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Madre Teresa, venti anni dalla morte





Non se ne parla tanto,ma tra pochi giorni ricorrerà un altro ventennale dalla morte di un personaggio anch'esso assai famoso. Anche allora, quando è morta, venti anni fa, se ne è parlato davvero poco, perchè una Principessa inglese era morta qualche giorno prima e c'era tanto, ma tanto da dire per giorni e giorni. 


Il 5 settembre del 1997 moriva  Madre Teresa di Calcutta. 

Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”. Di conformazione minuta, ma di fede salda quanto la roccia, a Madre Teresa di Calcutta fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di Gesù per l’umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri. “Dio ama ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua compassione verso i poveri”. Era un’anima piena della luce di Cristo, infiammata di amore per Lui e con un solo, ardente desiderio: “saziare la Sua sete di amore e per le anime”.Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, il Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione. Il 20 dicembre 2002 approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui miracoli.È stata beatificata da san Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003 ed infine canonizzata da Papa Francesco domenica 4 settembre 2016.

Tanto basterebbe anche oggi

Questa estate sono stato (finalmente) in Terra Santa. Era da quando io e mia moglie ci siamo sposati che ci volevamo andare, ma non ci è stata mai occasione (per certi versi, quasi come nel cartone animato “Up”). Invece questa estate siamo potuti andare. In sé e per sé, là i posti non sono belli, Roma è miliardi di volte superiore. Ma lì vedi luoghi dove è stato Gesù e i suoi amici (dove è nato, dove ha atteso gli apostoli, dove ha arrostito il pesce, dove è morto,…) e la faccenda assume tutta un’altra dimensione. E il cuore ti batte, come quando ti innamori…

Girando da diversi anni in ambienti clericali, più volte ho sentito la discussione del seguente problema. Chi fa catechismo o guida un gruppo, deve essere formato. Dunque: chi forma i catechisti? E chi forma i formatori dei catechisti? E chi, i formatori dei formatori dei catechisti? E chi, i formatori, dei formatori, dei formatori dei catechisti?... Il problema è infinito e così non si risolverà mai. Spesso infatti pensiamo che dobbiamo risolvere tutte le cose da noi, con le sole nostre forze. Eppure abbiamo tanti esempi contrari: duemila anni di testimonianze, esperienze, tradizioni, chiarimenti,… a cui però non vogliamo più attingere, pensando che il “nuovo” che avanza è sicuramente meglio del “vecchio” che non è in linea coi tempi di oggi. Ma il nuovo è proprio quello che crea i problemi infiniti, che ci fa credere che tutto deve essere elaborato da noi… E ci fa dimenticare al tempo stesso che noi dobbiamo essere nel mondo, ma non del mondo.

Pensavo a queste cose infatti, quando siamo andati a Cesarea. Qui gli Atti degli Apostoli (At. 11, 1-48) riportano l’episodio in cui Pietro incontra Cornelio, “un centurione della Coorte italica”. Dopo quell’incontro Cornelio viene battezzato. Pensiamo un attimo a questo episodio. Cornelio era un centurione, cioè uno che governava e teneva sull’attenti cento soldatacci (che non erano certo crocerossine), era anche di elevata cultura perché proveniva dalla famiglia Cornelia, dunque una persona a cui di certo non gli si mangiava facilmente la pappa in testa. Una persona cioè, che non era semplice ingannare o raggirare.

Pietro, da parte sua, era un semplice pescatore, un po’ straccione, probabilmente di scarsissima eloquenza, di bassa cultura, era anche quello che di fronte a una servetta pettegola, aveva rinnegato il suo migliore amico, Gesù, prima che il gallo cantasse in quella drammatica notte. Fra Cornelio e Pietro chi doveva cedere, sarebbe dovuto essere quest’ultimo, se ci limitiamo a ragionare da uomini di mondo, alla luce del “nuovo” di cui sopra. Invece è avvenuto il contrario. Il prode Cornelio, dopo l’incontro con Pietro, si converte e viene battezzato, rinunciando a quello che fino ad allora aveva considerato vero. E di casi simili nella storia della Chiesa ce ne sono a iosa.

