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Ci fosse qualcuno a istruirli!






«Abbiamo percorso i villaggi dei neofiti, che pochi anni fa avevano ricevuto i sacramenti cristiani. Questa zona non è abitata dai Portoghesi, perché estremamente sterile e povera, e i cristiani indigeni, privi di sacerdoti, non sanno nient’altro se non che sono cristiani. Non c’è nessuno che celebri le sacre funzioni, nessuno che insegni loro il Credo, il Padre nostro, l’Ave ed i Comandamenti della legge divina. Da quando dunque arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l’hanno ancora ricevuto. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini, i quali, come si dice, non sapevano distinguere la destra dalla sinistra. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l’Ufficio divino, né prendere cibo, né riposare fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli. Perciò, non potendo senza empietà respingere una domanda così giusta, a cominciare dalla confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnavo loro il Simbolo apostolico, il Padre nostro e l’Ave Maria. Mi sono accorto che sono molto intelligenti e, se ci fosse qualcuno a istruirli nella legge cristiana, non dubito che diventerebbero ottimi cristiani. Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d’Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all’inferno! Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti! In verità moltissimi di costoro, turbati a questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore, e, messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: «Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?». Mandami dove vuoi, magari anche in India».


Dalle «Lettere» a sant’Ignazio di san Francesco Saverio, sacerdote
(Lett. 20 ott. 1542, 15 gennaio 1544; Epist. S. Francisci Xaverii aliaque eius scripta, ed. G. Schurhammer I Wicki, t. I, Mon. Hist. Soc. Iesu, vol. 67, Romae, 1944, pp. 147-148; 166-167 - tratto da www.papaboys.org)

Cambiamento e irrealtà


Leggendo i giornali di oggi, sembrerebbe che la vicenda dell’attuale Governo Conte sia a un passo dalla sua conclusione, dopo poco più di un anno. Si sono “ammazzati” tra di loro, mi è sembrato. Eppure all’indomani dalla sua elezione gran parte del popolo italiano gli aveva dato una straordinaria fiducia e con essa era nata anche una insolita speranza. Speranza e fiducia che forse non si erano mai viste prima. E invece prima del previsto cade tutta la prosopopea di un Governo che si è voluto subito chiamare del “cambiamento”. Un cambiamento che però non è riuscito a cambiare se stesso. Dico questo con rammarico e tanto dispiacere e non perché tifi per altre coalizioni. Quando mi chiedono da che parte sto, dico sempre irrealisticamente che sono monarchico (è vero), figuratevi. Io vorrei invece che l’Italia diventi un Paese sano, normale, libero e—perché no?—cattolico. Ma questo mio grande desiderio, per come stiamo messi e alla luce della recente storia, sembra circoscritto dentro la categoria delle utopie più assolute anche se non ci vorrebbe nulla a far divenire l’Italia uno Stato così. Noi italiani abbiamo ricevuto tremende delusioni da destra e da sinistra, da centro, da sopra e da sotto. Ora che faremo? Di sicuro non ci dobbiamo fidare più dei politici: di danni ce ne hanno fatti molti. Votiamoli, se vogliamo, ma non speriamo che il cambiamento possa derivare da loro. L’uomo non potrà mai cambiare niente e nessuno, se non mette la sua vita nelle mani di Gesù. (Anche se i primi traditori sono spesso proprio i cattolici in politica). Il potere è una brutta bestia e spesso ti domina e ti guida dove vuole lui, se non abbiamo punti fermi e certi. Preghiamo per l’Italia, preghiamo per i nostri governanti, preghiamo per noi. Forse il Signore cesserà il suo sdegno contro di noi e ci manderà la sua grazia.

Il Pio


Tiepidezza





«Ma poichè sei tiepido, e non sei nè freddo nè caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca».

(Apocalisse 3,16)

Lavorare anche per il Cielo



Molti sono i cristiani, figli miei, che non sanno assolutamente perché sono al mondo… “Mio Dio, perché mi hai messo al mondo?”. “Per salvarti”. “E perché vuoi salvarmi?”. “Perché ti amo”.

Com’è bello conoscere, amare e servire Dio! Non abbiamo nient’altro da fare in questa vita. Tutto ciò che facciamo al di fuori di questo, è tempo perso. Bisogna agire soltanto per Dio, mettere le nostre opere nelle sue mani… Svegliandosi al mattino bisogna dire: “Oggi voglio lavorare per te, mio Dio! Accetterò tutto quello che vorrai inviarmi in quanto tuo dono. Offro me stesso in sacrificio. Tuttavia, mio Dio, io non posso nulla senza di te: aiutami!”.

Oh! Come rimpiangeremo, in punto di morte, tutto il tempo che avremo dedicato ai piaceri, alle conversazioni inutili, al riposo anziché dedicarlo alla mortificazione, alla preghiera, alle buone opere, a pensare alla nostra miseria, a piangere sui nostri peccati! Allora ci renderemo conto di non aver fatto nulla per il cielo.

Che triste, figli miei! La maggior parte dei cristiani non fa altro che lavorare per soddisfare questo “cadavere” che presto marcirà sotto terra, senza alcun riguardo per la povera anima, che è destinata ad essere felice o infelice per l’eternità. La loro mancanza di spirito e di buon senso fa accapponare la pelle!

Vedete, figli miei, non bisogna dimenticare che abbiamo un’anima da salvare ed un’eternità che ci aspetta. Il mondo, le ricchezze, i piaceri, gli onori passeranno; il cielo e l’inferno non passeranno mai. Stiamo quindi attenti!

I santi non hanno cominciato tutti bene, ma hanno finito tutti bene. Noi abbiamo cominciato male: finiamo bene, e potremo un giorno congiungerci a loro in cielo.

(Dalle omelie di San Giovanni Maria Vianney)

Avvelenamento politico… Ma chi ce lo fa fare?


Pensate a quanto ci avveleniamo quando parliamo (o pensiamo) di politica, a quanto sangue cattivo ci facciamo e quanti rancori nascono e perdurano per colpa sua. Tante litigate, tanti insulti. E questo avviene in TV (in cui litigano tutti contro tutti e non si conclude mai niente), in ufficio, dentro casa, tra amici, al bar… Appena si entra nell’argomento politica, all’improvviso non esistono più amici, figli, mogli… ma alleati o nemici, cioè due fazioni rivali dalla notte dei tempi. Per la politica e in nome dell’ideale politico nel recente passato si è fatto stragi, buttato bombe, ammazzato, accoltellato, spaccato teste, picchiato, incendiato, rotto amicizie di una vita... La politica genera, per sua natura, tanta rabbia in ciascuno di noi, quando va bene, se non un vero e proprio odio verso quello che, pensando diversamente, automaticamente diviene il nostro nemico (anche se non ci ha fatto nulla). Sarebbe curioso capire perché avviene così, cosa spinge un uomo a fare così; in un film di tanti anni fa si metteva in risalto come una persona che normalmente era affabile, gentile e educato, nel momento in cui si mette alla guida della propria autovettura, diventava un “animale” aggressivo e maleducato. Come il “demone” della guida, così fa in noi il “demone” della politica, ma in misura molto molto più ampia. (Dico “demone” perché è risaputo che il Demonio fa di tutto per dividere). E’ bene tenere a mente che quel “veleno” potremmo anche non farlo circolare nel nostro sangue e non dare udienza a quel “demone”, solo rispondendo alla domanda «ma che vantaggi hai mai tratto dalla politica, cosa te ne viene a avvelenarti per essa?». Basterebbe considerare che la politica, di tutti i colori, fino a oggi ci ha fatto solo danni: ci sono passati tutti i partiti nei posti del potere, ma nessuno ha mai risolto o fatto nulla di buono e l’Italia, la nostra amata Nazione, è andata sempre peggio. Che senso ha allora avvelenarsi e fare tutto il resto, se in alto nessuno pensa a noi e invece tutti, in alto, pensano solo ai propri interessi o a quelli di partito? Se non fossimo divisi dalla politica, ma obiettivi e uniti per il bene della nostra Italia, allora la politica—forse—avrebbe meno possibilità di non considerarci e di litigare solamente. Se ci fosse un popolo sano, se i valori fossero condivisi non saremo considerati come uno zerbino e utili solo a votare e a pagare tasse (per i politici noi esistiamo solo perché votiamo e perché paghiamo tasse su tasse). Ma la politica ci divide e vuole proprio che ci avveleniamo e ci dividiamo sempre di più tra di noi. I gruppuscoli sono facili da manovrare. Ma il punto fondamentale è sempre quello: se al centro della nostra vita e del nostro cuore ci fosse Gesù, quell’avvelenamento diminuirebbe se non sparirebbe del tutto, per far prendere il posto alla passione cristiana, alla carità e al desiderio di costruire opere nella realtà. E se anche il cuore impermeabile e di pietra dei politici facesse ugualmente, il nostro sarebbe uno Stato bellissimo e ci si vivrebbe benissimo. Ma questo purtroppo non accade.

