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Sale e luce




Su alcuni marciapiedi di dove abito ci sono gli scivoli per i disabili e distanti almeno un metro, le strisce pedonali. Non è logico. Penso sempre che quello che detiene il timbro per fare le strisce non parla a quello che detiene il timbro per fare lo scivolo dei disabili, eppure hanno l’ufficio vicino. Uno sa una cosa e l’altro, un’altra. Chi fa i lavori poi si guarda bene da alzare una mano e dire che forse… chi glielo fa fare? Rischia di perdere l’appalto; naturalmente nessuno controlla: il risultato è quello. il disabile scende dallo scivolo, ma le strisce stanno a un metro. E chi parcheggia deve pensare a chi inviare gli accidenti, essendo raddoppiato inutilmente lo spazio di sosta vietata, tra le strisce e lo scivolo. I cittadini che vedono quella stupidaggine, non dicono niente, però pensano “ma in che mani siamo?” e si disamorano della propria città in mano ad asini con le ceste. E quando uno è disamorato, non muove nulla per nessuno. Se uno ama la propria città, la trasforma in una Firenze o in una Roma diceva Chesterton. Se non la ama essa diventa un letamaio. Ma la colpa è sempre in alto. Se chi comanda ama la propria città, e lo dimostra, nel giro di pochi anni essa sarà bellissima e vivibilissima. Ma se non è così, non possiamo fare nulla: forse tra tre o quattro generazioni, se però nel frattempo abbiamo educato bene. Ma la stessa cosa succede nella Chiesa, ma qui la cosa è più pericolosa, per ciascuno di noi. Ad esempio un tempo in alcune preghiere recitate durante la messa, si faceva un inchino oppure una genuflessione. Ora no. Ma sono sempre quelli che stanno in alto che hanno detto di non farlo più. E non c’erano motivi per impedirlo. Ma il popolo li ha seguiti abbandonando una tradizione secolare, pensando fosse giusto. Dopo di che sono arrivati i sacerdoti in parrucca arancione che ballano durante la messa, vista dunque come una festa popolare e non come il sacrificio di Nostro Signore (come in effetti è). L’amore si dimostra anche attraverso gesti di affetto, una carezza, un abbraccio, oppure un inchino o una genuflessione quando significa, appunto, dire ti voglio bene e te lo vorrei far sapere. Anche qui non possiamo fare nulla: forse tra tre o quattro generazioni, se però nel frattempo abbiamo educato bene. Ma l’andazzo è brutto, sperando poi di non incontrare quelli che dicono messa ballando e con la parrucca. I cristiani sono sempre stati il sale del mondo: così ha detto Gesù e così dobbiamo essere. Se lo facessimo davvero non dovremmo aspettare tre o quattro generazioni per vedere un minimo di luce in mezzo alla notte. E saremmo anche più lieti. Certo essere sale comporta che non possiamo stare dentro il barattolo da cui tutti possono vedere chi siamo; ma dobbiamo uscire da esso, mischiarci al mondo e dare a questo la sapidità di cui ha davvero bisogno.

Il Pio

Fieri di essere italiani!


Gli italiani sono forse l’unico popolo a odiare se stessi: “solo gli italiani…”; “mi vergogno di essere…”; “gli altri Stati sì che…” e via camminando. Eppure motivi per essere fieri della nostra identità, della nostra storia, nella nostra cultura, nella nostra tradizione ce ne sarebbero a iosa, ma sarebbe inutile elencare tutto, quelle idee non sarebbero mai annullate. Ciò che però nessuno mi toglierà mai dalla testa, è che non siamo contenti di essere italiani, per i continui malgoverni che abbiamo subìto. Nessuno dei nostri governanti si è mai preoccupato davvero del popolo, ha agito per il bene del popolo. E è stato un continuo peggiorare su questa strada. Angherie. Tasse. Burocrazia. Superficialità. Abbandono. Niente. E il popolo non solo abbandonato, ma considerato anche nemico dallo Stato ha agito di conseguenza. E poi vedete cos’è la politica? Uno scannarsi l’uno contro l’altro, frequente cambio di casacca, tornaconto solamente del proprio partito, urla, tattiche, ostruzionismo, soldi e potere... ho detto giusto? Manca qualcosa? Si può mai fare il bene di un popolo così? Ma il problema siamo noi. Se anche noi continuiamo a litigare per la politica, non ne usciremo mai. Ma non ne usciremo mai lo stesso. Quanti politici da cinquant’anni a oggi, sono da rimpiangere per quanto sono stati o sono bravi? Il cambiamento infatti potrà venire solo dal basso. Da un popolo educato al Bene, alla Giustizia, al Pubblico, al Bello, al Buono. Manca chi educa allora, un tempo era la Chiesa a farlo: ora però ha ben altri pensieri per la testa. Non ne usciremo mai allora.

Il Pio

Con il vostro buon senso...



Ora, se qualcuno venisse a insegnarvi tutte le cose sopra dette, accoglietelo;
ma se lo stesso maestro, pervertito, vi insegnasse un'altra dottrina allo scopo di demolire, non lo ascoltate; se invece (vi insegna) per accrescere la giustizia e la conoscenza del Signore, accoglietelo come il Signore.Non tutti, però, quelli che parlano per ispirazione sono profeti, ma solo coloro che praticano i costumi del Signore. Dai costumi, dunque, si distingueranno il falso profeta e il profeta.
Ogni profeta, poi, che insegna la verità, se non mette in pratica i precetti che insegna, è un falso profeta. Chiunque, poi, viene nel nome del Signore, sia accolto. In seguito, dopo averlo messo alla prova, lo potrete conoscere, poiché avrete senno quanto alla destra e alla sinistra. Ma se colui che giunge è di passaggio, aiutatelo secondo le vostre possibilità; non dovrà però rimanere presso di voi che due o tre giorni, se ce ne fosse bisogno.
Nel caso che volesse stabilirsi presso di voi e che esercitasse un mestiere, lavori e mangi.
Se invece non ha alcun mestiere, con il vostro buon senso cercate di vedere come possa un cristiano vivere tra voi senza stare in ozio.
Se non vuole comportarsi in questo modo, è uno che fa commercio di Cristo. Guardatevi da gente simile.

(Dalla Didachè, Capitoli 11 e 12)

“Noi” e “voi”


Quando si comincia a parlare di “noi” e “voi” il problema si fa serio, perché significa che sono divenuti due partiti,politici, religiosi, sportivi,… e il rischio comincia a divenire grave. Raramente gli schieramenti sono netti, per lo più ci sono i moderati, gli esaltati, gli sciatti,… ma quando si comincia col “noi” e “voi” il problema si fa serio. A parte la politica, di cui ho la minima stima, il dito viene spesso puntato verso i cattolici. “Voi”: siete omofobi, razzisti, avete fatto le crociate, i roghi delle streghe, l’Inquisizione, oggi poi i “vostri” cardinali sono ricchi con l’attico da 750 mq. e la gente muore di fame, i “vostri” preti sono pedofili, avete ingannato il popolo, i papi avevano le amanti,… insomma tutti i problemi del mondo sono a causa della Chiesa e del cristianesimo, e “noi” allora, potremmo anche rispondere: “voi” in parte, avete anche ragione. “Voi” avete ragione, però in parte, solo in parte. Perché qualcosa di buono in duemila anni “noi” lo abbiamo fatto oltre al male, “voi” no. Ma il bene da “noi” fatto è di più del male combinato. E poi siccome “voi” avete per secoli sparato per primi contro di “noi”, allora “noi” che ci siamo davvero stufati perché davanti ci sputate e ci prendete a sassate e dietro non si sa cosa combinano i nostri pastori, che sono più spesso vicini a “voi” che a “noi”, “noi” allora abbiamo anche il diritto sacrosanto di rispondere, peccato che lo facciamo raramente. Questo perché siamo buoni (=buonisti). Ma Gesù non era buonista, era buono, certamente, ma il sacro zelo lo prendeva quando era necessario, come quando ha scacciato i mercanti dal tempio che avevano trasformato un luogo sacro, in un lurido porcile di affaristi e malaffare e non si può dire poi che le cose Gesù le diceva in maniera diplomatica, in punta di forchetta, accontentando tutti gli interlocutori: non si può dire proprio; suo cugino Giovanni il battista non era da meno. Sono finiti malissimo, più che vero, ma di loro si parla ancora oggi e ancora oggi diverse persone sono disposti a seguirli. I miracoli li fanno. Noi discendiamo da quelli lì, non dai farisei, dai dottori della legge e da gentaglia simile. Noi discendiamo da Gesù e Giovanni il battista (e da una miriade di santi), non da mezzi uomini, di cui oggi è pieno il mondo. Un mezzo uomo non alza nulla. Non è nulla per sé e per gli altri. Non serve a nulla, ma per propria volontà e scelta. Invece un santo può cambiare in bene la sua famiglia, una scuola, una palestra, un luogo di lavoro, un comune, uno Stato, il mondo. “Noi” però siamo chiamati alla santità e alla salvezza dell’anima. “Voi” e quelli dietro di “noi” che parteggiano per “voi”, sono chiamati solo a puntare il dito astiosamente contro di “noi” e a generare rabbia tra la gente che non ha più nessun riferimento. Ma dopo di tutto “voi”dove andrete?

Il Pio 

Fino all'ultimo respiro




Ti amo, mio Dio, e il mio desiderio

é di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita.

Ti amo, o Dio infinitamente amabile,

e preferisco morire amandoti,

piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.

Ti amo, Signore, e l’unica grazia che ti chiedo

è di amarti eternamente.

Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo,

soltanto per avere la felicità di amarti perfettamente.

Mio Dio, se la mia lingua non può dire ad ogni istante: ti amo,

voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro.

Ti amo, mio divino Salvatore, perché sei stato crocifisso per me,

e mi tieni quaggiù crocifisso con te.

Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti

e sapendo che ti amo.

(di S. Giovanni M. Vianney – Curato D’Ars) 




Il Diavolo lascia stare i cattivi cristiani: non sono un problema

(di S. Giovanni M. Vianney – Curato D’Ars) 

Guerra e miseria? Veramente?


Uscendo dal bar, c’era fermo un giovane di colore. Io cerco di dare loro sempre qualcosa: a volte 5 euro, oppure 2 euro, a volte 1 euro, altre volte 50, 20, 10 centesimi e ciò sulla base di quanto dispongo in quel momento, non in base all’umore o al grado di razzismo (i soldi io li do solo a quelli di colore, dunque il grado di razzismo è con me al valore di zero virgola zero). Stamattina avevo solo 10 centesimi da dare e con tutto il cuore quelli gli ho dato (se ne avevo di più gliene forse ne avrei dati di più, ma potevo anche tirare avanti senza guardarlo sulla faccia, come avevano fatto quelli prima di me, ovviamente). «Ciao, come stai?» gli dissi con lo sguardo cordiale. Quello mi guarda truce e mi ridà i soldi. Ho sùbito pensato di averlo umiliato e mi dispiaceva tanto aver commesso questa porcheria. «Poverino, ma che ho fatto?». Ma poi mi sono detto, «ma se quello è povero veramente si dovrebbe accontentare di tutto quello che gli arriva». Forse non conosce la Provvidenza o la sua religione non La prevede. Ma ancora di più, facendo bene mente locale, qui chi davvero è stato umiliato, sono stato io. Lui mi ha voluto umiliare, volutamente, coscientemente, non io a lui. Capite la differenza? Non bisogna generalizzare, è vero. Però mettendo questo singolo e marginalissimo episodio, unitamente agli altri numerosi che ti raccontano gente del mestiere e cioè di uomini africani che buttano il cibo per terra perché è da bambini o non gli piace, e bisogna correre a farne subito un altro, oppure ti tira addosso il sacchetto del Banco Alimentare perché è troppo poco,… uno capisce allora che non siamo proprio uguali, innanzitutto. E che c’è qualcosa che non va, ma non in noi (come dicono tutti, anche i saggi e i sapienti pure con la croce sul petto), ma in loro soprattutto. E che questa non può essere davvero gente “sfuggita dalla guerra e dalla miseria”. Mia nonna Dora spesso me lo raccontava cos’era la miseria e soprattutto quell’episodio del giovane soldatino inglese che era entrato a casa sua e vedendo per terra il piatto del gatto a cui era avanzato qualche rigatone al sugo, lo prese e si mangiò tutto con gusto. Questa è la guerra. Questa è la miseria. Questa è pure la povertà. Queste sono silenziose, umili, per lo meno per chi è stato educato in una certa maniera. E poi se uno a quei dieci centesimi “umilianti” aggiungesse altri 10 monete da 10 centesimi che altri nella giornata gli danno, un piccolo pezzo di pizza può uscire fuori. Per sfamarsi. 

Il Pio

Che l'ultimo mio cibo sia la Santa Eucaristia.



Proprio ieri dopo il rosario, prima della messa, la vecchietta che conduceva ha detto una serie di preghiere stupende, ma a me in gran parte ignote. Una di queste mi ha colpito tanto e diceva così: «Gesù, Giuseppe e Maria, fate che l'ultimo mio cibo sia la Santa Eucaristia». Bellissima! Un affidamento straordinario! Quasi quello di un bambino innocente e bisognoso delle braccia della mamma quando è caduto. Allora mi sono andato a rileggere quelle che sono le disposizioni per fare una santissima comunione (dal sito www.unionecatechisti.it) e le propongo alla vostra attenzione. 

«La comunione con il corpo e il sangue di Gesù nell'Eucarestia richiede buone disposizioni mancando le quali, pur ricevendo il corpo di Cristo, non si fa comunione con Lui. Per fare una buona comunione si richiede:

1. essere in grazia di Dio, cioè il non avere sulla coscienza peccati gravi

2. sapere e pensare chi si va a ricevere, cioè credere nella presenza di Gesù nell'Eucarestia ed avere un sincero desiderio di riceverlo con amore, umiltà e modestia

3. osservare il digiuno eucaristico che consiste nell'astenersi, un'ora prima della comunione, dai cibi e dalle bevande alcoliche, eccetto l'acqua naturale.

Nota bene.

- L'acqua non rompe il digiuno

- Gli infermi, anche non degenti, possono prendere, senza limiti di tempo, bevande non alcoliche e qualunque medicina, sia solida che liquida

- In pericolo di morte può fare la comunione anche chi non è digiuno

- Si ha l'obbligo di ricevere l'eucarestia a Pasqua e in pericolo di morte, a cominciare da quando si ha l'uso della ragione a sette anni

- È buona cosa ricevere Gesù almeno ogni domenica quando si partecipa alla S. Messa.

La comunione ben fatta:
· conserva e accresce la grazia

· rimette i peccati Veniali e preserva dai mortali

· dà spirituale consolazione, accrescendo la carità e la speranza della vita eterna.
Gesù dice: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno...

Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna... dimora in me e io in lui". ( Gv 6,51.54.56 )».

Il Pio

Chiese vuote in vendita (“i poveri li avete sempre con voi”)


Ho sentito che la Chiesa, a altissimo livello, ha in mente di vendere le chiese vuote o i beni non utilizzati. Ho pure avuto una discussione accesissima con certuni perché erano, non d’accordo con questo, ma di più, una certezza granitica la loro, verso questa bizzarra idea che però, forse potrebbe essere a breve un’iniziativa concreta. Un vento di follia! Questi certuni con cui ho litigato, ovviamente, non erano di religione ebraica, islamica, scintoista,… ma cattolici, convinti di esserlo al 100% e che quella fosse la soluzione geniale per risolvere il problema della povertà. Si, il fine di tutto questo è buono, infatti, i soldi delle vendite si daranno ai poveri. Poi bisognerà vedere come e quanto gli arriverà: quando ci sono di mezzo i soldi, uno dei tre lacci potentissimi con cui il demonio ci avvince a sè, si deve fare previamente qualche riflessione. Quando poi in certi entourage, non si trovano personaggi adamantini, pure. Un po’ mi sembra l’episodio narrato da Marco (meglio ancora leggere quello di San Giovanni) nel Vangelo quando la Maddalena venne accusata di sprecare il profumo anziché venderlo e il ricavato darlo ai poveri (vedete? Anche allora…, però quelli che pensavano così, non erano proprio…), «i poveri infatti li avete sempre con voi—disse loro Gesù—e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre». Le chiese, sono sempre state e possono essere nuovamente, anche se vuote, la casa di Gesù, perché qui davvero Lui dimora quanto meno in corpo sangue e divinità. La chiesa è la casa del popolo di Dio. Qui la gente ha da secoli chiesto grazie per i malati, per i figli e mariti andati in guerra, per il povero peccatore, qui ha richiesto la soluzione a un problema tremendo, qui ha impetrato l’aiuto per trovare lavoro, per sostenere la famiglia, per ritrovare un fratello perduto… Se sono vuote il problema non deve essere quello che può pensare un imprenditore: vendita, se non funziona più si chiude e vende e il ricavato si investe. Noi non siamo imprenditori (che devono fare la loro strada), la logica è diversa, noi siamo cattolici (e dobbiamo fare la nostra). Il problema che dunque deve risolvere “il” cattolico è il seguente: come riempire nuovamente le chiese vuote, come utilizzare i beni ormai inutilizzati? I poveri esisteranno sempre come hai tempi di Gesù. Quelli che volevano vendere il profumo non hanno risolto il problema della povertà. E poi finiti i soldi delle vendite delle chiese, i poveri torneranno a esserci nuovamente. Ma questa volta non potranno andare come in passato, a chiedere aiuto a Gesù o a essere confortati dalla sua voce silenziosa o da quella di un vecchio sacerdote. Gesù dice che i poveri li possiamo beneficare noi direttamente. 



Il Pio

Ponti e muri.


Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando sento parlare di muri penso invece alle mura Aureliane di Roma, quando le cannonate dei soldati piemontesi aprirono una breccia vicino a Porta Pia, il 20 settembre 1870 (colpendo un paio di volte anche l’immagine della Madonna) e attraverso di essa entrarono e facilmente conquistarono Roma (Città da tantissimi secoli della Chiesa e del Papa che non aveva alcuna voglia di essere liberata, fatta eccezione per qualcuno). Insieme all’esercito conquistatore, entrarono anche persone ed idee tutt’altro che cristiane. Probabilmente non tutti sapevano quali fini devastanti avessero i loro capi nella loro testa per compiere quella conquista. Ma è sicuro che se avessero messo tutti i ponti lungo la strada, probabilmente quell’ideale non cristiano, quelle persone non cristiane, sarebbero entrate a Roma molto prima del 20 settembre e quel giorno sarebbero stati accolti con la banda musicale sotto l’Arco di Trionfo, tutti a battere le mai. Ma oggi come staremo? La nostra fede, voglio dire? Oggi è pensiero comune che bisogna abbattere i muri e costruire ponti. Frase ripetuta talmente tante volte che è divenuta uno slogan, tanto suggestivo e sentimentale, e di fronte a uno slogan spesso non si ragiona più. Però senza voler mettere di mezzo catechismo, apologia, i santi, i martiri e la morale, parliamo sotto un profilo strettamente tecnico, di cose concrete, come i mattoni, la calce, i preventivi e le spese: quando uno costruisce una cosa come ad esempio un ponte, prima si deve domandare «a che serve?» e poi «quanto costa?» e «dove trovo i soldi?» e poi «una volta che ho unito con enormi sforzi, due punti lontanissimi, separati da sempre, chi saranno mai le persone che arriveranno liberamente nella mia città attraverso di esso? Se fossero criminali? Se ci volessero uccidere tutti e conquistare la terra dei nostri padri?». (E perché no? Lungo la storia queste cose sono successe un milione di volte o come la favola delle pecore). Ma potrebbero anche essere tutti Santi a entrare, con grande beneficio per tutti. Dobbiamo ricordare che la casa in cui abitiamo ha almeno quattro mura e pure un tetto, una porta spesso blindata, alcune di esse anche l’allarme, pure quelle di coloro che vogliono i ponti a tutti i costi; questo perché tutti (e dico tutti) vogliamo tutelata la nostra privacy, non vogliamo sentire il freddo, non vogliamo sentire il caldo e non vogliamo—soprattutto—che entrino «come ladri nella notte», malandrini a rubare le nostre cose o fare violenza ai nostri cari… Prossimo slogan sarà allora «abbattiamo i muri di casa nostra».

Il Pio

Rosa è il padre, nera la madre...



Per caso ho potuto rivedere un pezzo di un cartone animato di quando ero bambino. In effetti era adatto ai bambini più piccoli di me, ma ogni tanto, dopo aver studiato, me lo andavo a vedere. A dire la verità mi annoiava non poco, ma ricordare i tempi della fanciullezza fa sempre piacere. Era la storia dei Barbapapà. Questa nacque in Francia agli inizi degli anni settanta, prima uscì a fumetti e poi a cartoni, e si diffuse in Italia e poi in altri Paesi. E’ stata considerata una delle prime opere portatrici di un messaggio ecologista. Rivedendolo da adulto quel cartone animato, mi sono accorto di alcuni altri aspetti. Barbapapà ha una famiglia. Lui, il padre, è colorato tutto di rosa. La madre invece, è tutta nera. (Allora rosa era il colore delle femmine e nero quello dei maschi, i grembiulini erano neri e rosa). Tra i figli c’è quello di colore rosso, Barbaforte che è lo sportivo della famiglia: combattivo e ribelle contro i soprusi. Tutti poi si possono trasformare nelle forme che vogliono e desiderano, quando e come vogliono e desiderano. Erano gli anni settanta. Basta riuscire a fare un forellino in un muro e da lì possono entrare piccoli e impercettibili messaggi, poi, ampliare via via il forellino non ci vuole tanta fatica, e così possono entrare messaggi più grandi. Il punto per noi, povero popolo sempre più indifeso e ormai abbandonato persino da una parte dei Pastori che amano più l’ecologismo, buonismo, modaismo e politicamentecorretismo, il punto per noi, è che dobbiamo stare attenti e cercare di costruire la nostra casa (o la nostra vita se preferite), sulla roccia e non sulla sabbia.  

Il Pio

Un discorso interrotto.


Vento di follia. Pensiamo solo agli ultimi fatti che ci hanno colpito. Oggi siamo in molti a notare che c’è qualcosa che non va. Ci sono fatti sconvolgenti che raccontano essi stessi un mondo malato. Siamo circondati. C’è un vento di follia che corre in Italia e forse anche in Europa e distorce malamente i pensieri, i desideri, gli ideali degli uomini. Pensate che le storture che vediamo nascono per caso? Pensiamo che le idee mostruose passate come civiltà e progresso, siano frutto dell’evoluzione naturale? Il terremoto arriva all’improvviso e distrugge tutto, uccide buoni e cattivi, vecchi e bambini. Poi la vita riprende. Il vento di follia è partito in un periodo ben preciso della storia, ma in maniera dolce come un leggero refolo e ha cominciato a far deviare la gente di un milionesimo di grado dalla strada normale. Poi ha soffiato sempre più forte e la deviazione è divenuta sempre più sconfinata. Sempre più immensa. E continua a soffiare e la gente continua a farsi trasportare da lui, a farsi ispirare da lui, pensando che questa è la modernità, questa è la civiltà: così si deve fare. Ma fino a dove ci trascinerà? in un luogo bello e assolato? Dentro un burrone tremendo?... Ma al tempo stesso essa vede che tutto attorno è brutto e disumano, tutto è sporco, invivibile e grigio: e vorrebbe cambiare. Ma da sola non ce la fa. E la politica—su cui pone grandissime speranze—non può fare nulla, se non peggiorare le cose, se non è una politica buona. Se però prima che il vento iniziasse a soffiare, si viveva un po’ più umanamente (non ho detto meglio) vuol dire che dobbiamo riprendere il discorso allora interrotto. Insieme. Almeno proviamoci.
Il Pio

Una pia illusione


Io ho molta difficoltà a pensare che sia tutto spontaneo. I Gilet gialli francesi hanno, però una marcia in più degli italiani e questa si chiama patriottismo. In Francia se c’è una bicicletta del comune e una di un privato, tutte e due appoggiate allo stesso muro, il ladro, anche se tossico, serial killer, sociopatico, ruba solo quella del privato cittadino e lascia stare quella pubblica anche se fosse senza lucchetto. In Italia ruberebbero tutte e due  e imbratterebbero anche i muri con scritte indecifrabili, spaccando i cartelli stradali e le auto in sosta (così solo per gusto). In Francia hanno un fortissimo patriottismo dunque, e si vede dalle numerose bandiere nazionali che sventolano nei cortei. Loro sentono molto forte il senso di Nazione e di appartenenza. Per questo si vede in loro una grande passione. Questo li differenzia da noi anche se restano sempre gente con la puzza al naso, palloni gonfiati e insopportabili agli occhi dell'italiano medio. In Italia—non a caso—ai cortei, sventolano solo le bandiere dei partiti e dei sindacati. Al massimo quella Arcobaleno, che comunque è divenuta di proprietà di un certo partito e di una certa ideologia e (purtroppo) compare con orgoglio persino nelle “marce” cristiane (e la dice lunga). La nostra bandiera nazionale invece sventola solo nelle partite o negli incontri sportivi. Quindi non ci domandiamo il motivo per cui loro sì e noi no. In Italia, a parte casi eccezionali come il Popolo della Famiglia, le masse si muovono a comando del Partito o del Sindacato (che talvolta paga le spese). E per dare fastidio all’avversario politico, non per una finalità di bene o di interesse pubblico. Non si muovono spesso per contestare cose giuste. Ci sono stati molti casi in Italia, anche ultimamente, in cui sarebbe stato giusto contestare con un corteo, ma non si è visto nessuno farlo o solo proporlo. Io ho molta difficoltà a pensare che sia tutto spontaneo, ripeto. Dunque vedo con un po’ di preoccupazione quello che sta succedendo in Francia soprattutto perchè queste cose di solito si propagano facilmente, spesso però senza sapere chi davvero le ha iniziate e soprattutto perchè. C’è chi sostiene che le rivoluzioni, da sempre, le fanno gli intellettuali a tavolino dicendo che sono in nome del popolo e per il popolo, ma il popolo non sempre le ha volute, però è lui che poi le subisce. E ne paga tutte le conseguenze. Per decenni. Se noi tutti riuscissimo oltre a credere fortemente in Gesù e nella Madonna, anche a volere bene alla nostra Patria col desiderio di vederla bella, ricca e prosperosa,… le cose secondo me andrebbero meglio. Ma forse è solo una pia illusione di un impiegato che si sta invecchiando, mentre spera nella “quota cento”.

