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Famiglia, difesa e scandalo



[4^ comandamento: onora il padre e la madre].

405. Se le famiglie vivessero da sole, separate una dall' altra, potrebbero provvedere a tutti i propri bisogni materiali e morali?

Se le famiglie vivessero da sole, separate una dall'altra, non potrebbero provvedere ai propri bisogni, ed è necessario che si siano unite in società civile, a fine di aiutarsi a vicenda per il perfezionamento e la felicità comune.

406. Che cosa è la società civile?

La società civile è l'unione di molte famiglie dipendenti dall'autorità di un capo, per aiutarsi scambievolmente a conseguire il mutuo perfezionamento e la felicità temporale.

[5^ comandamento: non uccidere]

413. Vi sono dei casi nei quali sia lecito uccidere il prossimo?

È lecito uccidere il prossimo quando si combatte in una guerra giusta, quando si eseguisce per ordine dell'autorità suprema la condanna di morte in pena di qualche delitto; e finalmente quando trattasi di necessaria e legittima difesa della vita contro un ingiusto aggressore.

414. Dio, nel quinto comandamento, proibisce anche di nuocere alla vita spirituale del prossimo?

Si, Iddio nel quinto comandamento proibisce anche di nuocere alla vita spirituale del prossimo con lo scandalo.

415. Che cosa è lo scandalo?

Lo scandalo è qualunque detto, fatto o omissione, che è occasione ad altri di commettere peccati. 

(Dal Catechismo di San Pio X)

Dunque.

Dunque le famiglie si devono aiutare reciprocamente sia nella vita temporale che spirituale. Altrimenti non ce la fanno a vivere bene.

Dunque guarda caso: il potere mondiale fa di tutto per dividere le famiglie e distruggerle. E creare così un ordine nuovo.

Dunque il pacifismo è un’ideologia, diffusa, ma come tale irreale e pericolosa, forse valida solamente se i popoli del mondo fossero tutti pacifisti. Siccome in realtà non è proprio così, è giusta e cristiana un’adeguata difesa, ancorchè estrema.

Dunque comportarsi in modo tale da essere occasione di peccato al prossimo è un grave peccato. E coi peccati gravi si va all'Inferno se non ci si pente fortemente prima. 

Il Pio  


«In Italia non c’è nessuno che decide»


Considerando a tavola, durante la pausa pranzo, la notizia del divieto in Germania della circolazione delle auto diesel, T. commenta triste e ormai senza speranza: «In Italia non c’è nessuno che decide». Il popolo questo lo vede chiaramente, vivendo nella realtà di tutti i giorni in cui non funziona niente, anche le cose che potrebbero funzionare semplicemente (ad esempio far pagare il biglietti a chi sale nei pullman). I politici sono così, e oggi tutto è politica perché la politica sta dappertutto, anche nelle parti più minime e lontane della società. Lo hanno nel DNA oramai il concetto: chi fa sbaglia sempre, chi non fa non sbaglia mai. E hanno “ragione” (a modo loro): se uno di loro prendesse una decisione grande, chiara, senza compromessi, di sicuro qualcuno scontenterebbe e quei voti andrebbero tutti all’avversario (quelli vivono sempre col bilancino dei voti in mano e tutto il loro fare\dire—più dire che fare—è basato proprio su come sta messo quel bilancino). Decidere è cioè follia! Così si va avanti per anni senza problemi (per loro ovviamente, poi nel frattempo arrivano il vitalizio, i rimborsi…). Eppure l’Italia è stata per secoli e secoli la terra dei santi e degli eroi: e che santi! E che eroi! Popoli grandi che hanno insegnato, la musica, la cultura, l’architettura, a quasi tutta l’Europa. E poi è una bellissima terra, ricca di tantissime cose, umane, paesaggistiche, culturali… E’ (o era?) un Paese cristiano, stupendo e non a caso, ci si mangia benissimo. Qualcuno dice che la colpa di tutto è degli italiani che sono un popolo fesso, stupido, soggiogabile. Dice. Ma così parla chi si sente in una élite. E chi si considera in una élite è sicuro di non far parte del popolo, ma di essergli superiore. Gente da guardare dall’alto in basso. Ma che cosa possono fare gli italiani se chi li governa viene deciso a tavolino dai partiti (che a loro volta sono inventati da un politico—per motivi che sa solo lui—e i cui componenti sono scelti spessissimo tra la stessa stirpe e con la stessa mentalità di cui sopra) e solo quelli si possono prendere? Ma siamo cristiani e allora pensiamo, ragioniamo da cristiani (anche se nessuno ce l’ha più insegnato) e non da atei che contano solo su se stessi e sulla scienza. Io temo che Dio—come fa spesso dall’inizio della storia per amore dei propri figli—per farci ritrovare la strada sana che abbiamo smarrito, confidando solo su noi stessi e nella forza dell’uomo (l’errore è proprio quello di considerare l’uomo come misura di tutte le cose) ci abbia fatto impaludare nelle terribili sabbie mobili da cui non si esce più e più passa il tempo e maggiormente ci si infogna, fino a affogare. Potremmo uscire fuori solo se chiediamo insistentemente, ripetutamente, fiduciosamente il Suo aiuto, con sacrifici e preghiere, anche—perché no?—per intercessione dei santi che più conosciamo: beato Pier Giorgio Frassati, San Giuda Taddeo, San Michele, San Giovanni Bosco, San Francesco Saverio, San Domenico Savio, San Giuseppe, San Benedetto da Norcia,… e pregando assolutamente anche la Madonna: Aiuto dei cristiani prega per noi. 