Il Pio

Ottenere il Paradiso



336 D. Per qual motivo la Vergine santissima è così potente? R. La santissima Vergine è così potente perché è Madre di Dio, ed è impossibile che non sia da Lui esaudita.

337 D. Che c'insegnano i Santi sulla devozione a Maria?
R. Sulla devozione a Maria i Santi c'insegnano che i veri suoi devoti sono da Lei amati e protetti con amore di tenerissima Madre e per mezzo di Lei sono certi di trovare Gesù e di ottenere il paradiso.

338 D. Qual divozione a Maria la Chiesa ci raccomanda in modo speciale?
R. La divozione che la Chiesa ci raccomanda in modo speciale verso Maria santissima è la recita del santo Rosario. 


(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X)

Pier Giorgio. Le conversioni moderne.


Se uno pensasse al fatto che moltissimi santi hanno portato a Gesù migliaia di persone ciascuna. San Francesco Saverio. Padre Pio. Pietro e Paolo… E fino a pochi decenni fa persone spesso semplicissime, hanno fatto convertire a Gesù tantissima gente, anche con una parola, con un gesto… Perché tutto questo—a parte qualche straordinaria eccezione—oggi non avviene più? La maggior parte di noi ritiene non dovuto convertire le persone. Peggio lo vede come un disvalore. Infatti la morale "moderna" deve essere necessariamente multicolore, zuccherosa, “mano nella mano”,... ma così non cambia la vita a nessuno e soprattutto non cambia il mondo che dovrebbe essere, come minimo, il nostro orizzonte. Convertire poi, alla fin fine, significherebbe solo portare, con la parola, con l’esempio, con l’umanità, una persona a non porre più se stessa al centro della propria vita e misura di tutte le cose, ma a mettere Gesù Cristo al centro di se stessi e misura di tute le cose. Oggi però molti non hanno la minima intenzione né di pensare alla propria conversione, tanto meno a quella degli altri, perchè conversione puzza di vecchio e di limiti alla libertà per molti e anche per il principio che si deve rispettare ogni altra idea e religione e sarebbe un arbitrio imporre le nostre (i cristiani però, dall’anno trentatré d.C. fino a gran parte del XX secolo, non hanno mai ragionato così); Nessuno gli ha mai detto che il cristiano naturalmente deve portare a Gesù quanta più gente possibile. Sarebbe invece opportuno (e fonte di salvezza) porsi la domanda «quanta gente io ho conquistato a Gesù?». Io personalmente non sono un leone: sono timido, impacciato, lento a capire,... ma da quando ho conosciuto la vita di Pier Giorgio, quella domanda, me la pongo ogni giorno e cerco, quando posso, quando la testa non mi fa pensare solo a me, con tutti i miei limiti, di mettere una parola buona o evitare le parole cattive. Pier Giorgio Frassati aveva capito tutto. Lui era più che certo che la Fede Cattolica è l’unica Verità al mondo e se questa è la Verità, deve essere comunicata a tutti “senza rispetto umano”, senza seguire le morali zuccherose. Per questo quando andava a trovare i “suoi” poveri, oltre a portare loro i beni di prima necessità o aiutarli in ogni altro modo, faceva di tutto per convincerli a andare a messa, a mettere le loro pene nelle mani di Dio e affidarsi a Gesù. Così infatti disse alla “famosa” Tabaccaia di Corso Vercelli quando si propose di andare lei al posto suo, a portare i pacchi ai poveri, ricevendo però come risposta che a lui interessava soprattutto poter dire loro quelle cose buone. Dobbiamo ripartire da Pier Giorgio, dalla sua fede chiara e limpida, forte e stabile, semplice, se vogliamo che il cattolicesimo rifiorisca in Italia e nel mondo. Tantissime persone infatti sono state attratte dalla fede che lui metteva su tutte le cose della vita. Possiamo sicuramente imitarlo, anche coi limiti che abbiamo: dobbiamo sempre chiederci «come posso, oggi, collaborare con Dio per costruire il Suo Regno?». Stiamo vivendo una crisi religiosa spaventosa, profondissima, scriteriata: il rischio (serio) è che l’Italia cessi di essere una terra cristiana; e per di più, al contempo, di lontano all’orizzonte, si intravedono nuvole nere cariche di tempesta. Tra qualche anno probabilmente anche in Italia avverrà lo scontro con l’Islam e visto come stiamo messi, se non accade un miracolo (che però si può sempre chiedere a Chi di solito li manda) l’Italia diverrà islamica. In altri Stati già si parla di genocidio di cristiani (nel silenzio irresponsabile dei mass media occidentali). Dobbiamo allora sapere bene da che parte stare, chi siamo e di chi siamo e trarre le conseguenze. Se Pier Giorgio fosse ancora tra noi, sicuramente non smetterebbe di fare la vita da santo che ha sempre fatto e continuerebbe a convertire le persone a Gesù anche a costo della vita.

Il Pio 

Nuvole nere all'orizzonte



Di lontano all’orizzonte si intravedono nuvole nere cariche di tempesta. Non sono i guai che la politica e i politici combinano. E’ infatti in arrivo lo scontro—forse oggi inevitabile—che avremo tra qualche anno con l’Islam. Sembra che negli ultimi tempi ci sia stato un piano deliberato a tale scopo e troppa gente non ha fatto quello che doveva fare. In molte zone i nostri sacerdoti non hanno fatto quello che dovevano fare e spesso hanno confuso il popolo di Dio. Le statistiche invece, che in quanto tali sono “asettiche”, dicono che in molti Stati, l’islam sta compiendo quasi un genocidio di cristiani. Ma qui, in Italia, si parla solo dei twitt di Salvini, Di Maio o di altri come loro, del matrimonio di quell'attrice, della nuova trasmissione.... Non si dice (o non si può dire) nulla su quell’argomento. Per ora facciamo solo quello che possiamo: preghiamo il Signore che tolga il suo giusto sdegno verso di noi, figli scristianizzati e secolarizzati e ci aiuti e ci protegga come ha fatto in tantissimi altri momenti della Storia. Quando arriveranno in Italia quelle nuvole nere non si può sapere, ma se restiamo scristianizzati e secolarizzati, se non ce lo meritiamo, è difficile che Nostro Signore possa intervenire. Allora è probabile che le croci sopra le chiese e nelle case non le vedremo più.