Il Pio

Un vento di follia


Dovevo andare a una conferenza dove avrebbe parlato un sacerdote. Ci andavo però con un po’ di timore. Qualche anno prima infatti, ad un’altra conferenza, parlava un giovane e gioviale sacerdote e siccome stava allungandosi un po’ troppo sulla necessità inderogabile di fare programmi e progetti per ogni faccenda della vita, come fossero un obbligo cristiano, mi permisi di intervenire e dire che ad esempio san Giovanni Bosco (o più semplicemente don Bosco) si affidava spessissimo alla Provvidenza, non restando quasi mai deluso. Mi rispose che lui era un Salesiano (l’Ordine fondato da don Bosco) e sapeva bene quello che diceva. Don Bosco, mi disse, aveva dato una Regola all’Ordine. Borbottai che non mi sembrava la stessa cosa, ma il discorso finì lì e lui continuò la relazione. Con questo timore nel cuore entrai nella sala. Questa volta il relatore partì bene, tenendosi per una buona mezz’ora su una linea mediana che accontenta tutti, parlando di storia, etimologia e verbi greci, poi partì per la tangente e disse che non era vero che oggi nascono meno vocazioni di sessant’anni fa, ma il contrario (!). Infatti facendo un calcolo particolare, proporzionando le nascite, i morti, i matrimoni, le variabili e non so che altro, oggi—secondo lui—abbiamo più vocazioni che in passato. Questo mi confortò tantissimo, ma per pochi minuti. Poi ripensai al seminario della mia provincia praticamente vuoto e a quegli altri italiani e europei che non hanno avuto un destino tanto diverso, ripensai anche a quanti pochi sacerdoti abbiamo (e molti anziani) e di quanti invece abbiamo bisogno, tutto questo mi fece risvegliare e subito rattristare: non sentii più la conferenza, immerso in cupi pensieri. Comunque dire sfondoni non è una prerogativa dei sacerdoti (ci mancherebbe!). Recentemente c’è stata una manifestazione di giovani contro il fascismo e la giovane universitaria che fu intervistata, disse con tono battagliero «siamo qui per combattere il fascismo, il razzismo e la famiglia patriarcale». Ora sul fascismo e sul razzismo possiamo discutere, molti infatti sostengono che questi siano un pericolo imminente, molti altri sostengono che quel pericolo non esiste, su queste basi possiamo intavolare una trattativa (che peraltro non giungerà mai a un punto, visto che il problema è politico). Ma sulla “famiglia patriarcale”, con tutto il rispetto, di che possiamo parlare? Innanzitutto nascono forti dubbi se esista ancora la famiglia, e se dovesse ancora esistere, ci dobbiamo chiedere quanti mesi di agonia le mancano, considerando gli attacchi tremendi che subisce quotidianamente. Ma addirittura “patriarcale”! La figura del padre oggi non esiste più, è morta, e lo sanno tutti, qui non è una questione politica, in quanto tale, discutibile: questo è un dato oggettivo e le conseguenze di questo, purtroppo, sono state e sono a tutt’oggi dolorose. Ho pensato che alla Scuola di partito probabilmente le hanno dato da studiare i libri degli anni quaranta che lei aveva studiato molto bene e con la massima disciplina. Comunque c’è un vento di follia che corre insistentemente da decenni attraverso l’Italia. Cerchiamo di non respirarlo e copriamoci bene. Ma soprattutto crediamo di più alla Santa Provvidenza che ai nostri calcoli. Preghiamo incessantemente per le vocazioni. Preghiamo ancor più incessantemente per le famiglie. Preghiamo per la figura defunta del padre. Ci vogliono miracoli. Da soli non ce la faremo. Preghiamo.


Il Pio

Giudici ingiusti dei poveri.



1. La via della morte invece è questa: prima di tutto essa è maligna e piena di maledizione: omicidi, adultéri, concupiscenze, fornicazioni, furti, idolatrie, sortilegi, venefici, rapine, false testimonianze, ipocrisie, doppiezza di cuore, frode, superbia, malizia, arroganza, avarizia, turpiloquio, invidia, insolenza, orgoglio, ostentazione, spavalderia.

2. Persecutori dei buoni, odiatori della verità, amanti della menzogna, che non conoscono la ricompensa della giustizia, che non si attengono al bene né alla giusta causa, che sono vigilanti non per il bene ma per il male; dai quali è lontana la mansuetudine e la pazienza, che amano la vanità, che vanno a caccia della ricompensa, non hanno pietà del povero, non soffrono con chi soffre, non riconoscono il loro creatore, uccisori dei figli, che sopprimono con l'aborto una creatura di Dio, respingono il bisognoso, opprimono i miseri, avvocati dei ricchi, giudici ingiusti dei poveri, pieni di ogni peccato. Guardatevi, o figli, da tutte queste colpe.

(Dalla Didachè, 2^ punto dell’istruzione)

Nulla avviene senza la partecipazione di Dio



1. Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie.

2. … non farai morire il figlio per aborto né lo ucciderai appena nato.

5. La tua parola non sarà menzognera né vana, ma confermata dall'azione.

6. Non odierai alcun uomo, ma riprenderai gli uni; per altri, invece, pregherai; altri li amerai più dell'anima tua.

1. Figlio mio, fuggi da ogni male e da tutto ciò che ne ha l'apparenza.

3. Figlio mio, non abbandonarti alla concupiscenza, perché essa conduce alla fornicazione; non fare discorsi osceni e non essere immodesto negli sguardi, perché da tutte queste cose hanno origine gli adultéri.

10. Tutte le cose che ti accadono accoglile come dei beni, sapendo che nulla avviene senza la partecipazione di Dio.

2. Cercherai poi ogni giorno la presenza dei santi, per trovare riposo nelle loro parole.

4. Non starai in dubbio se (una cosa) avverrà o no.

6. Se grazie al lavoro delle tue mani possiedi (qualche cosa), donerai in espiazione dei tuoi peccati.

12. Odierai ogni ipocrisia e tutto ciò che dispiace al Signore.


(Dalla Didakè, Capitolo 1)

Io non lo avrei mai fatto.


Io non sono un biblista o un teologo. Ma avevo già digerito male, pochi anni fa, la nuova versione della frase drammatica e terribile che Gesù disse a San Pietro (pochi secondi dopo averlo nominato capo supremo della Chiesa): «vade retro, Satana». Oggi a Messa sentiamo al suo posto: «vai dietro a me, Satana». Ce l’hanno spiegato benissimo, il senso, il motivo, l’etimologia, la semiotica, la translitterazione...: tutto corretto. Ma di primo acchito, da popolano, a sensazione, mi pare che così la gravità di quella frase perda almeno il 75%, fino a quasi far ridere. A un nemico pericolosissimo, normalmente, non lo si fa andare dietro le proprie spalle, ma lo si fa allontanare, gli si dice “arretra, vai indietro, torna nella tua luridissima tana—e perché no?—vade retro, porco maledetto!”. A un avversario poi, maledetto e porco, come Satana (e San Pietro in quel momento per Gesù era come Satana!), non gli si può dire mettiti dietro di me e seguimi. Satana è Satana e resterà tale per l’eternità, già sconfitto in eterno nell’Inferno, perché all’inizio della storia non voleva Gesù, figuriamoci poi, se Lo segue. Insomma io quella frase non l’avrei proprio modificata (anche perché è parola di Gesù). Ultimamente si sta pensando anche di cambiare una parte del Padre nostro. Anche qui ce l’hanno spiegato benissimo, il senso, il motivo, l’etimologia, la semiotica, la translitterazione...: tutto corretto. Ma modificare proprio la preghiera che ha creato e dettato Gesù e che da secoli il popolo di Dio ha recitato sempre in un certo modo e con certe parole, umilmente, senza protestare, non mi pare una faccenda che doveva essere fatta per forza. Non si cambiano le preghiere. Quelle parole non erano nostre, ma di Gesù e hanno unito tutti i cattolici dall’inizio della storia a oggi. In un momento come questo, proprio la preghiera del Padre Nostro si doveva modificare? Non c’erano altri problemi più gravi e importanti da risolvere? Probabilmente no. E così tutti sono in diritto di pensare che tutto il depositum fidei (il deposito della fede), dal vangelo, alla dottrina cattolica e al catechismo… è qualcosa di temporaneo e pertanto si può modificare, se gli studiosi e gli esperti lo ritengono più corretto. Oppure democraticamente, se vogliamo, a maggioranza dell’assemblea. O, peggio, se il mondo lo chiede. Ma il depositum fidei è qualcosa che deve essere conservato così com’è, come ci è stato tramandato da oltre duemila anni dai nostri predecessori. E poi se non ricordo male, Gesù non aveva tanta fiducia dei sapienti. E forse nemmeno dei referendum (ricordiamoci che Gesù è morto democraticamente, proprio a seguito di un referendum), Gesù infatti ha attribuito tutti i poteri della Chiesa nascente non a un collegio che procede a maggioranza, ma a una sola persona (il Papa). Sicuramente poi non apprezzava tutto quello che proveniva dal mondo e soprattutto da colui che lo tiene in mano (il Principe di questo mondo). Temo che molti Pastori che ci stanno guidando, si sono scordati qualcosa, come ad esempio quale sia il centro di tutto, e il gregge che li segue rischia di finire dentro il fiume (sempre ammesso che ci sia ancora un gregge). La situazione non è bella per niente. Stiamo attenti e non seguiamo pastori ribelli e rivoluzionari. Quelli che ballano durante la Santa Messa. Quelli che durante le omelie, parlano solo del sociale e dell’ecologia, ma mai di Gesù e della Madonna. Quelli che propongono una morale disincarnata da Gesù. Quelli che sostengono che la Chiesa per oltre 1900 ha sbagliato tutto, ma solo negli ultimi 50 ha capito tutto. Quelli che vogliono cambiare la Dottrina e il Catechismo in nome del dialogo e delle aperture… 

Il Pio

«Ho visto il “santo tuo”».



