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Un discorso interrotto.


Vento di follia. Pensiamo solo agli ultimi fatti che ci hanno colpito. Oggi siamo in molti a notare che c’è qualcosa che non va. Ci sono fatti sconvolgenti che raccontano essi stessi un mondo malato. Siamo circondati. C’è un vento di follia che corre in Italia e forse anche in Europa e distorce malamente i pensieri, i desideri, gli ideali degli uomini. Pensate che le storture che vediamo nascono per caso? Pensiamo che le idee mostruose passate come civiltà e progresso, siano frutto dell’evoluzione naturale? Il terremoto arriva all’improvviso e distrugge tutto, uccide buoni e cattivi, vecchi e bambini. Poi la vita riprende. Il vento di follia è partito in un periodo ben preciso della storia, ma in maniera dolce come un leggero refolo e ha cominciato a far deviare la gente di un milionesimo di grado dalla strada normale. Poi ha soffiato sempre più forte e la deviazione è divenuta sempre più sconfinata. Sempre più immensa. E continua a soffiare e la gente continua a farsi trasportare da lui, a farsi ispirare da lui, pensando che questa è la modernità, questa è la civiltà: così si deve fare. Ma fino a dove ci trascinerà? in un luogo bello e assolato? Dentro un burrone tremendo?... Ma al tempo stesso essa vede che tutto attorno è brutto e disumano, tutto è sporco, invivibile e grigio: e vorrebbe cambiare. Ma da sola non ce la fa. E la politica—su cui pone grandissime speranze—non può fare nulla, se non peggiorare le cose, se non è una politica buona. Se però prima che il vento iniziasse a soffiare, si viveva un po’ più umanamente (non ho detto meglio) vuol dire che dobbiamo riprendere il discorso allora interrotto. Insieme. Almeno proviamoci.
Il Pio

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