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Cristiani, strana gente

Con accento di tristezza, l'imperatore si rivolse a loro dicendo : «Che cosa posso fare ancora per voi? Strani uomini! Che volete da me? Io non lo so. Ditemelo dunque voi stessi, o cristiani abbandonati dalla maggioranza dei vostri fratelli e capi, condannati dal sentimento
popolare; che cosa avete di più caro nel cristianesimo?». Allora simile a un cero candido si alzò in piedi lo starets Giovanni e rispose con dolcezza: «Grande sovrano! Quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui Stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità. Da te, o sovrano, noi siamo pronti a ricevere ogni bene, ma soltanto se nella tua mano generosa noi possiamo riconoscere la santa mano di Cristo. E alla tua domanda che puoi tu fare per noi, eccoti la nostra precisa risposta: confessa, qui ora davanti a noi, Gesù Cristo Figlio di Dio che si è incarnato, che è resuscitato e che verrà di nuovo; confessalo e noi ti accoglieremo con amore, come il vero precursore del suo secondo glorioso avvento».

(Vladimir Soloviev, Il Racconto dell’Anticristo, ed. Marietti)

Anche per uno solo



...Ricorda l'incontro con un missionario del Pime, padre Angelo Biraghi, sul Rio delle Amazzoni. Giussani lo accompagna in un pezzo di desobriga (la visita pastorale alle comunità dell’interno) e lo vede mettersi le calosce fino alla vita ed entrare nel fango, e allontanarsi, per arrivare dopo otto ore da un seringueiro che nella foresta tirava fuori la gomma dagli alberi. «Sarò stato lì almeno mezz'ora senza muovermi, pensando: "Ma guarda cos'è il cristianesimo!"», dice Giussani: «Quest'uomo che rischia la pelle per uno (uno!), per andare a trovare uno che prima non aveva mai conosciuto e che magari non avrebbe mai più visto nella vita, per portargli una parola e per segnare un gesto di amicizia!»….

(Silvia Caironi Tracce 4/3/2014)

Libero arbitrio

«Frate, lo mondo è cieco, e tu vien ben da lui.

Voi che vivete ogne cagion recate pur suso al cielo, pur come se tutto movesse seco di necessitate.

Se così fosse, in voi fora distrutto libero arbitrio, e non fora giustizia per ben letizia, e per male aver lutto ».

Siamo nel Canto XVI del Purgatorio e Dante entra nella III Cornice dove trova gli iracondi. Passa attraverso il denso fumo che rende quel luogo più buio di una notte priva di qualunque stella e irrita fortemente gli occhi del poeta ed è costretto a chiuderli e ad appoggiarsi al maestro. Qui Dante cammina come un cieco. Incontra dunque Marco Lombardo con cui inizia un discorso sul libero arbitrio. Marco afferma che il mondo è cieco e Dante sembra proprio venire da lì. Gli uomini, infatti, riconducono la causa di tutto al cielo, come se esso determinasse necessariamente gli eventi: ma se così fosse il libero arbitrio sarebbe nullo, e non sarebbe giusto essere premiati per la virtù e puniti per la colpa. Il cielo, prosegue Marco, dà inizio alle azioni umane, almeno ad alcune, ma in ogni caso l'uomo può scegliere tra bene e male, e la volontà è in grado di vincere ogni disposizione celeste. Gli uomini sono dunque guidati dal proprio intelletto, che è una forza ben maggiore di quella delle influenze astrali.


« Ciao, Signò!»


Il cattolicesimo è una religione umana, semplice, in cui Dio non è un padrone lontano e insensibile, ma un Padre buono che ci vuole bene.


