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Showman e battitori liberi


Ci avevano messo un sacco di tempo le suore, a sistemare i bambini delle elementari sulle sedie e farli stare zitti per l’inizio della Santa Messa. Ancora più faticoso era stato per loro sistemare educatamente i genitori in silenzio, che quanto a disubbidienza e indisciplina, superano di gran lunga i figli. Dopo dunque uno sforzo ciclopico, finalmente tutti erano fermi, seduti e—addirittura—in silenzio. E quel silenzio e quelle persone così ordinate, per chi ha a cuore una certa forma che però è anche sostanza, fa solo piacere. Ti permette anche di dire qualche preghiera... A un certo momento entra di corsa il giovane celebrante e preso il microfono comincia a saltare e battere le mani, urlando chiede che tutti saltino e di mettere le mani in alto. «Forza, più in alto!». Alle suore, quelle più anziane in particolare, veniva quasi da piangere. «Come state?», «non vi sento!»… All’omelia, scende in mezzo alla gente come faceva Pippo Baudo, e fa le domande ai bambini, ripetendo a alta voce la risposta. Ride, scherza, fa battute e tutti ridono e applaudono e forse si dimenticano anche loro che stanno alla Santa Messa. Poi è normale l’inserimento di frasi sue personali nella Liturgia sacra. Questo e altro che molti di voi già hanno visto altrove e per questo taglio corto. Tutto buono sicuramente e tutto santificante: sono solo io, vecchio brontolone che non capisco la novità, la bellezza e l’utilità di questi nuovi metodi di celebrare. Però—da quel che mi consta—nessuno nel frattempo ha cambiato il significato della messa che non è uno show dove il prete è un animatore da villaggio turistico, dove lui è il centro di tutto, col concetto finale che la messa riesce bene (?) o riesce male (?) se ha saputo essere un bravo showman. E’ pur vero che dopo il Concilio Vaticano II le chiese devono avere al centro non più il tabernacolo (messo di lato o nascosto in sagrestia o altrove) ma il trono del celebrante e anche questo qualcosa deve pur significare. Resta però ancora vero che il centro di tutta la messa è (e deve restare) l’Eucarestia e il “presentatore” deve fare solo l’umile e indegno ministro (che significa poi servo) di Dio e in quanto tale, non deve mai sentire la necessità di modificare o adeguare le parole e le fasi della Liturgia (perchè non è sua!) e si deve annullare completamente, quasi scomparire di fronte all’Eucarestia. Tutto per la gloria di Dio e la santificazione delle anime. Di fronte al significato della Santa Messa, si possono tollerare urli, balli da curva sud e ola, eseguiti senza rispetto in un luogo sacro e per di più sotto la croce di Nostro Signore? Leggiamo il Catechismo di San Pio X. «654 D. Che cosa è dunque la santa Messa? R. La santa Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo offerto sui nostri altari sotto le specie del pane e del vino, in memoria del sacrificio della Croce». «655 D. il sacrificio della Messa è il medesimo della Croce? R. Il sacrificio della Messa è sostanzialmente il medesimo della Croce in quanto lo stesso Gesù Cristo, che si è offerto sopra la Croce, è quello che si offerisce per mano dei sacerdoti, suoi ministri, sui nostri altari; ma in quanto al modo con cui viene offerto il sacrificio della Messa differisce dal sacrificio della Croce, pur ritenendo con questo la più intima ed essenziale relazione». «656 D. Quale differenza dunque e relazione vi è tra il sacrificio della Messa e quello della Croce? R. Tra il sacrificio della Messa e quello della Croce vi è questa differenza e relazione; che Gesù Cristo sulla Croce si offri spargendo il suo sangue e meritando per noi; invece sugli altari Egli si sacrifica senza spargimento di sangue e ci applica i frutti della sua Passione e Morte». Il fatto è anche che insieme agli showman, c’è un’altra pericolosa serie di battitori liberi nelle celebrazioni eucaristiche. Loro però non fanno lo show, anzi sono anche seri e compassati, ma dicono cose che la Chiesa non dice, non ha mai detto e che soprattutto non si dovrebbero mai dire perché non sono vere. E il povero gregge di Dio, lasciato senza basi, senza istruzione e spesso anche senza pastore, dubita, vacilla o si perde nella nebbia del mondo, preda del peggiore dei nostri nemici. Aiutiamoci.