Il Pio

Padre Nostro / 4




§ 8. - Della settima petizione. 

317 D. Che cosa chiediamo nella settima domanda: ma liberaci dal male? 

R. Nella settima domanda, ma liberaci dal male, chiediamo a Dio, che ci liberi dai mali passati, presenti e futuri, e specialmente dal sommo male che è il peccato e dall'eterna dannazione, che ne è la pena.

318 D. Perché diciamo: liberaci dal male e non dai mali? 

R. Diciamo: liberaci dal male e non dai mali, perché non dobbiamo desiderare di andare esenti da tutti i mali di questa vita, ma solamente da quelli, che non sono espedienti all'anima nostra, e perciò domandiamo la liberazione dal male in genere, cioè da tutto ciò che Dio vede essere per noi male.

319 D. Non è lecito domandare la liberazione da qualche male in particolare, per esempio da una malattia? 

R. Si, è lecito domandare la liberazione da qualche male in particolare, ma sempre rimettendoci alla volontà di Dio, il quale può anche ordinare quella tribolazione a vantaggio dell'anima nostra.

320 D. A che cosa ci giovano le tribolazioni che Dio ci manda?
R. Le tribolazioni ci giovano per fare penitenza delle nostre colpe, per esercitare le virtù, e sopratutto per imitare Gesù Cristo nostro capo, al quale è giusto che ci conformiamo nei patimenti, se vogliamo aver parte nella sua gloria.


(Catechismo Maggiore di San Pio X)

Padre Nostro / 3


§ 7. - Della sesta petizione.


312 D. Che cosa chiediamo nella sesta domanda: e non c'indurre in tentazione? R. Nella sesta domanda: e non c'indurre in tentazione, chiediamo a Dio che ci liberi dalle tentazioni, o non permettendo che siamo tentati, o dandoci grazia di non essere vinti.

313 D. Che cosa sono le tentazioni? R. Le tentazioni sono un incitamento al peccato che ci viene dal demonio, o dai cattivi, o dalle nostre passioni.

314 D. È peccato aver tentazioni? R. No, non è peccato aver tentazioni, ma è peccato acconsentirvi, o esporsi volontariamente al pericolo di acconsentirvi.

315 D. Perché Iddio permette che siamo tentati? R. Iddio permette che siamo tentati per provare la nostra fedeltà, per far aumentare le nostre virtù e per accrescere i nostri meriti.

316 D. Che cosa dobbiamo fare per evitare le tentazioni?
R. Per evitare le tentazioni dobbiamo fuggire le occasioni pericolose, custodire i nostri sensi, ricevere spesso i santi sacramenti, e far uso della preghiera.


(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X)

Padre nostro / 2



§ 5.- Della quarta petizione.



301 D. Che cosa chiediamo nella quarta domanda: dacci oggi il nostro pane quotidiano? R. Nella quarta domanda: dacci oggi il nostro pane quotidiano, chiediamo a Dio ciò che ci è necessario ciascun giorno e per l'anima e pel corpo.
302 D. Che cosa domandiamo a Dio per l'anima nostra? R. Per l'anima nostra domandiamo a Dio il sostentamento della vita spirituale: cioè preghiamo il Signore che ci doni la sua grazia, di cui abbiamo continuamente bisogno.

303 D. Come si nutrisce la vita dell'anima nostra? R. La vita dell'anima si nutrisce specialmente col cibo della divina parola e col Santissimo Sacramento dell'altare.

304 D. Che cosa domandiamo a Dio pel nostro corpo?
R. Pel nostro corpo domandiamo ciò che è necessario al sostentamento della vita temporale.

305 D. Perché diciamo: dacci oggi il nostro pane, e non piuttosto: dacci oggi il pane?
R. Diciamo dacci oggi il nostro pane, e non piuttosto: dacci oggi il pane, per escludere ogni desiderio della roba d'altri; perciò preghiamo il Signore che ci aiuti nei guadagni giusti e leciti, affinché ci procuriamo il vitto con le nostre fatiche, senza furti ed inganni.

306 D. Perché diciamo: dacci il pane, e non dammi? R. Diciamo: dacci invece di dammi per rammentarci che, siccome le sostanze ci vengono da Dio, così se Egli ce ne dà in abbondanza, lo fa a questo fine che ne dispensiamo il superfluo ai poveri.

307 D. Perché aggiungiamo quotidiano? R. Aggiungiamo quotidiano, perché dobbiamo desiderare quello che ci è necessario alla vita, e non l'abbondanza dei cibi e dei beni della terra.

308 D. Che cosa significa di più la parola oggi nella quarta domanda? R. La parola oggi significa che non dobbiamo essere troppo solleciti dell'avvenire, ma domandare quello che ci è necessario al presente.

(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X)

Padre nostro



286 D. Perché possiamo noi dire che siamo figliuoli di Dio? R. Noi siamo fìgliuoli di Dio: 1.° Perché Egli ci ha creato a imagine sua e ci conserva e governa colla sua provvidenza; 2.° Perché ci ha, per ispeciale benevolenza, adottati nel Battesimo come fratelli di Gesù Cristo e coeredi insieme con lui dell'eterna gloria.

287 D. Perché chiamiamo Dio Padre nostro e non Padre mio? R. Chiamiamo Dio Padre nostro e non Padre mio, perché tutti siamo suoi figliuoli e però dobbiamo riguardarci ed amarci tutti come fratelli, e pregare gli uni per gli altri.

288 D. Essendo Dio in ogni luogo, perché gli diciamo: che sei ne' cieli? R. Dio è in ogni luogo; ma diciamo: Padre nostro, che sei ne' cieli, per sollevare i nostri cuori al cielo, dove Dio si manifesta nella gloria a' suoi figliuoli. 


(Catechismo Maggiore di San Pio X)

