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L’ateismo mascherato



Niente è così pericoloso per la nostra fede che l’ateismo mascherato. Niente è perso , se ce ne fosse il caso, con un ateismo rivoluzionario... non c’è nulla da attendere, non bisogna sperare nulla da un ateismo reazionario, da un ateismo borghese. E’ un ateismo senza scintilla…non si può attendere nulla, se non cenere e polvere… tra tutte le cause di mancanza la più ingiuriosa per la nostra fede, malauguratamente una delle più frequenti nel mondo moderno, la più pericolosa senza alcun dubbio, la più miserevole, la più laida, la più offensiva per la nostra fede, la più vergognosa anche, forse anche la sola vergognosa è evidentemente la vergogna… Vae tiepidis , sventura ai tiepidi. Vergogna ai vergognosi. Sventura e vergogna ai vergognosi. Qui non si tratta ancora di credere o di non credere… Si tratta di sapere qual è la sorgente profonda della mancanza di fede… Ora nessuna sorgente è vergognosa quanto la vergogna. E la paura. E di tutte le paure la più vergognosa è la paura del ridicolo, d’essere ridicolo, di sembrare ridicolo, la paura di passare per un imbecille... Vergogna a colui che rinnegherà la sua fede per non finire nel ridicolo, per non essere oggetto di sorriso, per non passare per un imbecille… Si tratta dell’uomo che non ha che un problema, che un pensiero: non far sorridere M. Anatole France. Si tratta dell’uomo che venderebbe il suo Dio per non essere ridicolo. Dell’uomo che ha terrore che trema, dello sventurato che trema per la paura di avere paura…per la paura di far sorridere uno degli àuguri del partito intellettuale… E’ l’uomo che il cui sguardo chiede perdono in anticipo per Dio; nei salotti.

(Charles Peguy,dai “Cahiers”)

Se avessi la disgrazia di non credere!

… Nelle mie lotte interne mi sono spesso domandato perché dovrei io essere triste, dovrei soffrire, sopportare a malincuore questo sacrificio? Ho forse io perso la Fede? No, grazie a Dio, la mia Fede è ancora abbastanza salda ed allora rinforziamo, rinsaldiamo questa che è l’unica Gioia, di cui uno possa essere pago in questo mondo. Ogni sacrificio vale solo per essa; poi, come cattolici, noi abbiamo un Amore che supera ogni altro e che dopo quello dovuto a Dio è immensamente bello, come bella è la nostra religione, Amore che ebbe per avvocato quell’Apostolo che lo predicò giornalmente in tutte le sue lettere ai vari Fedeli. La Carità, senza di cui, dice san Paolo, ogni altra virtù non vale. Essa sì che può essere di guida e d’indirizzo per tutta una vita, per tutto un programma. Essa con la Grazia di Dio può essere la meta a cui il mio animo può attendere. Ed allora noi al primo momento siamo sgomenti, perché è un programma bello, ma duro, pieno di spine e di poche rose, ma confidiamo nella Provvidenza Divina e nella Sua Misericordia. Il Papa Pio X di santa memoria raccomandava alla Gioventù la pratica della santa Comunione, ed io non posso che ringraziare ogni momento Iddio per avermi dato genitori, maestri, amici tutti, che tutti mi hanno incanalato per la via maestra della Fede. Pensa se in questo momento in cui l’animo mio attraversa questa crisi, io avessi la disgrazia di non credere; non varrebbe nulla vivere un istante di più e la morte sola sarebbe lenimento forse ad ogni soffrire umano. Ma invece, per chi crede le controversie della vita non sono oggetto di abbattimento, ma servono di emendamento e di richiamo energico a ricalcare la via, forse momentaneamente abbandonata…

(Pier Giorgio Frassati)

(Luciana Frassati, Pier Giorgio Frassati Lettere, a Isidoro Bonini, p.313)

Don Bosco / 6



«Il peccato è uno stuolo che ci fa venire più presto la morte addosso» (MB XII,133)

