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Il problema è sempre un altro

…A parte che non imponiamo nulla a nessuno, ma vorremmo solo continuare a fare quello che abbiamo fatto da duemila anni. Avremmo o no, un "diritto acquisito"?



Il mio amico Marco quando c’è una difficoltà di natura personale, un “no” a qualcosa, motivato per qualcosa, dice che il «problema è sempre un altro». Cioè non quello che viene detto subito è determinante per impedire un certo comportamento, ma quasi sempre un altro motivo, più contorto, più interno che non si vuole dire. Non si ammette nemmeno a se stessi. Ma andando a fondo spesso si capisce che il problema vero non è il primo che si espone pubblicamente, ma un altro, ripeto, più contorto e più interno. Ma questo è quello vero e che ci fa esprimere la nostra decisione. Così pensando ai numerosi presidi e professori che vogliono togliere il crocifisso dalle scuole, non vogliono fare le feste di Natale… Molti anni fa—ad esempio—alcuni ragazzi delle superiori che avevano chiesto ai propri presidi di poter recitare prima delle lezioni scolastiche la preghiera dell’Angelus (tre minuti!) si erano visti porre un rigoroso rifiuto perché altrimenti tutti avrebbero voluto fare una cosa del genere (?) e perché chi non era cattolico poteva sentirsi escluso (!). E’ la stessa motivazione poi data per togliere i crocifissi, per non fare le recite natalizie e eliminare il prosciutto e l’arista dalle mense: quelli che appartengono alle altre religioni potrebbero sentirsi segregati e rimanerci male, ove non addirittura turbarsi profondamente. Frasi sentite migliaia di volte, talmente tante volte che ormai per tutti sono vere, ma come spesso succede i ritornelli dei salmi laici e laicisti, spesso non affondano le radici nella realtà, ma in quella pessima faccenda che è l’ideologia che tanti danni ha sempre fatto dall’inizio della storia a oggi. A parte che la stessa delicatezza non mi pare avvenga nei nostri confronti, nei Paesi in questione e in diritto vale sempre il principio della reciprocità che ora non spiego. A parte che bisogna vedere quanto davvero ci rimangano male o chi sia a restare turbato da un Tu scendi dalle Stelle. A parte che non imponiamo nulla a nessuno, ma vorremmo solo continuare a fare quello che abbiamo fatto ininterrottamente da duemila anni (mi pare un tempo abbastanza lungo per pretendere di avere quei diritti acquisiti di cui ogni tanto i giudici parlano). A parte che sono i cattolici che spesso subiscono aggressioni a casa propria (oltre che all’estero). A parte che le altre religioni ci ammazzano in nome della loro religione, senza preoccuparsi se poi rimaniamo turbati. A parte questo e altro, mi pare che anche qui il problema sia un altro. Cioè le altre religioni non c’entrano nulla. C’entra invece una radicale cristianofobia, un odio viscerale che gli stessi europei hanno solo verso la religione cattolica, solo verso questa; questo è il punto contorto e interiore di cui si parlava prima. Questo è il vero problema. Se al posto dei ragazzi di cui ho parlato prima fossero andati a chiedere di poter dire una preghiera prima dell’inizio delle lezioni gli islamici o gli indù o i sic, le loro richieste sarebbero state accolte immediatamente e con gaudio e il preside che l’avesse autorizzate sarebbe finito in prima pagina sui giornali come un eroe. Invece se avesse autorizzato l’Angelus sarebbe stata una “notizia choc” con disdegno dei ben pensanti e infamia popolare. Ecco dunque il problema: l’odio è verso i cattolici da parte dei propri fratelli. A casa propria, da parte dei propri compatrioti. Eppure sarebbe solo il ritorno al cristianesimo vero e quotidiano che ci potrebbe salvare dal non senso della vita, dalla tristezza e dai nostri nemici, oltre che l’anima. Ma se vi piacciono i minuti di silenzio al posto di un l’Eterno riposo e le feste della luce al posto del Natale, allora non leggete più questo blog. Il punto è anche: «quando il Signore tornerà sulla terra troverà la fede?». Speriamo di sì.

Fuori dalla Chiesa non c'è salvezza/2

Molti cattolici pensano che si possa sperare la salute eterna anche da parte di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo


«... Un altro errore non meno pernicioso abbiamo con dolore inteso aver pervaso alcune parti del mondo cattolico ed occupato le menti di molti cattolici, i quali pensano che si possa sperare la salute eterna anche da parte di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo. Perciò usano spesso chiedere quali siano, dopo morte, il destino e la condizione di coloro che non aderiscono alla fede cattolica, e dopo aver allegato vanissime ragioni stanno aspettando una risposta che favorisca codesta storta opinione. Tolga Iddio, Venerabili Fratelli, che Noi osiamo por termini alla misericordia divina che è infinita o che vogliamo scrutare gli arcani consigli e giudizi di Dio, i quali sono un abisso profondo, impenetrabile ad umano pensiero, ma bensì per dovere del Nostro ufficio apostolico vogliamo eccitare la vostra sollecitudine e vigilanza episcopale, affinché con ogni sforzo v’adoperiate a bandire dalla mente degli uomini quella parimenti empia e funesta opinione, che in ogni religione, cioè, possa trovarsi la via dell’eterna salute, e ai popoli affidati alla vostra cura dimostriate con la vostra egregia dottrina e solerzia, che i dogmi della fede cattolica non si oppongono punto alla misericordia ed alla giustizia divina. Poiché si deve tener per fede che nessuno può salvarsi fuori della Chiesa Apostolica Romana, questa è l’unica arca di salvezza; chiunque non sia entrato in essa perirà nel diluvio. Ma nel tempo stesso si deve pure tenere per certo che coloro che ignorano la vera religione, quando la loro ignoranza sia invincibile, non sono di ciò colpevoli dinanzi agli occhi del Signore. Ora, chi si arrogherà tanto da poter determinare i limiti di codesta ignoranza secondo l’indole e la varietà dei popoli, delle regioni, degl’ingegni e di tante altre cose? Quando, sciolti da questi lacci corporei, vedremo Dio qual è, allora sì intenderemo certamente lo stretto e nobile vincolo che collega la misericordia e la giustizia divina; ma finché restiamo in terra gravati di questa massa mortale che appesantisce l’anima, teniamo per fermissimo, secondo la dottrina cattolica, che esiste un solo Dio, una sola fede, un solo battesimo. L’andar più oltre investigando è empio...».

