Etichette

Un rimedio. La comunione spirituale.



"Se non potete comunicarvi sacramentalmente fate almeno la comunione spirituale, che consiste in un ardente desiderio di ricevere Gesù nel vostro cuore" (San Giovanni Bosco MB III,p.13).


La comunione spirituale è poco conosciuta e poco praticata, eppure è una sorgente speciale e incomparabile di grazie:
«Per mezzo di essa, scrive S. Leonardo da Portomaurizio, molte anime arrivarono a gran perfezione».

In che consiste la comunione spirituale?
Questa comunione non è quella sacramentale in cui riceviamo con l'Ostia consacrata, il Corpo e il Sangue di Gesù, ma è, appunto, spirituale, cioè interna e mentale, senz'alcun atto materiale e corporale.
Si chiama pure comunione interiore, comunione del cuore, comunione invisibile e mistica; perchè ci unisce a Gesù in modo misterioso e nascosto, senz'alcun segno visibile come nella comunione sacramentale. 
Si chiama infine, comunione virtuale, perchè ha la virtù di farci partecipare ai frutti dell'Eucaristia.

La Comunione spirituale consiste, secondo san Tommaso, in un desiderio ardente di ricevere Gesù sacramentato ed in un abbraccio amoroso come già fosse ricevuto. Il santo Concilio di Trento molto loda la Comunione spirituale ed anima i fedeli a praticarla. Perciò tutte le anime divote sogliono spesso praticare questo santo esercizio della Comunione spirituale.

Che cosa si deve fare per comunicarsi spiritualmente?
Innanzitutto non dobbiamo avere peccati mortali nell'anima (come per fare la comunione sacramentale). Bisogna formulare espressamente il desiderio di comunicarsi: e perchè questo desiderio sia sincero, bisogna, essere disposto a comunicarsi sacramentalmente, se fosse possibile. Del resto un semplice desiderio, se è vero e profondo, per quanto breve e rapido, basta a costituire la comunione spirituale. Evidentemente quanto più il desiderio sarà prolungato, tanto più la comunione sarà fruttuosa; ma con un semplice slancio del cuore verso Gesù nell'Eucaristia si fa la comunione spirituale, si partecipa alle grazie della comunione sacramentale.

«La comunione spirituale, dice il b. Curato d'Ars, fa su l'anima come un colpo di soffietto sul fuoco coperto di cenere e prossimo a spegnersi. Quando sentiamo che l'amor di Dio si raffredda, corriamo presto alla comunione spirituale».
Tuttavia, per quanto gli effetti della Comunione spirituale siano abbondanti, non giungono ad eguagliare quelli della Comunione sacramentale, come la visione riferita da sant'Alfonso chiarisce in modo esemplare. Però non è questo un buon motivo per evitarla.

Perchè la Comunione spirituale?
Alla base della scelta di fare la Comunione spirituale può esserci l'impossibilità - materiale o morale - da parte del fedele di ricevere la Comunione sacramentale. Prendiamo ad esempio questo periodo (10 marzo 2020) in cui le messe sono sospese per molti giorni, oppure nei periodi di guerra, di malattia... Rispetto alla Comunione sacramentale, infatti, la Comunione spirituale può essere fatta ogni volta che il fedele lo voglia e in qualsiasi momento della giornata o luogo.

Una bella preghiera che si può dire a tal fine è questa:
«Signore, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento, Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia. Poichè ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto io Ti abbraccio e mi unisco tutto a Te, non permettere che abbia mai a separarmi da Te».

Ricordati che devi morire.