Mi ricordo che quando distribuivo in ufficio il santino di Pier Giorgio Frassati, in occasione del 4 luglio, molti colleghi lo prendevano con indifferente distacco e lo lasciavano per anni sullo stesso punto della scrivania. Altri invece lo guardavano, leggevano cosa c’era scritto dietro e alla fine mi chiedevano «chi è questo… Pier Giorgio Frassati?». Dovete sapere, e chi vive negli uffici lo sa bene, che se devi parlare di calcio o di stupidaggini hai a tua disposizione tutto il tempo che vuoi e il tuo interlocutore ti sta a sentire con la massima attenzione fino alla fine. Se devi parlare di cose serie, questa regola quasi mai si può applicare. E non è assolutamente facile sintetizzare chi era Pier Giorgio in poche parole. Così cercando di restare nei pochi secondi che avevo a mia disposizione risposi «Pier Giorgio è un ragazzo che ha vissuto tutta la vita, tutte le cose che faceva, cristianamente…»; stop, il tempo è finito. Però tante volte succedono poi cose strane. E così nei mesi o negli anni successivi mi è capitato che un collega mi incontrasse e mi dicesse «ieri ho visto il “santo tuo”» (cioè aveva letto sui manifesti di un incontro sul nostro beato, con tanto di foto), oppure «guarda, oggi ho la camicia come quella di Pier Giorgio» (quella a righe grandi verticali, che porta Pier Giorgio con le braccia conserte), oppure al telefono «come si chiama quel santo, giovane, moro, alto che mi hai raccontato…?». Comunque è sicuro che se riuscissimo a far conoscere la vita di Frassati, non solo ai giovani, ma pure agli adulti (che capita che siano più smarriti e intontiti dei primi) e (perché no?), anche agli anziani (che vivono in un mondo anni luce diverso da quando erano giovani), sarebbe una cosa non solo straordinaria, ma anche molto utile per la vita e l’anima di tutti e magari, potrebbe anche accadere qualche miracolo, se in tanti lo pregassimo cordialmente. D’altra parte ciò che colpisce di Pier Giorgio è proprio quello che dissi frettolosamente a quella collega. Ogni singola faccenda della sua vita era illuminata da Gesù, l’amicizia, lo studio, la montagna, la famiglia… Faceva un numero esagerato di opere di carità (visite ai poveri, provvedeva ai loro bisogni,…). Si preoccupava di tutti, ma proprio di tutti, del loro destino e dei loro bisogni materiali. Di lui si può dire con certezza che fosse un giovane per cui la carità andava messa sopra tutte le cose. Pregava molto (il rosario quotidiano, in particolare), andava a messa tutti i giorni fin dall’età di tredici anni (e quando gli era possibile ci portava i suoi amici e anche gente sconosciuta). Quindi la sua, era una santità non tutta esclusivamente spirituale. Ma nemmeno tutta esclusivamente operativa. Ma l’una era sinergia all’altra, come disse lui stesso a un’amica: «Gesù mi fa visita ogni mattina nella Comunione, io la restituisco nel misero modo che posso, visitando i poveri». Pensate quanto sarebbe bello se tutti i cristiani fossero come lui. Se tutti ragionassimo così come lui. E vivere così non sarebbe nemmeno tanto impossibile. Infatti quello che è importante ricordare che l’elemento distintivo di Pier Giorgio non è il suo carattere fermo e solido o la sua simpatia trascinatrice (a Torino, negli anni ’20, di altri giovani di carattere e simpatici ce ne erano pure molti); quello che invece fa di lui un personaggio di cui si può giustamente parlare ancora oggi, è la sua straordinaria Fede. E la Fede non è una dote personale, non è parte del DNA, per cui c’è chi ce l’ha e chi purtroppo no. La Fede è un dono e come tale può essere richiesto a Nostro Signore. Anche per intercessione del beato Pier Giorgio Frassati.
Il Pio

Gesù non camminava sulle acque e era un bravo pranoterapeuta



Quella che leggerete ora è un recente pensiero di un noto Cardinale, Gianfranco Ravasi. «Io ritengo che [Gesù] fosse un abile guaritore, ma certi miracoli sulla natura, come camminare sulle acque, devono essere stati adattamenti degli evangelisti tratti dalle profezie bibliche». Bene. Ad una prima lettura uno potrebbe dire: “è tutto giusto e sensato”. Ma prendiamo innanzitutto le parole “un abile guaritore” riferite a Gesù: sono devastanti! Sono quelle parole—come le successive—che si insinuano nel cervello come una zecca e restano lì a rodere e a fare del male. Gesù non è un abile guaritore, laddove “abile” è il tocco da artista, quell’aggettivo che fa cadere nel dubbio tutto il resto, e ti fa quasi pensare che Gesù fosse solo un bravo ed esperto pranoterapeuta, ma nient’altro. Gesù è Figlio di Dio, Lui stesso Creatore del cielo e della terra, figuriamoci se non sa camminare sulle acque o sconvolgere la natura! E’ venuto per insegnarci a vivere, ed è risorto! Poi il suo pensiero continua e diventa ancora più pernicioso al fedele. Gli evangelisti (Matteo, Marco Luca e Giovanni) probabilmente, per tirare l’acqua al loro mulino, avrebbero inventato dei fatti straordinari, sconvolgenti (per colorare forse la narrazione oppure per far capire che quello che era stato scritto sulla Bibbia si era avverato), fatti straordinari e sconvolgenti probabilmente descritti per colpire il popolino credulone (ma non gli istruiti!), ma che come tali non possono essere mai accaduti. Un adattamento. Una fake news, parlando come oggi. Allora quella frase l’ha detta un Cardinale. E tra l’altro non è nemmeno l’unico a parlare e scrivere sulla stessa identica linea (deviante e distruttiva e c’è di peggio). Dunque: ma a chi giova tutte queste cattive esternazione sempre più numerose? Alla Chiesa, al popolo di Dio? Avete capito come stiamo messi?   

Il Pio 

Catechismo - 9




SESTO COMANDAMENTO. 

201 Che ci proibisce il sesto comandamento «non commettere atti impuri» ? Il sesto comandamento Non commettere atti impuri ci proibisce ogni impurità: perciò le azioni, le parole, gli sguardi, i libri, le immagini, gli spettacoli immorali.


202. Che ci ordina il sesto comandamento?

II sesto comandamento ci ordina di essere « santi nel corpo », portando il massimo rispetto alla propria e all'altrui persona, come opere di Dio e templi dove Egli abita con la presenza e con la grazia.


(Catechismo di San Pio X)

Catechismo - 8



DECIMO COMANDAMENTO



211 Che ci proibisce il decimo comandamento " non desiderare la roba d'altri"?
Il decimo comandamento Non desiderare la roba d'altri ci proibisce l'avidità sfrenata delle
ricchezze, senza riguardo ai diritti e al bene del prossimo.

212 Che ci ordina il decimo comandamento?

Il decimo comandamento ci ordina di essere giusti e moderati nel desiderio di migliorare la propria  condizione, e di soffrire con pazienza le strettezze e le altre miserie permesse dal Signore a nostro merito, poichè a al regno di Dio dobbiamo arrivare per via di molte tribolazioni" (Atti, XIV, 21).

(Catechismo di San Pio X)

Showman e battitori liberi


Ci avevano messo un sacco di tempo le suore, a sistemare i bambini delle elementari sulle sedie e farli stare zitti per l’inizio della Santa Messa. Ancora più faticoso era stato per loro sistemare educatamente i genitori in silenzio, che quanto a disubbidienza e indisciplina, superano di gran lunga i figli. Dopo dunque uno sforzo ciclopico, finalmente tutti erano fermi, seduti e—addirittura—in silenzio. E quel silenzio e quelle persone così ordinate, per chi ha a cuore una certa forma che però è anche sostanza, fa solo piacere. Ti permette anche di dire qualche preghiera... A un certo momento entra di corsa il giovane celebrante e preso il microfono comincia a saltare e battere le mani, urlando chiede che tutti saltino e di mettere le mani in alto. «Forza, più in alto!». Alle suore, quelle più anziane in particolare, veniva quasi da piangere. «Come state?», «non vi sento!»… All’omelia, scende in mezzo alla gente come faceva Pippo Baudo, e fa le domande ai bambini, ripetendo a alta voce la risposta. Ride, scherza, fa battute e tutti ridono e applaudono e forse si dimenticano anche loro che stanno alla Santa Messa. Poi è normale l’inserimento di frasi sue personali nella Liturgia sacra. Questo e altro che molti di voi già hanno visto altrove e per questo taglio corto. Tutto buono sicuramente e tutto santificante: sono solo io, vecchio brontolone che non capisco la novità, la bellezza e l’utilità di questi nuovi metodi di celebrare. Però—da quel che mi consta—nessuno nel frattempo ha cambiato il significato della messa che non è uno show dove il prete è un animatore da villaggio turistico, dove lui è il centro di tutto, col concetto finale che la messa riesce bene (?) o riesce male (?) se ha saputo essere un bravo showman. E’ pur vero che dopo il Concilio Vaticano II le chiese devono avere al centro non più il tabernacolo (messo di lato o nascosto in sagrestia o altrove) ma il trono del celebrante e anche questo qualcosa deve pur significare. Resta però ancora vero che il centro di tutta la messa è (e deve restare) l’Eucarestia e il “presentatore” deve fare solo l’umile e indegno ministro (che significa poi servo) di Dio e in quanto tale, non deve mai sentire la necessità di modificare o adeguare le parole e le fasi della Liturgia (perchè non è sua!) e si deve annullare completamente, quasi scomparire di fronte all’Eucarestia. Tutto per la gloria di Dio e la santificazione delle anime. Di fronte al significato della Santa Messa, si possono tollerare urli, balli da curva sud e ola, eseguiti senza rispetto in un luogo sacro e per di più sotto la croce di Nostro Signore? Leggiamo il Catechismo di San Pio X. «654 D. Che cosa è dunque la santa Messa? R. La santa Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo offerto sui nostri altari sotto le specie del pane e del vino, in memoria del sacrificio della Croce». «655 D. il sacrificio della Messa è il medesimo della Croce? R. Il sacrificio della Messa è sostanzialmente il medesimo della Croce in quanto lo stesso Gesù Cristo, che si è offerto sopra la Croce, è quello che si offerisce per mano dei sacerdoti, suoi ministri, sui nostri altari; ma in quanto al modo con cui viene offerto il sacrificio della Messa differisce dal sacrificio della Croce, pur ritenendo con questo la più intima ed essenziale relazione». «656 D. Quale differenza dunque e relazione vi è tra il sacrificio della Messa e quello della Croce? R. Tra il sacrificio della Messa e quello della Croce vi è questa differenza e relazione; che Gesù Cristo sulla Croce si offri spargendo il suo sangue e meritando per noi; invece sugli altari Egli si sacrifica senza spargimento di sangue e ci applica i frutti della sua Passione e Morte». Il fatto è anche che insieme agli showman, c’è un’altra pericolosa serie di battitori liberi nelle celebrazioni eucaristiche. Loro però non fanno lo show, anzi sono anche seri e compassati, ma dicono cose che la Chiesa non dice, non ha mai detto e che soprattutto non si dovrebbero mai dire perché non sono vere. E il povero gregge di Dio, lasciato senza basi, senza istruzione e spesso anche senza pastore, dubita, vacilla o si perde nella nebbia del mondo, preda del peggiore dei nostri nemici. Aiutiamoci.