I martiri e i testimoni della fede, fino a poco tempo fa, non aspettavano le linee guida per fare i cristiani. Non aspettavano che si riunissero Commissioni e uscissero documenti. Quelli conoscevano il catechismo (e lo conoscevano bene, perché gli veniva insegnato tutto, senza annacquamenti, ricami e tagli). Sapevano cosa fosse il peccato e il male. Sapevano cosa fosse la Tradizione cattolica. Avevano famiglie cattoliche che pregavano insieme e che avevano a cuore la loro educazione. E intorno a loro, pur in mezzo a guerre, violenze, malattie, cattiverie, ignoranza, fame e povertà (come oggi), il mondo era semplicemente cristiano. E tanto gli bastava. E tanto bastava davvero. E tanto basterebbe anche oggi. Se avessimo fede quanto un granello di senape.

Posizione e libertà


«C'è una differenza tra me e voi. Voi credete che il popolo di Scozia esista per garantirvi una posizione. Io dico che voi esistete come nobili per assicurare al popolo la libertà. E io farò di tutto per fargliela avere!» (William Wallace, nel film Breaveheart, Mel Gibson)

Trovatene una santa!


Il signor Carlo Z. aveva incontrato Padre Pio fin da giovane. Innamoratosi poi di una ragazza, in confessione così si confida col Padre: «Padre, ho una ragazza... ma non va troppo in chiesa». Risposta: «Lasciala!». «Padre, io le voglio bene». «Lasciala! Per il tuo bene». «Ma Padre, lei lo sa cosa vuol dire voler bene a una persona?». «Figliolo, amor con amor si paga. Non è male volersi bene, anzi è Gesù che ce lo insegna. Trovatene una santa che ce ne sta ancora». «Se me la mandate voi, Padre». Va a casa e decide ad ascoltare Padre Pio. Dopo un po' di tempo viene a conoscere una ragazza veramente 
praticante.


(Tratto da http://www.sanpiodapietrelcina.org/comandamenti/06.htm, il Sesto Comandamento, Non commettere atti impuri)

Erano forse degli illusi? Gente fuori dal tempo?


Dal 28 luglio all'11 agosto 1480 i Turchi del Pascià Acmet assediarono la città di Otranto. Entrati con forza nella città, raccolsero gli 813 uomini superstiti. Per dodici terribili giorni Otranto venne bombardata sia da terra che da mare, fino a quando i mori riuscirono a penetrare all’interno abbattendo una porta secondaria delle mura. Massacrarono tutti coloro che trovarono per le strade e anche nelle case, facendo poi irruzione nella cattedrale. L’Arcivescovo, Stefano Pendinelli, stava celebrando il Sacrificio Eucaristico: sacerdoti, frati e molti del popolo furono massacrati mentre pregavano. L’anziano presule, con gli abiti pontificali e la croce in mano, fu ucciso con un colpo di scimitarra che gli staccò di netto il capo. Era l’11 di agosto. Le donne furono ridotte in schiavitù, alcune anche violentate, mentre i circa ottocento uomini superstiti, dai quindici anni in su, furono imprigionati. Tre giorni dopo, incatenati e seminudi, a gruppi di cinquanta furono condotti sul Colle della Minerva. Per aver salva la vita, fu chiesto loro, ripetutamente, di abiurare la fede cristiana; venti di loro riscattarono la libertà pagando trecento ducati a testa. Un anziano cimatore di panni, Antonio Pezzulla, esortò i compagni a difendere il proprio credo. «Noi crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio; e per Gesù Cristo, siamo pronti a morire!», disse. E subito dopo, tutti gli altri, esortandosi a vicenda, confermarono: «Moriamo per Gesù Cristo, tutti; moriamo volentieri, per non rinnegare la sua santa fede!». Antonio fu il primo ad essere decapitato: venne quindi detto “Primaldo”. Il suo corpo, senza testa, rimase in piedi fino all’esecuzione dell’ultimo concittadino. Profondamente scosso, il carnefice Bernabei si convertì e fu impalato poco distante. Gli ottocento cittadini di Otranto dopo aver difeso con tutti i mezzi la sopravvivenza, la dignità e la libertà della loro città e delle loro case, seppero anche difendere, in maniera sublime, il tesoro della fede che avevano ricevuto dal battesimo. «Erano forse degli illusi, degli uomini fuori del loro tempo? No, carissimi giovani! Quelli erano uomini, uomini autentici, forti, decisi, coerenti, ben radicati nella loro storia; erano uomini, che amavano intensamente la loro città; erano fortemente legati alle loro famiglie; tra di loro c’erano dei giovani, come voi, e desideravano, come voi, la gioia, la felicità, l’amore; sognavano un onesto e sicuro lavoro, un santo focolare, una vita serena e tranquilla nella comunità civile e religiosa! fecero, con lucidità e con fermezza, la loro scelta per Cristo! (stralcio del Discorso in occasione della visita pastorale ad Otranto di Giovanni Paolo II ai Giovani di Otranto (Lecce), 5 ottobre 1980)». Le reliquie dei Martiri dal 1711 sono custodite nella Cappella dei Martiri nella Cattedrale di Otranto.

