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Chi prega fa la cosa più importante


– Chi prega si occupa della cosa più importante di tutte.

– Tenete a memoria, che la solita parola equivoca considerata innocua può portare ad un comportamento scorretto.

– Se vuoi farti buono, pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, preghiera. E’ questo il grande programma per vivere felice, e fare molto bene all’anima tua e agli altri.

– Guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo: il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l’ingratitudine.

– Il migliore consiglio è di fare bene quanto possiamo e poi non aspettarci la ricompensa dal mondo ma da Dio solo.

– Tutti hanno bisogno della Comunione: i buoni per mantenersi buoni e i cattivi per farsi buoni.

– I due sostegni più forti per sostenervi e camminare per la strada del Cielo sono i Sacramenti della Confessione e Comunione. Perciò guardate come gran nemico dell’anima vostra chiunque cerca di allontanarvi da questi due Sacramenti.

– Con le opere di carità ci chiudiamo le porte dell’inferno e ci apriamo il paradiso.

– Tutti dobbiamo portare la croce come Gesù, e la nostra croce sono le sofferenze che tutti incontriamo nella vita.

Diritto e peccato


Il male c’è sempre stato: ieri come oggi. Il male è frutto del peccato originale per cui da Adamo in su la nostra natura contaminata tende a fare il male più che il bene e se non fosse sostenuta da Sacramenti, farebbe pure di peggio. Anche prima c’erano gli omicidi, i furti, le stragi, gli stupri, e poi anche le convivenze, gli adultèri, gli aborti, l’abbandono dei figli, le angherie e le tirannie… per certi aspetti di più, per certi aspetti di meno. Ma c’erano lo stesso. Però c’è un aspetto che fa la differenza tra oggi e ieri. Se una donna abortiva ad esempio, prima sapeva che stava facendo un peccato, lo faceva lo stesso si capisce e lo rifaceva se capitava e voleva, ma era sempre un peccato per lei e nella consapevolezza di ciò decideva cosa voleva fare; oggi lo fa ugualmente, ma è un diritto inalienabile. Prima se rubavi (povero o ricco) sapevi che era un peccato. Oggi se sei povero, invece è giusto. (Vi ricordate il Cardinale della Chiesa Cattolica che—con una bella testimonianza per il mondo—andò arbitrariamente a rimettere la luce in una casa occupata, senza però pagare la corrente al gestore? Negli anni settanta si facevano gli espropri proletari perché un proletario ha il diritto di riprendersi ciò che è suo. Il concetto moderno che sottostà spesso ai nostri giudizi, è che il povero è sempre buono e il ricco sempre cattivo). Anche chi andava a convivere sapeva di fare peccato, lo faceva lo stesso, consapevole del peccato, si capisce, e lo faceva e rifaceva lo stesso. E così chi commetteva adulterio, eccetera. Oggi provare a dire che quei comportamenti sarebbero un peccato, secondo la Chiesa Cattolica, si capisce, (non secondo il mondo, ma uno deve sapere sempre chi sta seguendo) è molto pericoloso (ma noi siamo democratici!), bene che va il tuo interlocutore schiumerà di rabbia, vomitando le peggiori frasi contro la Chiesa e contro di te (potrei dare nomi e cognomi). Liberi tutti di decidere se si vuole andare all’Inferno o in Paradiso, ma almeno ci sia la coscienza del peccato. Ci sia un chiamare chiaramente e per nome le cose del mondo e poi fare come si vuole. Ma se per secoli la Chiesa è stata calunniata profondamente dal di fuori e tanti per questo hanno abbandonato la barca di Pietro, ora il problema è che il popolo di Dio non è viene più istruito alla dottrina della Chiesa dal di dentro. Non gli viene spiegato il catechismo nella sua interezza, anche nei particolari cruciali e scomodi a un mondo che si fonda solo sul politicamente corretto. Spesso chi va a catechismo, lo finisce senza sapere che esistono i Dieci Comandamenti (potrei dare nomi e cognomi). Spesso con esso si insegna un buonismo smielato che non è il cattolicesimo, che non rimane dentro al cuore e che non illumina ogni singolo particolare della vita quotidiana.
Il Pio

Confusione.



