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Per la nostra strada





















«Abbiamo davanti un nemico intelligente e fortissimo [i cattolici e i preti, ndr] diceva sempre Gisto «quindi bisogna battersi con astuzia; non si deve dire a un cristiano : “Tu non devi più credere e non andare più in chiesa”, invece bisogna dirgli: “Bravo, sono anch’io un cristiano come te e in chiesa ci andremo insieme”. Poi lo si piglia a braccetto e, parlando di santi e di Madonne, lo si porta su un’altra strada. Per la nostra strada».

( "Il Compagno Gesù”, 
di Giovanni Guareschi, da Tutto don Camillo – Mondo Piccolo, ed. BUR. In questa storia i compagni comunisti avevano organizzato, per la notte di Natale, prima della messa, un presepe socialista e proletario, eliminando silenziosamente di Dio e focalizzando la luce solo sull’uomo e i suoi problemi sociali. Questo—era il loro fine—per minare le basi della Chiesa e “fregare” così i preti. Ma questo è solo un racconto).

Con impercettibili modifiche





…Gisto era soddisfatto. «Così si deve fare la propaganda intelligente». Spiegò. «Prendere tutti gli elementi dell’avversario [i cattolici, ndr] e, con leggere, quasi impercettibili modifiche, dare una diversa interpretazione del fatto. In questo caso, senza alterare la verità storica di un millimetro e senza mai cadere nell’irriverenza, noi abbiamo tranquillamente democratizzato la Natività».
(Di Giovanni Guareschi, “il Compagno Gesù”, da Tutto don Camillo – Mondo Piccolo, ed. BUR. In questa storia i compagni comunisti avevano organizzato, per la notte di Natale, prima della messa, un presepe socialista e proletario, eliminando silenziosamente di Dio e focalizzando la luce solo sull’uomo e i suoi problemi sociali. Questo—era il loro fine—per minare le basi della Chiesa e “fregare” così i preti. Ma questo è solo un racconto.

«Altro che cortei sanno fare!»



Quasi ogni giorno si sente parlare di cortei. Marce per la pace, contro la mafia, contro la violenza sulle donne, contro quella sui bambini, contro quella negli stadi, per protestare contro la morte di quella certa persona, per chiedere il ritorno a casa di quell’altra prigioniera in Asia, per il disarmo e ancora, contro la corruzione, contro le banche, contro le stragi in Turchia, contro il fascismo, contro il nucleare, contro il razzismo… e un’enormità ancora di altri motivi. Mia nonna Dora, quando alla TV vedeva un corteo (in bianco e nero, erano gli anni settanta e ce ne erano ancora di più di oggi) diceva sempre «altro che cortei sanno fare!» non domandandosi minimamente per cosa stessero manifestando quelle persone. Era anziana e forse non era tanto più presente a se stessa, ma probabilmente conosceva il mondo e non si fidava di quello che andavano facendo le persone in quegli anni e soprattutto riteneva cosa inutile  passeggiare ogni giorno in massa lungo i Viali. E giustamente, secondo me. A cosa serve un corteo? E soprattutto quante cose si sono cambiate grazie a un corteo? Pensate alle numerose marce contro la mafia. Ma come si fa a pensare che, dopo la camminata di tante persone, con in mano i flambeaux e i cartelli, con il sindaco avanti a tutti e con i giornalisti vicini, tutti con faccia compunta, i mafiosi, criminali cioè di altissimo livello pronti a far saltare un pezzo di autostrada per ammazzare un giudice, possano sciogliere la loro secolare associazione e dedicarsi tutti al giardinaggio? E come si può pensare che se si fa una passeggiata con le bandiere dell’arcobaleno, i cartelli, saltando e ridendo, suonando chitarre e tamburi, talvolta mascherati, le guerre, che esistono dall’inizio del mondo, scompariranno definitivamente? E come si fa a pensare che un corteo risolva la violenza nelle sue numerose fattispecie oppure il fascismo, la corruzione… Certo quando ci sta di mezzo la politica può anche accadere di tutto e talvolta nel mondo accadono cose impensabili. Io però penso che la “marcia”, il corteo e la manifestazione, come la si vuole chiamare, sia qualcosa di pagano, cioè fatta da chi conta solo sulle sue forze e al massimo su quelle della politica (o meglio di un partito o del Governo). L’esperienza ci dice che non è sempre così e, allora, perché continuare a fare cose inutili? Io sono cattolico (come immagino anche molti altri) e penso che con le proprie forze—la maggior parte delle volte—non si fa nulla. Andiamo però alla radice dei problemi e questa affonda nella natura corrotta e malvagia dell'animo umano (causa principale delle guerre, della violenza, della corruzione, della delinquenza,...). E allora perché non facciamo pellegrinaggi al posto delle marce?  Il pellegrinaggio è una faccenda essenzialmente cattolica perchè si chiede qualcosa di grande direttamente a Dio che—se vuole—la può accogliere. Un pellegrinaggio è un viaggio, normalmente fatto a piedi (qualcuno lo ha fatto in bicicletta) da soli o insieme a tanta o poca gente, verso un luogo sacro, compiuto per devozione, penitenza o per chiedere soprattutto una Grazia a Dio o un'intercessione a un Santo. Durante il pellegrinaggio normalmente si tace o si prega. Non è questo, qualcosa di tremendamente più serio delle marce e magari anche più efficace? Sicuro: se non dovessero cessare le guerre, almeno farà bene all'anima nostra e non avremo sprecato tempo.