Pier Giorgio. Un cattolico normale



Spesso mi chiedo come reagirebbe Pier Giorgio se vivesse ai nostri giorni. Lui è un santo contemporaneo, non tanto lontano da noi come periodo: mia nonna era più o meno sua coetanea. Eppure tra noi e lui sembrano passati no novant’anni, ma novecento. Novemila, tanto sono cambiati i tempi e le persone. Come i nostri, pure gli anni suoi erano difficili (guerra, fascismo, la fame, la povertà…) ma un minimo c’era. Recentemente si è concluso il convegno delle famiglie a Verona. Gliene hanno detto di tutti i colori! “Ultra della famiglia”, “gente che vuole far tornare indietro tutti, di 400 anni”, “la 194 non si tocca”, “il Congresso è agghiacciante”,… Eppure hanno solo detto che una famiglia è composta da un padre e una madre. Quello che ha fatto più male è che tra i detrattori c’erano cattolici praticanti. Anche importanti. “Famiglia naturale va bene, ma dobbiamo aprirci” più o meno era questo il concetto e nel linguaggio clericalese la parte dopo il “ma” è sempre più importante di quella prima. E laddove “apertura” significa seguire cosa vuole e fa il mondo. Pier Giorgio era attaccatissimo alla famiglia. Amava tantissimo la madre e il padre anche se loro non erano il massimo dell’affettuosità. Pare che poco prima di morire qualcuno lo sentì, vicino alla Consolata, offrire la sua vita affinchè i genitori non si separassero. Stravedeva poi per la sorella e quando si sposò e andò all’estero, ne soffrì tantissimo. Amava la nonna tant’è che ormai in preda alla poliomielite, soffrendo e faticando disperatamente andò a assisterla negli ultimi momenti. Pier Giorgio non si concepiva solo, ma in una famiglia e in una compagnia di amici. Come avrebbe reagito Pier Giorgio in questo periodo? Lui era un cattolico serio, normale sarebbe da dire, certamente poco avvezzo a seguire le vie del compromesso col mondo e del politicamente corretto. Quando il suo Circolo, il “Cesare Balbo”, nell’occasione della venuta di Mussolini a Torino, espose la bandiera in suo onore, Pier Giorgio uscì dal Circolo. Anche noi—come lui—dobbiamo prendere il coraggio che ci dà la fede e dire no a tutto ciò che è contro la fede, anche a costo di rimetterci del nostro, a costo di essere ridicolizzati e allontanati. Molti che ci hanno preceduto ci hanno rimesso addirittura la vita (e ora stanno in Paradiso). Stando così le cose, i cattolici normali saranno sempre di meno, dunque aspettiamoci di vivere in un mondo vieppiù triste e senza speranza, dove i modi di pensare sono dettati dall’alto e accettati inspiegabilmente quasi all’unanimità. Solo la fede in Gesù può essere per noi il criterio per giudicare il confine tra il bene e il male. Se Pier Giorgio avesse dovuto vivere nel mondo di oggi non si sarebbe minimamente scoraggiato, non sarebbe rimasto da parte imbronciato come l’eroe sconfitto, e forte della sua fede che lo distingueva, sarebbe uscito da tutti i circoli che si volevano aprire a un mondo senza Gesù e non avrebbe perso occasione, opportuna e inopportuna, per testimoniare la bellezza di essere cristiano. Non avrebbe perso l’occasione, anche questa volta, per amare la famiglia. Non avrebbe perso l’occasione, anche questa volta, di formare attorno a sé un compagnia di amici per fare belle gite in montagna, per pregare vicendevolmente e per dare un giudizio alle cose della vita alla luce della fede cristiana.

Il Pio

Son cose che si leggono…


Per scrivere esattamente una citazione, essendo fuori casa, mi sono messo alla sua ricerca su internet. La frase che volevo riportare era quella di Pier Giorgio Frassati (tratta da una delle sue ultime lettere) che diceva che dobbiamo «vivere e non vivacchiare» e che al di là di ogni disillusione, dobbiamo sempre ricordarci, noi cattolici che siamo «gli unici che possediamo la Verità». Ho dovuto constatare che in alcuni siti (cattolici), la seconda parte (quella sulla Verità) era omessa e era lasciata solo la prima. Eppure Pier Giorgio si capisce più per la seconda che per la prima, o meglio entrambe erano in lui un tutt’uno inscindibile. E poi Gesù diceva che Lui era Via, Verità (appunto) e Vita. E di Verità, in quanto tale, ce n’è una sola, se ce ne fossero di più non sarebbe la Verità, ma mezze verità, verità infinitesimali, e così tutto diverrebbe relativo e soggettivo, cioè proprio come funziona oggi il mondo. Vivere e non vivacchiare è un’esortazione straordinaria, che va bene a tutti, quella invece sulla Verità dà fastidio a molti. Ma si può vivere (senza vivacchiare) tutta la vita, solo se uno ha nel proprio cuore la Verità che è Gesù. Spesso ho sentito definire Pier Giorgio come un “bravo ragazzo”. Ma un bravo ragazzo non diventa beato innanzitutto, e poi di un bravo ragazzo non si continua a parlare ottant’anni oltre la sua morte, con una schiera di persone sempre più numerosa che lo segue e lo ama, che gli vuole bene, anche a migliaia di kilometri da Torino. Un bravo ragazzo è uno che segue regole morali e di educazione: tutti possono essere bravi ragazzi, anche i non cattolici, anzi questi probabilmente meglio di quelli. Pier Giorgio è quello che un giorno al suo Circolo, lanciò una sedia contro il muro, sfasciandola. Pier Giorgio è quello che, finito in Questura insieme a altri, non abbandona gli amici pur potendolo fare, essendo figlio dell’ambasciatore, resta con loro e recita il rosario per i carcerieri e il giorno dopo gira per le strade di Roma con un mozzicone di bandiera e la scritta “tricolore sfregiato per ordine del Governo". Pier Giorgio era così, impetuoso e di cuore. L’impeto era forse una dote di famiglia, ma il cuore era così per la grande fede che aveva. Pier Giorgio era cristiano in tutte le situazioni, senza rispetto umano, in ogni occasione opportuna e inopportuna: non ne faceva cadere una per avvicinare una persona a Gesù. E così un giorno scappando con un gruppo di amici dai comunisti, riesce a trovare il tempo di esortare un ragazzo che li stava aiutando, a tornare a essere cristiano come lo era un tempo. Chi segue solo le regole non vive come lui: è servo e non figlio. Noi dobbiamo essere sempre figli, perché lo siamo veramente. Si può capire meglio Pier Giorgio attraverso una lapidaria frase che su di lui scrisse Ciryl Martindale: «Forse basta dire che egli riceveva Cristo ogni mattina nella santa comunione, e che non era separato da Lui neppure un momento per tutta la giornata». Pier Giorgio non era mai separato da Gesù. Che vuol dire che metteva Gesù sopra tutte le cose, la fede illuminava ogni singolo e minimo particolare della sua giornata, le montagne, lo studio, le letture, le veglie notturne, la carità, la politica, la famiglia, le amicizie, i casi della vita, la morte…

Il Pio

Divisioni e ripudi



Si parla spesso del fatto che sia ingiusto non potersi risposare, se il precedente matrimonio sia andato male e che non sia nemmeno giusto che i divorziati risposati non possono prendere la comunione… e si punta il dito contro la Chiesa che è rimasta al Medio Evo e non è al passo coi tempi (sarebbe da dire: «belli questi tempi! Te li raccomando» ed anche «non sarebbe meglio se il mondo di oggi si adeguasse a quello del Medio Evo?». Lo dico per dire ovviamente, scherzando). Il fatto è anche che le regole della Chiesa sono tutte dettate per la Salvezza degli uomini e non per farli soffrire inutilmente. Però non sono pochi autorevoli membri della Chiesa che vorrebbero cancellare (o più elegantemente “adattare”) quella regola, poco moderna. Però Gesù, sul punto, è stato chiarissimo. Vi faccio leggere un brano del Vangelo: “Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio» (Mc. 10,1-12)”. Se il matrimonio è cristiano (quello confortato dal sacramento, per intenderci) l’uomo non può dividere ciò che Dio ha congiunto (non può offendere il sacramento che ha ricevuto) e facendolo, compie adulterio, cioè un grave peccato (uno compreso nei dieci comandamenti, esattamente il sesto). Se uno convive dunque, è come se fosse costantemente in adulterio. Mi sembra davvero di dire cose lontane miliardi di anni luce, quasi da matti, ma per il cristiano così deve essere, lo ha detto Gesù. Comunque sia a nostra libertà è sempre superiore a tutto, è vero, e possiamo fare tutto quello che vogliamo (salvo pretendere che la Chiesa faccia la nostra particolare volontà), ma dobbiamo valutare ogni volta cosa ci convenga di più fare, alla luce del nostro Destino.

