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Così si comporta un "Giuda".


«Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro». 

(Tratto dal Vangelo di lunedì della Settimana Santa (Giovanni 12, 1-11, ) l'episodio narrava di quando Maria—forse di Magdala, oppure la sorella di Marta e Lazzaro—profumò i piedi di Gesù e la subitanea e interessata reazione di Giuda a cui dei poveri, dei migranti, degli ultimi,... non importava proprio nulla).

«Mamma, ma che vado a fare domani?»


Parlo di un fatto accadutomi agli inizi degli anni ’70 del secolo sorso. Avevo una manciata di anni. La comunione l’avevo fatta pochi anni prima e la catechista ci aveva dato diverse preghiere da mandare a memoria, oltre a farci capire bene cosa avremmo fatto di lì a poco. Ero ora pronto per ricevere la Cresima (almeno per l’età anagrafica). Ricordo che siamo agli inizi degli anni ’70 dunque in piena era del Concilio Vaticano II e della rivoluzione del ’68. Mia madre allora mi iscrisse in parrocchia per poter seguire il relativo Catechismo: "si comincia domenica dopo la messa delle ore 9.00, puntuali mi raccomando". Inizio dunque a frequentare, come mio solito, con la massima puntualità e assiduità e sempre col mio quadernino per gli appunti, ma ogni domenica sento solo discorsi giovanili (giovanilistici): “oggi parliamo dei problemi dello sport”, “oggi parliamo della libertà”, “oggi parliamo dei diritti delle donne”, “oggi parliamo della …”. Io alla fine di ogni incontro tornavo a casa con un punto interrogativo sopra la testa e mi dicevo sempre: “da domenica prossima sicuramente inizieranno col Catechismo vero”. Ma dopo un numero considerevole riunioni con “oggi parliamo di” e dovendo da qui desumere che lì non si sarebbe mai parlato di Catechismo vero, per lo meno come me lo aspettavo io, dissi a mia madre se mi faceva andare in un’altra parrocchia perchè: “qui non sto imparando proprio niente”.Mia madre lo sapeva che suo figlio parlava solo in casi di emergenza, osservava a fondo le cose e soprattutto non era un discolo e se le diceva in quel modo,voleva dire che la situazione era davvero di una gravità straordinaria. Mi iscrisse così in un’altra parrocchia. E così inizio a andare alle nuove lezioni con una certa speranza. Ma anche qui “oggi parliamo di…”, “oggi parliamo de…” in più però c’erano anche le diapositive. Mai una nozione di Catechismo. Mai una preghiera. Non potevo più andare in un’altra parrocchia. Siamo allora arrivati al giorno prima della Cresima. Ci dicono che domani ci sarà il Vescovo (ma chi è il Vescovo?) e per ricevere la Cresima ci dovevamo inginocchiare. Torno a casa sempre col punto interrogativo sopra la testa. Prima di cena chiedo a mia madre «Mamma, ma io che vado a fare domani?». Mia madre è tutto meno che una teologa, ma nella sua memoria affiorò immediatamente un ricordo lucido del Catechismo di San Pio X (che ai tempi suoi le avevano fatto studiare) e mentre apparecchiava la tavola, mi dice “con la Cresima diventi Soldato di Cristo”. Non so perché, ma fui contento di quella risposta chiarissima, fu come se mi si fosse aperta finalmente una finestra che mi faceva vedere il panorama. Di tutti gli “oggi parliamo di…” non è rimasto nulla nè nel mio cuore, né nel mio cervello, quella frase la tengo ancora nel cervello e nel cuore e tante volte mi ha anche sostenuto. Così quella domenica mi metto in fila per ricevere il sacramento con maggiore contezza e contentezza. Quel giorno il Vescovo c'era, ma non ci si doveva inginocchiare più.