(Pio IX, Enciclica Singolari quidam del 17/3/1856)

Una vecchia scuola


«E’ come nei paesi quando mancano i bambini, il ministero chiude le scuole del luogo e non manda più maestri... Così, se non ci sono i cristiani, il Signore non ci manda i suoi preti».

Tempo fa stavo parlando con un anziano sacerdote—mio carissimo amico—del fatto della scarsità delle vocazioni sacerdotali. Per me questo è un fatto preoccupante e un segno brutto, di un mondo divenuto brutto. Un mondo che ha perso l’intelligenza cristiana per prendere l’intelligenza laica, fredda, limitata e in parte anche lontana mille miglia dalla realtà vera. Ci dobbiamo pregare per questo. Intensamente. Senza sacerdoti non possiamo avere chi ci confessa, ci battezza e ci dà l’eucarestia, tra le tante altre cose, come potremo andare avanti? Con la semplicità tipica del sacerdote con parecchi anni sulle spalle mi spiegò il motivo di tutto ciò, secondo lui. «E’ come nei paesi quando mancano i bambini (o perché le famiglie sono andate in città o perché non li fanno nascere più), il ministero chiude le scuole del luogo e non manda più maestri. Se non ci sono i bambini, i maestri non servono. Così accade ora, se non ci sono i cristiani il Signore non manda i suoi preti, che li manda a fare? Dove li trova?». Non era questa di sicuro la prolusione del teologo che discetta sui termini e sui verbi e dà apprezzabili conclusioni e scrive libroni interessantoni che vengono studiati nelle università e citati dagli addetti ai lavori. Ma quella del vecchio prete sgangherato e con pochi denti, aveva il suo interesse, almeno quello di far pensare e dunque di cercare una soluzione umana e non prestampata. Per me, almeno. Anni dopo, a una conferenza un giovane sacerdote disse che non è vero che oggi ci sono poche vocazioni, se si fanno certi calcoli, statisticamente, coi giusti parametri… ce ne sono più oggi che ieri. Siccome aveva fatto i calcoli matematici la mia testa gli dava ragione, ma il mio cuore mi faceva ritenere sempre più vera e giusta la storiella dell’anziano sacerdote e delle scuole che vengono chiuse per mancanza di utenti. Quella cioè che alla fine diceva che Gesù non ci manda sacerdoti in Italia perché non ci sono i cristiani in Italia; forse è una visione un po’ banale, pessimistica forse, magari troppo personale forse, ma non la scarterei a priori. D’altra parte laddove ci sono cristiani sani—ancorchè pochi—le vocazioni non mancano. C’è da rimboccarsi le maniche, dobbiamo dimostrare a Nostro Signore che non siamo ancora morti e che sappiamo anche ridestarci dal sonno profondo e risorgere dall’inedia in cui siamo caduti (o siamo stati fatti cadere). Il laicismo e la mentalità moderna sono una trappola, usciamone prima possibile, per non restare rovinati. E ce la possiamo fare a uscire, non senza difficoltà, ovviamente. Forse il Signore così si commuoverà, come fece a Ninive, vedrà gente seria e volenterosa che gli vuole ancora bene e forse ci verrà in aiuto per questo e per tanti altri motivi.

Il Pio

Pier Giorgio Frassati / 8


Beato Pier Giorgio Frassati. In lui la fede e gli avvenimenti quotidiani si fondono armonicamente.



« Ma che ha fatto di tanto straordinario per essere ritenuto un santo? » «Certo, ad uno sguardo superficiale, lo stile di Pier Giorgio Frassati, un giovane moderno e pieno di vita, non presenta granché di straordinario. Ma proprio questa è l'originalità della sua virtù, che invita a riflettere e che spinge all'imitazione. In lui la fede e gli avvenimenti quotidiani si fondono armonicamente, tanto che l'adesione al Vangelo si traduce in attenzione amorosa ai poveri e ai bisognosi, in un crescendo continuo sino agli ultimi giorni della malattia che lo porterà alla morte. Il gusto del bello e dell'arte, la passione per lo sport e per la montagna, l'attenzione ai problemi della società non gli impediscono il rapporto costante con l'Assoluto. Tutta immersa nel Mistero di Dio e tutta dedita al costante servizio del prossimo: così si può riassumere la sua giornata terrena! » 
(Giovanni Paolo II, 20/5/1990, omelia della beatificazione) 

Preghiamo il rosario!