«Il Signore ci ha messi in questo mondo per gli altri» (MB VII,30)

«La sola frequenza ai sacramenti non è inizio di bontà» (MB XI,578)

«Le piccole croci della terra sopportate formeranno nuove corone di gloria in cielo» (MB IX,333)

«Non merita misericordia chi abusa della misericordia del Signore per offenderlo» (MB VI,442)

«Da tutte parti si vedono effetti straordinari prodotti da questa confidenza in Maria Ausiliatrice». (MB XIII,804)

D.Bosco ricambiava santamente i benefizi, aiutando i suoi benefattori ricchi a sormontare il tremendo ostacolo (delle ricchezze) (XVIII,303).

«Ogni veleno è meno fatale alla gioventù dei libri cattivi» (MB VII,292)

«Sedere, conversare, scherzare, ricrearsi, ecc. in modo che il nostro contegno rispecchi la bella virtù» (MB IX,710)

«Sovente noi l’udimmo lodare i lavori manuali come mezzo per conservare la sanità e la moralità» (MB I,358)

«Il superbo è odioso agli occhi di Dio e dispregevole dinanzi agli uomini» (MB IV,750)

«Due cose vi sono che non si combattono e non si vincono mai troppo: la nostra carne o gli umani rispetti» (MB VII,292)

«Le giaculatorie raccolgono in breve l’orazione vocale a la mentale» (MB IX,997)

«Suo motto: fare, patire, tacere» (MB XVIII,486)

«Dappertutto avrete pane, lavoro e paradiso» (MB XII,600)

«Le cose fanno gli uomini, non gli uomini le cose» (MB XIII,93)

«Compatito per le sue svariate occupazioni e preoccupazioni, rispondeva: non vi è cosa che più mi piaccia di questa» (MB IV,213)

«Le pillole più amare sono le migliori per la sanità» (MB VIII,448)


Di che colore sarà il cielo…


«Conosco bene l’uomo. Sono io che l’ho fatto. E’ uno strano essere... Gli si può chiedere ancora molto… Ma quel che non gli si può chiedere è un po’ di speranza. Un po’ di fiducia, un po’ di distensione. Un po’ di resa, un po’ di abbandono nelle mie mani. Un po’ di desistenza. Lui si irrigidisce sempre…. Ora tu notte, figlia mia, ci riesci, lo ottieni a volte questo… che si arrenda un po’ a me… Che distenda un po’ le sue povere membra stanche su un letto di riposo. Che la sua testa non funzioni. Funziona già troppo la sua testa. E lui crede che sia una cosa seria che la sua testa funzioni così… che le sue idee non girino e non sbattano più nella sua testa e non suonino più come semi di zucca… Non mi piace, dice Dio, l’uomo che non dorme. Quello che brucia di inquietudine e febbre. Sono favorevole, dice Dio, a che ogni sera si faccia l’esame di coscienza. E’ un buon esercizio. Ma insomma non bisogna torturarsi fino a perdere il sonno. A quell’ora la giornata è fatta e finita; non c’è più da rifarla. Non c’è più da tornarci… Ma a colui che la sera andando a letto fa piani per l’indomani. Costui non mi piace, dice Dio. Lo sciocco, non sa nemmeno come sarà fatto domani. Non conosce neanche di che colore sarà il cielo. Farebbe meglio a dire la sua preghiera. Colui che è nella mia mano come il bastone nella mano del viaggiatore, costui mi è gradito dice Dio. Colui che è nelle mie braccia come un neonato che ride e che non si preoccupa di niente… Costui mi è gradito dice Dio. Ma colui che fa dei calcoli, colui che in se stesso, nella sua testa, per l’indomani, lavora come un mercenario… (e detto fra noi come un imbecille) ebbene costui non mi è gradito affatto, dice Dio. Colui che si abbandona mi piace. Colui che non si abbandona non mi piace, è così semplice…».

(Charles Peguy, Il Mistero dei Santi innocenti)

Forse non mi hanno mai visto!