Il Pio

Possiamo vincere la guerra?


Il tarlo ha cominciato a rodermi il cervello quando portavo la mia prima figlia alla Scuola elementare e vedevo moltissimi suoi coetanei già in possesso di un cellulare, anche importante. Mi domandavo cosa ci facessero quei cuccioli d’uomo, a sei anni, appena svezzati, di un cellulare? Dove mai andassero da soli per dover essere sempre reperibili e soprattutto a chi mai dovessero telefonare? E pensavo che alla loro età io avevo un solo telefono fisso, di quelli con la rotella e quando suonava ed era per me, era un evento. Ricordo che quando qualcuno non rispondeva era un problema (dove si andava a cercarlo?). Certo, i tempi sono cambiati. E’ vero, ma il tarlo però per tutti questi anni ha continuato a scavare. E così andando in giro per la mia città, non posso evitare di vedere il ragazzo che cammina svelto a testa bassa guardando il cellulare; ragazze affiancate tutte e tre a testa bassa a chattare ciascuna per conto proprio; giovani seduti sulle scale in silenzio ciascuno a guardare il proprio cellulare; l’uomo e la moglie entrambi dentro la macchina, dentro al proprio cellulare; famiglie sedute al bar d'estate, in cui ogni membro si muove sul cellulare; sto a messa e vedo persone che mandano messaggi anche durante la consacrazione. Apro la TV e vedo in ogni telefilm recente che c’è sempre e per numerosissime volte nella stessa puntata, un cellulare che suona e uno che risponde. E poi mi chiedo: ma quando in TV si vedono riprese fatte col cellulare, di pestaggi, omicidi, incidenti, feriti… quello che riprende e poi dà le immagini alle TV, ha chiamato prima i Carabinieri? I tempi sono cambiati. E sono contento di questa “novità” perché avere il cellulare ha risolto un numero enorme di problemi e se io—che fino all’anno 2000 non ho mai fatto uso, contento, di un apparecchio del genere—adesso se esco senza di esso mi sembra di vivere in una faccenda atroce e non vedo l’ora di finirla. Ma la domanda che mi assale è: ma tutta questa gioventù sempre e continuamente dentro al cellulare, effettivamente sola, anche se vicino ha dieci “amici” e questa gente adulta che mette in mano a uno di sei anni un cellulare dell’ultima generazione e anche lei, poi vive per e nel cellulare, con tutta questa gente dove andremo a finire? Come si fa ora a schiodare un numero enorme di persone affetta da questa ossessione (permettetemi il termine) che sarà dunque sempre più profonda, andando avanti così? Non lo so. Però mi viene da dire: «Ma possiamo vincere la guerra?».
Il Pio

