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Siamo proprio fatti così



Vi ripropongo il passo della Genesi quando i nostri progenitori mangiano il frutto, l’unica cosa cioè che non dovevano fare. E così, quando il peccato entra nel cuore dell’uomo, lui diventa proprio come siamo oggi. E da allora non esiste mai la responsabilità personale: è sempre colpa di un altro. 
(Il Pio) 

«...Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna. Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «E' vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».»  (Genesi 2, 25; 3 1-13)

Padre Pio. L’Angelo custode, la confessione e il demonio.


Un tizio disse a Padre Pio: - Io non posso venire sempre da voi. Il mio stipendio non mi permette spese per viaggi così lunghi - Padre Pio rispose: "E chi ti ha detto di venire qui? Non hai il tuo Angelo Custode? Gli dici cosa vuoi, lo mandi qua, ed avrai subito la risposta". 

È inutile che mi scrivi, perché non posso rispondere. Mandami l'Angelo, sempre. Penserò a tutto.

Invoca il tuo Angelo Custode, che ti illuminerà e ti guiderà. Il Signore te lo ha messo vicino appunto per questo. Perciò serviti di lui.

Un avvocato di Fano stava tornando a casa da Bologna. Era al volante della sua 1100 nella quale si trovavano anche sua moglie e i suoi due figli. Ad un certo punto, sentendosi stanco, avrebbe voluto chiedere di essere sostituito alla guida, ma il figlio maggiore, Guido, stava dormendo. Dopo qualche chilometro, nei pressi di San Lazzaro, si addormentò anche lui. Quando si svegliò si accorse di trovarsi ad un paio di chilometri da Imola. Fuori da sé dallo spavento urlò: "chi ha guidato la macchina? È successo niente?"... - No - gli risposero in coro. Il figlio maggiore, che era al suo fianco si svegliò e disse di aver dormito saporitamente. La moglie e il figlio minore, increduli e meravigliati, dissero di aver constatato un modo di guidare diverso dal solito: a volte l'auto era per finire contro altri veicoli ma all'ultimo momento, li evitava con delle manovre perfette. Anche la maniera di prendere le curve era diversa. "Soprattutto" diceva la moglie "ci ha colpito il fatto che tu sei rimasto immobile per molto tempo e non hai più risposto alle nostre domande..."; "Io - la interruppe il marito - non potevo rispondere perché dormivo. Io ho dormito per quindici chilometri. Non ho veduto e non ho sentito niente perché dormivo... . Ma chi ha guidato l'auto? Chi ha impedito la catastrofe?... Dopo un paio di mesi l'avvocato si recò a San Giovanni Rotondo. Padre Pio, appena lo vide, mettendogli una mano sulla spalla, gli disse: "Tu dormivi e l'Angelo Custode ti guidava la macchina". Il mistero fu svelato.

Un signore, tra il 1954 e il 1955 andò a confessarsi da Padre Pio, a San Giovanni Rotondo. Quando terminò l’accusa dei peccati padre Pio chiese: “Hai altro?” ed egli rispose, “No padre”. Il padre ripeté la domanda: “Hai altro?” “No padre”. Per la terza volta padre Pio gli chiese: “Hai altro?”. Al reiterato diniego si scatenò l’uragano. Con la voce dello Spirito Santo padre Pio urlò: “Vattene! Vattene! Perché non sei pentito dei tuoi peccati!”. L’uomo rimase impietrito anche per la vergogna che provava di fronte a tanta gente. Quindi cercò di dire qualcosa…ma padre Pio continuò: “Stai zitto, chiacchierone, hai parlato abbastanza; ora voglio parlare io. E’ vero o non è vero che frequenti le sale da ballo?” – “ Si padre” – “E non sai che il ballo è un invito al peccato?”. Stupito non sapevo che dire: nel portafoglio avevo il tesserino di socio di una sala da ballo. Promisi di emendarmi e dopo tanto mi diede l’assoluzione.

Un giorno, un signore disse a Padre Pio. “Padre, dico bugie quando sono in compagnia, tanto per tenere in allegria gli amici.”. E Padre Pio rispose: “Eh, vuoi andare all’inferno scherzando?!” 