Il Pio

Ce l’hanno nel cervello la Patria!


La Vandea è una zona, una Regione della Francia i cui abitanti, allora erano tutti cattolici. Subito dopo la Rivoluzione francese nel 1793 furono massacrati  in nome della Libertè, Egalitè e (soprattutto) della Fraternitè, perché quegli straccioni, non vollero seguire le nuove Idee e la luce dei nuovi Lumi, non vollero cioè inginocchiarsi alla Dea Ragione, ma vollero invece restare cristiani a costo della propria vita (e fu proprio così, si parla di 30.000 vittime, tant’è che alcuni storici parlano di genocidio di Stato). François de Charette fu uno dei più importanti capi militari del movimento insurrezionale che ha combattuto nelle guerre di Vandea e fu chiamato «Il re della Vandea», ovvero «Le Roi de La Vendée». Mi è venuto in mente de Charrette perché in una conferenza ho ascoltato tempo fa, un suo discorso che potrebbe essere utile per capire questi momenti che l’Italia e l’Europa stanno vivendo, politicamente parlando e non solo (periodi che si ripetono, appunto, periodicamente e che vengono ritenuti—ogni volta—nuovi,… non siamo stanchi di queste novità vecchie?). Disse François de Charette «La nostra Patria sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra Patria è la nostra fede, la nostra terra, il nostro re. Ma la loro patria, che cos’è? Lo capite voi? Vogliono distruggere i costumi, l’ordine, la Tradizione. Allora, che cos’è questa patria che sfida il passato, senza fedeltà, senz’amore? Questa patria di disordine e irreligione? Per loro sembra che la patria non sia che un’idea; per noi è una terra. Loro ce l’hanno nel cervello; noi la sentiamo sotto i nostri piedi, è più solida. E’ vecchio come il diavolo il loro mondo che dicono nuovo e che vogliono fondare sull’assenza di Dio… Si dice che siamo i fautori delle vecchie superstizioni… Fanno ridere! Ma di fronte a questi demoni che rinascono di secolo in secolo, noi siamo la gioventù, signori! Siamo la gioventù di Dio (La citazione è tratta da www.santiebeati.it., Testimoni, Cristina Siccardi)». Impariamolo a memoria questo discorso, scolpiamolo nel nostro cuore. I cristiani sono così, sono questi ed hanno questo cuore. E’ così anche oggi come nel 1793. Noi siamo la gioventù di Dio, anche se abbiamo sessanta o ottant’anni. La Dea Regione con tutti i suoi Lumi è comunque fredda, non scalda né il corpo, né la mente, tantomeno l'anima e poi non ride mai e non rende lieto nessuno, non vuole bene a nessuno, ama solo se stessa e inganna tutti. La Dea Ragione esiste anche oggi con altri nomi e tanti sono i suoi sacerdoti. Ma anche noi, oggi, abbiamo una Patria come quella di de Charrette e poi avremo anche una bella Patria in Cielo. E’ meglio, ora come allora, il Dio cristiano. Il nostro Dio. 