I poveri e il cristianesimo di tutti


Si sente spesso parlare di poveri. I poveri soffrono e devono essere aiutati da tutti i cristiani di buona volontà. Gli altri promettono e danno loro solo parole e bugie. Gli altri giudicano, danno le colpe (sempre agli altri), li fanno caricare di odio verso i ricchi, ma restano a casa. I cristiani, quelli che seguono Gesù e Lo hanno davvero nel cuore tutti i giorni, cercano di aiutarli concretamente nei loro bisogni materiali e umani, chi da solo,chi invece attraverso le ottime Associazioni che esistono in Italia. Il beato Pier Giorgio Frassati era proprio uno di questi cristiani di buona volontà che, nella sua brevissima vita, ha aiutato un numero enorme di poveri. E non solo materialmente, portando loro da mangiare, da vestire, una medicina, oppure trovando loro un lavoro dignitoso, un posto all’asilo per i figli… ma anche umanamente, sostenendoli, incoraggiandoli, insegnando loro che la sofferenza si regge con la Fede in Gesù Cristo. In Italia esistono ancora cristiani di buona volontà come Pier Giorgio, solo che, essendo la nostra—purtroppo—una terra in fase avanzata di scristianizzazione e per essere cristiani di buona volontà, a mio avviso,ci vuole avere una fede salda in Gesù Cristo, ecco che ai poveri ci pensano sempre meno persone e sempre con meno tempo.E questa non è davvero una bella faccenda.Va interrotta sicuramente la fase di scristianizzazione che vediamo crescere sempre più nel nostro caro Paese che ha dato i natali a tantissimi santi e a gente straordinaria che nella loro grande diversità, avevano come punto in comune il fatto di essere cristiani. E come? In teoria ci dovrebbe essere detto dall’alto. Dal basso invece, noi dobbiamo fare tutto il possibile per vincere questa buona battaglia, ciascuno con le proprie forze e limiti, però consapevoli che dall’alto in questi anni è arrivata anche (ma non solo) confusione. E parlando di poveri mi viene sempre in mente che il cristianesimo deve abbracciare tutti, è per tutti: poveri, borghesi, ricchi, meno ricchi,… Gesù deve essere annunciato a tutti, come fu fatto a Pier Giorgio Frassati di famiglia ricchissima e lui a sua volta testimoniò la sua fede a ricchi e poveri, a giovani, preti, vecchi, bambini, operai, studenti, sacerdoti... poi aiutava in particolare i poveri (non solo).Non solo a una classe sociale va annunciato il Vangelo, ma a tutti—indistintamente—di tutto il mondo. A tutto il mondo. La nostra visione non deve essere il piccolo circondario, ma tutto il mondo.

Il Pio

Se tu nutri la bestia, quella bestia ti distruggerà!

(Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente Facebook Discorso tenuto all’inizio di novembre 2017 alla Stanford University)


Vi stanno riprogrammando!