Il Pio


(La foto è stata presa da internet, ritenuta dunque di pubblico dominio come tutte le altre, ma non ha nulla a che fare con il fatto raccontato nel post, perchè è un fatto vero) 

Giustizia naturale


Ho sempre pensato che la “giustizia” fosse un concetto naturale, cioè qualcosa che tutti hanno dentro, che tutti capiscono. E’ vero, da sempre ci stanno gli psicopatici, quelli insensibili a qualunque cosa, gli imbecilli, quelli che non si commuoverebbero nemmeno davanti al giudizio universale, i politici che vedono la giustizia solo sotto il ristrettissimo ambito della politica, quelli che “me ne frego degli altri”, quelli che hanno fede in una religione violenta,… ma sono una parte, consistente, ma non sono tutti. Questi ci sono sempre stati e sempre ci saranno (il mondo per via del peccato originale, funziona così e funzionerà così sino alla fine). A parte che per questi, non servirebbe definire cosa sia la giustizia e cosa significhi giusto. Uno che sevizia un ragazzino, fa gridare vendetta, penso, alla maggior parte delle persone e sarà difficile trovare uno, a parte quelli anzidetti, che sostiene che seviziare un bambino è giusto. Questo senso naturale, universale, di Giustizia ce lo ha messo Dio nei nostri cuori, quando ci ha creato. Questo senso si affina principalmente in famiglia. Se facendo il cretino dentro casa rompevo un vetro o un vaso, lo schiaffone giungeva per direttissima, se facendo l’adolescente ribelle e insopportabile, non rispettavo mio padre, il ceffone, sempre per direttissima, arrivava. Cioè di fronte a una azione “cattiva” è giusta una punizione, e poi il rispetto per i genitori, per i professori… Il senso della giustizia innato nel nostro cuore si concretizza dunque in famiglia inizialmente e successivamente anche nella realtà quotidiana. Però. Oggi il senso di Dio non viene più insegnato e così la sua dottrina e il suo catechismo. E senza Dio la giustizia non sa a chi fare riferimento, non sa su chi poggiare la base. Non c’è allora nel nostro cuore la giustizia, ma diverse giustizie acefale da usare a seconda delle circostanze. Oggi poi la famiglia non esiste più e se esistesse è di fatto liquida. E così: se oggi un figlio risponde male ai genitori questi gli comprano uno iPhone, se prende un brutto voto a scuola perchè non ha studiato o una nota perché ha insultato malamente il professore, i genitori ricorrono al TAR per il voto e fanno una piazzata davanti a tutta la scuola, perché l’insegnante si è permesso di mettere la nota al figlio. Anche questo è il risultato di un mondo senza Dio (uno dei milioni di risultati che così si sono raggiunti, forse quello minore). Tutti capite allora dove ci porta questo maledetto pensiero comune. E allora bisogna cambiare strada se non vogliamo finire nel fosso, in bocca alle bestie feroci. Cambiare strada vuol dire uscire coraggiosamente da questa dove ora stiamo e tornare indietro, su quella strada in cui noi non facciamo più affidamento solo sulle nostre forze e su quelle della politica, della tecnica, della moda e della scienza, ma solo e esclusivamente su Dio.

Il Pio

Catechismo – 7



Riprendiamo in mano il Catechismo e questo ci fa solo bene. Il Catechismo può essere immaginato come una mappa che ci dice quale strada prendere per arrivare precisi a destino oppure un libretto delle istruzioni che ci dice come dobbiamo usare il nostro corpo, il nostro cuore e la nostra anima… E ci dà anche uno sguardo che non si ferma al tetto di casa, ma si allarga a tutto l’universo. «Se vuoi entrare alla vita, osserva i comandamenti (Matt XIX, 17)». «Se mi amate, osservate i miei comandamenti (Giov. XIV, 15)». Oggi leggiamo il passo dei Comandamenti. 

Il Pio


§ 1. Comandamenti di Dio in generale.


161. Che cosa sono i comandamenti di Dio?
I comandamenti di Dio o Decalogo sono le leggi morali che Dio nel Vecchio Testamento diede a Mosé sul monte Sinai, e Gesù Cristo perfezionò nel Nuovo.

162. Che cosa c'impone il Decalogo?
Il Decalogo c'impone i più stretti doveri di natura verso Dio, noi stessi e il prossimo, come pure gli altri doveri che ne derivano, per esempio, quelli del proprio stato.

163. I nostri doveri verso Dio e verso il prossimo a che si riducono?
I nostri doveri verso Dio e verso il prossimo si riducono alla carità, cioè al "massimo e primo comandamento" dell'amor di Dio e a quello "simile" dell'amor del prossimo: "da questi due comandamenti, disse Gesù Cristo, dipende tutta la Legge e i Profeti"
164. Perché il comandamento dell'amor di Dio è il massimo comandamento?
Il comandamento dell'amor di Dio è il massimo comandamento, perché chi l'osserva amando Dio con tutta l'anima, osserva certamente tutti gli altri comandamenti.

165. I comandamenti di Dio si possono osservare?
I comandamenti di Dio si possono osservare tutti e sempre, anche nelle più forti tentazioni, con la grazia che Dio non nega mai a chi lo invoca di cuore.

166. Siamo obbligati a osservare i comandamenti di Dio?
Siamo obbligati a osservare i comandamenti di Dio, perchè sono imposti da Lui, nostro Padrone supremo, e dettati dalla natura e dalla sana ragione.

167. Chi trasgredisce i comandamenti di Dio, pecca gravemente?
Chi deliberatamente trasgredisce anche un solo comandamento di Dio in materia grave, pecca gravemente contro Dio, e perciò merita l'inferno.

168. Nei comandamenti che cosa si deve notare?
Nei comandamenti si deve notare ciò che è ordinato e ciò che è proibito


I DIECI COMANDAMENTI

Io sono il Signore Dio tuo

1° Non avrai altro Dio fuori che me.

2° Non nominare il nome di Dio invano.

3° Ricordati di santificare le feste.

4° Onora il padre e la madre.

5° Non ammazzare.

6° Non commettere atti impuri.

7° Non rubare.

8° Non dire falsa testimonianza.

9° Non desiderare la donna d'altri.

10° Non desiderare la roba d'altri.

Essa è Apostolica




Apostolica. Cosi è sempre stata e così deve sempre essere. 


161 D. Perché la Chiesa si chiama inoltre Apostolica?
R. La vera Chiesa si chiama inoltre Apostolica, perché rimonta senza interruzione fino agli Apostoli; perché crede ed insegna tutto ciò che hanno creduto e insegnato gli Apostoli; e perché è guidata e governata dai loro legittimi successori.

(Catechismo di San Pio X).

Guide cieche, pecore nel burrone


Sempre più spesso purtroppo si vengono a sapere di spropositi pubblicamente pronunciati da Pastori della chiesa. Dico “spropositi” per non usare termini più precisi che, in quanto tali, oltre a scandalizzare la povera gente, dovrebbero comportare conseguenze specifiche (ma io non ho la capacità per parlare di queste cose). E dico anche “pubblicamente” per dire che questi spropositi vengono proferiti coscientemente durante le Sante Messe, o durante le assemblee aperte a tutti, con servizi durante i Telegiornali o le trasmissioni nazionali, per di più con l’aurea del carisma sacerdotale. E qui non si può dire «sarà vero (= fake news)»? perché molte frasi terribili le sentiamo personalmente, con le nostre orecchie. Ormai la direzione che sembra essere presa da una moltitudine di guide è quella di una chiesa che deve piacere al mondo, che si fa trainare dal mondo e non quella che traina il mondo. Per questo mi capita di avvilirmi quando leggo tutto questo. E talvolta racconto questo mio malessere in ufficio, anche a gente che a messa ci va solo ai funerali. I colleghi per pietà, mi stanno pure a sentire. A proposito di guide. A un certo punto del Vangelo si legge che Gesù « vide una grande folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore senza pastore; e prese a insegnare loro molte cose (Marco 6,34) ». Gli uomini, come ai tempi di Gesù, anche oggi continuano a essere proprio come pecore senza pastore con un bisogno naturale, immenso, di essere educati, istruiti, con un bisogno immenso che qualcuno li guidi con amore e gli insegni la Via, la Verità e la Vita. Se al posto del Pastore buono invece arriva un’incapace, un presuntuoso ed arrogante che vuole cambiare tutto quello che è stato vero e giusto da duemila anni, vuole cambiare il modo in cui dall’inizio della storia ogni Pastore ha condotto le proprie pecore al pascolo e le ha vigilate. Un inetto che sulla base del “suo” personale principio ritiene ineluttabile che oggi tutto deve essere finalmente cambiato; e poi giù coi ponti, i dialoghi, le aperture, (ponti, dialoghi e aperture, non sono mai stati fondamenti principali del cattolicesimo e non dovrebbero esserlo nemmeno oggi) e poi i gravi errori del passato e così facendo l’unica cosa che gli riesce è porre il dubbio nel cuore di tutti e così le povere pecore si troveranno loro malgrado a prendersi come guida uno che segue solo il suo naso, nella nebbia, per finire dove? E nella nebbia non si vede nulla. Nella nebbia è bene stare sempre sopra le due rotaie della dottrina e del catechismo, che di sicuro non porteranno nel burrone tutti quanti, locomotiva per prima e vagoni poi. Per questo più che pecore senza pastore, oggi siamo peggio, purtroppo. E cosa siamo lo descrive ancora Gesù che dice (a proposito dei Farisei): «Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso (Matteo 15, 14)». Ciechi (pecore bisognose di guida) guidati da ciechi (Pastori che seguono il proprio naso) e così al fosso manca poco. Il consiglio spassionato è di non seguire mai questi Pastori ciechi e moderni, ma i binari, se non troviamo il Pastore buono (ce ne sono ancora tanti!).