Il Pio

Buone e cattive notizie



Durante il periodo del così detto ’68 i giovani di età (e dietro di loro—pedissequi—i "giovani dentro": cosa mai avvenuta in tutta la storia del mondo!) volevano un mondo nuovo e speravano in un mondo nuovo: quello della pace e dell’amore, della libertà e dell’uguaglianza, senza sotto né padroni. «Mettete i fiori nei vostri cannoni», «la fantasia al potere», «vogliamo pensare», «fate l’amore, non fate la guerra», «vietato vietare», «tremate, tremate, le streghe son tornate, ma questa volta armate!», «cloro al clero». Le frasi e gli slogan erano infatti affascinanti (allora, oggi alcuni fanno quasi ridere). Poi vennero le Brigate Rosse (BR), i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), Prima Linea e altri gruppi terroristici. Poi negli anni ’80 e nessuno pensava più al mondo nuovo (se ne guardava bene!), e i personaggi da ammirare erano i così detti Paninari con Timberland, Monclaire e l’automobile bella e la ricchezza (o l’ apparenza della ricchezza) erano l’ideale per moltissimi giovani e giovani dentro. Poi la società è divenuta completamente liquida, senza ideali e senza nerbo, facile preda di tutti gli avvoltoi. Negli anni ’90 sono iniziate le invasioni e se non prestiamo attenzione porteranno l’Italia a essere completamente islamizzata (ma interessa a qualcuno?). La nostra amata Chiesa nel frattempo e già prima del ’68 aveva cominciato a pensare democraticamente a un mondo nuovo pure lei che doveva rinnovare quello vecchio (che però era andato bene per venti secoli: era quello che aveva voluto Gesù). E giù cambi della liturgia delle messa e quant’altro che, forse il caso o forse la conseguenza, hanno però svuotato i seminari, le chiese, gli inginocchiatoi, i confessionali, rese sdolcinate le preghiere e le canzoni e le famiglie sono divenute perlopiù atee e i loro figli non vengono battezzati. E così siamo arrivati al 2018. Che cosa ci fa pensare questo excursus storico (vissuto personalmente da molti di voi)? Avete visto che fine fa chi—scansato Dio dalla propria vita—si fida solo dell’uomo e conta solo sull’uomo o su se stesso? La fine è questa che viviamo (ma qualcuno se ne è accorto?). Siamo in una società liquida senza appigli e senza riferimenti (ma qualcuno se ne è accorto?). Solo Dio ci può salvare, perché siamo suoi figli. Ma siamo in pochi a avere questo come certezza, molti altri restano indifferenti e contro l’indifferenza, purtroppo, ci vuole solo un miracolo straordinario. Uno slogan ben diffuso dell’Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti era «La cattiva notizia è che dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno». Con tutto il rispetto (per le persone e non per le idee) ma io sono straconvinto del contrario e cioè che la buona notizia è che Dio esiste. Quella ancora più buona, è che ne abbiamo tutti un grande bisogno anche la nostra povera Patria.



Il Pio


Il blindatissimo recinto della politica


Mentre sto scrivendo (14 maggio 2018, ore 14.03) il Governo Italiano non è stato fatto. Mi verrebbe da dire “che vergogna!” e invece non lo dico, ma lo penso solamente. E’ da oltre due mesi che litigano come ubriaconi... costringendoci tra l’altro, ogni dì a guardarli bene. In questi giorni si sentono dire in particolare due situazioni. La prima. Il Premier e i ministri devono essere per forza politici e non dei tecnici. Bene, almeno c’è una cosa in comune fra quelli lassù, verrebbe da dire. Ma… perché? Perché? Tecnici e politici hanno fatto una marea di danni (non di errori: di danni). I Tecnici erano ad esempio l’on. Monti e l’on. Fornero. Per loro qualcuno sta ancora piangendo (cronaca e non giudizio). I Politici li conosciamo tutti—a uno a uno—chi sono e come amministrano. E anche qui qualcuno (tanti di più) a causa di loro sta ancora piangendo (cronaca e non giudizio). Ormai dal recinto blindatissimo dei politici più o meno tutti sono usciti per sedere le gloriose poltrone del Governo e quelli in fila per entrare dentro, non destano assolutamente la minima stima e la minima simpatia. E se questa volta il Premier e i ministri li prendessimo invece fuori dal recinto blindatissimo della politica? Chessò: Un amministratore delegato di una società sana e seria (ce ne sono ancora), un Presidente di una Cooperativa, un monaco benedettino, una madre che ne sa sempre di più di tutti ed è il massimo della concretezza umana, un bravo e ligio dipendente o anche uno che sia solamente normale e che sappia almeno fare la fila al supermercato o alla Asl. Non sarebbe meglio? E di questa gente ce ne sta tantissima in giro, ma di sicuro non si trova nel recinto blindatissimo della politica (mistero della realtà umana). La seconda cosa. Non abbiamo il Governo e non si sa bene chi andrà lassù (spero a fare—anche—l’interesse dell’Italia e del popolo) ma già da tempo i partiti di minoranza che andranno in Parlamento dicono che loro faranno costantemente un’opposizione ferma e responsabile (quest’ultimo aggettivo ce l’hanno messo forse per non far brutta figura). Il che vuol dire che diranno solo e sempre di no, a prescindere: non ancora sanno cosa si voterà, ma è sicuro che loro diranno di no (guardate che a ogni inizio della Legislatura l’opposizione ha sempre detto così). Ecco i politici fanno questo. Litigheranno sempre e il popolo sarà sempre più abbandonato a se stesso. So benissimo che quello che ho scritto non avverrà mai, però mi piace proporre un modo di vedere diverso da quello tanto stantio. E evitando di pensare che oggi la discesa in piazza sia risolutiva—perché non lo è e non la sarà mai—evitando di entrare, qualora potessimo, nel blindatissimo recinto della politica in cui, anche se abbiamo le migliori intenzioni, saremo soverchiati nel giro di poco tempo e legati eternamente al famoso laccio del demonio (cioè il Potere), possiamo però nel frattempo pregare forte forte per l’Italia, la nostra Nazione, come tanti anni fa consigliò Papa Giovanni Paolo II e provare a fare qualche opera di bene nella realtà in cui viviamo… e per il resto speriamo bene.