Il Pio


Altro ci preoccupa



Un altro terribile attentato. Morti e feriti. Islamici contro infedeli (cioè noi per intenderci, perché noi “cristiani”—anche se ora siamo divenuti pagani—siamo pur sempre cani infedeli, degni della peggior fine). C’è infatti una differenza. Loro continuano a fare quello che sin dall’inizio hanno sempre fatto. Noi in soli sessant’anni abbiamo dimenticato (meglio rinnegato) tutto il nostro passato e abbiamo trasformato una Fede concreta come quella cattolica in qualcosa di sdolcinato, con la ferma convinzione che tutti sono buoni, soprattutto se sono poveri e in cui ogni religione è buona e porta alla pace. Loro continuano a ammazzare gente innocente e così diventano santi martiri. Noi continuiamo a non capire e a interpretare col dogma del buonismo questi fatti. Se invece fossimo tutti rimasti cristiani, forse, in parte avremmo quanto meno avuto più chiarezza e qualcosa, forse, sarebbe andata diversamente. Sicuramente al posto dei romantici minuti di silenzio e dei commoventi gessetti colorati (inutilità delle inutilità!) avremmo tirato fuori la corona del rosario delle nostre nonne defunte, in disuso da decenni e rimasta nel cassetto dopo la loro morte, e iniziato a pregare. Il santo rosario: quella preghiera che più di una volta ci ha salvato da questi violenti. A che servono quelle frasi che i grandi dicono sempre in queste occasioni: “non ci fermeranno” o “continueremo a vivere come sempre”? Sono belle, “coraggiose”. Certo, sicuramente continueremo a vivere come sempre… fino a che non ci spiaccicheranno sotto le ruote o ci taglieranno la gola. Ma è la seconda parte però che ci preoccupa, non la prima. 

Il Pio



Italia: il Paese dei Santi e degli eroi


L’Italia è il Paese in cui siamo nati e in cui viviamo. E’ il Paese più bello del mondo. Pieno zeppo di opere d’arte straordinarie, in cui si mangia benissimo, in cui la gente è simpatica... Ed è il Paese in cui hanno vissuto santi e eroi straordinari: è il Paese dei santi e degli eroi! L’Italia è così, solo perché è stata da sempre cattolica. E gli italiani sono stati sempre sinceramente cattolici, pronti a dare la vita per la Chiesa. L’Italia è così bella e ci si vive bene solo per questo motivo. Da oltre sessant’anni comanda l’Italia una classe dirigente senza Patria e senza dignità. Noi andiamo avanti… Non puntelliamo più i traditori. «Adda passà ‘a nuttata!». Restiamo invece sempre attaccati a Quello che ci ha reso un Popolo per secoli. L’Italia è il Paese dei Santi e degli eroi! Dei Santi e degli eroi. Santi eroi! Eroi Santi! E deve continuare a esserlo, anche grazie a noi. A noi, ai nostri figli, ai loro figli, ai nipoti dei loro figli… 
Il Pio



Si vince con la vigilanza...

40. Come si chiamano gli Angeli esclusi per sempre dal paradiso e condannati all'inferno?

Gli Angeli esclusi per sempre dal paradiso e condannati all' inferno si chiamano demoni, e il loro capo si chiama Lucifero o Satana.