Il Pio


(La foto è stata presa da internet, ritenuta dunque di pubblico dominio come tutte le altre, ma non ha nulla a che fare con il fatto raccontato nel post, perchè è un fatto vero) 

Giustizia naturale


Ho sempre pensato che la “giustizia” fosse un concetto naturale, cioè qualcosa che tutti hanno dentro, che tutti capiscono. E’ vero, da sempre ci stanno gli psicopatici, quelli insensibili a qualunque cosa, gli imbecilli, quelli che non si commuoverebbero nemmeno davanti al giudizio universale, i politici che vedono la giustizia solo sotto il ristrettissimo ambito della politica, quelli che “me ne frego degli altri”, quelli che hanno fede in una religione violenta,… ma sono una parte, consistente, ma non sono tutti. Questi ci sono sempre stati e sempre ci saranno (il mondo per via del peccato originale, funziona così e funzionerà così sino alla fine). A parte che per questi, non servirebbe definire cosa sia la giustizia e cosa significhi giusto. Uno che sevizia un ragazzino, fa gridare vendetta, penso, alla maggior parte delle persone e sarà difficile trovare uno, a parte quelli anzidetti, che sostiene che seviziare un bambino è giusto. Questo senso naturale, universale, di Giustizia ce lo ha messo Dio nei nostri cuori, quando ci ha creato. Questo senso si affina principalmente in famiglia. Se facendo il cretino dentro casa rompevo un vetro o un vaso, lo schiaffone giungeva per direttissima, se facendo l’adolescente ribelle e insopportabile, non rispettavo mio padre, il ceffone, sempre per direttissima, arrivava. Cioè di fronte a una azione “cattiva” è giusta una punizione, e poi il rispetto per i genitori, per i professori… Il senso della giustizia innato nel nostro cuore si concretizza dunque in famiglia inizialmente e successivamente anche nella realtà quotidiana. Però. Oggi il senso di Dio non viene più insegnato e così la sua dottrina e il suo catechismo. E senza Dio la giustizia non sa a chi fare riferimento, non sa su chi poggiare la base. Non c’è allora nel nostro cuore la giustizia, ma diverse giustizie acefale da usare a seconda delle circostanze. Oggi poi la famiglia non esiste più e se esistesse è di fatto liquida. E così: se oggi un figlio risponde male ai genitori questi gli comprano uno iPhone, se prende un brutto voto a scuola perchè non ha studiato o una nota perché ha insultato malamente il professore, i genitori ricorrono al TAR per il voto e fanno una piazzata davanti a tutta la scuola, perché l’insegnante si è permesso di mettere la nota al figlio. Anche questo è il risultato di un mondo senza Dio (uno dei milioni di risultati che così si sono raggiunti, forse quello minore). Tutti capite allora dove ci porta questo maledetto pensiero comune. E allora bisogna cambiare strada se non vogliamo finire nel fosso, in bocca alle bestie feroci. Cambiare strada vuol dire uscire coraggiosamente da questa dove ora stiamo e tornare indietro, su quella strada in cui noi non facciamo più affidamento solo sulle nostre forze e su quelle della politica, della tecnica, della moda e della scienza, ma solo e esclusivamente su Dio.

Il Pio

Catechismo – 7



Riprendiamo in mano il Catechismo e questo ci fa solo bene. Il Catechismo può essere immaginato come una mappa che ci dice quale strada prendere per arrivare precisi a destino oppure un libretto delle istruzioni che ci dice come dobbiamo usare il nostro corpo, il nostro cuore e la nostra anima… E ci dà anche uno sguardo che non si ferma al tetto di casa, ma si allarga a tutto l’universo. «Se vuoi entrare alla vita, osserva i comandamenti (Matt XIX, 17)». «Se mi amate, osservate i miei comandamenti (Giov. XIV, 15)». Oggi leggiamo il passo dei Comandamenti. 

Il Pio


§ 1. Comandamenti di Dio in generale.


161. Che cosa sono i comandamenti di Dio?
I comandamenti di Dio o Decalogo sono le leggi morali che Dio nel Vecchio Testamento diede a Mosé sul monte Sinai, e Gesù Cristo perfezionò nel Nuovo.

162. Che cosa c'impone il Decalogo?
Il Decalogo c'impone i più stretti doveri di natura verso Dio, noi stessi e il prossimo, come pure gli altri doveri che ne derivano, per esempio, quelli del proprio stato.