«Mi sento tremendamente in colpa. Penso che noi tutti sapessimo, nel profondo di noi stessi, anche se abbiamo finto di no. E ci eravamo convinti che probabilmente non ci sarebbero state conseguenze inattese, non davvero così gravi. Io penso che nei recessi profondi della nostra mente sospettavamo che qualcosa di brutto sarebbe potuto accadere, ma penso che il modo in cui noi lo lo immaginavamo, non fosse questo.
Letteralmente siamo arrivati ad un punto, oggi, dove credo che abbiamo creato strumenti che stanno disintegrando il tessuto sociale su cui è basata la Società. E io vorrei incoraggiare voi tutti, quali futuri leader del mondo, a prendere veramente coscienza di quanto questo sia importante. Se tu nutri la bestia, quella bestia ti distruggerà! Se invece la respingi, abbiamo la possibilità di controllarla e rimetterla al suo posto.
Questo è un momento nel quale le persone hanno bisogno di chiudere nettamente con alcuni di questi strumenti e con le cose su cui fanno affidamento. Gli stimoli di feedback a breve termine, basati sulla dopamina, che abbiamo creato, stanno distruggendo il modo in cui la società funziona: nessuna coscienza civile, nessun senso di cooperazione, disinformazione, falsità… E non si tratta di un problema americano, non si tratta delle pubblicità dei russi: questo è un problema globale. Quindi ci troviamo in una situazione davvero brutta, in questo momento che sta erodendo il nucleo fondamentale di come le persone si comportano tra di loro.
Io non ho una soluzione giusta: la mia soluzione è semplicemente: non usate più questi strumenti! Io non lo faccio da anni, hanno creato enormi tensioni con i miei amici, enormi tensioni nelle mie cerchie sociali. Se guardi la mia pagina Facebook, probabilmente avrò postato meno di dieci volte negli ultimi sette anni! Ed è strano: immagino che più o meno, inconsciamente, io non volessi essere riprogrammato. E quindi l’ho semplicemente spento, ma non l’ho affrontato e ora guardiamo quello che sta accedendo! Questo davvero mi fa arrabbiare! Prendiamo come esempio quella bufala su Whatsapp, dove in qualche villaggio in India la gente aveva paura che i suoi figli potessero venire rapiti. Il risultato è che abbiamo assistito a dei linciaggi! Le persone facevano i “vigilantes“, andavano in giro pensando di aver trovato il colpevole… Insomma: siamo seri? Ecco, questo è ciò con cui abbiamo a che fare!
Immaginate di portare tutto questo alle sue estreme conseguenze, con attori malintenzionati che possono ora manipolare ampie frange della popolazione per fare qualunque cosa vogliano. È veramente una bruttissima situazione. E noi nascondiamo il problema, capite? Organizziamo le nostre vite attorno a questo senso di perfezione percepito, perché siamo premiati da questi impulsi a breve termine: cuoricini, like, pollici in su… e confondiamo tutto questo con i valori, e confondiamo tutto questo con la verità. E invece ciò di cui veramente si tratta è: una falsa e fragile popolarità. Ed è a breve termine e questo vi lascia ancora di più – ammettiamolo! – sospesi e vuoti, prima ancora di comprenderlo, perché poi vi forza in questo circolo vizioso dove pensi: “Qual è la prossima cosa che devo fare adesso? …perchè ne ho bisogno!” Pensate a tutto ciò con l’aggravante di 2 miliardi di persone e poi pensate a come la gente reagisce alle sensibilità degli altri: è veramente una cosa brutta!
Io ho fatto un ottimo lavoro là (ndr: a Facebook), e penso che quel business faccia molto bene in tutto il mondo. Il modo in cui ho deciso di spendere il mio tempo è di prendere il capitale con cui mi hanno premiato e concentrarmi ora sui cambiamenti strutturali che posso controllare. Io non posso controllare tutto questo. Posso controllare le mie decisioni (cioè di non usare quella merda), posso controllare le decisioni dei miei figli, che non hanno il permesso di usare quella merda. E poi posso concentrarmi su diabete, sull’educazione e sui cambiamenti climatici. È tutto ciò che posso fare. Tutti gli altri devono guardarsi dentro un po’ di più, considerando quello che sono disposti a fare, perché i vostri comportamenti… voi non vi rendete conto che vi stanno riprogrammando. Non era intenzionale, ma adesso dovete decidere a quanto siete disposti a rinunciare, a quanto della vostra indipendenza intellettuale. E non pensate: “Oh, no, non io! Io sono un fottuto genio! Sono alla Stanford!” Probabilmente voi siete quelli che hanno più possibilità di finirci dentro! Perché proprio voi avete spuntato caselle per tutta la vostra maledetta vita. Senza offesa, ragazzi!»

(Da http://www.byoblu.com/)

Il male non è un’astrazione, è una persona: Satana.


Il Vangelo di Marco al cap.1, versetti 21-28, racconta quando Gesù insegnava nella Sinagoga di Cafarnao e tutti erano stupiti perché insegnava come uno che aveva autorità e non come gli Scribi. Dentro alla Sinagoga c’era anche un indemoniato che Gli urlò «Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio». E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell'uomo». E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore,…». A questo brano del Vangelo il “Vangelo del Giorno” propone questa seguente riflessione.

