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Senza Dio non possiamo ragionare

“Noi avremmo tante cose da dirvi, tanti problemi da proporvi, tante gioie e dolori da comunicarvi; ma lasciate che oggi noi osiamo parlarvi del tema più alto, più difficile, ma anche di tutti più bello, il tema su Dio, il tema religioso per eccellenza, il tema della nostra fede, il tema della nostra vita.

Parlare di Dio, sì, è il nostro primo dovere, la nostra felicità. Noi sappiamo che il pensiero moderno si professa ateo, cioè senza Dio, in certe sue istanze ufficiali; e sappiamo che proprio da questa posizione negativa comincia la notte dell’uomo: se la negazione di Dio sta alla radice dell’intelligenza e sta al vertice del cuore umano, la luce, la logica del pensiero non regge più; l’essere, la vita, manca della sua suprema ragione d’esistere.

Noi invece sappiamo che Dio c’è! e che senza di Lui noi non possiamo veramente ragionare, né avere un plausibile concetto dell’ordine e del bene; un motivo per pregare, per amare.

Anzi noi crediamo in Dio. Questa certezza sorregga il nostro cammino nel tempo, nel lavoro, nella gioia e nel dolore; nella vita e nella morte”.

(Sua Santità Paolo VI, all’Angelus Domini del 21 maggio 1978, Piazza San Pietro)

Non si tratta di cambiare un Presidente.



Nel 1973 gli Inti Illimani, gruppo musicale cileno, cantavano così: “perchè questa volta non si tratta di cambiare un presidente, sarà il popolo che costruirà un Cile ben differente… e come esseri umani potremo vivere in Cile (Cancion del poder popular)”. Quella canzone mi è venuta in mente (misteri della psiche) al sentir le notizie dei nuovi scandali, dopo quello dell’Expo di Milano, quelli di Roma, dei rimborsi pazzi... Di mezzo come al solito molti politici e amici faccendieri. Dopo si dice sempre che si tratta di una mela marcia, ma tutti hanno l’impressione che le mele nel famoso paniere siano quasi tutte andate a male. Comunque, notizie alla mano, non sembra errato sostenere che le mele buone siano davvero poche e si abbia difficoltà a vederle. Sì, lo so, c’è sempre il proverbio africano che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Però è anche vero che la foresta che cresce prima o poi si vede bene. Invece sembra che gli alberi a terra siano sempre di più e intorno ci sia il deserto.

La storia degli ultimi anni è presto detta: avevamo riposto tante speranze prima su Berlusconi, poi su Prodi. Poi tanta speranza (ricordate?) sul Governo Monti, fatto finalmente di tecnici e dunque di persone sane, fuori dalla politica che cambieranno finalmente le cose e via enumerando. Eccetera. I risultati? Li ricordate tutti. Ogni volta che cambia Presidente nascono nuove speranze, poi sempre disilluse col passar di pochi mesi. E il refrain è sempre lo stesso “Il Presidente vecchio ha sbagliato tutto, quello nuovo cambierà tutto”. Poi capita sovente che quello nuovo (misteri della psiche) si dimentichi di tutto quello che aveva detto, progettato e proposto prima e si allinea agli altri. Dunque “non si tratta di cambiare un presidente”, se si vuole costruire una nazione “ben differente”.  

C’è un modo infatti di intendere la politica, in modo particolare in Italia, che è completamente disumano. Ma il problema non è la politica che è corrotta, ma sono gli uomini che si corrompono da soli. La scelta tra fare il bene o il male è sempre è solo personale, è comunque frutto di una scelta sempre ponderata, perché la coscienza ognuno ce l’ha, anche se ha trovato i sistemi per metterla a tacere. Fra il fare cose per il bene del popolo e quello personale, si passa sempre prima dal pensare, decidere e poi dall’agire. E che cosa dovrebbe portare un “presidente” ad aiutare il popolo, invece di avere molto per sé?

Il potere, il denaro e la lussuria sono, come è noto, i tre lacci con cui il demonio ci prende e ci tiene legati a sé. E sono lacci davvero molto molto interessanti e soprattutto affascinanti, dietro cui uno, la vita, ce la butta volentieri, a meno che non abbia qualcosa di più interessante e affascinante, di più grande, come alternativa.

Ci vogliono santi. Il santo fa il bene solo e esclusivamente perché ama prima di tutto Gesù. Ci vuole gente che ama Gesù, disposta a dare la vita per Lui. E a fare i santi siamo chiamati (e possiamo) tutti, dice la Chiesa. A salvarci dal demonio e dai suoi affascinantissimi lacci può venire solo Gesù. In posta c’è prima la salvezza della nostra anima e poi il benessere della nazione in cui viviamo. Una posta importante. Solo un popolo così potrà costruire un’Italia ben differente. Addirittura senza passare per le bombe e senza spaccare le teste e le vetrine.


Ci vogliono cinque minuti, ma…


La storia era quella in cui don Camillo ricevette in canonica due “scomunicati”, amici del sindaco Peppone, che si volevano sposare. “Il matrimonio è una cosa che si fa in cinque minuti -li ammonì- ma dura tutta la vita”. Non è una burletta, insomma. Ogni tanto quella frase mi ritorna in mente. Era il 1996. Era una bellissima giornata e arrivai in Chiesa calmissimo e contentissimo, saltavo per la gioia, come anche mia moglie. Mi ricordo, come fosse adesso, il groppo alla gola quando pronunciavo quelle frasi del rito che il sacerdote ti mette davanti. “Io… accolgo te,…, come mia sposa. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Le balbettai quelle parole. La promessa che stavo facendo era troppo grande e importante, e mi tremavano le gambe dalla commozione. La promessa era grande, ma la stavo facendo con la “grazia di Dio”! Stavo ricevendo un sacramento che ci avrebbe sostenuto per tutto il tempo della nostra vita. E poi i miei amici erano tutti lì con me e dal loro sguardo e dalle loro battute sussurrate dopo aver ricevuto quel sacramento, capivo che la storia che stavo iniziando non era cosa solo mia e di mia moglie, ma anche la loro. La preoccupazione era anche la loro. Da condividere con loro. E quella promessa, né io, né mia moglie l’abbiamo mai voluta contestare o rimangiare.

Certo, la convivenza quotidiana genera poi sempre problemi. La diversità di vedute, di carattere, di esperienze vissute prima, provoca liti anche spesso furiose. La prima litigata forte l’abbiamo avuta durante i primi giorni del viaggio di nozze, per una questione attinente il freno a mano della macchina che avevamo (peraltro manco nostra, ma presa a noleggio). E poi a casa: dal cassetto lasciato aperto, al come educare i figli, passando per i calzini lasciati per terra, fino ai modi di comportarsi stupidi e egoistici, oltre alla pentola antiaderente rigata. La convivenza matrimoniale spesso genera anche dispiaceri e dolori. Genera e genererà sempre tutto questo: è necessario che accada questo. Ma forti del sacramento ricevuto, del sostegno degli stessi amici di prima e dalla certezza che un matrimonio si fa in cinque minuti, ma dura tutta la vita (è per tutta la vita), mai abbiamo dubitato che la strada per risolvere le nostre liti, le sofferenze e i disaccordi, fosse il divorzio. Il matrimonio per noi è la strada che ci può portare alla santità, che Gesù ha voluto per noi chiamandoci a questo sacramento e a formare una famiglia. E dunque i figli. Quanto è importante che crescano avendo due genitori che, sì, litigano, si scannano e si insultano…, ma che mai mettono in dubbio il loro matrimonio, che sono sempre saldi su certi principi, pur nella loro debolezza. Che pur pieni di difetti e facendo tanti sbagli, hanno a cuore la loro felicità e la loro salvezza. E che, anche quando i figli saranno vecchi, saranno sempre un padre e una madre che li considerano ancora ragazzi da crescere bene, pronti anche a dar loro scapaccioni sulla zucca se occorresse.

Ma cosa c’è di più grave e importante di tutto questo? Come si fa a annullare un matrimonio per banali motivi di convivenza? Come si fa a dire a Nostro Signore non mi serve più il tuo santo aiuto: “riprenditi pure il tuo sacramento, io faccio come più mi pare e piace”. “Desidero questo, dunque lo faccio”.


Ma c’è ancora qualcuno che dice ai futuri sposi che il matrimonio non è una burletta e che “è una cosa che si fa in cinque minuti, ma dura tutta la vita”? Quante cose si dicono ai futuri sposi, ma non si evidenza minimamente questo fatto? Gli amici poi ci sono, li aiutano (oppure gli dicono “se lo senti, lascialo”)? I genitori -se ci sono- li sostengono umanamente? Oggi nessuno si vuole sposare perché nessuno pensa più a qualcosa che possa durate tutta la vita, a qualcosa che oltrepassi e limiti i propri comodi e i propri tornaconto. E se ci si sposa, il matrimonio viene al massimo considerato una burletta e basta pochissimo per farlo naufragare in breve tempo o per tradire il coniuge. E i figli si arrangino, divisi tra due genitori che si odiano e parlano male l’uno dell’altro. E lo vediamo il mondo come è diventato. Ma in tutto questo guazzabuglio chi può fare qualcosa di buono siamo noi cattolici. Ma solo se ci scomodiamo e non ci facciamo prendere dal politicamente corretto e dalle mode. L’unica nostra moda deve essere Gesù Cristo. E va raccontata.

