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Don Bosco / 8



 «Che cosa è il rispetto umano? Un mostro di cartapesta che non morde». (MB VIII,165) 

«Dimentica i servizi prestati e non i ricevuti» (MB III,617) 

«Parla poco degli altri e meno di te» (MB III,617) 

«Quelli che desiderano grazie da Maria Ausiliatrice aiutino le nostre Missioni e saranno sicuri di ottenerle» (MB XVIII,477.525)

«Si faccia economia in tutto, ma si faccia in modo che con gli ammalati nulla manchi» (MB X,1046)

«Due nemici hanno gli innocenti: le storte massime e i discorsi dei cattivi, e la concupiscenza» (MB XVII,727) 

«I guadagni del prete vogliono essere le anime e nulla più» (MB XI,240,517; XII,430,625)

«Quando i giovani sono sobrii, potranno fare molto profitto nella virtù» (MB XIII,432) 

«La nostra vita è così breve che abbiamo poco tempo per fare il bene» (Margherita, mamma di don Bosco) (MB I,77) 

«Se mi volete parlare dell’anima, venite e troverete sempre Don Bosco pronto ad ascoltarvi» (MB XVIII,177)

«Nelle fatiche e nei patimenti non si dimentichi che abbiamo un gran premio preparato in cielo»(Ricordi ai Missionari)(MB 11,389) 

«Finché ci manterremo poveri, la Provvidenza non ci verrà meno» (MB V,671)

«Procurate la nettezza e la decenza degli abiti, del letto e delle camere, ma farsi un grande studio per evitare la ricercatezza» (MB X,666)


«Si promuovano le nostre compagnie e non mai si cerchi di biasimarle.Il biasimo può farne un gran danno in colui che l’ascolta» (MB XII,606)

Uno, unico, irripetibile



Questo messaggio lo rivolgo ad ogni uomo; all’uomo; all’uomo, nella sua umanità. Natale è la festa dell’uomo. Nasce l’Uomo. Uno dei miliardi di uomini che sono nati, nascono e nasceranno sulla terra. L’uomo, un elemento componente della grande statistica. Non a caso Gesù è venuto al mondo nel periodo del censimento; quando un imperatore romano voleva sapere quanti sudditi contasse il suo paese. L’uomo, oggetto del calcolo, considerato sotto la categoria della quantità; uno fra miliardi. E nello stesso tempo, uno, unico e irripetibile. Se noi celebriamo così solennemente la nascita di Gesù, lo facciamo per testimoniare che ogni uomo è qualcuno, unico e irripetibile. Se le nostre statistiche umane, le catalogazioni umane, gli umani sistemi politici, economici e sociali, le semplici umane possibilità non riescono ad assicurare all’uomo che egli possa nascere, esistere e operare come un unico e irripetibile, allora tutto ciò glielo assicura Iddio. Per lui e di fronte a lui, l’uomo è sempre unico e irripetibile; qualcuno eternamente ideato ed eternamente prescelto; qualcuno chiamato e denominato con il proprio nome. Così come quel primo uomo, Adamo; e come quel nuovo Adamo, che nasce dalla Vergine Maria nella grotta di Betlemme: “lo chiamerai Gesù” (Lc 1, 31).

Christus natus est nobis, venite adoremus!


(Stralcio del Messaggio Urbi et Orbi di Giovanni Paolo II, S. Natale 1978)

I Clint Eastwood e il nostro cuore



«Vuole partecipare alla Colletta Alimentare? È per i poveri». Gli allungo il sacchetto. Quello, in silenzio, mi fissa negli occhi con lo sguardo di un pazzo assassino per diversi secondi. Per un attimo ho pensato «ora questo mi darà un pugno in faccia». Di gente strana c’è ne tanta in giro e di quelli che vedono i cristiani e quello che fanno, come fumo negli occhi, pure. Invece mi dice con voce tagliente alla Clint Eastwood «cosa posso prendere, cosa può servire?». Alla fine della spesa ci ha dato diversa roba. Stare alla Colletta Alimentare è sempre una bella esperienza, anche perché vieni a conoscere il modo di comportarsi di diverse persone e cosa passa nelle loro teste. Da quello che ti dice di essere lui più bisognoso degli altri ed esce col carrello stracolmo di roba, o quell’altro che sostiene che è tutta una fregatura. A quello che dice che la spesa per i poveri l’ha fatta ieri o la farà domani. Prima o dopo. Alla signora ingioiellata che dice che dovrebbero andare a lavorare, invece. Fino al signore che nemmeno ti guarda, o ti ridà il sacchetto,  o ti manda a quel paese... Ma una buona parte della gente che passa, il sacchetto lo prende e lo riempie, anche con poco. E quindi c’è quello che dice di essere disoccupato e divorziato da tempo, ma un pacco di pasta lo regala volentieri a chi sta peggio di lui. Quell’altro che si scusa perché non ha potuto prendere tanta roba come avrebbe voluto. Chi dice che finché si può, si dona con piacere, ma a breve saremo tutti poveri… E, a parte il Clint Eastwood delle parti nostre, buonissimo di cuore lui, ma duro e impenetrabile di facciata, quasi tutti hanno restituito il sacchetto con un sorriso aperto, segno di contentezza per quello che si è fatto, poi salutano e se ne vanno lieti; e pare che alcuni vorrebbero anche rimanere un altro po’... Davvero tanti ne ho visti, di tutte le età. E questo anche a me ha aperto il cuore. Dopo la Colletta Alimentare infatti, torno a casa sempre rincuorato e lieto: non solo per aver fatto, nel mio piccolo, una cosa utile, ma anche perché vedo gente contentissima nel dare agli altri.

Noi siamo così. Il nostro Cuore ci porta naturalmente a interessarci degli altri. A aiutare gli altri. Il Cuore è la parte più profonda e vera che abbiamo. Quella che ogni tanto ci chiama, ci rimprovera, ci sollecita... Il cuore non è il sentimento, il puro sentimentalismo, del “va dove ti porta il cuore”, del “me lo sento” o “non me lo sento”, “amore, amore”… Difficile da spiegare la differenza in poche righe, ma spero che la si intuisca con questi brevi esempi.

Non a caso infatti, siamo creature, non figli del caso, ma figli di Dio: voluti e pensati proprio così. Creati dunque, a Sua immagine e somiglianza. E così, potendoci fare come voleva, Lui ha messo un Cuore grande dentro a ciascuno di noi, un Cuore che tutti si sono resi conto di avere anche se per un solo secondo in tutta la vita. Ma ci ha fatti anche liberi, liberissimi, di fare tutto quello che vogliamo. Dalla bontà più assoluta e gratuita, alla perfidia più nera e tremenda. Ognuno è libero di fare il male o il bene. Amare o odiare. Vivere, vivacchiare, non vivere, uccidersi, uccidere... E anche di venire a patti con questo Cuore o di non ascoltarlo per niente e sommergerlo di tante vanità e immondizia. Come anche di ascoltare solo quello che fa più comodo o più piace. Come anche seguire quello che tutti seguono, cioè, ultimamente, quello che dice il Potere. Pensate, siamo usciti dalla dittatura del dittatore, per buttarci anima e corpo nella dittatura del pensiero unico. La prima ci fu imposta negli anni ‘20, la seconda dittatura la vogliamo seguire pervicacemente noi, ritenendola l’unica possibile e giusta. Ma di sicuro non è l’unica strada anche se la segue la maggioranza delle persone che poi, democraticamente, insulta e sberleffa tutti coloro che—pochi in realtà—vanno in una direzione differente. Il Clint Eastwood della Colletta quando si è accorto che poteva fare del bene e che questo era proprio quello che il suo Cuore gli diceva, lo ha fatto senza pensare a altro. E’ bastata infatti una frase di uno sconosciuto, mai visto e che probabilmente non vedrà più, con una pettorina gialla svolazzante addosso, perché il suo Cuore avesse l’occasione di sollecitarlo a fare qualcosa di buono. E per farlo stare contento (pur senza farlo vedere agli altri).

