificazione delle anime. Di fronte al significato della Santa Messa, si possono tollerare urli, balli da curva sud e ola, eseguiti senza rispetto in un luogo sacro e per di più sotto la croce di Nostro Signore? Leggiamo il Catechismo di San Pio X. «654 D. Che cosa è dunque la santa Messa? R. La santa Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo offerto sui nostri altari sotto le specie del pane e del vino, in memoria del sacrificio della Croce». «655 D. il sacrificio della Messa è il medesimo della Croce? R. Il sacrificio della Messa è sostanzialmente il medesimo della Croce in quanto lo stesso Gesù Cristo, che si è offerto sopra la Croce, è quello che si offerisce per mano dei sacerdoti, suoi ministri, sui nostri altari; ma in quanto al modo con cui viene offerto il sacrificio della Messa differisce dal sacrificio della Croce, pur ritenendo con questo la più intima ed essenziale relazione». «656 D. Quale differenza dunque e relazione vi è tra il sacrificio della Messa e quello della Croce? R. Tra il sacrificio della Messa e quello della Croce vi è questa differenza e relazione; che Gesù Cristo sulla Croce si offri spargendo il suo sangue e meritando per noi; invece sugli altari Egli si sacrifica senza spargimento di sangue e ci applica i frutti della sua Passione e Morte». Il fatto è anche che insieme agli showman, c’è un’altra pericolosa serie di battitori liberi nelle celebrazioni eucaristiche. Loro però non fanno lo show, anzi sono anche seri e compassati, ma dicono cose che la Chiesa non dice, non ha mai detto e che soprattutto non si dovrebbero mai dire perché non sono vere. E il povero gregge di Dio, lasciato senza basi, senza istruzione e spesso anche senza pastore, dubita, vacilla o si perde nella nebbia del mondo, preda del peggiore dei nostri nemici. Aiutiamoci.

Il Pio


(La foto è stata presa da internet, ritenuta dunque di pubblico dominio come tutte le altre, ma non ha nulla a che fare con il fatto raccontato nel post, perchè è un fatto vero) 

Giustizia naturale


Ho sempre pensato che la “giustizia” fosse un concetto naturale, cioè qualcosa che tutti hanno dentro, che tutti capiscono. E’ vero, da sempre ci stanno gli psicopatici, quelli insensibili a qualunque cosa, gli imbecilli, quelli che non si commuoverebbero nemmeno davanti al giudizio universale, i politici che vedono la giustizia solo sotto il ristrettissimo ambito della politica, quelli che “me ne frego degli altri”, quelli che hanno fede in una religione violenta,… ma sono una parte, consistente, ma non sono tutti. Questi ci sono sempre stati e sempre ci saranno (il mondo per via del peccato originale, funziona così e funzionerà così sino alla fine). A parte che per questi, non servirebbe definire cosa sia la giustizia e cosa significhi giusto. Uno che sevizia un ragazzino, fa gridare vendetta, penso, alla maggior parte delle persone e sarà difficile trovare uno, a parte quelli anzidetti, che sostiene che seviziare un bambino è giusto. Questo senso naturale, universale, di Giustizia ce lo ha messo Dio nei nostri cuori, quando ci ha creato. Questo senso si affina principalmente in famiglia. Se facendo il cretino dentro casa rompevo un vetro o un vaso, lo schiaffone giungeva per direttissima, se facendo l’adolescente ribelle e insopportabile, non rispettavo mio padre, il ceffone, sempre per direttissima, arrivava. Cioè di fronte a una azione “cattiva” è giusta una punizione, e poi il rispetto per i genitori, per i professori… Il senso della giustizia innato nel nostro cuore si concretizza dunque in famiglia inizialmente e successivamente anche nella realtà quotidiana. Però. Oggi il senso di Dio non viene più insegnato e così la sua dottrina e il suo catechismo. E senza Dio la giustizia non sa a chi fare riferimento, non sa su chi poggiare la base. Non c’è allora nel nostro cuore la giustizia, ma diverse giustizie acefale da usare a seconda delle circostanze. Oggi poi la famiglia non esiste più e se esistesse è di fatto liquida. E così: se oggi un figlio risponde male ai genitori questi gli comprano uno iPhone, se prende un brutto voto a scuola perchè non ha studiato o una nota perché ha insultato malamente il professore, i genitori ricorrono al TAR per il voto e fanno una piazzata davanti a tutta la scuola, perché l’insegnante si è permesso di mettere la nota al figlio. Anche questo è il risultato di un mondo senza Dio (uno dei milioni di risultati che così si sono raggiunti, forse quello minore). Tutti capite allora dove ci porta questo maledetto pensiero comune. E allora bisogna cambiare strada se non vogliamo finire nel fosso, in bocca alle bestie feroci. Cambiare strada vuol dire uscire coraggiosamente da questa dove ora stiamo e tornare indietro, su quella strada in cui noi non facciamo più affidamento solo sulle nostre forze e su quelle della politica, della tecnica, della moda e della scienza, ma solo e esclusivamente su Dio.

Il Pio

Catechismo – 7



Riprendiamo in mano il Catechismo e questo ci fa solo bene. Il Catechismo può essere immaginato come una mappa che ci dice quale strada prendere per arrivare precisi a destino oppure un libretto delle istruzioni che ci dice come dobbiamo usare il nostro corpo, il nostro cuore e la nostra anima… E ci dà anche uno sguardo che non si ferma al tetto di casa, ma si allarga a tutto l’universo. «Se vuoi entrare alla vita, osserva i comandamenti (Matt XIX, 17)». «Se mi amate, osservate i miei comandamenti (Giov. XIV, 15)». Oggi leggiamo il passo dei Comandamenti. 

Il Pio


§ 1. Comandamenti di Dio in generale.


161. Che cosa sono i comandamenti di Dio?
I comandamenti di Dio o Decalogo sono le leggi morali che Dio nel Vecchio Testamento diede a Mosé sul monte Sinai, e Gesù Cristo perfezionò nel Nuovo.