Il Pio

Puri, astuti, previdenti.


“E don Camillo sorrideva: «se stamattina c’è il sole bisogna essere previdenti e pensare che stasera può piovere o grandinare… e perciò, se uno si mette in viaggio col sole, fa bene a portarsi l’ombrello. Ma finchè c’è il sole godiamoci il sole e non giriamo con l’ombrello aperto. Pensiamo al peggio, ma non sperperiamo il meglio. Stolto chi crede di poter risparmiare la luce del giorno per farsi con essa lume di notte» (Giovanni Guareschi, Tutto don Camillo, n. 144 “Qualcosa galleggia sull’acqua” pag 787, ed. BUR)”. Qui la questione del racconto era che si avvicinava la Pasqua e tutto era stranamente tranquillo, così molti paventavano che a breve sarebbe scoppiato qualcosa di brutto. Dunque ecco il perché di questa frase di don Camillo ai suoi parrocchiani. Bisogna anche essere “puri come le colombe e astuti come i serpenti” come ci consiglia Gesù, puri e (non "o") astuti—puri e astuti—che è un po' più di essere prudente. E don Camillo (che non è paragonabile minimamente a Gesù) dice ai suoi parrocchiani che bisogna essere previdenti. E previdente è uno che pensa a quel che può accadere e prende in anticipo provvedimenti per evitare danni o inconvenienti. Puri, astuti e previdenti; e Guareschi scriveva questi racconti negli anni ’50. Ora però, nel 2018, le nuvole si sono fatte tutte nere e cariche e si prevede a breve tempesta (per chi qualche volta alza la testa dal cellulare e osserva il mondo attorno a sè). La tempesta cioè è quasi sicura ormai ("quasi" perchè il tempo fa sempre quello che vuole, da millenni si comporta come un pazzo scatenato, e anche perchè Dio può sempre far fare a ogni cosa movimenti imprevedibili, quando e come vuole Lui). C’è da prendere provvedimenti, certo. C'è anche da pregare e fare sacrifici (molti). Comunque sempre puri come le colombe. Sempre astuti come i serpenti. E sempre pronti a non dare retta a chi parla similmente a Gesù, ma non come Gesù, perché non è Gesù. Anzi... Restiamo sempre fedeli a Gesù, fino alla morte.