41. I demoni possono farci alcun male?

Si, i demoni possono farci molto male e nell'anima e nel corpo, se però Dio ne dà loro il permesso, massime col tentarci a peccare.

42. Perché ci tentano?

I demoni ci tentano per l'invidia che ci portano, la quale fa loro desiderare la nostra eterna dannazione, e per odio a Dio, la cui immagine risplende in noi. Iddio poi permette le tentazioni, affinché noi, vincendole con la sua grazia, esercitiamo le virtù ed acquistiamo meriti pel paradiso.

43. Come possiamo vincere le tentazioni?

Le tentazioni si vincono colla vigilanza, colla preghiera, e colla mortificazione cristiana.

(Dal Catechismo di San Pio X)

Il fumo di Satana / 3


  
Come si cade vittime del demonio?
      
AMORTH: Si può incappare nei mali straordinari inviati dal demonio per quattro motivi. O perché questo costituisce un bene per la persona (è il caso di molti santi), o per la persistenza nel peccato in modo irreversibile, o per un maleficio che qualcuno lancia per mezzo del demonio, o quando ci si dedica a pratiche di occultismo.
      Durante l'esorcismo di posseduti, che tipo di fenomeni si manifestano?
      
AMORTH: Ricordo un contadino analfabeta che durante l'esorcismo mi parlava solo in inglese, e io avevo bisogno di un interprete. C'è chi mostra una forza sovrumana, chi si solleva completamente da terra e varie persone non riescono a tenerlo seduto sulla poltrona. Ma è solo per il contesto in cui si svolgono, che parliamo di presenza demoniaca.
      A lei il demonio non ha mai fatto del male?
      
AMORTH: Quando il cardinale Poletti mi chiese di fare l'esorcista io mi raccomandai alla Madonna: «Avvolgimi nel tuo manto e io sarò sicurissimo». Di minacce il demonio me ne ha fatte tante, ma non mi ha mai fatto nessun danno.
      Lei non ha mai paura del demonio?
      
AMORTH: Io paura di quella bestia? è lui che deve avere paura di me: io opero in nome del Signore del mondo. E lui è solo la scimmia di Dio.
      Padre Amorth, il satanismo si diffonde sempre di più. Il nuovo Rituale rende difficile fare esorcismi. Agli esorcisti si impedisce di partecipare a una udienza con il Papa a piazza San Pietro. Mi dica sinceramente: cosa sta accadendo?
      
AMORTH: Il fumo di Satana entra dappertutto. Dappertutto! Forse siamo stati esclusi dall'udienza del Papa perché avevano paura che tanti esorcisti riuscissero a cacciare via le legioni di demoni che si sono insediate in Vaticano.
      Sta scherzando, vero?
      
AMORTH: Può sembrare una battuta, ma io credo che non lo sia. Non ho nessun dubbio che il demonio tenti soprattutto i vertici della Chiesa, come tenta tutti i vertici, quelli politici e quelli industriali.
      Sta dicendo che anche qui, come in ogni guerra, Satana vuole conquistare i generali avversari?
      
AMORTH: è una strategia vincente. Si tenta sempre di attuarla. Soprattutto quando le difese dell'avversario sono deboli. E anche Satana ci prova. Ma grazie al cielo c'è lo Spirito Santo che regge la Chiesa: «Le porte dell'inferno non prevarranno». Nonostante le defezioni. E nonostante i tradimenti. Che non devono meravigliare. Il primo traditore fu uno degli apostoli più vicini a Gesù: Giuda Iscariota. Però nonostante questo la Chiesa continua nel suo cammino. E’ tenuta in piedi dallo Spirito Santo e quindi tutte le lotte di Satana possono avere solo dei risultati parziali. Certo, il demonio può vincere delle battaglie. Anche importanti. Ma mai la guerra.

(Intervista al padre esorcista Gabriele Amorth. Tratto dal sito "30giorni.it"  n. 6 – 2001. Il fumo di Satana nella casa del Signore di Stefano Maria Paci.  “Sono trascorsi 29 anni da quel 29 giugno del 1972, festa degli apostoli Pietro e Paolo, quando papa Montini parlò del nemico di Dio per antonomasia: «Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa». E oggi? Beh, quel fumo si diffonde in stanze insospettate...”).


Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...