162. Che cosa c'impone il Decalogo?
Il Decalogo c'impone i più stretti doveri di natura verso Dio, noi stessi e il prossimo, come pure gli altri doveri che ne derivano, per esempio, quelli del proprio stato.

163. I nostri doveri verso Dio e verso il prossimo a che si riducono?
I nostri doveri verso Dio e verso il prossimo si riducono alla carità, cioè al "massimo e primo comandamento" dell'amor di Dio e a quello "simile" dell'amor del prossimo: "da questi due comandamenti, disse Gesù Cristo, dipende tutta la Legge e i Profeti"
164. Perché il comandamento dell'amor di Dio è il massimo comandamento?
Il comandamento dell'amor di Dio è il massimo comandamento, perché chi l'osserva amando Dio con tutta l'anima, osserva certamente tutti gli altri comandamenti.

165. I comandamenti di Dio si possono osservare?
I comandamenti di Dio si possono osservare tutti e sempre, anche nelle più forti tentazioni, con la grazia che Dio non nega mai a chi lo invoca di cuore.

166. Siamo obbligati a osservare i comandamenti di Dio?
Siamo obbligati a osservare i comandamenti di Dio, perchè sono imposti da Lui, nostro Padrone supremo, e dettati dalla natura e dalla sana ragione.

167. Chi trasgredisce i comandamenti di Dio, pecca gravemente?
Chi deliberatamente trasgredisce anche un solo comandamento di Dio in materia grave, pecca gravemente contro Dio, e perciò merita l'inferno.

168. Nei comandamenti che cosa si deve notare?
Nei comandamenti si deve notare ciò che è ordinato e ciò che è proibito


I DIECI COMANDAMENTI

Io sono il Signore Dio tuo

1° Non avrai altro Dio fuori che me.

2° Non nominare il nome di Dio invano.

3° Ricordati di santificare le feste.

4° Onora il padre e la madre.

5° Non ammazzare.

6° Non commettere atti impuri.

7° Non rubare.

8° Non dire falsa testimonianza.

9° Non desiderare la donna d'altri.

10° Non desiderare la roba d'altri.

Essa è Apostolica




Apostolica. Cosi è sempre stata e così deve sempre essere. 


161 D. Perché la Chiesa si chiama inoltre Apostolica?
R. La vera Chiesa si chiama inoltre Apostolica, perché rimonta senza interruzione fino agli Apostoli; perché crede ed insegna tutto ciò che hanno creduto e insegnato gli Apostoli; e perché è guidata e governata dai loro legittimi successori.

(Catechismo di San Pio X).

Guide cieche, pecore nel burrone


Sempre più spesso purtroppo si vengono a sapere di spropositi pubblicamente pronunciati da Pastori della chiesa. Dico “spropositi” per non usare termini più precisi che, in quanto tali, oltre a scandalizzare la povera gente, dovrebbero comportare conseguenze specifiche (ma io non ho la capacità per parlare di queste cose). E dico anche “pubblicamente” per dire che questi spropositi vengono proferiti coscientemente durante le Sante Messe, o durante le assemblee aperte a tutti, con servizi durante i Telegiornali o le trasmissioni nazionali, per di più con l’aurea del carisma sacerdotale. E qui non si può dire «sarà vero (= fake news)»? perché molte frasi terribili le sentiamo personalmente, con le nostre orecchie. Ormai la direzione che sembra essere presa da una moltitudine di guide è quella di una chiesa che deve piacere al mondo, che si fa trainare dal mondo e non quella che traina il mondo. Per questo mi capita di avvilirmi quando leggo tutto questo. E talvolta racconto questo mio malessere in ufficio, anche a gente che a messa ci va solo ai funerali. I colleghi per pietà, mi stanno pure a sentire. A proposito di guide. A un certo punto del Vangelo si legge che Gesù « vide una grande folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore senza pastore; e prese a insegnare loro molte cose (Marco 6,34) ». Gli uomini, come ai tempi di Gesù, anche oggi continuano a essere proprio come pecore senza pastore con un bisogno naturale, immenso, di essere educati, istruiti, con un bisogno immenso che qualcuno li guidi con amore e gli insegni la Via, la Verità e la Vita. Se al posto del Pastore buono invece arriva un’incapace, un presuntuoso ed arrogante che vuole cambiare tutto quello che è stato vero e giusto da duemila anni, vuole cambiare il modo in cui dall’inizio della storia ogni Pastore ha condotto le proprie pecore al pascolo e le ha vigilate. Un inetto che sulla base del “suo” personale principio ritiene ineluttabile che oggi tutto deve essere finalmente cambiato; e poi giù coi ponti, i dialoghi, le aperture, (ponti, dialoghi e aperture, non sono mai stati fondamenti principali del cattolicesimo e non dovrebbero esserlo nemmeno oggi) e poi i gravi errori del passato e così facendo l’unica cosa che gli riesce è porre il dubbio nel cuore di tutti e così le povere pecore si troveranno loro malgrado a prendersi come guida uno che segue solo il suo naso, nella nebbia, per finire dove? E nella nebbia non si vede nulla. Nella nebbia è bene stare sempre sopra le due rotaie della dottrina e del catechismo, che di sicuro non porteranno nel burrone tutti quanti, locomotiva per prima e vagoni poi. Per questo più che pecore senza pastore, oggi siamo peggio, purtroppo. E cosa siamo lo descrive ancora Gesù che dice (a proposito dei Farisei): «Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso (Matteo 15, 14)». Ciechi (pecore bisognose di guida) guidati da ciechi (Pastori che seguono il proprio naso) e così al fosso manca poco. Il consiglio spassionato è di non seguire mai questi Pastori ciechi e moderni, ma i binari, se non troviamo il Pastore buono (ce ne sono ancora tanti!).