Mi hanno riferito che in una parrocchia della Lombardia, durante la messa della domenica, il sacerdote non ha detto il Credo, ma al suo posto ha aperto il libro della Parola e ognuno ci metteva sopra la mano in segno di presenza. Il gesto è bello, è simbolico, ma è un gesto, un simbolo, appunto, ma non è sicuramente quello che dispone la sacra liturgia che vale per tutta la Chiesa Cattolica, dalla Scozia all’Australia. Gesti e simboli lasciano il tempo che trovano, e soprattutto non cambiano la vita e il cuore. Comunque di liturgie stravaganti ne è pieno il mondo (io ho ricevuto la comunione da uno che era vestito da folletto). Di omelie stravaganti ne è pieno il mondo (io ho sentito un’intera omelia su Greta Thunberg e che dovevamo fare come lei). Poi anche altri sacerdoti non hanno voluto recitare il Credo a messa: uno perché non ci credeva, l’altro per rispetto (umano) di alcune persone di religione protestante. Poi i Magi che sono solo un’invenzione letteraria, pur avendo una storia dettagliata nei Vangeli. E dico basta perché tutto ciò mi intristisce tantissimo (ma la fede in Gesù mi ridà la forza per combattere la buona battaglia della fede). La nostra religione non è su un simbolo, su una parola, su un libro di racconti, ma su Gesù fatto carne, morto e risorto. Ma cos’è questo moderno vento di follia? Cos’è soprattutto questa confusione che non viene solo dai nemici della nostra fede (che ancora ce ne sono tanti) ma dagli “amici” che abbiamo dentro casa? Signori, c’è una nebbia densissima e tanti stanno tradendo. Facciamo attenzione a dove mettiamo i piedi e soprattutto l’anima.

Il Pio

«Che ne sarà di loro?»


Francesco Faà di Bruno nacque a Alessandria  il 29 marzo 1825  e morì a Torino il 27 marzo 1888, pochi mesi dopo la morte di don Bosco (gennaio). Di sangue nobile, è stato un Ufficiale del Regio Esercito, matematico e presbitero. Francesco rimane profondamente impressionato dal grande numero di giovani soldati caduti sul campo di battaglia e si pone la domanda: “che ne è di loro? Di quelli morti nella indifferenza religiosa, lontani da Dio?”. Che ne sarà di quei poveri ragazzi, magari morti bestemmiando, oppure con l’odio nel cuore, all’improvviso, senza avere avuto nemmeno il tempo di chiedere perdono dei peccati,… Scriverà più tardi: «Le anime del purgatorio in questi tempi sono assai abbandonate. L’egoismo si concentra in noi, e dimentichiamo chi soffre nell’altro mondo. Dopo alcune condoglianze di cerimonia, dopo un po’ di lutto negli abiti, dopo un articoletto cronologico in qualche giornale, il debito nostro ci pare soddisfatto. Intanto il povero defunto... si trova nel più straziante abbandono e per uscire dal doloroso carcere non avrà che a soffrire e continuamente soffrire». Anche suo fratello, comandante Emilio Faà di Bruno, fedele alla prassi del cosiddetto onore militare, muore in guerra. Francesco già si era preoccupato di Emilio da giovane a causa della sua vita frivola; questa tragica morte è causa per lui di ansietà di coscienza sulla sua sorte eterna. «Ma fiducioso sempre nella misericordia di Dio, reagì nella maniera migliore, quella di affrettare la costruzione di un centro di preghiera per il suffragio dell’anima cara del fratello e degli altri caduti di guerra, nonché di tutte le anime purganti. Fu così che decise, sulla fine del 1866, di iniziare i lavori della sua chiesa». Da laico fondò nel 1859 l’Opera di S. Zita per le donne di servizio ed altre opere di assistenza sociale ed educative, privilegiando sempre la donna, giovane ed anziana. Annessi a tale opera vi erano l’Emporio Cattolico, una tipografia, una biblioteca circolante per tutta l’Italia, una lavanderia a vapore. Promosse la costruzione di bagni pubblici e l’apertura di cucine economiche. Costruì la Chiesa di Nostra Signora del Suffragio, centro di suffragi specialmente per i Caduti di tutte le guerre; ne progettò l’ardito campanile: un miracolo di statistica. A 51 anni fu ordinato sacerdote a Roma (1876) per concessione di Pio IX e compì negli ultimi anni della sua vita un intenso ministero sacerdotale. Iniziò ufficialmente la Congregazione delle Suore Minime di N.S. del Suffragio, cui lasciò in dono il carisma del suffragio per le anime sante del Purgatorio e l’impegno di continuare le opere socio educativo assistenziali, da lui iniziate. Spentosi a soli 63 anni di età, le sue spoglie dal 1925 riposano nella Chiesa da lui fondata in Via S. Donato 35 a Torino. Fu beatificato a Roma nel 1° Centenario della morte, il 25 settembre 1988 da Sua Santità Giovanni Paolo II.