Due frasi ho sentito ultimamente che mi hanno convinto, anzi veramente mi hanno confermato, che il cattolicesimo è una religione umana, semplice, in cui Dio non è un padrone lontano e insensibile, ma un Padre buono che ci vuole bene e in cui i cattolici sentono costantemente questo rapporto di Padre e figlio. E vivono così. Sì, poi arrivano quelli bravi che ti dicono che tanti cattolici sono però ipocriti, dicono, ma non fanno, quindi… quindi—mi viene da dire—peggio per loro innanzitutto, e peggio anche per quelli che colgono solo queste cose del cristianesimo (e poi gli ipocriti stanno in tutti i settori). (Beati quelli che hanno un cuore semplice, cattolico!). Due frasi dicevo. Entrambe sono state pronunciate da persone anziane (sarà un caso, ma oggi noi siamo un po’ troppo psicologi, adulti, intellettuali, manualistici e quella semplice semplicità di cuore, quel rapporto filiale, non sempre l’abbiamo ed è davvero un peccato). La prima frase. A una vecchia che usciva dopo la messa in rito antico (quella in latino per intenderci) un conoscente le ha chiesto come faceva a pregare in quel modo se non capiva una sola parola di quello che si diceva. Gli ha risposto secca: «io non capisco, ma l’importante è che capisca il Signore». La seconda. Ero in chiesa inginocchiato all’ultima fila per salutare Gesù. Entra un signore, da solo e sulla porta alza la mano in segno di saluto cordiale e dice contento «Ciao Signò!» e si fa il segno della croce. Fede, fiducia, semplicità. Che bello. Che bello.
Il Pio

Si alzò Gamaliele

Se infatti questo piano o quest'opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!


«Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo. Diede ordine di farli uscire per un momento e disse: «Uomini d'Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadere da lui furono dissolti e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadere da lui si dispersero. Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest'opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!». 

(Atti degli Apostoli 5,34-39)

Una forma di vigliaccheria


Il modernismo consiste nel non credere a se stessi per non ferire l’avversario. È un sistema di reciproca declinazione, di mutua rinuncia.


Essere liberale è l’esatto opposto dell’essere modernista: è solo per un incredibile abuso di linguaggio che i due termini vengono in genere apparentati. 
E io non odio nulla quanto il modernismo. E io non amo nulla quanto la libertà. (E di per se stessa, e perché è la condizioneirrevocabile della grazia).
Parliamo chiaro.Il modernismo sta, il modernismo consiste nel non credere a ciò in cui si crede. La libertà consiste nel credere a ciò in cui si crede e ad ammettere che il nostro vicino creda anche lui a ciò in cui crede. 
Il modernismo consiste nel non credere a se stessi per non ferire l’avversario che a sua volta non crede. È un sistema di reciproca declinazione, di mutua rinuncia.La libertà consiste invece nel credere. E nell’ammettere, nel credere che l’avversario creda. Il modernismo è un sistema di compiacenza. La libertà è un sistema di deferenza. Il modernismo è un sistema di buona creanza. La libertà è un sistema di rispetto.Non dovrei usare parole grosse, ma alla fin fine il modernismo è un sistema di vigliaccheria. La libertà è un sistema di coraggio. Il modernismo è la virtù della gente di mondo. La libertà è la virtù del povero.
(Charles Peguy “Il modernismo è la virtù della gente di mondo” Il Denaro, Cahiers de la Quinzaine)

Una delicata ironia

Ora non ci sono più i frutti di un investimento, di un ingegno, di un lavoro caparbio e costante, di un’intelligenza aziendale, in quel posto non c’è più la possibilità di dare lavoro a qualche persona, ma solo la causa della distruzione di tutto questo: la politica.