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Catechismo - 6



Oggi leggiamo cosa dice il Catechismo di San Pio X sulla vita eterna. Capita a tutti di pensare che la nostra vita non finirà mai, soprattutto fino a una certa età. Sì, ci sarà una fine, ma è lontana e comunque è meglio non pensarci oggi (né domani). Insomma: non si deve ragionare mai su questo argomento. Certo non possiamo tornare al periodo medievale del memento mori (ricordati che devi morire) anche se qualcuno ogni tanto ce lo ricordasse, non ci farebbe male. Però almeno a ricordarci che c’è sì, la vita attuale, che finisce prima o poi ma dopo non è vero che non c’è nulla, ma c’è una vita eterna (in bene o in male). E qui, come tutte le cose della fede, si ha il 50% delle possibilità che questo sia vero e il 50% che sia falso. E il fatto è che si deve scommettere per forza, come diceva Blaise Pascal. Non scommettere significa puntare tutto sul no. Una possibilità al 50% è assai elevata. Ma se si scommette tutto (tutta la vita) sul sì, in caso di vincita si guadagna tutto. Se si scommette tutto (tutta la vita) sul no, in caso di vincita non si vince nulla. Dove è meglio scommettere?

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246 D. Che cosa c' insegna l'ultimo articolo (del Credo, ndr): La vita eterna?
R. L'ultimo articolo del Credo c'insegna che dopo la vita presente vi è un' altra vita o eternamente beata per gli eletti in paradiso, o eternamente infelice pei dannati all'inferno.

247 D. Possiamo noi comprendere la felicità del paradiso?
R. No, noi non possiamo comprendere la felicità del paradiso, perché supera le cognizioni della nostra mente limitata, e perché i beni del cielo non possono paragonarsi ai beni di questo mondo.

248 D. In che ,consiste la felicità degli eletti?
R. La felicità degli eletti consiste nel vedere, amare e possedere per sempre Dio, fonte di ogni bene.

249 D. In che consiste la infelicità dei dannati?
R. L'infelicità dei dannati consiste nell'essere sempre privi della vista di Dio e puniti da eterni tormenti nell'inferno.

250 D. I beni del paradiso e i mali dell'inferno sono solamente per le anime?
R. I beni del paradiso e i mali dell'inferno sono adesso solamente per le anime, perché solo le anime sono adesso in paradiso o nell'inferno; ma dopo la risurrezione della carne, gli uomini, nella pienezza di loro natura, cioè in anima e in corpo, saranno o felici o tormentati per sempre.

251 D. Saranno uguali per i beati i beni del paradiso, e per i dannati i mali dell'inferno? R. I beni del paradiso per i beati, e i mali dell'inferno per i dannati, saranno uguali nella sostanza e nella eterna durata; ma nella misura, ossia nei gradi, saranno maggiori o minori, secondo i meriti, o demeriti di ciascuno.

252 D. Che vuoi dire la parola Amen in fine del Credo?
R. La parola Amen in fine delle preghiere significa: Così sia; in fine del Credo significa: Cosi è; vale a dire: credo essere verissimo tutto quello che in questi dodici articoli si contiene, ed io ne sono più certo che se lo vedessi cogli occhi miei.

Ma possiamo vincere la guerra, noi? - 4






Oggi vi racconto due storie recenti. Sono storie che fanno dire amaramente: «ma con questa gente, con questi capi, molti dei quali peraltro figli spirituali di straordinari santi, possiamo vincere la guerra? Possiamo vincere la buona battaglia di conservare la nostra fede e far di conservare la fede cattolica a tutto il mondo? I non cattolici ci potranno rispettare in queste condizioni? Potranno convertirsi?» 



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          «…E anche al Sinodo dei vescovi sui giovani va in scena la lobby gay che cercherà di far passare nel documento finale il linguaggio dei gruppi Lgbt. È quanto apparso chiaro dalla conferenza stampa di presentazione, tenuta l’1 ottobre dal cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi. La questione riguarda il paragrafo 197 dell’Instrumentum  Laboris ovvero il documento di lavoro su cui si confronteranno i padri sinodali…. Per la prima volta in un documento vaticano, infatti, si adotta il linguaggio mondano, parlando della richiesta proveniente da «giovani Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender…, ndr)». Ma ora si scopre che contrariamente a quanto sostenuto dal cardinale Baldisseri, quel paragrafo non trova riscontro nei contributi arrivati dai giovani e dalle Conferenze episcopali di tutto il mondo; è stato inserito ad hoc da qualcuno degli estensori dell’Instrumentum Laboris… (La Nuova Bussola Quotidiana, 3/10/2018, Riccardo Cascioli, stralci)».



         «Cattolici pecoroni!... A Rivoli, il cinema dei Salesiani proietterà il film di Luca Guadagnino Chiamami col il tuo nome, film che promuove la pederastia e che i figli di don Bosco non si sono fatti scrupolo alcuni di inserire nella programmazione stagionale… Un film moralmente inaccettabile (è il giudizio del News Catholic Service della Conferenza episcopale americana), che viene promosso in maniera massiva non in una, ma in molte sale della comunità sparse per il Paese. Succede che nessuno si pone più il problema se i cine parrocchiali debbano essere o no veicolo di una qualche funzione educativa non solo nei confronti delle nuove generazioni, ma anche nei confronti degli adulti, i quali sono genitori e avrebbero bisogno di criteri migliori per orientare le proprie scelte… Il caso di Rivoli non è affatto una mosca bianca nel panorama della programmazione dei cinema cattolici. Anzi… Il film di Guadagnino è stato proiettato in molte altre sale della comunità. La Comunità Pastorale Casa di Betania di Agrate Brianza ad esempio lo ha mandato in onda nell’aprile appena trascorso e non si è nemmeno peritata di avvertire il “cliente” della tipologia di film, come se tra Chiamami con tuo nome, che passa “poeticamente” tra scene di nudo, rapporti omoerotici tra un minorenne e un adulto e masturbazioni al limite del grottesco, e gli Incredibili 2 non ci fosse alcuna differenza di messaggio sostanziale. Ma il film era stato visionato anche a Bologna nel cinema dell’Antoniano in febbraio. Qui l’avvertenza sul film consigliato ad un pubblico adulto viene vanificata dai Frati Minori (sì quelli dello Zecchino d’Oro) a causa del giudizio pubblicato sul sito locandina che ne reclamizza l’evento: “Chiamami col tuo nome ha finora raccolto decine di premi nei vari festival in cui è stato presentato. Non aggiungiamo altro, se non il consiglio di rimanere fino ai titoli di coda perché anche in quei frammenti apparentemente immobili passa grande cinema”. Ma anche i figli nati dal carisma di don Orione programmeranno la pellicola nel Cinema Teatro di via Pisanello a Milano. Anche siti tenuti in considerazione dal mondo cattolico, anche se non diretta espressione hanno espresso giudizi tutto sommato positivi… Per tutto il resto è notte fonda (La Nuova Bussola Quotidiana, 2/10/2018, Andrea Zambrano, stralci)».