Preghiamo il rosario. Maria aiuto dei cristiani prega per noi. Altre volte ci ha aiutato, non mancherà nemmeno stavolta, se noi intensifichiamo le nostre preghiere.


Si va bene cantare la Marsigliese e mettere i colori della bandiera francese sul proprio profilo o sulle guance. E’ un modo senz’altro per sensibilizzare e ricordare. L’Italia in verità, con la Marsigliese ha poco a che spartire. Ma potrebbe anche andar bene cantare l’inno di Mameli, ma forse anche una vecchia canzone dei Pooh. Infatti la domanda ce la dobbiamo porre, va bene è molto sentimentale, tante candele, minuti di silenzio, la Marsigliese, mano nella mano, tanto pluralismo, frasi belle e profonde… ma a cosa serve? A cosa serve tutto questo? A nulla, non cambia nulla. Ne quelli, né noi. Purtroppo c’è un loro e un noi e non è questione di essere divisivi, termine in voga tra i cattolici. Nessuno vuole essere divisivo, mi pare però che altri lo vogliono a tutti i costi. Ma cantare inni laici e mano nella mano, non serve a nulla. Non ci fa capire nulla. Lo Stato ha detto che ci difenderà e ne siamo sicuri. Facciamo la parte nostra. Mandiamo a parare le pecore tutti i laici e le loro frasi laiche e le candele laiche e pluraiste. Restiamo cristiani. Preghiamo Maria Ausiliatrice, Aiuto dei Cristiani, preghiamo il rosario per le anime delle vittime e chiediamo anche di difenderci da un nemico terribile e carico di odio che uccide gente inerme che nemmeno conosce. Preghiamo il rosario. Maria aiuto dei cristiani prega per noi. Altre volte ci ha aiutato, non mancherà nemmeno stavolta se noi intensifichiamo le nostre preghiere.
Il Pio

A vivere da cristiani

...A vivere da cristiani, a educare da cristiani, a lavorare da cristiani, a governare da cristiani, a sposarsi da cristiani, a fare figli da cristiani, a fare scuola da cristiani, a fare programmi TV e film da cristiani, a scrivere articoli da cristiani, a difendersi da cristiani... 




La discussione all’ordine del giorno è—giustamente—l’attentato a Parigi. Mi pesano oltremodo tutte quelle frasi retoriche che gente retorica va diffondendo in TV e sui giornali, pensando così di giudicare bene i fatti alla luce del nulla che hanno dentro il loro cuore e dentro la loro vita. Si fanno maestri di vuoto e la gente—purtroppo—li considera maestri e li ascolta. Frasi altisonanti, ma vuote. La retorica è vuota e porta solo il vuoto perché non ha radici nel terreno vero. Ci fa piacere invece vedere che anche nel nostro Stato si stia prendendo in considerazione la questione, sperando però non sia un pretesto per far solo passare il momentaneo uragano, per tornare poi al “lieto” e eterno dibattito politico, sempre infruttifero di interessi per il popolo. E allora speriamo bene. Ma la terribile vicenda parigina potrebbe far pensare anche. A noi cattolici, intendo. Noi che siamo quelli che mitizziamo il dialogo sopra ogni cosa. Che siamo disposti a rinunciare alla nostra fede e alla nostra bimillenaria dottrina, per aprirci agli altri (che però non si vogliono minimamente aprire a noi). Che siamo quelli dei Valori e dei minuti di silenzio, al posto della Fede e delle preghiere. Quelli delle marce della pace, al posto dei pellegrinaggi. Quelli della Festa di Halloween, al posto della Solennità di tutti i Santi. Quelli della Festa della Luce al posto del Natale. Quelli che tolgono i crocifissi per non turbare chi ha un’altra religione. Quelli che nei loro discorsi evitano sempre di parlare di fede e di Gesù. Quelli del «guardiamo a ciò che ci unisce (la lieta convivenza) e non a ciò che ci divide (Gesù)». Quelli che dentro la chiesa mettono la bandiera della pace vicino al crocifisso. Quelli del «sì va bene, tanto tutte le religioni sono uguali, basta che si creda in un dio…»...
Ma vi ci ritrovate bene in queste frasi? Che fede è quella? Sdolcinata e senza sale, quando Gesù vuole che siamo il sale della terra, quando la nostra sola presenza dovrebbe ricordare Gesù a tutti. Non sono indigesti quegli ideali al nostro povero cuore che desidera tanto il Giusto, l’Assoluto e la Verità? Se i cattolici tornassero a essere sale della terra, dunque a vivere da cristiani, a educare da cristiani, a lavorare da cristiani, a governare da cristiani, a sposarsi da cristiani, a fare figli da cristiani, a fare scuola da cristiani, a fare programmi TV e film da cristiani, a scrivere articoli da cristiani, a difendersi da cristiani,… la nostra terra sarebbe bellissima e tanti resterebbero affascinati dalla nostra bella fede e vorrebbero vivere così. I compromessi con il mondo non attraggono nessuno, anzi ci rendono ancora più odiosi, perché né carne, né pesce. 
Poi quelli ci potranno fare a pezzi ugualmente, coi loro Kamikaze e i loro Kalašnikov, sopra i loro nuovi pick up (probabilmente regalati da Stati anche Occidentali e donati da poveretti per la causa comune). Ci continueranno ugualmente a odiare rabbiosamente anche dentro i nostri Paesi, allevati così sin da piccoli dai loro capi. Però se non potremmo vivere a lungo, almeno moriremo da uomini veri, e davanti al Tribunale di Dio non ci arriveremo sprovveduti e impreparati, ma consapevoli e da cristiani veri. W Cristo Re!