Un uomo era originario delle Marche ed insieme ad un suo amico era partito dal suo paese con un camion per trasportare dei mobili vicino a San Giovanni Rotondo. Mentre facevano l’ultima salita, prima di giungere a destinazione, il camion si ruppe e si fermò. Ogni tentativo di farlo ripartire risultò vano. A quel punto l’autista perse la calma e preso dall’ira bestemmiò. Il giorno dopo i due uomini andarono a San Giovanni Rotondo dove uno dei due aveva una sorella. Tramite lei riuscirono a confessarsi da Padre Pio. Entrò il primo ma padre Pio non lo fece neanche inginocchiare e lo cacciò via. Venne poi il turno dell’autista che cominciò il colloquio e disse a Padre Pio: “Mi sono adirato”. Ma Padre Pio gridò: “Sciagurato! Hai bestemmiato la Mamma nostra! Che ti ha fatto la Madonna?”. E lo cacciò via. Il demonio è molto vicino a coloro che bestemmiano.

Un giovane medico, agli inizi degli anni ’50, andò a confessarsi da Padre Pio. Fece l’accusa dei suoi peccati e rimase in silenzio. Padre Pio chiese se avesse altro da aggiungere ma il medico risposte negativamente. Allora Padre Pio disse al medico “Ricordati che nei giorni festivi non si può mancare neanche ad una sola Messa, perché è peccato mortale”. A quel punto il giovane ricordò di avere “saltato” un appuntamento domenicale con la Messa, qualche mese prima. 

Le lotte fra Padre Pio e Satana si inasprivano con la liberazione dei posseduti. Più di una volta - raccontava Padre Tarcisio da Cervinara - prima di andare via da un corpo di un posseduto, il Maligno ha gridato: "Padre Pio ci dai più fastidio tu che San Michele". Ed anche: "Padre Pio, non ci strappare le anime e noi non ti molesteremo".

Le tentazioni di satana miranti a far prevaricare il serafico padre si manifestavano in ogni modo. Il Padre Agostino ci confermava che satana appariva sotto le forme più svariate: "sotto forma di giovinette ignude che lascivamente ballavano; in forma di crocifisso; sotto forma di un giovane amico dei frati; sotto forma del Padre Spirituale, o del Padre Provinciale; di quella di Papa Pio X e dell'Angelo Custode; di San Francesco; di Maria Santissima, ma anche nelle sue fattezze orribili, con un esercito di spiriti infernali. A volte non c'era nessuna apparizione ma il povero Padre veniva battuto a sangue, straziato con rumori assordanti, riempito di sputi ecc. . Egli riusciva a liberarsi da queste aggressioni invocando il nome di Gesù.

Lettera a padre Agostino del 13 febbraio 1913
..."oramai sono sonati ventidue giorni continui che Gesù permette a costoro di sfogare la loro ira su di me. Il mio corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse che ha contato fino al presente per mano dei nostri nemici. Più di una volta sono giunti a togliermi perfino la camicia e percuotermi in tale stato"...

(dal sito internet https://www.padrepio.catholicwebservices.com)

Poveri e basta




«La Chiesa deve pensare ai poveri e basta» mi disse uno, anche con una certa rabbia. «Guarda che la priorità della Chiesa è la conservazione del depositum fidei che ci ha lasciato Gesù e quella di portare in Paradiso tutti gli uomini. E poi tutto il resto». Il mio collega assolutamente in disaccordo con questo concetto, arrabbiato come fosse un insulto personale, insisteva sul concetto dei poveri. Ho cercato di ricordargli che comunque è praticamente solo la Chiesa che pensa ai poveri: la Caritas, le Conferenze di San Vincenzo, e poi l’Unitalsi, le varie Associazioni, per non parlare delle Parrocchie e delle missioni e delle scuole in Africa, Asia… E anche che ai poveri ci dobbiamo pensare tutti, cattolici, ma anche protestanti, atei, agnostici, progressisti, radicali… Ovviamente la risposta è stata «La Chiesa deve pensare ai poveri e non lo fa». Quello che però mi ha rattristato di quel dialogo è la durezza del cuore suo e di quello di molti. Partono dal principio che la Chiesa ha sempre sbagliato e continua a sbagliare, pur di fronte a fatti chiari che testimoniano il contrario. Di cose buone Essa ne ha fatte tantissime in duemila anni. Nonostante ciò moltissimi vogliono seguire la tristissima vulgata (cioè di fatto, quello che dicono tutti), col principio però che si deve ragionare con la testa propria (e con l’assioma conseguente che se ragioni con la Chiesa non sei libero). Il fatto poi che lo dicano tutti, poi non è segno di certezza e verità. E se chiedete a questa gente come si professano, loro senza esitazione dicono “cattolici”. Siamo sempre di meno... E sembra che oggi nella Chiesa ci sia gente che è convinta di avere come unica missione quella di distruggerLa completamente. Andiamo avanti sulla strada che Gesù ha iniziato, anche se adesso c’è tanta nebbia, anche se vediamo tanti amici tradire e deviare, ma è quella giusta.