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Carità. Guardiamo Pier Giorgio Frassati.




Carità. Ma che cos’è la carità? «Beh—ti dicono—non è solo fare l’elemosina, anche l’elemosina, essa soprattutto è l’Amore, l’Amore al prossimo». Il catechismo di San Pio X (al numero 897) chiarisce un po’ meglio il punto e spiega che « La Carità è una virtù soprannaturale, infusa da Dio nell'anima nostra, per la quale amiamo Dio per se stesso sopra ogni cosa, e il prossimo come noi stessi per amor di Dio». Amiamo dunque il prossimo, perché amiamo Dio. E’ una conseguenza, necessaria. E’ difficile infatti amare il prossimo per tutta una vita, se non c’è Dio nel nostro cuore. Non sempre regge l’essere solidali, benefattori, buoni, buonisti, aperti,… in modo fine a se stesso:queste grandi virtù umane, per sopravvivere nel tempo, devono avere le radici su Qualcosa di solido. Da sole, alla lunga, rischiano di implodere. Il tempo cambia tutto infatti, tranne ciò che è fermo e stabile. Ma è un pensiero mio. Ora usciamo un attimo dalle definizioni che potrebbero farci rimanere nell’ambito della teoria, che in quanto tale risulta normalmente lontana dalla vita. Per capire cosa significhi carità, dobbiamo leggere un po’ della vita di Pier Giorgio Frassati che, proprio perché amava Dio faceva, quotidianamente, una carità straordinaria. La sua era una carità a 360 gradi, desta 24 ore su 24. Non aveva solo un settore in cui operava, non aveva una carità a orari fissi, non era un sindacalizzato della carità; ma il suo occhio e il suo cuore erano su tutto il mondo, su tutte le persone e su tutti i particolari. E così alla Tabaccaia di Corso Vercelli che si era dichiarata disponibile a mantenergli i pacchi per i poveri, in attesa che quelli tornassero a casa, le disse che voleva portarli lui personalmente, per poter parlare con loro e cercare di dargli speranza, invitandoli anche a andare a messa. E quando seppe che non andava a messa, la esortò a andarci. E lei ci andò. E fu un bene per lei. Oppure quei libri regalati a studenti universitari che venivano dalla campagna, probabilmente con enormi sacrifici da parte dei loro genitori. Libri che poi doveva ricomprare non senza sacrificio. Le medicine portate a chi non aveva di che procurarsele. E poi le continue visite presso le tremende soffitte torinesi, per aiutare i poveri, assistere ai malati, cercare un posto all’asilo per i bambini. E il carretto per i gelati, regalato a un povero malato di cuore che non poteva più lavorare, per permettergli di vivere del suo con dignità. Le sue scarpe regalate agli straccioni incontrati per strada, con conseguente ritorno a casa scalzo oppure con le loro ciabattaccie. E poi le Conferenze di San Vincenzo, le visite al Cottolengo. Oppure l’invito al soldatino sconosciuto che vide una mattina a messa, a portare il giorno dopo anche i suoi amici commilitoni (cosa che poi successe veramente con grande gioia di Pier Giorgio). E le parole buone dette allo sconosciuto che incontrava per la prima volta o ai suoi amici, soprattutto per renderli più buoni e vicini a Gesù. Certo anche l’elemosina si vede tra i suoi numerosi atti di carità: Pier Giorgio ne faceva tantissima. Da buon torinese teneva un libricino col rendiconto dettagliato delle spese che faceva quotidianamente e la voce “elemosina” si legge numerosissime volte (va ricordato che Pier Giorgio era ricchissimo, ma anche che i suoi genitori gli davano pochissimi soldi e solo per le spese strettamente essenziali—e facevano bene!—e quelle elemosine che faceva, erano la rinuncia agli amatissimi sigari o al tram per tornare a casa). Che dire poi dell’idea di prendere la facoltà di Ingegneria mineraria solo per poter stare a vicino ai minatori, cioè quei lavoratori che allora stavano nelle peggiori condizioni. E tantissimi altri episodi, noti o ignoti. Frassati era uno studente universitario e studiava seriamente per laurearsi, era amante della montagna, impegnato anche in politica e in tante altre faccende: non è che facesse il buono per hobby. Quello che si legge sul Catechismo di san Pio X dunque, è proprio quello che era impresso nel suo cuore. Ecco: la carità è questa, un’attenzione cristiana, costante e quotidiana (eroica, perché no?) a tutto quello che ci troviamo davanti per capire come posso aiutare concretamente quella persona che conosco o che non conosco, come la posso sostenere, confortare, come la posso portare a Gesù…? Il povero, il collega, il capo, l’amico, l’anziano, il fratello, i genitori, il tizio sul bus, il nemico, la moglie,…


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Pier Giorgio Frassati - 14



          Giulia Merlo teneva pensione in Via Giuseppe Verdi 12 ad alcuni studenti universitari e ricorda come Pier Giorgio, pur conoscendoli appena, quando mancavano di un libro, era lui a portarlo subito in prestito, anche se non glielo avevano chiesto e diceva: «tanto in casa l'ho doppio» in modo che non sembrasse la sua elemosina. E quelli accettavano senza poter capire se egli si privasse realmente di quel volume e se gli costasse poi fatica il procurarselo di nuovo. Ma a lui non interessava questo: egli era felice che quei giovani provenienti dalla campagna, con chi sa quali sacrifici da parte dei genitori, potessero studiare.

