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Pier Giorgio Frassati / 6

« Avevo un piccolo negozio di tabacchi in Corso Vercelli e un giorno vidi fermarsi, proprio davanti alla vetrina, una carrozza scoperta con due giovani a cassetta. Uno di loro scese, si riempì le braccia di pacchi e pacchetti e spari dentro un portone. Ritornò, prese altri pacchi e sparì nuovamente. Poi venne da me con un sacco di roba che non era riuscito a consegnare perché aveva trovato la porta chiusa e mi pregò di portarlo io stessa. Da quella volta, quando non gli riusciva di consegnare qualche pacco lo lasciava da me. Era un giovane che ispirava confidenza, così un giorno attaccai discorso: —Lei è vestito bene che pare un signore, eppure va in giro con questi sacchi... Cosa dirà la gente? Perché non li lascia a me che sono solo una tabaccaia? A me la gente non fa caso. —Vede—rispose lui—io sono contento se li trovo in casa. Preferisco consegnarli personalmente a loro, perché posso parlare con loro e infondere un po' di coraggio, farli sperare che la vita cambierà, e soprattutto convincerli ad offrire a Dio le loro sofferenze e ad andare a Messa.Gli risposi dicendo che io non avrei certo potuto insistere che andassero a Messa, dal momento che non ci andavo neppure io. Sarebbe stato come se il diavolo avesse invitato a farsi eremiti. Invece di sgridarmi si limitò a chiedermi: —Perché non va a Messa? Risposi senza scompormi che se il duro lavoro quotidiano nel negozio non bastava a meritarmi il paradiso, il Signore per me poteva anche chiudere bottega. Ma lui continuò: —Se non vuole andare a Messa per se stessa, vada almeno per il suo bambino, lei che è una buona mamma. Rimasi colpita e gli risposi che probabilmente aveva ragione. E la domenica dopo ero in chiesa. Io che non avevo mai sentito una parola bella e che ero rimasta orfana a tre anni, fui colpita dalla spiegazione del Vangelo. E così da sposata per la prima volta andai a Messa. Glielo dissi poi a quel giovane quando lo vidi e gli ripetei anche la spiegazione del Vangelo. Ebbi la sensazione che lui capisse benissimo come io non avessi bisogno del sacchetto, ma di un po' di parole di fede ».
(Luciana Frassati, Mio Fratello Pier Giorgio. La Carità. ed. SEI)

«Il monte è la tua tentazione»

Mentre crescevano i meriti di Francesco,
cresceva pure il disaccordo con l’antico
serpente
. Quanto maggiori erano i suoi
carismi, tanto più sottili i tentativi e più violenti gli attacchi che quello gli muoveva. E quantunque lo avesse spesso conosciuto per esperienza come valoroso guerriero, che non veniva meno neppure un istante nel combattimento, tuttavia tentava ancora di aggredirlo, pur risultando quegli sempre vincitore. Ad un certo momento della sua vita, il Padre subì una violentissima tentazione di spirito, sicuramente a vantaggio della sua corona. Per questo, era angustiato e pieno di sofferenza, mortificava e macerava il corpo, pregava e piangeva nel modo più penoso. Questa lotta durò più anni. Un giorno, mentre pregava in Santa Maria della Porziuncola, udi in spirito una voce: «Francesco, se avrai fede quanto un granello di senapa, dirai al monte che si sposti ed esso si muoverà». «Signore, –rispose il Santo – qual è il monte, che io vorrei trasferire?». E la voce di nuovo: «Il monte è la tua tentazione». «O Signore, – rispose il Santo in lacrime – avvenga a me, come hai detto».Subito sparì ogni tentazione e si sentì libero e del tutto sereno nel più profondo del cuore. (Op. cit. Capitolo LXXXI « Le tentazioni del santo e come ne superò una»)

La buona battaglia / 2

«Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero. Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione».
(San Paolo 2 Timoteo, 4)

Mai più!