Il Pio

«Con le budella dell'ultimo prete, impiccheremo il papa re»




«Per secoli la Chiesa è stata il tentativo di controllare le coscienze». A occhio e croce potrebbe essere facilmente una frase di Karl Marx (quello della “religione come l’oppio dei popoli”) o di Pierre Joseph Proudhon (quello per cui la “teologia è la scienza dell'infinitamente assurdo”) oppure—perché no?—di Stalin (quello per cui la “Chiesa è la forza più pericolosa”). Potrebbe anche essere stata pronunciata da Giuseppe Garibaldi (quello per cui il papa Pio IX era “un metro cubo di letame” ). Oppure da Friedrich Nietzsche (per cui la “Chiesa è una specie – e la più bugiarda di tutte – di Stato”).Forse sarà stata pronunciata da quell’Anonimo che scrisse, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, la canzone “Bruceremo le chiese” con questa particolare frase: «con le budella dell'ultimo prete impiccheremo il papa re», quasi un inno degli antipapisti. No, purtroppo niente di tutto questo. L’autore di quella frase non è tra i comunisti, non è tra i massoni, non è tra gli anticlericali, non è tra gli antipapisti. (Purtroppo). Quella è una frase detta, seriamente e convintamente, da un sacerdote durante l’omelia di una Santa Messa di un giorno feriale, avanti a numerose persone (fra cui il sottoscritto), terminata dopo 53 minuti, con l’applauso finale. Per essere ancora più preciso, questi dopo aver detto, all’inizio della celebrazione, «Dio onnipotente “ha” misericordia di noi, “perdona” i nostri peccati e ci “conduce” alla vita eterna», (con l’indicativo e non col congiuntivo, come è scritto sul Messale, come se potesse—lui—sapere e garantire quello che dovrà fare Nostro Signore) e dopo aver letto il Vangelo aggiungendo anche parole sue, ha pronunciato quella frase. Quello che ho scritto è solo cronaca, ma senza giudizi sulla persona che di sicuro è un ottimo sacerdote e porterà al Signore tantissime anime, contrariamente a me che spero, al termine della vita, di meritare almeno la sufficienza per andare in Purgatorio, magari ripreso al volo un secondo prima che si chiudano le porte, per rimanere là miliardi di anni... Io come sempre mi fermo solo all’aspetto formale. E così, da formalista, so che frasi del genere entrano nella testa delle persone e gli si ficcano nel cervello come un tarlo e se uno non ha una fede forte, esse possono suggerire pericolosi dubbi (che poi diventano certezze, se non sciolti a breve). E laddove c’è un dubbio, facilmente Satana si insinua e con abili parole (lui ha una dialettica eccezionale e irresistibile) ci persuade a fare quello che non dovremmo fare. Dopo la cosa diventa davvero pericolosa per la nostra anima. Tornando a noi. Mi sembra che ora non siano più soltanto i comunisti, i massoni, gli anticlericali, gli antipapisti a voler distruggere la Chiesa dall’esterno (i quali—comunque—ancora oggi fanno un ottimo lavoro, ottenendo peraltro buoni risultati, sempre ammesso poi che tutti costoro stiano davvero ancora all’esterno di Essa). Ma la distruzione arriva in buona parte dall’interno della Chiesa. Però mentre i comunisti, massoni, anticlericali, antipapisti, da secoli sono apertamente e dichiaratamente nemici della Chiesa. Gli altri no e sono quelli che invece dovrebbero dare la loro vita per Essa e per le anime del popolo di Dio. Stiamo attenti. Seguiamo solo i buoni pastori, questi li distinguiamo perché loro riescono a farsi ascoltare da noi e noi li riusciamo a capire e il nostro cuore batte alle loro parole e poi loro passano sempre per la porta giusta, quella cioè che è stata sempre la stessa da due mila anni. Le cui chiavi le ha sempre san Pietro. E infine ricordiamoci sempre: “non praevalebunt”. Non praevalebunt”.

Il Pio

In ogni occasione opportuna e inopportuna

«Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.

Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione».