Col Coranavirus tutti, nel giro di pochissimo tempo, abbiamo compreso che potrebbe essere possibile morire per il contagio di questa maledetta malattia. E che essa è tremenda e feroce. E abbiamo paura, giustamente. Una paura tremenda, spesso. Possiamo capire come si sentivano i nostri nonni, quando c’era il colera o la peste e non c’era l’Amuchina. Una difesa dall’epidemia, dicono, è stare a 1,82 centimetri gli uni dagli altri, lavarsi spesso le mani per almeno un minuto col disinfettante, non andare fuori Italia, non andare a messa, tossire sul fazzoletto… E si fa bene a fare così. Siamo in Quaresima: «polvere sei e polvere tornerai» ci è stato detto all’inizio, Mercoledì delle ceneri. Prendiamo tutte le precauzioni possibili e anche di più: non ci dobbiamo ammazzare da soli. Ma ricordiamoci sempre quel «polvere sei e polvere tornerai». Prima o poi moriremo, se non di Coranavirus come auguro a tutti i lettori, di vecchiaia, di tumore, sotto una macchina, sparati, con l’infarto, di ictus, col terremoto,… e, in quel momento finale, prima di andare davanti al Tribunale di Dio, dobbiamo essere sicuri di essere in grazia di Dio, senza peccati, con l’anima pulita. Non sappiamo quando arriverà quell’ora (tra un secondo o tra cento anni, chissà?) ma arriverà e dobbiamo trovarci così: ci conviene essere così. Perché è meglio andare in Paradiso piuttosto che all’Inferno. Qui ci si rimane per sempre, anche se non abbiamo preso mai il Coranavirus.

Il Pio

E dunque di non tornare a casa

Uno che va in auto, ha come pur remotissima ipotesi tra le tante, la possibilità di schiantarsi contro il guardrail oppure di incrociare un pazzo ubriaco contromano. E dunque, quella di non tornare a casa. Uno che sta salendo alla cima del Monte Bianco ha, sempre come remotissima ipotesi, quella di finire nel crepaccio o in fondo al burrone. E dunque quella di non tornare a casa. Fino a qui va bene? Bene. Ora quelli che vanno a rubare dentro le case altrui o a rapinare la gente per la strada hanno, anche come remotissima ipotesi, quella di trovare dentro casa un esperto di arti marziali che li fa letteralmente a pezzi oppure, in piedi sul marciapiede, un collezionista di armi sofisticate che li manda stesi a terra per direttissima. E dunque quella di non tornare a casa. Certo spessissimo il guidatore, l’alpinista, il ladro e il rapinatore tornano a casa felici e contenti senza aver avuto il minimo problema. Pronti a ripetere con successo le prossime loro iniziative. Ma nei casi del guidatore e dell’alpinista non succede nulla nell’uno o nell’altro caso, solo un mazzo di fiori sul posto dell'incidente messi là dai famigliari in pianto. Nelle ipotesi dei ladri o dei rapinatori, se non riescono nelle loro malefatte, succede che chi si difende da loro viene considerato dalla Giustizia un omicida, oltre a essere anche osteggiato rabbiosamente dalla parentela. Qui non si tratta di giustizia divina e giustizia umana. Qui si tratta di una giustizia che non si capisce. E quando essa non si capisce, è un problema. 

Il Pio

Come pecore senza pastore



821 D. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa?
R. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa; perché senza di esso i fedeli sarebbero privi del santo sacrificio della Messa e della maggior parte dei sacramenti, non avrebbero chi li ammaestrasse nella fede, e resterebbero come pecore senza pastore in balia dei lupi, a dir breve non esisterebbe più la Chiesa come Gesù Cristo l'ha istituita.

822 D. Dunque il Sacerdozio cattolico non cesserà mai sulla terra?
R. Il Sacerdozio cattolico, non ostante la guerra che gli muove contro l'inferno, durerà fino alla fine dei secoli; avendo Gesù Cristo promesso che le potestà dell' inferno non prevarranno giammai contro la sua Chiesa.

(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X)

Forse una cosa...



Una cosa, forse, la possiamo imparare da questo fattaccio del Coranavirus. Non tutto viene per nuocere. Non mi riferisco ai nostri politici che hanno litigato tra loro (quello già lo sapevamo). Non mi riferisco che siamo i primi in Europa col numero di contagi (alcuni dicono perché siamo i più bravi guidati da bravi, altri dicono perché siamo i più somari guidati da somari: ma chi ha ragione? E chi lo sa?). Non mi riferisco nemmeno all’ipotesi forse fantascientifica, da qualcuno rappresentata che il virus sia stato inventato dai cinesi per sordidi motivi (non cambierebbe minimamente la situazione e poi i dietrologi ci sono sempre stati). Non mi riferisco neanche ai numerosi Vescovi che, accettando di sottomettersi agli ordini dei laici, hanno vietato le sante messe, le processioni e le preghiere pubbliche, prendendosi sicuramente la responsabilità di fronte a Nostro Signore (tra l’altro in questi casi rivolgersi all’Onnipotente, potrebbe essere la via più efficace, in passato si faceva così e qualche miracolo è arrivato). Tutta questa vicenda, però ci può insegnare una cosa, dicevo. Il dogma laico (anzi laicissimo e incontestabile, pena la derisione se non addirittura, l’esilio) che la Scienza sia sempre e ovunque onnipotente e risolva da sé tutti i mali della terra e che dunque l’uomo, misura di tutte le cose, si salva da solo senza dover ricorrere a quella maledetta superstizione medievale—l’oppio dei popoli per altri—della religione che tanti mali ha fatto, è, in questo momento per lo meno, un falso storico, cioè non è un dogma vero, cioè non è vero: è falsissimo. Senza la luce di Dio nei cervelli, l’unico passo che si fa di fronte all’ignoto, è la paura, che tra un po’ (forse) diverrà addirittura terrore. E quando non è la fede a illuminare i cervelli, ma il terrore le conseguenze saranno brutte per tutti.

