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Giorno dopo giorno...


Molto spesso mi capita di vivere la giornata con il massimo del disinteresse, con la stessa partecipazione cioè con cui si attende un autobus. Oppure di rotolare dentro di essa senza accorgermi delle persone intorno o di quello che mi capita. Altre volte col dubbio se sono stato presente tanto che le persone mi hanno potuto vedere. Altre volte ancora di viverla come se ce ne fossero ancora altre mille miliardi da venire…; e il brutto che mi capita di vivere più volte così che da persona normale. E dico persona normale perché una persona normale si ricorda di essere una creatura, cioè creata da un Creatore e che dunque la vita—che non c’è per caso—è una faccenda molto seria e non può essere lasciata a sé stessa, come fosse in balia del vento. Il mondo poi è fatto in un certo modo, perché così deve funzionare (quel Creatore così l’ha fatto). Nessuno innanzitutto ci garantisce quanti giorni avremo ancora da passare qui (pensate che quelli del ponte Morandi, o dell’Hotel di Rigopiano, o i terremotati dell’Umbria sapevano cosa sarebbe avvenuto quel giorno?). Ogni singola giornata va cioè vissuta pienamente, perché essa è un dono di Dio e potrebbe essere anche l'ultima. Ma soprattutto se siamo creature allora abbiamo un destino (una mèta finale) da raggiungere: la nostra santità e la nostra salvezza. Dobbiamo camminare, giorno dopo giorno, sapendo quale direzione dobbiamo tenere. Meglio se questa sia quella giusta. E’ vero che la nostra umanità ci dice di comportarsi in quel modo, e non ci viene naturale ricordarsi di essere creature. Se l’istinto però ci ordina così, la ragione (che deve sempre dominare sia l’istinto che l’emozione) ci deve rammentare qual è la cosa più importante.
Il Pio


Vita e fede



Paolo VI sosteneva che «La dissociazione che si constata in molti tra la fede che professano e la loro vita quotidiana va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo...» (Gaudium et Spes, n 43). Cioè in molti la vita concreta di tutti i giorni va da una parte e la fede dall’altra. La fede non illumina e comprende il lavoro, la famiglia, lo sport... Come dire anche che la fede spesso non c’entra nulla con il lavoro, la famiglia, lo sport… e tutti gli altri particolari della vita quotidiana: sono mondi paralleli pur facendo parte della stesa unica persona. Invece la fede è sincera se ci fa mettere costantemente Gesù al centro della vita, al centro di tutte le cose. Paolo VI promulgò la Costituzione apostolica Gaudium et Spes da dove ho tratto quella frase dell’inizio, nel dicembre del 1965. Oggi purtroppo constaterebbe che in moltissimi manca proprio quella fede che allora vedeva dissociata, infatti le uniche preoccupazioni e gli ideali oggi sono solo quelli materiali delle vita quotidiana. Nella vita di tutti i giorni, è completamente assente la fede. Non per una dissociazione tra vita e fede (per assurdo andrebbe detto "magari fosse!" almeno un rimedio ci sarebbe), ma perché proprio non c’è la seconda, non è stata trasmessa (dopo il 1965 c’è stato il 1968…). La fede si acquisisce con l’ascolto o con la testimonianza di buoni cristiani, segno questo che questi non sono poi molti. Che fare? i buoni cristiani che ancora ci sono mettano sempre Gesù al centro della loro vita (evitino con tutto il cuore quella dissociazione di Paolo VI) e cerchino di non aver paura e di testimoniare in ogni occasione opportuna e inopportuna, la propria fede. E tutti insieme preghiamo il Buon Dio—non possiamo fare altro—che faccia tornare la Fede sulla terra.

Il Pio

Don Bosco / 12



«Fintantoché non andiate volentieri a confessarvi ed a comunicarvi, e finché non vi piacciono i libri divoti e i divoti compagni, non crediate di avere ancora una sincera devozione» (Ricordi ai giovani);

«Ti sei totalmente dedicato alle missioni, che è quanto dire: hai abbandonato tutto per consacrarti al Signore ed al guadagno delle anime» (MB XV,28);

«Il Signore moltiplica il tempo per coloro che lo servono» (MB IV,526);

«Un libro cattivo è una peste che ammorba molti giovani» (MB XVII,198);

«Tenetevi pur sicuri dell’eterna salute, purché corrispondiate alle grazie che Dio ci fa continuamente» (MB II,157);
«Qualora un direttore non potesse far altro e ottenesse che ciascuno eseguisca bene la parte che gli è assegnata, farebbe già molto» (MB XIV,44);

Certe concessioni con l’andare del tempo diventano un diritto, che può produrre spiacevoli conseguenze» (MB XIII,399);

«Ci sia il vero zelo, sì ... ma sempre pacatamente, con dolcezza, con pazienza» (MB III,456).

Giorno dopo giorno...

Molto spesso mi capita di vivere la giornata con il massimo del disinteresse, con la stessa partecipazione cioè con cui si attende un aut...