Ci sono frasi che mi colpiscono e che mi fanno rimuginare per tanto tempo. Spesso sono quelle frasi che chi le scrive, le intende “a effetto”, “che fanno pensare”. Ma in un Italia scristianizzata, le frasi “a effetto” sono quelle evidentemente scristianizzate, di una cultura senza Dio e dunque sognatrice, ideologizzata, sciapa, comunque lontana anni luce dalla profonda e realistica mentalità cristiana. Il 12 novembre 2003 avvenne un grave attentato a Nāṣiriya, in Iraq. Alle ore 10:40 un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti la base italiana dei Carabinieri, provocando l'esplosione del deposito munizioni della base e la morte di diverse persone tra Carabinieri, militari e civili. L'attentato provoca un totale di circa 50 vittime (di cui 25 italiani). E’ facile immaginare chi siano gli attentatori e a cosa credevano. Negli anni successivi qualcuno in Italia ha pensato di intitolare qualche Via a quelle povere persone che stavano in Iraq quantomeno non per diletto. Alcuni sindaci—è facile anche qui capire di quale parte politica fossero—hanno negato questa possibilità perché, a Nāṣiriya, i nostri connazionali erano mercenari (sic!) e non martiri. Mercenari, certo. Assassini prezzolati, dunque. Bravi, continuate così. Recentemente nella città in cui abito hanno intitolato una rotatoria ai Martiri di Nāṣiriya. E messo, sotto un cippo commemorativo, la frase—ecco vengo al dunque—«mai più Nassiriya». Ecco, “mai più”... Ora smettono subito. Come si fa a stabilire, a dare per certo, questa affermazione? Che senso ha? Chi glielo va a dire ai terroristi islamici, stracarichi di odio, che ora che hanno scritto quella frase a effetto su una rotatoria, non devono più far saltare in aria e spezzettare le povere persone? Come si fa a dire alla gente «ora non avete più il peccato originale e dunque comportatevi bene»? Mai più! Cosa? L’uomo non si cambia con le frasi a effetto. L’uomo si cambia con la preghiera e con la grazia di Dio. Oggi stesso potrebbe finire la nostra vita per colpa di un pazzo attentatore, di un infarto, di un autista ubriaco, di una scivolata… anche se scriviamo su tutti i muri di tutte le città “mai più” qualcosa. E dove andremo, oggi: Inferno, Paradiso, Purgatorio? Chi è rimasto cristiano lasciasse perdere i gesti, i simboli e le frasi a effetto, il "minuto di silenzio"... le lasciasse ai pagani. Chi è rimasto cristiano invece pregasse, con insistenza, ogni giorno, per l’Italia, per i peccatori, per chi non crede, per la pace,… forse Dio si commuoverà anche stavolta e ci aiuterà e solo allora, davvero, potremmo dire giustamente “Mai più!”.

Il Pio

Il Pugile di Firenze

Infine, come ogni animo ripieno di carità, così anche Francesco [san Francesco d’Assisi, ndr] detestava chi era odioso a Dio. Ma fra tutti gli altri viziosi, aborriva con vero orrore i detrattori e diceva che portano sotto la lingua il veleno, col quale intaccano il prossimo. Perciò evitava i maldicenti e le pulci mordaci, quando li sentiva parlare, e rivolgeva altrove l’orecchio, come abbiamo visto noi stessi, perché non si macchiasse con le loro chiacchiere. Un giorno udi un frate che denigrava il buon nome di un altro, e rivoltosi al suo vicario frate Pietro di Cattanio, proferì queste terribili parole: «Incombono gravi pericoli all’Ordine, se non si rimedia ai detrattori. Ben presto il soavissimo odore di molti si cambierà in puzzo disgustoso, se non si chiudono le bocche di questi fetidi. Coraggio. muoviti, esamina diligentemente e, se troverai innocente un frate che sia stato accusato, punisci l’accusatore con un severo ed esemplare castigo! Consegnalo nelle mani del pugile di Firenze, se tu personalmente non sei in grado di punirlo!» (chiamava pugile fr. Giovanni di Firenze, uomo di alta statura e dotato di grande forza). «Voglio – diceva ancora – che con la massima diligenza abbia cura, tu e tutti i ministri, che non si diffonda maggiormente questo morbo pestifero». A volte, addirittura, riteneva giusto che si spogliasse della tonaca chi aveva spogliato suo fratello della gloria del buon nome, e che non dovesse alzare gli occhi a Dio, se prima non restituiva ciò che aveva portato via. Da qui ne era derivato che i frati di quel tempo, quasi rifiutassero in modo particolare questo vizio, avevano stabilito fra di loro il patto di evitare attentamente tutto ciò potesse nuocere o suonasse offesa all’onore degli altri. Cosa giusta e veramente ottima! Cos’è infatti il detrattore se non il fiele degli uomini, fermento di malvagità, disonore del mondo? Cos’è l’uomo doppio di lingua, se non lo scandalo dell’Ordine, il veleno del chiostro religioso, la disgregazione dell’unità? Ahimè, la terra abbonda di animali velenosi ed è impossibile che una persona onesta sfugga i morsi degli invidiosi! Si promettono premi ai delatori e, distrutta l’innocenza, si dà a volte la palma alla falsità. Ecco, quando uno non riesce a vivere della sua onestà, guadagna vitto e vesti devastando l’onestà altrui. A questo riguardo ripeteva spesso Francesco: «Il detrattore dice così: – Mi manca la perfezione della vita, non ho il prestigio della scienza, né doni particolari: perciò non trovo posto né presso Dio né presso gli uomini. So io cosa fare: getterò fango sugli eletti e mi acquisterò il favore dei grandi. So che il mio superiore è un uomo e alle volte fa uso del mio stesso metodo, cioè sradicare i cedri perché nella selva grandeggi unicamente il pruno. Miserabile!, nutriti pure di carne umana e rodi le viscere dei fratelli, giacché non puoi vivere diversamente!». Costoro si preoccupano di apparire buoni, non di diventarlo, accusano i vizi altrui ma non depongono i propri. Sanno soltanto adulare quelli, dalla cui autorità desiderano di essere protetti, e diventano muti quando pensano che le lodi non raggiungano l’interessato. Vendono a prezzo di lodi funeste il pallore della loro faccia emaciata, per sembrare spirituali, in modo da giudicare tutto e non essere giudicati da nessuno. Godono della fama di essere santi, senza averne le opere, del nome di angeli ma non ne hanno la virtù. 
(Da Vita Seconda di San Francesco D’assisi di Tommaso Da Celano Capitolo CXXXVIII, «Punizione dei detrattori»).