Siamo nel periodo natalizio: dunque è l’occasione per dire che la strada più bella da seguire, valida per tutta la vita e non per un periodo determinato (quando finisce la moda al potere) è quella che ci ha aperto Gesù che è venuto in terra proprio a dircela e a spiegarcela. Seguiamola senza paura, restiamo saldi nella Fede cattolica. Convertiamoci. Seguiamo Gesù che ci vuole bene e non il Potere che ci vuole solo schiavi. Il nostro Cuore preferisce sicuramente quella strada. Sicuramente saremo più contenti. E probabilmente ci salveremo l’anima.

Il Pio 


La torre di Siloe

Prendendo la parola, Gesù rispose: "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo".
(Dal Vangelo secondo Luca 13,1-9)

Non hanno bisogno dei nostri onori


I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. È chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.


A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perchè ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. È chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.

Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri.
Il primo desiderio, che la memoria dei santi suscita o stimola maggiormente in noi, è quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all'assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.
Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia.

Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell'anima la condizione di coloro che ci attendono.

Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità.

Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l'aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perchè una tale fame di gloria è tutt'altro che pericolosa.

Vi è un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati.
Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezze sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo.
Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio.
Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostro corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso.
Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perchè la speranza così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere.

Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate (Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 364-368)


Josè Sanchez Del Rio, un santo cristero


È stato dichiarato santo Josè Sanchez Del Rio, un giovanissimo cristero messicano, morto seviziato, in odio alla fede, gridando fino alla fine “W Cristo re! W la Madonna di Guadalupe!”


Domenica 16 ottobre scorso il Papa ha proclamato Santo Josè Sanchez Del Rio, un ragazzo messicano non ancora quindicenne, morto martire il 10 febbraio 1928. Il piccolo José faceva parte dell’esercito dei cosiddetti “cristeros”, i messicani di ogni classe e ceto sociale che nel 1926 insorsero in armi contro il governo del massone Plutarco Elias Calles che aveva soffocato la libertà religiosa dei cattolici, e che per tre anni tennero in scacco le superiori forze avversarie, in una guerra civile che causò circa 100 mila morti. José Sanchez Del Rio voleva poter combattere armi alla mano, ma a causa della giovane età dovette accontentarsi di fare l’aiutante di campo di un generale ribelle e poi il portabandiera. Partecipò però armato di fucile alla battaglia durante la quale il cavallo di un generale fu abbattuto e lui coraggiosamente gli diede il proprio. La battaglia si concluse con la sua cattura. Dopo averlo percosso e seviziato, i soldati gli strapparono la pelle delle piante dei piedi e vi gettarono sale. Poi lo fecero camminare a piedi scalzi fino al cimitero, e lì lo uccisero con un colpo di pistola mentre continuava a gridare «viva Cristo Re! Viva la Madonna di Guadalupe!». Il Papa lo ha proclamato santo perchè al ragazzino messicano sono stati riconosciuti due miracoli, il secondo dei quali avvenuto nel 2008: una bambina malata di Tbc e colpita da ictus guarì inspiegabilmente. La piccola Ximena Guadalupe Magallón Gálvez infatti non aveva «nessuna speranza di sopravvivere». I numerosi danni causati al suo fisico da un ictus l’avevano ridotta in fin di vita. Anche il suo cervello aveva subìto lesioni che i medici ritenevano irreparabili. Ma grazie all’intercessione di quel ragazzino messicano, Ximena Guadalupe è improvvisamente guarita. Oggetto di una guarigione inspiegabile, hanno detto i medici. Tanto da spingere la Chiesa cattolica a riconoscerne l’origine divina. Nel 2004 Giovanni Paolo II aveva emesso il decreto della sua beatificazione e l’anno seguente, sotto Benedetto XVI, era stato beatificato insieme ad altri 11 martiri assassinati negli anni della persecuzione religiosa in Messico «in odio alla fede», come ebbe cura di sottolineare il Papa, «cristiani attivamente impegnati nella difesa della libertà religiosa e della Chiesa». Papa Francesco nell’omelia del 16 ottobre in cui è stato canonizzato San Josè insieme a altri 6 beati ebbe a dire «I santi sono uomini e donne che entrano fino in fondo nel mistero della preghiera. Uomini e donne che lottano con la preghiera, lasciando pregare e lottare in loro lo Spirito Santo; lottano fino alla fine, con tutte le loro forze, e vincono, ma non da soli: il Signore vince in loro e con loro. Anche questi sette testimoni che oggi sono stati canonizzati, hanno combattuto la buona battaglia della fede e dell’amore con la preghiera. Per questo sono rimasti saldi nella fede, con il cuore generoso e fedele. Per il loro esempio e la loro intercessione, Dio conceda anche a noi di essere uomini e donne di preghiera; di gridare giorno e notte a Dio, senza stancarci; di lasciare che lo Spirito Santo preghi in noi, e di pregare sostenendoci a vicenda per rimanere con le braccia alzate, finché vinca la Divina Misericordia».

Il Pio

Vigilate


«Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi...»
(1Pietro 5)

La dissociazione moderna



«La dissociazione che si constata in molti tra la fede che professano e la loro vita quotidiana va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo... Non si crei perciò un’opposizione artificiale tra le attività professionali e sociali da una parte e la vita religiosa dall’altra».

(S.S. Paolo VI, costituzione apostolica Gaudium et Spes, n 43).

Ragione umana unico arbitro



“SILLABO” DEI PRINCIPALI ERRORI DELL’ETÀ NOSTRA 


I Non esiste niun Essere divino, supremo, sapientissimo, provvidentissimo, che sia distinto da quest’universo, e Iddio non è altro che la natura delle cose, e perciò va soggetto a mutazioni, e Iddio realmente vien fatto nell’uomo e nel mondo, e tutte le cose sono Dio ed hanno la sostanza stessissima di Dio; e Dio è una sola e stessa cosa con il mondo, e quindi si identificano parimenti tra loro, spirito e materia, necessità e libertà, vero e falso, bene e male, giusto ed ingiusto. Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

II. 
È da negare qualsiasi azione di Dio sopra gli uomini e il mondo. Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

III. La ragione umana è l’unico arbitro del vero e del falso, del bene e del male indipendentemente affatto da Dio; essa è legge a se stessa, e colle sue forze naturali basta a procurare il bene degli uomini e dei popoli. Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

IV. Tutte le verità religiose scaturiscono dalla forza nativa della ragione umana; laonde la ragione è la prima norma, per mezzo di cui l’uomo può e deve conseguire la cognizione di tutte quante le verità, a qualsivoglia genere esse appartengano. Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846. Encicl. Singulari quidem, 17 marzo 1856. Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862. 


XVIII. Il protestantesimo non è altro che una forma diversa della medesima vera religione cristiana, nella quale egualmente che nella Chiesa cattolica si può piacere a Dio. Encicl. Noscitis et Nobiscum, 8 dicembre 1849. IV - Socialismo, comunismo, società segreta

XL. La dottrina della Chiesa cattolica è contraria al bene ed agl’interessi della umana società. Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846. Alloc. Quibus quantisque, 20 aprile 1849.

XLV. L’intero regolamento delle pubbliche scuole, nelle quali è istruita la gioventù dello Stato, eccettuati solamente sotto qualche riguardo i Seminari vescovili, può e dev’essere attribuito all’autorità civile; e talmente attribuito, che non si riconosca in nessun’altra autorità il diritto di intromettersi nella disciplina delle scuole, nella direzione degli studi, nella collazione dei gradi, nella scelta e nell’approvazione dei maestri. Alloc. In Concistoriali, 1° novembre 1850. Alloc. Quibus luctuosissimis, 5 settembre 1851.

LXV. Non si può in alcun modo tollerare che Cristo abbia elevato il matrimonio alla dignità di Sacramento. Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

LXVII. Il vincolo del matrimonio non è indissolubile per diritto di natura, ed in vari casi può sancirsi per la civile autorità il divorzio propriamente detto. Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851. Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852. LXVIII.


