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Pier Giorgio Frassati - 14



          Giulia Merlo teneva pensione in Via Giuseppe Verdi 12 ad alcuni studenti universitari e ricorda come Pier Giorgio, pur conoscendoli appena, quando mancavano di un libro, era lui a portarlo subito in prestito, anche se non glielo avevano chiesto e diceva: «tanto in casa l'ho doppio» in modo che non sembrasse la sua elemosina. E quelli accettavano senza poter capire se egli si privasse realmente di quel volume e se gli costasse poi fatica il procurarselo di nuovo. Ma a lui non interessava questo: egli era felice che quei giovani provenienti dalla campagna, con chi sa quali sacrifici da parte dei genitori, potessero studiare.

          Quando Lea Bersezio criticava la sua decisione di farsi ingegnere minerario rispondeva «E' bello signora, andare nelle miniere mi troverò con tutti gli operai (Pier Giorgio aveva scelto la facoltà di Ingegneria Mineraria proprio per stare vicino ai minatori, cioè quei lavoratori che stavano peggio di tutti, ndr)».


          Rammento ancora benissimo un pover'uomo dal naso grosso e rosso che ci capitava sempre di vedere dal balcone di corso Siccardi 55, seduto su di una panca del viale circondato da un nuvolo di bambini sporchissimi. Ricordo che a me fece soltanto impressione quell'uomo misero e come inebetito dalla sua stessa miseria, Pier Giorgio arrivò fino al punto di fermarlo mentre andavamo a scuola (si pensi a che cosa voleva dire a quei tempi e con la nostra educazione parlare con uno sconosciuto) e di dirgli di salire a casa nostra all'ora di colazione che nostro padre gli avrebbe trovato un posto per lavorare.
(Mio Fratello Pier Giorgio, La Carità, a cura di Luciana Frassati, II edizione, SEI editrice, pagg. 69, 72, 83)

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