Facciamo gli scorretti \ 2


Si può dire che l'albero buono si vede dai frutti? O anche che la religione buona si vede dai frutti? No, non si può dire: fomenta il razzismo, dicono i numi tutelari della nostra società. Allora non lo diciamo. Invece posso dire che un cattolico, il maggior estremista e fondamentalista che possiamo trovare, "peggio" che può essere, assomiglia a san Francesco d'Assisi? O che un martire cattolico muore come san Pietro o san Paolo? Si può dire questo? Probabilmente no, per lo stesso motivo. E' razzismo, è qualcosafobia di sicuro. 
Va bene, non lo diciamo. 
Teniamoci allora stretti questo modo contorto di ragionare (o di sragionare) ancorchè accettato da tutti gli intelligenti, che però puzza di morto e di decomposizione. 
Non appassiona nessuno, non convince nessuno, ma è così e altro non esiste.  
Però almeno posso pensare quelle cose e convincermi della loro giustezza? E in cuor mio cercare di portare Gesù a quante più persone possibile? E difendere la Fede cattolica? La risposta ora non mi interessa. 

Una persona che è in stato di peccato è sempre triste

  • Gesù Cristo si mostra pronto a fare la nostra volontà, se noi cominciamo a fare la sua.
  • Dio ci ama più che il migliore dei padri, più che la madre più affettuosa. Basta che ci sottomettiamo e ci abbandoniamo alla sua volontà, con un cuore di bambino.
  • Per fare bene le cose, bisogna farle come le vuole Dio, in tutta conformità ai suoi disegni.
  • Non ci sono due modi buoni per servire Nostro Signore, ce n'è uno solo, è di servirlo come vuole essere servito.
  • Si fa di più per Dio facendo le stesse cose senza piacere e senza gusto. E' possibile che sarò cacciato via; in attesa, faccio come se dovessi rimanere per sempre.
  • Se vogliamo testimoniare al buon Dio che lo amiamo, bisogna compiere la sua santa volontà.
  • L'unico e sicuro mezzo per piacere a Dio è di rimanere sottomesso alla sua volontà in ogni circostanza della vita. Per gli uni, è la malattia che li prova e li purifica; per altri, è la povertà; per questi, è l'ignoranza e il disprezzo che li accompagnano sfortunatamente tra gli uomini del mondo; per quelli, i dolori interiori e morali; e per tutti, è la sofferenza varia e rappresentata in mille modi.
  • Ho pensato spesso che la vita di una povera domestica che non ha altra volontà se non quella dei suoi padroni, se ella sa mettere a profitto questa rinunzia, può essere tanto gradita a Dio quanto la vita di una religiosa che è sempre di fronte alla regola.
  • L'uomo non è soltanto una bestia da lavoro, è anche uno spirito creato ad immagine di Dio! Non ha soltanto bisogni materiali e desideri grossolani; egli ha i bisogni dell'anima e le esigenze del cuore. Non vive soltanto di pane, vive di preghiere, vive di fede, di adorazione e di amore.
  • Non bisogna mai guardare da dove vengono le croci: vengono da Dio. E' sempre Dio che ci dà questo mezzo per provargli il nostro.
  • O Gesù, conoscerti è amarti! Se sapessimo quanto Nostro Signore ci ama, moriremmo di gioia! Non credo che ci sono cuori così duri da non amare, vedendosi tanto amati... L'unica felicità che abbiamo sulla terra, è di amare Dio e di sapere che Dio ci ama.
  • Pregate per i peccatori; è la più bella e la più utile delle preghiere; infatti, i giusti sono sulla via del cielo, le anime del Purgatorio sono sicure di entrarci, ma i poveri peccatori... i poveri peccatori... tutte le devozioni sono buone, ma non ce n'è di migliori di quella.
  • Il demonio viene soltanto quando perdiamo la presenza di Dio, perché sa bene che altrimenti non ci guadagnerebbe niente.
  • Il mezzo per abbattere il demonio quando suscita in noi pensieri di odio contro coloro che ci hanno fatto del male, è di pregare subito per essi. Ecco come si arriva a vincere il male col bene, ed ecco come sono i santi.
  • Una persona che è in stato di peccato è sempre triste. Nonostante il suo darsi da fare, è disgustata, annoiata di tutto.
(Alcuni pensieri del Curato D’Ars -S. Giovanni Maria Vianney- in Scritti Scelti Città Nuova – 1976)

L'eloquente e il distratto

A volte mi pare che sia successo come nella favola della Bella addormentata nel bosco. Come se ci fossimo di botto addormentati per un po’ e risvegliati poi all’improvviso. Ma, al contrario della favola, sembra che qualcosa ci siamo persi durante il sonno.

Ricordo bene che da bambino mia madre mi aveva insegnato a pregare con le mani giunte. Poi all’asilo la suora ci faceva alzare in piedi e, a mani giunte, dicevamo tutti il Padre Nostro (non c’era allora la preoccupazione che qualcuno potesse traumatizzarsi, eravamo cristiani e pregavamo come Cristo ci aveva insegnato e nessuno ha mai protestato o ritenuto indebito fare così. Si faceva da sempre in questo modo). Uguale poi avveniva alle elementari. Vedevo le immagini dei santi che così si mettevano in preghiera. A messa solo il prete pregava con le braccia aperte, gli altri tutti a mani giunte.

Poi forse mi sono “distratto” un attimo e quando mi sono ridestato ho visto, nello stesso identico luogo, chi prega con le braccia dritte in alto, chi a "U" o a 90 gradi, chi con le palme verso l’alto, chi con le palme verso l’avanti, chi si dà la mano, chi resta a braccia conserte, chi con le mani in tasca e il cappello in testa, chi risponde al telefono. Ma non so però chi sia stato nel frattempo che abbia dato l’ordine del “riposo” o ha fatto “tana, liberi tutti”. Perché non l’ho proprio sentito.

La stessa persona forse, dopo aver annullato la preghiera a mani giunte, dovrebbe aver pure detto che non bisogna più rispettare il venerdì “di magro”, che il rosario è la preghiera delle vecchie (anche se raccomandata dalla Madonna), che la liturgia sacra si può adeguare all’inventiva del sacerdote, che va bene qualsiasi fede basta che si creda in un dio, che noi cristiani dobbiamo avere i sensi di colpa e non parlare più, che al moribondo non bisogna spaventarlo coi sacramenti e il prete, che non si devono avere certezze, che si sta tranquillamente in piedi durante la consacrazione, che non si deve insegnare il catechismo nella sua interezza, che non serve attendere un’ora dal pasto per fare la comunione … Non so chi l’ha detto, ma si vede che era molto bravo a parlare perché ha confuso tutti. E ora i figli di oggi respirano questa tremenda confusione. E nella vita vanno allo stato brado, senza indirizzo e senza punti di riferimento, ingenui anche se apparentemente scafatissimi. Preda così dei lupi famelici.

E quello che era bravo a parlare sembra che non abbia ancora finito e perché ci sta ancora convincendo che c’è tant’altro ancora da cambiare (di buono, ovviamente, non di cattivo: di questo infatti, non ne parla).

Io sono un tipo all’antica, tradizionalista al massimo grado, quasi per la monarchia papale, dunque abbiate pietà di me e perdonatemi, chiedo sinceramente venia. Ma Tradizione significa stare sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto nei due mila anni che sono passati. Che dunque c’è un legame affettivo tra me e il nonno del nonno di mio nonno (che non so assolutamente chi sia) che ha pregato e creduto proprio come io faccio oggi. Un legame tra me e san Francesco di Assisi perchè amiamo Gesù nello stesso modo e abbiamo lo stesso ideale. Come lo aveva uguale S. Agostino, Santo Stefano, San Paolo fino al beato Pier Giorgio Frassati e oltre. 

E vi prego: non ascoltiamo più quello che è "bravo a parlare". Restiamo attaccati al Vangelo, alla Tradizione, alla Dottrina cattolica, al Catechismo, anche se ci dicono tutti che è da “vecchi” e contro il necessario rinnovamento e ci mettono fuori la porta; ma facendo così non sbagliamo di sicuro, come non hanno sbagliato tutti quelli prima di noi (miliardi e miliardi di uomini, donne, bambini,vecchi, preti...) che per loro fortuna, non hanno voluto ascoltare nessun altro oltre al Vangelo, alla Tradizione, alla Dottrina cattolica, al Catechismo... Da giovane mi hanno insegnato che quando c'è la "nebbia" e non si vede nulla, è meglio restare sui binari piuttosto che andare alla cieca. Sui binari sicuramente si arriva in un posto sicuro. E i binari sono da sempre quelle cose là.