Il Pio

Signore, non ci aiutare proprio!



In questa tremenda situazione che si chiama Coronavirus, mi pare che lo Stato stia facendo quello che può, e non è facile farlo. Certo potrebbe fare meglio, ma anche peggio. Anche in questa faccenda i politici si rimbalzano la responsabilità, ma è normale. In questa faccenda cosa hanno deciso alcuni vescovi? Chiudiamo subito le chiese, non diciamo le messe. A San Benedetto del Tronto, la città in cui vivo, nel 1855 era scoppiato un colera micidiale e numerosissime furono le vittime. Il popolo con a capo i suoi amministratori decisero di fare una novena all’Immacolata con tanto di processione. Forse sarà stato un caso, ma il colera sparì. Quando viveva Don Bosco, a Torino nel 1854, scoppiò un altro colera tremendo (che tra l’altro aveva anche previsto). Lui promise ai suoi ragazzi che se restavano in stato di grazia, non avessero peccato, avessero pregato, avessero portato una medaglietta e avessero ricevuto la sua benedizione, si sarebbero salvati dal colera: e così fu, nonostante moltissimi di loro andassero in giro a aiutare la gente ammalata e soprattutto contagiosa (senza mascherine ovviamente). Intere famiglie furono sterminate dal colera torinese, ma nessuno dei ragazzi dell’Oratorio salesiano morì (un caso anche questo?). Anche san Carlo Borromeo non la pensava diversamente e non chiuse le chiese e non sospese le messe, quando nel 1576 scoppiò la peste a Milano (lui era il Vescovo). La peste lo vide in prima linea a confortare i colpiti da questa malattia. Incurante del contagio, scende per le strade piene di appestati e avvicina e conforta chi può. Scende con l’Eucarestia da somministrare ai moribondi come viatico, accompagnato da pochissimi sacerdoti. Non smette di pregare e digiunare perché il flagello termini. Supplica Cristo per la sua Passione e organizza con i cittadini superstiti processioni penitenziali, soprattutto con la reliquia del Santo Chiodo custodita nella cattedrale, perché non gli tocchi più di aiutare ogni giorno persone a ben morire. Questi erano quelli che ci hanno preceduto, i cattolici, come si dovrebbe essere. E sono diventati santi. Oggi invece chiudiamo le chiese, sospendiamo messe e manco morti pensiamo di preparare processioni. E’ come dire «Signore sappiamo noi come salvarci, che metodo usare per uscire da questa situazione, tu non puoi fare nulla, qualora davvero esistessi!» E’ dunque l’uomo che salva se stesso e dunque il mondo. Ma questo non lo ha detto Gesù, ma quelle terribili ideologie che se non hanno ancora distrutto il mondo, hanno “ammazzato” milioni di cattolici.

Il Pio 

Nella Sua Grazia



13. Per qual fine Dio ci ha creati? 
Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell'altra, in paradiso.

14. Che cos'è il paradiso?
Il paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità, e, in Lui, di ogni altro bene, senza alcun male.

15. Chi merita il paradiso?
Merita il paradiso chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente, Dio, e muore nella sua grazia.

16. I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, che cosa meritano? I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, meritano l'inferno.

17. Che cos'è l'inferno?
L'inferno è il patimento eterno della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene. 

(Tratto dal Catechismo di San Pio X)

Un rimedio. La comunione spirituale.

" Se non potete comunicarvi sacramentalmente fate almeno la comunione spirituale, che consiste in un ardente desiderio di ricevere ...