Il Pio

Catechismo - 6



Oggi leggiamo cosa dice il Catechismo di San Pio X sulla vita eterna. Capita a tutti di pensare che la nostra vita non finirà mai, soprattutto fino a una certa età. Sì, ci sarà una fine, ma è lontana e comunque è meglio non pensarci oggi (né domani). Insomma: non si deve ragionare mai su questo argomento. Certo non possiamo tornare al periodo medievale del memento mori (ricordati che devi morire) anche se qualcuno ogni tanto ce lo ricordasse, non ci farebbe male. Però almeno a ricordarci che c’è sì, la vita attuale, che finisce prima o poi ma dopo non è vero che non c’è nulla, ma c’è una vita eterna (in bene o in male). E qui, come tutte le cose della fede, si ha il 50% delle possibilità che questo sia vero e il 50% che sia falso. E il fatto è che si deve scommettere per forza, come diceva Blaise Pascal. Non scommettere significa puntare tutto sul no. Una possibilità al 50% è assai elevata. Ma se si scommette tutto (tutta la vita) sul sì, in caso di vincita si guadagna tutto. Se si scommette tutto (tutta la vita) sul no, in caso di vincita non si vince nulla. Dove è meglio scommettere?

Il Pio 


246 D. Che cosa c' insegna l'ultimo articolo (del Credo, ndr): La vita eterna?
R. L'ultimo articolo del Credo c'insegna che dopo la vita presente vi è un' altra vita o eternamente beata per gli eletti in paradiso, o eternamente infelice pei dannati all'inferno.

247 D. Possiamo noi comprendere la felicità del paradiso?
R. No, noi non possiamo comprendere la felicità del paradiso, perché supera le cognizioni della nostra mente limitata, e perché i beni del cielo non possono paragonarsi ai beni di questo mondo.

248 D. In che ,consiste la felicità degli eletti?
R. La felicità degli eletti consiste nel vedere, amare e possedere per sempre Dio, fonte di ogni bene.

249 D. In che consiste la infelicità dei dannati?
R. L'infelicità dei dannati consiste nell'essere sempre privi della vista di Dio e puniti da eterni tormenti nell'inferno.

250 D. I beni del paradiso e i mali dell'inferno sono solamente per le anime?
R. I beni del paradiso e i mali dell'inferno sono adesso solamente per le anime, perché solo le anime sono adesso in paradiso o nell'inferno; ma dopo la risurrezione della carne, gli uomini, nella pienezza di loro natura, cioè in anima e in corpo, saranno o felici o tormentati per sempre.

251 D. Saranno uguali per i beati i beni del paradiso, e per i dannati i mali dell'inferno? R. I beni del paradiso per i beati, e i mali dell'inferno per i dannati, saranno uguali nella sostanza e nella eterna durata; ma nella misura, ossia nei gradi, saranno maggiori o minori, secondo i meriti, o demeriti di ciascuno.

252 D. Che vuoi dire la parola Amen in fine del Credo?
R. La parola Amen in fine delle preghiere significa: Così sia; in fine del Credo significa: Cosi è; vale a dire: credo essere verissimo tutto quello che in questi dodici articoli si contiene, ed io ne sono più certo che se lo vedessi cogli occhi miei.

Ma possiamo vincere la guerra, noi? - 4






Oggi vi racconto due storie recenti. Sono storie che fanno dire amaramente: «ma con questa gente, con questi capi, molti dei quali peraltro figli spirituali di straordinari santi, possiamo vincere la guerra? Possiamo vincere la buona battaglia di conservare la nostra fede e far di conservare la fede cattolica a tutto il mondo? I non cattolici ci potranno rispettare in queste condizioni? Potranno convertirsi?» 



Il Pio


          «…E anche al Sinodo dei vescovi sui giovani va in scena la lobby gay che cercherà di far passare nel documento finale il linguaggio dei gruppi Lgbt. È quanto apparso chiaro dalla conferenza stampa di presentazione, tenuta l’1 ottobre dal cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi. La questione riguarda il paragrafo 197 dell’Instrumentum  Laboris ovvero il documento di lavoro su cui si confronteranno i padri sinodali…. Per la prima volta in un documento vaticano, infatti, si adotta il linguaggio mondano, parlando della richiesta proveniente da «giovani Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender…, ndr)». Ma ora si scopre che contrariamente a quanto sostenuto dal cardinale Baldisseri, quel paragrafo non trova riscontro nei contributi arrivati dai giovani e dalle Conferenze episcopali di tutto il mondo; è stato inserito ad hoc da qualcuno degli estensori dell’Instrumentum Laboris… (La Nuova Bussola Quotidiana, 3/10/2018, Riccardo Cascioli, stralci)».



         «Cattolici pecoroni!... A Rivoli, il cinema dei Salesiani proietterà il film di Luca Guadagnino Chiamami col il tuo nome, film che promuove la pederastia e che i figli di don Bosco non si sono fatti scrupolo alcuni di inserire nella programmazione stagionale… Un film moralmente inaccettabile (è il giudizio del News Catholic Service della Conferenza episcopale americana), che viene promosso in maniera massiva non in una, ma in molte sale della comunità sparse per il Paese. Succede che nessuno si pone più il problema se i cine parrocchiali debbano essere o no veicolo di una qualche funzione educativa non solo nei confronti delle nuove generazioni, ma anche nei confronti degli adulti, i quali sono genitori e avrebbero bisogno di criteri migliori per orientare le proprie scelte… Il caso di Rivoli non è affatto una mosca bianca nel panorama della programmazione dei cinema cattolici. Anzi… Il film di Guadagnino è stato proiettato in molte altre sale della comunità. La Comunità Pastorale Casa di Betania di Agrate Brianza ad esempio lo ha mandato in onda nell’aprile appena trascorso e non si è nemmeno peritata di avvertire il “cliente” della tipologia di film, come se tra Chiamami con tuo nome, che passa “poeticamente” tra scene di nudo, rapporti omoerotici tra un minorenne e un adulto e masturbazioni al limite del grottesco, e gli Incredibili 2 non ci fosse alcuna differenza di messaggio sostanziale. Ma il film era stato visionato anche a Bologna nel cinema dell’Antoniano in febbraio. Qui l’avvertenza sul film consigliato ad un pubblico adulto viene vanificata dai Frati Minori (sì quelli dello Zecchino d’Oro) a causa del giudizio pubblicato sul sito locandina che ne reclamizza l’evento: “Chiamami col tuo nome ha finora raccolto decine di premi nei vari festival in cui è stato presentato. Non aggiungiamo altro, se non il consiglio di rimanere fino ai titoli di coda perché anche in quei frammenti apparentemente immobili passa grande cinema”. Ma anche i figli nati dal carisma di don Orione programmeranno la pellicola nel Cinema Teatro di via Pisanello a Milano. Anche siti tenuti in considerazione dal mondo cattolico, anche se non diretta espressione hanno espresso giudizi tutto sommato positivi… Per tutto il resto è notte fonda (La Nuova Bussola Quotidiana, 2/10/2018, Andrea Zambrano, stralci)».

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Carità. Guardiamo Pier Giorgio Frassati.