          Quando Lea Bersezio criticava la sua decisione di farsi ingegnere minerario rispondeva «E' bello signora, andare nelle miniere mi troverò con tutti gli operai (Pier Giorgio aveva scelto la facoltà di Ingegneria Mineraria proprio per stare vicino ai minatori, cioè quei lavoratori che stavano peggio di tutti, ndr)».


          Rammento ancora benissimo un pover'uomo dal naso grosso e rosso che ci capitava sempre di vedere dal balcone di corso Siccardi 55, seduto su di una panca del viale circondato da un nuvolo di bambini sporchissimi. Ricordo che a me fece soltanto impressione quell'uomo misero e come inebetito dalla sua stessa miseria, Pier Giorgio arrivò fino al punto di fermarlo mentre andavamo a scuola (si pensi a che cosa voleva dire a quei tempi e con la nostra educazione parlare con uno sconosciuto) e di dirgli di salire a casa nostra all'ora di colazione che nostro padre gli avrebbe trovato un posto per lavorare.
(Mio Fratello Pier Giorgio, La Carità, a cura di Luciana Frassati, II edizione, SEI editrice, pagg. 69, 72, 83)

Catechismo – 5



Avanti col Catechismo di San Pio X, che però molti oggi ritengono superato e 
dunque inutile da leggere; non mi pare però che coi metodi nuovi, la gente  conosca la dottrina cristiana meglio di quella che usò questo libricino fino a circa 50 anni fa. Solo per questo ritengo opportuno rimetterlo in giro a pillole periodiche. Conoscere la dottrina fa bene alla nostra anima e dunque anche a tutto il resto. Fa bene alla nostra vita. Oggi stiamo sull'argomento dei demoni, dell’anima, della salvezza di essa, della libertà dell’uomo, delle conseguenze del peccato originale (che purtroppo, ancora oggi paghiamo)…

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59. I demoni chi sono? I demoni sono angeli ribellatisi a Dio per superbia e precipitati nell'inferno, i quali, per odio contro Dio, tentano l'uomo al male.


60. Chi è l'uomo?
L'uomo é un essere ragionevole, composto di anima e di corpo.

61. Che cos'è l'anima? L'anima è la parte spirituale dell'uomo, per cui egli vive, intende ed è libero, e perciò capace di conoscere, amare e servire Dio.

62. L'anima dell'uomo muore col corpo?
L'anima dell'uomo non muore col corpo, ma vive in eterno, essendo spirituale.

63. Qual cura dobbiamo avere dell'anima? Dell'anima dobbiamo avere la massima cura, perchè essa è in noi la parte migliore e immortale, e solo salvando l'anima saremo eternamente felici.

64. Com'è libero l'uomo?
L'uomo è libero, in quanto che può fare una cosa e non farla, o farne una piuttosto che un'altra, come sentiamo bene in noi stessi.

65. Se l'uomo è libero, può fare anche il male?
L'uomo può, ossia è capace di fare anche il male; ma non lo deve fare, appunto perchè è male; la libertà deve usarsi solo per il bene.

66. Chi furono i primi uomini? I primi uomini furono Adamo ed Eva, creati immediatamente da Dio; tutti gli altri discendono da essi, che perciò son chiamati i progenitori degli uomini.

67. L'uomo fu creato debole e misero come ora siamo noi? L'uomo non fu creato debole e misero come ora siamo noi, ma in uno stato felice, con destino e con doni superiori alla natura umana.

68. L'uomo, qual destino ebbe da Dio? L'uomo ebbe da Dio l'altissimo destino di vedere e godere eternamente Lui, Bene infinito; e perchè questo è del tutto superiore alla capacità della natura, egli ebbe insieme, per raggiungerlo, una potenza soprannaturale che si chiama grazia.

69. Oltre la grazia, che altro aveva dato Dio all'uomo?
Oltre la grazia, Dio aveva dato all'uomo l'esenzione dal1e debolezze e miserie della vita e dalla necessità di morire, purché non avesse peccato, come purtroppo fece Adamo, il capo dell'umanità, gustando del frutto proibito.

70. Che peccato fu quello di Adamo? II peccato di Adamo fu un peccato grave di superbia e di disubbidienza.

71. Quali danni cagionò il peccato di Adamo? Il peccato di Adamo spogliò lui e tutti gli uomini della grazia e d'ogni altro dono soprannaturale, rendendoli soggetti al peccato, al demonio, alla morte, all'ignoranza, alle cattive inclinazioni e ad ogni altra miseria, ed escludendoli dal paradiso.

72. Come si chiama il peccato a cui Adamo assoggettò gli uomini con la sua colpa? Il peccato a cui Adamo assoggettò gli uomini con la sua colpa, si chiama originale, perchè, commesso al principio dell'umanità, si trasmette con la natura agli uomini tutti nella loro origine.

73. In che consiste il peccato originale?
II peccato originale consiste nella privazione della .grazia originale, che secondo la disposizione di Dio dovremmo avere ma non abbiamo, perché il capo dell'umanità con la sua disubbidienza ne privò sè e noi tutti, suoi discendenti.

74. Come mai il peccato originale è « volontario », e quindi colpa per noi?
Il peccato originale è volontario e quindi colpa per noi, solo perchè volontariamente lo commise Adamo quale capo dell'umanità; e perciò Dio non punisce, ma semplicemente non premia col paradiso chi abbia solo il peccato originale.

75. L'uomo, a causa del peccato originale, doveva rimaner escluso per sempre dal paradiso? L'uomo, a causa del peccato originale, doveva rimaner escluso per sempre dal paradiso, se Dio, per salvarlo, non avesse promesso e mandato dal cielo il proprio Figliuolo, cioè Gesù Cristo.

