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Un vento di follia


Dovevo andare a una conferenza dove avrebbe parlato un sacerdote. Ci andavo però con un po’ di timore. Qualche anno prima infatti, ad un’altra conferenza, parlava un giovane e gioviale sacerdote e siccome stava allungandosi un po’ troppo sulla necessità inderogabile di fare programmi e progetti per ogni faccenda della vita, come fossero un obbligo cristiano, mi permisi di intervenire e dire che ad esempio san Giovanni Bosco (o più semplicemente don Bosco) si affidava spessissimo alla Provvidenza, non restando quasi mai deluso. Mi rispose che lui era un Salesiano (l’Ordine fondato da don Bosco) e sapeva bene quello che diceva. Don Bosco, mi disse, aveva dato una Regola all’Ordine. Borbottai che non mi sembrava la stessa cosa, ma il discorso finì lì e lui continuò la relazione. Con questo timore nel cuore entrai nella sala. Questa volta il relatore partì bene, tenendosi per una buona mezz’ora su una linea mediana che accontenta tutti, parlando di storia, etimologia e verbi greci, poi partì per la tangente e disse che non era vero che oggi nascono meno vocazioni di sessant’anni fa, ma il contrario (!). Infatti facendo un calcolo particolare, proporzionando le nascite, i morti, i matrimoni, le variabili e non so che altro, oggi—secondo lui—abbiamo più vocazioni che in passato. Questo mi confortò tantissimo, ma per pochi minuti. Poi ripensai al seminario della mia provincia praticamente vuoto e a quegli altri italiani e europei che non hanno avuto un destino tanto diverso, ripensai anche a quanti pochi sacerdoti abbiamo (e molti anziani) e di quanti invece abbiamo bisogno, tutto questo mi fece risvegliare e subito rattristare: non sentii più la conferenza, immerso in cupi pensieri. Comunque dire sfondoni non è una prerogativa dei sacerdoti (ci mancherebbe!). Recentemente c’è stata una manifestazione di giovani contro il fascismo e la giovane universitaria che fu intervistata, disse con tono battagliero «siamo qui per combattere il fascismo, il razzismo e la famiglia patriarcale». Ora sul fascismo e sul razzismo possiamo discutere, molti infatti sostengono che questi siano un pericolo imminente, molti altri sostengono che quel pericolo non esiste, su queste basi possiamo intavolare una trattativa (che peraltro non giungerà mai a un punto, visto che il problema è politico). Ma sulla “famiglia patriarcale”, con tutto il rispetto, di che possiamo parlare? Innanzitutto nascono forti dubbi se esista ancora la famiglia, e se dovesse ancora esistere, ci dobbiamo chiedere quanti mesi di agonia le mancano, considerando gli attacchi tremendi che subisce quotidianamente. Ma addirittura “patriarcale”! La figura del padre oggi non esiste più, è morta, e lo sanno tutti, qui non è una questione politica, in quanto tale, discutibile: questo è un dato oggettivo e le conseguenze di questo, purtroppo, sono state e sono a tutt’oggi dolorose. Ho pensato che alla Scuola di partito probabilmente le hanno dato da studiare i libri degli anni quaranta che lei aveva studiato molto bene e con la massima disciplina. Comunque c’è un vento di follia che corre insistentemente da decenni attraverso l’Italia. Cerchiamo di non respirarlo e copriamoci bene. Ma soprattutto crediamo di più alla Santa Provvidenza che ai nostri calcoli. Preghiamo incessantemente per le vocazioni. Preghiamo ancor più incessantemente per le famiglie. Preghiamo per la figura defunta del padre. Ci vogliono miracoli. Da soli non ce la faremo. Preghiamo.


Il Pio

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