«Per le strade, nelle notti d'inverno, senza dimora, senza vestiti, senza pane, una voce mi stringeva il cuore gelato: "Eccoti, è la forza. Non sai né dove vai né perché vai, entra dappertutto, rispondi a tutto. Non ti ammazzeranno più che se fossi cadavere." Al mattino avevo lo sguardo così sperduto e il contegno così smorto, che quelli che ho incontrato forse non mi hanno visto. (Arthur Rimbaud, Cattivo Sangue, paragrafo V)».


«Ogni giorno di più comprendo qual grazia sia essere cattolici… Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere ma vivacchiareNoi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere…! (Pier Giorgio Frassati, Lettera a Isidoro Bonini, 27 febbraio 1925)».

Umiltà


Come santo Francesco puose frate Masseo allo ufficio della porta, della limosina e della cucina; poi a priego degli altri frati ne lo levò.


Santo Francesco, volendo aumiliare frate Masseo, acciò che per molti doni e grazie che Iddio gli dava non si levasse in vanagloria, ma per virtù della umiltà crescesse con essi di virtù in virtù, una volta ch'egli dimorava in luogo solitario con que' primi suoi compagni veramente santi, de' quali era il detto frate Masseo, disse un dì a frate Masseo dinanzi a tutti i compagni: “O frate Masseo, tutti questi tuoi compagni hanno la grazia della contemplazione e della orazione: ma tu hai la grazia della predicazione della parola di Dio a soddisfare al popolo. E però io voglio, acciò che costoro possano intendere alla contemplazione, che tu faccia l'ufficio della porta e della limosina e della cucina: e quando gli altri frati mangeranno, e tu mangerai fuori della porta del luogo, sicché a quelli che verranno al luogo, innanzi che picchino, tu soddisfaccia loro di qualche buone parole di Dio, sicché non bisogni niuno andare fuori allora altri che tu. E questo fa per lo merito di santa obbidienza”. Allora frate Masseo si trasse il cappaccio e inchinò il capo, e umilemente ricevette e perseguitò questa 0bbedienza per più dì, facendo l'ufficio della porta, della limosina e della cucina. Di che li compagni, come uomini alluminati da Dio, cominciarono a sentire ne' cuori loro grande rimordimento, considerando che frate Masseo era uomo di grande perfezione com'eglino o più, e a lui era posto tutto il peso del luogo e non a loro. Per la qual cosa eglino si mossono tutti di uno volere, e andarono a pregare il padre santo che gli piacesse distribuire fra loro quelli uffici, imperò che le loro coscienze per nessuno mondo poteano sostenere che frate Masseo portasse tante fatiche. Udendo cotesto, santo Francesco sì credette a' loro consigli e acconsenti alle loro volontà. E chiamato frate Masseo, sì gli disse: “Frate Masseo, li tuoi compagni vogliono fare parte degli uffici ch'io t'ho dati; e però io voglio che li detti uffici si dovidano”. Dice frate Masseo con grande umiltà e pazienza: “Padre, ciò che m'imponi, o di tutto o di parte, io il reputo fatto da Dio tutto”. Allora santo Francesco, vedendo la carità di coloro e la umiltà di frate Masseo, fece loro una predica maravigliosa e grande della santissima umiltà, ammaestrandoli che quanto maggiori doni e grazie ci dà Iddio, tanto noi dobbiamo esser più umili; imperò che sanza l'umiltà nessuna virtù è accettabile a Dio. E fatta la predica, distribuì gli uffici con grandissima carità.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
(Da I Fioretti di San Francesco di Assisi Capitolo XII).

