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Un rimedio. La comunione spirituale.



"Se non potete comunicarvi sacramentalmente fate almeno la comunione spirituale, che consiste in un ardente desiderio di ricevere Gesù nel vostro cuore" (San Giovanni Bosco MB III,p.13).


La comunione spirituale è poco conosciuta e poco praticata, eppure è una sorgente speciale e incomparabile di grazie:
«Per mezzo di essa, scrive S. Leonardo da Portomaurizio, molte anime arrivarono a gran perfezione».

In che consiste la comunione spirituale?
Questa comunione non è quella sacramentale in cui riceviamo con l'Ostia consacrata, il Corpo e il Sangue di Gesù, ma è, appunto, spirituale, cioè interna e mentale, senz'alcun atto materiale e corporale.
Si chiama pure comunione interiore, comunione del cuore, comunione invisibile e mistica; perchè ci unisce a Gesù in modo misterioso e nascosto, senz'alcun segno visibile come nella comunione sacramentale. 
Si chiama infine, comunione virtuale, perchè ha la virtù di farci partecipare ai frutti dell'Eucaristia.

La Comunione spirituale consiste, secondo san Tommaso, in un desiderio ardente di ricevere Gesù sacramentato ed in un abbraccio amoroso come già fosse ricevuto. Il santo Concilio di Trento molto loda la Comunione spirituale ed anima i fedeli a praticarla. Perciò tutte le anime divote sogliono spesso praticare questo santo esercizio della Comunione spirituale.

Che cosa si deve fare per comunicarsi spiritualmente?
Innanzitutto non dobbiamo avere peccati mortali nell'anima (come per fare la comunione sacramentale). Bisogna formulare espressamente il desiderio di comunicarsi: e perchè questo desiderio sia sincero, bisogna, essere disposto a comunicarsi sacramentalmente, se fosse possibile. Del resto un semplice desiderio, se è vero e profondo, per quanto breve e rapido, basta a costituire la comunione spirituale. Evidentemente quanto più il desiderio sarà prolungato, tanto più la comunione sarà fruttuosa; ma con un semplice slancio del cuore verso Gesù nell'Eucaristia si fa la comunione spirituale, si partecipa alle grazie della comunione sacramentale.

«La comunione spirituale, dice il b. Curato d'Ars, fa su l'anima come un colpo di soffietto sul fuoco coperto di cenere e prossimo a spegnersi. Quando sentiamo che l'amor di Dio si raffredda, corriamo presto alla comunione spirituale».
Tuttavia, per quanto gli effetti della Comunione spirituale siano abbondanti, non giungono ad eguagliare quelli della Comunione sacramentale, come la visione riferita da sant'Alfonso chiarisce in modo esemplare. Però non è questo un buon motivo per evitarla.

Perchè la Comunione spirituale?
Alla base della scelta di fare la Comunione spirituale può esserci l'impossibilità - materiale o morale - da parte del fedele di ricevere la Comunione sacramentale. Prendiamo ad esempio questo periodo (10 marzo 2020) in cui le messe sono sospese per molti giorni, oppure nei periodi di guerra, di malattia... Rispetto alla Comunione sacramentale, infatti, la Comunione spirituale può essere fatta ogni volta che il fedele lo voglia e in qualsiasi momento della giornata o luogo.

Una bella preghiera che si può dire a tal fine è questa:
«Signore, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento, Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia. Poichè ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto io Ti abbraccio e mi unisco tutto a Te, non permettere che abbia mai a separarmi da Te».

Ricordati che devi morire.



Col Coranavirus tutti, nel giro di pochissimo tempo, abbiamo compreso che potrebbe essere possibile morire per il contagio di questa maledetta malattia. E che essa è tremenda e feroce. E abbiamo paura, giustamente. Una paura tremenda, spesso. Possiamo capire come si sentivano i nostri nonni, quando c’era il colera o la peste e non c’era l’Amuchina. Una difesa dall’epidemia, dicono, è stare a 1,82 centimetri gli uni dagli altri, lavarsi spesso le mani per almeno un minuto col disinfettante, non andare fuori Italia, non andare a messa, tossire sul fazzoletto… E si fa bene a fare così. Siamo in Quaresima: «polvere sei e polvere tornerai» ci è stato detto all’inizio, Mercoledì delle ceneri. Prendiamo tutte le precauzioni possibili e anche di più: non ci dobbiamo ammazzare da soli. Ma ricordiamoci sempre quel «polvere sei e polvere tornerai». Prima o poi moriremo, se non di Coranavirus come auguro a tutti i lettori, di vecchiaia, di tumore, sotto una macchina, sparati, con l’infarto, di ictus, col terremoto,… e, in quel momento finale, prima di andare davanti al Tribunale di Dio, dobbiamo essere sicuri di essere in grazia di Dio, senza peccati, con l’anima pulita. Non sappiamo quando arriverà quell’ora (tra un secondo o tra cento anni, chissà?) ma arriverà e dobbiamo trovarci così: ci conviene essere così. Perché è meglio andare in Paradiso piuttosto che all’Inferno. Qui ci si rimane per sempre, anche se non abbiamo preso mai il Coranavirus.