(Stralci da “Sillabo” di S.S. Papa Pio IX. il Sillabo è un elenco di ottanta proposizioni che papa Pio IX pubblicò insieme all'enciclica Quanta cura nella ricorrenza della solennità dell'Immacolata Concezione, l'8 dicembre 1864. Nel Sillabo sono condannati il liberalismo, le vecchie eresie riproposte nelle idee del tempo, l'ateismo, l'indifferentismo ed altre proposizioni relative alla Chiesa ed alla società civile).

Vecchi e nuovi ideali



Nel mondo moderno ci dobbiamo confrontare prima di tutto con lo spettacolo straordinario di persone che cercano nuovi ideali perché non hanno provato i vecchi. Gli uomini non si sono stancati del Cristianesimo, non hanno conosciuto abbastanza Cristianesimo per stancarsene. Gli uomini non hanno consumato fino all'usura la giustizia politica, si sono consumati nell'attenderla.

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

Don Bosco / 7



«Guardatevi dalle cattive letture come da un mortale veleno delle vostre anime» (MB VIII,437)

«Facciamoci santi, se vogliamo che il mondo parli di noi» (MB XVII,557)

«In fatto di religione io sto col papa e col papa intendo di rimanere da buon cattolico sino alla morte» (MB VI,679)

«L’obbedienza innalza di merito tutte le azioni» (MB XII,459)

«Religione e ragione sono le due molle di tutto il mio sistema di educazione» (MB VII,761)

«Non ho mai visto alcuno che al punto di morte si lamentasse di aver fatto troppo bene» (MB VII,673)


«Le novene della Madre Celeste sono i giorni di propiziazione e di salute» (MB VII,824)

«Quando si tratta di salvare un’anima non temo alcuna conseguenza» (MB V,661)

«Sovente l’udimmo lodare i lavori manuali come mezzo per conservare la sanità e moralità». (MB I,358)

Né il dopo, né il prima, né il perché





Il terremoto è un gran brutta cosa. Viene all’improvviso, è imprevedibile. Può capitare in ogni luogo. Spesso arriva nel cuore della notte e ti svegli, trema tutto, e non sai cosa fare. E’ così. Dalle parti mie la scossa non ha provocato gravi danni, solo tanta paura. Poi vieni a sapere che tanti paesi che conoscevi bene, sono stati distrutti e tanti sono i morti rimasti sotto la macerie. E non si può fare nulla. Ci si chiede amaramente il perché, ma la risposta nessuno ce l’ha. Arrivano le massime cariche dello Stato e dicono che tutto sarà rimesso a posto. Arrivano le indagini delle Procure per vedere se ci sono i colpevoli. Di certo  alla fine tutto sarà rimesso a posto e i colpevoli saranno assicurati alla Giustizia... Speriamo bene. Ma altro ci deve preoccupare. 
*
Quello che deve far pensare un terremoto non è né il dopo, né il prima, né il perché. Sì anche quello, ma non solo. Tutti i morti, tutti i feriti, tutti gli sfollati la sera prima sono andati a dormire nella certezza assoluta che il domani sarebbe stato un giorno come quello appena trascorso. Di sicuro. Nessun dubbio. Ogni sera si va a dormire e ogni mattina ci si rialza per fare le cose che si fanno sempre. Questa è la regola. Tutto va bene e va avanti. Nessuno vuol pensare a altro. Gesù ci ha detto però che se il padrone di casa sapesse l’ora in cui arriverà il ladro non si farebbe scassinare la casa. L’ora in cui arriverà il ladro o il terremoto o qualunque altra cosa, nessuno la sa. Il fatto è che si deve stare sempre pronti: ogni giorno, ogni istante potrebbe essere l’ultimo. E questo non significa vivere depressi e tristi, ma il contrario. Significa vivere bene, eroicamente, dando l’esatto peso a ogni cosa, passando bene le giornate, evitando di cadere nel peccato, vivere cioè in grazia di Dio, sapendo che prima o poi dovremo presentarci davanti al Tribunale di  Dio. La Chiesa questo ce lo dice da sempre.
*
Oggi nessuno ci dice questo, la morte e la sofferenza devono essere nascosti altrimenti non si vive bene e spensierati. L’ideale borghese che in parte abbiamo tutti, è proprio una vita spensierata e tranquilla, in cui tutto è sotto controllo e in cui non ci si deve preoccupare di nulla. Ma la morte e la sofferenza ci sono e nessuno al mondo ce le può togliere e ci vengono a dire che la tranquillità e la spensieratezza sono sentimenti pericolosi che è bene evitare. E più che nasconderle allora è opportuno conviverci, vivendo di conseguenza, rinnegando quell’ideale borghese, falso e pericoloso, per abbracciare l’Ideale che è Gesù Cristo.
*
Terremoti, morte, sofferenza… in una visione pagana della vita sono una sfortuna, un disastro. In una visione cristiana della vita essi hanno un senso, perché se Dio ha creato così il mondo un motivo ci sarà. Un motivo buono di sicuro. Al momento incomprensibile, ma un motivo buono di sicuro.


Il Pio

Anche voi ve ne volete andare?

A me rimangono normalmente impresse pochissime frasi. Mi dimentico di tutto. Una frase che non ho dimenticato è quella che Papa Giovanni Paolo II pronunciò alla Giornata Mondiale dei Giovani del 2000, la sera del sabato. Io stavo lì pur non essendo propriamente un giovane, ma accompagnavo il gruppo. Commentando un passo del Vangelo in cui si narra che molti che Lo avevano seguito se ne stavano andando scandalizzati, dopo aver sentito che avrebbe dato loro da mangiare il suo corpo e da bere il suo sangue, Gesù dice agli apostoli «Forse anche voi volete andarvene?». E il Papa in quella sera tiepida e dolce, disse a tutti che quella domanda faceva un salto di duemila anni e arriva a ciascuno di noi. “Anche voi ve ne volete andare?”. E lo disse, mi è sembrato, con un tono quasi di dispiacere. Ogni giorno ognuno di noi è di fronte a essa. Il cristianesimo è un lotta quotidiana per restare saldi nella fede. Ogni giorno ognuno è libero di restare e andare via. Il fatto è che basta un’occasione, una porta aperta, un sorriso, un problema… e la strada può cambiare. E uno può andar via. Ogni momento può accadere e mai possiamo essere sicuri di noi stessi. Gesù ci vuole con Lui, ma liberi. Liberi di seguire la Sua strada in quanto consapevoli che essa ci porta proprio al punto dove dobbiamo andare. Liberi come Pietro che a nome di tutti, a quella domanda rispose: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna». Signore dove possiamo andare, in qualunque altra strada ci perderemmo e non saremmo contenti. Noi vogliamo stare con te. Però donaci la Grazia di poterlo fare.
Il Pio

Fides ex auditu


Il mio amico don Giuseppe spesso mi riferiva un detto di San Paolo. «Fides ex auditu». Lo diceva toccandosi sempre con l’indice l’orecchio. La fede passa attraverso l’ascolto. E ripensando alla mia vita debbo dire che è vero. Se nessuno mi avesse parlato chiaramente, la mia fede sarebbe stata inesistente, inconsistente. Probabilmente essa sarebbe stata più il frutto di un'intuizione personale, di un ragionamento che una vera e propria fede. Io devo ringraziare chi ha perso tempo con me. Fides ex auditu, dunque. C’è bisogno di chi parla. C’è bisogno di maestri, buoni, consapevoli. Dove trovarli? Ce ne sono, pochi, ma ce ne sono. Insegnare è anche un’opera di misericordia spirituale. Ma oggi il modo di pensare, il senso comune, porta a ritenere che “essere chiari” significa indottrinamento o mancanza di apertura e “avere certezze” è un disvalore. Capite allora il caos che regna? Ognuno di noi ha bisogno di punti fermi perché senza di essi la direzione della nostra vita non è chiara e il rischio di perdersi è alto. La fede ha a che fare sia con la nostra vita quotidiana che con la salvezza dell’anima (se non fosse così che fede sarebbe?). Dunque certezza e chiarezza sono fondamentali. E Gesù stesso diceva di essere la Verità e dunque andargli dietro significa andare dietro alla Verità. La Verità in quanto tale è una sola e non ce ne possono essere altre. Sarebbe una contraddizione. Ma fides ex auditu. Ci vuole qualcuno che dica con chiarezza. Ma se c’è qualcuno che parla è necessario che ci sia anche chi ascolti bene. Consapevole di aver bisogno di essere istruito. C’è bisogno di maestri buoni e c’è bisogno di un popolo che ascolti e si faccia educare.