Il Pio

Loro non vivono su questa terra (ma noi sì)


Penso che sia altissimo il numero degli italiani che non hanno più la minima fiducia dello Stato, nella sua tripartizione dei Poteri (Legislativo, Esecutivo, Giudiziario), né della politica in generale. C’è, è vero, un numero importante di persone avvelenate dalla politica e che litiga e sbraita per essa, si prende a botte o rischia il carcere, fanno dichiarazioni in TV e organizzano cortei, ma pochi sanno se queste persone fanno così davvero per un ideale o per altro. Non solo non hanno fiducia, gli italiani, ma hanno proprio paura dello Stato, per tutto quello che può combinare, con le tasse sempre più alte, con le leggi inspiegabili e con le sentenze imprevedibili. Ci dobbiamo rassegnare: nessuno ci salverà da questa classe politica, da questo modo strano con cui si manda la gente al potere, nè dai danni che il politico crea. Ricordate? Ogni tanto la speranza ci ritorna, quando qualcuno su cui si contava va al Governo, ma tempo pochi mesi e tutti capiscono (salvo quelli che sono al Governo) che tutto è uguale a prima, se non peggio. La politica è sempre più distante dal popolo e lei lo capisce sempre di meno, cioè: a voce lo dice, nei fatti lo conferma. Loro non vivono su questa terra (ma noi sì). E tutti questo lo abbiamo sempre detto e stiamo diventando noiosi. Purtroppo ultimamente la stessa opinione (sperando sia solo un’opinione personale) va verso i religiosi in generale (non della Chiesa che resta sempre e comunque Una, Santa, Cattolica e Apostolica). Un’ala sempre più numerosa e sempre più forte, sempre più presente nel mondo della comunicazione, sempre più seguita, sta distruggendo tutto quello che è stato sempre vero per tutti, per duemila anni. Sta distruggendo la Tradizione e la Poesia, per far restare solo la parte esclusivamente umana, quella che va bene a tutto il mondo, a tutti, agnostici, atei, comunisti, protestanti,... (Forse è un caso, ma sono proprio questi a essere contenti della nuova corrente). Ma questa che vogliono è una religione che ha nulla a che fare con la vita di tutti i giorni che non rende contenti e che soprattutto non salva l’anima. Però qui forse una speranza l’abbiamo: il nostro Capo è Dio e Lui può girare tutto in un altro senso con una sola parola: sempre se ce lo meritiamo e se non è giusto invece quello che sta avvenendo. Non sapendo questo, a prescindere, Lo comunque dobbiamo pregare e chiederGli che l’Italia torni a essere un Paese Cattolico. E se possibile tutta anche l’Europa e magari tutto il mondo. E di salvarci. 

Il Pio

Gli Angeli custodi



170 D. Quali sono gli Angeli che si dicono Custodi?
R. Si dicono Custodi gli Angeli che Dio ha destinato per custodirci e guidarci nella strada della salute (salvezza, ndr).

171 D. Come sappiamo noi che vi sono gli Angeli Custodi?
R. Che vi siano gli Angeli Custodi lo sappiamo per mezzo della sacra Scrittura e per l'insegnamento della Chiesa.

172 D. Quale assistenza ci presta l'Angelo Custode?
R. L' Angelo Custode:
1. ci assiste con buone ispirazioni, e, col ricordarci i nostri doveri, ci guida nel cammino del bene,
2. offerisce a Dio le nostre preghiere e ci ottiene le sue grazie.