Il Pio

Un tempo gli operai non erano servi...

...Un tempo gli operai non erano servi.
Lavoravano.
Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore.


La gamba di una sedia doveva essere ben fatta.


Era naturale, era inteso. Era un primato.
Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario.


Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone.
Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura.
Una tradizione venuta, risalita da profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta.
E ogni parte della sedia fosse ben fatta.


E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano.


Secondo lo stesso principio delle Cattedrali.
E sono solo io — io ormai così imbastardito — a farla adesso tanto lunga.
Per loro, in loro non c’era neppure l’ombra di una riflessione.
Il lavoro stava là. 


Si lavorava bene.
Non si trattava di essere visti o di non essere visti.
Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto. 


(Charles Peguy – L’Argent)

Facciamo gli scorretti e parliamo di indissolubilità del matrimonio.



La storia è storia. “Carta canta”, potremmo dire “e villan dorme”. Dunque non facciamo i villani e stiamo desti. Oggi è pericoloso dormire. Se non stiamo desti, il Mondo ci rigira come una frittella, ci cuoce a puntino e ci si mangia con tutti i panni. Il matrimonio, allora. “Cos’è il matrimonio?” l’avevo chiesto tempo fa a una collega perché eravamo entrati in argomento. “Una specie di contratto” mi disse dopo averci pensato un po’. “Per te. Per me è invece un sacramento”.

E ora succede che laici fedeli, sacerdoti e diversi vescovi vorrebbero che il matrimonio cattolico fosse messo in discussione, ma nelle fondamenta. Cioè vorrebbero modificare qualcosa, togliere qualche paletto, qualche regola,… per adeguarlo al mondo di oggi. Perché? Boh.

Eppure ogni anno di ogni secolo della storia c’è stato un “mondo di oggi”. Ogni uomo ha e ha avuto il suo “mondo di oggi”. Che è sempre diverso dal mondo di ieri. E in questa folle corsa per essere fermi modernamente all’oggi, che domani però cambierà in quanto ci sarà un nuovo oggi, si rischia di perdere la strada (e forse anche il senno). Se non ci sono paletti fissi e cartelli fermi e immutabili, il rischio resta sempre altissimo.

Ad esempio. Anche Tommaso Moro aveva il suo “mondo di oggi”. San Tommaso Moro. Parliamo dunque del periodo tra il 7 febbraio 1478 (quando nasce)  e il 6 luglio 1535 (quando muore, ma non perché era malato, ma perchè gli hanno tagliato la testa). In quel “mondo di oggi” -di allora- lui era amico e fedele del potentissimo Re d’Inghilterra, Enrico VIII che tra l’altro lo stimava tanto e lo aveva nominato addirittura Lord Cancelliere, cioè messo al vertice dell’ordinamento giudiziario. Un posto altissimo e ambitissimo. Poi Enrico VIII (che era stato dichiarato poco prima addirittura  defensor fidei dal Papa) ripudia la moglie e sposa Anna Bolena. La Chiesa non accetta questa situazione (cioè non si adegua, né si apre alle esigenze del mondo “di oggi”, quello del 1500). Così il Re (modernamente) stacca da Roma la “sua” Chiesa inglese e si proclama unico capo. Tommaso Moro, da buon cattolico (all’antica), non può accettare quel divorzio e la supremazia del Re nelle cose di fede. Che fa? Resta cattolico, appunto. Lo pensa, lo dice. Perde il posto e si lascia condannare a morte senza piegarsi. Fu ammazzato per aver difeso l’indissolubilità del matrimonio e rimanere fedele al Papa. Dare la vita per questo motivo potrebbe far venire in mente a molti cattolici di oggi (se desti) che queste faccende siano abbastanza importanti. La vita è sempre la vita, sia nel 1500 sia nel 2015. Dispiace sempre darla via, in anticipo. A meno che non ci sia qualcosa di più grande della vita, prima e un destino eterno, dopo.

(Stiamo parlando del matrimonio cattolico ovviamente. Che è -appunto- un sacramento e come tale è indissolubile. E il matrimonio cattolico non è obbligatorio… chi non vuole questa gravità, non si sposi in Chiesa).

D’altra parte Gesù è stato chiarissimo sul punto L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto. (…) Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio (Marco, 10, 9-12).

Si capisce ora?

“A ciascuno il suo”


Per esempio. Se dicessi che se continuano a entrare in Italia tantissimi stranieri, questo potrebbe comportare, un domani, seri problemi di ordine pubblico o sanitario… Un domani, ad esempio, quando gli stranieri di fede islamica saranno in Italia un numero considerevole e iniziassero a fare quello che si fa da sempre a casa loro, o volessero cominciare la guerra santa contro noi infedeli e formare un califfato, questo sarebbe un problema di ordine pubblico (a quel punto ormai irrimediabile)… Oppure -come qualcuno peraltro ha già chiaramente scritto-  l’ingresso di tanti africani potrebbe comportare l’arrivo di malattie qui da tempo sconfitte, ma lì ancora pienamente in corso, questo sarebbe un problema di ordine sanitario (a quel punto, non facilmente risolvibile). Bene. Se però dicessi queste cose pubblicamente sarei considerato un personaggio negativo. I cattolici mi accuserebbero di violare i principi dell’ “accoglienza al migrante”, condito con la bellezza dell’apertura all’ “altro che ci fa crescere”. I laicisti di violare tre dogmi: quello del “buonismo politico”, quello del “politicamente corretto” e quello del “cattolico adulto” condito tutto con la bellezza di una società “multiculturale”. Così facendo i problemi, non potendoli dire fino in fondo, in tutte le loro sfaccettature, violando i principi non negoziabili del politicamente corretto, non si risolveranno mai. E in Inghilterra girano persone che sulla maglietta portano fieramente la scritta “2050” cioè l’anno in cui i musulmani lì saranno la maggioranza. E in Italia a scuola non si festeggia il Natale e non si mangia il prosciutto, per non turbare i ragazzi di altre religioni.

Il problema è serio. Come si può risolvere?  Non lo so. Ma io faccio l’impiegato in un’azienda commerciale, non faccio il ministro o il parlamentare. A me competono certe mansioni che cerco di svolgerle al meglio e se posso di più. A chi ci comanda spetta il sacro dovere di proteggere e difendere realmente il popolo e di migliorare la sua situazione, costi quel che costi. Quello che temo però è che non verranno mai presi seri provvedimenti, dal momento che politica è dire e non fare: perché fare significa comunque sbagliare, non fare significa comunque non sbagliare. E quando succede quello che non doveva succedere, è sempre colpa del precedente Governo che non ha pensato a risolvere il problema. E così si può andare avanti per anni e anni.

I problemi vanno affrontati subito da chi ha il dovere di farlo, senza aspettare che il tempo passi o che lo facciano altri o che si risolvano da soli. E che deve essere abrogato finalmente il politicamente corretto, anche in casa cattolica. Dunque: a ciascuno il suo. La politica risolva questo problema, senza però agire da politici. Alla gente normale resta invece il dovere di aiutare queste persone o comunque di non farsi prendere da idiote ideologie razziste. Ai cattolici, lasciando perdere i concetti astratti dell’altro che ci fa crescere e dell’accoglienza al migrante che significano davvero poco, frasi fatte, spetta come compito, oltre a quello dell’aiuto concreto, anche quello di voler loro bene come ci ha insegnato Gesù. Ma soprattutto resta il dovere e l’onore di manifestarsi apertamente cristiani, cioè uomini di Gesù, legati a Lui e pronti a dare la vita per Lui. Di far vedere che viviamo per Lui e facciamo tutto per Lui. Che abbiamo voglia e interesse a testimoniarLo a tutti, perché tutti si convertano a Lui, in quanto questo è di certo un di più per tutti. E senza rispetto umano, come Pier Giorgio, far sapere che il mondo è bello e vivibile solo se c’è Gesù nei cuori di ognuno, e che non è vero che un dio vale l’altro e che basta che si creda in qualcuno. E che -sempre come diceva il nostro patrono- bisogna “vivere e non vivacchiare … perché siamo gli unici che possediamo la Verità”.  

Custodire e non adeguarsi

Capita di leggere preghiere dei fedeli che fanno nascere quanto meno dubbi. Meglio evitarle, se possibile, e pregare come facevano i nostri nonni che si fidavano ciecamente della Chiesa.