Il Pio

Primum vivere, deinde philosophari…


Prima di tutto si deve vivere e poi si può fare filosofia dice il titolo di questo post. Il fatto è che mi è piaciuta questa frase, ma forse potrebbe essere poco collegata a quello che ora riferirò, o forse sì se ci si pensa bene. Il mangiare bene (che è parte importante del vivere e non qualcosa che c'entra poco con la nostra vita) il mangiare bene—dicevo—è cosa cattolica. Infatti non è un puro caso che in Italia si mangia benissimo e in Inghilterra o negli USA assolutamente no (e qui davvero non mi potete tirare fuori in onore del politicamente corretto il concetto del de gustibus non est disputandum…). E questo non è per caso, dicevo. Scrive giustamente Vittorio Messori sull'argomento « … Léo Moulin, … diceva: «La gastronomia della Polonia cattolica è ottima. Quella della confinante Germania Orientale, luterana, è pessima. Come mai, visto che clima e materie prime sono uguali per polacchi e tedeschi? Ma ovunque nel mondo la cucina dei cattolici è migliore di quella dei protestanti ed è assai più importante nella loro vita. Quando mai si vede gente a tavola nei film western? Non c’è invece film italiano, francese, spagnolo o anche sudamericano che prima o poi non finisca in trattoria. Nei film anglosassoni non c’è che il “pub” o il “saloon”, la gente beve e non mangia, se non qualche volta carne e fagioli e barbarie del genere, ingollate in frettal. L’Inghilterra, l’America protestante ci hanno dato molte cose, ma non una gastronomia». Il cattolicesimo invece dove si è insediato l’ha data una buona gastronomia (Francia, Spagna…). Fa brutto vedere invece come ora proprio in Italia si sta passando a una cucina pagana, veloce, senza cuore, senza tovaglia e senza poesia. Brutto segno. «Non era Oscar Wilde a dire che l’inferno «è un posto dove il cuoco è un inglese»? Per Moulin, la spiegazione dell’enigma è «religiosa»: «Il fatto è che il protestantesimo ha compresso nell’uomo la “joie de vivre” (la gioia di vivere, ndr): il credente è solitario davanti a Dio, deve assumere tutta intera la responsabilità delle sue azioni, compresa quella dell’abbandono alla ‘concupiscenza’ peccaminosa del cibo. Il cattolico è più libero, è meno complessato, perché sa che, ad aiutarlo, c’è tutta una rete di mediazioni culturali ed ecclesiali. C’è, soprattutto, la confessione, con il suo perdono liberante. La tragedia del protestantesimo è che cala sull’uomo una cappa insopportabile. Dicendogli: ‘Salvarti è solo affar tuo, sbrigatela da solo con Dio’, l’uomo si schianta sotto il peso terribile, oppure è costretto a fingere, anche con se stesso, una virtù che non può praticare. Da qui la famosa ipocrisia». Mi verrebbe da dire a tutti quelli che si lamentano dei cattolici e dei preti, che devono pensare che quando si siedono a tavola per gustare una cenetta all’italiana, con una bella tovaglia profumata di fresco e fiori di campo al centro, hanno un debito verso quel cattolicesimo tanto odiato e maledetto. W la cucina italiana. W l'Italia. W la Chiesa Cattolica e i suoi due millenni di storia buona. (la citazione tra virgolette è tratta da Vittorio Messori, Pensare la storia, (Sugarco edizioni) anche in Religione in cucina, in https://paneefocolare.com/2017/08/28/vittorio-messori-religione-in-cucina/).

Il Pio

Ai principi della Chiesa

Ecc.mi Principi della Chiesa.

Un giorno sì e uno no si leggono fatti pessimi da Voi compiuti a danno della Santa Chiesa di Dio e del Suo popolo. State facendo intristire tante persone e soprattutto state dando scandalo ai più piccoli. Ve lo chiedo dal più profondo del cuore, terminate questa condotta che nessun santo Vi ha indicato e in nessun libro sacro (quelli solo su cui Vi dovreste basare) la trovate scritta. RicordateVi cosa succede a quelli che danno scandalo.Vi prego torniamo a essere la Chiesa che volle Nostro Signore Gesù Cristo. 
Il Pio   

"Una vergognosa menzogna"


«Date retta a me – vecchio incredulo che se ne intende! – il capolavoro della propaganda anticristiana è l'essere riusciti a creare nei cristiani e nei cattolici soprattutto una cattiva coscienza, l'avere instillato l'imbarazzo e la vergogna per la loro storia, a convincerli di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo… io agnostico ma storico che cerca di essere oggettivo, vi dico che dovete reagire in nome della verità; spesso infatti non è vero, e se talvolta del vero c'è, è anche vero che in un bilancio di venti secoli di cristianesimo le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre; perché non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche? Se fosse vera quella vergognosa menzogna dei secoli bui perché ispirati dalla fede del Vangelo, perché allora tutto ciò che ci resta di quei tempi è di così fascinosa bellezza e sapienza? Anche nella storia vale la legge di causa ed effetto (Leo Moulin, citato in Vittorio Messori Pensare la storia; citato in Giovanni Cantoni, Luce del Medioevo: Regine Pernoud Meeting di Rimini, 22 agosto 2000)».     