Ma possiamo vincere la guerra, noi? - 3



Questa rubrica un po’ frivola, cerca di segnalare le stramberie che avvengono nella nostra chiesa soprattutto da parte di uomini con la tonaca, più o meno colorata, più o meno titolati. Quelli cioè che devono (solo pensare a) guidare il popolo verso Dio e (dunque) dare l’esempio il più possibile, certo, quello umanamente possibile. (Però un po' di più, se si può...). L’ultima volta vi segnalavo un sacerdote che durante la messa ha detto “io al Credo non ci credo” e non lo ha detto. Durante la messa domenicale, si capisce. E poi altri che hanno detto che ai tempi di Gesù non c’era il registratore e così non possiamo essere certi se sia vero quello che sta scritto sul Vangelo, o che il demonio non esiste, o che l’inferno è vuoto. Capite a che livello siamo? Vi sembra normale? Capite che siamo finiti in guerra, nostro malgrado? Una guerra contro nemici poco visibili e in gran parte presenti dentro casa nostra? Tutti quelli che hanno un briciolo di fede nel cuore, grande quanto un granello di senape e la vogliono conservare e anche diffondere: tutti questi si devono sentire ingaggiati. E per questo dico. Ma possiamo vincere la guerra, noi? La guerra di cui parlo è quella di portare il Regno di Dio in questa terra e Gesù nel cuore di quanti più uomini possibile. Se chi guida sbarella, va dietro il pensiero comune o peggio, capite cosa può succedere per la nostra fede? Il fatto che ora vi racconto (estrapolato come sempre da fonte abbastanza sicura) si svolge a Rivoli (To). «La Chiesa che dialoga con il mondo rimane impigliata nelle maglie del conformismo fino a venire stritolata dalle immoralità. A Rivoli (TO), dove sorge un Cinema Teatro don Bosco ad esempio, il prossimo 13 novembre verrà proiettato il film di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome. Si tratta della pellicola che narra la storia di sesso tra un adolescente di 15 anni e un adulto». Il News Catholic Service
un sito specializzato—ha dato del film un proprio giudizio. Inappellabile. «Moralmente offensivo e vietato ai minori di 17 anni, al limite della maggiore età». Di cosa parla il film? Il film parla di pederastia che è, per definizione, il rapporto sessuale tra un minore e un adulto (cioè un tema, possiamo dire, davvero poco cattolico… anzi! Ah già—scordavo di dirVi—i salesiani sono un ordine cattolicissimo, in quanto nati proprio dalla straordinaria santità di san Giovanni Bosco, che in vita è stato un ottimo Maestro dei giovani e ancora oggi è un punto di riferimento, fondamentale, nel mondo dell’educazione giovanile). «Ma a Rivoli invece è tutto assolutamente normale. A cominciare dal fatto che il film viene annunciato in programmazione senza mettere alcuna nota che metta in guardiaAnzi. L’unica recensione offerta è assolutamente positiva. Col proseguire col fatto che non si capisce bene quale sia la motivazione per la quale i salesiani di Rivoli hanno deciso di consigliarlo al loro pubblico che immaginiamo per la gran parte composto da cattolici». (Il bello viene adesso). Perché tutto ciò, dunque? «E’ quello che la Nuova BQ ha cercato di scoprire telefonando ai responsabili della sala, che però hanno immediatamente messo le mani avanti. La decisione di proiettare il film? “Non ve lo diciamo, perché così ci state infangando”; La pederastia è un peccato? “Non si può decidere a priori che cosa è peccato”; Don Bosco sarebbe contento? “Chiedetelo a lui”… fino a concludere, quando le ragioni per giustificare una scelta non si trovano, col buttarla con la frase passepartout: “Il Papa ha detto chi sono io per giudicare?”. E con questo lasciapassare che si vorrebbe apodittico, giustificare anche le scelte più discutibili moralmente, oltre che cinematograficamente». Possiamo vincere la guerra, noi? (Gli stralci tra virgolette, sono tratti da La Nuova Bussola Quotidiana, del 24 settembre 2018, titolo “Film omo al cinema salesiano Ma se critichi, dividi la Chiesa” di Andrea Zambrano. Link: http://lanuovabq.it/it/film-omo-al-cinema-salesiano-ma-se-critichi-dividi-la-chiesa).

Il Pio

Nè povertà, nè ricchezza



Io ti domando due cose,
non negarmele prima che io muoia:
tieni lontano da me falsità e menzogna,
non darmi né povertà né ricchezza,

ma fammi avere il mio pezzo di pane,
perché, una volta sazio, io non ti rinneghi
e dica: «Chi è il Signore?»,
oppure, ridotto all’indigenza, non rubi
e abusi del nome del mio Dio.

(Dal libro dei Proverbi - Pr 30,5-9)

Catechismo - 4



Andiamo avanti con la lettura, a piccoli sorsi, del Catechismo di San Pio X. Ogni punto va ricordato, ogni punto ci interessa, interessa la nostra vita attuale e quella successiva. Oggi parliamo, appunto, del Giudizio Particolare cioè quello che avremo ciascuno di noi subito dopo la morte, quando dovremo rendicontare ogni attimo della nostra vita a Dio. Quando cioè per noi il periodo della Misericordia di Dio sarà finito e inizierà quello della Giustizia di Dio. E del Giudizio Universale, quello che avverrà alla fine dei tempi in cui ciascuno riprenderà il proprio corpo “tutto nuovo”.

Buona lettura

io 

96. Gesù Cristo per giudicarci aspetterà sino alla fine del mondo?
Gesù Cristo per giudicarci non aspetterà sino alla fine del mondo, ma giudicherà ciascuno subito dopo la morte.
97. Ci sono due giudizi?
Ci sono due giudizi: l'uno particolare, di ciascuna anima, subito dopo morte; l'altro universale, di tutti gli uomini, alla fine del mondo.

98. Di che cosa ci giudicherà Gesù Cristo?
Gesù Cristo ci giudicherà del bene e dei male operato in vita, anche dei pensieri e delle omissioni.

99. Dopo il giudizio particolare, che avviene dell'anima?
Dopo il giudizio particolare, l'anima, se è senza peccato e senza debito di pena, va in paradiso; se ha qualche peccato veniale o qualche debito di pena, va in purgatorio finchè abbia soddisfatto; se è in peccato mortale, qual ribelle inconvertibile a Dio va all'inferno.