L’auriga.


L’auriga rappresenta la ragione e i due cavalli, uno rappresenta l’emozione e l’altro l’istinto. E’ l’auriga (la ragione) che guida i due cavalli (il sentimento e l’istinto) e non si fa guidare da loro, né deve far prevalere uno sull’altro. 


Diceva Platone che l’anima di un uomo è formata da tre parti: istintiva, razionale, emotiva. Come in una biga: c’è l’auriga sul carro e i due cavalli. E l’auriga ha il compito di guidare i due cavalli verso l’unica direzione. Quella che ha scelto, quella che è giusta. L’auriga rappresenta la ragione e i due cavalli, uno rappresenta l’emozione e l’altro l’istinto. E’ l’auriga (la ragione) che guida i due cavalli (il sentimento e l’istinto) e non si fa guidare da loro, né deve far prevalere uno sull’altro. Altrimenti non si va verso quella direzione, ma sono i cavalli che scelgono, dominano e portano il carro dove vogliono loro (e chissà dove: certo non dove vuole l’auriga imbelle). La ragione dunque deve guidare il carro della nostra vita verso il destino. Istinto e emozione sono elementi fortissimi nella nostra vita, pressanti e determinanti spesso, danno motivi affascinanti e attraenti per farci dirigere verso una certa direzione, ma è pericolosissimo che siano solo loro a guidarci, a indicarci la via. E' bene che ci siano questi (ci sono stati donati, dunque ci servono), ma —se non motivati, giudicati, ragionati— ci portano inizialmente in un posto bellissimo e accattivante; ma successivamente ci possono portare a infognarci in un luogo che si rileverà triste e che può anche essere senza ritorno e dannoso. E la fede entra di diritto in questo argomento. Perché la fede in Dio è ragionevole e dunque aiuta maggiormente l'auriga a non farsi prevaricare dall’intuito forte, ma limitato dei “due cavalli”. Soprattutto è la fede che ci fa capire che abbiamo una ragione e una direzione da prendere. Ce lo fa capire chiaramente, perché spesso ne siamo dimentichi, la facciamo addormentare —o peggio la obliteriamo—. Disse un giorno papa Benedetto XVI «Dio, con la sua grazia, illumina la ragione, le apre orizzonti nuovi, incommensurabili e infiniti. Per questo, la fede costituisce uno stimolo a cercare sempre, a non fermarsi mai e a mai quietarsi nella scoperta inesausta della verità e della realtà. E’ falso il pregiudizio di certi pensatori moderni, secondo i quali la ragione umana verrebbe come bloccata dai dogmi della fede. E’ vero esattamente il contrario, come i grandi maestri della tradizione cattolica hanno dimostrato. Sant’Agostino, prima della sua conversione, cerca con tanta inquietudine la verità, attraverso tutte le filosofie disponibili, trovandole tutte insoddisfacenti. La sua faticosa ricerca razionale è per lui una significativa pedagogia per l’incontro con la Verità di Cristo. Quando dice: “comprendi per credere e credi per comprendere” è come se raccontasse la propria esperienza di vita. Intelletto e fede, dinanzi alla divina Rivelazione non sono estranei o antagonisti, ma sono ambedue condizioni per comprenderne il senso, per recepirne il messaggio autentico, accostandosi alla soglia del mistero… La fede cattolica è dunque ragionevole e nutre fiducia anche nella ragione umana… senza Dio, infatti, l’uomo smarrisce se stesso. Le testimonianze di quanti ci hanno preceduto e hanno dedicato la loro vita al Vangelo lo confermano per sempre. E’ ragionevole credere, è in gioco la nostra esistenza. Vale la pena di spendersi per Cristo, Lui solo appaga i desideri di verità e di bene radicati nell’anima di ogni uomo: ora, nel tempo che passa, e nel giorno senza fine dell’Eternità beata. (Benedetto XVI—Udienza generale Aula Paolo VI—21 novembre 2012) ». Siamo dunque l’auriga della nostra vita e così spendiamo tutta la nostra vita dietro a Gesù. Ci aiuti nella difficile guida della nostra biga l’intercessione di Maria e dei santi.
Il Pio