Carità. Ma che cos’è la carità? «Beh—ti dicono—non è solo fare l’elemosina, anche l’elemosina, essa soprattutto è l’Amore, l’Amore al prossimo». Il catechismo di San Pio X (al numero 897) chiarisce un po’ meglio il punto e spiega che « La Carità è una virtù soprannaturale, infusa da Dio nell'anima nostra, per la quale amiamo Dio per se stesso sopra ogni cosa, e il prossimo come noi stessi per amor di Dio». Amiamo dunque il prossimo, perché amiamo Dio. E’ una conseguenza, necessaria. E’ difficile infatti amare il prossimo per tutta una vita, se non c’è Dio nel nostro cuore. Non sempre regge l’essere solidali, benefattori, buoni, buonisti, aperti,… in modo fine a se stesso:queste grandi virtù umane, per sopravvivere nel tempo, devono avere le radici su Qualcosa di solido. Da sole, alla lunga, rischiano di implodere. Il tempo cambia tutto infatti, tranne ciò che è fermo e stabile. Ma è un pensiero mio. Ora usciamo un attimo dalle definizioni che potrebbero farci rimanere nell’ambito della teoria, che in quanto tale risulta normalmente lontana dalla vita. Per capire cosa significhi carità, dobbiamo leggere un po’ della vita di Pier Giorgio Frassati che, proprio perché amava Dio faceva, quotidianamente, una carità straordinaria. La sua era una carità a 360 gradi, desta 24 ore su 24. Non aveva solo un settore in cui operava, non aveva una carità a orari fissi, non era un sindacalizzato della carità; ma il suo occhio e il suo cuore erano su tutto il mondo, su tutte le persone e su tutti i particolari. E così alla Tabaccaia di Corso Vercelli che si era dichiarata disponibile a mantenergli i pacchi per i poveri, in attesa che quelli tornassero a casa, le disse che voleva portarli lui personalmente, per poter parlare con loro e cercare di dargli speranza, invitandoli anche a andare a messa. E quando seppe che non andava a messa, la esortò a andarci. E lei ci andò. E fu un bene per lei. Oppure quei libri regalati a studenti universitari che venivano dalla campagna, probabilmente con enormi sacrifici da parte dei loro genitori. Libri che poi doveva ricomprare non senza sacrificio. Le medicine portate a chi non aveva di che procurarsele. E poi le continue visite presso le tremende soffitte torinesi, per aiutare i poveri, assistere ai malati, cercare un posto all’asilo per i bambini. E il carretto per i gelati, regalato a un povero malato di cuore che non poteva più lavorare, per permettergli di vivere del suo con dignità. Le sue scarpe regalate agli straccioni incontrati per strada, con conseguente ritorno a casa scalzo oppure con le loro ciabattaccie. E poi le Conferenze di San Vincenzo, le visite al Cottolengo. Oppure l’invito al soldatino sconosciuto che vide una mattina a messa, a portare il giorno dopo anche i suoi amici commilitoni (cosa che poi successe veramente con grande gioia di Pier Giorgio). E le parole buone dette allo sconosciuto che incontrava per la prima volta o ai suoi amici, soprattutto per renderli più buoni e vicini a Gesù. Certo anche l’elemosina si vede tra i suoi numerosi atti di carità: Pier Giorgio ne faceva tantissima. Da buon torinese teneva un libricino col rendiconto dettagliato delle spese che faceva quotidianamente e la voce “elemosina” si legge numerosissime volte (va ricordato che Pier Giorgio era ricchissimo, ma anche che i suoi genitori gli davano pochissimi soldi e solo per le spese strettamente essenziali—e facevano bene!—e quelle elemosine che faceva, erano la rinuncia agli amatissimi sigari o al tram per tornare a casa). Che dire poi dell’idea di prendere la facoltà di Ingegneria mineraria solo per poter stare a vicino ai minatori, cioè quei lavoratori che allora stavano nelle peggiori condizioni. E tantissimi altri episodi, noti o ignoti. Frassati era uno studente universitario e studiava seriamente per laurearsi, era amante della montagna, impegnato anche in politica e in tante altre faccende: non è che facesse il buono per hobby. Quello che si legge sul Catechismo di san Pio X dunque, è proprio quello che era impresso nel suo cuore. Ecco: la carità è questa, un’attenzione cristiana, costante e quotidiana (eroica, perché no?) a tutto quello che ci troviamo davanti per capire come posso aiutare concretamente quella persona che conosco o che non conosco, come la posso sostenere, confortare, come la posso portare a Gesù…? Il povero, il collega, il capo, l’amico, l’anziano, il fratello, i genitori, il tizio sul bus, il nemico, la moglie,…


Il Pio

Pier Giorgio Frassati - 14



          Giulia Merlo teneva pensione in Via Giuseppe Verdi 12 ad alcuni studenti universitari e ricorda come Pier Giorgio, pur conoscendoli appena, quando mancavano di un libro, era lui a portarlo subito in prestito, anche se non glielo avevano chiesto e diceva: «tanto in casa l'ho doppio» in modo che non sembrasse la sua elemosina. E quelli accettavano senza poter capire se egli si privasse realmente di quel volume e se gli costasse poi fatica il procurarselo di nuovo. Ma a lui non interessava questo: egli era felice che quei giovani provenienti dalla campagna, con chi sa quali sacrifici da parte dei genitori, potessero studiare.

          Quando Lea Bersezio criticava la sua decisione di farsi ingegnere minerario rispondeva «E' bello signora, andare nelle miniere mi troverò con tutti gli operai (Pier Giorgio aveva scelto la facoltà di Ingegneria Mineraria proprio per stare vicino ai minatori, cioè quei lavoratori che stavano peggio di tutti, ndr)».


          Rammento ancora benissimo un pover'uomo dal naso grosso e rosso che ci capitava sempre di vedere dal balcone di corso Siccardi 55, seduto su di una panca del viale circondato da un nuvolo di bambini sporchissimi. Ricordo che a me fece soltanto impressione quell'uomo misero e come inebetito dalla sua stessa miseria, Pier Giorgio arrivò fino al punto di fermarlo mentre andavamo a scuola (si pensi a che cosa voleva dire a quei tempi e con la nostra educazione parlare con uno sconosciuto) e di dirgli di salire a casa nostra all'ora di colazione che nostro padre gli avrebbe trovato un posto per lavorare.
(Mio Fratello Pier Giorgio, La Carità, a cura di Luciana Frassati, II edizione, SEI editrice, pagg. 69, 72, 83)

Catechismo – 5



Avanti col Catechismo di San Pio X, che però molti oggi ritengono superato e 
dunque inutile da leggere; non mi pare però che coi metodi nuovi, la gente  conosca la dottrina cristiana meglio di quella che usò questo libricino fino a circa 50 anni fa. Solo per questo ritengo opportuno rimetterlo in giro a pillole periodiche. Conoscere la dottrina fa bene alla nostra anima e dunque anche a tutto il resto. Fa bene alla nostra vita. Oggi stiamo sull'argomento dei demoni, dell’anima, della salvezza di essa, della libertà dell’uomo, delle conseguenze del peccato originale (che purtroppo, ancora oggi paghiamo)…

Il Pio 
59. I demoni chi sono? I demoni sono angeli ribellatisi a Dio per superbia e precipitati nell'inferno, i quali, per odio contro Dio, tentano l'uomo al male.


60. Chi è l'uomo?
L'uomo é un essere ragionevole, composto di anima e di corpo.

61. Che cos'è l'anima? L'anima è la parte spirituale dell'uomo, per cui egli vive, intende ed è libero, e perciò capace di conoscere, amare e servire Dio.

62. L'anima dell'uomo muore col corpo?
L'anima dell'uomo non muore col corpo, ma vive in eterno, essendo spirituale.

63. Qual cura dobbiamo avere dell'anima? Dell'anima dobbiamo avere la massima cura, perchè essa è in noi la parte migliore e immortale, e solo salvando l'anima saremo eternamente felici.

64. Com'è libero l'uomo?
L'uomo è libero, in quanto che può fare una cosa e non farla, o farne una piuttosto che un'altra, come sentiamo bene in noi stessi.

65. Se l'uomo è libero, può fare anche il male?
L'uomo può, ossia è capace di fare anche il male; ma non lo deve fare, appunto perchè è male; la libertà deve usarsi solo per il bene.

66. Chi furono i primi uomini? I primi uomini furono Adamo ed Eva, creati immediatamente da Dio; tutti gli altri discendono da essi, che perciò son chiamati i progenitori degli uomini.

67. L'uomo fu creato debole e misero come ora siamo noi? L'uomo non fu creato debole e misero come ora siamo noi, ma in uno stato felice, con destino e con doni superiori alla natura umana.

68. L'uomo, qual destino ebbe da Dio? L'uomo ebbe da Dio l'altissimo destino di vedere e godere eternamente Lui, Bene infinito; e perchè questo è del tutto superiore alla capacità della natura, egli ebbe insieme, per raggiungerlo, una potenza soprannaturale che si chiama grazia.

69. Oltre la grazia, che altro aveva dato Dio all'uomo?
Oltre la grazia, Dio aveva dato all'uomo l'esenzione dal1e debolezze e miserie della vita e dalla necessità di morire, purché non avesse peccato, come purtroppo fece Adamo, il capo dell'umanità, gustando del frutto proibito.

70. Che peccato fu quello di Adamo? II peccato di Adamo fu un peccato grave di superbia e di disubbidienza.

71. Quali danni cagionò il peccato di Adamo? Il peccato di Adamo spogliò lui e tutti gli uomini della grazia e d'ogni altro dono soprannaturale, rendendoli soggetti al peccato, al demonio, alla morte, all'ignoranza, alle cattive inclinazioni e ad ogni altra miseria, ed escludendoli dal paradiso.

72. Come si chiama il peccato a cui Adamo assoggettò gli uomini con la sua colpa? Il peccato a cui Adamo assoggettò gli uomini con la sua colpa, si chiama originale, perchè, commesso al principio dell'umanità, si trasmette con la natura agli uomini tutti nella loro origine.

73. In che consiste il peccato originale?
II peccato originale consiste nella privazione della .grazia originale, che secondo la disposizione di Dio dovremmo avere ma non abbiamo, perché il capo dell'umanità con la sua disubbidienza ne privò sè e noi tutti, suoi discendenti.

74. Come mai il peccato originale è « volontario », e quindi colpa per noi?
Il peccato originale è volontario e quindi colpa per noi, solo perchè volontariamente lo commise Adamo quale capo dell'umanità; e perciò Dio non punisce, ma semplicemente non premia col paradiso chi abbia solo il peccato originale.

75. L'uomo, a causa del peccato originale, doveva rimaner escluso per sempre dal paradiso? L'uomo, a causa del peccato originale, doveva rimaner escluso per sempre dal paradiso, se Dio, per salvarlo, non avesse promesso e mandato dal cielo il proprio Figliuolo, cioè Gesù Cristo.

«La Chiesa deve pensare ai poveri e basta» mi disse uno, anche con una certa rabbia. «Guarda che la priorità della Chiesa è la conservazi...