Il Pio

Esseri di un altro pianeta



Ora la vita di un santo è «eccezionale» e straordinaria soltanto nella sua appartenenza a Cristo e nella profonda esperienza del proprio limite e della propria dipendenza da lui. 

Abituati a un’immagine della santità che s’identifica con una vita calata nello straordinario, siamo sempre alla ricerca del sensazionale nella vita dei santi, rischiando di allontanarli definitivamente dalla nostra esistenza e di considerarli esseri di un altro pianeta o quasi... Ora la vita di un santo è «eccezionale» e straordinaria soltanto nella sua appartenenza a Cristo e nella profonda esperienza del proprio limite e della propria dipendenza da lui. Il santo è colui che più acutamente e drammaticamente ha coscienza della propria miseria e di conseguenza cerca in Cristo la grazia del perdono. Leggendo le lettere di Pier Giorgio si rimane colpiti dall’acuta coscienza che aveva della fede che aveva incontrato: «La fede datami dal Battesimo mi suggerisce con voce sicura: “Da te solo non farai nulla, ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione allora arriverai fino alla fine”. Ed appunto ciò vorrei poter fare, e prendere come massima il detto di sant’Agostino: “Signore, il nostro cuore non è tranquillo finché non riposa in Te”». 

(Primo Soldi, Pier Giorgio Frassati l’amico degli ultimi, ed. Elledici)

Il cellulare


«Dio non ti cerca sul cellulare, lo puoi spegnere!»


Una volta stavo in vacanza con la famiglia e i miei figli erano piccoli. Il proprietario dell’agriturismo mi disse che si stupiva tanto perché vedeva che i miei figli giocavano normalmente e non passavano il loro tempo invece dentro al cellulare o a diavolerie simili, come vedeva fare dagli altri bambini. 

Il cellulare oggi viene regalato prestissimo a un bambino e non mi pare una faccenda molto educativa. 
Venticinque anni fa il cellulare era una faccenda per pochi. Chi ce l’aveva era guardato con tanta ammirazione e stupore quasi come chi possedeva una Porsche. Poi si sono diffusi piano piano. Erano grandi come citofoni e si poteva solo telefonare al massimo mandare i messaggi e fare qualche gioco. Mi ricordo quando una volta un cellulare trillò di domenica durante la messa di mezzogiorno. Tutti si sono fermati. Ma allora era uno solo a averlo, fra tutti, un medico peraltro, chiamato per un'urgenza. Dopo la messa tra di noi c’è chi parteggiava per il dottore e chi era rimasto scandalizzato per una simile maleducazione. Poi i telefonini si sono diffusi, rimpiccioliti e sono aumentate le funzioni. E sono cominciati a comparire davanti alle chiese i cartelli più o meno minacciosi per chi lascia acceso il cellulare. Bellissimo e dolcissimo invece il cartello che una volta ho visto davanti a una Chiesa: «Dio non ti cerca sul cellulare, lo puoi spegnere!». Quella frase chiariva tutto. Poi sono arrivati i cellulari che fanno tutto, ma proprio tutto e le mamme di ogni risma che li regalano ai propri figli a cui hanno appena tolto il pannolone; ma senza porsi la domanda «a cosa gli serve? Farà bene alla sua crescita quel telefonino? Non sarà meglio che gioca come giocavo io da bambina?...». «Lo fanno tutti, ce l'hanno tutti, come si fa a non regalarglielo?» è solitamente la risposta. Ma quella era una domanda educativa a un problema educativo. E “problema” è un termine che nessuno vuole affrontare e “educativo” è un termine che è sconosciuto e incomprensibile. Ma oggi il problema dell’educazione passa anche per quelle domande. Chi ha il coraggio di educare? Chi ha il coraggio di non fare tutto quello che fanno tutti? Il problema di tutto è sempre lo stesso: l’oblio di Dio nel nostro cuore e nella società. Senza Dio si vive senza grandi ideali. E ci resta solo quello borghese della tranquillità e del proprio orticello da curare e che tutti e tutto il resto ne stiano fuori, per favore, e i bambini fino a che sono piccoli sono carini, poi da grandi sono scocciature. Ma senza educazione la società muore.
Il Pio

Il denaro e il serpente velenoso


Passava una volta l'uomo di Dio con un compagno attraverso la Puglia e, presso Bari, s'imbatté sulla strada in una gran borsa, chiamata fonda dai commercianti, gonfia di monete. Il compagno richiama l'attenzione del Santo e con insistenza vorrebbe indurlo a prendere da terra la borsa, per darne il denaro ai poveri. Esalta la pietà per i poveri e loda l'opera di misericordia che si compirebbe elargendo quella somma. Il Santo si rifiuta assolutamente e afferma che è una astuzia del diavolo. «Non si deve, figlio,--dice--portare via ciò che è di altri. Donare la roba altrui non merita gloria, ma va punito perché è peccato». Si allontanano poi presi dalla fretta di terminare il viaggio iniziato. Ma il compagno, deluso nella sua pietà poco illuminata, non è contento e insiste nel proporre la trasgressione. Il Santo accetta di ritornare sul luogo, non per fare quanto il frate desidera, ma per mostrare a quello stolto il mistero di Dio. Chiama un giovane, che era seduto sull'orlo di un pozzo lungo la strada, affinché sulla parola di due o tre testimoni si manifesti il segreto della Trinità. E ritornati tutti e tre alla fonda, la vedono rigonfia di denaro.Il Santo ordina che nessuno si avvicini, per poter manifestare con la preghiera l'astuzia del demonio e, portatosi a un tiro di sasso, si immerge in devota preghiera. Poi ritornato ordina al compagno di sollevare la borsa, che in seguito al suo pregare racchiudeva un serpente in vece del denaro. Il frate trema sconcertato, e preso non so da quale presentimento, rivolge nell'animo pensieri ben diversi da prima. Ma infine, allontanando ogni dubbiosità del cuore per rispetto alla santa obbedienza, afferra la borsa. Ed ecco, un grosso serpente sguscia dalla borsa e rende palese al frate l'inganno diabolico. Concluse il Santo: «Il denaro, o fratello, per i servi di Dio non è altro che il diavolo ed un serpente velenoso».
(Da Le Fonti Francescane VITA SECONDA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI di Tommaso da Celano)

Venerdì pesce…



Un tempo Carosello era un’Istituzione. Si andava a dormire dopo Carosello. Si parlava con le frasi di Carosello. Erano sempre pubblicità come quelle di oggi, ma con un quid pluris, un qualcosa di più, di oltre rispetto a quelle incomprensibili di oggi. Quella generazione non ha mai dimenticato Carosello. C’era un breve racconto che cambiava sempre e si concludeva con la pubblicità. Erano réclame che duravano qualche minuto. Una di queste era sul tonno. Dopo il racconto una signora normale, vestita normale, diceva sempre «e venerdì (tirava su un tonno)… pesce!» buttava ridendo il tonno e faceva vedere la scatoletta reclamizzata. Il fatto da notare è che diceva che il venerdì si mangia di consuetudine il pesce e si rinuncia alla carne, senza che nessuno allora, erano gli inizi degli anni settanta, si poneva domande o aveva dubbi interpretativi o qualcosa da ridire. Infatti il fatto del “venerdì pesce” deriva pienamente dalla tradizione cristiana; in memoria della morte di Gesù che è avvenuta proprio in giorno di venerdì. Di venerdì Gesù è morto crudelmente per noi, per la nostra salvezza e da sempre la cristianità ha ricordato quel giorno come particolare, diverso dagli altri. Un modo per ricordare era proprio evitare carne e mangiare pesce. E l’eco cristiano allora c’era ancora e si capiva quella frase. All’inizio degli anni settanta però era ormai in pieno corso la demistificazione, la scristianizzazione, la eliminazione della tradizione, del bello e del sentimento della fede cristiana. Oggi se ci fosse una pubblicità in cui l’attrice, necessariamente bellissima e abbronzata, vestita da fotomodella, dicesse «e venerdì… pesce» pochissimi capirebbero il perchè o chissà cosa capirebbero. Molti penserebbero a una frase a effetto, ma di bassissimo livello, di scarso impatto emotivo che puzza di vecchio. Di sicuro il prodotto non verrebbe acquistato e il pubblicitario licenziato. Ci dispiace per il prodotto e per il pubblicitario, ma ci spiace molto di più che venti secoli di bella tradizione cristiana sono stati dimenticati in pochi anni. Ma si può sempre recuperare e qualcuno lo sta facendo.
Il Pio