Mino e gli animali


Il cristiano deve vivere sempre solidale; esso sa anche che si deve vivere così, ma nella realtà vera, quella di tutti i giorni, nella “foresta” quotidiana in cui ci sono “gli uccellini e i micetti, ma anche le tigri e i coccodrilli” pronti a sbranarlo. 


Ieri si è detto che il terrorismo si vince con la solidarietà. Benissimo! E’ importantissima la solidarietà e non ce ne è mai davvero abbastanza nella nostra società. Andrebbe anche detto dove essa vada agganciata, altrimenti, se non ha un fondamento stabile, un motivo solido, al primo “vento forte” rischia di volar via. Il cristiano normalmente l’appoggia all’amore che ha verso Gesù, la vede come una conseguenza a esso, attuale dunque, un atteggiamento da tenersi —possibilmente, con tutti i propri limiti—quotidianamente. Ma non potendosi più, oggi, parlare di Gesù, sennò si turba (!) qualcuno, la solidarietà non è più una conseguenza attuale, ma un valore lontano, un ideale da scrivere sempre con la V maiuscola, ma da raggiungere ancora, lontano da noi evidentemente a sè stante e dunque senza radici, se mai si raggiunge. Un valore spesso a spot, una tantum, mai quotidiano—h 24— dunque. E a proposito del terrorismo mi è venuta in mente una favola. “C’era una volta il giovane Mino, un vero amante degli animali. Diceva di essere solidale con tutti gli animali e che gli animali sono come le persone e vanno amati e aiutati e guai a chi gli fa del male. Questo andava dicendo a tutti. Fece anche approvare delle leggi su questo tema. Per essere coerente con se stesso e soprattutto per andare fino in fondo al proprio grande ideale, decise di andare nella foresta a aiutare tutti gli animali poveri e indifesi. La moglie e i figli lo pregavano di restare a casa con loro, ma il suo ideale era troppo grande. Partì ovviamente disarmato e con una sacca sulle spalle. Incontrò uccellini, pappagalli, antilopi e cerbiatti: a tutti diceva «sono Mino, caro animalino, ecco per te un panino. Mangia pian pianino, sennò ti fa male il pancino». Andò avanti così quasi tutto il giorno. Verso sera incontrò una tigre ferocissima e affamata sdraiata su un pianoro. Con la faccia sorridente le si avvicinò con il panino in mano e disse a alta voce «sono Mino, caro animalino, ecco per te un panino. Mangia pianino sennò ti fa male il pancino». La prima cosa che partì fu il braccio destro con tutto il panino. Poi una gamba e la testa. Poi tutto il resto. La tigre tornò a dormire soddisfatta finalmente del lauto pranzo. Senza pentimenti, da quando era nata infatti gli era stato sempre detto che se aveva fame doveva uccidere qualcuno. Nessun problema morale dunque. E tutti vissero felici e contenti». La solidarietà è una grande cosa sicuramente e chi l’ha ricordato è stato un grande e davvero bravo. Vanno indicati gli ideali. Oggi la società infatti è in balia dell’egoismo e va segnata la via della solidarietà. Il cristiano deve vivere sempre solidale; esso sa che deve vivere così, ma nella realtà vera, quella di tutti i giorni, nella “foresta” quotidiana in cui ci sono “gli uccellini e i micetti", ma anche "le tigri e i coccodrilli” pronti a sbranarlo.

Il Pio


Dissociazione fra Fede e vita quotidiana. Grave errore del nostro tempo

La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo.


«…Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura pensano che per questo possono trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno. A loro volta non sono meno in errore coloro che pensano di potersi immergere talmente nelle attività terrene, come se queste fossero del tutto estranee alla vita religiosa, la quale consisterebbe, secondo loro, esclusivamente in atti di culto e in alcuni doveri morali. La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo. Contro questo scandalo già nell'Antico Testamento elevavano con veemenza i loro rimproveri i profeti e ancora di più Gesù Cristo stesso, nel Nuovo Testamento, minacciava gravi castighi. Non si crei perciò un'opposizione artificiale tra le attività professionali e sociali da una parte, e la vita religiosa dall'altra. Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna. Gioiscano piuttosto i cristiani, seguendo l'esempio di Cristo che fu un artigiano, di poter esplicare tutte le loro attività terrene unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio. Ai laici spettano propriamente, anche se non esclusivamente, gli impegni e le attività temporali. Quando essi, dunque, agiscono quali cittadini del mondo, sia individualmente sia associati, non solo rispetteranno le leggi proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistare una vera perizia in quei campi. Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano a identiche finalità. Nel rispetto delle esigenze della fede e ripieni della sua forza, escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra, e ne assicurino la realizzazione ». (Costituzione Pastorale Sulla Chiesa Nel Mondo Contemporaneo “Gaudium et Spes”)

Candele e minuti di silenzio


Strage. Candele e minuti di silenzio. Ma solo Dio ci può salvare. Il brutto è che nessuno lo sa più e chi lo sa ha paura di dirlo per non perdere "il posto".


