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Ma chi è che comanda?

Uno si potrebbe chiedere perchè per la politica i soldi ci sono sempre, anche abbondanti, anche in tempo di crisi, ma per il popolo e per le aziende che danno lavoro al popolo, ce ne sono sempre pochi e sempre di meno. Ma non voglio parlare di politica perché è un argomento morto e stramorto: da lì non può venire nulla di buono. Vorrei prendere un argomento collaterale. Nei giornali e sui social si leggono spesso frasi di intellettuali degli ultimi decenni che avevano previsto, in tempi assolutamente non sospetti, le situazioni attuali, come ad esempio l'invasione islamica, la negazione della nostra cultura e identità, l'aborto a buon mercato e altro. Queste frasi vengono riprese dagli intellettuali moderni e tutti alla fine dicono "svegliatevi! Non vi fate sopraffare!..." . E io mi pongo la domanda ma che dobbiamo fare? Ditecelo. Dovremmo farci sentire da chi comanda, certo. Ma chi è che comanda in Italia, se lo sapessimo andremmo da lui. Chi comanda? Il Presidente della Repubblica? Il Governo? Il Parlamento? La Magistratura? Le lobby? L'Europa? L'Alta finanza? I partiti politici? L'Esercito? La Chiesa? Il popolo?! Chi comanda? Perché se lo sapessimo cercheremmo di farci sentire da lui. Magari non lo voteremmo più. Magari così ci ripensa la prossima volta... in teoria il popolo dovrebbe essere sovrano. Lo si studia bene in diritto costituzionale. Invece nella realtà non si sa chi comanda e soprattutto chi è sovrano davvero. Probabilmente comandano tutti loro ognuno per qualcosa. E quando ci sono troppi galli a cantare,  non si farà mai giorno. Povero popolo italiano, che peccato ha fatto per meritarsi tutto questo?

Il Pio

Non agitarti



«Prega e spera; non agitarti. L’agitazione non giova a nulla. Iddio è misericordioso e ascolterà la tua preghiera».

«Tutte le preghiere sono buone, quando queste siano accompagnate dalla retta intenzione e dalla buona volontà».

(Frasi di san Pio, meglio e a tutti noto come di Padre Pio, al secolo Francesco Forgione Pietrelcina, 25 maggio 1887 – San Giovanni Rotondo, 23 settembre 1968).

Avanguardia cattolica.


In campo militare l'avanguardia è un gruppo di eroici soldati che ha il compito di precedere il grosso di una formazione militare per esplorare il terreno e per evitare sorprese da parte del nemico, rimuovere ostacoli, attivi o passivi, dall'itinerario che deve essere percorso così tutti gli altri commilitoni possono procedere in sicurezza. L'avanguardia sa dove deve passare il reparto e il reparto sa che avanti c'è qualcuno amico che vigila su di lui. Questo dobbiamo essere noi cattolici. Un reparto di eroici appassionati di Gesù. Abbiamo nemici da tutte le parti e serpi velenose che strisciano anche dove non dovrebbero naturalmente trovarsi e non vanno mai in letargo, l'inganno è poi quotidiano e insidioso. Occorre un nucleo di forze speciali cattoliche che con la penna, con la testimonianza, con la catechesi, con la parola e se capita anche col martirio silenzioso facciano l'avanguardia e così tutti quelli che stanno indietro, che non conoscono la strada, che non sanno le tattiche, che non immaginano nemmeno il pericolo, procedano con il passo loro fino al destino della spedizione. 

Il Pio

Nuova litania. Per i migranti.





"Mater Misericordiae”, “Mater Spei” e “Solacium migrantium”, ovvero conforto, aiuto dei migranti: sono le tre nuove invocazioni inserite per volontà di Francesco nell’elenco delle Litanie Lauretane. Monsignor Roche del dicastero per il Culto Divino: sono preghiere legate all’attualità della vita.
(Tratto da vaticannews.va)

Ve ne volete andare anche voi?



"Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" ... Con l'odierna Celebrazione eucaristica Gesù ci introduce nella conoscenza di un particolare aspetto del suo mistero. Abbiamo ascoltato nel Vangelo un brano del discorso da Lui tenuto nella sinagoga di Cafarnao, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani. In esso Egli si rivela come il vero pane delle vita, il pane disceso dal cielo per dare la vita al mondo (cfr Gv 6,51). E' un discorso che gli ascoltatori non comprendono. La prospettiva in cui si muovono è troppo materiale per poter raccogliere il vero intendimento di Cristo. Essi ragionano nell'ottica della carne, che "non giova a nulla" (Gv 6, 63). Gesù invece apre il discorso sugli orizzonti sconfinati dello spirito: "Le parole che vi ho detto - Egli insiste - sono spirito e vita"... Ma l'uditorio è refrattario: "Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?" . Si ritengono persone di buon senso, con i piedi sulla terra. Per questo scuotono il capo e, brontolando, se ne vanno uno dopo l'altro. La folla iniziale si riduce progressivamente. Alla fine resta solo lo sparuto gruppetto dei discepoli più fedeli. Ma sul "pane della vita" Gesù non è disposto a transigere. E' pronto piuttosto ad affrontare il distacco anche dei più intimi: "Forse anche voi volete andarvene?" "Forse anche voi?". La domanda di Cristo scavalca i secoli e giunge fino a noi, ci interpella personalmente e sollecita una decisione. Quale è la nostra risposta? Cari giovani, se siamo qui oggi, è perché ci riconosciamo nell'affermazione dell'apostolo Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna".

Di parole intorno a voi ne risuonano tante, ma Cristo soltanto ha parole che resistono all'usura del tempo e restano per l'eternità...

Voi pensate alla vostra scelta affettiva, e immagino che siate d'accordo: ciò che veramente conta nella vita è la persona con la quale si decide di condividerla. Attenti, però! Ogni persona umana è inevitabilmente limitata: anche nel matrimonio più riuscito, non si può non mettere in conto una certa misura di delusione. Ebbene, cari amici: non c'è in questo la conferma di quanto abbiamo ascoltato dall'apostolo Pietro? Ogni essere umano, prima o poi, si ritrova ad esclamare con lui: "Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna". Solo Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio e di Maria, il Verbo eterno del Padre nato duemila anni orsono a Betlemme di Giudea, è in grado di soddisfare le aspirazioni più profonde del cuore umano. ...Nel sacrificio eucaristico noi possiamo entrare in contatto, in modo misterioso ma reale, con la sua persona, attingendo alla sorgente inesauribile della sua vita di Risorto.

L'Eucaristia è il sacramento della presenza di Cristo che si dona a noi perché ci ama. Egli ama ciascuno di noi in maniera personale ed unica nella vita concreta di ogni giorno: nella famiglia, tra gli amici, nello studio e nel lavoro, nel riposo e nello svago. Ci ama quando riempie di freschezza le giornate della nostra esistenza e anche quando, nell'ora del dolore, permette che la prova si abbatta su di noi: anche attraverso le prove più dure, infatti, Egli ci fa sentire la sua voce.


(Santa messa di chiusura della XV Giornata mondiale della gioventù – stralci dell’omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II, Tor Vergata, domenica 20 agosto 2000)

Una cosa che ci fa tutti uguali




64 D. Quali danni ci ha dunque cagionato il peccato originale?

R. I danni del peccato originale sono: la privazione della grazia, la perdita del paradiso, l'ignoranza, l'inclinazione al male, tutte le miserie di questa vita, e infine la morte.


(Catechismo Maggiore di San Pio X)

Infradito!




Ieri ho letto una notizia, che con naturalezza stava in mezzo a quelle altre che trattavano dei guai che sta combinando nel mondo il Covid-19, delle aziende che chiudono mandando sul lastrico i lavoratori, delle famiglie che non arrivano a fine mese, dei suicidi, degli omicidi, degli stupri, della classe politica che non fa il suo dovere... La notizia era questa: a I.B. mentre passeggiava per le Vie di M. le si è rotto l'infradito, ma lei eroicamente ha continuato la sua passeggiata andando scalza a un piede, con foto e complimenti del giornalista. 

Il Pio

E' bene una ripassatina ogni tanto.



48 D. Qual è la creatura più nobile che Dio ha posto sulla terra?
R. La creatura più nobile che Dio ha posto sulla terra é l'uomo.

49 D. Che cosa è l'uomo?
R. L'uomo é una creatura ragionevole composta d'anima e di corpo.

50 D. Dite cosa è l'anima?
R. L'anima é la parte più nobile dell'uomo, perché è sostanza spirituale, dotata d'intelletto e di volontà, capace di conoscere Dio e di possederlo eternamente.