L’ateismo mascherato



Niente è così pericoloso per la nostra fede che l’ateismo mascherato. Niente è perso , se ce ne fosse il caso, con un ateismo rivoluzionario... non c’è nulla da attendere, non bisogna sperare nulla da un ateismo reazionario, da un ateismo borghese. E’ un ateismo senza scintilla…non si può attendere nulla, se non cenere e polvere… tra tutte le cause di mancanza la più ingiuriosa per la nostra fede, malauguratamente una delle più frequenti nel mondo moderno, la più pericolosa senza alcun dubbio, la più miserevole, la più laida, la più offensiva per la nostra fede, la più vergognosa anche, forse anche la sola vergognosa è evidentemente la vergogna… Vae tiepidis , sventura ai tiepidi. Vergogna ai vergognosi. Sventura e vergogna ai vergognosi. Qui non si tratta ancora di credere o di non credere… Si tratta di sapere qual è la sorgente profonda della mancanza di fede… Ora nessuna sorgente è vergognosa quanto la vergogna. E la paura. E di tutte le paure la più vergognosa è la paura del ridicolo, d’essere ridicolo, di sembrare ridicolo, la paura di passare per un imbecille... Vergogna a colui che rinnegherà la sua fede per non finire nel ridicolo, per non essere oggetto di sorriso, per non passare per un imbecille… Si tratta dell’uomo che non ha che un problema, che un pensiero: non far sorridere M. Anatole France. Si tratta dell’uomo che venderebbe il suo Dio per non essere ridicolo. Dell’uomo che ha terrore che trema, dello sventurato che trema per la paura di avere paura…per la paura di far sorridere uno degli àuguri del partito intellettuale… E’ l’uomo che il cui sguardo chiede perdono in anticipo per Dio; nei salotti.

(Charles Peguy,dai “Cahiers”)

Se avessi la disgrazia di non credere!

… Nelle mie lotte interne mi sono spesso domandato perché dovrei io essere triste, dovrei soffrire, sopportare a malincuore questo sacrificio? Ho forse io perso la Fede? No, grazie a Dio, la mia Fede è ancora abbastanza salda ed allora rinforziamo, rinsaldiamo questa che è l’unica Gioia, di cui uno possa essere pago in questo mondo. Ogni sacrificio vale solo per essa; poi, come cattolici, noi abbiamo un Amore che supera ogni altro e che dopo quello dovuto a Dio è immensamente bello, come bella è la nostra religione, Amore che ebbe per avvocato quell’Apostolo che lo predicò giornalmente in tutte le sue lettere ai vari Fedeli. La Carità, senza di cui, dice san Paolo, ogni altra virtù non vale. Essa sì che può essere di guida e d’indirizzo per tutta una vita, per tutto un programma. Essa con la Grazia di Dio può essere la meta a cui il mio animo può attendere. Ed allora noi al primo momento siamo sgomenti, perché è un programma bello, ma duro, pieno di spine e di poche rose, ma confidiamo nella Provvidenza Divina e nella Sua Misericordia. Il Papa Pio X di santa memoria raccomandava alla Gioventù la pratica della santa Comunione, ed io non posso che ringraziare ogni momento Iddio per avermi dato genitori, maestri, amici tutti, che tutti mi hanno incanalato per la via maestra della Fede. Pensa se in questo momento in cui l’animo mio attraversa questa crisi, io avessi la disgrazia di non credere; non varrebbe nulla vivere un istante di più e la morte sola sarebbe lenimento forse ad ogni soffrire umano. Ma invece, per chi crede le controversie della vita non sono oggetto di abbattimento, ma servono di emendamento e di richiamo energico a ricalcare la via, forse momentaneamente abbandonata…

(Pier Giorgio Frassati)

(Luciana Frassati, Pier Giorgio Frassati Lettere, a Isidoro Bonini, p.313)

Don Bosco / 6



«Il peccato è uno stuolo che ci fa venire più presto la morte addosso» (MB XII,133)

«Il Signore ci ha messi in questo mondo per gli altri» (MB VII,30)

«La sola frequenza ai sacramenti non è inizio di bontà» (MB XI,578)

«Le piccole croci della terra sopportate formeranno nuove corone di gloria in cielo» (MB IX,333)

«Non merita misericordia chi abusa della misericordia del Signore per offenderlo» (MB VI,442)

«Da tutte parti si vedono effetti straordinari prodotti da questa confidenza in Maria Ausiliatrice». (MB XIII,804)

D.Bosco ricambiava santamente i benefizi, aiutando i suoi benefattori ricchi a sormontare il tremendo ostacolo (delle ricchezze) (XVIII,303).

«Ogni veleno è meno fatale alla gioventù dei libri cattivi» (MB VII,292)

«Sedere, conversare, scherzare, ricrearsi, ecc. in modo che il nostro contegno rispecchi la bella virtù» (MB IX,710)

«Sovente noi l’udimmo lodare i lavori manuali come mezzo per conservare la sanità e la moralità» (MB I,358)

«Il superbo è odioso agli occhi di Dio e dispregevole dinanzi agli uomini» (MB IV,750)

«Due cose vi sono che non si combattono e non si vincono mai troppo: la nostra carne o gli umani rispetti» (MB VII,292)

«Le giaculatorie raccolgono in breve l’orazione vocale a la mentale» (MB IX,997)

«Suo motto: fare, patire, tacere» (MB XVIII,486)

«Dappertutto avrete pane, lavoro e paradiso» (MB XII,600)

«Le cose fanno gli uomini, non gli uomini le cose» (MB XIII,93)

«Compatito per le sue svariate occupazioni e preoccupazioni, rispondeva: non vi è cosa che più mi piaccia di questa» (MB IV,213)

«Le pillole più amare sono le migliori per la sanità» (MB VIII,448)


Di che colore sarà il cielo…


«Conosco bene l’uomo. Sono io che l’ho fatto. E’ uno strano essere... Gli si può chiedere ancora molto… Ma quel che non gli si può chiedere è un po’ di speranza. Un po’ di fiducia, un po’ di distensione. Un po’ di resa, un po’ di abbandono nelle mie mani. Un po’ di desistenza. Lui si irrigidisce sempre…. Ora tu notte, figlia mia, ci riesci, lo ottieni a volte questo… che si arrenda un po’ a me… Che distenda un po’ le sue povere membra stanche su un letto di riposo. Che la sua testa non funzioni. Funziona già troppo la sua testa. E lui crede che sia una cosa seria che la sua testa funzioni così… che le sue idee non girino e non sbattano più nella sua testa e non suonino più come semi di zucca… Non mi piace, dice Dio, l’uomo che non dorme. Quello che brucia di inquietudine e febbre. Sono favorevole, dice Dio, a che ogni sera si faccia l’esame di coscienza. E’ un buon esercizio. Ma insomma non bisogna torturarsi fino a perdere il sonno. A quell’ora la giornata è fatta e finita; non c’è più da rifarla. Non c’è più da tornarci… Ma a colui che la sera andando a letto fa piani per l’indomani. Costui non mi piace, dice Dio. Lo sciocco, non sa nemmeno come sarà fatto domani. Non conosce neanche di che colore sarà il cielo. Farebbe meglio a dire la sua preghiera. Colui che è nella mia mano come il bastone nella mano del viaggiatore, costui mi è gradito dice Dio. Colui che è nelle mie braccia come un neonato che ride e che non si preoccupa di niente… Costui mi è gradito dice Dio. Ma colui che fa dei calcoli, colui che in se stesso, nella sua testa, per l’indomani, lavora come un mercenario… (e detto fra noi come un imbecille) ebbene costui non mi è gradito affatto, dice Dio. Colui che si abbandona mi piace. Colui che non si abbandona non mi piace, è così semplice…».

