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Dove l'hanno portato?


«...Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato negherà il proprio Dio, quando la Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Sarà allora tentata in credere che l'uomo è diventato Dio ... Nelle nostre chiese, i Cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Dio li aspetta. Come Maria Maddalena, in lacrime dinanzi alla tomba vuota, si chiederanno: “Dove Lo hanno portato?”...»

(Cardinale Eugenio Pacelli (futuro Papa Pio XII) all'epoca quando era Segretario di Stato di Papa Pio XI. Citazione riportata nel libro Pius XII Devant L'Histoire, pp. 52, 53)

Sii fedele sino alla morte

Oh, quali meraviglie compie il Signore nel consesso e nella comunità dei giusti! In essa chi è tentato trova aiuto chi cade viene rialzato, il tiepido viene stimolato. In essa il ferro si aguzza col ferro ed il fratello, con l'aiuto del fratello diviene saldo come una roccaforte.




619 32. Vi era un altro frate assai stimato dagli uomini, ma ancora più ricco di grazia presso Dio. Invidioso dei suoi meriti, il padre di ogni invidia pensò di tagliare alle radici l'albero, che sembrava ormai toccare il cielo e strappargli di mano la corona. Gli gira attorno, lo turba, scuote e vaglia le sue attitudini per trovare un inciampo adatto al frate. Gli immette così nell'animo il desiderio di isolarsi sotto pretesto di maggiore perfezione, affinché cada più facilmente quando gli piomberà addosso, e trovandosi solo non abbia chi lo sollevi nella caduta. In breve, si stacca dalla vita religiosa dei fratelli, e se ne va per il mondo forestiero e pellegrino. Dall'abito che portava ricavò una piccola tonaca, col cappuccio non cucito, e così se ne andava errabondo, disprezzando in tutto se stesso. Ma mentre andava vagando in questo modo, presto vennero meno le consolazioni divine, ed egli si trovò agitato da tentazioni tempestose: le acque gli arrivavano sino al collo e, desolato nello spirito e nel corpo, era come un uccello che si precipita nella rete. Già come sull'orlo di una voragine, stava per precipitare nel baratro, quando la Provvidenza paternamente ebbe compassione di lui e rivolse il suo sguardo amoroso all'infelice. Ammaestrato dalla tribolazione, rientrò finalmente in se stesso e disse: «Ritorna, o misero, alla tua vita religiosa, perché lì è la tua salvezza ». E senza indugiare un istante, si alzò e si avviò in fretta al grembo materno.
33. Quando giunse a Siena, tra quei frati c'era anche Francesco. Ma --cosa incredibile! --appena il Santo lo scorse, si allontanò per rinchiudersi con passo frettoloso nella sua cella. I frati si domandavano turbati il motivo di tale comportamento. E il Santo disse loro: «Perché vi meravigliate della mia fuga, se non ne comprendete il motivo? Io ho fatto ricorso alla preghiera per salvare il fratello smarrito. Ho visto nel mio figlio qualcosa che molto giustamente mi dispiacque. Ma ormai per grazia del mio Cristo ogni inganno è svanito». Il frate si inginocchiò e con rossore confessò la sua colpa. Gli disse il Santo: «Ti perdoni il Signore; ma in futuro guardati di non separarti mai più, col pretesto della santificazione, dal tuo Ordine e dai fratelli». Da quel giorno il frate prese ad amare l'Istituto e la fraternità, preferendo soprattutto quelle comunità in cui era in vigore maggiormente la regolare osservanza. Oh, quali meraviglie compie il Signore nel consesso e nella comunità dei giusti! In essa chi è tentato trova aiuto chi cade viene rialzato, il tiepido viene stimolato. In essa il ferro si aguzza col ferro ed il fratello, con l'aiuto del fratello diviene saldo come una roccaforte. Inoltre, se è vero che la folla del mondo è di ostacolo a vedere Gesù, è anche certo che non lo impedisce affatto il coro celeste degli angeli. Soltanto non fuggire: sii fedele sino alla morte e riceverai la corona della vita.