Questi sono errori. Il Sillabo


II. È da negare qualsiasi azione di Dio sopra gli uomini e il mondo (= non è vero).

XVII. Almeno si deve bene sperare della eterna salvezza di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo (= non è vero). 

XVIII. Il protestantesimo non è altro che una forma diversa della medesima vera religione cristiana, nella quale egualmente che nella Chiesa cattolica si può piacere a Dio (= non è vero).

XL. La dottrina della Chiesa cattolica è contraria al bene ed agl’interessi della umana società (= non è vero).


(Quattro proposizioni delle ottanta contenute nel Sillabo appendice all’Enciclica Quanta Cura del Sommo Pontefice Pio IX).

«La Verità vi farà liberi» (Gv 8,32)



Negli anni settanta era un gran parlare di libertà: se ne parlava nelle canzoni, durante le manifestazioni, era scritto sui muri, detto in TV, nei film... Non tutti in verità avevano proprio lo stesso concetto di libertà, ma la si invocava in ogni occasione, in ogni discorso e si era tutti d’accordo nel dire che in Italia (degli anni settanta) mancava la libertà. Mi ricordo che con alcuni compagni di Ginnasio discutevamo sul problema e ci chiedevamo dove fosse, in Italia, la dittatura e la mancanza totale di libertà come tutti dicevano, da rendere così arrabbiati tutti i giovani che erano più grandi di noi e che osservavamo anche con un po’ di ammirazione. Caso volle che uno di questi miei compagni di scuola, M.—quello che aveva più coraggio e le idee più chiare di tutti—un giorno scrisse su un tema che era sull’argomento: «in Italia c’è troppa libertà, il problema di tutto è questo». Per come vedevo le cose a quindici anni, mi sembrava che M. avesse ragione (anche se io e gli altri già sapevamo cosa non si doveva scrivere o pensare e ci limitavamo a elaborare sui temi solo luoghi comuni generici). Il problema per M. fu che la nostra professoressa di italiano era una femminista di sinistra estrema e spesso durante le sue lezioni si parlava di argomenti un po'... fuori dal programma, e così dopo aver sottolineato sul foglio protocollo di M. quella frase blasfema in blu cobalto mettendo a lato anche due grossi punti interrogativi, gli mise pure un pessimo voto e lo disse davanti alla classe. Cioè: parlando di libertà, la prof. gli aveva corretto le idee (!) e messo un brutto voto(!) perché non la pensava come lei (!) che aveva le idee giuste (!). Questo era il concetto di libertà che avevo capito nella sua profondità e non mi piacque per niente e immaginai che la libertà fosse altrove. Concetto che poi si è sviluppato in ultimi questi anni: in peggio però. La libertà come il rispetto oggi sono solo unidirezionali: sono giusti se sono pretesi, ad esempio dai migranti, dagli omosessuali, dalle donne… mentre per gli altri no: sottolineato blu cobalto col punto esclamativo. Gli anni settanta e tutto quello che è successo, a forza di parlare e di pretendere una libertà sconosciuta e univoca, l’hanno in qualche modo limitata, offesa. La libertà è un bellissimo concetto, ma quando viene ideologizzato diventa un dramma (per la gente normale) e diviene—eterogenesi dei fini—il suo concetto contrario, ad esempio la dittatura del relativismo come insegnava Benedetto XVI che tira tutti verso il fondo (quando non arriva qualcosa di peggio). Come è successo al mio amico M. E come succede oggi quando non possiamo dire molte cose senza finire alla gogna e tra un po’ anche in carcere. Lasciamo perdere allora, la libertà ideologizzata. Siamo invece liberi, ma liberi grazie a quella libertà che solo la Fede per Gesù ci può veramente dare, stabile e per tutta la vita, persino se siamo dentro un carcere, o nascosti in una caverna, o paralizzati su un letto.
Il Pio


“I nemici di Dio spariscono, la Chiesa resta”

