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Perché l’Italia deve diventare islamica.



Passando in macchina davanti a una scuola, mentre uscivano i ragazzi, C. disse tra il serio e il faceto «poveri ragazzi, tra un po’ saranno tutti in mano ai musulmani». Gli altri hanno riso. Forse senza andare troppo a fondo della faccenda, C.—che non è né un fervente cattolico (anzi), né un teologo—aveva individuato un problema che non è affatto remoto. Non è stata la sua una questione di razzismo. Questa parola oggi è troppo abusata e serve solo per far tacere il proprio avversario politico, ma niente più (non gliene importa niente a tutti loro). Non è questione di razzismo, è questione di osservare bene la realtà dei fatti, sapere come funzionano da secoli certi meccanismi religiosi e politici. E’ questione di numero e anche di religione molto radicata e poco radicata. E’ una questione di vedere cosa avviene nei Paesi in cui i cristiani sono la minoranza (nel silenzio omertoso dell’Occidente). In Italia come nel resto di Europa, la fede cristiana e la chiesa si stanno sgretolando, quasi sfaldando. I nostri Prìncipi ci confondono continuamente. I nostri capi non ci dicono nulla che abbia a che fare con la fede e la vita. Loro ballano durante la celebrazione eucaristica, fanno vedere “simboli”, fanno “gesti”, cantano, ma niente dottrina per saziare un popolo quasi completamente ignorante in materia religiosa, ma—a loro insaputa—tanto affamato di Gesù. Qualche secolo fa nessuno (di qualunque tipologia politica, mettendo da parte gli odi e le rivalità) avrebbe minimamente pensato di permettere questa invasione (voluta da qualcuno, ormai lo sappiamo tutti, per interessi contro il popolo). Qualche secolo fa gli uomini avevano infatti una fede chiara e che c’entrava con la vita. Oggi abbiamo in pochi una fede all’acqua di rose, inutile. Quanti si perderanno nei prossimi anni? Chi se ne prenderà la responsabilità? Quelli, nel frattempo, tra un gesto e un simbolo, faranno di noi poltiglia quando vorranno. Il titolo di questo post non è una domanda è l’inizio di una spiegazione che avete appena letto (sempre se avete avuto il coraggio di leggerla tutta) che con tanta presunzione, ma anche tanto amore per la Fede e la Chiesa, ho provato a fare nella sola unica speranza, di toccare i cuori dei lettori per accendere in loro una passione per la Fede e la Chiesa .

Il Pio

Una cosa normale


Negli ultimi anni mi è capitato spesso di andare a trovare i morti. Cioè, nelle camere ardenti degli ospedali, delle cliniche, degli ospizi... Io vado soprattutto per “salutare” il defunto, per dire una preghiera per la sua anima, ma anche per salutare i suoi parenti e amici, anche perchè penso faccia loro piacere in questo momento. Mi avvicino alla bara cercando di non fare rumore e dopo aver abbracciato i presenti e fatto loro coraggio con voce bassissima, inizio le mie preghiere silenziose. Preghiere che però non sempre riesco a dire bene per il gran putiferio che regna intorno. E’ vero che quaggiù ci sono rimaste solo le ossa e la carne prive di vita e l’anima del defunto è ormai lontana nel luogo che Dio gli ha riconosciuto. Ma non è lo stesso bello assistere a gente che parla a altissima voce di fatti quotidiani, bambini che corrono, mamme che urlano, saluti strepitanti, risate, gente che arriva e se ne va come fosse sul marciapiede. Qualcuno sta seduto triste con lo sguardo nel vuoto e nessuno gli sta vicino oppure—quando va bene—uno arriva e gli dice con voce profonda e annuendo col capo «sta meglio ora» e se ne va. E io mi intristisco per tutto questo poco rispetto, per questa ignorante inconsapevolezza di dove si sta: non ho visto mai corone del rosario, non ho mai sentito preghiere,… come fosse un giorno normale. E proprio così diceva nel 1968 Enzo Iannaccci nella famosissima canzone “Vengo anch’io, no tu no”: «Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale … per vedere se la gente poi piange davvero e scoprire che è per tutti una cosa normale e vedere di nascosto l'effetto che fa». L’effetto—per me—è quello che vi ho raccontato qui sopra, per voi non lo so. Ma stare alla presenza di un defunto—anche se la sua anima è ormai lontana, ripeto—non può essere una cosa normale. Ci ricorda, come diceva Pier Giorgio Frassati, che anche noi un giorno saremo là dentro e probabilmente accadrà anche per noi che mentre l'anima nostra starà davanti al tribunale di Dio a rendicontare tutta la vita, quaggiù per tutti sarà un giorno normale e chi parlerà di come si fanno i cannelloni e chi invece della nuova autovettura, mentre i figli schiamazzano e le mamme urlano. E noi saremo destinati all’inferno. Al purgatorio. O al paradiso (io vorrei andare proprio qui più per grazia che per meriti). Ogni defunto, o meglio la sua anima lontana, può essere aiutata proprio dalle nostre preghiere. Non è dunque una cosa normale.