L'uomo è la creatura più nobile


Venerdì abbiamo letto, sempre dopo un breve riassunto delle “puntate” precedenti, il capitolo 3 del Catechismo di S. Pio X, “dell’uomo” e i punti 48 (La creatura più nobile) fino a 52 (l’anima non muore col corpo). Ho voluto affrontare l’argomento con frequenti domande. "Che significa che l’uomo è la creatura più nobile?". Tra tutte le creature del mondo l’uomo è quella più importante per Dio, è il centro del creato; "quindi?" L’uomo se è più importante può dominare tutto il creato. “Creatura, che vi significa?" Che l’uomo è una delle creature di Dio, una delle tante, la più importante, certo, ma una, e dunque deve sapere questo e che ogni altra cosa del mondo è stata creata da Dio come lui, tutto dunque deve avere dignità e rispetto. “L’uomo è creatura ragionevole composta di anima e corpo che ne dite, cosa significa ragionevole?”. Che pensa e ragiona differentemente dalle bestie, dalle piante e dai sassi. “Anima e corpo, dunque”. Qui ho raccontato il concetto dell’et et e aut aut (e… ,e…, e non o…,o...) la religione cattolica è la religione dell’ et et (e non dell’aut aut), cioè noi prendiamo tutto e non lasciamo niente. “Anima e corpo”. Entrambi sono importanti, il corpo (che va amato, rispettato e curato) e l’anima: non solo il corpo (l’ottantenne bionda e rifatta come una giovane sedicenne) non solo l’anima (lo spiritualismo esasperato), ma entrambi compongono l’uomo. Et et: Maria vergine e madre, Gesù vero Dio e vero uomo, fede e ragione, mangiare bene e digiuno, spirito e corpo, opere e grazia… Et et e mai aut aut. Noi prendiamo e valorizziamo tutto: non distruggiamo le opere del passato; in passato le chiese venivano costruite sui templi pagani che non venivano distrutti ma utilizzati per continuare la storia dell’uomo alla luce della novità di Cristo. “L’anima è la parte più nobile dell’uomo, … dotata intelletto e volontà, … capace di Dio”. Cos’è l’intelletto? È la capacità di ragionare, avere idee, … e la volontà? La capacità di poter fare e non fare, seguire non seguire. L’animale agisce di istinto, non ragiona, non vuole. C’è differenza tra cervello e intelletto? Il cervello è un organo che può supportare, aiutare l’intelletto, ma l’intelletto ha sede nell’anima. Pure gli animali hanno il cervello anche sviluppato. Se prendete 100 gatti allo stesso stimolo tutti reagiscono nella stessa maniera. Se dite la stessa cosa a me e a Romeo reagiamo in maniera diversa. Spesso invece gli animali, al medesimo impulso, reagiscono allo stesso modo. Nessun animale cucina, accende il fuoco, legge il giornale… anche quelli più vicini all’uomo, in migliaia di anni nessuno di loro è arrivato a fare queste cose: non hanno l’anima, non hanno l’intelletto. Perché l’intelletto ha sede nell’anima, è un dono di Dio. A parità di cervello, due uomini possono essere totalmente diversi. L’anima poi è capace di conoscere Dio. S. Tommaso diceva che l’anima è il nocchiero del corpo. L’anima non si vede e non si tocca, ma c’è: Dio ha creato le cose visibili e invisibili. “Che dite sul fatto che l’anima non muore mai?”. La parte più nobile di noi sopravvive alla morte e vive per l’eternità, dunque la nostra preoccupazione deve essere quella di salvare l’anima e non farla precipitare all’Inferno.
(Da una riunione della Compagnia dei Tipi Loschi)

