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Ponti e muri.


Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando sento parlare di muri penso invece alle mura Aureliane di Roma, quando le cannonate dei soldati piemontesi aprirono una breccia vicino a Porta Pia, il 20 settembre 1870 (colpendo un paio di volte anche l’immagine della Madonna) e attraverso di essa entrarono e facilmente conquistarono Roma (Città da tantissimi secoli della Chiesa e del Papa che non aveva alcuna voglia di essere liberata, fatta eccezione per qualcuno). Insieme all’esercito conquistatore, entrarono anche persone ed idee tutt’altro che cristiane. Probabilmente non tutti sapevano quali fini devastanti avessero i loro capi nella loro testa per compiere quella conquista. Ma è sicuro che se avessero messo tutti i ponti lungo la strada, probabilmente quell’ideale non cristiano, quelle persone non cristiane, sarebbero entrate a Roma molto prima del 20 settembre e quel giorno sarebbero stati accolti con la banda musicale sotto l’Arco di Trionfo, tutti a battere le mai. Ma oggi come staremo? La nostra fede, voglio dire? Oggi è pensiero comune che bisogna abbattere i muri e costruire ponti. Frase ripetuta talmente tante volte che è divenuta uno slogan, tanto suggestivo e sentimentale, e di fronte a uno slogan spesso non si ragiona più. Però senza voler mettere di mezzo catechismo, apologia, i santi, i martiri e la morale, parliamo sotto un profilo strettamente tecnico, di cose concrete, come i mattoni, la calce, i preventivi e le spese: quando uno costruisce una cosa come ad esempio un ponte, prima si deve domandare «a che serve?» e poi «quanto costa?» e «dove trovo i soldi?» e poi «una volta che ho unito con enormi sforzi, due punti lontanissimi, separati da sempre, chi saranno mai le persone che arriveranno liberamente nella mia città attraverso di esso? Se fossero criminali? Se ci volessero uccidere tutti e conquistare la terra dei nostri padri?». (E perché no? Lungo la storia queste cose sono successe un milione di volte o come la favola delle pecore). Ma potrebbero anche essere tutti Santi a entrare, con grande beneficio per tutti. Dobbiamo ricordare che la casa in cui abitiamo ha almeno quattro mura e pure un tetto, una porta spesso blindata, alcune di esse anche l’allarme, pure quelle di coloro che vogliono i ponti a tutti i costi; questo perché tutti (e dico tutti) vogliamo tutelata la nostra privacy, non vogliamo sentire il freddo, non vogliamo sentire il caldo e non vogliamo—soprattutto—che entrino «come ladri nella notte», malandrini a rubare le nostre cose o fare violenza ai nostri cari… Prossimo slogan sarà allora «abbattiamo i muri di casa nostra».

Il Pio

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