163. I nostri doveri verso Dio e verso il prossimo a che si riducono?
I nostri doveri verso Dio e verso il prossimo si riducono alla carità, cioè al "massimo e primo comandamento" dell'amor di Dio e a quello "simile" dell'amor del prossimo: "da questi due comandamenti, disse Gesù Cristo, dipende tutta la Legge e i Profeti"
164. Perché il comandamento dell'amor di Dio è il massimo comandamento?
Il comandamento dell'amor di Dio è il massimo comandamento, perché chi l'osserva amando Dio con tutta l'anima, osserva certamente tutti gli altri comandamenti.

165. I comandamenti di Dio si possono osservare?
I comandamenti di Dio si possono osservare tutti e sempre, anche nelle più forti tentazioni, con la grazia che Dio non nega mai a chi lo invoca di cuore.

166. Siamo obbligati a osservare i comandamenti di Dio?
Siamo obbligati a osservare i comandamenti di Dio, perchè sono imposti da Lui, nostro Padrone supremo, e dettati dalla natura e dalla sana ragione.

167. Chi trasgredisce i comandamenti di Dio, pecca gravemente?
Chi deliberatamente trasgredisce anche un solo comandamento di Dio in materia grave, pecca gravemente contro Dio, e perciò merita l'inferno.

168. Nei comandamenti che cosa si deve notare?
Nei comandamenti si deve notare ciò che è ordinato e ciò che è proibito


I DIECI COMANDAMENTI

Io sono il Signore Dio tuo

1° Non avrai altro Dio fuori che me.

2° Non nominare il nome di Dio invano.

3° Ricordati di santificare le feste.

4° Onora il padre e la madre.

5° Non ammazzare.

6° Non commettere atti impuri.

7° Non rubare.

8° Non dire falsa testimonianza.

9° Non desiderare la donna d'altri.

10° Non desiderare la roba d'altri.

Essa è Apostolica




Apostolica. Cosi è sempre stata e così deve sempre essere. 


161 D. Perché la Chiesa si chiama inoltre Apostolica?
R. La vera Chiesa si chiama inoltre Apostolica, perché rimonta senza interruzione fino agli Apostoli; perché crede ed insegna tutto ciò che hanno creduto e insegnato gli Apostoli; e perché è guidata e governata dai loro legittimi successori.

(Catechismo di San Pio X).

Guide cieche, pecore nel burrone


Sempre più spesso purtroppo si vengono a sapere di spropositi pubblicamente pronunciati da Pastori della chiesa. Dico “spropositi” per non usare termini più precisi che, in quanto tali, oltre a scandalizzare la povera gente, dovrebbero comportare conseguenze specifiche (ma io non ho la capacità per parlare di queste cose). E dico anche “pubblicamente” per dire che questi spropositi vengono proferiti coscientemente durante le Sante Messe, o durante le assemblee aperte a tutti, con servizi durante i Telegiornali o le trasmissioni nazionali, per di più con l’aurea del carisma sacerdotale. E qui non si può dire «sarà vero (= fake news)»? perché molte frasi terribili le sentiamo personalmente, con le nostre orecchie. Ormai la direzione che sembra essere presa da una moltitudine di guide è quella di una chiesa che deve piacere al mondo, che si fa trainare dal mondo e non quella che traina il mondo. Per questo mi capita di avvilirmi quando leggo tutto questo. E talvolta racconto questo mio malessere in ufficio, anche a gente che a messa ci va solo ai funerali. I colleghi per pietà, mi stanno pure a sentire. A proposito di guide. A un certo punto del Vangelo si legge che Gesù « vide una grande folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore senza pastore; e prese a insegnare loro molte cose (Marco 6,34) ». Gli uomini, come ai tempi di Gesù, anche oggi continuano a essere proprio come pecore senza pastore con un bisogno naturale, immenso, di essere educati, istruiti, con un bisogno immenso che qualcuno li guidi con amore e gli insegni la Via, la Verità e la Vita. Se al posto del Pastore buono invece arriva un’incapace, un presuntuoso ed arrogante che vuole cambiare tutto quello che è stato vero e giusto da duemila anni, vuole cambiare il modo in cui dall’inizio della storia ogni Pastore ha condotto le proprie pecore al pascolo e le ha vigilate. Un inetto che sulla base del “suo” personale principio ritiene ineluttabile che oggi tutto deve essere finalmente cambiato; e poi giù coi ponti, i dialoghi, le aperture, (ponti, dialoghi e aperture, non sono mai stati fondamenti principali del cattolicesimo e non dovrebbero esserlo nemmeno oggi) e poi i gravi errori del passato e così facendo l’unica cosa che gli riesce è porre il dubbio nel cuore di tutti e così le povere pecore si troveranno loro malgrado a prendersi come guida uno che segue solo il suo naso, nella nebbia, per finire dove? E nella nebbia non si vede nulla. Nella nebbia è bene stare sempre sopra le due rotaie della dottrina e del catechismo, che di sicuro non porteranno nel burrone tutti quanti, locomotiva per prima e vagoni poi. Per questo più che pecore senza pastore, oggi siamo peggio, purtroppo. E cosa siamo lo descrive ancora Gesù che dice (a proposito dei Farisei): «Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso (Matteo 15, 14)». Ciechi (pecore bisognose di guida) guidati da ciechi (Pastori che seguono il proprio naso) e così al fosso manca poco. Il consiglio spassionato è di non seguire mai questi Pastori ciechi e moderni, ma i binari, se non troviamo il Pastore buono (ce ne sono ancora tanti!).