(Le Fonti Francescane Vita Seconda Di San Francesco D'Assisi di Tommaso da Celano Capitolo VI)

Costruire un mondo buono


Oggi tutto è politica e la politica è tutto. Ma noi dobbiamo costruire un mondo buono, oggi, adesso. Metodi, luoghi e modi li possiamo trovare. Il punto fermo deve essere amare Dio sopra ogni cosa, non anteporre nulla all’amore di Cristo, pregare lo Spirito Santo di illuminare le tenebre del nostro cervello e i santi di intercedere per noi e di darci un cuore come il loro.

In Italia non si possono fare ragionamenti seri. Perché tutto è politica e la politica è tutto. E quando la faccenda è così c’è solo da piangere. Se, ad esempio, dici una certa cosa (al di là se essa sia giusta o meno) significa che pendi verso Salvini, se ne dici un’altra sei di Berlusconi, se la pensi diversa sei di Renzi… e via dicendo nel variegato panorama della politica e dei suoi impiegati dal posto e vitalizio fissi. Ne discende che qualunque cosa pensi è sbagliata già in radice, perchè è sempre a favore di un partito e non di un altro: dunque sbagliata e fonte sempre di eterne discussioni. E la cosa finisce qua. Per forza. Cioè dici una cosa, l’altro ti dice che non è vero, si litiga per giorni o anni e non si fa nulla. L’uno non potrà mai ammettere che una cosa detta dall’altro sia giusta (anche se davvero è così) e farà in modo che non passi mai, mettendo alla berlina l’avversario. E viceversa. Forse questo spiega il motivo perché da noi nessuno prende una decisione concreta, seria, giusta. Ma è chiaro. Se prendi una decisione sicuramente sbagli e perdi i voti e sposti quelli degli incerti. Cioè se si tratta di tasse e pensioni, va bene, se si tratta di cambiare cose altissime e lontanissime dalla gente pure. Ma se uno deve prendere una decisione popolare, importante per la gente comune, una posizione seria e decisa su una questione, il problema politica lo blocca. E blocca tutti. Parliamo di fatti quotidiani allora. Preoccupa molti italiani ad esempio, l’ingresso senza freni di migliaia e migliaia di stranieri molti dei quali di fede islamica e dunque con certe idee ferme e irremovibili. Gente peraltro tra i quali è certo che ci siano anche terroristi e criminali. Preoccupa anche perché quando sapranno di essere tanti qualche strana idea gli potrebbe venire pure in mente, chessò invadere le nostre case, ammazzare gli infedeli, distruggere le chiese, portare via le donne (lo dico solo per esempio, non è mai avvenuto) robetta da poco certo in confronto ai grandi problemi che i politici quotidianamente trattano, ma per noi forse un po’ fastidiosa. Ma se non sei per l’accoglienza sei per Salvini, se sei per l’accoglienza sei per Renzi e per i cattolici. E la cosa finisce qui e nessuno può decidere qualcosa (come nessuno—inspiegabilmente, per noi gente del popolo—ha mai deciso nulla in tutti questi anni). Ma il problema resta e il pericolo pure. Questo volevo dire. Noi povero popolo non possiamo fare nulla in questo sistema che si è ormai profondamente radicato e stratificato. Anche se riuscissimo a entrare in politica con l’ideale di cambiare le cose, saremmo fagocitati da una struttura terribile che tutto schiaccia e uniforma, così: o diverremmo come gli altri oppure ci faranno terra bruciata intorno magari mettendo il sospetto che abbiamo rubato 50 euro o che siamo pedofili. Basterebbe non sostenere più questo sistema: ai politici non interesserà di sicuro quello che pensiamo, ma almeno saremo psicologicamente liberi da loro. E così, rispettando sempre tutti i doveri del cittadino (noi!), dobbiamo cercare di fare del bene e delle opere nei posti in cui siamo. Come hanno sempre fatto i cattolici, in ogni tempo e sotto ogni sovrano. Fare come san Benedetto da Norcia che nel caos, nella decadenza dell’Impero, nel vuoto politico e nell’immoralità generale, illuminato solo dalla fede in Gesù Cristo, ha costruito un mondo nuovo, impossibile per i più che contavano. Costruire un mondo buono, oggi, adesso. Nel nostro DNA questo lo abbiamo e possiamo farlo. Metodi, luoghi e modi li possiamo trovare. Il punto fermo deve essere amare Dio sopra ogni cosa, non anteporre nulla all’amore di Cristo, pregare lo Spirito Santo di illuminare le tenebre del nostro cervello e i santi di intercedere per noi e di darci un cuore come il loro.
Il Pio

Ci si deve immischiare!