"Una Chiesa che muova il mondo"


«Non abbiamo bisogno di una Chiesa che si muova col mondo, ma vogliamo una Chiesa che muova il mondo».

(G. K. Chesterton, Il profilo della ragionevolezza).

W l’Italia/2

In fila alla Agenzia delle Entrate. Tante persone, ognuna sconosciuta alle altre, ognuna col suo problema stretto nel cuore. In mano carte e cartelle. Tutti in silenzio e in attesa di poter colloquiare con Qualcuno. Qualcuno, unico a leggere leggi difficilissime, unico che può darti la salvezza o la condanna. Spesso la condanna. Sentiamo tutti che i cittadini italiani sono considerati a priori dei “ladri” che devono dimostrare sempre di non esserlo. Ma questa è solo una mia idea in un giorno grigio e triste. Qui nessuno parla con l’altro. In fila, dunque. Una signora sta ferma nel mezzo del corridoio. Da un angolo sbucano all’improvviso due operai che trasportano della roba e che stanno proprio sulla dirittura della signora che è di spalle. Un signore vede la scena e prende il braccio della signora per spostarla. La signora ha un balzo e—vista la reale situazione—dice, riprendendosi dallo spavento: «Mi scusi, mi ero spaventata, pensavo fossero i ladri». Al che quel signore, cinquant’anni circa, normale di aspetto e di vestito, senza nemmeno pensarci un attimo le risponde serio «guardi, non si doveva preoccupare, qui siamo a casa dei ladri». Tutti ridono, rilassati. La tensione si abbassa. Si continua a pensare alla battuta e ci si sente d’improvviso tutti uniti contro un Moloch terribile e invincibile, ma tutti amici, tutti insieme nella sventura. Ecco, questo è l’italiano. Questa è l’Italia. Abbiamo un cuore così. Rassegnato, ma contento. Buono e generoso. Simpatico. Riusciamo a ridere e a scherzare anche in occasioni serie. E io sono come Catone il Censore che al termine di ogni discorso pubblico—anche quando si parlava ad esempio di fognature e dei topi—diceva sempre «Carthago delenda est (Cartagine deve essere distrutta)». Io sinceramente non ho nulla contro Cartagine, ma mi viene sempre da dire—anche io, in ogni occasione, anche quando si parla della Agenzia delle Entrate—«dobbiamo andare dietro a Gesù!», «dobbiamo andare dietro a Gesù!»... Solo se abbiamo nel cuore Gesù possiamo vivere bene la nostra vita, buoni e generosi, e far vivere bene gli altri; vivendo nel mondo (senza essere del mondo) ma con la voglia di renderlo tremila volte più bello e vivibile; e far contenti tutti. W l’Italia.

Il Pio

Vi raccomando la Chiesa!



«Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l’onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità».
(San Pio V, in punto di morte)

Siete come Pilato

«Volete essere figli della luce, ma non rinunciate ad essere figli del mondo. Dovreste credere alla penitenza, ma voi credete alla felicità dei tempi nuovi. Dovreste parlare della Grazia, ma voi preferite parlare del progresso umano. Dovreste annunciare Dio, ma preferite predicare l’uomo e l’umanità. Portare il nome di Cristo, ma sarebbe più giusto se portaste il nome di Pilato. Siete la grande corruzione, perché state nel mezzo. Volete stare nel mezzo tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e marciate col mondo. Io vi dico: fareste meglio ad andarvene col mondo ed abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo».
(S. Atanasio—
295-373).