Quando mio nonno mi portava a spasso da bambino, passavo davanti a quel negozio. Poi sedicenne con una bella barbetta spelacchiata, ci passavo davanti. Universitario, con fidanzata al seguito, talvolta mi fermavo a vedere le sue vetrine e gli abiti che esponeva e spesso commentavamo «quello è fuori moda», «quello non si può vedere», «quello però non è male»; (certo, quando sei universitario e hai la ragazza, devi fare i discorsi “seri”, da buon borghese; d’altra parte i tuoi orizzonti si fermano al soffitto, come recitava una vecchia canzone di Claudio Lolli). Da sposato, maturo e consapevole, non mi ci fermavo più e non ci facevo caso a cosa vendeva, ma quel negozio era sempre lì. Poi con l’età, i giorni per andare in centro sono sempre stati di meno e la voglia anche. Ieri sono passato lì davanti, non c’era più quel negozio, tutto vuoto, tutto bianco. Sulle vetrine del negozio che per tanto tempo avevo visto, non più abiti che tanti commenti mi avevano fatto fare; ma al posto loro tanti manifesti di un politico che vuole essere eletto. E la faccenda mi pare esprima una delicata ironia. Un’analogia con la realtà; vorrei dire quasi un insegnamento. Un’attività che è riuscita andare avanti onorevolmente per decenni, ha dovuto chiudere; e al suo posto campeggia, senza nemmeno la minima vergogna, la foto di un politico sorridente che ha solo l’interesse di essere eletto, quasi lo scopo unico. Cioè, ora in bella mostra non ci sono i frutti di un investimento, di un ingegno, di un lavoro caparbio e costante, di un’intelligenza aziendale, in quel posto non c’è più la possibilità di dare lavoro a qualche persona, ma la causa della distruzione di tutto questo, quella politica che grazie a una tassazione da regime totalitario, quasi a livello di persecuzione, con un modo di fare che “ammazza” persone, famiglie e aziende, con una preoccupazione solo per temi di nessunissimo interesse per il popolo, ha portato in pochi anni un numero altissimo di ditte a chiudere definitivamente. Quella faccia politica dentro le vetrine di quel vecchio negozio, sembra la stessa dell’invasore che pianta la sua bandiera e dice «qui ora ci sono io», ma tutto intorno c’è il bianco: nessun bancone, nessun vestito, nessun commesso, nessun colore, tutto asettico, nudo, senza vita. Il deserto, infatti. Come dopo l’invasione degli Unni nella storia secolare del nostro Paese... Poi mi sono ridestato e ho pensato che quel negozio potrebbe anche avere chiuso per volontà dei titolari e quel politico potrebbe anche essere il migliore del mondo. Ma quella delicata ironia mi è rimasta ancora nel cuore.

Il Pio

Mentre ne abbiamo il tempo

Dopo il carnevale (da "carne - vale", carne ti saluto!) inizia la Quaresima. Un tempo importante per la vita di un cristiano. Oggi è infatti il Mercoledì delle Ceneri. Alcune brevi e sintetiche note, che possano chiarire la profondità e il senso vero di questo periodo.


35 D. Che è la Quaresima?
R. La Quaresima è un tempo di digiuno e di penitenza istituito dalla Chiesa per tradizione apostolica.

36 D. Per qual fine è istituita la Quaresima?
R . La Quaresima è istituita: 1. per farci conoscere l'obbligo che abbiamo di far penitenza in tutto il tempo della nostra vita, di cui, secondo i santi Padri la Quaresima è la figura; 2. per imitare in qualche maniera il rigoroso digiuno di quaranta giorni, che Gesù Cristo fece nel deserto; 3. per prepararci coi mezzo della penitenza a celebrare santamente la Pasqua.

37 D. Perché il primo giorno di Quaresima si chiama il giorno delle Ceneri?
R. Il primo giorno di Quaresima si chiama giorno delle Ceneri, perché la Chiesa mette in quel giorno le sacre ceneri sul capo dei fedeli.

38 D. Perché la Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri?
R. La Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri, affinché noi ricordandoci che siamo composti di polvere, e colla morte dobbiamo ridurci in polvere, ci umiliamo e facciamo penitenza de' nostri peccati mentre ne abbiamo il tempo.

39 D. Con quale disposizione dobbiamo noi ricevere le sacre ceneri?
R. Noi dobbiamo ricevere le sacre ceneri con cuor contrito ed umiliato, e con la santa risoluzione di passare la Quaresima nelle opere di penitenza.