«... Strettamente parlando, la Chiesa cristiana, come società visibile, è necessariamente una potenza politica o un partito. Può essere un partito trionfante o perseguitato, ma deve sempre avere le caratteristiche di un partito che ha priorità nell'esistere rispetto alle istituzioni civili che lo circondano e che è dotato, per il suo latente carattere divino, di enorme forza ed influenza fino alla fine dei tempi. Fin dall'inizio fu concessa stabilità non solo alla mera dottrina del Vangelo ma alla società stessa fondata su tale dottrina; fu predetta non solo l'indistruttibilità del cristianesimo, ma anche quella dell'organismo tramite cui esso doveva essere manifestato al mondo. Così il Corpo Ecclesiale è un mezzo divinamente stabilito per realizzare le grandi benedizioni evangeliche (…)". (…) «Dal momento che è diffusa l'errata opinione che i cristiani, e specialmente il clero, in quanto tale, non abbiano nessuna relazione con gli affari temporali, è opportuno cogliere ogni occasione per negare formalmente tale posizione e per domandarne prove. E' vero invece che la Chiesa è stata strutturata al fine specifico di occuparsi o (come direbbero i non credenti) di immischiarsi del mondo. I membri di essa non fanno altro che il proprio dovere quando si associano tra di loro, e quando tale coesione interna viene usata per combattere all'esterno lo spirito del male, nelle corti dei re o tra le sanctam Ecclesiam Catholicam, sanctorum communionem la santa Chiesa cattolica, la Comunione dei Santi varie moltitudini. E se essi non possono ottenere di più, possono, almeno, soffrire per la Verità e tenerne desto il ricordo, infliggendo agli uomini il compito di perseguitarli». 
(John Henry Newman, Gli Ariani del IV secolo, Jaca Book, Milano 1981)

Re Mida e il ferro


I nostri “Re”, quelli cioè che guidano le sorti dell’Italia e degli italiani hanno tutti, o una grandissima parte di loro, il dono del Re Mida al contrario: riescono a trasformare in ferro tutto l’oro che toccano. E poi ne fanno spade per le loro battaglie.



Viviamo come ai tempi del Re Mida. Però al contrario. Re Mida, Re della Frigia, benchè fosse già assai ricco e potente, chiese e ottenne da Apollo il dono di trasformare in oro tutto quello che toccava. Dopo l’iniziale (e apparentemente giustificata) grande esultanza, Mida si accorse del gravissimo problema che quel dono gli comportava: anche l’acqua e il cibo che toccava infatti si trasformavano in oro, comprese le persone care. Tutto. Capìta a sue spese la “morale” della storia e il danno che si era procurato per propria ingordigia, Mida, rischiando appunto di morire di fame sebbene strapieno di tesori, chiese e ottenne da Apollo di essere liberato dal dono che per lui (e per gli altri) si era trasformato in terribile pericolo. Ecco appunto, Re Mida. i nostri “Re” quelli cioè che guidano le sorti dell’Italia e degli italiani hanno anche loro, tutti o una grandissima parte, il dono del Re Mida, ma al contrario: riescono a trasformare in ferro tutto l’oro che toccano. L’Italia è un bellissimo Paese, ci sono meraviglie storiche e culturali, abbiamo insegnato il diritto e la giustizia al mondo, “i nostri nonni costruivano le fogne mentre tutti gli altri ancora si dipingevano la faccia di blu” (come disse in un famoso film il grande Alberto Sordi), venivano dall’estero in Italia per imparare le arti e i mestieri, abbiamo città bellissime, si mangia benissimo, ci sono state opere straordinarie e tantissime altre faccende; segni tutti di una vita buona e appassionata e che gli italiani sono stati sempre gente eccezionale e il nostro territorio un Paese benedetto dal Signore; eppure tutto questo straordinario oro che si è accumulato nei secoli passati, i nostri recenti Re Mida lo hanno trasformato in vil ferro e continuano a trasformare così quello che ne rimane. E quel ferro lo usano poi per farne spade per le loro battaglie. E questo da quasi un paio di secoli. Tutto grigio ferro, tutto triste. I nostrani Re Mida per propria ingordigia non vogliono però perdere quel dono (che non si sa quale maledetto dio gli abbia mai dato e soprattutto perché!) e pur vedendo in che abisso stanno buttando l’Italia e gli italiani, lo continuano a usare pienamente. In una vecchia canzone di Edoardo Bennato (“Eaa”) si parla di un bus lanciato dal conducente in discesa, ma appena l’autista si accorge che ha i freni rotti e che la direzione è verso il burrone, si catapulta fuori dal bus mentre tutti—all’interno—continuano a cantare. Probabilmente i nostri Re Mida sanno già dove catapultarsi quando tutto sarà perduto, mentre il popolo continua da solo a cantare. Un’altra cosa. Quello che colorava di grande e di bello il nostro Paese, quello che dava la voglia di vivere, di creare, di abbellire, di aiutare, di sostenere, quello che spingeva a costruire cattedrali, a fare del bene e creare le opere,... era la fede cattolica che univa tutto il popolo (salvo gli anticlericali, le logge e i potenti, una minoranza che però ha vinto). Anche questo oro si vuole con tutte le forze rendere in ferro o peggio inutile latta, e spesso col nulla osta di molti pastori. Non praevalebunt! Non prevarranno. Ma molti così rischiano di perdersi in una fede laica, pagana e spesso borghese che non salva, né dà senso e gusto alla vita e irradia tutto il mondo circostante. Chiediamo al Dio vero e unico e al suo Dilettissimo Figlio di volgere su tutti noi uno sguardo buono e di porre la sua mano sopra la nostra testa.
Il Pio