Il Pio

Catechismo - 6



Oggi leggiamo cosa dice il Catechismo di San Pio X sulla vita eterna. Capita a tutti di pensare che la nostra vita non finirà mai, soprattutto fino a una certa età. Sì, ci sarà una fine, ma è lontana e comunque è meglio non pensarci oggi (né domani). Insomma: non si deve ragionare mai su questo argomento. Certo non possiamo tornare al periodo medievale del memento mori (ricordati che devi morire) anche se qualcuno ogni tanto ce lo ricordasse, non ci farebbe male. Però almeno a ricordarci che c’è sì, la vita attuale, che finisce prima o poi ma dopo non è vero che non c’è nulla, ma c’è una vita eterna (in bene o in male). E qui, come tutte le cose della fede, si ha il 50% delle possibilità che questo sia vero e il 50% che sia falso. E il fatto è che si deve scommettere per forza, come diceva Blaise Pascal. Non scommettere significa puntare tutto sul no. Una possibilità al 50% è assai elevata. Ma se si scommette tutto (tutta la vita) sul sì, in caso di vincita si guadagna tutto. Se si scommette tutto (tutta la vita) sul no, in caso di vincita non si vince nulla. Dove è meglio scommettere?

Il Pio 


246 D. Che cosa c' insegna l'ultimo articolo (del Credo, ndr): La vita eterna?
R. L'ultimo articolo del Credo c'insegna che dopo la vita presente vi è un' altra vita o eternamente beata per gli eletti in paradiso, o eternamente infelice pei dannati all'inferno.

247 D. Possiamo noi comprendere la felicità del paradiso?
R. No, noi non possiamo comprendere la felicità del paradiso, perché supera le cognizioni della nostra mente limitata, e perché i beni del cielo non possono paragonarsi ai beni di questo mondo.

248 D. In che ,consiste la felicità degli eletti?
R. La felicità degli eletti consiste nel vedere, amare e possedere per sempre Dio, fonte di ogni bene.

249 D. In che consiste la infelicità dei dannati?
R. L'infelicità dei dannati consiste nell'essere sempre privi della vista di Dio e puniti da eterni tormenti nell'inferno.

250 D. I beni del paradiso e i mali dell'inferno sono solamente per le anime?
R. I beni del paradiso e i mali dell'inferno sono adesso solamente per le anime, perché solo le anime sono adesso in paradiso o nell'inferno; ma dopo la risurrezione della carne, gli uomini, nella pienezza di loro natura, cioè in anima e in corpo, saranno o felici o tormentati per sempre.

251 D. Saranno uguali per i beati i beni del paradiso, e per i dannati i mali dell'inferno? R. I beni del paradiso per i beati, e i mali dell'inferno per i dannati, saranno uguali nella sostanza e nella eterna durata; ma nella misura, ossia nei gradi, saranno maggiori o minori, secondo i meriti, o demeriti di ciascuno.

252 D. Che vuoi dire la parola Amen in fine del Credo?
R. La parola Amen in fine delle preghiere significa: Così sia; in fine del Credo significa: Cosi è; vale a dire: credo essere verissimo tutto quello che in questi dodici articoli si contiene, ed io ne sono più certo che se lo vedessi cogli occhi miei.