Mi era stato chiesto di preparare le “preghiere dei fedeli” per la Festa del nostro patrono. Allora, prima di tutto una per la Chiesa, poi una per il Papa, una il vescovo,... era il mio ordine mentale. Per evitare di scrivere  stupidaggini proprio nella prima di esse ho cercato idee in internet. Gran parte delle preghiere dei fedeli che ho trovato sulla Chiesa erano tutte per dire “come” dovesse essere e “cosa” dovesse fare.

Dunque: “impari a essere povera”, “si apra al mondo”,  “capisca le esigenze dei giovani”, “non cerchi la gloria umana” e via sullo stesso genere, evitando di riportare il peggio, perchè rasentava l'eresia. Alla base di quelle preghiere sembra di capire che per molti fedeli la Chiesa stia errando o si sia smarrita, tanto che si sentono in dovere di consigliarLe cosa deve fare e come deve essere. Pregano addirittura perchè avvenga quello che dice il mondo e non perché avvenga quello che la Chiesa dice.

La Chiesa non è confusa. Sono gli uomini a esserlo e questi non bisogna ascoltare. E lo Spirito Santo continua a operare grandiosamente. Ora come all’inizio. La Chiesa è sopravvissuta a duemila anni di storia. Ha visto martiri, invasioni barbariche, le peggiori eresie, scismi, protestanti, la confisca dei propri beni, l’anticlericalismo più feroce, la Breccia di Porta Pia, nuove religioni, modernismo, satanismo di massa, gente alla deriva… e non è stata mai annientata. Nessuno Stato normale sarebbe resistito tanto tempo a urti così continuativi e così duri. Tranne la Chiesa.  Mi pare sia chiaro il concetto e perché sia proprio così. Il non praevalebunt vale ancora oggi.

Il popolo in passato si è sempre fidato e ha seguito umilmente e coraggiosamente la Chiesa, spesso dando anche il sangue. La Chiesa è custode del depositum fidei che le ha dato Gesù e non si deve aprire a niente e a nessuno. Pensate che disastro se a ogni cambiamento dei tempi (e in duemila anni immaginate quanti ce ne ce ne sono stati!) la Chiesa doveva adeguarsi a essi. Così sarebbe una banderuola e prima o poi si sarebbe avvitata dentro le stesse mode passeggere: ma per fortuna non è stato così. Lei è custode della Fede. Sono invece il mondo, i giovani, i poveri, i ricchi…  che se si vogliono salvare e vivere in grazia devono aprirsi alla Chiesa, amarla e seguirla in tutto quello che dice. Uscire da questo presupposto è pericoloso.

Per quanto mi concerne io ho staccato internet e scritto una preghiera per la Chiesa perché tutti i fedeli e i sacerdoti possano amarla, seguirla e difenderla e perchè tutti si rendano conto che fuori da essa non c’è salvezza e che vengano da Lei illuminati. Ascoltaci o Signore.

Scenari



Negli anni settanta il pericolo era l’invasione dell’Unione Sovietica il cui epilogo sarebbe stata la fine della libertà e della democrazia in Italia e la morte o i gulag e i campi di rieducazione per chi non la pensava da comunista. 

Negli anni ottanta il pericolo era quello di una guerra nucleare tra URSS e USA il cui epilogo sarebbe stata la fine del mondo in un botto, la morte di tutti e il bel lavoro di una settimana di Dio buttato nell’immondizia spaziale. 

Io c’ero in entrambi quei periodi e questi pericoli erano tutt’altro che esagerati. La paura c’era davvero e non era immotivata, solo a vedere il modo in cui si parlavano in cagnesco i potenti del mondo. 

(Fino a adesso) non abbiamo subito né quell’invasione, né ricevuto i missili nucleari sopra le nostre teste. Ma non perché la diplomazia e la politica ha vinto, non perché chi doveva ha ridotto i propri desideri di potere e potenza, non perché tutti sono diventati all’improvviso buoni, ma perché Nostro Signore non ci ha mai perso di vista e è intervenuto, a modo suo, quando era ora. Se non ci fosse stata la Sua mano, probabilmente gli scenari ora sarebbero stati assolutamente diversi. 

Adesso dobbiamo temere una nuova invasione: quella dei tagliagole dell’Isis o dei vari gruppi Jihadisti, islamici fondamentalisti. Ma dire così oggi, anche se è vero, può comportare gravi accuse di fomentare l’odio razziale, col rischio di dover pagare le conseguenze personalmente.E questo è uno dei tanti segni di una cultura che ormai è tutta dedita al proprio suicidio. I cattolici potrebbero anche non sostenere più questa cultura disumana e destinata alla morte, senza adeguarsi per timore e per complessi di inferiorità. (Dobbiamo davvero sostenere ancora questo “mondo”? Non ha già fatto troppi danni?). I cattolici potrebbero fare quello che da duemila anni hanno sempre fatto ininterrottamente, anche in periodi ben più terribili di quelli attuali: creare opere nella società, educare il popolo ai valori cristiani, scrivere libri chiari, creare belle e comprensibili opere d’arte, testimoniare, diffondere nei cuori la fede in Gesù... Ma dire così oggi, anche se è vero, comporta da parte dei cattolici adulti e impegnati, l’accusa altrettanto grave, di dividere e di autoisolarsi.  

Allora ritorniamo a noi. Dunque oggi il timore di un’invasione non è infondato. Purtroppo questa volta non verranno da Est coi carri armati e un esercito sterminato, dandoci però il tempo di schierare il nostro. Non verranno dal cielo dandoci il tempo di entrare nei bunker (per chi ce l’ha). I “nemici” possono già entrare liberamente e ce li troveremo dentro casa, rabbiosi e carichi di odio inspiegabile.Inspiegabile almeno agli occhi umani, ovviamente.

Quali scenari dunque? Da che parte staranno i politici, i cattolici adulti, gli ex sessantottini, i giovani dei Centri sociali, i no TAV, gli animalisti, i manager delle banche, gli azionisti, i giornalisti, gli scrittori, i ricchi, i poveri, i ladri,…? 
E da che parte staremo noi? 

E Nostro Signore, anche questa volta, al momento giusto, ci metterà la Sua mano? Siamo sicuri che ci meritiamo ancora il Suo intervento? Possiamo paragonarci agli abitanti di Ninive dopo passaggio di Giona? Siamo sicuri che non meritiamo invece di pagare le nostre colpe e la nostra tiepidezza? E ancora. Se fossimo chiamati al martirio cosa faremo? Ci faremo ammazzare in odium fidei o diverremo tutti musulmani?

Forse non si arriverà a tanto (io esagero sempre, più invecchio e più è peggio, perdonatemi), ma l’occasione potrebbe essere utile per pensare anche a queste cose. E intanto magari, potremmo iniziare a chiedere il perdono di Dio, la Sua benedizione e protezione su tutti noi. 

E poi ci dette un Angelo…

Un argomento che mostra l'eccellenza dell'uomo, è certamente l'aver un Angelo per custode. Creato che ebbe Iddio il cielo, la terra e tutte le cose, che nel cielo e nella terra si contengono, lasciò che seguissero da per sè stesse il corso delle leggi loro naturali secondo l'ordine della quotidiana provvidenza, che le conserva. Dell'uomo non fu così. Oltre d'averlo arricchito di nobili facoltà sì spirituali, come corporali, costituito a presiedere a tutte le altre creature, volle, che un celeste spirito ne prendesse la cura per modo, che fin dal primo istante, che egli compare al mondo, l'assista di notte e di giorno, l'accompagni ne' viaggi lungo le strade, lo difenda da' pericoli tanto dell'anima che del corpo, l'avvisi di ciò che è male, perchè lo fugga, gli suggerisca ciò che è bene, perchè lo segua; grande dignità dell'uomo, grande bontà di Dio, incalzante dovere per noi a corrispondervi!

(San Giovanni Bosco, Il Divoto Dell' Angelo Custode, Torino 1845, Tipografia Paravia e Comp.)