Il Pio

Il vero Dio

 Padre nostro.

§ 2. - Della prima petizione.
«Sia santificato il nome tuo».


290 D. Che cosa intendiamo chiedendo che Dio sia conosciuto, amato e servito da tutto il mondo?

R. Noi intendiamo di chiedere che gli infedeli giungano alla cognizione del vero Dio, gli eretici riconoscano i loro errori, gli scismatici ritornino all'unità della Chiesa, che i peccatori si ravvedano e che i giusti siano perseveranti nel bene.

(Catechismo Maggiore di San Pio X)

Un industriale…



Un industriale, per esempio, se non vende il prodotto che fa? O lo modifica o lo cambia, perchè sia più appetibile al mercato, altrimenti lo spettro del fallimento gli si avvicinerà con passi da gigante. Questa modalità però va bene sicuramente nel settore dell’industria o del commercio, del business insomma, in cui vigono certe regole e certi meccanismi consolidati ed è bravo l’imprenditore quando li conosce bene, oltre a avere l’intuito che gli è proprio. Questo criterio invece non può essere usato in settori che hanno altre origini e altre finalità. Normalmente infatti, se si applicano le regole di un settore ad un altro, il rischio del danno è dietro l’angolo. Come dire: ad ogni settore le sue regole. Dove l’obiettivo, la mission, è il guadagno quel modo di fare va bene. Dove la mission però è una missione, non può essere seguita la regola dell’industriale. Prendiamo la nostra amata Chiesa e il problema (recente, se vogliamo) della gravissima carenza di sacerdoti. Come lo risolviamo? Se ragioniamo come l’industriale dovremmo “modificare” il “prodotto” per renderlo più appetibile al mercato. O dobbiamo “cambiare” quello che per millenni è sempre stato. E si pensa così ai preti sposati, ecologisti, di frontiera, marxisti, oppure alle donne sacerdote. Molti poi pensano che col parlare di Gesù i giovani scappano. Dovremo dunque addolcire il messaggio di Gesù perché i tempi sono cambiati. (I tempi cambiano sempre!). Ma la Santa Chiesa non deve fare business. La Chiesa non è un’azienda e i sacerdoti non sono bottegai. Essa non ha come core business il dover piacere al mondo o il seguire le mode del mondo. Ha invece come fine il custodire il deposito della fede fino alla fine del mondo e portare in paradiso tutti gli uomini. Anche a costo di restare un piccolo gregge o del martirio. Di fronte alle persecuzioni i cristiani non hanno mai addolcito il messaggio e non sono mai venuti a patti con il Potere aguzzino per essere da lui apprezzati. Di fronte alla mancanza di sacerdoti la domanda che ci dobbiamo porre per trovare il rimedio, non è quella dell’industriale: «come posso vendere di più il mio prodotto, come può esso essere apprezzato da tutti nel mondo moderno?», ma piuttosto «perché Dio ci ha mandato questa terribile prova? Una prova probabilmente che nessuno ha mai subito nei secoli scorsi. Se ci ha mandato questa prova un motivo ci sarà: Lui non le manda mai a caso. Come facciamo perché cessi il Suo sdegno contro di noi e l’Italia torni a essere cristiana e così ci possa mandare santi sacerdoti?». Ricordando Giona che rifiutò di obbedire al Signore e per questo fu ingoiato da un grande pesce, nel quale poi rivolge a Dio un'intensa preghiera, fu dunque fatto uscire dal pesce, ottempera alla sua missione e andò a predicare ai Niniviti i quali contro ogni aspettativa, gli credono, proclamano un digiuno, si vestono di sacco e Dio decide di risparmiare la città; oppure Papa Pio V che per evitare un’invasione islamica in Europa con la Battaglia di Lepanto chiese a tutti i cristiani la recita del santo rosario. E a Lepanto vinsero i cristiani. Ebbene ricordando Giona e Papa Pio V (e tanti altri) penso che un rimedio a questa prova potrebbe essere un po’ di sacrificio e un po’ di rosari. E un po’ di ritorno alla tradizione che abbiamo abbandonato “recentemente”: secondo me questo è il momento in cui sono iniziati i problemi. 