Non posso dire di essergli assai devoto. Però—se si può dire dei Santi—sono un suo “simpatizzante”, un suo “sostenitore”. Sto parlando di papa Pio IX, l’ultimo Papa re, massacrato umanamente e cristianamente dai suoi nemici, (l'on. Giuseppe Garibaldi, padre della Patria, lo definiva un metro cubo di letame!), sporcato ignobilmente dalla maggior parte dei libri di storia dal 1870 fino a oggi, ma sinceramente amato dai suoi cittadini e dai fedeli. Vorrei raccontarvi—con l’aiuto dell’ottimo sito santiebeati.it— un po’ della sua vita, mettendo in risalto alcune circostanze che ritengo importanti. «Nella sua città natale (Senigallia -AN-, ndr) quando era bambino, lo chiamavano “Giovannino il buono”. Educato alla vita cristiana dai suoi cattolicissimi genitori…» Ecco: quant’è importante che un ragazzo abbia due genitori “cattolicissimi” (due-genitori-cattolicissimi, ogni parola è pesata) poi questi possono essere poveri, senza lavoro o con uno umile, ignoranti, senza cultura, … ma con solo quelli un ragazzo nasce dritto e non come sopra le sabbie mobili.«Giocava allegrissimo come tutti i ragazzi, ma al venerdì, dopo il gioco, tenendo alzato tra le mani il Crocifisso, raccoglieva sulle piazze gruppi di coetanei e predicava il Vangelo. Spesso si fermavano ad ascoltarlo anche degli adulti, ammirati…». E’ la fede che dà allegria innanzitutto anche se hai problemi. Predicava a tutti il Vangelo, parlava di Gesù sulle piazze: eroe o pazzo? No, era semplicemente cristiano che metteva a frutto i talenti che gli erano stati dati. «Giovanni Maria Mastai Ferretti era nato il 13 maggio 1792 a Senigallia (Ancona). Nel cuore gli brillava un grande ideale: diventare sacerdote di Gesù…». Oggi il desiderio di farsi sacerdote è per lo più inesistente, nella maggioranza delle persone e se si dovesse far sentire i genitori manderebbero subito il proprio figlio o dallo psicologo o dallo psichiatra (giammai dall’esorcista, perché non ci credono!). Ma il motivo di tutto ciò non è che Dio non chiama più, ma probabilmente perché abbiamo tante cose (vacue) per la testa, ma soprattutto—penso—perché mancano figure di sacerdoti santi e cattolicissimi a cui un giovane desidererebbe assomigliare. «Gli studi li compì a Volterra, nel Collegio degli Scolopi. Il 10 aprile 1819 fu ordinato sacerdote. A soli 35 anni divenne vescovo di Spoleto, poi trasferito ad Imola. Cardinale nel 1840, è sempre e innanzi tutto sacerdote, proprio come diceva di lui il fratello Gabriele: “Gian Maria è prete. Tagliatelo a pezzi, ma ricomponendo i pezzi, vedrete che non potrà venir fuori altro e sempre che il prete”. Dopo la morte di Gregorio XVI, il Card. Mastai Ferretti, il 16 giugno 1846, è eletto Papa. Prende il nome di Pio IX. Ha solo 54 anni. Durante il suo pontificato, malgrado fosse costretto ad impegnarsi drammaticamente sul piano politico, non dimenticò mai di assolvere i compiti spirituali convinto di essere responsabile, di fronte a Dio, della difesa dei valori cristiani…». La fine del 1800 fu un periodo devastante per la cristianità. Pio IX come Re faceva comunque il suo dovere di Re e come Papa continuò a assolvere al dovere di Papa e dunque di difendere i cristiani e i valori cristiani. «Promosse nuove forme di culto e di vita spirituale, come la devozione eucaristica, quella verso il Sacro Cuore e quella mariana. Dette slancio all'attività missionaria in Asia e in Africa. Definì il dogma dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria e celebrò il Concilio Vaticano I, dove fu fissato il dogma dell'infallibilità del Pontefice quando parla ex cathedra. Ripetutamente a Roma Pio IX ebbe ad incontrare San Giovanni Bosco, approvandone la sua opera. Il Pontefice governò la Chiesa per 32 anni, fino al 7 febbraio 1878. Fu uno dei Papi più grandi della storia, un gigante di luce e di santità. Il 3 settembre 2000 da San Giovanni Paolo II è stato elevato alla gloria degli altari. Diceva ai giovani di Azione Cattolica, da lui avviata: “I nemici di Dio spariscono uno per uno, e la Chiesa resta. Saremo tribolati, ma vinti mai!”». (Pio IX Papa dal 21 giugno 1846 al 7 febbraio 1878 – la vita tra virgolette è stata tratta da santiebeati.it).


