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Opzione Benedetto / 2

Per salvarci da un mondo ostile, devastato dal male e dalla disumanità, dove ogni riferimento morale e pubblico è decisamente crollato, Rod Dreher propone come via di scampo, per noi e per la nostra fede, San Benedetto da Norcia (e lo fa col suo bel libro The Benedict Option) perchè i tempi del santo di Norcia e quelli attuali si assomigliano in grandissima parte. Tuttavia—nonostante la proposta di vivere come visse il santo di Norcia fosse verosimilmente funzionale allo scopo pensato—una buona parte dei cattolici anche importanti, ha "condannato al rogo" l'autore senza processo e pietà, accusandolo di eresia donatista e del "complesso di Masada", dal nome della roccaforte sopra il Mar Morto (vedi la foto sopra) nella quale un migliaio di ebrei si asserragliarono dopo la caduta di Gerusalemme nell'anno 70, finendo poi per darsi la morte. Altri hanno impedito una conferenza su questo argomento nelle parrocchie. Vi propongo sul tema questo ottimo articolo di Stefano Fontana pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana del 27/2/2018). 
Il Pio

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Da dove nasce la proposta contenuta nel libro The Benedict Option? Leggi, politiche, programmi scolastici, progetti sulla sessualità nelle scuole, pubblicità spingono sempre più gruppi ad organizzarsi per salvare il salvabile. Non sono molti, ma lo saranno. Un altro aspetto sta poi spingendo in questo senso ed è interno alla Chiesa stessa.


Sulla “opzione Benedetto” è in atto una promettente discussione e ci sono già delle realtà cattoliche che vi fanno riferimento, se non in senso letterale almeno come spunto. Come è noto, si tratta della proposta di Rod Dreher contenuta nel libro The Benedict Option uscito negli USA nel 2017 e ora in Francia con un titolo un po' diverso.

I gesuiti della Civiltà Cattolica lo hanno però già criticato paragonandolo all’eresia donatista dei primi secoli cristiani. Lo ha fatto padre Andreas Gonçalves Lind nel numero 4022 della rivista. La proposta viene condannata come arrogante, fondata sulla pretesa di creare comunità di perfetti, rigide dottrinalmente e carenti di umiltà e misericordia. Molto diversa, notano i gesuiti, è la proposta di Papa Francesco che dice non di ritirarsi ma di uscire e collaborare con tutti.

A mio parere, però, c’è qualcosa che anche alla Civiltà Cattolicasta sfuggendo e a cui l’opzione Benedetto dà espressione. Dreher si riferisce a Benedetto da Norcia. Ma molti intendono la proposta anche nel senso di Benedetto XVI-Joseph Ratzinger che, come è noto, previde che la Chiesa si ridurrà di molto e che il suo futuro dipenderà proprio dall’esistenza di piccole comunità creative veramente convinte.

Nella devastazione e desolazione successive alla caduta dell’impero romano, in un mondo ostile, i monaci benedettini costituirono delle piccole comunità in cui conservare ciò che conta della fede cristiana e in cui seminare la civiltà di domani. Secondo Dreher la nostra situazione è la stessa o lo diventerà entro breve. Vengono in mente qui certe realistiche constatazioni di Benedetto XVI sulla fede cristiana che sta per spegnersi come una fiammella che non trova più alimento. Il paragone con i tempi di San Benedetto, però, regge fino ad un certo punto, nel senso che i nostri tempi rischiano di essere peggiori. A quei tempi, pur nella penuria materiale, nelle solitudini territoriali, nella precarietà generale, i riferimenti impliciti alla natura umana esistevano ancora.

La nostra epoca, invece, è ampiamente postnaturale o postumana. Come ha ben documentato Leo Moulin, i monaci benedettini, raccolti in piccole comunità, conservarono l’umano tramite la conservazione della fede. Per dirla con Benedetto XVI ai Bernardins, dissodavano le anime sapendo che questo avrebbe prodotto anche il dissodamento del suolo incolto. Ma questo era possibile perché l’umano c’era ancora e perché la fede, in questo modo, dimostrava la propria umanità, il suo essere – ed è ancora Benedetto XVI ad averlo detto – “dal volto umano”.