L’attentato a Parigi. Fatto gravissimo, purtroppo ne sono stati preannunciati altri anche a casa nostra e per lo stesso motivo religioso. Noi ci ostiniamo a trovare tutti le scuse possibili e corrette, evitando di dire certe cose sulla religione... Successivamente all’attentato abbiamo dovuto sorbirci la peggiore retorica politicamente corretta: “è colpa dei fondamentalismi”, “è un atto contro i valori della rivoluzione francese, cardini dell’Europa”, “non c’entrano nulla con l’Islam vero”, “sono stati provocati”, “le armi gliela abbiamo vendute noi”, "non è uno scontro di civiltà"... Fondamentalismi, valori, scriminanti, sensi di colpa... Cose generiche, minime, che non spiegano il fatto, le radici del fatto. E poi quella frase che viene detta sempre più spesso che non è uno scontro di civiltà, cosa fa cambiare? Non sono morti lo stesso quelle persone, il pericolo—dicendo così—diminuisce? Già ero provato da tutti questi giudizi, quando mi arriva un messaggio sul cellulare: “alle ore 22 accendiamo una candela… che brilli ovunque lo spirito della vita” e poi il giorno dopo alla TV tonnellate di minuti di silenzio, facce compunte, serie… al grido “mai più!”. Retorica melensa, candele e minuti di silenzio: ecco cosa i cittadini europei riescono a partorire all’indomani di quel tragicissimo fatto. Ora vedrete che un fatto del genere non accadrà più, ora quelli avranno paura delle nostre facce da ebeti durante i minuti silenziosi e delle candele laiche alle finestre. 
Mai però una parola chiara e definitiva, un giudizio reale sul fatto, storico, e come è nato e da cosa. 
Ogni giudizio lasciato nel grigio.
Non sarebbe meglio, al posto dei minuti di silenzio e delle candele, pregare Gesù e la Madonna perchè accolga le anime dei poveretti ammazzati e perché ci aiuti a fermare questi rabbiosi carichi di odio che vogliono solo uccidere e conquistare le nostre terre? Nelle nostre teste però pensiamo—di sicuro—che pregare Gesù e la Madonna farebbe indignare quelli che hanno un’altra religione e dunque meglio qualcosa di più neutro adatto a tutti. Siamo laici, per giunta! Sarebbe allora da chiederci se quelli che a Parigi sono stati fatti a pezzi, massacrati senza motivo, dai terroristi (che si sono dichiarati loro) islamici e al grido “Allah è grande”, non si sono indignati perché gli attentatori si sono permessi di esprimere chiaramente la loro appartenenza a una religione nella laicissima Francia. Solo Dio ci può salvare. Il brutto è che nessuno lo sa più e chi lo sa ha paura di dirlo per non perdere "il posto".

Il Pio

Le persone, non le idee

Siamo sicuri della libertà di pensiero?


Diciamo sempre che siamo liberi e che non siamo condizionati. "Un tempo sì che si viveva male, non si era liberi, oggi invece… (Lo pensiamo tutti e ne siamo sicuri). Nel Medio Evo... La democrazia moderna, invece… Oggi possiamo dire e fare quello che vogliamo, mica...". E lo penso pure io, e spesso lo dico pure con una grande certezza morale; ma in questi casi spesso mi si accenda una spia rossa nel mio cruscotto. Come se il Pio che è dentro di me—che è molto più intransigente e vero del Pio che sta fuori e che si vede—mi volesse segnalare un’anomalia del motore, un problema che alla lunga potrebbe far bloccare il “veicolo”. Sì, perché come tantissime persone, anche io ho un soggetto dentro di me che si chiama come me, ma che non vuole mai scendere a compromessi, vuole che tutto sia chiaro e umano e protesta a alta voce quando le cose non gli piacciono. Proteste che sento solo io, ovviamente. Talvolta ci devo litigare con il Pio di dentro. Ma il Pio di fuori spesso non ha buone argomentazioni per dibattere. E così, se il Pio di fuori dice «siamo liberi, possiamo dire tutto quello che pensiamo». Il Pio di dentro ribatte crudo: «puoi dire tutto quello che vuoi? Allora com’è che quando si parla di certi soggetti, devi sempre anteporre quella frase? Quale? Questa: “Io non ho nulla contro i…, ho tanti amici tra i…, anzi i miei migliori amici sono…, non tutti quelli sono in un certo modo, molti sono…, loro spesso hanno ragione, premesso questo io avrei questa mia personalissima opinione, mia personale, scusatemi, per cui penso che…”». E di sicuro—per tutti—sbagli se affronti quel tema in contrasto con l'assioma comune. Quante volte dobbiamo temere di affrontare certi argomenti, quando non sono in linea con l’idea comune? E quante volte ci capita di dire gli stessi identici concetti, con le stesse identiche parole, che sono dette sui giornali e sulle TV, senza peraltro aver mai conosciuto personalmente quell’argomento? Che è libertà è questa se uno deve avere paura di dire la propria idea, quando contrasta con l’idea comune? Che libertà è quella per cui va bene solo se io ho le stesse idee degli altri che sono al potere? Siamo proprio sicuri che possiamo dire tutto quello che pensiamo?  Siamo sicuri della libertà di pensiero? Siamo sicuri che nessuno ci condiziona e che è tutta farina del nostro sacco quella che esce dalla nostra bocca? «Devi rispettare le idee di tutti» poi ti dicono. Io però sarei più propenso a rispettare le persone prima di tutto, ma non li idee perché se sono bacate devo avere la libertà di poterlo dire. E comunque sul Vangelo si legge la Verità vi farà liberi. Solo la Verità, ci farà liberi.Se non siete d'accordo prendetevela con il Pio di dentro. Io non c'entro.
Il Pio

Ogni mattina...