51 D. L'anima umana si può vedere e toccare?
R. L'anima nostra non si può né vedere né toccare perché è spirito.

52 D. L'anima umana muore col corpo?
R. L'anima umana non muore mai: la fede e la stessa ragione provano che essa è immortale.

53. D. L'uomo è libero nelle sue azioni?
R. Si, l'uomo è libero nelle sue azioni; e ciascuno sente dentro se stesso che può fare una cosa e non farla, o farne una piuttosto che un'altra.

54 D. Spiegate con un esempio la libertà umana.
R. Se io dico volontariamente una bugia, sento che potrei non dirla e tacere, e che potrei anche parlare diversamente, dicendo la verità.

(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X).

Qualcosa non mi riporta.



"Papa Francesco: "Siamo tutti responsabili della sorte dei migranti” queste le parole di Bergoglio durante l’Angelus a Piazza San Pietro. Il Pontefice ha parlato di immigrazione e della guerra in Libia".
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagievy

"Cologna veneta. Anziana signora violentata da un 27enne marocchino mentre si trovava da sola a casa"
Fonte ilnuovogiornaleweb.it

Per li peccati Iddio permette cotali cose


Del santissimo miracolo
che fece santo Francesco,
quando convertì
il ferocissimo lupo d’Agobbio.


Al tempo che santo Francesco dimorava nella città di Agobbio, nel contado d’Agobbio apparì un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali, ma eziandio gli uomini; in tanto che tutti i cittadini stavano in gran paura, però che spesse volte s’appressava alla città; e tutti andavano armati quando uscivano della città, come s’eglino andassono a combattere, e con tutto ciò non si poteano difendere da lui, chi in lui si scontrava solo.

E per paura di questo lupo e’vennono a tanto, che nessuno era ardito d’uscire fuori della terra. Per la qual cosa avendo compassione santo Francesco agli uomini della terra, sì volle uscire fuori a questo lupo, bene che li cittadini al tutto non gliel consigliavano; e facendosi il segno della santissima croce, uscì fuori della terra egli co’suoi compagni, tutta la sua confidanza ponendo in Dio.

E dubitando gli altri di andare più oltre, santo Francesco prese il cammino inverso il luogo dove era il lupo. Ed ecco che, vedendo molti cittadini li quali erano venuti a vedere cotesto miracolo, il detto lupo si fa incontro a santo Francesco, con la bocca aperta; ed appressandosi a lui santo Francesco gli fa il segno della santissima croce, e chiamollo a sé e disse così: «Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona».

Mirabile cosa a dire! Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre; e fatto il comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere.

E santo Francesco gli parlò così: «Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, e hai fatti grandi malifici, guastando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza, e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d’uccidere uomini fatti alla immagine di Dio; per la qual cosa tu se’degno delle forche come ladro e omicida pessimo; e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t’è nemica. Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e né li uomini né li cani ti perseguitino più». E dette queste parole, il lupo con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d’accettare ciò che santo Francesco dicea e di volerlo osservare.

Allora santo Francesco disse: «Frate lupo, poiché ti piace di fare e di tenere questa pace, io ti prometto ch’io ti farò dare le spese continuamente, mentre tu viverai, dagli uomini di questa terra, sicché tu non patirai più fame; imperò che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male. Ma poich’io t’accatto questa grazia, io voglio, frate lupo, che tu mi imprometta che tu non nocerai mai a nessuna persona umana né ad animale: promettimi tu questo?». E il lupo, con inchinare di capo, fece evidente segnale che ’l prometteva. E santo Francesco sì dice: «Frate lupo, io voglio che tu mi facci fede di questa promessa, acciò ch’io me ne possa bene fidare». E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede, il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale ch’egli potea di fede.

E allora disse santo Francesco: «Frate lupo, io ti comando nel nome di Gesù Cristo, che tu venga ora meco sanza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di Dio». E il lupo ubbidiente se ne va con lui a modo d’uno agnello mansueto; di che li cittadini, vedendo questo, fortemente si maravigliavano. E subitamente questa novità si seppe per tutta la città; di che ogni gente, maschi e femmine, grandi e piccioli, giovani e vecchi, traggono alla piazza a vedere il lupo con santo Francesco.