Quando Dreher parla della sopravvivenza del cristianesimo in un mondo ostile e con ciò intende qualcosa di simile all’epoca del V secolo, pecca per difetto: oggi il mondo è molto più ostile di allora al cristianesimo, essendo ostile all’uomo. La devastazione oggi è più sistematica, più cinica, più spregiudicata, perfino più indifferente, data ormai per normale.

Ecco perché i cristiani – ma mi verrebbe da dire i cattolici – oggi sono sempre più costretti a ritrarsi, a preparare sotterraneamente qualcosa di alternativo, a conservare gelosamente quanto il mondo ci vuole rubare. L’ostilità si fa porta a porta. Le leggi, le politiche, i programmi scolastici, i progetti sulla sessualità nelle scuole, la pubblicità … sempre di più gruppi e comunità di cattolici, genitori, laici, famiglie, sentono l’aggressione sistemica e cercano di organizzarsi per salvare il salvabile. Di questi non so quanti abbiano letto il libro di Dreher, è certo però che la situazione si sta muovendo così. Per ora non sono molti, ma lo saranno entro beve.

Quando sento un genitore che mi dice di essere disposto anche a trasferirsi di città e a trovare un nuovo lavoro pur di salvare suo figlio mettendolo in una scuola parentale cattolica, vuol dire che il livello è colmo. C’è però anche un altro aspetto che sta spingendo in questo senso, ed è interno alla Chiesa stessa. I fedeli che si sentono frastornati e spiazzati dai nuovi comportamenti pastorali, spesso contraddittori e talvolta scandalosi, l’accelerazione verso affermazioni contrarie alla tradizione (termine che uso qui nel senso modesto e terra a terra di “quello che mi hanno insegnato mia mamma e il mio parroco da piccolo"), le sparate teologiche disarmanti senza che nessuno dall’alto precisi, la dissacrazione non certo generalizzata ma ben disseminata in tanti piccoli ma numerosissimi casi che quotidianamente leggiamo in internet (non sui giornali che non ne parlano) fanno capire a molti che bisogna riorganizzarsi, tirarsi su le maniche, mettersi insieme, concentrarsi sui fondamentali.

C’è una certa percezione di non essere più custoditi e garantiti.Anche in questi casi non so chi abbia letto Dreher e chi no, ma è certo che l’opzione Benedetto ha colto una esigenza e insieme un processo in atto. Il punto decisivo è se queste comunità che, ormai è certo, stanno nascendo in molte parti e in molte forme diverse, si chiuderanno in se stesse o se manterranno il loro “sentire cum Ecclesia”. La Civiltà Cattolica accusa la proposta dell’opzione Benedetto di autoreferenzialità e chiusura. Ma non è detto che sia così. Nulla esclude che proprio queste comunità mantengano invece in modo profondo il senso ecclesiale, magari più di altri ambienti in cui normalmente si pensa che questo senso ecclesiale ci sia. Che lo mantengano o no dipenderà da esse stesse, ma anche dalla Chiesa. 

(Stefano Fontana da La Nuova Bussola Quotidiana del 27/2/2018, 
http://www.lanuovabq.it)