40 D. Che cosa dobbiamo noi fare per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa?
R. Per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare quattro cose: 1. osservare esattamente il digiuno, e mortificarci non solamente nelle cose illecite e pericolose, ma ancora, per quanto si può, nelle cose lecite, come sarebbe moderarsi nelle ricreazioni; 2. fare preghiere, limosine, ed altre opere di cristiana carità verso il prossimo più che in ogni altro tempo; 3. ascoltare la parola di Dio non già per pura usanza o curiosità, ma per desiderio di mettere in pratica le verità che si ascoltano; 4. essere solleciti a prepararci alla confessione, per rendere più meritorio il digiuno, e per disporci meglio alla Comunione pasquale.

41 D. In che consiste il digiuno?
R. Il digiuno consiste nel fare un solo pasto al giorno, e nell'astenersi dai cibi vietati.

42 D. Nei giorni di digiuno oltre l'unico pasto è vietata qualunque altra refezione?
R. Nei giorni di digiuno la Chiesa permette una leggiera refezione alla sera, o pure sul mezzogiorno quando l'unico pasto viene differito alla sera.

43 D. Chi è obbligato al digiuno?
 R. Al digiuno sono obbligati tutti coloro che hanno compito il ventesimo (oggi 18, ndr) primo anno e non ne sono legittimamente impediti.

44 D. Quelli che non sono obbligati al digiuno sono affatto esenti dalle mortificazioni?

R. Quelli che non sono obbligati al digiuno non sono affatto esenti dalle mortificazioni, perché niuno è dispensato dall'obbligo generale di far penitenza e perciò devono mortificarsi in altre cose secondo le loro forze. 

(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X)

Sulle spalle dei giganti

E per questo Dio non può fare prodigi. Qui non può fare miracoli. Non riesce nemmeno a mandare sacerdoti, perché nessuno saprebbe cosa farsene. Può mandare qualche grazia e fare qualche miracolo. Ma non può fare nulla per noi, “per la nostra incredulità”.


Sul Vangelo di Marco che si è letto ieri (3 febbraio) a un certo punto si viene a sapere che Gesù «si meravigliava della loro incredulità (Mc 6, 1-6)». Il brano evangelico si riferiva agli abitanti di Nazareth, la città in cui viveva, per i quali il “figlio del carpentiere” non può che essere il figlio del carpentiere. Per quel motivo «lì non poteva compiere nessun prodigio». Si meravigliava della loro incredulità. Questa frase arriva fino a noi, gente del 2016, ha fatto un salto di duemila anni, ma è—ora come noi mai—attuale. A quel tempo solo a Nazareth non poté fare miracoli e in poche altre zone. Moltissimi invece lo seguirono in tutta quella Nazione e grandi furono le conseguenze per tutti. Il mondo intero fu cambiato da Cristo risorto. Un mondo intero. Tutto divenne più bello: le case, l’arte, la convivenza, le opere, l’aiuto ai bisognosi… Da allora tutto non era più come prima. Tutto era bello, perché tutto era condito di cristianesimo vivo e pulsante. Noi viviamo sulla cima di questo mondo nuovo, come sopra le spalle di babbo, e possiamo da qui rivederlo tutto nella sua bellezza. Restando “sulle spalle dei giganti” potremmo avere un orizzonte immenso e formare un Mondo straordinario. Ma il nostro invece è un tempo increduli, o peggio di agnostici e atei. Un tempo scristianizzato. O peggio di un cristianesimo “del” mondo e non “nel” mondo, per cui senza vigore e senza efficacia. Un tempo in cui siamo voluti scendere a tutti i costi dalle spalle dei giganti (su cui avremmo avuto la grazia di stare per sempre per diritti di eredità) per avere come conseguenza un orizzonte piccolo, meschino e grigio. E per questo Dio non può fare prodigi. Qui non può fare miracoli. Non riesce nemmeno a mandare sacerdoti, perché nessuno saprebbe cosa farsene. Può mandare qualche grazia e fare qualche miracolo ai pochi fedeli come nel Vangelo ricordato. Ma non può fare nulla per noi, “per la nostra incredulità”. Ma abbiamo ancora la possibilità di tornare sulle spalle dei giganti. Abbiamo sempre la possibilità di convertirci. Basta chiedere. Con un briciolo di fede. E come a Nazareth non pensiamo che il figlio del carpentiere non può essere che il figlio del carpentiere. Che tutto è uguale e nulla può cambiare. Il figlio del carpentiere è soprattutto figlio di Dio. E ci vuole bene. E tutto può cambiare a cominciare dalla nostra vita.