Ed essendo ivi bene raunato tutto ’l popolo, levasi su santo Francesco e predica loro, dicendo, tra l’altre cose, come per li peccati Iddio permette cotali cose e pestilenze, e troppo è più pericolosa la fiamma dello inferno, la quale ci ha a durare eternalemente alli dannati, che non è la rabbia dello lupo il quale non può uccidere se non il corpo: «quanto è dunque da temere la bocca dello inferno, quando tanta moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca d’un piccolo animale. Tornate dunque, carissimi, a Dio e fate degna penitenza de’vostri peccati, e Iddio vi libererà del lupo nel presente e nel futuro dal fuoco infernale». E fatta la predica, disse santo Francesco: «Udite, fratelli miei: frate lupo che è qui dinanzi da voi, sì m’ha promesso, e fattomene fede, di far pace con voi e di non offendervi mai in cosa nessuna, e voi gli promettete di dargli ogni dì le cose necessarie; ed io v’entro mallevadore per lui che ’l patto della pace egli osserverà fermamente».

Allora tutto il popolo a una voce promise di nutricarlo continovamente. E santo Francesco, dinanzi a tutti, disse al lupo: «E tu, frate lupo, prometti d’osservare a costoro il patto della pace, che tu non offenda né gli uomini, né gli animali, né nessuna creatura?». E il lupo inginocchiasi e inchina il capo e con atti mansueti di corpo e di coda e d’orecchi dimostrava, quanto è possibile, di volere servare loro ogni patto.

Dice santo Francesco: «Frate lupo, io voglio che come tu mi desti fede di questa promessa fuori della porta, così dinanzi a tutto il popolo mi dia fede della tua promessa, che tu non mi ingannerai della mia promessa e malleveria ch’io ho fatta per te». Allora il lupo levando il piè ritto, sì ’l puose in mano di santo Francesco.

Onde tra questo atto e gli altri detti di sopra fu tanta allegrezza e ammirazione in tutto il popolo, sì per la divozione del Santo e sì per la novità del miracolo e sì per la pace del lupo, che tutti incominciarono a gridare al cielo, laudando e benedicendo Iddio, il quale sì avea loro mandato santo Francesco, che per li suoi meriti gli avea liberati dalla bocca della crudele bestia.

E poi il detto lupo vivette due anni in Agobbio, ed entravasi dimesticamente per le case a uscio a uscio, sanza fare male a persona e sanza esserne fatto a lui, e fu nutricato cortesemente dalla gente, e andandosi così per la terra e per le case, giammai nessuno cane gli abbaiava drieto. Finalmente dopo due anni frate lupo sì si morì di vecchiaia, di che li cittadini molto si dolsono, imperò che veggendolo andare così mansueto per la città, si raccordavano meglio della virtù e santità di santo Francesco.

A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

Preghiera al beato Pier Giorgio Frassati


Preghiere al Beato Giorgio Frassati
Beato Pier Giorgio,
guidami nel pretendere la legittima eredità di figlio di Dio
ed erede del Suo regno.
Mostrami, con il tuo esempio,
come essere lento all’ira
e delicato nei miei rapporti con gli altri.
Aiutami a comunicare la pace di Cristo,
pronunciando parole di pace
e vivendo la vita nella pace.
Beato Pier Giorgio
chiedo la tua intercessione
per ottenere da Dio,
che è mite ed umile di cure,
tutte le grazie necessarie al mio bene spirituale e temporale.
Con fiducia ti chiedo aiuto …
(si formula la richiesta, il bisogno, l'intenzione, la grazia,che si vuole mettere nelle mani del beato Pier Giorgio perchè interceda per noi presso Dio).

Buffoni!




Sempre il amico "G" era solito fare quotidianamente una cosa. Quando la TV mandava il telegiornale, lui si metteva in piedi e col pollice e l'indice appoggiati alla tavola, muovendo le labbra in senso di fastidio come di chi sta per lanciare un'anatema, diceva con tono perentorio "Buffoni!" alla prima notizia; "Buffoni!" alla seconda notizia; "Buffoni!" alla terza notizia. Alla quarta non ci arrivava quasi mai, perchè spegneva la TV, lanciando il telecomando. Ogni giorno. Io allora non stavo tanto dietro alle notizie, in particolare quelle politiche e non capivo bene il suo disagio, intuendolo soltanto. Questo antico episodio della mia vita mi è rivenuto in mente perchè  mi è capitato di sentire da elementi della classe dirigente, con lo stesso tono perentorio e sicuro: "e ora: le riforme (detto da uno che al potere ci sta da venti anni, anche a alti livelli)"; "è l'ora delle parole chiare (detto da chi la mattina dice una cosa e la sera con il massimo del candore, la disdice)"; "entro 24 ore toglieremo tutta l'immondizia da ... (detto da un ministro che poi è sparito senza aver tolto nulla, tranne le speranze popolari)"; "e adesso pensiamo alla scuola (detto da un soggetto che è stato per anni ministro della pubblica istruzione)"... Queste frasi si ripetono ossessivamente ogni anno, ogni mese, ogni settimana. Le sentiamo dappertutto. Tutta la classe dirigente ama dire con prosopopea "facciamo, proponiamo, è ora di, noi, voi...", ma senza fare nulla o quasi nulla per il popolo e per il popolo, dunque, è sempre peggio. Noi per loro esistiamo solo perchè votiamo, è risaputo. Ma possiamo sempre dirgli "Buffoni!", quando se lo meritano.