101. Che cos'è il purgatorio? Il purgatorio è il patimento temporaneo della privazione di Dio, e di altre pene che tolgono dall'anima ogni resto di peccato per renderla degna di veder Dio.
102. Possiamo noi soccorrere e anche liberare le animo. dalle pene del purgatorio? Possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del purgatorio con i suffragi, ossia con preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, e sopra tutto con la santa Messa.

103. È certo che esistono il paradiso e l'inferno? E' certo che esistono il paradiso e l'inferno: lo ha rivelato Dio; spesse volte promettendo ai buoni l'eterna vita, e il suo stesso gaudio, e minacciando ai cattivi la perdizione e il fuoco eterno.

104. Quanto dureranno il paradiso e l'inferno? 

Il paradiso e l'inferno dureranno eternamente.

Buongiorno e buonasera



Faccio un esempio, un po’ balordo, un po’ scemo. Mettiamo che io stia passeggiando da solo sull’isola pedonale piena di gioventù. Mettiamo che all’improvviso un ictus mi colpisce e finisco lungo disteso per terra, come morto. Cosa succederà? (L’esempio l’ho pensato e la risposta la do io, appunto balorda e scema). La gioventù mi si metterà intorno e inizierà a fare foto e selfie. L’ambulanza arriverà a prendermi solo nel caso straordinario in cui nel branco c’è uno che è il più intelligente di tutti e che dopo le foto e se ha ancora la batteria del cellulare carica, telefonerà al 118. E’ un’esagerazione! La realtà non è così! Però, date ipotesi e premesse—ammettiamo—è verosimile. Io non voglio dire nulla contro i giovani. Loro non c’entrano nulla. Ma contro altri sì. Perchè prima di essere giovani, quelli sono stati neonati, poi bimbi, poi bambini, poi ragazzi e infine, oggi, giovani. Che significa anche che prima di essere come sono oggi, sono passati per diversi anni attraverso genitori (i più fortunati, lo so) e poi attraverso l’asilo e la scuola... Sono cinquant’anni infatti, che è tutto contro la famiglia e la scuola. Tutto è per lo sfascio di queste come anche della figura del padre, di tante cose un tempo importanti… Educazione oggi è un termine che non ha più il giusto significato: per molti significa insegnare a dire buongiorno e buonasera quando si va a casa d’altri (quando va bene). Bisogna tornare a educare veramente e seriamente. Bisogna rompere questa catena maledetta, imposta coi i metodi più subdoli, da un potere cattivo vuole tutto e tutti nel modo che gli fa più comodo. Almeno occorre partire dal principio che deve essere inciso per sempre nei nostri cuori: che mio figlio o il mio studente innanzitutto, non mi appartengono: sono di Dio (non certo dello Stato!); secondariamente occorre partire dal principio che mio figlio o il mio studente si aspettano da me (oltre ai vestiti, il mangiare, la palestra,… oppure l’insegnamento della matematica o della filosofia), che io gli dia l’esempio, proprio con la mia vita di tutti i giorni, con la mia vita normale, vissuta cioè per un motivo valido, per un ideale; vogliono sapere da me se davvero vale la pena vivere in questo mondo; da me esigono (anche se non lo sanno e non lo diranno nemmeno sotto tortura) risposte chiare o il metodo per ottenere quelle risposte fondamentali della vita, che tutti hanno nel cuore. Mio figlio e il mio studente non è un insieme di cellule messe in un certo modo, uguale a tutte le altre che sono nel mondo, da riempire di cibo, cose e nozioni, ma è ragazzo unico che deve e vuole diventare un uomo vero, saldo, capace di affrontare la vita tutta intera, con tutto quello che gli capiterà, coraggiosamente e onorevolmente. Se poi insieme a genitori e ai professori si unissero in questa buona battaglia educativa, anche gli amici, il parroco, il personal trainer, il cameriere, i vicini di casa,… capite come sarebbe l’Italia? Come sarebbe il mondo intero? Capite? E la cosa non sarebbe nemmeno impossibile da fare, anzi è naturale.

Il Pio

Catechismo - 3


Ancora pillole di grande bellezza e di grande saggezza prese dal Catechismo di San Pio X. Sintesi, profondità, semplicità e si capisce tutto e tutto rimane nel cuore. Questa è la dottrina cristiana che dobbiamo conoscere, per la nostra vita attuale e per quella successiva.
Il Pio   



131. E' grave danno esser fuori della Chiesa?
Esser fuori della Chiesa è danno gravissimo, perchè fuori non si hanno nè i mezzi stabiliti nè la guida sicura alla salute eterna, la quale per l'uomo è l'unica cosa veramente necessaria.

132. Chi è fuori della Chiesa si salva?
Chi è fuori della Chiesa per propria colpa e muore senza dolore perfetto, non si salva; ma chi ci si trovi senza propria colpa e viva bene, può salvarsi con l'amor di carità, che unisce a Dio, e, in spirito, anche alla Chiesa, cioè all'anima di lei.

133. Che significa «remissione dei peccati»?
Remissione dei peccati significa che Gesù Cristo ha dato agli Apostoli e ai loro successori la potestà di rimettere nella Chiesa ogni peccato.

134. Nella Chiesa come si rimettono i peccati?
Nella Chiesa i peccati si rimettono principalmente coi sacramenti del Battesimo e della Penitenza,istituiti da Gesù Cristo a questo fine.

135. Che cos'è il peccato?
Il peccato é un'offesa fatta a Dio disobbedendo alla sua legge.

136. Di quante specie è il peccato?
Il peccato è di due specie: originale e attuale.

137. Qual è il peccato originale?
Il peccato originale è il peccato che l'umanità commise in Adamo suo capo; e che da Adamo ogni uomo contrae per natural discendenza.

135. Tra 1 figli di Adamo tu preservato mai nessuno dal peccato originale?
Tra i figli di Adamo fu preservata dal peccato originale solo Maria Santissima, la quale, perchè eletta Madre di Dio, fu "piena di grazia", e quindi senza peccato fin dal primo istante; perciò la Chiesa ne celebra l'Immacolata Concezione.