Il Pio 






Fare il meglio sempre, nel resto c'è la Provvidenza.



«Ascoltando le parole dell'acclamazione al Vangelo: "Signore, guidaci sul retto cammino", il pensiero è andato spontaneamente alla vicenda umana e religiosa del Papa Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti. In mezzo agli eventi turbinosi del suo tempo, egli fu esempio di incondizionata adesione al deposito immutabile delle verità rivelate. Fedele in ogni circostanza agli impegni del suo ministero, seppe sempre dare il primato assoluto a Dio ed ai valori spirituali. Il suo lunghissimo pontificato non fu davvero facile ed egli dovette soffrire non poco nell'adempimento della sua missione al servizio del Vangelo. Fu molto amato, ma anche odiato e calunniato.Ma fu proprio in mezzo a questi contrasti che brillò più vivida la luce delle sue virtù: le prolungate tribolazioni temprarono la sua fiducia nella divina Provvidenza, del cui sovrano dominio sulle vicende umane egli mai dubitò. Da qui nasceva la profonda serenità di Pio IX, pur in mezzo alle incomprensioni ed agli attacchi di tante persone ostili. A chi gli era accanto amava dire: "Nelle cose umane bisogna contentarsi di fare il meglio che si può e nel resto abbandonarsi alla Provvidenza, la quale sanerà i difetti e le insufficienze dell'uomo". 
Sostenuto da questa interiore convinzione, egli indisse il Concilio Ecumenico Vaticano I, che chiarì con magisteriale autorità alcune questioni allora dibattute, confermando l'armonia tra fede e ragione. Nei momenti della prova, Pio IX trovò sostegno in Maria, di cui era molto devoto. Proclamando il dogma dell'Immacolata Concezione, ricordò a tutti che nelle tempeste dell'esistenza umana brilla nella Vergine la luce di Cristo, più forte del peccato e della morte».

(Tratto dall'omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II, domenica 3/9/2000, per la beatificazione di Papa Pio IX, Papa Giovanni XXIII, l'Arcivescovo di Genova Tommaso Reggio, il sacerdote diocesano Guillaume-Joseph Chaminade, il monaco benedettino Columba Marmion).
 

Ci fosse qualcuno a istruirli!






«Abbiamo percorso i villaggi dei neofiti, che pochi anni fa avevano ricevuto i sacramenti cristiani. Questa zona non è abitata dai Portoghesi, perché estremamente sterile e povera, e i cristiani indigeni, privi di sacerdoti, non sanno nient’altro se non che sono cristiani. Non c’è nessuno che celebri le sacre funzioni, nessuno che insegni loro il Credo, il Padre nostro, l’Ave ed i Comandamenti della legge divina. Da quando dunque arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l’hanno ancora ricevuto. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini, i quali, come si dice, non sapevano distinguere la destra dalla sinistra. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l’Ufficio divino, né prendere cibo, né riposare fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli. Perciò, non potendo senza empietà respingere una domanda così giusta, a cominciare dalla confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnavo loro il Simbolo apostolico, il Padre nostro e l’Ave Maria. Mi sono accorto che sono molto intelligenti e, se ci fosse qualcuno a istruirli nella legge cristiana, non dubito che diventerebbero ottimi cristiani. Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d’Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all’inferno! Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti! In verità moltissimi di costoro, turbati a questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore, e, messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: «Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?». Mandami dove vuoi, magari anche in India».


Dalle «Lettere» a sant’Ignazio di san Francesco Saverio, sacerdote
(Lett. 20 ott. 1542, 15 gennaio 1544; Epist. S. Francisci Xaverii aliaque eius scripta, ed. G. Schurhammer I Wicki, t. I, Mon. Hist. Soc. Iesu, vol. 67, Romae, 1944, pp. 147-148; 166-167 - tratto da www.papaboys.org)

Siamo proprio fatti così

Vi ripropongo il passo della Genesi quando i nostri progenitori mangiano il frutto, l’unica cosa cioè che non dovevano fare. E così, quan...