Napoli Km. 6



Io sono un tipo che dà molta importanza alla forma e al rispetto delle regole. Arrivare ad esempio, con un minuto di ritardo, non dico che è un peccato, ma comunque è una cosa che non si deve mai fare e se mi capita mi sento a disagio. Da ragazzo la disciplina era per me una faccenda seria. All’Università ho studiato diritto, l’unica materia fra tutte che davvero mi attraeva. Per mia fortuna svolgo un lavoro in cui devo seguire scrupolosamente termini, norme e regole. Mi metto la cintura di sicurezza anche quando devo solamente cercare delle cose in auto... Sono fatto così. Me ne rendo conto, esagero: talvolta i miei famigliari mi sopportano, altre volte mi mandano a quel paese. Ma non dico mai “fate come me”. Però... un po' sano rigore, di sana autodisciplina. Non per una questione fine a se stessa, ma perché un uomo deve darsi una disciplina e avere delle regole, che siano valide per tutta la vita. Normalmente se uno vuole andare a Roma o in un'altra destinazione, deve seguire “cartelli” e guardare i “paletti”. Se non guarda i paletti e non segue i cartelli il rischio di finire nel fosso o andare dalla parte opposta è alto. «No» mi potrebbero replicare i giovani d'oggi e i giovani "dentro", «ma io voglio essere libera come una farfalla!». Va bene, ma  la farfalla viene spesso spinta dal vento là dove lei non vorrebbe andare. Le direttive che ci diamo da soli infatti prima o poi ci fanno girare solo intorno a noi stessi. Seguire invece le indicazioni, i segnali—che sappiamo validi e certi—da qualche parte buona arriviamo. Grazie ai cartelli che indicano “Roma” (fidandoti, senza pensare che qualcuno li potrebbe aver spostati nelle scorse settimane), alla fine a Roma ci arrivi, se vai solo a lume di naso, lì ci puoi arrivare, come però ti puoi trovare a 6 kilometri da Napoli. 

I monaci di Norcia, per vivere meglio, stare uniti il più possibile a Gesù e vivere una vita normale, seguono quotidianamente la Regola di San Benedetto da Norcia. (Una Regola che farebbe bene anche a quelli che oggi si chiamano i laici). Una Regola, dunque. Quella originaria, scritta dal loro Maestro secoli fa, senza interpretazioni, senza riserve, senza dire che oggi è diverso e essa si deve adattare al tempo corrente. Essa è andata bene per secoli a schiere di monaci e laici, perché oggi non dovrebbe andare bene? Il discorso vale anche per quello che la Chiesa insegna da sempre, i comandamenti, il catechismo, la Tradizione... Seguire senza interpretazioni, per tutta la vita, non ci fa andare fuori strada. Come stare sempre su binari sicuri.

Il punto è che siamo tutti storditi dalla modernità (che significa tutto e dunque non significa niente). Siamo convinti che oggi l’uomo è completamente diverso da quello che viveva secoli fa. Ma l’uomo è lo stesso, cambiano i vestiti, le mode, la filosofia, le case, le armi, le auto, le tasse… ma lui ha lo stesso cuore che avevano i figli di Adamo e Eva (peccati compresi, si capisce). Vogliamo invece abbandonare (senza un motivo valido) tutto quello che per secoli è andato bene per correre dietro a quello che oggi è il pensiero corrente (che però in quanto tale, domani non sarà più lo stesso). Un pensiero comunque sciapo e insipido, ma che ha una fortissima (e sospetta) autorità su tutti e detta legge su tutto. Non dà scampo a nessuno e soprattutto è insindacabile. Ogni uomo invece è attratto dall'assoluto, dal grande, dall'eterno, dal giusto... E’ attratto naturalmente, ma poi l’istinto immediato lo fa andare dietro alle lucette provvisorie e deboli.

Se la Chiesa ha posto delle Regole che sono andate bene e hanno giovato a miliardi di persone per secoli e secoli, perché oggi dovrebbero essere superate o —peggio—“adattate”? Visto poi come siamo messi, direi che è proprio il caso di lasciare perdere il pensiero moderno e rispettare (e amare volentieri) tutte le regole che la nostra Madre Chiesa, la Tradizione e la dottrina ci danno, senza interpretazioni, con santa disciplina, da valorosi guerrieri nella buona battaglia. Nella "nebbia" infatti è sempre meglio rimanere sui binari sicuri che andare alla cieca. Così, per non trovarci un giorno davanti al cartello “Napoli Km.6”, quando la nostra méta però era Roma. Rischiando anche di aver perso per sempre la strada giusta per andare verso il nostro vero e unico Destino.


Il Pio

Scrupoli e malinconie, lontani da casa mia!



- Non voglio scrupoli, non voglio malinconie. 
Scrupoli e malinconie, lontani da casa mia.
- Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto pei poltroni.
- Io non voglio altro se non la tua santissima volontà, o Gesù mio.
- Figliuoli, siate umili, state bassi: siate umili, state bassi.
- E' meglio obbedire al sagrestano e al portinaio quando chiamano, che starsene in camera a fare orazione.
- Figliuoli, state allegri, state allegri. Voglio che non facciate peccati, ma che siate allegri.
- Figliuoli miei, siate devoti della Madonna: siate devoti a Maria.
- Per acquistare il dono dell'umiltà sono necessarie quattro cose: spernere mundum, spernere nullum, spernere seipsum, spernere se sperni: cioè disprezzare il mondo,non disprezzare alcuno, disprezzare se stesso, non far conto d'essere disprezzato. A questo non sono arrivato: a questo vorrei arrivare.
- La confessione frequente de' peccati è cagione di gran bene all'anima nostra, perché la purifica, la risana e la ferma nel servizio di Dio.
- Nel confessarsi l'uomo si accusi prima de' peccati più gravi e de' quali ha maggior
vergogna: perché così si viene a confondere più il demonio e cavar maggior frutto
dalla confessione.
- Le tentazioni del demonio, spirito superbissimo e tenebroso, non si vincono meglio
che con l'umiltà del cuore, e col manifestare semplicemente e chiaramente senza
coperta i peccati e le tentazioni al confessore.
- Fuggire le cattive compagnie, non nutrire delicatamente il corpo, aborrire l'ozio, fare orazione, frequentare i Sacramenti spesso, e particolarmente la Confessione.
- Chi non sale spesso in vita col pensiero in Cielo, pericola grandemente di non salirvi
dopo morte.
- Bisogna desiderare di far cose grandi per servizio di Dio, e non accontentarsi di una bontà mediocre, ma aver desiderio (se fosse possibile) di passare in santità ed in
amore anche S. Pietro e S. Paolo: la qual cosa, benché l'uomo non sia per conseguire,
si deve con tutto ciò desiderare, per fare almeno col desiderio quello che non
possiamo colle opere.
- Paradiso! Paradiso!


(Alcune Massime di San Filippo Neri)

Nella prima linea di difesa.


Fedeli alla vostra antica tradizione,…
In primo luogo, guardate intrepidamente, coraggiosamente, la realtà presente…

Elevate lo sguardo e tenetelo fisso all'ideale cristiano... 

Fedeltà incondizionata alla dottrina cattolica, a Cristo e alla sua Chiesa; capacità e volontà di essere anche per gli altri modelli e guide. 

È forse necessario di enumerarvene le applicazioni pratiche? Date al mondo, anche al mondo dei credenti e dei cattolici praticanti, lo spettacolo di una vita coniugale irreprensibile, l'edificazione di un focolare domestico veramente esemplare; opponete una diga ad ogni infiltrazione, nelle vostre dimore, nella vostra cerchia, di principi esiziali, di condiscendenze e tolleranze perniciose, che potrebbero contaminare od offuscare la purezza del matrimonio e della famiglia…

Ma nell'interesse e per l'amore del bene comune, per la salvezza della civiltà cristiana, nella crisi che, lungi dall'attenuarsi, sembra piuttosto andare crescendo, state fermi sulla breccia, nella prima linea di difesa…
Il sentimento innato della perseveranza e della continuità, l'attaccamento alla tradizione sanamente intesa, sono note caratteristiche della vera nobiltà…


 (Discorso di Sua Santità Pio XII al patriziato e alla nobiltà romana, Sala del Concistoro - Lunedì, 14 gennaio 1952)

Tanti chiedono solo, ma non danno…

"Il perché il Signore fa i miracoli non lo sa nessuno, … Noi vediamo che San Giacomo [della Marca, ndr] ha fatto tanti miracoli, ma tanti non li ha fatti, nonostante ci abbia pregato. Quindi, perché avvengono i miracoli? Solo il Signore lo sa… San Giacomo per esempio alle volte diceva durante la preghiera “io offro la metà dei meriti che ho acquistato, per la conversione di questo peccatore.”…
Tanta gente chiede, però non dà, non dà niente, chiede solo. Invece San Giacomo, come altri santi, chiedevano sì, ma davano, offrivano spesso, dicevano: “io ti chiedo questo miracolo e ti offro in cambio, Signore, la penitenza, la preghiera…”. È vero il Signore fa come gli pare, però è certo che quando uno si propone davanti al Signore, non solo chiedendo con fede, ma dando e dando qualcosa che è gradito a Dio, ecco il Signore più volentieri concede.
Come faceva anche nell’Antico Testamento, “contrattavano” con Dio. Mosè, Abramo, con Dio contrattavano “Signore se ci saranno 100 giusti? Mi va bene. E se saranno 50? E se sono 10?...”. Bisogna saperci fare con il Signore… C’è un rapporto di amore, di carità. Ecco questo i santi lo facevano, hanno chiesto tanto, hanno avuto fede, la fede è la prima cosa, però hanno dato tanto al Signore nella vita anche proprio quando chiedevano. Poi i miracoli avvengono anche addirittura quando non c’è fede, è il Signore sempre che fa il prodigio".
 (P. Marco Buccolini, conferenza alla Festa del beato Pier Giorgio Frassati 2014, Atti)