Il Pio

Il matrimonio è un sacramento




Bella la battuta di Don Camillo quando disse che il matrimonio non è una burletta: si fa in cinque minuti, ma dura tutta la vita. Infatti. Perché il matrimonio deve nascere proprio per durare tutta la vita! Il matrimonio cristiano deve durare tutta la vita e proprio per questo abbiamo bisogno di un sacramento. Queste cose non ce lo dicono più, ma è così. Ben vengano allora un po’ di nozioni semplici semplici sul matrimonio, perché partire con le idee chiare è buona cosa. Ma anche continuare (dopo anni) con le idee chiare è buona cosa. Mi faccio aiutare dal Catechismo di San Pio X per la sua semplicità e immediatezza, perché io non saprei proprio essere così chiaro.

830 D. Che cosa é il sacramento del Matrimonio?
R. Il Matrimonio e un sacramento, istituito da nostro Signore Gesù Cristo, che stabilisce una santa ed indissolubile unione tra l'uomo e la donna, e dà loro la grazia di amarsi l'un l'altro santamente e di allevare cristianamente i figliuoli.

831 D. Da chi fu istituito il Matrimonio?
R. Il Matrimonio fu istituito da Dio stesso nel paradiso terrestre, e nel nuovo Testamento fu elevato da Gesù Cristo alla dignità di sacramento.

833 D. Perché si dice che il vincolo del matrimonio é indissolubile?
R. Si dice che il vincolo del matrimonio è indissolubile ossia che non si può sciogliere se non per la morte di uno dei coniugi, perché così ha stabilito Dio fin da principio, e così ha solennemente proclamato  Gesù Cristo Signor nostro.

835 D. Fra i cristiani dunque non vi può essere vero matrimonio che non sia sacramento?
R. Fra i cristiani non vi può essere vero matrimonio che non sia sacramento.

836 D. Quali effetti produce il sacramento del Matrimonio?
R. Il sacramento del Matrimonio:
   1. dà l'aumento della grazia santificante;
   2. conferisce la grazia speciale per adempiere fedelmente tutti doveri matrimoniali.

840 D. Che intenzione deve avere chi contrae matrimonio?
R. Chi contrae matrimonio deve avere l'intenzione:
   1. di fare la volontà di Dio, che lo chiama a tale stato;
   2. di operare in esso la salute dell'anima propria:
   3. di allevare cristianamente i figliuoli, se Dio concede di averne.

841 D. In qual maniera gli sposi devono disporsi per ricevere con frutto il sacramento del Matrimonio?
R. Gli sposi, per ricevere con frutto il sacramento del Matrimonio devono:
1. raccomandarsi di cuore a Dio per conoscere la sua volontà, e per ottenere da lui quelle grazie,  che sono necessarie in tale stato;
2. consultarsi coi propri genitori prima di farne la promessa, come lo esige l'ubbidienza e il rispetto dovuto ai medesimi;
3. prepararsi con una buona confessione, anche generale, se fa bisogno, di tutta la vita;
4. schivare ogni pericolosa familiarità di tratto e di parola nel conversare insieme.
  
842 D. Quali sono le principali obbligazioni delle persone congiunte in matrimonio?
R. Le persone congiunte in matrimonio devono:
1. custodire inviolata la fedeltà coniugale e diportarsi sempre cristianamente in tutto;
2. amarsi scambievolmente sopportandosi a vicenda con pazienza, e vivere in pace e concordia;
3. se hanno dei figliuoli, pensare seriamente a provvederli secondo il bisogno; dar loro una
cristiana educazione; e lasciare ad essi la libertà di scegliere quello stato a cui da Dio sono chiamati.

(dal Catechismo Maggiore di San Pio X, Parte IV Dei Sacramenti, Capo IX. Del Matrimonio).


Giorno dopo giorno...


Molto spesso mi capita di vivere la giornata con il massimo del disinteresse, con la stessa partecipazione cioè con cui si attende un autobus. Oppure di rotolare dentro di essa senza accorgermi delle persone intorno o di quello che mi capita. Altre volte col dubbio se sono stato presente tanto che le persone mi hanno potuto vedere. Altre volte ancora di viverla come se ce ne fossero ancora altre mille miliardi da venire…; e il brutto che mi capita di vivere più volte così che da persona normale. E dico persona normale perché una persona normale si ricorda di essere una creatura, cioè creata da un Creatore e che dunque la vita—che non c’è per caso—è una faccenda molto seria e non può essere lasciata a sé stessa, come fosse in balia del vento. Il mondo poi è fatto in un certo modo, perché così deve funzionare (quel Creatore così l’ha fatto). Nessuno innanzitutto ci garantisce quanti giorni avremo ancora da passare qui (pensate che quelli del ponte Morandi, o dell’Hotel di Rigopiano, o i terremotati dell’Umbria sapevano cosa sarebbe avvenuto quel giorno?). Ogni singola giornata va cioè vissuta pienamente, perché essa è un dono di Dio e potrebbe essere anche l'ultima. Ma soprattutto se siamo creature allora abbiamo un destino (una mèta finale) da raggiungere: la nostra santità e la nostra salvezza. Dobbiamo camminare, giorno dopo giorno, sapendo quale direzione dobbiamo tenere. Meglio se questa sia quella giusta. E’ vero che la nostra umanità ci dice di comportarsi in quel modo, e non ci viene naturale ricordarsi di essere creature. Se l’istinto però ci ordina così, la ragione (che deve sempre dominare sia l’istinto che l’emozione) ci deve rammentare qual è la cosa più importante.
Il Pio


Vita e fede



Paolo VI sosteneva che «La dissociazione che si constata in molti tra la fede che professano e la loro vita quotidiana va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo...» (Gaudium et Spes, n 43). Cioè in molti la vita concreta di tutti i giorni va da una parte e la fede dall’altra. La fede non illumina e comprende il lavoro, la famiglia, lo sport... Come dire anche che la fede spesso non c’entra nulla con il lavoro, la famiglia, lo sport… e tutti gli altri particolari della vita quotidiana: sono mondi paralleli pur facendo parte della stesa unica persona. Invece la fede è sincera se ci fa mettere costantemente Gesù al centro della vita, al centro di tutte le cose. Paolo VI promulgò la Costituzione apostolica Gaudium et Spes da dove ho tratto quella frase dell’inizio, nel dicembre del 1965. Oggi purtroppo constaterebbe che in moltissimi manca proprio quella fede che allora vedeva dissociata, infatti le uniche preoccupazioni e gli ideali oggi sono solo quelli materiali delle vita quotidiana. Nella vita di tutti i giorni, è completamente assente la fede. Non per una dissociazione tra vita e fede (per assurdo andrebbe detto "magari fosse!" almeno un rimedio ci sarebbe), ma perché proprio non c’è la seconda, non è stata trasmessa (dopo il 1965 c’è stato il 1968…). La fede si acquisisce con l’ascolto o con la testimonianza di buoni cristiani, segno questo che questi non sono poi molti. Che fare? i buoni cristiani che ancora ci sono mettano sempre Gesù al centro della loro vita (evitino con tutto il cuore quella dissociazione di Paolo VI) e cerchino di non aver paura e di testimoniare in ogni occasione opportuna e inopportuna, la propria fede. E tutti insieme preghiamo il Buon Dio—non possiamo fare altro—che faccia tornare la Fede sulla terra.