«Ogni mattina è una giornata intera che riceviamo dalle mani di Dio. Dio ci dà una giornata da lui stesso preparata per noi. Non vi è nulla di troppo e nulla di non abbastanza, 
nulla di indifferente e nulla di inutile. È un capolavoro di giornata che viene a chiederci di essere vissuta. 
Noi la guardiamo come una pagina d'agenda, segnata da una cifra, da un mese. La trattiamo alla leggera come un foglio di carta. Se potessimo frugare il mondo e vedere questo giorno elaborarsi e nascere dal fondo dei secoli, comprenderemmo il valore di un solo giorno umano»
(Madeleine Delbrêl)

Sofferenza, malattia, dolore, sacrificio...

…La storia del Bambino di Nazareth è una storia di dolore ed è come una grande strada su cui tutti gli uomini, senza distinzione, devono camminare: ma vi è chi la percorre bestemmiando; vi è chi la percorre scuotendo la testa incredulo e senza persuasione; vi è chi la percorre come un lungo lamento, intontito, senza comprendere la meta divina; vi è infine chi la percorre con religiosa rassegnazione: vero martire, cioè testimone di Gesù Cristo – come Stefano -, è colui che si sforza almeno di percorrerla con amore. La vita dell’uomo è colma di fatiche, di rinunce, di dolore: ma l’uomo è attaccato alla sua vita terrena con un istinto formidabile; l’uomo su di essa fabbrica tutti i suoi sogni; in essa colloca tutte le sue speranze; per essa spende tutte le sue fatiche; per tenere la sua vita terrena l’uomo rinuncerebbe volentieri alla certezza di una vita felice nell’aldilà; il dolore e le pene che trova, si sforza bene di diminuirle: con un istinto profondo di egoismo, che cerca di scaricare su chi lo circonda la maggior quantità possibile di pesi, che cerca di asservirsi gli altri, che del bisogno e delle pene del prossimo si disinteressa con sollecitudine. In questa mentalità ogni malato è tenuto come un tollerato; ogni povero è un disgraziato; chi piange, un infelice; ogni essere debole e impotente, una cosa disprezzabile; ogni anima mite, un obbrobrio; ogni individuo poco quotato in società, un fallito. Così sorge l’abborrimento a ciò che costa, la nausea del dovere che impone fatica, l’odio al sacrificio…Un giorno Gesù si azzardò a dire chiaramente ai discepoli che Egli di lì a poco sarebbe dovuto essere crocifisso. Pietro, presolo per un braccio, si mise a rimproverarlo che così parlasse. Gesù, alzato lo sguardo severo ai discepoli, e con una voce che deve aver fatto rimanere assai male il povero Pietro: «Indietro, Satana – gli intimò -, tu ragioni non collo Spirito di Dio, ma collo spirito di questo mondo». Indietro, Satana! La distinzione tra Cristo e l’anticristo, fra il cristiano e il non cristiano sta proprio in questa valutazione del sacrificio e della vita. Il sacrificio ha una funzione redentrice, perché è la strada che Cristo ha battuto per salvarci e che ognuno di noi deve seguire per giungere alla sua vera casa… Indietro, Satana! aveva risposto Cristo a Pietro; e levando poi la voce perché l’avesse a sentire anche la folla che gli s’andava accalcando intorno: «Chi mi vuol seguire, su, prenda la sua croce. Perché chi non vuole soffrire ora, soffrirà per sempre; ma chi si sacrificherà ora, godrà per sempre. Che importa a un uomo il divenir padrone dell’universo, se poi perde l’anima sua? Che cosa in cambio darà l’uomo per la sua anima?»… (Stralci dall'Omelia di Luigi Giussani per la festa di Santo Stefano Desio, 26 dicembre 1944).