Proprio come il Commissario Montalbano, il Maresciallo Rocca e Walker Texas Ranger…


I telefilm con le storie delle Forze dell’ordine riscuotono da anni un successo notevole. Piace a tutti passare un’ora la sera in compagnia della stazione dei Carabinieri del paese di…, o della Squadra mobile della città di …, del Maresciallo…., del Commissario... Per non parlare dei Texas Rangers del mitico Walker e degli agenti spericolati di Cobra 11. Sono film semplici, piacevoli e si guardano bene. Certo, ci piace sapere alla fine chi era il colpevole,… ma non è solo questo ciò che ci incolla alla TV. Ci piace di più vedere invece quel gruppo di amici che nella loro quotidianità e umanità si vuole bene, si rispetta e segue un capo che a sua volta apprezza e vuole bene ai suoi sottoposti anche quelli con minori capacità, uniti tutti da un grande ideale (quello del lavoro e della giustizia) e che si aiutano nel lavoro e nella vita. Un gruppo di amici che non vede né l’orario sindacale, né il tornaconto, nè altro e resta insieme sempre motivato a combattere la battaglia contro il “male” e perchè il luogo in cui vive possa essere migliore. Uomini in somma che danno la vita per costruire un’opera a costo del proprio sangue. Questa è la base comune di tutti quei telefilm. Questo è quello che piace. E’ infatti il cuore di ogni uomo che desidera spendere tutta la vita per un Ideale che non sia provvisorio e puntare a cose che abbiano un valore assoluto, a ciò che coinvolge pienamente anima e corpo. Il cuore di ogni uomo è fatto così. E però sapendo che sono solo telefilm chiudiamo la TV un po’ delusi dicendo che la vita reale è un’altra faccenda e perché lì c’è quello che … e là quell’altro che… . Cioè, è vero in TV, falso in realtà… Qui da noi non potrà mai accadere. Dunque: il mondo è brutto, solo nella finzione cinematografica si vive bene.

Ma a ben vedere quel tipo di vita esiste nella realtà. Quello infatti non è altro che l’ideale cristiano da duemila anni. I Monaci vivono così, ad esempio. Molti Movimenti cristiani vivono così... E accade che se uno solo, si trova in un ambiente cattivo diventa facilmente tale e quell’Ideale nel cuore viene coperto da immondizia. (Resta sempre, ma come sommerso). Il problema spesso è questo: non è il mondo che va male (esso funziona benissimo fin dall’inizio) il problema sono gli uomini che funzionano male, quando non si riconoscono creature nel Creato. E non vivano di conseguenza.

Ma quell’ideale esiste. E’ Gesù. Chi Gli va dietro crea un ambiente esattamente come quello dei telefilm polizieschi che ci piacciono, anzi meglio. Amici veri uniti da un unico Ideale (che è Gesù Cristo, che abbraccia tutto, lavoro e giustizia compresa) senza orario, sostenendosi e aiutandosi l’un l’altro. Che danno la vita per l’Opera, seguendo un’Autorità, combattendo insieme la buona battaglia. Questo in sintesi è seguire Gesù in una compagnia di amici.

Quello che ci piace di quei telefilm è possibile per tutti, si può vivere umanamente così. E come sarebbe bello il mondo o semplicemente il nostro quartiere, se tutti lottassero per quell’Ideale! E’ possibile. Basta solo una piccola conversione e appoggiare tutta la vita non più su sé stessi, ma su Gesù. E partire, piano piano, iniziando dal poco…

E uomini liberi siamo!






"E uomini liberi siete!". 
Diceva William Wallace, nel film Braveheart, ai suoi compatrioti che avevano paura di combattere contro lo spaventoso esercito inglese, con i suoi "cavalli bardati che fanno tremare la terra", armato fino ai denti e tre volte il loro. Eppure o combattevano o restavano schiavi. Lo sapevano tutti in cuor loro. Ma nessuno voleva combattere perchè non sapeva di avere un cuore e che ci fosse dentro qualcosa. E preferivano non porsi problemi e vivere tranquilli. Scappare. Ma restare vivi. E schiavi. 

"E uomini liberi siamo!". 
Oggi non abbiamo un esercito nemico che è tre volte tanto, con i cavalli bardati che fanno tremare la terra, pronti a entrare nel nostro Paese per devastarlo e per sottometterci (almeno per ora). Oggi abbiamo invece un esercito cattivo che vuole il nostro cuore e renderci schiavi, umanamente schiavi, (non fisicamente) per sottometterci completamente ai suoi desideri. Che vuole che la pensiamo tutti allo stesso modo e che abbiamo tutti gli stessi desideri. Desideri e giudizi uguali per tutti. Un popolo così è facile da soggiogare e imporgli ogni cosa anche se non sia normale, naturale o giusta. Anche noi oggi sentiamo che c'è qualcosa che non va in tutto questo, che la vita non riporta quasi mai così, ma non vogliamo pensare di avere un cuore in cui dentro c'è un senso di Giustizia, di Bellezza, di Grandezza e di Libertà. E preferiamo allora vivere borghesi, tutti attaccati al palo che il Potere ci ha messo accanto, purchè tranquilli. Anche se da schiavi.

"La Verità vi farà liberi"
Eppure la Verità ci renderà liberi si legge nel Vangelo, non si legge invece che seguire il Potere, la Moda, il Pensiero comune,Quello che dicono tutti, il Mondo, ci farà liberi. 
Per essere liberi dobbiamo appartenere a Gesù. Sembra un controsenso, ma noi tutti qualcuno naturalmente seguiamo, allora è meglio seguire Gesù che ci ha fatto, ci vuole bene e ha dato la vita per noi, piuttosto che il Potere che ama all'inverosimile se stesso e ci vuole tutti suoi schiavi per il suo tornaconto e le cui origini stanno in mano a qualcuno da cui è meglio stare molto lontani. Wallace ha svegliato il cuore degli scozzesi. Gesù sveglia il nostro cuore. 

«Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8). 

La breccia e la battaglia.


Aprite la TV e ascoltate un telegiornale. Dalla mattina fino a notte il giornalista parla di politica per almeno 20 minuti e non ci dice niente di nuovo (anzi, proprio senza il “di nuovo”). Poi si viene a sapere di un numero crescente di persone, coi soldi pubblici, finanziano i propri capricci. E la domenica mattina presto, sempre in TV, già trovate politici che litigano e si insultano, non si sa su quale argomento del giorno (tanto litigano su tutto, a prescindere). E questo avviene in TV. 

Dietro lo schermo troverete invece numerose imprese costrette a chiudere, un numero sempre più alto di gente senza lavoro, città allagate perché chi deve non fa, cittadini che abitano in zone invase da stranieri criminali, comunque senza servizi decenti, abbandonate a se stesse dallo Stato… In mezzo troverete un’altissima percentuale di tasse da pagare (percentuale che nonostante le promesse dei vari Pinocchio che si susseguono, si alzerà ancora). Questa è la cronaca dei fatti. Allora: chi ci salverà? Nessuno (se non interviene direttamente Nostro Signore, ma sempre meno persone Lo prega e Gli vuole bene).

Anni fa, quando parlavo di questi argomenti ventilavo sempre una speranza finale, sostenendo che se i cattolici facessero quello che dovrebbero fare, se il popolo fosse educato bene da buoni maestri, tutto, prima o poi, sarebbe cambiato. Ora mi devo ricredere.  E come non ricredersi vedendo come molti cattolici siano sempre più attratti dal “modernismo”? Non è vero? Va bene, facciamo gli esempi allora, ma non vi offendete. Recentemente un’Associazione cattolica nazionale giovanile (famosissima e piena zeppa di giovani) ha chiesto formalmente alla Chiesa  di “mettersi in discussione” (sic!) e di aprirsi “alla convivenza, al divorzio e alle coppie omosessuali”. Alcuni Cardinali, con i dovuti modi e termini, certamente nel rispetto del diritto canonico e dicendo le cose correttamente, hanno però di fatto messo in discussione la Dottrina della Chiesa, (anche su punti che peraltro sono chiarissimi nel Vangelo in quanto sanciti da Gesù stesso), creando con ciò dubbi e perplessità nel popolo di Dio, sconcerto e forse anche “scandalo” (che, nel Catechismo, è un comportamento che può indurre altri al peccato). Qualche tempo fa la TV nazionale dei Vescovi aveva invitato un noto transessuale, noto anche per le idee molto distanti dal pensiero cattolico, anzi detrattore proprio della Chiesa, a commentare le notizie del giorno (intervista poi annullata, last minute) e così dopo la Coroncina della divina misericordia e quella del rosario da Lourdes, “i vescovi” ci volevano proporre la “benefica” corona dell’ideologia gender, non si sa però con quali benefici… E’ vero o no che in tutto questo c’è qualcosa che non va?