Il Pio

Come se tutto dipendesse dagli uomini...


Di vecchia gnosi si tratta

«“Teologia nuova?”. Ben venga! A volte, però, ci si illude: non di nuova teologia si tratta, ma di vecchia gnosi. Riemerge, infatti, spesso, la mentalità presuntuosa degli antichi gnostici: “Noi diamo spiegazioni a livello di altissima scienza; noi ce le mangiamo le povere, viete e superate spiegazioni del Magistero!”. Ritorna anche il metodo della gnosi: prendere cioè i temi ed i termini della fede cattolica, ma solo parzialmente, arrogandosi il diritto di setacciarli e selezionarli, di intenderli a modo proprio, di mescolarli a ideologie estranee e di fondare l’adesione alla fede non più sull’autorità divina, ma su motivi umani; per esempio, su questa o quella opzione filosofica, sul combaciare di un dato tema con determinate scelte politiche abbracciate in antecedenza».

(Omelia di Papa Giovanni Paolo I su Cristo liberatore, Venezia, 7 marzo 1973)

Quietismo e pelagianesimo

«...Non ho nessun desiderio di fare l’eresiologo; a volte, tuttavia, è forte in me la tentazione di segnalare tracce di quietismo e di semiquietismo, di pelagianesimo e di semipelagianesimo in scritti e discorsi, che o descrivono il lavoro pastorale come tutto dipendesse dagli uomini o dalle tecniche sociologiche, o parlano di noi poveri uomini come non avessimo più nulla a che vedere con il peccato».

(Invito Papa Giovanni Paolo I al clero per gli esercizi spirituali, Venezia, 5 agosto 1974).

Pier Giorgio Frassati. Il bene fatto ai poveri è fatto a Gesù.


«Frequentavo le Conferenze di San Vincenzo più per tradizione di famiglia che per convinzione, Pier Giorgio deve averlo capito, tanto che proprio lui mi insegnò a fare la carità. È vero che non gli nascondevo nulla delle mie perplessità. Una volta gli domandai come si facesse ad entrare lietamente in certe case, dove la prima accoglienza era un tanfo nauseante. “Come fai tu a vincere la repulsione?”. “Non dimenticare mai—mi rispose—che se anche la casa è sordida tu ti avvicini a Cristo. Ricordati bene quello che ha detto il Signore: Il bene fatto ai poveri è bene fatto a Me stesso. Intorno all’infermo, al miserabile, intorno al disgraziato, io vedo una luce particolare, una luce che non abbiamo noi”»... «Ricordo una discussione a questo proposito nel cortile dell’Arcivescovado, discussione che finì con la mia domanda: «Non credi che ci sia un po’ di utopia in questo tuo ideale di vita?» Per tutta risposta mi diede un pugno sulla spalla con un «Ma di!» e uno sguardo che non ammetteva repliche»

(Luciana Frassati, La carità di Pier Giorgio Frassati, SEI, Torino 1957. Testimonianza di Carlo Florio)

Siamo XX o 20?