Ciò che divide e ciò che unisce


Cosa ci divide dalle altre confessioni cristiane? Gesù vero Dio e vero uomo, la Trinità, l’Eucarestia, il Papa come capo della Chiesa successore diretto di San Pietro,… E cosa ci unisce? Non lo so, forse che siamo tutti fedeli a Gesù e vogliamo la pace

Spesso nei nostri ambienti si dice di vedere a ciò che ci unisce e non a ciò che ci divide. Frase bella e profonda senza dubbio. Ma spesso applicarla nella realtà diviene pericoloso. Come quando il moderno e socialisteggiante don Chichì disse al vecchio e attaccato alla Tradizione don Camillo nel libro di Guareschi “oggi bisogna dire pane al pane e vino al vino” e il buon curato di campagna gli fece notare schietto che è pericoloso parlare così quando il pane e il vino altro non è che il corpo e sangue di Cristo. La realtà e quello che si dice vanno sempre visti alla luce della fede per chi è cristiano, per chi non lo è non cambia nulla e questo discorso non lo interessa affatto. Bisogna anche saper dare un giudizio su tutto quello che sentiamo. Nelle preghiere dei fedeli di domenica scorsa dunque si è chiesto a Nostro Signore che tutte le diverse confessioni cristiane sappiano vedere più ciò che unisce che quello che divide e camminare insieme. Analizziamo allora quello che abbiamo domandato. Cosa ci divide dalle altre confessioni cristiane? Gesù vero Dio e vero uomo, la Trinità, l’Eucarestia, il Papa come capo della Chiesa successore diretto di San Pietro,… E cosa ci unisce? Non lo so, forse che siamo tutti fedeli a Gesù e vogliamo la pace. Siete allora d’accordo a obliterare ciò che ci divide? Non è invece troppo importante mantenere questo fermo e far capire a tutti quanto sia fondamentale? E’ davvero di grande interesse una comunione che non si fonda su Gesù vero Dio e vero uomo, sull’eucarestia… Mi sembra però che sta avvenendo un dialogo come quello fra don Chichì e don Camillo in cui il furore moderno vuole cancellare tutto il passato per ottenere una comunione che senza fondamenta è destinata a crollare su se stessa.

Il Pio

I giornali, gli "era ora"e le aperture

Le persone che in materia religiosa solitamente dicono “era ora” a ogni suon di apertura sono spesso quelli che a messa non ci vanno mai e non ne vogliono sapere di parrocchie, preti e faccende del genere. E continueranno a vivere così a ogni apertura presunta o reale. Ma sono i più fermi che rischiano di uscire.

Il Papa dice che farà una commissione per conoscere il ruolo delle diaconesse nei primi tempi cristiani e i giornali dicono che la Chiesa finalmente si apre alle donne e a breve ci saranno preti femmina. E la gente dice “era ora”. Ma il bello è che la gente che solitamente dice “era ora” è quella che a messa non ci va mai e non ne vuole sapere di parrocchie, preti e faccende del genere. Quelli che spesso più si accalorano delle presunte aperture sono proprie quella gente. E a messa poi non ci vanno ugualmente e restano dove erano. Tra quelli che dicono “era ora” ci sono anche tantissimi cristiani impegnati ma non so dove credono di arrivare intaccando dottrina e magistero bimillenari. Di qui si possono fare alcuni pensieri. I giornali non si sa cosa scrivono soprattutto in materia religiosa. Vi ricordate quando Benedetto XVI provò a citare una frase di un musulmano come fu girata dai giornali e TV per far dire al Santo Padre cose che nemmeno pensava contro quella religione e fini a far scoppiare violentissimi incidenti in molte parti del mondo? E chi li ripaga questi danni? Non so. Finora nessuno. La regola è che non fa notizia un cane che morde un uomo, ma un uomo che morde un cane. E poi le aperture. Ben vengano quando esse fanno in modo che più persone si innamorino di Gesù e della Chiesa, ma se servono solamente a quelli che stanno fuori a dire che ora la Chiesa la pensa come loro, senza nessuna novità in cuor loro, non devono essere a mio avviso le benvenute. Aprire le porte ma poi nessuno entra e quelli più attaccati alla dottrina e alla tradizione (cioè quelli più fermi, quelli pronti a dare la vita per la Chiesa) escono o si scandalizzano non si fa un buon affare, facendo due conti. Di aperture del genere ne stiamo sentendo tante anche da principi della Chiesa. E’ un momento difficile e ne usciremo. Ma a quale prezzo?
Il Pio

Fecisti nos ad te




«Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te».


Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te. 

(S.Agostino, Confess. 1, 1, 1)

L'unica vera gioia.



“Nel giorno della tua laurea ho provato come sono avere le parole di Sant'Agostino che dice: «Signore, il nostro cuore non ha pace, finché non riposa in Te». Infatti, stolto colui che va dietro le gioie del mondo perchè queste sono sempre passeggere e recano dolore, mentre l'unica vera gioia è quella che ci dà la Fede, quella che ci dà Cristo e i compagni amati. Specialmente attraverso questo potente vincolo resteranno sempre uniti anche se le contingenze della vita ci sbalestreranno lontano lontano".


(Lettera di Pier Giorgio Frassati all'amico Isidoro Bonini, da Luciana Frassati, Pier Giorgio Frassati, Lettere, Ed. Vita e Pensiero).

La base della nostra religione

«Ognuno di voi sa che base fondamentale della nostra religione è la Carità, senza di cui tutta la nostra religione crollerebbe, perché noi non saremmo veramente cattolici finché non adempiremo, ossia non conformeremo tutta la nostra vita ai due Comandamenti in cui sta l’Essenza della Fede cattolica: nell’amare Iddio con tutte le nostre forze e nell’amare il prossimo come noi stessi. E qui sta la dimostrazione esplicita che la Fede Cattolica si basa sul vero Amore... Colla Carità si semina negli uomini la Pace, ma non la pace del mondo, la Vera Pace che solo la Fede di Gesù Cristo ci può fare affratellandoci gli uni agli altri».

(P. Claudel, L’annuncio a Maria, Rizzoli, Milano 2001, p. 179).

Porca miseria!



Ormai siamo giunti al famoso cesto di mele, ma al contrario: non siamo più alla mela bacata che deve essere tolta per non bacare tutte le altre, ma a un intero cesto di mele bacate e se per caso ce ne mettiamo una buona tutte le altre la faranno marcire subito.


Succede che uno sente ogni giorno centinaia di notizie e le archivia in qualche modo in una memoria temporanea nel cervello. Poi succede anche che dopo un po’ di tempo una riaffiori e faccia dire al titolare del cervello «ma porca miseria!». Venendo in ufficio, dunque, dopo aver ascoltato l’ennesima notizia dell’ennesimo politico scorretto, mi sono ricordato che un po’ di tempo fa la Corte dei Conti aveva parlato del gravissimo fenomeno della corruzione in Italia, vedendolo come «pericolo più serio per la collettività», che porta a una «rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi», e poi il «malaffare imperversa» e di «effetti devastanti» della corruzione fino a definirla una «malattia epidemica». Non si può dire che ci siano andati leggeri. E qui è partito il «porca miseria!». Perché quelle cose non le hanno dette i soliti urlatori nelle trasmissioni TV intelligenti che dicono tutto quello che la gente vuole sentire, ma un Organo dello Stato. E se quello che hanno detto alla Corte dei Conti è frutto di uno studio che per quanto tale è per forza limitato, la realtà ci dovrebbe dire invece cose ben peggiori. “Dovrebbe”, condizionale, ma è verosimile che ce lo dica. La triste conclusione che tutti hanno in mente è che chi sta in alto non rispetta i patti con chi sta in basso e questo purtroppo significa che il sistema attuale è perverso e non funziona. E' vero che la corruzione c'è sempre stata anche ai tempi degli antichi romani e pure prima e non è una novità, ma allora non mentiamo e non parliamo più di sistema democratico, ma... corruzioncratico. Ormai siamo giunti al famoso cesto di mele, ma al contrario: non siamo più alla mela bacata che deve essere tolta per non bacare tutte le altre, ma a un intero cesto di mele bacate e se per caso ce ne mettiamo una buona tutte le altre la faranno marcire subito. E allora ripeto sempre la stessa cosa. Facciamogli fare le peggiori soverchierie a quelli lassù, tanto un giorno avranno il giusto quando dovranno rendicontare tutto a Nostro Signore. Noi da basso non possiamo fare nulla per cambiare il sistema attuale, per quanto possiamo pensare o fare, non riusciremo mai a rendere pure le mele bacate, anche mettendocene di buone e di buona volontà. Saranno messe sempre in quel famoso cesto. Solo possiamo non sostenere più tutto questo sistema, nel rispetto della legge si capisce, e costruire opere buone nel nostro territorio.