Cos’è questo accordo sempre più stretto tra “mondo” e “cattolici”, laddove proprio Gesù ci dice di essere “nel” mondo, ma non “del” mondo? Cos’è questa voglia di aprire brecce su un muro che ha retto per duemila anni all’urto di ogni follia umana? Non si capisce bene, c’è molta nebbia (soprattutto in molti cervelli!), ma qualcosa è in corso e la puzza di zolfo sembra sentirla salire alle narici. E chi ha a cuore la Chiesa e chi vuole bene a Gesù, deve stare in allerta perché il rischio di confondersi e perdere la strada, ora è altissimo. Il pericolo poi, con la nebbia, è anche di non vedere più l’ingresso della famosa “porta stretta” che ci diceva Gesù, per indicare com’è l’ingresso per andare in Paradiso. Ma la paura maggiore invece è che quella puzza di zolfo la sentiremo sempre più forte.

Si parlava di brecce aperte sul muro. Ma quando si apre una breccia, solitamente può entrare di tutto: qualunque concetto, qualunque idea, qualunque ideologia perniciosa o meno; senza un muro solido che trattiene tutto, tutto entra liberamente e “infetta” tutti quelli che sono rimasti dentro, poi la “moda” passa, ma l’infezione persiste ancora per tantissimo tempo. Spesso con l’apertura di brecce sul muro l’intenzione in buonissima fede è quella di raggiungere le persone “al di fuori”, però spesso accade che queste non entrano, ma nel frattempo escono dalla stessa breccia quelli che da sempre e fedelmente stavano dentro (scandalizzati e delusi). Non è un bel periodo questo e non parlo solo della crisi economica. “Piccolo gregge”. Ecco, facciamo di tutto per restare nel “piccolo gregge” degli amici stretti di Gesù, fedeli sino alla fine, fino all’ultimo giorno, fino all’ultima goccia di sangue. Nel piccolo gregge, cerchiamo di restarci sempre fino alla fine della nostra vita, costi quel che costi.  Così che, alla fine, potremmo felicemente dire con San Paolo “ho combattuto la buona battaglia, ho mantenuto la fede”.

Proprio in un mondo come questo


Entusiasmo, entusiasmo… 
Una parola bella, che rivela un elemento bello della vita. L’entusiasmo. Elemento desiderabilissimo da tutti . Molti pensano che esso dipenda solo dal carattere o da altri fattori come avere o meno i soldi o altro di tangibile. E dunque: chi sì e chi no. No. Alcuni anni fa Mons. Giancarlo Vecerrica , vescovo di Fabriano Matelica, disse una frase mi è rimasta da allora fissa nel cuore: “l’entusiasmo non è dei giovani, ma degli adulti”. Uno invece ritiene giusto il contrario: l’entusiasmo è dei giovani. Ma pensiamoci un attimo. Il giovane dovrebbe essere naturalmente entusiasta solo per via dell’età che ha e la vita intera davanti, dunque per fatti esterni a lui che non dipendono da lui; e così, passata l’età, passerebbe naturalmente anche l’entusiasmo. Tuttavia appaiono facilmente schiere di giovani e giovanissimi tristi profondamente e tutt’altro che entusiasti (anche se ridono sonoramente sempre). Schiere di giovani che per divertirsi a ritmi elevati devono prendere pasticche, alcool e droga. E i conti allora non tornano. I giovani infatti possono essere entusiasti solo se vedono vicino a loro degli adulti entusiasti. Se hanno intorno gente triste, senza senso e senza speranza, saranno tristi pure loro. Il giovane guarda naturalmente l’adulto, memore che da bambino guardava sempre il padre per capire la realtà e come si deve vivere in essa. Se l’adulto (o il padre) “non si può guardare”, lo sguardo sarà rivolto altrove. Naturalmente.

Un giovane è dunque senza entusiasmo perché intorno a lui girano adulti senza speranza, tristi e soprattutto adulti non cristiani. Adulti borghesi il cui il più grande ideale è la tranquillità della vita. (“Tranquillità” però che mai coincide con “letizia” che è il modo in cui vivono, di solito, i cristiani).

Sì, va bene, poi il solito amico del bar, nei soliti discorsi da bar, ti viene a dire “ma come si fa a essere entusiasti in un mondo come questo? Prima sì, oggi no. C’è questo, c’è quell’altro, le tasse, i soldi, il Governo, la suocera,…”. Appunto, se uno appartiene a un mondo come questo, a “questo” mondo, non lo potrà mai essere. E’ naturale.

L’entusiasmo, come la felicità, non la può dare il mondo. Se uno vive in questo mondo, ma appartiene a Gesù il discorso cambia o per lo meno ci sono ottime possibilità che esso cambi. Noi cristiani infatti sappiamo da sempre che non dobbiamo essere “del”, ma “nel” mondo.  

E c’è anche l’aspetto etimologico. “Entusiasmo” è una parola greca formata da en (in) con theòs (Dio) e significa "essere in Dio". Uno è entusiasta dunque se sta sempre vicino a Gesù e se si allontana da Lui, difficilmente lo potrà essere, quasi come una reazione naturale. Si può essere senza entusiasmo perché non si è incontrato davvero Gesù Cristo o non lo si è fatto entrare nella nostra vita. O quando si vuole tenere in tasca una “monetina” del mondo, come una sorta di ruota di scorta, come una via di fuga qualora la vita insieme a Gesù fosse una “fregatura” come molti dicono. Ma a Gesù o si dà tutto (compresa l’ultima “monetina”) o non si dà nulla. Il discorso è semplicemente questo. Naturalmente. 

(La foto che vedete in alto è quella di alcuni soldati, tra loro nemici, che a Natale 1914, durante la guerra, sono usciti dalle trincee e si sono dati gli auguri e giocato a pallone). 

Ma “bisogna starci”? Meglio un bel “non ti curar di loro, ma guarda e passa”.



Io lavoro fuori la mia città di residenza. E così capita spesso che dopo che ho finito la mia attività di degno dipendente, provvisoriamente al soldo mensile dell’imprenditore, nella speranza di una futura pensione che mi permetta di sopravvivere gli ultimi anni della vita, vado a ringraziare Nostro Signore, di cui sono invece indegno dipendente vita natural durante, sperando nella ricompensa finale che non tenga conto di tante mie meschinità, debolezze, cattiverie, omissioni, errori…, un trattamento di fine rapporto che consista in una piccola casetta in Paradiso, anche all’estrema periferia. Per farla breve, dopo il lavoro, spesso, vado a Messa. Una sera, mentre stavo aspettando l’inizio della celebrazione, all’ultima fila come il pubblicano nel tempio, un uomo esce dalla sagrestia con un mazzo di foglietti in mano e li comincia a distribuire ai presenti (una trentina circa) sparsi per tutta la chiesa. Passa banco per banco dando quel foglietto a ognuno. Giunto davanti a me non mi dà nulla e va oltre. Salta una signora che stava sulla panca alla mia sinistra e continua la distribuzione agli ultimi. Essendo io di carattere risentito e permaloso, ma al tempo stesso curioso di scoprire i tanti misteri della psiche umana, cerco di darmi una spiegazione. Pensandoci un poco ho capito che io e la signora vicino a me, non eravamo della parrocchia. Dunque non eravamo i legittimi destinatari dei fogli (quasi un “non ti curar di loro, ma guarda e passa”).

In genere io parlo solo in caso di straordinaria necessità e urgenza. Una volta, sollecitato dal discorso, in una discussione con alcuni “cristiani impegnati”, ho provato a dire che dobbiamo ricominciare a fare quello che da duemila anni abbiamo sempre fatto, cioè costruire opere nella società. I cristiani infatti non si sono mai fermati dal farle, nemmeno durante le persecuzioni e nemmeno quando, in pieno ottocento, c’era un governo ferocemente anticristiano e anticlericale. E così, dissi “per esempio: se le scuole non funzionano, facciamole noi, le abbiamo sempre fatte”. Tutti compatti mi hanno dato contro, sdegnati. “Così ti isoli!”, “Tu da una parte e il mondo dall’altra!”, “Bisogna starci nel mondo!”.

Bisogna starci nel mondo, certo, e seguire dunque il flusso, per non finire fuori, assecondando o dovendo scendere a patti per gran parte dei suoi dogmi. Bisogna starci nella politica, sì, se ti ci fanno entrare innanzitutto e poi se ti permettono di esprimere apertamente un pensiero cristiano. Bisogna starci nelle scuole, va bene, senza però parlare di Gesù, del Natale, fare il presepe, dire come la pensiamo in tema di famiglia o raccontare come gli anticlericali hanno travisato la storia cristiana che si legge proprio sui libri di scuola. Bisogna starci con tutti, rispettando le idee di tutti e tutte le religioni, senza che gli altri abbiano però rispetto delle nostre idee e della nostra religione… Bisogna starci nel mondo, sì, ma solo alle sue condizioni. Alle condizioni del mondo.