Ma possiamo vincere la guerra, noi? - 4






Oggi vi racconto due storie recenti. Sono storie che fanno dire amaramente: «ma con questa gente, con questi capi, molti dei quali peraltro figli spirituali di straordinari santi, possiamo vincere la guerra? Possiamo vincere la buona battaglia di conservare la nostra fede e far di conservare la fede cattolica a tutto il mondo? I non cattolici ci potranno rispettare in queste condizioni? Potranno convertirsi?» 



Il Pio


          «…E anche al Sinodo dei vescovi sui giovani va in scena la lobby gay che cercherà di far passare nel documento finale il linguaggio dei gruppi Lgbt. È quanto apparso chiaro dalla conferenza stampa di presentazione, tenuta l’1 ottobre dal cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi. La questione riguarda il paragrafo 197 dell’Instrumentum  Laboris ovvero il documento di lavoro su cui si confronteranno i padri sinodali…. Per la prima volta in un documento vaticano, infatti, si adotta il linguaggio mondano, parlando della richiesta proveniente da «giovani Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender…, ndr)». Ma ora si scopre che contrariamente a quanto sostenuto dal cardinale Baldisseri, quel paragrafo non trova riscontro nei contributi arrivati dai giovani e dalle Conferenze episcopali di tutto il mondo; è stato inserito ad hoc da qualcuno degli estensori dell’Instrumentum Laboris… (La Nuova Bussola Quotidiana, 3/10/2018, Riccardo Cascioli, stralci)».



         «Cattolici pecoroni!... A Rivoli, il cinema dei Salesiani proietterà il film di Luca Guadagnino Chiamami col il tuo nome, film che promuove la pederastia e che i figli di don Bosco non si sono fatti scrupolo alcuni di inserire nella programmazione stagionale… Un film moralmente inaccettabile (è il giudizio del News Catholic Service della Conferenza episcopale americana), che viene promosso in maniera massiva non in una, ma in molte sale della comunità sparse per il Paese. Succede che nessuno si pone più il problema se i cine parrocchiali debbano essere o no veicolo di una qualche funzione educativa non solo nei confronti delle nuove generazioni, ma anche nei confronti degli adulti, i quali sono genitori e avrebbero bisogno di criteri migliori per orientare le proprie scelte… Il caso di Rivoli non è affatto una mosca bianca nel panorama della programmazione dei cinema cattolici. Anzi… Il film di Guadagnino è stato proiettato in molte altre sale della comunità. La Comunità Pastorale Casa di Betania di Agrate Brianza ad esempio lo ha mandato in onda nell’aprile appena trascorso e non si è nemmeno peritata di avvertire il “cliente” della tipologia di film, come se tra Chiamami con tuo nome, che passa “poeticamente” tra scene di nudo, rapporti omoerotici tra un minorenne e un adulto e masturbazioni al limite del grottesco, e gli Incredibili 2 non ci fosse alcuna differenza di messaggio sostanziale. Ma il film era stato visionato anche a Bologna nel cinema dell’Antoniano in febbraio. Qui l’avvertenza sul film consigliato ad un pubblico adulto viene vanificata dai Frati Minori (sì quelli dello Zecchino d’Oro) a causa del giudizio pubblicato sul sito locandina che ne reclamizza l’evento: “Chiamami col tuo nome ha finora raccolto decine di premi nei vari festival in cui è stato presentato. Non aggiungiamo altro, se non il consiglio di rimanere fino ai titoli di coda perché anche in quei frammenti apparentemente immobili passa grande cinema”. Ma anche i figli nati dal carisma di don Orione programmeranno la pellicola nel Cinema Teatro di via Pisanello a Milano. Anche siti tenuti in considerazione dal mondo cattolico, anche se non diretta espressione hanno espresso giudizi tutto sommato positivi… Per tutto il resto è notte fonda (La Nuova Bussola Quotidiana, 2/10/2018, Andrea Zambrano, stralci)».

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Carità. Guardiamo Pier Giorgio Frassati.