Il Pio

Senza Carità ogni altra virtù non vale



«La Fede è l'unica àncora di salvezza, ad essa bisogna aggrapparci fortemente: senza di essa cosa sarebbe di tutta la nostra vita?» 


29 gennaio 1925
. "Dura è la lotta, ma pur bisogna cercare di vincere e ritrovare la nostra piccola via di Damasco
(cioè la conversione, ndr) per poter marciare in essa verso quella Meta a cui tutti dobbiamo arrivare. Ancora un piccolo sforzo e poi anch’io avrò conseguito il tanto sospirato diploma, ma dopo v’è tutto un problema assai più arduo da risolvere su cui tutta la nostra responsabilità pesa gravemente. Saprò io risolvere questo grave problema? Avrò io la forza di arrivare? Certo la Fede unica àncora di salvezza ad essa bisogna aggrapparci fortemente: senza di essa cosa sarebbe di tutta la nostra vita? (…) Oggi nella lotta non posso che ringraziare Iddio. (…) Io ero fin a quest’età vissuto troppo materialmente ed ora bisogna che ritempri lo spirito per le future lotte perchè d'ora innanzi ogni giorno ogni ora sarà una nuova battaglia da combattere e una nuova vittoria da conquistare. (…) Mi dedicherò alla lettura di San Tommaso D'Aquino; così assorto in quelle meravigliose pagine ogni pensiero del mondo sarà morto ed io vivrò giorni lieti perchè esse solo danno al cuore quella gioia che non ha fine perchè non è umana ed è vera gioia. Un'altra cosa ci deve legare ed è l'Amore Santo, santo perchè esso è il Fuoco perenne che deve consumare un cuore cristiano; ad esso attingendo dobbiamo alimentarci perchè senza Carità ogni altra virtù non vale".

(Luciana Frassati, Pier Giorgio Frassati, Lettere, Ed. Vita e Pensiero)

Giusto quelli che servono

 Solo chi è vivo e cristiano può costruire il buono, spendendo la propria vita. I borghesi e i morti pensano solo a mantenere quello che c’è, nella paura di perdere quello che hanno, se dovesse soffiare un vento un po’ più forte. 