La crociata dei rosari

...Pio V non ebbe paura della violenza musulmana e preoccupato delle mire geopolitiche dei turchi, promosse la «Lega Santa» dei principi cristiani contro la mezzaluna, unendosi in alleanza con Genova, Venezia e Spagna. Le forze navali della Lega si scontrarono, il 7 ottobre 1571, con la flotta ottomana nelle acque al largo di Lepanto, riportando una memorabile vittoria, che si verificò grazie, soprattutto, alla crociata di Rosari che erano stati recitati per ottenere l’aiuto divino. La vittoria venne comunicata “in tempo reale”: Pio V ebbe, infatti, una visione, dove vide cori di Angeli intorno al trono della Beata Vergine che teneva in braccio il Bambino Gesù e in mano la Corona del Rosario. Dopo l’evento prodigioso – era mezzogiorno – il Papa diede ordine che tutte le campane di Roma suonassero a festa e da quel giorno viene recitato l’Angelus a quell’ora. Due giorni dopo un messaggero portò la notizia dell’avvenuto trionfo delle forze cristiane. Il 7 ottobre del 1571 venne celebrato il primo anniversario della vittoria di Lepanto con l’istituzione della «Festa di Santa Maria della Vittoria», successivamente trasformata nella «Festa del Santissimo Rosario». San Pio V nella sua vita non cercò mai altri interessi che quelli del Regno di Dio e prima di spirare dichiarò ai cardinali, radunati intorno al suo letto: «Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l’onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità».

(Cristina Siccardi, tratto da www.santiebeati.it)

«Vincetelo con il rosario in mano»



Ottobre, il mese del rosario

Messaggio 8 ottobre 1984: Cari figli! Tutte le preghiere che dite alla sera nelle vostre case siano per la conversione dei peccatori, perché il mondo si trova in grande peccato. Pregate il Rosario ogni sera.


Messaggio 25 ottobre 1984: Cari figli! Pregate in questo mese. Dio mi permette ogni giorno di aiutarvi con delle grazie, per difendervi dal male. Questo è il mio mese. Io desidero darvelo. Voi solo pregate e Dio vi darà le grazie che chiedete. Io vi aiuterò in questo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio 25 giugno 1985: Vi invito a invitare tutti alla preghiera del Rosario. Col Rosario vincerete tutte le difficoltà che Satana adesso vuole causare alla Chiesa cattolica! Pregate il Rosario, tutti i sacerdoti! Dedicate tempo al Rosario!

Messaggio del 8 agosto 1985: Cari figli, oggi vi invito ad entrare in lotta contro satana per mezzo della Preghiera, particolarmente in questo periodo. Adesso satana vuole agire di più, dato che voi siete a conoscenza della sua attività. Cari figli, rivestitevi dell'armatura contro satana e vincetelo con il Rosario in mano. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio 12 giugno 1986: Cari figli! Oggi vi invito a cominciare a pregare il Rosario con fede viva. Così io potrò aiutarvi. Voi, cari figli, desiderate ricevere grazie, ma non pregate. Io non posso aiutarvi, perché voi non desiderate muovervi. Cari figli, vi invito a pregare il Rosario, il Rosario sia per voi un impegno da svolgere con gioia. Così comprenderete perché sono da così tanto tempo con voi. Desidero insegnarvi a pregare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio 25 agosto 1997: […] Il Rosario, figlioli, mi è particolarmente caro. Attraverso il Rosario apritemi il vostro cuore e posso aiutarvi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio 25 aprile 2001
: Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. Figlioli, la preghiera opera miracoli. Quando siete stanchi e malati e non sapete il senso della vostra vita, prendete il rosario e pregate; pregate affinché la preghiera diventi un'incontro gioioso con il vostro Salvatore. Sono con voi e intercedo e prego per voi, figlioli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

(Messaggi dati dalla Madonna a Medjugorje)

Giova al popolo?