Pimlico più bella di Firenze



 «Gli uomini non amarono Roma perché era grande. Roma fu grande perché gli uomini l'avevano amata»


« La questione non è sapere se il mondo è troppo triste per essere amato o troppo felice per non esserlo: la questione è che, quando si ama una cosa, la sua letizia è una ragione per amarla e la sua tristezza è una ragione per amarla di più. [...] Supponiamo di essere di fronte ad una cosa senza speranza – per esempio, Pimlico (quartiere povero di Londra, ndt). [...] Se venisse fuori uno che amasse Pimlico, allora Pimlico innalzerebbe torri d'avorio e pinnacoli d'oro: si agghinderebbe come una donna quando è amata. L'ornamento non è dato per nascondere cose di per sé orribili, ma per abbellire quelle che sono già adorabili. Una mamma non mette al suo bambino un cravattino blu perché sarebbe brutto senza... Un innamorato non regala alla sua bella una collana per nasconderle il collo. Se gli uomini amassero Pimlico come le madri amano i loro figli, arbitrariamente, perché è loro, Pimlico in uno o due anni diventerebbe più bella di Firenze. [...] Questo è il modo, di fatto, in cui le città divennero grandi. [...] La gente cominciò prima a rendere onore ad un luogo, e poi guadagnò gloria in suo nome. Gli uomini non amarono Roma perché era grande. Roma fu grande perché gli uomini l'avevano amata».

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Referendum



Come si fa mettere in mano del popolo una scelta così grave e importante? Come fa il popolo a sapere tutto su una materia così complicata e piena di sfaccettature? Che abbiamo eletto a fare un Parlamento e cosa ci sta a fare un Governo?


Si chiamano in effetti Referendum Popolari, ma sono diventati esclusivamente Referendum Politici. Non hanno nulla di popolare, ma tutto di politico: servono ai loro scopi, ai loro calcoli, ai loro dibattiti. Ieri si è svolto quello detto delle “trivelle”, andato pressochè deserto, nonostante appelli e controappelli. Ma come si fa mettere in mano al popolo una scelta così grave e importante? Come fa il popolo a sapere tutto su una materia così complicata, tecnica e piena di sfaccettature e conseguenze? Che abbiamo eletto a fare un Parlamento e cosa ci sta a fare un Governo, se ogni tanto ci fanno decidere su argomenti tecnici e particolari, di cui nessuno sa nemmeno l’esistenza fino all’arrivo della proposta di referendum? Gli ultimi Referendum hanno chiesto la decisione del popolo su materie tecniche e anche incomprensibili se volgiamo, con domande lunghissime che non permettono la comprensione né immediata, né ragionata. Ma come si fa? Sono infatti Referendum politici, appunto, quelli che ci fanno fare. Servono solo a loro. Il popolo si è stancato. Un tempo la gente ci andava a votare, pensava che le cose si potessero cambiare dal basso. La gente si sta stancando anche delle elezioni e infatti scende il numero dei votanti. Capiranno quelli che stanno lassù? No. Mettiamoci l’animo in pace: noi gli serviamo solo perché votiamo, finite le elezioni siamo inutili, anzi diamo pure fastidio.