(La Sacra Bibbia CEI, Lettere di S. Paolo, 2^ a Timoteo, 4, 1-8)

Era un uomo politico



«Mi recai infatti presso uno di quelli che passavano per sapienti, sicuro di smentire l’oracolo e dimostrare così che quello era più sapiente di me. Esaminai per tanto a fondo il mio personaggio (è inutile che ve ne dica il nome:era un uomo politico) ed ecco l’impressione che ne ricavai: mi parve che quest’uomo apparisse sapiente a molti, e soprattutto a se stesso, ma che in realtà non lo era affatto; e cercai anche di dimostrarglielo. Naturalmente venni in odio a lui e a molti altri che erano con lui presenti. Mentre mi allontanavo pensavo così fra me: “Sono io più sapiente di costui giacché nessuno di noi due sa nulla di buono; ma costui crede di sapere mentre non sa; io almeno non so, ma non credo di sapere. Ed è proprio per questa piccola differenza che io sembro di essere più sapiente, perché non credo di sapere quello che non so”. E avvicinai un altro che mi sembrava che fosse più sapiente di costui; ma ottenni lo stesso risultato: quello, cioè, di venire in odio a lui e a molti altri ancora».

(da Apologia di Socrate, cap. VI, pag. 4 Edizioni Acrobat) 

Donne al volante e vecchi col cappello

Un notissimo proverbio popolare suona così: «donna al volante, pericolo costante». Quando ero piccolo, cinquant’anni fa, già si diceva e forse anche prima. Cinquant’anni fa tutti capivano che quel detto era solo una cosa spiritosa, simpatica, sì in parte vera, ma in parte esagerata, nessuna la prendeva sul serio, se non per ridere. Veniva citato, ma senza cattiveria: tutti in cuor loro sapevano che anche una buona parte di maschi al volante sono come cani arrabbiati. Ma veniva detto tranquillamente, senza pensare di offendere e senza timore di essere configurati come razzisti. Oggi quel detto non si può dire più (per la legge costituzionale che sancisce il politicamente corretto obbligatorio per tutti). Recentemente hanno fatto rigide statistiche e studi seri sulla questione. Le statistiche hanno dimostrato che sono i maschi a guidare peggio delle femmine e gli studi hanno constatato che il cervello dell’uomo è più predisposto per condurre l’automobile solo con maggiore sicurezza. (Probabilmente c’è in giro una marea di gente che ha tanto tempo da perdere, eppure c’è un mondo intero da ricostruire, da risollevare, da riumanizzare e anche, permettetemelo, da ricristianizzare). Dunque, quel glorioso proverbio è divenuto ormai illegale e deve essere abrogato. Non si può dire più dunque: pena sguardi cattivi e accuse di ledere la dignità delle donne e di razzismo. E così non si dice più. Però sotto sotto il concetto del “pericolo costante” da una parte ci fa ridere ancora e dall’altra molti lo ritengono ancora valido. Ma non lo possono dire pubblicamente. E io ogni tanto, coraggiosamente—ma solo per ridere—descrivo l’immagine della giovane donna al volante che con una mano telefona, con l’altra fuma, con l’altra si ravviva i capelli, con l’altra dà il ciuccio al figlio e con l’altra tiene il volante e riesce davvero a guidare in questo modo! E vedo anche che ridono più le donne di questa battuta che gli uomini, addirittura sono le donne che mi dicono che questo è proprio vero e che ho ragione. Però, alla fine, per—par condicio—posso ben ricordare il tremendo anziano (esclusivamente di sesso maschile) alla guida con il cappello, terrore di tutti gli automobilisti che riesce andare a 25 Km. all’ora in autostrada, con la sua vecchia e scassata Fiat Tipo come quella del Commissario Montalbano (lui riesce a guidare tranquillamente, sono gli altri che non ci riescono con lui davanti). Questo però si può dire, perché il protagonista non è una donna, ma un uomo, per di più anziano. Tutto questo è frutto di quella legge costituzionale che ha istituito il politicamente corretto. Che ci fa pensare e dialogare tutti allo stesso modo, con concetti che si possono dire e altri che sono vietati. Anche se il nostro cuore ci dice che sarebbe meglio se non fosse tutto così grigio, uguale e triste. Però ricordiamoci sempre che c’è un mondo intero da ricostruire, da risollevare, da riumanizzare e soprattutto da ricristianizzare e che questo tocca solo a noi in quanto battezzati e che un giorno anche su questo dovremo rendicontare davanti a Nostro Signore.

Il Pio

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...