Siamo XX o 20?
Vedete la foto di questo blog? E’ una targa che indica il nome della Via di oggi e quello che aveva prima la città dove abito. Oggi si chiama Via XX Settembre per ricordare il 20 settembre 1870 giorno cui l’esercito piemontese sfondò una parte delle mura Aureliane e conquistò Roma e l’Italia—dissero tronfi i vincitori (la storia la scrivono sempre costoro)—«divenne finalmente una». Ma siamo sicuri che il popolo voleva questa conquista? Siamo sicuri che il popolo voleva l’Italia unificata? Sulle targhe il 20 è scritto XX, negli antichi numeri romani, per ricordare i fasti della Roma antica e pagana, finalmente dunque, un ritorno a quei tempi, liberi dalla superstizione del papa e dei preti che fino a allora avevano tenuti tutti nelle tenebre (sempre a detta dei vincitori, ovviamente). E ogni 20 settembre la massoneria festeggia. Peppone diceva a don Camillo «la rivoluzione si fa anche con le parole». La rivoluzione, allora si fa anche cambiando il nome alle Vie. In tutte le città italiane, infatti, da Nord a Sud dalla metropoli al paesino di montagna c’è sempre una Via XX Settembre, una Piazza Garibaldi, un Corso Mazzini… Costoro sono i padri della Patria—giustamente—e meritano tanto, ma andate un po’ a leggere che vita hanno fatto e come si sono comportati davvero quei padri della Patria, per meritare nel nostro Paese tanta importanza e tanto onore. Andate anche a leggere come i Savoia, calpestando ogni minimo diritto internazionale, hanno invaso lo Stato del Vaticano. Ma restano sempre i padri della Patria e il XX settembre per diversi anni è stata anche Festa Nazionale e pare ci sia un disegno di legge per ripristinarla. L’Italia è stata unificata anche col nome delle Vie. Ma più che unificazione questa mi pare una omologazione forzata, quasi da dittatura. Sulla strade della neonata nuova nazione Italiana dovevano splendere solo i loro nomi. Ma prima nel mio comune, quella strada si chiamava Via Dei Pescivendoli, che aveva molta più poesia e bellezza di uno statale Via XX Settembre. Era un nome pitturato coi colori pastello, che ricordava la vita di quel tratto di strada cittadino e tutti sapevano il perchè del nome, contro una data grigia e burocratica uguale in ogni comune di Italia (i comuni italiana erano tutti diversi dall’altro, ognuno aveva una sua tradizione e una sua storia). Un tempo l’Italia, o meglio i vari stati che la componevano, erano sì divisi dai confini, ma erano unificati dalla fede cristiana. Questo li rendeva un popolo unito anche se sotto bandiere differenti. Col 20 settembre proprio questo legame hanno voluto tranciare quelli là e fatto di tutto per eliminarlo definitivamente. E la battaglia continua duramente anche oggi su altri fronti, ma le mura sono ormai abbattute, molti hanno tradito e altri si sono estraniati dalla buona battaglia e—purtroppo—i nemici li troviamo al nostro fianco come alleati, pronti però quando meno ce l'aspettiamo, a pugnalarci alle spalle. Maria aiuto dei cristiani, prega per noi.


Il Pio

Non ci guardiamo più in faccia

Non ci guardiamo più in faccia

Due cose si ripetono abbastanza spesso sui giornali o in TV, quando avvengono certi fatti di cronaca. O meglio, più che certi fatti di cronaca, quello che si ripete sono le reazioni a seguito di alcuni fatti di cronaca. Quando avviene un omicidio tremendo e spietato, tutti i vicini di casa dicono sempre dell’omicida (quasi a unisono): «era un tipo tranquillo». Tranquillo, certo. Di fronte a uno stesso omicidio i parenti della vittima invece dicono con rabbia e odio (anche dopo tanti anni dall’omicidio) «vogliamo giustizia!». Giustizia. Si possono allora pensare due cose: o quelle frasi gliele impone la giornalista d’assalto perché così il programma fa audience (e lei carriera), considerato infatti che quelle due frasi si ripetono uguali uguali da tantissimi anni. Ma se fosse davvero così, potremmo capire come funziona il giornalismo e cosa i giornalisti pensano di tutti noi (e non dovremmo essere tranquilli, ma chiedere davvero giustizia). Se invece quelle frasi fossero davvero dette con convinzione e consapevolezza, si devono pensare due cose. Che sia davvero un tipo tranquillo uno che compia un assassinio spietato e efferato, mi verrebbe da pensare a lungo. Probabilmente invece la verità è che non ci guardiamo più in faccia e oltre al buongiorno e buonasera (e così è già tanto) non andiamo. Perché questo è proprio il modo in cui viviamo davvero: non ci aiutiamo, non ci sosteniamo, non ci capiamo, le famiglie sono sole in mezzo a centinaia di persone indifferenti, ognuno blindato dentro al proprio appartamento, non sappiamo nulla di quello che abita nella porta accanto, di quello che ha, di come vive, di come vivono i figli, la moglie…: l’importante però è che «dopo una certa ora non si faccia rumore perché io vado a dormire». E prima di tutto: «mi faccio i fatti miei». E così quando uno “esplode” si dice «ma era un tipo tranquillo», «come può essere successo?». Ma queste sono solo frasi fatte, perché non sappiamo veramente che tipo era quello là. Probabilmente costui non era tranquillo per niente e se magari lo si guardava un po’ sulla faccia, si ascoltava quello che diceva, gli si faceva qualche domanda in attesa dell’ascensore, qualche dubbio poteva venire fuori (e forse—forse—si poteva aiutare). In merito poi alla richiesta rabbiosa di giustizia. A me personalmente se avessi un parente o un amico morto ucciso, verrebbe da pensare «sarà morto in grazia di Dio? Dove sarà ora?». E mi verrebbe da pregare per la sua anima e chiederei preghiere a tutti. La giustizia mi interessa certamente, deve essere fatta giustizia! ma non sarà una sentenza di un uomo con la toga nera (del tutto indifferente al mio dolore e che svolge il suo lavoro secondo una procedura) a ridare la vita al mio parente o al mio amico con tutto il bagaglio di ricordi e di sentimenti che restano qui. Può essere pure che la giustizia non trionfi mai e potrebbe anche accadere che dopo venti anni si dovrà ricominciare nuovamente il processo. Magari nel frattempo ci saremo anche invecchiati, malati, morti. Ma mai nessuno ridarà la vita al nostro amico o parente. E ci sono due tipi di giustizia quella dell’uomo e quella di Dio. La prima la conosciamo. La seconda non mancherà mai. Aspettiamo quest’ultima e preghiamo sempre per le anime dei defunti e dei peccatori. Ogni giorno.