Il Pio

Don Bosco / 12



«Fintantoché non andiate volentieri a confessarvi ed a comunicarvi, e finché non vi piacciono i libri divoti e i divoti compagni, non crediate di avere ancora una sincera devozione» (Ricordi ai giovani);

«Ti sei totalmente dedicato alle missioni, che è quanto dire: hai abbandonato tutto per consacrarti al Signore ed al guadagno delle anime» (MB XV,28);

«Il Signore moltiplica il tempo per coloro che lo servono» (MB IV,526);

«Un libro cattivo è una peste che ammorba molti giovani» (MB XVII,198);

«Tenetevi pur sicuri dell’eterna salute, purché corrispondiate alle grazie che Dio ci fa continuamente» (MB II,157);
«Qualora un direttore non potesse far altro e ottenesse che ciascuno eseguisca bene la parte che gli è assegnata, farebbe già molto» (MB XIV,44);

Certe concessioni con l’andare del tempo diventano un diritto, che può produrre spiacevoli conseguenze» (MB XIII,399);

«Ci sia il vero zelo, sì ... ma sempre pacatamente, con dolcezza, con pazienza» (MB III,456).

Vigilate!






1. Vigilate sulla vostra vita. Non spegnete le vostre fiaccole e non sciogliete le cinture dai vostri fianchi, ma state preparati perché non sapete l'ora in cui il nostro Signore viene. 

2. Vi radunerete di frequente per ricercare ciò che si conviene alle anime vostre, perché non vi gioverà tutto il tempo della vostra fede se non sarete perfetti nell'ultimo istante.
3. Infatti negli ultimi giorni si moltiplicheranno i falsi profeti e i corruttori, e le pecore si muteranno in lupi, e la carità si muterà in odio.

(Da Didachè, capitolo 9, punti 1, 2, 3).

Il nostro libero arbitrio



Libertà e responsabilità


1731 La libertà è il potere, radicato nella ragione e nella volontà, di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stessi azioni deliberate. Grazie al libero arbitrio ciascuno dispone di sé. La libertà è nell'uomo una forza di crescita e di maturazione nella verità e nella bontà. La libertà raggiunge la sua perfezione quando è ordinata a Dio, nostra beatitudine.

1732 Finché non si è definitivamente fissata nel suo bene ultimo che è Dio, la libertà implica la possibilità di scegliere tra il bene e il male, e conseguentemente quella di avanzare nel cammino di perfezione oppure di venire meno e di peccare. Essa contraddistingue gli atti propriamente umani. Diventa sorgente di lode o di biasimo, di merito o di demerito.

1733 Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. Non c'è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato.
1734 La libertà rende l'uomo responsabile dei suoi atti, nella misura in cui sono volontari. Il progresso nella virtù, la conoscenza del bene e l'ascesi accrescono il dominio della volontà sui propri atti.

1735 L'imputabilità e la responsabilità di un'azione possono essere sminuite o annullate dall'ignoranza, dall'inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali.

(Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte terza la vita in Cristo. Sezione prima la vocazione dell'uomo: la vita nello spirito. Capitolo primo, la dignità della persona umana)

Progetto straordinario


Quando la fede tornò a essere interessante nella mia vita, mi colpivano le frasi del tipo: «Dio ha un progetto straordinario su di te» o simili, perché non le capivo. Alzando lo sguardo vedevo infatti criminali, gente assolutamente cattiva oppure che stava male dall’infanzia o legata alla propria carrozzella, situazioni tremende, tanta sofferenza, tanta malignità,… come poteva essere vero che su ognuno di noi ci fosse un progetto stupendo, mi chiedevo. E quella frase non la sentivo vera. Poi gli anni mi hanno suggerito che il “progetto straordinario” non significasse solo stare bene e senza preoccupazioni mondane; e che c’è il libero arbitrio e possiamo dunque aderire o meno al disegno di Dio; poi il Signore ti può sempre riprendere all’ultimo momento. E ancora, anche sopra una carrozzella o legato da qualche malattia, il progetto di Dio si può esplicitare comunque. E il progetto di Dio è quello di portarci in Paradiso, farci divenire santi, facendoci passare su qualsiasi tipo di strada o con qualunque situazione o attraverso quali e quante traversie. E per essere santi che dobbiamo dirigere ogni singolo atto della nostra vita. Cosa opportuna dunque è cercare di capire se stiamo seguendo quel progetto (ben sapendo che non tutti sono ripresi all’ultimo minuto) e in caso di dubbi non si deve buttare il carro all’aria, ma fare in modo che davanti al Tribunale di Dio abbiamo qualche argomento da portare a nostro favore: e sappiamo cosa gradisce Nostro Signore. Perché se non andiamo in Paradiso (anche passando prima per il Purgatorio) si va all’Inferno e qui non si sta bene sicuramente e ci si sta per l’eternità.

Il Pio

Anticristo: loro hanno scoperto l’inganno


Oggi sempre più spesso si sente parlare di venuta dell'Anticristo come fatto attuale. Il Catechismo così lo definisce «675. Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il «mistero di iniquità» sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne». Alla luce di questo valutiamo la realtà intorno a noi. Siamo come quelli che restano fedeli alla fede Cattolica. Ben venga allora la descrizione dell’affresco del Signorelli che si può ammirare nel Duomo di Orvieto e che vedete in alto. L'Anticristo viene raffigurato dal Signorelli in primo piano mentre predica alla folla da sopra un piedistallo. Esso, nelle fattezze, è simile a Gesù Cristo ma (ha uno sguardo cattivo, e ndr) viene mosso dal demone che sta al suo fianco e che gli detta precisi ordini all’orecchio, guidandogli i gesti in modo assai disarticolato, come se fosse inanimato (si noti a tal proposito il braccio sinistro di Satana che si sostituisce completamente a quello dell’Anticristo). Esso è attorniato da molta gente, dislocata in vari gruppi, che ha offerto lussuosi doni e generose elargizioni, apparendo già irrimediabilmente corrotta dai suoi discorsi. Nella zona a sinistra appaiono scene di grande degrado: un uomo sta compiendo un’efferata strage, una giovane donna sta ricevendo soldi dopo essersi prostituita con un anziano mercante, mentre altre figure di basso rango sono in atteggiamenti di pura spavalderia. Dietro alla scena principale, in uno sfondo molto spazioso in cui spicca un enorme edificio in stile classicheggiante (secondo alcuni, una rappresentazione del tempio di Salomone a Gerusalemme), appaiono altri raggruppamenti di personaggi e soldati neri… Anche in secondo piano si consumano scene orrende ed altri eventi fenomenali, legati al messaggio dominante con la stessa vivace ed intensa forza narrativa. A destra, di fronte al tempio, l’Anticristo decide le esecuzioni capitali dei due “testimoni” Enoch ed Elia, mentre nella zona centrale sta compiendo un miracolo facendo risorgere un morto per rafforzare agli occhi del gruppo la sua falsa identità.Più sotto, verso destra, un gruppetto di religiosi che dopo aver consultato le Scritture scoprono l’inganno del falso personaggio e si stringono in preghiera, rendendosi anche conto, probabilmente, delle orrende vicende future. Infine, sulla sinistra, compare la narrazione che chiude delle vicende dell’Anticristo, dove l’Arcangelo Michele, scendendo dal cielo, lo trafigge in pieno con la spada, facendolo precipitare a testa in giù, mentre invia raggi infuocati uccidendo i suoi seguaci… I due personaggi all’estrema sinistra, con vesti scure, sono stati identificati in Luca Signorelli e il Beato Angelico (la spiegazione dell'opera è tratta da https://www.frammentiarte.it/).