173 D. Da quello che insegna la Chiesa intorno agli Angeli Custodi, che cosa dobbiamo noi ricavare? R. Da quello che insegna la Chiesa intorno agli Angeli Custodì, dobbiamo ricavare il frutto di essere continuamente riconoscenti alla divina bontà per averci dato gli Angeli a custodi, ed anche a' medesimi Angeli per la cura amorosa che si prendono di noi.
174 D. in che cosa devi consistere la nostra riconoscenza verso degli Angeli Custodi? R. La nostra riconoscenza verso gli Angeli Custodi deve consistere in quattro cose:
1. rispettare la loro presenza e non contristarli con verun peccato;
2. seguire prontamente i buoni sentimenti che, per mezzo loro, Iddio eccita nei nostri cuori;
3. fare le nostre preghiere colla maggior divozione, affinché le gradiscano, e le offeriscano a Dio;
4. invocarli sovente e con fiducia ne' nostri bisogni, e specialmente nelle tentazioni.

Il Pio

Materia grave, piena avvertenza, deliberato consenso.



§ 3. - Dell'esame.


696 D. Che cos'è l' esame di coscienza?
R. L'esame di coscienza è una diligente ricerca dei peccati che si sono commessi, dopo l'ultima confessione ben fatta.

697 D. Come si fa l'esame di coscienza?
R. L'esame di coscienza si fa col richiamare diligentemente alla memoria, innanzi a Dio, tutti i peccati commessi, non mai confessati, in pensieri, parole, opere ed omissioni, contro i Comandamenti di Dio e della Chiesa, e gli obblighi del proprio stato.

698 D. Sopra quali altre cose dobbiamo esaminarci?
R. Dobbiamo esaminarci ancora sopra le abitudini cattive e sopra le occasioni del peccato. 


699 D. Nell'esame dobbiamo ricercare anche il numero dei peccati?
R. Nell'esame dobbiamo ricercare anche il numero dei peccati mortali.

700 D. Che cosa si richiede perché un peccato sia mortale?
R. Perché un peccato sia mortale si richiedono tre cose: materia grave, piena avvertenza, e perfetto consenso della volontà. 

701 D. Quand'è che vi ha materia grave?
R. Vi ha materia grave quando si tratta di una cosa notabilmente contraria alla legge di Dio e della Chiesa.

702 D. Quand'è che vi ha piena conoscenza nel peccare?
R. Vi ha piena conoscenza nei peccare, quando si conosca perfettamente di fare un grave male.

703 D. Quand'è che, nel peccato, si ha il perfetto consenso della volontà?
R. Si ha, nel peccato, il perfetto consenso della volontà, quando si vuol fare deliberatamente una cosa, sebbene si conosca peccaminosa.

704. D. Qual diligenza si deve usare nell'esame di coscienza?
R. Nell'esame di coscienza si deve usare quella diligenza che si userebbe in un affare di grande importanza.

705 D. Quanto tempo si deve impiegare nell'esame?
R. Si deve impiegare nell'esame di coscienza più o meno tempo, secondo il bisogno, cioè secondo il numero e la qualità dei peccati che aggravano la coscienza e secondo il tempo scorso dalla ultima confessione ben fatta.

706 D. Come si può facilitare l'esame per la confessione?
R. Si facilita l'esame per la confessione con fare ogni sera l'esame di coscienza sulle azioni della giornata. 

(da Il Catechismo Maggiore di San Pio X)