Il Pio

E’ la somma che fa il totale \ 2

E’ la somma che fa il totale \ 2 
Ora speriamo in questo Governo. Ma è sempre così, a ogni giro di boa. Ci dimentichiamo del passato. Anni fa quando nel 2008 il Governo dell’on. Prodi cessò e salì al Governo l’on. Berlusconi, pareva—scrisse qualcuno—di essere usciti da un incubo (ricordate “i bamboccioni”, “le tasse sono bellissime”? “Il tesoretto”?). Poi le cose non andarono come si voleva anche con il “salvatore” della Patria. E riandò un Governo della parte opposta a questo. E le cose peggiorarono amaramente. Poi governò a lungo chi non era stato eletto. Speriamo ora, speriamo tutti che finalmente questi nuovi Ministri sappiano fare del bene all’Italia: ma del bene proprio, a lungo, definitivo, non qualcosa di attaccaticcio che dura poco, ma che sul momento, gli fa fare figura. Non so perché in Italia avvengano sempre cose strane, anomale. Cose tristissime, non funziona mai nulla. Ma chi siamo e cosa abbiamo fatto di male? Con un occhio alla storia dell’Italia, con tutta l'esperienza maturata, non dovremmo essere molto fiduciosi, su questo argomento dovremo ormai avere tutti l’animo disilluso. In una trasmissione ci fu un dialogo anni fa tra due noti politici di idee ovviamente opposte (o meglio di partiti opposti, perchè le idee possono cambiare facilmente in base a come la pensa il capo) che mi rimase impresso: «sono in aumento le violenze sulle donne da parte dei immigrati» disse l’uno. «Ma il numero delle violenze domestiche sulle donne è ancora più alto di quello» rispose urlando l’altro. Il discorso finì lì: ognuno di loro aveva avuto la sua visibilità e il ritorno di voto, ma chi ha risolto di loro due il problema della violenza sulle povere donne che stanno a casa o fuori in città? Chi dei due ci ha poi pensato? Ed resta sempre fermo il principio di Totò «è la somma che fa il totale», infatti il problema da combattere è la violenza alle donne a tutto tondo sia da parte degli stranieri e sia dentro le mura di casa. Ciascuno dei due crimini è di per sé terribile, ma la loro somma è quanto meno drammatica. Ecco speriamo che questi nuovi ministri non ragionino così. Non facciano bei cavalli di battaglia sui quali però non salire mai per combattere la buona battaglia a favore della Patria e per la libertà del loro popolo. E io penso sempre: speriamo, va bene, speriamo, ma non diamo mai troppa fiducia alle persone ancorchè abbiamo un curriculum esagerato (il peccato originale ce l'hanno tutti, ma non tutti sanno di averlo e come si dovrebbe contrastare). Diamo invece tutta la fede a Gesù, alla Madonna e ai santi, che sanno cambiare i cuori di pietra in cuori di carne e ci possono veramente aiutare.E poi diveniamo cristiani che portano frutti buoni dentro la società.
Il Pio

Perché l’Italia deve diventare islamica.

Passando in macchina davanti a una scuola, mentre uscivano i ragazzi, C. disse tra il serio e il faceto «poveri ragazzi, tra un po’ sa...