Carità. Ma che cos’è la carità? «Beh—ti dicono—non è solo fare l’elemosina, anche l’elemosina, essa soprattutto è l’Amore, l’Amore al prossimo». Il catechismo di San Pio X (al numero 897) chiarisce un po’ meglio il punto e spiega che « La Carità è una virtù soprannaturale, infusa da Dio nell'anima nostra, per la quale amiamo Dio per se stesso sopra ogni cosa, e il prossimo come noi stessi per amor di Dio». Amiamo dunque il prossimo, perché amiamo Dio. E’ una conseguenza, necessaria. E’ difficile infatti amare il prossimo per tutta una vita, se non c’è Dio nel nostro cuore. Non sempre regge l’essere solidali, benefattori, buoni, buonisti, aperti,… in modo fine a se stesso:queste grandi virtù umane, per sopravvivere nel tempo, devono avere le radici su Qualcosa di solido. Da sole, alla lunga, rischiano di implodere. Il tempo cambia tutto infatti, tranne ciò che è fermo e stabile. Ma è un pensiero mio. Ora usciamo un attimo dalle definizioni che potrebbero farci rimanere nell’ambito della teoria, che in quanto tale risulta normalmente lontana dalla vita. Per capire cosa significhi carità, dobbiamo leggere un po’ della vita di Pier Giorgio Frassati che, proprio perché amava Dio faceva, quotidianamente, una carità straordinaria. La sua era una carità a 360 gradi, desta 24 ore su 24. Non aveva solo un settore in cui operava, non aveva una carità a orari fissi, non era un sindacalizzato della carità; ma il suo occhio e il suo cuore erano su tutto il mondo, su tutte le persone e su tutti i particolari. E così alla Tabaccaia di Corso Vercelli che si era dichiarata disponibile a mantenergli i pacchi per i poveri, in attesa che quelli tornassero a casa, le disse che voleva portarli lui personalmente, per poter parlare con loro e cercare di dargli speranza, invitandoli anche a andare a messa. E quando seppe che non andava a messa, la esortò a andarci. E lei ci andò. E fu un bene per lei. Oppure quei libri regalati a studenti universitari che venivano dalla campagna, probabilmente con enormi sacrifici da parte dei loro genitori. Libri che poi doveva ricomprare non senza sacrificio. Le medicine portate a chi non aveva di che procurarsele. E poi le continue visite presso le tremende soffitte torinesi, per aiutare i poveri, assistere ai malati, cercare un posto all’asilo per i bambini. E il carretto per i gelati, regalato a un povero malato di cuore che non poteva più lavorare, per permettergli di vivere del suo con dignità. Le sue scarpe regalate agli straccioni incontrati per strada, con conseguente ritorno a casa scalzo oppure con le loro ciabattaccie. E poi le Conferenze di San Vincenzo, le visite al Cottolengo. Oppure l’invito al soldatino sconosciuto che vide una mattina a messa, a portare il giorno dopo anche i suoi amici commilitoni (cosa che poi successe veramente con grande gioia di Pier Giorgio). E le parole buone dette allo sconosciuto che incontrava per la prima volta o ai suoi amici, soprattutto per renderli più buoni e vicini a Gesù. Certo anche l’elemosina si vede tra i suoi numerosi atti di carità: Pier Giorgio ne faceva tantissima. Da buon torinese teneva un libricino col rendiconto dettagliato delle spese che faceva quotidianamente e la voce “elemosina” si legge numerosissime volte (va ricordato che Pier Giorgio era ricchissimo, ma anche che i suoi genitori gli davano pochissimi soldi e solo per le spese strettamente essenziali—e facevano bene!—e quelle elemosine che faceva, erano la rinuncia agli amatissimi sigari o al tram per tornare a casa). Che dire poi dell’idea di prendere la facoltà di Ingegneria mineraria solo per poter stare a vicino ai minatori, cioè quei lavoratori che allora stavano nelle peggiori condizioni. E tantissimi altri episodi, noti o ignoti. Frassati era uno studente universitario e studiava seriamente per laurearsi, era amante della montagna, impegnato anche in politica e in tante altre faccende: non è che facesse il buono per hobby. Quello che si legge sul Catechismo di san Pio X dunque, è proprio quello che era impresso nel suo cuore. Ecco: la carità è questa, un’attenzione cristiana, costante e quotidiana (eroica, perché no?) a tutto quello che ci troviamo davanti per capire come posso aiutare concretamente quella persona che conosco o che non conosco, come la posso sostenere, confortare, come la posso portare a Gesù…? Il povero, il collega, il capo, l’amico, l’anziano, il fratello, i genitori, il tizio sul bus, il nemico, la moglie,…


Il Pio

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...