Il Pio

Cento anni



In una visione avuta il 24 aprile del 1820 è stato rivelato ad Anna Caterina Emmerick che il diavolo avrebbe avuto 100 anni di tempo per tentare la chiesa.
 La visione avrebbe anche precisato alla veggente che Satana sarebbe stato liberato dalla catene circa ottanta anni prima dell’anno 2000. Dopo più di un secolo la Madonna di Medjugorje il 24 aprile 1982 ha inviato il seguente messaggio:“Cari Figli dovete sapere che satana esiste. Egli si è presentato davanti al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a satana di mettere la chiesa alla prova per un secolo”, ma ha aggiunto : "non la distruggerai". Cento anni dal 1820 fa 1920, nell'altra ipotesi arriviamo al 2020. Potremo essere nell'anno finale dello scatenamento oppure no. Chissà? Il fatto è che il male crea sempre reazioni a catena che si allargano sempre di più e proliferano. Come lo scoppio di una bomba atomica: gli effetti dello scoppio non si fermano al momento dell'esplosione, come tutte le altre bombe. Ma continuano per anni e anni ancora. Speriamo e preghiamo san Michele Arcangelo che tenga a freno Satana. E facciamo di tutto per non fare il male né cadere nel male.


Il Pio

Santità e letizia

Il beato Alberto Marvelli di Rimini

Non lo dice più nessuno, ma la santità è, nella vita di ciascuno, la meta. Non tutti riusciranno ad essere santi come ad esempio san Francesco di Assisi o San Giovanni Bosco. Ma a quel tempo  c'era bisogno di un San Francesco di Assisi e di un San Giovanni Bosco; altri così, nella mente di Dio non servivano. Perchè gli altri santi, noti o ignoti, anche nel silenzio, hanno fatto la loro parte. E così anche oggi il mondo ha un bisogno potente della santità, ha bisogno di vedere, di sentire, di toccare santi in carne e ossa, come di un bisogno vitale. Ma perchè il mondo è tanto triste? Quanta letizia proviene oggi dalle mode, dal vivere modernamente, o dallo Stato? Santità clamorosa o santità nascosta: a ognuno di noi è stato dato un dono per mandare avanti il Regno di Dio tra gli uomini e essere dunque santi del genere. 

Vi propongo un articolo del Catechismo di San Pio X

« 209 D. Che cosa ci deve animare ad imitare i Santi?
R. Ad imitare i Santi ci deve animare il considerare che essi erano deboli e fragili come noi e soggetti alle stesse passioni, che confortati dalla divina grazia si sono fatti santi con quei mezzi che possiamo usare anche noi, e che per i meriti di Gesù Cristo è promessa a noi pure quella stessa gloria che ora essi godono in paradiso».


Faccio notare di quello che abbiamo letto, i seguenti punti importantissimi:

  • essi (i santi) erano deboli come noi; 
  • erano soggetti alle stesse passioni, sofferenze, tentazioni, malattie, umore,... proprio come noi;
  • per grazie di Dio sono divenuti santi (e la grazia è un dono e si può chiedere);
  • anche noi abbiamo gli stessi identici mezzi (ad es. i sacramenti), come loro, per divenire santi. Non è vero che oggi non si può fare niente e che è tutto cosa del passato;
  • Per i meriti di Gesù possiamo tutti avere la loro gloria in Paradiso.
Che dire dunque? Meglio pensare e cercare la santità, che dare la vita seguendo le mode moderne che come tali dopo un po' saranno tutte vecchie e arrugginite. In questo modo potremo cambiare davvero il mondo.