Il Pio

Non possumus!



Pio VII (1800/1823): sequestrato e deportato a Parigi da Napoleone, resistette alle mire dell’Imperatore francese con il famoso «Non debemus, non possumus, non volumus» (non dobbiamo, non possiamo, non vogliamo) variante della risposta che diedero gli apostoli all’intimazione di cessare la predicazione del Vangelo («noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato (Atti 4,20)»).

PIO IX (1846-1878): costretto all’esilio a Gaeta durante la Repubblica romana (1848), fu vessato dalla massoneria per il Syllabus, fu definito da Garibaldi “un metro cubo di letame”. Il 12 luglio 1881, durante la traslazione della sua salma in San Lorenzo fuori le mura, elementi anticlericali, liberali e massoni tentarono di scaraventarne la bara nel Tevere.

PIO XII (1939-1958): fu dileggiato dalla propaganda sionista, oltraggiato dall’infamante libello “Il Vicario”, del comunista Rolf Hochhuth. Tuttora, la propaganda anticlericale e massonica lo addita come nemico degli ebrei (anche se non è vero avendo infatti salvato dai 150.000 ai 400.000, accogliendoli nei monasteri e nelle parrocchie a rischio anche della vita dei consacrati).

Le persecuzioni educate


Ci sono persecuzioni crudeli, come quelle che subivano i cristiani nel Colosseo. E ci sono persecuzioni “educate”... 

Ci sono persecuzioni crudeli, come quelle che subivano i cristiani nel Colosseo, sbranati dai leoni, e quelle che subiscono i fratelli e le sorelle del Medio Oriente o dell’Africa, fatti saltare in aria all’uscita della Messa. E ci sono persecuzioni “educate”: quelle, cioè, travestite “di cultura”, “modernità” e “progresso”, che ti rubano la libertà, la dignità e anche l’obiezione di coscienza se non ti adegui a leggi che “vanno contro Dio Creatore”. E guai a mostrare il valore dell’essere “figli di Dio”... (Papa) Francesco le accusa entrambe nella Messa a Santa Marta di oggi (13 aprile 2016, ndr).… Accanto a queste manifestazioni brutali e sanguinarie, “c’è un’altra persecuzione della quale non si parla tanto” che Bergoglio denuncia con fermezza. “È una persecuzione – io direi un po’ ironicamente – ‘educata’. È quando viene perseguitato l’uomo non per confessare il nome di Cristo, ma per voler avere e manifestare i valori di Figlio di Dio”… “È una persecuzione contro Dio Creatore nella persona dei suoi figli! E così – osserva il Pontefice – vediamo tutti i giorni che le potenze fanno leggi che obbligano ad andare su questa strada e una nazione che non segue queste leggi moderne, colte, o almeno che non vuole averle nella sua legislazione, viene accusata, viene perseguitata educatamente”. “È la persecuzione che toglie all’uomo la libertà, anche della obiezione di coscienza!”, afferma il Papa.

(da Zenith, 13/4/2016)

L’unico “moderno” è Gesù


"Chi cerca e non cerca Cristo non sa cosa cerca, chi desidera e non desidera Cristo non sa quello che desidera e chi vuole le cose e non vuole Cristo non sa quello che vuole".