Mi chiedo spesso perché un tempo si costruivano opere straordinarie, chiese bellissime,… cattedrali: per secoli uomini lavoravano per la loro costruzione e molti di loro sapevano che non avrebbero mai visto la fine,... ci sono città il cui centro storico è stupendo, tutto umano, a misura d’uomo, ci si passa dentro molto volentieri, ammirando tutti i minimi scorci, così strani, diversi gli uni dagli altri,… anche le case dei poveri avevano la loro dignità e la loro umanità. Pensate che in molte di queste opere si ha avuto cura pure dei particolari che nessuno potrà mai vedere. Mi chiedo come possa essere che ora che abbiamo più soldi, più mezzi, più di tutto creiamo solo roba orrenda. Cose che durano pochissimo. Fatte male e senza cuore, realizzate con un’idea di uomo che potrebbe avere solo uno che ha al posto del cuore un salvadanaio. Voi partireste da casa vostra, fareste 800 kilometri per vedere il quartiere Monticelli di Ascoli Piceno? Fareste la stessa strada per vedere i palazzoni costruiti negli anni ’50? O le chiese moderne squadrate fuori come una fabbrica, disadorne e bianche dentro come un corridoio qualsiasi di una casa qualsiasi (e non come un corridoio che deve elevare la mente fino a Dio)? Ma di sicuro fareste anche più kilometri per vedere il centro di Roma, la Cattedrale di Notre Dame, il Duomo di Milano… La differenza è che prima la gente era cristiana ora no. Aveva un cuore e un desiderio di grande e di bello. Aveva un ideale che non si fermava al tetto, ma al più alto dei Cieli. La fede in Gesù scaldava il cuore le parole e i gesti. Poi sono arrivate le brave persone che hanno cercato di scristianizzare il popolo e in gran parte ci sono riusciti. E continuano. Ma il discorso non può finire qui. Non può essere la mia solo una lamentela che finisce qui. Dobbiamo portare frutto. Dobbiamo tornare cristiani. Dobbiamo riprendere in mano la corona del rosario, chiedere grazie alla Madonna,… parlare con coraggio a tutti della bellezza della fede... siamo rimasti in pochi, ma giusto quelli che il Signore ha ancora preservato, dunque siamo il numero esatto per ricostruire un mondo buono, dal basso (ben sappiamo che dall’alto potranno venire solo danni e rovine). Se questi argomenti hanno un effetto nel nostro cuore significa che non siamo morti: ma ancora vivi. E solo chi è vivo e cristiano può costruire il buono, spendendo la propria vita. I borghesi e i morti pensano solo a mantenere quello che c’è, nella paura di perdere quello che hanno, se dovesse soffiare un vento un po’ più forte. Molti vogliono solo mantenere, che non è costruire. Stiamo vicini a Gesù. Il cuore Lo desideri sopra ogni cosa, poi la strada da prendere sarà chiara.
Il Pio

Solo ipotesi irreali

Piccolo gregge, piccolo gregge…

 

Nei primi secoli della nostra Storia, l’Africa del Nord era cristiana (Sant’Agostino ad esempio, era delle parti dell’odierna Algeri e dunque anche Santa Monica, sua mamma che tanto penò per lui). Poi l’eresia ariana attaccò come un virus il cristianesimo, soprattutto di quella zona, e lo svuotò. Lo ammollò. Indebolì i popoli. E bastò una spallata. Ora l’Africa del Nord è in gran parte tutta musulmana. Oggi l’Italia si sta riempiendo di uomini e donne di quella religione. Un fatto nuovo, storicamente nuovo per il nostro Paese. Un esodo di popoli mai visto negli ultimi secoli. Quasi un’invasione legalizzata. Ora proviamo a fare solo delle ipotesi che però ritengo irreali. Che succederà se dal di dentro quelli volessero imporci la loro religione? Magari con la forza.(Potrebbe succedere e nella storia è successo). Saremo pronti a difendere la nostra Fede? Saremo pronti a morire per essa, come tanti martiri che ci hanno preceduto? Ho paura di no, perché viviamo un cristianesimo svuotato, debole, che deve piacere al mondo e poco importa se non dovesse piacere pure a Gesù. Anche qui gran parte di noi segue una religione erosa da un virus che la annacqua. La dottrina cristiana non viene insegnata per come è e molti pensano al cristianesimo come a qualcosa che non ha nulla a che fare con la vita e con la realtà. Poi ecumenismo, dialogo, accoglienza… sono divenuti valori assoluti, superiori, prioritari, a prescindere. E così basterà anche qui una spallata un po’ più forte delle altre da parte di chi non ha alcun interesse a dialogare e molti cederanno senza sapere di aver ceduto. Molti di noi vedranno anche di buon occhio seguire finalmente una nuova fede forte e assoluta che c’entra con la vita, dopo tanta blandizia e ateismo. Altre ipotesi irreali. Il mondo è in mano ai Potenti. Molti dei Potenti hanno il Petrolio e molti sono Arabi. Non è che l’invasione che vediamo da anni è stata …  per distruggere il …. Ma che dici o Pio? La demenza senile è in arrivo: la dietrologia lasciala a chi è più bravo di te; tu pensa alle cose spirituali come vuole la tua religione. Scusate la voce della censura politicamente corretta è intervenuta nel discorso e ha ragione… Piccolo gregge, piccolo gregge. Non praevalebunt!
Il Pio

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...