139. Come si cancella il peccato originale?
Il peccato originale si cancella col santo Battesimo.

140. Qual è il peccato attuale?
Il peccato attuale è quello che si commette volontariamente da chi ha l'usa di ragione.

141. In quanti modi si commette il peccato attuale? 
II peccato attuale si commette in quattro modi, cioè in pensieri, in parole, in opere e in omissioni. 

142. Di quante specie è il peccato attuale?
Il peccato attuale è di due specie: mortale e veniale.

143. Che cos'è il peccato mortale?
Il peccato mortale è una disubbidienza alla legge di Dio in cosa grave, fatta con piena avvertenza e deliberato consenso.

144. Perchè il peccato grave si chiama mortale?
II peccato grave si chiama mortale, perchè priva l'anima della grazia divina che è la sua vita, le toglie i meriti e la capacità di farsene de' nuovi, e la rende degna di pena o morte eterna nell'inferno.

146. Come si riacquista la grazia di Dio, perduta per il peccato mortale?
La grazia di Dio, perduta per il peccato mortale, si riacquista con una buona confessione sacramentale o col dolore perfetto che libera dai peccati, sebbene resti l'obbligo di confessarli.
148. Che cos'è il peccato veniale ?
Il peccato veniale è una disubbidienza alla legge di Dio in cosa leggera, o anche in cosa di per sè grave, ma senza tutta l'avvertenza e il consenso.

149. Perché il peccato non grave si chiama veniale?
II peccato non grave si chiama veniale, cioè perdonabile, perchè non toglie la grazia, e può aversene il perdono col pentimento e con buone opere, anche senza la confessione sacramentale.

150. Il peccato veniale è dannoso all'anima? Il peccato veniale è dannoso all'anima, perchè la raffredda nell'amore di Dio, la dispone al peccato mortale, e la rende degna di pene temporanee in questa vita e nell'altra.

155. Che cosa particolarmente giova a tenerci lontani dal peccato? A tenerci lontani dal peccato giova particolarmente il pensiero che Dio è da per tutto e vede il segreto dei cuori e la considerazione dei Novissimi (morte, giudizio, Inferno, Paradiso, ndr), ossia di quanto ci attende alla fine di questa vita e alla fine del mondo.

Catechismo - 2



Come vi dicevo nell'altro post, ogni tanto pubblicherò stralci del catechismo di San Pio X, perchè penso sia una cosa che può fare bene al nostro cervello, al nostro cuore e alla nostra anima. E ci darà anche chiarezza sulle basi della nostra fede, e questo in un mondo liquido come quello in cui viviamo non potrà farci che bene.
Il Pio  


4 D. Che cosa è la dottrina cristiana?
R. La dottrina cristiana è la dottrina che Gesù Cristo nostro Signore ci ha insegnato per mostrarci la strada della salute (della salvezza, ndr).

5 D. È necessario imparare la dottrina insegnata da Gesù Cristo?
R. E' certamente necessario imparare la dottrina insegnata da Gesù Cristo e mancano gravemente quelli che trascurano di farlo.


6 D. I genitori e i padroni sono obbligati a mandare al catechismo i loro figliuoli e dipendenti? R. I genitori e i padroni sono obbligati a procurare che i loro figliuoli e dipendenti imparino la dottrina cristiana, e si rendono colpevoli dinanzi a Dio se trascurano quest'obbligo.


7 D. Da chi dobbiamo noi ricevere e imparare la dottrina cristiana?
R. Noi dobbiamo ricevere e imparare la dottrina cristiana dalla Santa Chiesa cattolica.

8 D. Come siamo certi che la dottrina cristiana che noi riceviamo dalla santa Chiesa cattolica è proprio vera? R. Siamo certi che la dottrina cristiana che noi riceviamo dalla Chiesa cattolica è vera, perché Gesù  Cristo autore divino di questa dottrina, l'ha affidata per mezzo de' suoi Apostoli alla Chiesa da sè fondata e costituita maestra infallibile di tutti gli uomini; promettendole la sua divina assistenza fino alla fine dei secoli.

I binari


In effetti da noi c’è tanta confusione,chi la può negare? Gli abusi di sacerdoti con minorenni che significa che c'è qualcosa che non va, i ponti che cadono che significa che erano stati fatti male, per tornaconto probabilmente, crisi economica catastrofica e ormai cronica, sbarchi di clandestini con pericolo serio (e non considerato) di islamizzazione, politici a alti livelli che pare abbiano rubato per anni i soldi pubblici o quelli donati a bisognosi, leggi prioritarie per fatti che non sono per niente prioritari e poi l’ONU che ci manda i commissari (!) per rischio razzismo in Italia (ma questo è normale?)… va bene, basta, non ci vivo solo io qui: questi e tanti altri problemi li conoscete tutti meglio di me. L’Italia è il Paese in cui sono nato e mi intristisce il fatto che è divenuto, per colpa di pirati e mercenari, quasi una landa desolata in cui non si riesce a sperare nel futuro. Infatti. Non possiamo sperare negli ecclesiastici, molti dei quali infatti non si sa quale strada stanno seguendo (e fanno anche seguire), non possiamo sperare nella scuola perché o non educa o educa sulla base di istanze moderne poco chiare, non possiamo sperare nella politica, spesso mossa da tornaconti e da motivi incomprensibili e che fino a adesso ha solo portato lacrime al popolo. Da dove verrà allora il nostro riscatto, la nostra salvezza? Innanzitutto lasciamo perdere quelli che parlano di un popolo agitato in piazza, non sanno quello che dicono. Prima regola. Quando uno sta dentro la nebbia e non vede nulla oltre il proprio naso,quello che deve fare è restare sopra i binari, cioè i binari della fede in Gesù e della retta dottrina cattolica. E’ certo che sui binari, in qualche luogo sicuro, si arriva. Quando ritornerà a splendere il sole avremo modo di vedere la strada e la direzione. La nostra salvezza? Può venire solo da Gesù e—se non siamo masochisti—a Lui rivolgiamo tutte le nostre preghiere, le preoccupazioni, le richieste per noi, per quelli che conosciamo e perché no, anche per l’Italia.

Il Pio

 

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...