il Pio


Le nostre origini





Con il termine eversione dell'asse ecclesiastico si indicano gli effetti economici di due leggi del Regno d'Italia e segnatamente il Regio decreto 3036 del 7 luglio1866  di soppressione degli ordini e delle congregazioni religiose (in esecuzione della Legge del 28 giugno 1866, n° 2987), e la legge 3848 del 15 agosto 1867 che dispose la confisca dei beni degli enti religiosi ("Asse ecclesiastico"). Il termine "eversione", dalla radice latina evertĕre, significa abbattere, rovesciare, sopprimere. Il termine "asse", dal latino as, assis = moneta, significa "patrimonio". L'espressione, quindi, qualifica la confisca dei beni degli enti religiosi come un abbattimento del potere economico della chiesa cattolica. Essa venne utilizzata sia nei disegni preparatori che nella legge stessa del 1866, ma in leggi successive il concetto fu edulcorato con l'espressione "liquidazione dell'asse ecclesiastico", terminologia che sottace la natura confiscatoria, ma che trova una corrispondenza in una maggiore moderazione delle leggi stesse. La nuova terminologia intese indicare come obiettivo della legislazione era quello di imporre alla Chiesa la vendita dei propri beni immobili, attraverso, ad esempio, la conversione in titoli di stato. Obiettivo di fondo dell'azione del legislatore fu, quindi, l'estensione del controllo dello Stato sulla leggi di eversione dell'asse ecclesiastico rimasero in vigore fino al 1929, anno dei Patti lateranensi.
(Stralci tratti da Wikipedia)

Perchè Cavour e Rattazzi ritenevano gli Ordini religiosi "inutili e dannosi" e motivo di tanto ingiusto accanimento antidemocratico? Perchè la nuova Italia era fondata sul lavoro e sull'economia. Gli Ordini religiosi, sopratutto quelli contemplativi non lavoravano, non facevano nulla per l'economia, dunque essi erano inutili e,  dunque, da sopprimere. Questi sono i padri della Patria. Queste sono le nostre origini. 
Il Pio

Il "buon" Signor G.


In un altro post vi ho parlato del mio amico G., devotissimo a San Giuseppe, lo sposo della Madonna. Ora starà sicuramente in Paradiso, felice e contento, a giocare a carte con San Giuseppe... Per noi era famoso per le sue perle di saggezza, frasi lapidarie, frutto della sua vita cristiana attiva e intensa. Non è che era proprio facile seguirlo, perchè se commettevi una stupidaggine anche lieve, provocata magari da una fede ancora povera oppure perché dopo avergli chiesto consiglio poi facevi lo stesso di testa tua, non ti salvava nessuno, te ne diceva tante e tali che ti rimanevano appiccicate addosso per molti anni. (Per crescere nella fede come anche per divenire un uomo, è necessario anche un po' di ruvidità e di durezza, non può accrescersi solo con i "Bravo" e "hai fatto bene lo stesso"). Una volta per mancanza di coraggio avevo fatto diversamente da come mi aveva detto lui e combinato un brutto guaio, mi rimproverò duramente e chiuse il  discorso urlandomi "su le braghe! Su le braghe!". Me lo ricordo ancora, e difficilmente cadrò nello stesso errore. Ma era anche quello che sapeva leggere il tuo  cuore e darti giusti consigli. "Il Signore ti ha fatto ultimamente almeno due Grazie. Ringrazialo". "Devi seguire questa strada, vedrai che il Signore ti aiuterà". Era quello che sentiva tutti sia chi aveva problemi di basso cabotaggio sia chi ne aveva  di catastrofici: a tutti dava tempo e consigli e si ricordava di tutti. Dopo una lunga e dura prova che avevo passato senza perdere la fede, mi disse: "come l'angelo disse a Abramo prima che uccidesse suo figlio-ora so-così dice a te ora che hai passato la prova e gli vuoi ancora bene". Per spiegarci il metodo che usava quando si trovava di fronte a un bivio, "tra due strade io scelgo sempre la più difficile". La fede è importante, lui ne aveva tanta, ma lui era chiamato a fare questo. Ognuno deve fare quello per cui è chiamato dal Signore. E è sicuro che la fede è un dono (non un privilegio di alcuni). E se è uno la possiamo chiedere a chi la può dare


Il Pio

Cacciateli via!

  Negli ultimi cinquant’anni il problema centrale di molte parrocchie e diocesi sono stati “i giovani”. “I giovani oggi sono cambiati—si dic...