Non so cosa sta succedendo (anche se qualche idea me la sono fatta). E’ che si sentono tante esternazioni da gente di chiesa, anche a alto livello, che creano notevoli dubbi. Dubbi nel popolo di Dio. E questo è un male. Un tempo tutti avevano in mente il catechismo e a chi diceva corbellerie gli si diceva «no, no! Non è così». Nella Chiesa ci sono stati sempre —sin dai primi anni—quelli che ritenendo di avere ottime idee hanno cercato, in buona fede o in mala fede, di dividere il popolo sulla dottrina dicendo «è così e non come dice la Chiesa». Ma c’è sempre stato chi ha tenuto duro, anche da solo, anche a costo del proprio sangue, e ha vissuto e lottato perché non venisse mai cambiata la sana e giusta dottrina che Gesù ci ha lasciato. Perché solo con essa il popolo di Dio può avere giovamento. Ma a fronte di chi ha tenuto duro e a quelli che gli sono stati vicini, c’è stata sempre una marea di gente che affascinata da quelle idee nuove, ha deviato dalla retta strada e forse si è persa del tutto. «Giova al popolo di Dio sapere quelle nuove interpretazioni e letture aggiornate?». Giova leggere sempre in senso moderno tutto (il moderno poi diviene per forza vecchio e solo ciò che è vero dura nei secoli). Deve essere sempre pensato: «questa è un’idea mia o della Chiesa?», «Giova al popolo di Dio?». Il Suo popolo viene edificato oggi dalle esternazioni sulla famiglia, sulla comunione, etc.? Gli giova? Gli si accresce così la fede, l’amore in Dio e l’interesse alla propria salvezza e a quella degli altri, il desiderio di dare sempre testimonianza fino al martirio e di “combattere la buona battaglia”? Diviene in tal modo un popolo santo? Non è invece quello un creare continuamente confusione e dubbi e forse scandalo (inteso nel senso di causa di peccato)? Non sembra piuttosto un voler accarezzare e assecondare il mondo? Non seguiamo la gente che ci porta fuori strada. Non la stiamo nemmeno a sentire. Piuttosto ripassiamoci bene il catechismo e manteniamoci saldi nella fede, perché vedo tempi di confusione. E con l’aria che tira, pure col pericolo di una invasione di gente cattiva, ci potrà anche essere chiesta la vita per la fede. Ma che sia per la fede vera.
Il Pio

W l’Italia

La notizia che è corsa in questi giorni è quella dei gestacci che avrebbero fatto alcuni parlamentari durante una seduta. Forse erano proprio indecenti quelli, ma non si può dire —fatti di cronaca alla mano— che dal 1948 a oggi, sia la prima volta che accade un simile episodio. Il Parlamento è noto anche per altri gestacci forse minori o meno gravi di quelli, per le risse, per il lancio di monetine, di regolamenti, per i cartelli, le mortadelle o i pesci tirati fuori, per gli insulti, le risate sguaiate e gli urli, il fare altre cose durante un dibattito… io non voglio fare la morale, per carità! Né quei polpettoni retorici che abbiamo letto e sentito. Facessero quello che vogliono: loro sono la classe dirigente italiana, e — in quanto tale—tutto quello che fa è legittimo e giusto e non può farsi diversamente; siamo noi, gente negletta, che non riusciamo a capire l’alta politica e il servizio allo Stato che si fa anche in tal modo. Una cosa però va detta, (fino a che dura la libertà di pensiero e espressione). Tutte le volte che sento la notizia di risse o fatti simili in Parlamento penso sempre e dico ai poveracci che hanno la disgrazia di starmi vicino in quelle occasioni (spesso la moglie e i figli): «quelli rappresentano il popolo italiano!», «Quelli coprono la più importante e alta carica pubblica in Italia!» e si comportano come teppistelli, come ragazzi immaturi e maleducati (almeno apparentemente, ripeto, non riuscendo io a capire cose più grandi di me). Ma comunque quelli non sono studentelli sedicenni, anche se molti di loro non si mettono la cravatta, come converrebbe a chi risiede in un luogo fondamentale per la tutela della democrazia in Italia. Sono tutti il fior fiore dell’Italia, unici eletti fra tanti a un posto e a un compito tanto importante. E’ vero che il popolo italiano non è più un popolo perché non si considera proprio tale e non ha la minima coscienza di sè: nessuno è fiero di essere italiano, lo abbiamo già detto tristemente tante volte. E il problema è proprio questo. Ma ciò non toglie che ci vuole comunque un minimo di dignità e di serietà, anche nell'apparenza. Il popolo italiano è tanto disilluso e sfiduciato che nemmeno se ne accorge di queste cose e le prende per fatti da ridere, da rivedere la sera su «Striscia la notizia» e da raccontare poi al bar. Ma non sono davvero così. E’ un momento brutto questo e rischiamo di perdere la strada. L’unica cosa che mi viene da dire è questa: restiamo tutti saldi nella fede vera a Gesù e alla sua Chiesa, fedele alla dottrina che Gesù Le ha insegnato. Sembra che non c’entri nulla con la nostra questione, ma di una cosa sono più che sicuro: se ci saranno in Italia un numero importante di cristiani veri, non borghesi o buonisti, non quelli che appartengono al mondo, che sono del mondo, non quelli solo del tempo libero, ma cristiani “h 24”, con l’assillo quotidiano per la Chiesa e per il Regno di Dio, che aveva san Paolo, se ci saranno questi cristiani l’Italia sarà una grande Nazione e molti di noi si salveranno anche l’anima.
Il Pio

Ridateci Dusty il canguro!