Il Pio

Come sono cambiati i tempi!

Una delle domande che ogni tanto mi faccio è cosa avrebbe fatto il beato Pier Giorgio Frassati se fosse nato in questi tempi. Lui, classe 1901, è morto nel 1925 e oggi siamo nel 2018. Però non sembra un divario di ottanta anni, ma di ottantamila anni. E’ cambiato tutto. E’ un altro mondo questo, non solo dal punto di vista tecnologico o architettonico, ma da quello umano e cristiano. Mia nonna Dora, classe 1902, morta nel 1996, lo diceva sempre: «come sono cambiati i tempi da quando ero piccola io!». Allora sbuffavo e le dicevo di stare zitta con quelle lagne. Ora io, classe 1963, per Grazia di Dio ancora vivo (e non so fino a quando il Signore mi lascerà qui, sperando però che poi mi accolga in Paradiso, forse dopo un miliardo di secoli in Purgatorio) dico le stesse identiche cose di nonna Dora, forse con un po’ di tristezza in più. Ora abbiamo i grattacieli, automobili comode e veloci, la miseria di molto ridotta, case belle, aria condizionata e riscaldamento, comodità eccezionali, cellulari, internet… (certo non per tutti), nel 1925 nulla di tutto questo era possibile. Ma non credo che Pier Giorgio, per come era fatto, avrebbe avuto problemi oggi a utilizzare tutte queste cose con la massima temperanza, con la giusta moderazione e a condividerli, ove possibile, coi poveri. Da come “lo conosco” ciò che lo avrebbe ferito profondamente nel cuore é vedere come stanno messi oggi i cristiani e com’è la Chiesa moderna. Come si è perso tutto quello che esisteva negli anni suoi, ma proprio tutto. Dove troverebbe oggi un luogo per partecipare periodicamente all’amatissima Veglia notturna? Dove troverebbe in un Rifugio alpino uno che reciti il rosario con lui (o che sa ancora cosa sia il Rosario)? E la tabaccaia di Corso Vercelli, oggi forse straniera, forse convivente, forse agnostica, gli accetterà l’invito a andare a messa? Dove troverà una messa con quel mistero, quel silenzio e quel raccoglimento dei tempi suoi? E poi chissà cosa avrebbe scritto ai suoi amici (li avrebbe poi trovati tutti cristiani)? Avrebbe potuto scrivergli comprensibilmente che bisogna “vivere e non vivacchiare”? E allora, facendomi prendere dallo sconforto, penso talvolta che oggi, con questa flaccidità umana e morale, con questa fede fragile, con questo vuotismo catechistico, con questo sincretismo religioso, con questo laicismo e politicamente corretto sovrani in tutto e per tutto e soprattutto con tanta confusione… forse un Pier Giorgio Frassati non sarebbe mai potuto nascere. Ma questa—mi correggo subito—è un’eresia, una bestialità, ma soprattutto è una cosa sbagliatissima che fa andare fuori strada, in un’altra direzione. Uno è santo, non sempre perché ha un carattere di ferro, è un uomo eccezionale, fa miracoli, è sacerdote e fonda Congregazioni, va in missione e muore martire: anche questa è santità, quella più clamorosa forse. Santo è un uomo vero, un uomo umanamente e drammaticamente uomo. Santo è chi vive ogni momento della giornata per Gesù e mette su tutto, Gesù. E’ uno che si affida completamente a Lui. Adrienne von Speyr osserva: «La santità non consiste nel fatto che l’uomo dà tutto, ma che il Signore prende tutto».Infatti santi ci si diventa soprattutto per la Grazia di Dio, non bastano le sole nostre forze, le nostre bravure, l’impegno, la costanza (anche questi). Noi dobbiamo sempre pregare per divenire santi (quelli clamorosi, come quelli nascosti: l’importante è stare dove Gesù ci vuole mettere perché lì solo ha senso la nostra vita). Laddove Nostro Signore vuole e non dove vorremmo noi. Dunque è proprio possibile che in un mondo triste e allo sbando come quello di oggi, possa nascere un nuovo Pier Giorgio Frassati che tanto bene potrà fare. Bisogna ora vedere se Nostro Signore non si sia stufato di noi e per qualche miliardo di anni non vorrà più mandarci la Sua Grazia santificante, lasciandoci ai frutti dei nostri peccati. Noi però preghiamo sempre e speriamo che cambi idea. E che possano nascere tanti uomini come Pier Giorgio Frassati.

Il Pio

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