...La Cosa che desiderava di più San Filippo (Neri, ndr) era Gesù Cristo. Prima di morire, a ottant'anni e con il cuore pieno d'amore, lui disse: "chi cerca e non cerca Cristo non sa cosa cerca, chi desidera e non desidera Cristo non sa quello che desidera e chi vuole le cose e non vuole Cristo non sa quello che vuole". Gesù è vivo e risorto con i segni della passione, opera e agisce. È più vivo di tutti noi. Il pensiero di Gesù è molto più potente del mio e del tuo. La nostra felicità è volere delle cose che vuole lui. San Filippo ha capito che meglio di Gesù non c'è nessuno. San Filippo trascorreva molto tempo con i giovani tant'è che San Giovanni Bosco, affascinato da San Filippo, insegnò a diversi ragazzi lo stesso metodo di insegnamento... Lui voleva farsi Santo, chiedeva lo Spirito Santo incessantemente, per esserlo, ma non si sentiva Santo. Dio l'ha fatto Santo e l'ha reso grande… “L'uomo senza orazione è un animale senza ragione”. Quando ci sono degli oranti, cioè degli uomini che pregano ci si ritrova anche se i carismi sono differenti… Da una parte c'è l'amore per la realtà, l'amore per il popolo, per la preghiera e dall'altra c'è uno "scimmiottare" il mondo per fare i piacioni e per pensare di essere moderni, mentre l'unico moderno è Gesù Cristo e solo lo Spirito rende nuovi. Di questo sono proprio certo… L'attore Marco Paolini aveva detto che Adulto è il participio passato del verbo adolescere. Adulto è perciò uno che ha finito di adolescere, di crescere e si è giocato quindi certe possibilità. Oggi il problema è che non ci sono adulti.
(P. Maurizio Botta, Festa del beato Pier Giorgio Frassati, Atti, 24/6/2014)

Come le pecore


Gesù ci paragona alle pecore e ci dice che se vogliamo vivere bene e arrivare sicuri al destino, dobbiamo seguire non il “mercenario”, non se stessi, ma solo il Buon Pastore.

Io sono nato e vissuto cittadino e poco so della campagna, anche se una parte di me mi continua a dire di vivere là (ma poi come campo se non so fare nulla?). Il paragone che fa Gesù in un luogo del Vangelo è sulle pecore e il pastore buono e quello mercenario, oppure sulle pecore senza pastore,... quel confronto tra noi e le pecore io l’ho sempre capito bene ma, appunto, da cittadino, senza cuore, superficialmente e se ci paragonava gli asini o ai cavalli probabilmente era la stessa cosa per me, cittadino. Ma Gesù paragona noi in maniera specifica, proprio alle pecore (e non agli asini e ai cavalli) e dunque più si capisce la faccenda e meglio è. Per noi sicuramente. Ieri a messa l’omelia l’ha tenuta uno di campagna e commentando il vangelo spiegava bene il concetto e la similitudine. Diceva che le pecore sono l’animale più stupido e puzzolente che c’è. Seguono sempre tutte a testa bassa il gregge, cioè se stesse. E se nessuno le guida possono finire tutte quante dentro un dirupo, o in bocca a un branco di lupi, senza nemmeno accorgersene. Noi dunque siamo così e senza uno che ci guida seguiamo la moda o il potere o noi stessi (il nostro istinto, il nostro sentimento…) e così è facile andare fuori strada senza accorgersene. Siamo così, ma non per una sorta di complesso di inferiorità, ma perché Gesù (che sa come siamo fatti perché ci ha creati Lui) ci paragona proprio alle pecore e ci dice che se vogliamo vivere bene e arrivare sicuri al destino, dobbiamo seguire non il “mercenario”, non se stessi, ma il Buon Pastore che conosce bene le pecore e le guida e le porta al sicuro. Senza pastore dunque siamo perduti. Con una guida invece arriviamo dritti e senza pericolo all’ovile, protetti dai lupi e al sicuro dalle cadute nei burroni. Il Pastore è Gesù e le indicazioni di guida le ha lasciate tutte alla Chiesa Cattolica. I commenti lasciamoli ai pagani e a quelli che vedono sempre il marcio dappertutto anche nel Vangelo: peggio per loro. Però, noi almeno, pensiamoci un attimo.
Il Pio

Don Bosco / 5



«Prega, prega bene e certamente ti salverai» (MB X,9)

«Quelli che poco pensano alla morte, quando si avvicina, paventano e tremano» (MB III,360)

«Quando hai fatto una correzione, dimenticare il fallo e dimostrare la primiera benevolenza» (MB XIII,889)

«Preghiamo gli uni per gli altri, affinché non avvengano defezioni nella moralità» (MB XIII,303)

«I salesiani riusciranno a tutto coll’umiltà, col lavoro, colla temperanza» (MB XVII,301)