Pochi giorni dopo quella discussione in cui mi hanno dichiarato quasi un eretico, mi arriva sul telefono l’immagine di un libricino per bambini con un disegno di due dolci e simpatiche signore e la scritta grossa: “esistono famiglie con due mamme o due papà”. Me l’aveva mandata un’amica della Provincia di Mantova e quello era il libricino che avevano consegnato alla figlia che va all’asilo. (All’asilo, faccio notare, non perché se veniva dato al Liceo andava meglio, ma perché all’asilo ci vanno solo i bambini di pochi anni). Niente di anomalo in tutto questo, è infatti solo il processo di normalizzazione che è in corso. “Però dobbiamo starci nel mondo, sennò ci isoliamo”, mi dicono i “cristiani impegnati”. Mi verrebbe da dirgli “mandate allora tranquillamente i vostri figli in asili come quello”.

Tiriamo le somme. Una visione del cristianesimo che finisce ai confini della parrocchia e una impostazione mentale che ci impone di stare nel mondo alle sue condizioni; tutto questo dove ci porterà? Per due millenni abbiamo costruito un numero infinito di opere grandi e straordinarie e di opere piccole e sconosciute, e nessuno hai mai posto né il problema dell’isolamento, né quello dei confini territoriali. Quando lo Stato, il Re, l’Imperatore, non intervenivano (oggi come ieri) i cattolici si sono riuniti intorno al “santo” e hanno costruito cooperative per sostenere i lavoratori che perdevano il lavoro o erano divenuti anziani, creato confraternite a esempio per dare funerali e degna sepoltura a chi non aveva soldi e pregare per le loro anime, aperto strutture per aiutare le serve licenziate o le ragazzi madri abbandonate e dar loro lavoro e dignità, creato oratori per i ragazzi che vivevano in mezzo alla strada, inventato nuovi macchinari per agevolare l’attività dei pescatori, come ad esempio il motore a elica per le barche (costruito dal “nostro” Mons. Sciocchetti), ideato scuole professionali per istruire i giovani, aperto tipografie per dare un mestiere ai ragazzi, tirato su ospedali per i poveri, creato i Banchi di pietà per finanziare chi non aveva soldi e per contrastare l’usura, architettato case e mense per accogliere i derelitti, concepito ordini di suore per pregare per le anime del Purgatorio, organizzato sindacati ante litteram per tutelare e aiutare i giovani lavoratori contro il capitalismo spietato,... Nessuno, prima d'ora, si è mai posto il “problema” di non stare nel mondo, nè paventato il “pericolo” di sconfinare i limiti territoriali. Veramente ci sarebbe da dire (e questa volta, a ben donde): “non ti curar di loro (del mondo) ma guarda e passa”.

Continuiamo a pagare tutte le tasse e a rispettare tutto quello che lo Stato ci impone, ma ricordiamoci che non siamo “del” mondo e nemmeno obbligati a sostenere e puntellare per forza questo mondo. Ne possiamo fare uno anche noi, alternativo, più bello e più buono, con Gesù come riferimento, sempre e comunque nel rispetto scrupoloso delle leggi. Ma la condizione essenziale per far questo è che dobbiamo amare Gesù sopra ogni cosa, la Sua Chiesa e non voler essere per forza “del” mondo e cristiani borghesi. 

Il Pio


Le due immagini.

La prima immagine chiara che ho avuto dello Stato è avvenuta quando avevo diciannove anni. All’Università. Prima lo Stato era per me qualcosa di lontano, ma di profondamente serio. Qualcosa di Alto, di cui mi potevo fidare e che potevo servire con onore, come i genitori e la mia maestra. Esame di diritto privato, uno tra i più difficili del primo anno di Giurisprudenza, con un’altissima percentuale di bocciati. Tensione alle stelle tra gli studenti; e ovviamente altissimo disinteresse e noia dei docenti, sempre ritardatari, verso quei borghesucci che si permettevano di disturbarli coi loro esamucci. A un certo punto, in aula, durante l’esame, tra centinaia di persone, il luminare si accende una sigaretta, seguito poi, piano piano, dai suoi devoti scagnozzi (ovviamente tutti loro erano seduti sotto il grande cartello “vietato fumare”). (Allora non c’era ancora la legge sul divieto di fumo come oggi). Qualche studente allora si sentì legittimato a accendersi pure lui la sigaretta, dopo aver esitato un po’ per via del rispetto a quanto indicato nel cartello, del fatto che quella fosse pur sempre un' aula Universitaria della Repubblica (e del fatto che, lui, era pur sempre uno studente di diritto!) . 
Allora il luminare interrompe l’interrogazione, e, con la sigaretta in mano accesa, urla: “oh! Guardate che qui è vietato fumare! Se tutti fumano qui si trasforma in una camera a gas”. Riprende poi l’interrogazione e a fumare. E i suoi scagnozzi, senza nemmeno degnarsi di alzare la testa, senza nemmeno porsi il dubbio o notare il controsenso di una tale dichiarazione fatta dal loro capo, da buoni servi, pure. 
E io, giovanissimo borghesuccio, fresco studentello universitario, mi sono detto “ecco: questo è lo Stato!”. “Ecco io sto preparandomi per sostenere proprio questo Stato, i suoi funzionari (come questi qua davanti) e le sue leggi”. 

La sorte non mi ha fatto divenire un anarchico insurrezionalista e no-qualcosa, ma mi ha fatto laureare. Sempre però con la consapevolezza e la ferma convinzione che chi non rispetta i patti e le leggi, tra i cittadini e lo Stato, spesso è il secondo.

La prima immagine chiara che ho avuto della Chiesa è avvenuta quando avevo quattro anni. Ero a messa al Santuario di Rho (Milano), dove allora abitavo e mia madre mi diede come sempre, una moneta per le offerte. La suora che le raccoglieva era però già passata e stava andando piano piano in sagrestia. Io le corsi dietro e con la manina le bussai sulla schiena (probabilmente era sul sedere perché ero piccolino). Era una vecchietta un po’ curva e la zona era semibuia. Si girò verso di me. Con uno sguardo dolcissimo mi fece subito una carezza e, piegandosi verso di me, mi chiese con una voce buona “cosa c’è?”. Io restai a bocca aperta per un po’, mi aveva sconvolto quella dolcezza mai vista prima: lei non mi conosceva minimamente. 
Allungai la manina con la moneta senza dire nulla. Lei la prese e con un sorriso mi disse “grazie” e senza dire altro, dopo un’altra carezza,  si girò e piano piano andò verso la sagrestia. Quell’incontro e quella dolcezza mi scaldarono il cuore.  

La vita è andata avanti. Con gli anni l’immagine dello Stato non è mai mutata. Niente e nessuno fino a oggi mi hanno fatto mai modificare il giudizio che mi era venuto spontaneamente all’esame di diritto privato. L’arroganza del potere è sempre la stessa, il servilismo dei sottoposti in attesa di fare carriera, è rimasto tale, il disinteresse e la noia verso il popolo sono uguali, ora come allora. Non è cambiato niente.  Forse peggiorato.

L’altra immagine mi è invece un po’ cambiata. Fortunatamente sono tra quelli della mia età che sono rimasti ancora cristiani (non per meriti, ma per grazia). 

Suore tanto buone ci sono ancora, grazie a Dio. Vedo invece tanta confusione tra le fila del popolo cristiano. Poca fermezza. Poca conoscenza della nostra bella fede. Pochissima fedeltà alla tradizione. Pare quasi che siamo nati solo cinquant'anni fa e non invece duemila. Poca fiducia e tanti dubbi, spesso infondati. E pure la voglia, purtroppo anche a alto livello, di adeguarsi a tutti i dogmi del mondo, una voglia peraltro inspiegabile (eppure dovremmo percepire la puzza... di zolfo). E dunque: non c'è più il desiderio di lottare per far conoscere Gesù al mondo, per conservare la fede e salvare la propria anima, ma per la raccolta della carta, l’inquinamento e i diritti ai gay. Un "restiamo qui dentro, ma senza farci troppo vedere e disturbare gli altri". Ma una suora buona ti scalda il cuore e ti fa almeno pensare di vivere bene e da cristiano; questo cristianesimo nuovo e progressista ti fa essere in linea con tutti gli altri, dunque giusto e moderno, non ti crea problemi di relazione col mondo, ma non ti lascia nulla nel cuore (forse solo rabbia), comunque nulla di buono. E forse nemmeno ti salva...

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...