Il Pio

Un'anima bell'e fatta



C’è qualcosa di peggio dell’avere un cattivo pensiero.
È avere un pensiero bell’e fatto.
C’è qualcosa di peggio dell’avere una cattiva anima e anche del farsi una cattiva anima. È avere un’anima bell’e fatta.
C’è qualcosa di peggio anche dell’avere un’anima perversa. È avere un’anima abituata.
Si sono visti i giochi incredibili della grazia e le grazie incredibili della grazia penetrare in una cattiva anima e anche un’anima perversa e si è visto salvare ciò che sembrava perduto. Ma non si è visto bagnare ciò che era verniciato, non si è visto attraversare ciò che era impermeabile, non si è visto ammorbidire ciò che era abituato.
Proprio le persone più oneste, o semplicemente le persone oneste, o insomma coloro che vengono denominati tali, che amano ritenersi tali, non hanno essi stessi difetti nell’armatura. Non sono feriti.
La loro pelle morale sempre intatta dà loro un cuoio e una corazza senza difetti. Non presentano quella apertura prodotta da una spaventosa ferita, da un’indimenticabile miseria, da un invincibile rimpianto, da un punto di sutura estremamente mal legato, da una mortale inquietudine, da un’invisibile recondita ansietà, da una segreta amarezza, da un precipitare perpetuamente mascherato, da una cicatrice eternamente mal rimarginata. Non presentano quell’apertura alla grazia che è essenzialmente il peccato. Poiché non sono feriti, essi non sono più vulnerabili. Poiché non mancano di niente non si dà loro niente. Poiché non mancano di niente non si dà loro ciò che è tutto.
La stessa carità di Dio non medica colui che non ha piaghe. Perché un uomo era a terra, il Samaritano, lo rialzò. Perché la faccia di Gesù era sporca Veronica la asciugò con un panno. Ora colui che non è caduto non sarà mai rialzato; e colui che non è sporco non sarà mai asciugato. Le «persone oneste» non si lasciano bagnare dalla grazia. È una questione di fisica molecolare e globulare. Ciò che si definisce morale è uno strato che rende l’uomo impermeabile alla grazia. ….Perciò niente è contrario a ciò che si definisce (con un nome un po’ vergognoso) religione quanto ciò che si definisce morale. La morale ricopre l’uomo contro la grazia. […]
La morale è una proprietà, un regime e certamente un gusto della proprietà. La morale ci fa proprietari delle nostre povere virtù. La grazia ci dà una famiglia e una razza. La grazia ci fa figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo

(Peguy Nota congiunta su Cartesio e la filosofia cartesiana)

"O spari tu o quell'altro"



«Padre... ma perchè tanti rosari?»
« Uagliò, la corona del Santo Rosario è un'arma; se non spari tu, spara quell'altro!» (Padre Pio).

* * *

A P. Pio una volta fu detto: «Padre, oggi dicono che il Rosario ha fatto il suo tempo... In tante chiese non lo si prega più».
Padre Pio rispose: «Satana mira sempre a distruggere questa preghiera, ma non ci riuscirà mai: è la preghiera di Colei che trionfa su tutto e su tutti. È Lei che ce l'ha insegnata, come Gesù ci ha insegnato il Pater Noster».
* * *

Qualche giorno prima della morte, a Padre Pio fu chiesto di dire qualche buona parola. Padre Pio rispose con voce profonda e paterna:
«Amate la Madonna e fateLa amare. Pregate sempre il Rosario».
Fu quasi il suo testamento, tutto mariano.