Tanti anni fa nella metropolitana di Milano c’erano delle foto per spiegare come procedere all’arrivo del treno. Su una c’era scritto “no” e faceva vedere le persone che uscivano dal vagone e quelle che entravano ammassate uno sull’altra, allo stesso tempo, con l’evidente difficoltà a entrare e a uscire. Sull’altra c’era scritto “si” e si vedevano le persone che dovevano entrare mettersi ordinatamente ai lati della porta per permettere alle persone all’interno del vagone di uscire. Ero bambino e ogni volta apprezzavo quelle foto perché vedevo che tutte le persone facevano proprio così, nessuno sgarrava. Anche io e i miei genitori. Quelle foto ci facevano vedere una cosa ovvia, ma spesso le cose ovvie quando c’è una massa di persone a pensare e a agire, non sempre sono tali e soprattutto vengono in mente. In quegli stessi tempi sui pullman che dalla periferia dove abitavo mi portavano a Milano, leggevo sempre la scritta “vietato sputare” che mi faceva tanto ridere, ma che ci richiamava tutti a un comportamento pulito, dentro quel luogo pubblico, cioè di tutti. Pochi anni dopo la TV di Stato mandava dei brevissimi spot educativi a cartoni animati, dopo il telegiornale, con un personaggio che si chiamava Dusty. Era un canguro e compariva sempre quando uno sporcava, buttava cartacce per terra, faceva tanto rumore inutile,… e alla sua presenza il personaggio maleducato, si vergognava di se stesso, si autotrasformava in un porcellino e dopo aver rimediato al suo precedente comportamento poco urbano, ritornava un essere umano sorridente e dava amichevolmente la mano a Dusty che la stringeva contento. Con Dusty che compariva in TV ogni giorno, buttare per terra una cartaccia era divenuto davvero problematico: ti sentivi in colpa se lo facevi e aspettavi l'arrivo improvviso del mitico Dusty. Erano gli anni settanta. Poi Dusty è sparito dalla TV. Poco dopo la ventata contestataria prese anche il campo dell’educazione e dunque era sbagliato educare, come era vietato vietare, i bambini avevano già dentro di sé —si diceva—i criteri per capire cosa fare e non fare, alla faccia del peccato originale e della realtà, quella vera; educare come vietare, era un’imposizione culturale, una disumanizzazione, frutto di anni di buio dai quali occorreva uscire per essere liberi veramente. Quel modo di guardare la realtà è arrivato fino a oggi, molti genitori, scuole e parrocchie hanno ritenuto giusto non educare più i giovani perché evidentemente sbagliato e poi c’era il pericolo che “scappassero”, e ancora—diciamola tutta— educare è un impegno e una fatica, un rischio soprattutto, e dunque si deve fuggire. E quella paura di educare ha fatto crescere diverse generazioni come allo stato brado e ora non hanno la minima idea di come vivere normalmente e soprattutto di come un giovane deve essere tirato su. Ora i genitori di fronte alla pretesa del figlio di avere un motorino griffato e alla moda o di un costosissimo cellulare dell’ultimissima generazione, non pensano se gli serve davvero o cosa ci farà, ma solo il fatto che “ce l’hanno tutti gli altri” e dunque che farebbero una figuraccia a non comprare quelle cose ai loro pargoli. “Cosa diranno gli altri?” è la loro unica preoccupazione. D’altra parte oggi le mamme si onorano di essere “amiche” delle loro figlie. (Bene, ma i genitori, a quelle là, chi glieli fa?). E tutto questo è un male. Negli anni settanta ero piccolino e mi chiedevo “ma perché non richiamano Dusty?” quando assistevo a comportamenti maleducati o illogici. Ancora oggi mi dico «ridateci qualcuno che ci dica cosa è normale e giusto fare». «Ridateci qualcuno che abbia il coraggio di educare». «Ridateci uno che è contento di educare». Ridateci Dusty, il canguro!
Il Pio

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