I “tanto non viene nessuno” e le novene all’alba

C'è una cosa che dico sempre—perchè mi ha colpito tanto—e che riguarda una novena. Novembre è il mese in cui inizia la famosa novena, quella che si conclude il 7 dicembre, vigilia della Festa dell'Immacolata Concezione di Maria. E’ stato un voto fatto oltre centocinquant’anni fa. La gente di San Benedetto del Tronto di allora, con a capo i propri amministratori, hanno chiesto alla Madonna di scongiurare il colera che tante vittime stava allora mietendo. Il male cessò. E per ringraziarLa hanno fatto quel voto. Voto che continuò ininterrotto negli anni successivi poi sospeso negli ultimi tempi (quelli moderni per intenderci, in cui la tradizione pare sia un disvalore). Da alcuni anni è stato nuovamente ricordato, grazie al coraggio di qualche nostro sacerdote. Pensate, allora. Dal 29 novembre al 7 dicembre: ore 5.30 della mattina angelus e rosario, ore 6.00 la santa messa, poi tutti al lavoro o alle faccende di casa. La prima volta che ci venne richiesto di ottemperare nuovamente a quel voto pensai che ci saremo trovati alla mattina io, qualche amico coraggioso, tre vecchie. Con questo spirito arrivai vicino all’abazia di S. Benedetto Martire nel buio più completo, alle cinque e un quarto, pensando di essere, come al solito, in superanticipo, praticamente il primo, forse avrei trovato le porte ancora chiuse. Non si trovava il posto per parcheggiare! Un fiume di gente lungo le vie erte del Paese alto si stava recando in chiesa. Sentivo le mamme che dicevano alle figlie che quando erano bambine, la loro mamma ce le portava. Entro in chiesa e non ci sono posti a sedere. Giovani, famiglie, vecchi, bambini in attesa di dire il rosario e poi la messa. Alle 5 e mezza della mattina. La Madonna vicino all’altare ci guardava tutti e sembrava contenta. E fu così per tutta quella novena. Ed è così ancora oggi. Eppure secondo i canoni di ragionamento che abbiamo oggi, questo non dovrebbe assolutamente accadere. "E' impossibile!". Nessuno oggi proporrebbe mai una faccenda del genere, perché “tanto non viene nessuno”. Può anche essere che i miei concittadini siano particolarmente devoti e la mia città un’isola felice. Ma potrebbe anche essere che il cuore di ogni uomo da sempre cerca l’assoluto, cerca il chiaro, cerca l’immenso e non si accontenta del parziale, del confuso e del finito. Non lo soddisfa questo. Così infatti sono gli uomini: se gli si propone una cosa “vera e assoluta” o gli danno tutta la vita o scappano, ma chi aderisce diviene un uomo saldo e vero, se invece gli si propone una roba dolciastra, aderiscono tanti, è vero, però quando possono, nel tempo libero e se fuori c’è qualcosa più “interessante” lasciano tutto. Negli ultimi cinquant’anni è stata “addolcita” la proposta cristiana per essere più allettante al mondo moderno, ma l’esito è stato lo svuotamento dei seminari, la diminuzione della gente in chiesa e cristiani senza sale, identità e coraggio. Poi uno propone il rosario alle cinque e mezza della mattina e se si vede la chiesa piena. Questo non è normale! Cioè, cosa non è normale? L'atteggiamento rinunciatario di tanti cristiani oppure la presenza di tanta gente semplice la mattina presto per pregare? La risposta datevela da soli. Se rimaniamo al concetto del “tanto non ci verrà nessuno” non cambierà mai nulla, non succederà mai nulla. Tanti santi sono passati attraverso questi gesti antichi e buoni. Dobbiamo tornare a un cristianesimo semplice dei rosari, delle novene, delle indulgenze plenarie, dei voti, delle preghiere che si capiscono e che parlano al cuore, dei precetti cristiani detti in modo chiaro e semplice, delle frasi cristiane da citare nei discorsi, della carità sopra tutte le cose, … non è una questione formale, né un ritorno nostalgico al passato, è il cuore dell’uomo che lo chiede. E’ la nostra vita che ne ha urgente bisogno. E’ la fede che si vive bene così. Poi da una fede salda, molti frutti nasceranno.
Il Pio

La dimostrazione della possibilità del cristianesimo



« I Santi canonizzati, i Santi nel senso ristretto della parola sono le figure che Dio ha stabilite a svolgere un particolare ruolo di testimonianza nella storia del popolo di Dio e a diventare paradigmi pedagogici alla maturità di un rapporto con il Mistero che è di tutti i chiamati: I Santi sono la dimostrazione della possibilità del cristianesimo, perciò possono essere guide su una strada verso la carità di Dio che sembra altrimenti impossibile. Nella loro fisionomia e nel loro cammino il cristiano scorge come su uno schermo di ingrandimento la struttura della propria figura più embrionale e i tratti del proprio cammino più breve ed inevoluto». 
(Adrienne von Speyr)

Don Bosco / 3 - Il Paradiso non è fatto per i poltroni

«Lavorare quanto comporta la santità non di più; ma ognuno si guardi dall'ozio» (MB XIV,634)

«Per essere in pace con Dio e col prossimo bisogna prima essere in pace con noi stessi». (MB XI,363)

«Dio sa largamente ricompensare i sacrifici che si fanno per obbedire alla santa volontà» (MB XI,243)

«Il massimo e più potente custode della purità è il pensiero della presenza di Dio» (MB VII,331)

«La roba d’altri dobbiamo considerarla come tanto fuoco» (MB VI,354)

«Qual è il maggior mezzo e più sicuro per non cadere mai più in peccato? È mettere in pratica gli avvisi del confessore (MB VI,352)

«Il mezzo principale che stimola allo studio è la pietà» (MB VI,352)

«Col fare a lungo quel che si vuole, i mali incancreniscono» (MB XII,55)

«Lo scherzo, la beffa in materia di religione è la cosa più schifosa e più sciocca che io possa pensare» (MB V,792)

«Tolte dalle comunità le mormorazioni e le parzialità, si gode perfetta pace» (MB XIII,398)

«Nelle gioie e nelle pene sia sempre fatta la volontà di Dio» (MB XV,176)


«Tu riuscirai col cercare la gloria di Dio in quello che fai» (MB IX,721)

«Diceva essere anche la ricreazione un’opera meritoria al cospetto di Dio» (MB III,586)

«Chi pensa molto al corpo e poco all’anima, cade nel laccio del demonio»

«Il paradiso non è fatto per i poltroni» (MB VII,7; X,9).