"Ma liberaci dal male": in questa richiesta del Padre nostro, il male non è un'astrazione; indica invece una persona: Satana, il maligno, l'angelo che si oppone a Dio. Il "diavolo" è colui che "si getta di traverso" al
disegno di Dio e alla sua "opera di salvezza" compiuta in Cristo.
"Omicida fin dal principio [...], menzognero e padre di menzogna" (Gv 8,44), "Satana, che seduce tutta la terra" (Ap 12,9), è a causa sua che il peccato e la morte sono entrati nel mondo, ed è in virtù della sua sconfitta definitiva che tutta la creazione sarà "liberata dalla corruzione del peccato e della morte" [Preghiera eucaristica IV]. "Sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca: chi è nato da Dio preserva se stesso e il maligno non lo tocca. Noi sappiamo
che siamo nati da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del maligno" (1 Gv 5,18-19)... La vittoria sul "principe del mondo" (Gv 14,30) è conseguita, una volta per tutte, nell'Ora in cui Gesù si consegna liberamente alla morte per darci la sua vita. Avviene allora il giudizio di questo mondo e il principe di questo mondo è "gettato fuori" (Gv 12,31). Egli "si avventò contro la Donna", ma non la poté ghermire: la nuova Eva, "piena di grazia" dello Spirito Santo, è preservata dal peccato e dalla corruzione della morte... "Allora il drago si infuriò contro la Donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza" (Ap 12,13.17). È per questo che lo Spirito e la Chiesa pregano: "Vieni, Signore Gesù" (Ap 22,17.20): la sua venuta, infatti, ci libererà dal male.

(Meditazione del giorno 9 gennaio 2018, da “Vangelo del Giorno”—www.evangelizo.org—Catechismo della Chiesa cattolica § 2851-2854 © Libreria Editrice Vaticana).

Di un milionesimo di grado (nel covo dei Pirati)


I paragoni sono la peggior vigliaccata dell’Universo—diceva più o meno così, Peppone a don Camillo—perchè portano subito la cosa in politica. Io però non voglio buttare la cosa in politica (mi importa assai farlo!), ma vorrei dirigere invece l’argomento sulla religione (a me molto più cara) e proprio con un paragone, appunto. Mettiamo una nave di due secoli fa che deve solcare l’Oceano sconfinato, in mezzo alla nebbia. Il comandante, alla partenza, sbaglia di un milionesimo il grado della rotta: all’inizio nessuno ci farà caso e poi tutti si fidano del comandante. Il problema si porrà invece alcuni giorni dopo, perché anziché arrivare a T. dove si era diretti, ci si ritrova invece a S. nel terribile covo dei Pirati e tutti saranno imprigionati e derubati. Proprio per quel milionesimo di grado errato proiettato nella lunga distanza.

Mi viene in mente questo paragone quando sento parlare di aggiustamenti e di addolcimenti che devono essere fatti alla dottrina e al catechismo, alla tradizione, alla liturgia, in ossequio a una (presunta) necessità di cambiamento nella Chiesa. Ma ci sono i fatti, purtroppo: non è un buttare la cosa in politica. Molti aggiustamenti e addolcimenti sono iniziati circa 50-60 anni fa. Allora quella era per tutti la rotta giusta e quasi nessuno si lamentava di quella che sembrava una leggerissima, ma necessaria deviazione. Oggi però vediamo dove ci ha portato quel milionesimo di grado errato che era stato impostato in quegli anni: scristianizzazione, seminari vuoti, chiese vuote, sincretismo religioso, famiglie che non hanno la minima conoscenza della Fede Cristiana, chiese orrende, liturgia anarchica, Tradizione dimenticata,… sono dunque l’epilogo di quel minimo, banale cambiamento di rotta. Allora la maggior parte delle persone non voleva certamente che capitasse questo e tutti si fidavano di chi aveva indicato la direzione. Oggi invece molti vorrebbero tornare indietro, agli inizi dell’ottocento o del novecento, ai tempi in cui la Fede in Gesù e nella Chiesa era davvero un patrimonio comune, un respiro comune, un sentimento comune.

Oggi si continua a tenere quella rotta che ci ha portato nel covo dei Pirati, senza dare invece alla bussola quelle indicazioni che per duemila anni si sono sempre rivelate giuste e hanno portato tutti a destino. E ciò secondo l’assunto che i tempi sono nuovi e bisogna adeguarsi a essi. Ma noi prima di tutto, noi dobbiamo seguire Dio nel modo che ci ha detto Lui e non i tempi o la modernità. E poi i tempi nuovi ci saranno sempre: a ogni giro di generazione c’è un tempo nuovo. Per questo c’è la Chiesa, il Punto fermo tra le onde del mare. E’ solo Lei che conserva il Depositum Fidei (il Deposito della Fede) e lo deve trasmettere pari pari alle generazioni future, senza permettersi di modificarlo, perché non è roba sua, ma di Dio.

Il Pio

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...