Etichette

«Ho visto il “santo tuo”».



Mi ricordo che quando distribuivo in ufficio il santino di Pier Giorgio Frassati, in occasione del 4 luglio, molti colleghi lo prendevano con indifferente distacco e lo lasciavano per anni sullo stesso punto della scrivania. Altri invece lo guardavano, leggevano cosa c’era scritto dietro e alla fine mi chiedevano «chi è questo… Pier Giorgio Frassati?». Dovete sapere, e chi vive negli uffici lo sa bene, che se devi parlare di calcio o di stupidaggini hai a tua disposizione tutto il tempo che vuoi e il tuo interlocutore ti sta a sentire con la massima attenzione fino alla fine. Se devi parlare di cose serie, questa regola quasi mai si può applicare. E non è assolutamente facile sintetizzare chi era Pier Giorgio in poche parole. Così cercando di restare nei pochi secondi che avevo a mia disposizione risposi «Pier Giorgio è un ragazzo che ha vissuto tutta la vita, tutte le cose che faceva, cristianamente…»; stop, il tempo è finito. Però tante volte succedono poi cose strane. E così nei mesi o negli anni successivi mi è capitato che un collega mi incontrasse e mi dicesse «ieri ho visto il “santo tuo”» (cioè aveva letto sui manifesti di un incontro sul nostro beato, con tanto di foto), oppure «guarda, oggi ho la camicia come quella di Pier Giorgio» (quella a righe grandi verticali, che porta Pier Giorgio con le braccia conserte), oppure al telefono «come si chiama quel santo, giovane, moro, alto che mi hai raccontato…?». Comunque è sicuro che se riuscissimo a far conoscere la vita di Frassati, non solo ai giovani, ma pure agli adulti (che capita che siano più smarriti e intontiti dei primi) e (perché no?), anche agli anziani (che vivono in un mondo anni luce diverso da quando erano giovani), sarebbe una cosa non solo straordinaria, ma anche molto utile per la vita e l’anima di tutti e magari, potrebbe anche accadere qualche miracolo, se in tanti lo pregassimo cordialmente. D’altra parte ciò che colpisce di Pier Giorgio è proprio quello che dissi frettolosamente a quella collega. Ogni singola faccenda della sua vita era illuminata da Gesù, l’amicizia, lo studio, la montagna, la famiglia… Faceva un numero esagerato di opere di carità (visite ai poveri, provvedeva ai loro bisogni,…). Si preoccupava di tutti, ma proprio di tutti, del loro destino e dei loro bisogni materiali. Di lui si può dire con certezza che fosse un giovane per cui la carità andava messa sopra tutte le cose. Pregava molto (il rosario quotidiano, in particolare), andava a messa tutti i giorni fin dall’età di tredici anni (e quando gli era possibile ci portava i suoi amici e anche gente sconosciuta). Quindi la sua, era una santità non tutta esclusivamente spirituale. Ma nemmeno tutta esclusivamente operativa. Ma l’una era sinergia all’altra, come disse lui stesso a un’amica: «Gesù mi fa visita ogni mattina nella Comunione, io la restituisco nel misero modo che posso, visitando i poveri». Pensate quanto sarebbe bello se tutti i cristiani fossero come lui. Se tutti ragionassimo così come lui. E vivere così non sarebbe nemmeno tanto impossibile. Infatti quello che è importante ricordare che l’elemento distintivo di Pier Giorgio non è il suo carattere fermo e solido o la sua simpatia trascinatrice (a Torino, negli anni ’20, di altri giovani di carattere e simpatici ce ne erano pure molti); quello che invece fa di lui un personaggio di cui si può giustamente parlare ancora oggi, è la sua straordinaria Fede. E la Fede non è una dote personale, non è parte del DNA, per cui c’è chi ce l’ha e chi purtroppo no. La Fede è un dono e come tale può essere richiesto a Nostro Signore. Anche per intercessione del beato Pier Giorgio Frassati.
Il Pio

Nessun commento:

Posta un commento

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...