Il Pio

Con lo sguardo triste. Pier Giorgio Frassati.


Quando da ragazzo sentivo parlare di santità
era come immaginarsi qualcosa di lontanissimo. Sui quadri vedevo solo martiri, gente che soffre, preti e suore, che guardano sempre verso l’alto e soprattutto con lo sguardo triste, per cui da bambino dicevo in cuor mio «no, grazie! Non è per me». Essa dunque, non mi ha mai attratto, anzi: non me ne importava proprio nulla, anzi: era qualcosa che con me non aveva nulla a che spartire. Me l’ero così tolta dalla testa anche come remotissima possibilità. In effetti però, nessuno mi aveva mai parlato bene di essa e nemmeno male. Nessuno me l’ha mai spiegata per come essa è, anche facendomi conoscere tantissimi campioni di essa. Nessuno—soprattutto—me ne aveva parlato proprio; eppure il fine ultimo dell’esistenza dell’uomo è proprio la santità. Dovranno passare oltre venti anni per far accadere una letterale rivoluzione copernicana dentro la mia piccola testa. E fu quando conobbi Pier Giorgio Frassati. Il caso se volete. Ma il caso spesso porta su buone strade. E tante volte il caso è effettivamente il Caso. Di qui la conoscenza di un “santo normale”, cioè uguale (verosimilmente uguale) a me. Non ha fatto miracoli in vita, un laico, non ha fondato Ordini o Congregazioni…, sempre contento, ha vissuto la vita normalmente, quella di un giovane normale, ma con una marcia in più: la fede; questa ha fatto di Pier Giorgio il beato Pier Giorgio Frassati che tutti conosciamo. All’Università con gli studenti, a spingere il carretto, le parole alla tabaccaia, le visite ai poveri, il suo tosto “no, sono rimasto cattolico” all'amico detto uscendo di corsa… sono fatti che tutti possiamo fare. “Abituati a un’immagine della santità che s’identifica con una vita calata nello straordinario, siamo sempre alla ricerca del sensazionale nella vita dei santi, rischiando di allontanarli definitivamente dalla nostra esistenza e di considerarli esseri di un altro pianeta o quasi... Ora la vita di un santo è «eccezionale» e straordinaria soltanto nella sua appartenenza a Cristo e nella profonda esperienza del proprio limite e della propria dipendenza da Lui (scrive don Primo Soldi in Pier Giorgio Frassati, l’Amico degli ultimi, Elledici, pagg. 51-52)”. E ancora “Il santo è colui che più acutamente e drammaticamente ha coscienza della propria miseria e di conseguenza cerca in Cristo la grazia del perdono”. E Pier Giorgio conferma: «La fede datami dal Battesimo mi suggerisce con voce sicura: “Da te solo non farai nulla, ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione allora arriverai fino alla fine”». Pertanto non è vero che i santi hanno “lo sguardo triste”, guardano verso Dio nei cieli e questo li completa e li fa essere uomini veri. Lieti anche nella sofferenza. Ma si può vivere così, con quella marcia in più che è la fede cioè, qualcosa che possiamo chiedere a Chi può darci tutto.


Il Pio

Politica amarezza; educazione bellezza.


La politica è una porcata. Con lei tutto va male. Con tutto il rispetto per le persone (e non per le idee). Prendiamo solo ad esempio i vaccini. Sei del partito x devi dire che essi fanno bene e si devono fare; se sei del partito y devi dire che fanno male e non si devono prendere. E le trasmissioni e i giornali si adeguano in base alla loro posizione politica. Qual è la verità? Non la sa nessuno. Che dobbiamo fare? Boh? Tutti dicono assassini agli altri. Chi ci rimette? il popolo. E tutto va così. Cambiamo discorso. Su internet spesso girano filmati di altre nazioni super educate in cui si vede dopo un incidente stradale, che tutti si mettono ai margini per far passare soccorsi e ambulanze. Oppure che tutti si fermano quando si ferma lo Scuolabus per far scendere i bambini. O che i ragazzi delle scuole puliscono e differenziano i rifiuti dopo il pranzo. O come si gira sulla rotatoria, si sale sul treno, si attraversa la strada... Da noi non avviene tutto questo: la gente passa sulle corsie di emergenza, col rosso, accelera quando vede una persona sulle strisce pedonali, io stavo per fare un frontale per via di uno che aveva preso la rotatoria contromano e di rifiuti non ne parliamo nemmeno. Però in quegli Stati fanno tutti così non perché nascono già edotti. Gente super e speciale! Un DNA speciale! Nessuno nasce edotto: nemmeno là. Uno diviene così solo se viene educato. Quegli Stati educano, le scuole educano, i datori di lavoro educano, i genitori educano… a tutto questo, e alla lunga l’educazione diviene un metodo e poi un comportamento. Educazione e sanzione per chi non si comporta a norma. Però purtroppo in Italia tutto è politica e l’educazione rischia di passare attraverso lo Stato e i suoi uomini che derivano dalla politica: allora è forse meglio restare come siamo adesso, con le macchine che passano sulle corsie di emergenza, ma senza lamentarci. insomma: la politica è amarezza; l'educazione è bellezza. E l'educazione la può fare anche il popolo. E' cosa del popolo. E tutto con essa potrebbe divenire bello e pulito.

Il Pio

W don Camillo! W Peppone!



Forse è un’ossessione la mia. Ma ogni sera devo leggere un racconto di don Camillo e Peppone (di Giovannino Guareschi). Mi piace tanto farlo. Ormai sono miliardi di volte che lo faccio. Lì si legge di un mondo. Non però di un mondo idilliaco, né un mondo fantastico, inesistenti. Quello descritto è Il mondo nostro. O meglio potrebbe esserlo, se ci fossero tutti gli elementi. Esso è comunque un mondo piccolo in cui c’è tutto, il buono e il cattivo, mescolati come natura vuole. C’è la cattiveria, come quando due ex alunni rubano tutto nella casa della loro vecchia maestra. C’è l’odio tra gli agrari e i contadini come nel pezzo del Passagatto. C’è il terrorismo come quando Peppone voleva far saltare due ponti per non far passare la Polizia, venuta a eseguire un giusto sfratto. Ci sono gli scontri con la Polizia in cui muoiono ragazzi esaltati e accecati dalla ideologia politica. C’è la politica contro la fede. C’è la religione del post Concilio. E i preti alla don Chichì del post Concilio. Ci sono carognate. C’è la violenza bestiale come quella del racconto dell’anello della signora Mimì che era stata trucidata con l’accetta insieme al marito e alla serva per odio politico e non solo. C’è la fame, la disoccupazione, gente cattiva e gente buona... si ride e si piange, si sta seri e compunti. Si prende in giro come quando i Comunisti dalla faccia truce al seguito di Peppone, per partecipare a un funerale senza le loro bandiere che erano state vietate da Don Camillo, si sono presentati tutti con la testa rasata con la falce e martello e ci si arrabbia come don Camillo che per questo motivo fa scoppiare una rissa tremenda a suon di pancate in testa, con il finale dei cavalli delle pompe funebri che scappano per la vergogna verso i vivi che vedevano... T
utto quello che abbiamo pure noi, senza sconto. Eppure, quello è un mondo ideale, forse peggio pure del nostro. Ma dove io vorrei abitare e non solo io da quello che so. Perché è un mondo dove sotto sotto c’è una fede grande e una grande umanità che prevalgono sul laicismo bieco e sul politicamente corretto. C’è l’amicizia. Non c’è la puzza della modernità e dello smog. Non c’è intossicazione ideologica, ateismo violento e contro natura. Lì c’è buono e cattivo, ma il substrato è la fede e l’umanità. Non tutti sono buoni, ma non tutti sono cattivi. Quel mondo è bello e vivibile perché possibile. Basterebbe che nei nostri cuori fosse accesa una piccola fiammella di fede verso Dio.