E’ la somma che fa il totale


Il mio amico R. quando parla è sempre molto concitato e gesticola; lui è un uomo appassionato e certi temi lo trascinano. «Avete notato–disse una volta—che per il caso della giovane fatta a pezzi a Macerata, tutti si sono guardati bene dal parlare di femminicidio? Certo: c’era di mezzo un migrante». E aggiungo: in un periodo elettorale. R. tante volte esagera e forse anche quella volta lo ha fatto. In effetti però, nessuno ha pronunciato quella parola. Ma il punto non è che quello ha la faccia di colore bianco e l’altro no, ma il fatto è che la politica è una porcata. Se parli male dei migranti in un periodo elettorale infuocato come questo, rischi il posto. C’è una differenza tra l’uomo politico e l’uomo normale: l’uomo normale vive tutti i giorni nel mondo reale, l’uomo politico invece, vive in un mondo tutto suo, lontano anni luce da quello dove viviamo tutti. Questi non hanno i problemi che abbiamo tutti noi. Qualunque cosa dica l’uomo politico è solo per un ritorno elettorale, mai per il bene del popolo. Il popolo serve solo perché vota e dunque deve votare per lui. I politici vivono in un mondo tutto loro—dicevo—e questo li fa essere convinti che quello è il mondo vero; siccome in questo mondo il popolo non c’è, se non solo per un mese prima delle elezioni, gli significa che quello esiste e serve se non per quel solo mese. L’unica cosa però che ci accomuna è che moriremo tutti e tutti finiremo davanti al Tribunale di Dio, senza favoritismi e privilegi. Altre differenze non ci sono. Il famoso giovane di Tolentino ha sparato per le vie di Macerata la mattina del sabato. Nelle primissime ore del pomeriggio dello stesso giorno, i politici già si stavano scannando, dandosi la colpa l’un l’altro del fatto criminoso, senza minimamente pensare a come risolvere il problema e senza la minima vergogna. E hanno continuato a farlo pure i giorni dopo. Per loro il problema vero è solo dare la colpa all’avversario, prima dell'avversario e non tenerla su di sé e viceversa, e si può andare avanti per mesi fino a che il polverone non scende, poi si può dimenticare tutto. Il resto non conta. Per ribadire che la politica è una porcata e i politici sono inetti, confermando tutto quello che ho scritto sopra, pensiamo al tema dell’immigrazione, ma non quella recente che sappiamo tutti fino alla noia. Andiamo invece un po’più indietro. Negli anni ’90 del secolo scorso sono entrati in Italia, in massa, gli albanesi. Ne arrivarono a migliaia, nessuno li fermò, e “qualche” problema di convivenza con gli italiani, lo crearono (c’erano zone di certe città in cui non si poteva andare e in cui la criminalità italiana, non certo composta da benefattori, fu scalzata da questi). Poi entrarono sempre a migliaia quelli della Romania e in particolare quelli di etnia Rom. Anche allora si crearono problemi di convivenza (famosa è stata l’intervista fatta a un capo di questi sul motivo per cui erano entrati in Italia, rispose: «se in Romania rubo qualcosa prendo tre anni e li faccio tutti, qui invece…»). Poi toccò—siamo agli anni nostri—a una migrazione di intere popolazioni africane che ancora continua: mischiati tra tantissimi galantuomini e brava gente, sono entrate persone fatte uscire dalla carceri: criminali, terroristi, prepotenti, fannulloni, spacciatori... E anche in questo caso i problemi di convivenza sono stati tanti. E quando affondava una barca stracarica di povera gente, i politici di una certa parte e il loro braccio, i giornalisti, ci facevano sentire in colpa per quel fatto tragico. Per coprire la loro inettitudine ci dicevano che siamo razzisti. C’è in effetti una parte di italiani razzista (come in tutte le parti del mondo), ma gli italiani non sono razzisti. Gli italiani sono invece abbandonati a se stessi in mezzo a tutti quei problemi di convivenza e sono ora un po’ a corto di fiato (per rendere l’immagine). Una cosa però è sicuramente vera: questo fenomeno non è mai avvenuto in nessuna parte dell’Europa e forse del mondo. E questo significherà qualcosa? In che mani stiamo? E in tutti questi anni sono passati Governi di tutti i colori. Cioè: perfezione nel loro mondo irreale, ma inettitudine nel mondo reale. A proposito. Una cosa che piace tanto ai politici è quello di snocciolare percentuali (spesso incontrollabili). E così quando avviene un crimine perpetrato da un migrante, loro sfoderano le percentuali che dimostrano che sono gli italiani a commettere più crimini dei migranti. Sulle percentuali nulla da dire, saranno sicuramente vere. Quello che ci preoccupa non è chi è tra tutti, il più cattivo, ma il concetto che è la somma che fa il totale, come diceva Totò. Ci preoccupa, non la percentuale tra i reati, ma la somma tra i crimini degli italiani, degli albanesi, dei rumeni, degli africani… perché questa somma sta divenendo ormai insopportabile e insostenibile per quelli che vivono nel mondo reale.
Il Pio



Viveva meglio di me dunque aveva ragione


«Viveva meglio di me [il beato Pier Giorgio Frassati, ndr], dunque aveva ragione. A vederlo mi pareva di intendere come era fatto un giovane cristiano sul serio per cui la Fede è la ragione stessa della vita».
 
(Don Cojazzi, Pier Giorgio Frassati, Biografia ed. Sei).

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...