Cosa c’è di male?

...Continuando il tema degli scandali, uno dei fatti che è stato poco digerito dagli italiani negli ultimi tempi, è quello di vedere quegli impiegati comunali (di una città del Nord) che timbravano sì l’ingresso al lavoro, ma poi andavano altrove a fare gli affari propri e quell’altro che marcava il cartellino in mutande (la foto ha fatto il giro del mondo). Non è la prima volta che accade qualcosa di simile. E in genere queste faccende accadono nel pubblico e più raramente nel privato. Ci sarà un motivo? Forse qualcosa deve cambiare? Ma quello che è ancora più difficile da digerire è che nessuno ha chiesto scusa, nessuno si è vergognato, almeno per finta, nessuno ha detto che non lo farà più. Tutti avevano motivi validi per farlo e—a detta loro—avevano anche ragione, quasi gli ritornava il resto. «E’ normale fare così, ma cosa c’è di male?ۚ». (Bisognerebbe sempre dire però  «cosa c’è di bene?»). Questo è davvero insopportabile. A me—lagnoso come Catone—riflettendo anche su detti episodi minimi e di piccolo cabotaggio, viene sempre e solo da dire che questo è il segno chiaro di una terra scristianizzata, il male non è più un peccato, ma è un diritto. Prima pure si sbagliava—come no—ma ancora un po’ la coscienza provava a dire qualcosa. Oggi non c’è senso del peccato perché non c’è più Dio in terra. Non c’è Dio e dunque non c’è nemmeno bontà, serietà, umanità e normalità. E se non c’è Dio sulla terra e nel cuore degli uomini non significa che Lui non ci sia davvero, ma che solo non ci sono persone che con la loro vita e la loro fede lo fanno conoscere e lo testimoniano.
Il Pio

I traditori

In Vaticano escono altri traditori. Gente di massima fiducia che diventa traditrice. Gente anche consacrata, che diviene traditrice. Per cosa? Forse per guadagnare il Regno dei Cieli? Per la gloria della Chiesa? No, per molto molto meno, ci sembra. La politica italiana ci ha abituato agli scandali e ai tradimenti, nessuno ora ci fa più caso. Diversi sono invece i tradimenti che avvengono pochi metri sopra la tomba di san Pietro. O quelli di gente che dovrebbe preoccuparsi solo della santità del proprio gregge. Questi sono difficili da digerire per chi ha a cuore la Santa Chiesa Cattolica e la vorrebbe difendere e diffondere sempre. Se questi sono i colonnelli che può fare il soldato? Siamo tutti uomini, è vero. Tutti abbiamo il peccato originale, è verissimo. Non si può giudicare nessuno, è stravero anche questo. Però si possono formulare pensieri e anche avere il diritto di scandalizzarci quando le cose scandalizzano davvero. Siamo stanchi di vedere trascuratezza, trasandatezza, superficialità, miopia, leggerezza. Siamo stanchi della poca chiarezza e della fluidità dei concetti. Siamo stanchi di vedere cristiani rinunciatari per non contrastare il mondo. Quanta gente intristita rischia di uscire? Quanta gente rischia di perdersi? Ricordiamoci sempre che fuori la Chiesa non c’è salvezza. Ricordiamoci anche cosa disse Gesù «Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» (Lc 18, 8). Noi che siamo soldati di Cristo (concetto che non si dice più, ma siamo ancora pur sempre la “Chiesa militante” dunque che milita, che combatte la buona battaglia della fede), noi che siamo i soldati semplici di Cristo—ripeto—preghiamo sempre ogni giorno per la Chiesa, per il Papa, per i Vescovi, per tutti i sacerdoti. Se preghiamo tanto, a lungo e con fede il Signore potrebbe avere misericordia di noi e forse ci potrà aiutare se ritiene che ce lo meritiamo. E magari ci manderà santi straordinari di cui abbiamo tanto bisogno. Ma abbiamo anche ferma la certezza che le porte degli inferi non prevarranno mai perché la Chiesa è fondata su Gesù.
Il Pio

Pier Giorgio Frassati / 7

« Oggi sono stato alla sepoltura di un laureato di lettere corrispondente della 'Nazione' di Torino. E morto di etisia all'ospedale san Luigi e oggi l'ho visto prima che lo mettessero nella cassa. Era in uno stato compassionevole; non ho potuto fermarmi che due minuti dentro la camera, perché era già quasi decomposto e quindi non conveniva stare di più. Però questa vista è stata per me salutare. Ho riflettuto e ho pensato che anch'io fra qualche anno sarò in quello stato; desterò anch'io il senso di compassione misto a quello di ribrezzo; e pure alle volte sono stato ambizioso...
Ma come prepararsi al grande Trapasso e quando? Siccome uno non sa quando la Morte verrà a prenderlo, è grande prudenza ogni giorno prepararsi per morire lo stesso giorno; quindi d'ora in poi cercherò di fare tutti i giorni una piccola preparazione per la morte, per non dovere trovarmi impreparato in punto di morte e dovere rimpiangere gli anni belli della gioventù sprecati dal lato spirituale ».
(Luciana Frassati, Pier Giorgio Frassati, Lettere (1906-1925), Vita e Pensiero, Milano, 1995)

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...