Il Pio

Venerdì


Oggi mente scrivo, sarebbe venerdì. (Cioè è proprio venerdì). Un giorno proprio come gli altri sei, nè più, nè meno, salvo che per (un’antica, ma ancora valida) questione relativa al mangiare (dedicata solo a quel giorno particolare, da saecola saeculorum, amen). Tutte le volte che vado a pranzo coi colleghi mi chiedono perchè non mangio la carne in quel giorno, non prendendo pietanze stupende e appetitosissime, come invece faccio alacremente negli altri giorni, senza ritegno. Io rispondo perché è venerdì e i cristiani (“normali”, ma questo aggettivo non glielo dico mai) quel giorno non mangiano la carne. Ma mai mi dilungo in spiegazioni teologiche, perchè non voglio appesantirli a tavola e perchè intravedo sguardi perplessi dunque inutile insistere. (Non esiste risposta più incredibile come quella a una domanda che non viene posta).Qualche volta, a richiesta, mi è capitato di dire il motivo, a cui poi però seguiva il silenzio e poco dopo l'argomento cambiava. Sguardi perplessi, silenzio se vogliamo, ma mai sghignazzate o prese in giro. E ogni volta io mi intristisco perchè vedo che una tradizione della Chiesa, sia non solo non più osservata (e questo potrebbe anche andare bene) ma addirittura non conosciuta; io vado a mangiare con persone di 40-50 anni, non con sedicenni/trentenni con tutta la serie di tatuaggi e pearcing al seguito. Gente della mia età… Stiamo buttando via tutto, come si dice, l’acqua sporca insieme al bambino. A casa mia, gente pochissimo osservante, la tradizione del “e venerdì pesce” si seguiva e non si seguiva, ma tutti sapevamo che il venerdì era un giorno particolare per il mangiare, poi facevamo quello che ci pareva ovviamente. E’ stata mia nonna Dora a dire che per lei era “religione!” mangiare in un certo modo il venerdì, e peccato dunque non farlo, sapevamo dunque che quella era una tradizione della nostra fede cattolica per cui essendo morto Gesù proprio di venerdì, non potevamo festeggiare in bagordi e baccanali, proprio il venerdì. Poi, dopo nonna Dora, presi dalla modernità e dal vento di cambiamento, abbiamo fatto sempre come ci pareva a tavola sia il giorno della morte di Gesù che tutti gli altri. Senza tanto dispiacerci, peraltro. Però lo sapevamo; tant’è che io dopo trent’anni ora desidero fortemente osservare il venerdì, costi quel che costi. Perché nella Tradizione voglio stare più possibile vicino a Gesù. Probabilmente non ci si va in paradiso mangiando in quel giorno, la mozzarella al posto della bistecca, non siamo farisei!, ma questo predispone certamente l’animo e il desiderio radicato nel nostro cuore a una maggiore vicinanza a Nostro Signore e a vivere come vuole Lui, con tutti i nostri limiti e difetti. Sperando però di andare in Paradiso, magari anche per questo.

Il Pio

La salute delle anime




821 D. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa?

R. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa; perché senza di esso i fedeli sarebbero privi del santo sacrificio della Messa e della maggior parte dei sacramenti, non avrebbero chi li ammaestrasse nella fede, e resterebbero come pecore senza pastore in balia dei lupi, a dir breve non esisterebbe più la Chiesa come Gesù Cristo l'ha istituita.

822 D. Dunque il Sacerdozio cattolico non cesserà mai sulla terra?
R. Il Sacerdozio cattolico, non ostante la guerra che gli, muove contro l'inferno, durerà fino alla fine dei secoli; avendo Gesù Cristo promesso che le potestà dell' inferno non prevarranno giammai contro la sua Chiesa.

823 D. È peccato disprezzare i sacerdoti?
R. È peccato gravissimo, perché il disprezzo e le ingiurie che si rivolgono contro i sacerdoti, ricadono sopra Gesù Cristo stesso, il quale ha detto ai suoi Apostoli: chi disprezza voi, disprezza me.

824 D. Quale deve essere il fine di chi abbraccia lo stato ecclesiastico?
R. Il fine di chi abbraccia lo stato ecclesiastico deve essere unicamente la gloria di Dio e la salute delle anime.

Non è tutto relativo



«Non importa: in Africa il tempo è relativo» così mi rispose anni fa il vescovo della Sierra Leone appena gli dissi che la messa la dovevamo ritardare di cinque minuti per un problema di microfoni. Cioè, state sereni, cinque minuti per voi sono tanti, ma per chi vive in Africa fanno ridere. Come dire là si va avanti con l' "all’incirca", qui al secondo spaccato. Per come sono fatto avrei difficoltà a vivere in Africa, ma forse, su certe cose… Quella risposta del vescovo mi ha creato un flash back. E sono andato con la mente alla quinta elementare, quando il Direttore entrò in classe e ci parlò del tempo, per dire—anche lui—che in effetti esso è proprio relativo. Prendiamo un minuto. E’ tanto, è poco? Se sei a fare un operazione all’occhio da sveglio, vedendo e sentendo tutto, è tantissimo, se sei in un momento di gioia è pochissimo. Il tempo è relativo significa che esso assume un valore diverso secondo il punto di vista da cui lo si guarda. Ma tutto non è relativo. Una madre che dice che è "amica" della figlia, non significa che essere madre è relativo, e può fare alternativamente alla mamma, l’amica, la ragioniera, la complice della figlia, ma significa che quella là che pensa questo ha proprio squadrato il concetto e sta dicendo a tutti che l’incarico che le ha dato Madre Natura si può tranquillamente svolgere in modo innaturale e disumano, operando diversamente. La madre deve essere madre dei figli, stop; gli amici, i ragionieri, i complici, si trovano naturalmente fuori dalla famiglia. Se la mamma diventa amica, etc., chi farà la madre di quella povera ragazza? Se la Chiesa mette al centro di tutto i migranti e i poveri, alla salvezza delle anime chi ci pensa? La Chiesa ha la priorità di salvare le anime e poi tutto il resto
. Noi povero popolo dobbiamo, grazie a Lei, pensare di salvarci l’anima e non fare solo gli affari nostri e puntare il dito scandalizzati. Lo possiamo fare ad esempio anche aiutando i poveri e i migranti. Non è tutto relativo.

Ci fosse qualcuno a istruirli!

«Abbiamo percorso i villaggi dei neofiti, che pochi anni fa avevano ricevuto i sacramenti cristiani. Questa zona non è abitata dai Port...