(Charles Peguy, Il Mistero dei Santi innocenti)

Forse non mi hanno mai visto!

«Per le strade, nelle notti d'inverno, senza dimora, senza vestiti, senza pane, una voce mi stringeva il cuore gelato: "Eccoti, è la forza. Non sai né dove vai né perché vai, entra dappertutto, rispondi a tutto. Non ti ammazzeranno più che se fossi cadavere." Al mattino avevo lo sguardo così sperduto e il contegno così smorto, che quelli che ho incontrato forse non mi hanno visto. (Arthur Rimbaud, Cattivo Sangue, paragrafo V)».


«Ogni giorno di più comprendo qual grazia sia essere cattolici… Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere ma vivacchiareNoi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere…! (Pier Giorgio Frassati, Lettera a Isidoro Bonini, 27 febbraio 1925)».

Umiltà


Come santo Francesco puose frate Masseo allo ufficio della porta, della limosina e della cucina; poi a priego degli altri frati ne lo levò.


Santo Francesco, volendo aumiliare frate Masseo, acciò che per molti doni e grazie che Iddio gli dava non si levasse in vanagloria, ma per virtù della umiltà crescesse con essi di virtù in virtù, una volta ch'egli dimorava in luogo solitario con que' primi suoi compagni veramente santi, de' quali era il detto frate Masseo, disse un dì a frate Masseo dinanzi a tutti i compagni: “O frate Masseo, tutti questi tuoi compagni hanno la grazia della contemplazione e della orazione: ma tu hai la grazia della predicazione della parola di Dio a soddisfare al popolo. E però io voglio, acciò che costoro possano intendere alla contemplazione, che tu faccia l'ufficio della porta e della limosina e della cucina: e quando gli altri frati mangeranno, e tu mangerai fuori della porta del luogo, sicché a quelli che verranno al luogo, innanzi che picchino, tu soddisfaccia loro di qualche buone parole di Dio, sicché non bisogni niuno andare fuori allora altri che tu. E questo fa per lo merito di santa obbidienza”. Allora frate Masseo si trasse il cappaccio e inchinò il capo, e umilemente ricevette e perseguitò questa 0bbedienza per più dì, facendo l'ufficio della porta, della limosina e della cucina. Di che li compagni, come uomini alluminati da Dio, cominciarono a sentire ne' cuori loro grande rimordimento, considerando che frate Masseo era uomo di grande perfezione com'eglino o più, e a lui era posto tutto il peso del luogo e non a loro. Per la qual cosa eglino si mossono tutti di uno volere, e andarono a pregare il padre santo che gli piacesse distribuire fra loro quelli uffici, imperò che le loro coscienze per nessuno mondo poteano sostenere che frate Masseo portasse tante fatiche. Udendo cotesto, santo Francesco sì credette a' loro consigli e acconsenti alle loro volontà. E chiamato frate Masseo, sì gli disse: “Frate Masseo, li tuoi compagni vogliono fare parte degli uffici ch'io t'ho dati; e però io voglio che li detti uffici si dovidano”. Dice frate Masseo con grande umiltà e pazienza: “Padre, ciò che m'imponi, o di tutto o di parte, io il reputo fatto da Dio tutto”. Allora santo Francesco, vedendo la carità di coloro e la umiltà di frate Masseo, fece loro una predica maravigliosa e grande della santissima umiltà, ammaestrandoli che quanto maggiori doni e grazie ci dà Iddio, tanto noi dobbiamo esser più umili; imperò che sanza l'umiltà nessuna virtù è accettabile a Dio. E fatta la predica, distribuì gli uffici con grandissima carità.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
(Da I Fioretti di San Francesco di Assisi Capitolo XII).

Ciò che divide e ciò che unisce


Cosa ci divide dalle altre confessioni cristiane? Gesù vero Dio e vero uomo, la Trinità, l’Eucarestia, il Papa come capo della Chiesa successore diretto di San Pietro,… E cosa ci unisce? Non lo so, forse che siamo tutti fedeli a Gesù e vogliamo la pace

Spesso nei nostri ambienti si dice di vedere a ciò che ci unisce e non a ciò che ci divide. Frase bella e profonda senza dubbio. Ma spesso applicarla nella realtà diviene pericoloso. Come quando il moderno e socialisteggiante don Chichì disse al vecchio e attaccato alla Tradizione don Camillo nel libro di Guareschi “oggi bisogna dire pane al pane e vino al vino” e il buon curato di campagna gli fece notare schietto che è pericoloso parlare così quando il pane e il vino altro non è che il corpo e sangue di Cristo. La realtà e quello che si dice vanno sempre visti alla luce della fede per chi è cristiano, per chi non lo è non cambia nulla e questo discorso non lo interessa affatto. Bisogna anche saper dare un giudizio su tutto quello che sentiamo. Nelle preghiere dei fedeli di domenica scorsa dunque si è chiesto a Nostro Signore che tutte le diverse confessioni cristiane sappiano vedere più ciò che unisce che quello che divide e camminare insieme. Analizziamo allora quello che abbiamo domandato. Cosa ci divide dalle altre confessioni cristiane? Gesù vero Dio e vero uomo, la Trinità, l’Eucarestia, il Papa come capo della Chiesa successore diretto di San Pietro,… E cosa ci unisce? Non lo so, forse che siamo tutti fedeli a Gesù e vogliamo la pace. Siete allora d’accordo a obliterare ciò che ci divide? Non è invece troppo importante mantenere questo fermo e far capire a tutti quanto sia fondamentale? E’ davvero di grande interesse una comunione che non si fonda su Gesù vero Dio e vero uomo, sull’eucarestia… Mi sembra però che sta avvenendo un dialogo come quello fra don Chichì e don Camillo in cui il furore moderno vuole cancellare tutto il passato per ottenere una comunione che senza fondamenta è destinata a crollare su se stessa.

Il Pio

I giornali, gli "era ora"e le aperture

Le persone che in materia religiosa solitamente dicono “era ora” a ogni suon di apertura sono spesso quelli che a messa non ci vanno mai e non ne vogliono sapere di parrocchie, preti e faccende del genere. E continueranno a vivere così a ogni apertura presunta o reale. Ma sono i più fermi che rischiano di uscire.

Il Papa dice che farà una commissione per conoscere il ruolo delle diaconesse nei primi tempi cristiani e i giornali dicono che la Chiesa finalmente si apre alle donne e a breve ci saranno preti femmina. E la gente dice “era ora”. Ma il bello è che la gente che solitamente dice “era ora” è quella che a messa non ci va mai e non ne vuole sapere di parrocchie, preti e faccende del genere. Quelli che spesso più si accalorano delle presunte aperture sono proprie quella gente. E a messa poi non ci vanno ugualmente e restano dove erano. Tra quelli che dicono “era ora” ci sono anche tantissimi cristiani impegnati ma non so dove credono di arrivare intaccando dottrina e magistero bimillenari. Di qui si possono fare alcuni pensieri. I giornali non si sa cosa scrivono soprattutto in materia religiosa. Vi ricordate quando Benedetto XVI provò a citare una frase di un musulmano come fu girata dai giornali e TV per far dire al Santo Padre cose che nemmeno pensava contro quella religione e fini a far scoppiare violentissimi incidenti in molte parti del mondo? E chi li ripaga questi danni? Non so. Finora nessuno. La regola è che non fa notizia un cane che morde un uomo, ma un uomo che morde un cane. E poi le aperture. Ben vengano quando esse fanno in modo che più persone si innamorino di Gesù e della Chiesa, ma se servono solamente a quelli che stanno fuori a dire che ora la Chiesa la pensa come loro, senza nessuna novità in cuor loro, non devono essere a mio avviso le benvenute. Aprire le porte ma poi nessuno entra e quelli più attaccati alla dottrina e alla tradizione (cioè quelli più fermi, quelli pronti a dare la vita per la Chiesa) escono o si scandalizzano non si fa un buon affare, facendo due conti. Di aperture del genere ne stiamo sentendo tante anche da principi della Chiesa. E’ un momento difficile e ne usciremo. Ma a quale prezzo?
Il Pio

Fecisti nos ad te




«Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te».


Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te. 

(S.Agostino, Confess. 1, 1, 1)

L'unica vera gioia.



“Nel giorno della tua laurea ho provato come sono avere le parole di Sant'Agostino che dice: «Signore, il nostro cuore non ha pace, finché non riposa in Te». Infatti, stolto colui che va dietro le gioie del mondo perchè queste sono sempre passeggere e recano dolore, mentre l'unica vera gioia è quella che ci dà la Fede, quella che ci dà Cristo e i compagni amati. Specialmente attraverso questo potente vincolo resteranno sempre uniti anche se le contingenze della vita ci sbalestreranno lontano lontano".


(Lettera di Pier Giorgio Frassati all'amico Isidoro Bonini, da Luciana Frassati, Pier Giorgio Frassati, Lettere, Ed. Vita e Pensiero).

La base della nostra religione

«Ognuno di voi sa che base fondamentale della nostra religione è la Carità, senza di cui tutta la nostra religione crollerebbe, perché noi non saremmo veramente cattolici finché non adempiremo, ossia non conformeremo tutta la nostra vita ai due Comandamenti in cui sta l’Essenza della Fede cattolica: nell’amare Iddio con tutte le nostre forze e nell’amare il prossimo come noi stessi. E qui sta la dimostrazione esplicita che la Fede Cattolica si basa sul vero Amore... Colla Carità si semina negli uomini la Pace, ma non la pace del mondo, la Vera Pace che solo la Fede di Gesù Cristo ci può fare affratellandoci gli uni agli altri».

(P. Claudel, L’annuncio a Maria, Rizzoli, Milano 2001, p. 179).

Porca miseria!



Ormai siamo giunti al famoso cesto di mele, ma al contrario: non siamo più alla mela bacata che deve essere tolta per non bacare tutte le altre, ma a un intero cesto di mele bacate e se per caso ce ne mettiamo una buona tutte le altre la faranno marcire subito.


Succede che uno sente ogni giorno centinaia di notizie e le archivia in qualche modo in una memoria temporanea nel cervello. Poi succede anche che dopo un po’ di tempo una riaffiori e faccia dire al titolare del cervello «ma porca miseria!». Venendo in ufficio, dunque, dopo aver ascoltato l’ennesima notizia dell’ennesimo politico scorretto, mi sono ricordato che un po’ di tempo fa la Corte dei Conti aveva parlato del gravissimo fenomeno della corruzione in Italia, vedendolo come «pericolo più serio per la collettività», che porta a una «rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi», e poi il «malaffare imperversa» e di «effetti devastanti» della corruzione fino a definirla una «malattia epidemica». Non si può dire che ci siano andati leggeri. E qui è partito il «porca miseria!». Perché quelle cose non le hanno dette i soliti urlatori nelle trasmissioni TV intelligenti che dicono tutto quello che la gente vuole sentire, ma un Organo dello Stato. E se quello che hanno detto alla Corte dei Conti è frutto di uno studio che per quanto tale è per forza limitato, la realtà ci dovrebbe dire invece cose ben peggiori. “Dovrebbe”, condizionale, ma è verosimile che ce lo dica. La triste conclusione che tutti hanno in mente è che chi sta in alto non rispetta i patti con chi sta in basso e questo purtroppo significa che il sistema attuale è perverso e non funziona. E' vero che la corruzione c'è sempre stata anche ai tempi degli antichi romani e pure prima e non è una novità, ma allora non mentiamo e non parliamo più di sistema democratico, ma... corruzioncratico. Ormai siamo giunti al famoso cesto di mele, ma al contrario: non siamo più alla mela bacata che deve essere tolta per non bacare tutte le altre, ma a un intero cesto di mele bacate e se per caso ce ne mettiamo una buona tutte le altre la faranno marcire subito. E allora ripeto sempre la stessa cosa. Facciamogli fare le peggiori soverchierie a quelli lassù, tanto un giorno avranno il giusto quando dovranno rendicontare tutto a Nostro Signore. Noi da basso non possiamo fare nulla per cambiare il sistema attuale, per quanto possiamo pensare o fare, non riusciremo mai a rendere pure le mele bacate, anche mettendocene di buone e di buona volontà. Saranno messe sempre in quel famoso cesto. Solo possiamo non sostenere più tutto questo sistema, nel rispetto della legge si capisce, e costruire opere buone nel nostro territorio.

Il Pio

Senza Carità ogni altra virtù non vale



«La Fede è l'unica àncora di salvezza, ad essa bisogna aggrapparci fortemente: senza di essa cosa sarebbe di tutta la nostra vita?» 


29 gennaio 1925
. "Dura è la lotta, ma pur bisogna cercare di vincere e ritrovare la nostra piccola via di Damasco
(cioè la conversione, ndr) per poter marciare in essa verso quella Meta a cui tutti dobbiamo arrivare. Ancora un piccolo sforzo e poi anch’io avrò conseguito il tanto sospirato diploma, ma dopo v’è tutto un problema assai più arduo da risolvere su cui tutta la nostra responsabilità pesa gravemente. Saprò io risolvere questo grave problema? Avrò io la forza di arrivare? Certo la Fede unica àncora di salvezza ad essa bisogna aggrapparci fortemente: senza di essa cosa sarebbe di tutta la nostra vita? (…) Oggi nella lotta non posso che ringraziare Iddio. (…) Io ero fin a quest’età vissuto troppo materialmente ed ora bisogna che ritempri lo spirito per le future lotte perchè d'ora innanzi ogni giorno ogni ora sarà una nuova battaglia da combattere e una nuova vittoria da conquistare. (…) Mi dedicherò alla lettura di San Tommaso D'Aquino; così assorto in quelle meravigliose pagine ogni pensiero del mondo sarà morto ed io vivrò giorni lieti perchè esse solo danno al cuore quella gioia che non ha fine perchè non è umana ed è vera gioia. Un'altra cosa ci deve legare ed è l'Amore Santo, santo perchè esso è il Fuoco perenne che deve consumare un cuore cristiano; ad esso attingendo dobbiamo alimentarci perchè senza Carità ogni altra virtù non vale".

(Luciana Frassati, Pier Giorgio Frassati, Lettere, Ed. Vita e Pensiero)

Giusto quelli che servono

 Solo chi è vivo e cristiano può costruire il buono, spendendo la propria vita. I borghesi e i morti pensano solo a mantenere quello che c’è, nella paura di perdere quello che hanno, se dovesse soffiare un vento un po’ più forte. 