«Ricordatevi bene che quello che abbiamo, non è nostro, ma dei poveri: guai a noi se non ne faremo buon uso» (MB V,682)

«La molta frequenza di sacramenti: questo è il principale (mezzo per conservare la moralità)»

«Senza penitenza non si può conservare l’innocenza» (MB XVII,727)

«Presso i giovanetti è castigo quello che si fa servire per tale». (MB IV,552)

«Sono d’aggravio alla congregazione coloro che non amano la povertà» (MB X,299)


(Aforismi di San Giovanni Bosco)

Vi amerebbero come se stessi


Perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione di lui quanti più uomini potete.


Il sultano gli sottopose anche un'altra questione: “ Il vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vi vuol togliere la tonaca, ecc. Quanto più voi cristiani non dovreste invadere le nostre terre, ecc. ”. Rispose il beato Francesco: “ Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E con questo ha voluto insegnarci che se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell'occhio, dovremmo essere disposti a separarlo, ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tenta di allontanarci dalla fede e dall'amore del nostro Dio Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e Vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione di lui quanti più uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi ”. Tutti gli astanti furono presi da ammirazione per le risposte di lui.
(Altre testimonianze francescane n.2691)

Il problema è religioso


Il problema è religioso. Andrebbe affrontato in tal modo, tornando cristiani consapevoli della bellezza della nostra religione che ha creato questo Paese e tutta questa Europa.



Il problema del rapporto con l’Islam è venuto fuori improvvisamente a seguito dei recenti attentati, tutti frutto di un odio impressionante. (A mio avviso esso c’è da molti anni in Italia). Qualcuno ha detto che questo problema si risolve in via politica che tradotto dovrebbe significare con un compromesso (che però vista la nostra contro parte non si farà mai e che visto invece come sono fatti i nostri capi, significa un calarsi le braghe su tutto). Il problema è per me religioso, non solo politico. Religioso soprattutto e fuori da questa dimensione non si capisce. Non si può capire tutto questo odio verso di noi. E infatti non si capisce proprio. Il fatto allora non è togliere i crocifissi dalle scuole, il Natale dalle recite. Il fatto non è quanto possono sentirsi discriminati. Il fatto è invece quello di mettere i crocifissi, non solo nelle scuole, ma soprattutto nei nostri cuori. Di difendere la nostra tradizione e la nostra religione, di raccontarla, di testimoniarla apertamente, appassionatamente. Ma anche di mandare previamente a quel paese tutti quei nostri compaesani che ci hanno consacrato alla religione del politicamente corretto, tanto stretta e disumana, dove tutto è grigio e soprattutto sbagliato. Che nulla ci fa capire della realtà. Il fatto è anche che noi non ci dobbiamo autodiscriminare e sentirci in colpa per fatti che non abbiamo mai commesso. Né cedere su tutto. Il problema è religioso. Andrebbe affrontato in tal modo, tornando cristiani consapevoli della bellezza della nostra religione che ha creato questo Paese e tutta questa Europa. Il politicamente corretto e i suoi sostenitori hanno creato il problema, di certo non lo possono risolvere. Il problema è religioso. Il catechismo parla (ma questo non si dice più, non è infatti politicamente corretto) di Chiesa militante, che siamo proprio noi qui sulla terra. Perché ciascuno deve combattere la buona battaglia contro se stesso innanzitutto per salvarsi l’anima, ma anche quella per difendere Cristo e la Sua Chiesa. Come hanno fatto migliaia di santi e martiri in questi duemila anni. Un tempo quando uno riceveva la cresima sapeva di divenire soldato di Cristo e il vescovo gli dava uno schiaffo per fargli capire che poteva anche soffrire per questo. Un tempo che poi non è tanto lontano. Ora tutto questo non si fa né si dice, tutto è divenuto vago, come vaga è divenuta la parola “Amore”… E i giovani italiani si arruolano col Califfo, ritenendo di fare il meglio per la propria vita. Torniamo cristiani! Preghiamo. Chiediamo a Nostro Signore di non dovere subire un’invasione e una persecuzione. Infine siamo sempre buoni caritatevoli e cortesi con tutti, ma tutto per Gesù, in nome di Gesù, per il Suo Regno. 

Il Pio

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...