* * * 

«Vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede» (1Pietro 5,8)

Il “quo usque tandem” e la sovranità popolare

«Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?» Un popolo si è svegliato e uscito da buio e dal silenzio in cui è stato per decenni confinato

Senza sfasciare vetrine, incendiare auto e tirare sassi ai poliziotti, si è concluso il Family day. Un popolo si è mosso, educatamente, a proprie spese. Dalla Sardegna, dalla Sicilia al Veneto sono arrivate a Roma moltissime persone, probabilmente due milioni. Il numero ovviamente è stato oggetto—come sempre nei casi dei raduni popolari—di molta polemica, ma in politica si disputa solo sulle piccolezze, sulle minuzie, non sulla sostanza. E la sostanza è che un popolo, dunque, si è svegliato e uscito da buio e dal silenzio in cui è stato per decenni confinato. Un popolo che non vuole le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le adozioni dei bambini agli omosessuali con tutto quello che comporta (dall’utero in affitto al noleggio delle mamme) e lo ha detto in maniera chiara e inequivocabile. Il diritto infatti lo ha il bambino a avere un padre e una madre—come natura vuole (non è infatti una questione meramente religiosa)—non due persone per il loro capriccio che non può essere un diritto riconosciuto. E’ vero che dopo la manifestazione hanno intervistato soprattutto i politici che non hanno fatto nulla e non i relatori che hanno fatto tutto e espresso la volontà popolare, ma questo è un particolare. Ma tutti quelli che erano presenti al Circo Massimo erano evidentemente solo la parte che è potuta venire. Ne discende che sono tantissimi, in Italia, quelli che non vogliono l’approvazione della DDL Cirinnà. Moltissimi, ma senza giornali, senza TV e senza VIP a loro favore. Ma cosa hanno detto i big della politica oggi al potere? “E’ importante quello che dice la Piazza, ma il Parlamento è libero di andare per la sua strada e approvare una legge che ci porterà a essere finalmente uno Stato civile”. Più o meno il concetto era questo. Altri quelli più accesi e più di sinistra hanno detto che al Family day hanno partecipato persone “oscurantiste” che vogliono “far tornare l’Italia al buio del Medio Evo”. Cioè: se non la pensi come loro “tu” sbagli e sei sbagliato. Comunque quello anzidetto è il concetto moderno di sovranità popolare e di democrazia. Il popolo pensa una cosa, lo Stato è libero di farne un’altra, anche l’opposta. Stare il 30 gennaio al Circo Massimo mi ha dato consolazione e conforto, perché ho visto—abbiamo visto—che siamo tanti, muti e silenziosi perché non abbiamo diritto alla parola, ma tanti. C’è ancora un popolo cristiano, compatto. Che non conta nulla per il potere, ma c’è. E questo è molto importante. Comunque gli “oscurantisti” e i medievali (a me essere tacciato di essere medievale non è insulto, ma un complimento: era quello un tempo in cui tutto era cristiano e in cui sono—non a caso—state create le più belle opere d’arte e costruzioni) quel giorno hanno preso atto di come è la situazione e allora verrebbe da dire come Cicerone: «Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?» che tradotto significa «Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?». Cicerone poi prosegue: «Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?» che, tradotto, significa «Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?». A tutti i Catilina d’Italia (e ne siete tanti!) ascoltate la vostra coscienza, se ne avete ancora e cambiate la vostra vita. E sappiate che un giorno—anche voi—dovrete rendere il conto a Qualcuno più in alto di voi.

Il Pio

Ponti e muri.

Oggi quando si parla di muri, ai cristiani 2.0, gli occhi diventano rossi per lo sdegno: «ponti e non muri vanno costruiti!». Io quando s...