Giustizia



Giustizia. Cos’è la giustizia? La parola sarebbe per tutti molto chiara, ma il senso poi applicato nella realtà non lo è mica tanto. Pur essendo una valore che tutti condividono e un ideale a cui tutti anelano, tuttavia la giustizia che abbiamo sulla terra fa venire seri dubbi se sia veramente tale e se tutti la intendano nello stesso modo. «E’ un’ingiustizia!» dice arrabbiato il figlio piccolo nel film “Il Vigile” di Alberto Sordi. «Abituatici adesso che sei giovane, sennò poi non ci riesci più» risponde la madre con voce disincantata. Leggevo tempo fa articoli sugli anni di piombo e il sessantotto. Se le fonti non mi hanno ingannato, pare che un bel numero dei terroristi di quegli anni che hanno sulla coscienza stragi gravissime, omicidi efferati, pestaggi, ferimenti e gambizzazioni e poi numerose rapine e furti e sulla fedina penale, per ciascuno, sei, sette, otto e pure nove ergastoli, oltre a centinaia di milioni da risarcire, ora stanno liberi dopo nemmeno 10-16 anni di carcere e vanno a spasso tranquillamente; possono scrivere libri, articoli sui giornali, andare sulle trasmissioni TV e pontificare contro lo Stato. 
Possono continuare a seminare veleno. E alcuni hanno anche chiesto allo Stato (che volevano annientare con la violenza), il reddito di cittadinanza. Alle famiglie delle vittime ovviamente resta solo la foto dei loro cari, trucidati da un’ideologia fattasi uomo e che ora è stata perdonata dallo Stato. Manco la soddisfazione di sapere che i loro assassini se ne stanno chiusi in carcere (anche se non sarebbe stato un granché). Ovviamente non è stata commessa nessuna violazione da parte dei magistrati: hanno dovuto applicare le leggi e questo dovevano fare. Ma una legge che porta a queste situazioni, può dirsi giusta? E’ giusto che uno che ha nove ergastoli sia libero dopo poco tempo? Anche questa è un’ingiustizia e ci dobbiamo abituare: noi italiani siamo da secoli abituati a soprusi, angherie, soperchierie... Se non fossimo cristiani il discorso finirebbe qui. Anzi, se non fossimo cristiani e contando solo su noi stessi, penseremmo che l’unico rimedio a tutto questo ed altro possa essere una rivoluzione e cioè altre stragi e omicidi, altre sofferenze e dolore. Ma se invece siamo cristiani, sappiamo che la giustizia umana, se è fine a sé stessa e se fondata sulle leggi solo umane, se è staccata da una base solida, alla fine fa sempre danni (i terroristi per esempio volevano ottenere una loro giustizia). La giustizia degli uomini su questa terra non la vedremo mai. Ma sappiamo per certo che vedremo la Giustizia divina un giorno e potremo vivere tutti insieme felici e contenti in Paradiso per l’eternità. Nel frattempo però il compito di cercare di fare un mondo più buono, ce lo abbiamo tutti. 

Il Pio


Fino a quando abuserete della nostra pazienza?


«… Perché i Magi non sono mai esistiti. Questa che abbiamo letta, è una formula narrativa per comunicare ai lettori una certa realtà». Ecco: anche i Magi ci hanno tolto. Inutile a dirsi che chi ha detto questa personalissima verità è un sacerdote durante l’omelia dell’epifania e questo concetto è stato ascoltato da una marea di gente (anche se penso che tre quarti non ascoltavano). Se si comincia a insinuare nei cuori dei poveri fedeli il dubbio che ci sono parti del Vangelo forse “false” e parti forse “vere”, la nostra fede come farà a combattere la buona battaglia, come farà a stabilirsi sulla roccia? E poi i martiri sono morti per la parte vera o la parte falsa? E i santi hanno seguito Gesù per la parte vera o la parte falsa? E quello che ha detto che ai tempi di Gesù non c’era un registratore per cui non possiamo avere certezza di cosa abbia veramente detto Gesù, ve lo ricordate? Secondo voi, quella eccellente intuizione ha fatto bene o male al popolo di Dio?
Hanno poi cambiato le preghiere, hanno modificato il vangelo, continuano a parlare di una morale senza Gesù, continuano a parlare di un miscuglio di religioni e tutte vanno bene, parlano poi di Greta e di ecologia… Ho anche sentito aggiungere frasi personali del celebrante durante la lettura del Vangelo, come fossero anch’esse parola del Signore, come poi tutti alla fine abbiamo detto.
C’è qualcosa che oggettivamente non va. Il rischio è la distruzione del popolo di Dio: la Chiesa non ce la faranno a distruggerLa perché è di Dio, ma i cristiani, già indeboliti e inflacciditi nella fede da decenni di intensa confusione e disordine, da un cristianesimo intellettuale e avulso dalla vita quotidiana, con una semplice spallata saranno buttati nel fosso da dove non si risale.
Aiutiamoci a fare in modo che ciò non avvenga.

Il Pio

Cacciateli via!

  Negli ultimi cinquant’anni il problema centrale di molte parrocchie e diocesi sono stati “i giovani”. “I giovani oggi sono cambiati—si dic...