Mi chiedo spesso perché un tempo si costruivano opere straordinarie, chiese bellissime,… cattedrali: per secoli uomini lavoravano per la loro costruzione e molti di loro sapevano che non avrebbero mai visto la fine,... ci sono città il cui centro storico è stupendo, tutto umano, a misura d’uomo, ci si passa dentro molto volentieri, ammirando tutti i minimi scorci, così strani, diversi gli uni dagli altri,… anche le case dei poveri avevano la loro dignità e la loro umanità. Pensate che in molte di queste opere si ha avuto cura pure dei particolari che nessuno potrà mai vedere. Mi chiedo come possa essere che ora che abbiamo più soldi, più mezzi, più di tutto creiamo solo roba orrenda. Cose che durano pochissimo. Fatte male e senza cuore, realizzate con un’idea di uomo che potrebbe avere solo uno che ha al posto del cuore un salvadanaio. Voi partireste da casa vostra, fareste 800 kilometri per vedere il quartiere Monticelli di Ascoli Piceno? Fareste la stessa strada per vedere i palazzoni costruiti negli anni ’50? O le chiese moderne squadrate fuori come una fabbrica, disadorne e bianche dentro come un corridoio qualsiasi di una casa qualsiasi (e non come un corridoio che deve elevare la mente fino a Dio)? Ma di sicuro fareste anche più kilometri per vedere il centro di Roma, la Cattedrale di Notre Dame, il Duomo di Milano… La differenza è che prima la gente era cristiana ora no. Aveva un cuore e un desiderio di grande e di bello. Aveva un ideale che non si fermava al tetto, ma al più alto dei Cieli. La fede in Gesù scaldava il cuore le parole e i gesti. Poi sono arrivate le brave persone che hanno cercato di scristianizzare il popolo e in gran parte ci sono riusciti. E continuano. Ma il discorso non può finire qui. Non può essere la mia solo una lamentela che finisce qui. Dobbiamo portare frutto. Dobbiamo tornare cristiani. Dobbiamo riprendere in mano la corona del rosario, chiedere grazie alla Madonna,… parlare con coraggio a tutti della bellezza della fede... siamo rimasti in pochi, ma giusto quelli che il Signore ha ancora preservato, dunque siamo il numero esatto per ricostruire un mondo buono, dal basso (ben sappiamo che dall’alto potranno venire solo danni e rovine). Se questi argomenti hanno un effetto nel nostro cuore significa che non siamo morti: ma ancora vivi. E solo chi è vivo e cristiano può costruire il buono, spendendo la propria vita. I borghesi e i morti pensano solo a mantenere quello che c’è, nella paura di perdere quello che hanno, se dovesse soffiare un vento un po’ più forte. Molti vogliono solo mantenere, che non è costruire. Stiamo vicini a Gesù. Il cuore Lo desideri sopra ogni cosa, poi la strada da prendere sarà chiara.
Il Pio

Solo ipotesi irreali

Piccolo gregge, piccolo gregge…

 

Nei primi secoli della nostra Storia, l’Africa del Nord era cristiana (Sant’Agostino ad esempio, era delle parti dell’odierna Algeri e dunque anche Santa Monica, sua mamma che tanto penò per lui). Poi l’eresia ariana attaccò come un virus il cristianesimo, soprattutto di quella zona, e lo svuotò. Lo ammollò. Indebolì i popoli. E bastò una spallata. Ora l’Africa del Nord è in gran parte tutta musulmana. Oggi l’Italia si sta riempiendo di uomini e donne di quella religione. Un fatto nuovo, storicamente nuovo per il nostro Paese. Un esodo di popoli mai visto negli ultimi secoli. Quasi un’invasione legalizzata. Ora proviamo a fare solo delle ipotesi che però ritengo irreali. Che succederà se dal di dentro quelli volessero imporci la loro religione? Magari con la forza.(Potrebbe succedere e nella storia è successo). Saremo pronti a difendere la nostra Fede? Saremo pronti a morire per essa, come tanti martiri che ci hanno preceduto? Ho paura di no, perché viviamo un cristianesimo svuotato, debole, che deve piacere al mondo e poco importa se non dovesse piacere pure a Gesù. Anche qui gran parte di noi segue una religione erosa da un virus che la annacqua. La dottrina cristiana non viene insegnata per come è e molti pensano al cristianesimo come a qualcosa che non ha nulla a che fare con la vita e con la realtà. Poi ecumenismo, dialogo, accoglienza… sono divenuti valori assoluti, superiori, prioritari, a prescindere. E così basterà anche qui una spallata un po’ più forte delle altre da parte di chi non ha alcun interesse a dialogare e molti cederanno senza sapere di aver ceduto. Molti di noi vedranno anche di buon occhio seguire finalmente una nuova fede forte e assoluta che c’entra con la vita, dopo tanta blandizia e ateismo. Altre ipotesi irreali. Il mondo è in mano ai Potenti. Molti dei Potenti hanno il Petrolio e molti sono Arabi. Non è che l’invasione che vediamo da anni è stata …  per distruggere il …. Ma che dici o Pio? La demenza senile è in arrivo: la dietrologia lasciala a chi è più bravo di te; tu pensa alle cose spirituali come vuole la tua religione. Scusate la voce della censura politicamente corretta è intervenuta nel discorso e ha ragione… Piccolo gregge, piccolo gregge. Non praevalebunt!
Il Pio

Dove l'hanno portato?


«...Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato negherà il proprio Dio, quando la Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Sarà allora tentata in credere che l'uomo è diventato Dio ... Nelle nostre chiese, i Cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Dio li aspetta. Come Maria Maddalena, in lacrime dinanzi alla tomba vuota, si chiederanno: “Dove Lo hanno portato?”...»

(Cardinale Eugenio Pacelli (futuro Papa Pio XII) all'epoca quando era Segretario di Stato di Papa Pio XI. Citazione riportata nel libro Pius XII Devant L'Histoire, pp. 52, 53)

Sii fedele sino alla morte

Oh, quali meraviglie compie il Signore nel consesso e nella comunità dei giusti! In essa chi è tentato trova aiuto chi cade viene rialzato, il tiepido viene stimolato. In essa il ferro si aguzza col ferro ed il fratello, con l'aiuto del fratello diviene saldo come una roccaforte.




619 32. Vi era un altro frate assai stimato dagli uomini, ma ancora più ricco di grazia presso Dio. Invidioso dei suoi meriti, il padre di ogni invidia pensò di tagliare alle radici l'albero, che sembrava ormai toccare il cielo e strappargli di mano la corona. Gli gira attorno, lo turba, scuote e vaglia le sue attitudini per trovare un inciampo adatto al frate. Gli immette così nell'animo il desiderio di isolarsi sotto pretesto di maggiore perfezione, affinché cada più facilmente quando gli piomberà addosso, e trovandosi solo non abbia chi lo sollevi nella caduta. In breve, si stacca dalla vita religiosa dei fratelli, e se ne va per il mondo forestiero e pellegrino. Dall'abito che portava ricavò una piccola tonaca, col cappuccio non cucito, e così se ne andava errabondo, disprezzando in tutto se stesso. Ma mentre andava vagando in questo modo, presto vennero meno le consolazioni divine, ed egli si trovò agitato da tentazioni tempestose: le acque gli arrivavano sino al collo e, desolato nello spirito e nel corpo, era come un uccello che si precipita nella rete. Già come sull'orlo di una voragine, stava per precipitare nel baratro, quando la Provvidenza paternamente ebbe compassione di lui e rivolse il suo sguardo amoroso all'infelice. Ammaestrato dalla tribolazione, rientrò finalmente in se stesso e disse: «Ritorna, o misero, alla tua vita religiosa, perché lì è la tua salvezza ». E senza indugiare un istante, si alzò e si avviò in fretta al grembo materno.
33. Quando giunse a Siena, tra quei frati c'era anche Francesco. Ma --cosa incredibile! --appena il Santo lo scorse, si allontanò per rinchiudersi con passo frettoloso nella sua cella. I frati si domandavano turbati il motivo di tale comportamento. E il Santo disse loro: «Perché vi meravigliate della mia fuga, se non ne comprendete il motivo? Io ho fatto ricorso alla preghiera per salvare il fratello smarrito. Ho visto nel mio figlio qualcosa che molto giustamente mi dispiacque. Ma ormai per grazia del mio Cristo ogni inganno è svanito». Il frate si inginocchiò e con rossore confessò la sua colpa. Gli disse il Santo: «Ti perdoni il Signore; ma in futuro guardati di non separarti mai più, col pretesto della santificazione, dal tuo Ordine e dai fratelli». Da quel giorno il frate prese ad amare l'Istituto e la fraternità, preferendo soprattutto quelle comunità in cui era in vigore maggiormente la regolare osservanza. Oh, quali meraviglie compie il Signore nel consesso e nella comunità dei giusti! In essa chi è tentato trova aiuto chi cade viene rialzato, il tiepido viene stimolato. In essa il ferro si aguzza col ferro ed il fratello, con l'aiuto del fratello diviene saldo come una roccaforte. Inoltre, se è vero che la folla del mondo è di ostacolo a vedere Gesù, è anche certo che non lo impedisce affatto il coro celeste degli angeli. Soltanto non fuggire: sii fedele sino alla morte e riceverai la corona della vita.

(Le Fonti Francescane Vita Seconda Di San Francesco D'Assisi di Tommaso da Celano Capitolo VI)

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