Il Pio

E dunque di non tornare a casa

Uno che va in auto, ha come pur remotissima ipotesi tra le tante, la possibilità di schiantarsi contro il guardrail oppure di incrociare un pazzo ubriaco contromano. E dunque, quella di non tornare a casa. Uno che sta salendo alla cima del Monte Bianco ha, sempre come remotissima ipotesi, quella di finire nel crepaccio o in fondo al burrone. E dunque quella di non tornare a casa. Fino a qui va bene? Bene. Ora quelli che vanno a rubare dentro le case altrui o a rapinare la gente per la strada hanno, anche come remotissima ipotesi, quella di trovare dentro casa un esperto di arti marziali che li fa letteralmente a pezzi oppure, in piedi sul marciapiede, un collezionista di armi sofisticate che li manda stesi a terra per direttissima. E dunque quella di non tornare a casa. Certo spessissimo il guidatore, l’alpinista, il ladro e il rapinatore tornano a casa felici e contenti senza aver avuto il minimo problema. Pronti a ripetere con successo le prossime loro iniziative. Ma nei casi del guidatore e dell’alpinista non succede nulla nell’uno o nell’altro caso, solo un mazzo di fiori sul posto dell'incidente messi là dai famigliari in pianto. Nelle ipotesi dei ladri o dei rapinatori, se non riescono nelle loro malefatte, succede che chi si difende da loro viene considerato dalla Giustizia un omicida, oltre a essere anche osteggiato rabbiosamente dalla parentela. Qui non si tratta di giustizia divina e giustizia umana. Qui si tratta di una giustizia che non si capisce. E quando essa non si capisce, è un problema. 

Il Pio

Come pecore senza pastore



821 D. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa?
R. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa; perché senza di esso i fedeli sarebbero privi del santo sacrificio della Messa e della maggior parte dei sacramenti, non avrebbero chi li ammaestrasse nella fede, e resterebbero come pecore senza pastore in balia dei lupi, a dir breve non esisterebbe più la Chiesa come Gesù Cristo l'ha istituita.

822 D. Dunque il Sacerdozio cattolico non cesserà mai sulla terra?
R. Il Sacerdozio cattolico, non ostante la guerra che gli muove contro l'inferno, durerà fino alla fine dei secoli; avendo Gesù Cristo promesso che le potestà dell' inferno non prevarranno giammai contro la sua Chiesa.

(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X)

Forse una cosa...



Una cosa, forse, la possiamo imparare da questo fattaccio del Coranavirus. Non tutto viene per nuocere. Non mi riferisco ai nostri politici che hanno litigato tra loro (quello già lo sapevamo). Non mi riferisco che siamo i primi in Europa col numero di contagi (alcuni dicono perché siamo i più bravi guidati da bravi, altri dicono perché siamo i più somari guidati da somari: ma chi ha ragione? E chi lo sa?). Non mi riferisco nemmeno all’ipotesi forse fantascientifica, da qualcuno rappresentata che il virus sia stato inventato dai cinesi per sordidi motivi (non cambierebbe minimamente la situazione e poi i dietrologi ci sono sempre stati). Non mi riferisco neanche ai numerosi Vescovi che, accettando di sottomettersi agli ordini dei laici, hanno vietato le sante messe, le processioni e le preghiere pubbliche, prendendosi sicuramente la responsabilità di fronte a Nostro Signore (tra l’altro in questi casi rivolgersi all’Onnipotente, potrebbe essere la via più efficace, in passato si faceva così e qualche miracolo è arrivato). Tutta questa vicenda, però ci può insegnare una cosa, dicevo. Il dogma laico (anzi laicissimo e incontestabile, pena la derisione se non addirittura, l’esilio) che la Scienza sia sempre e ovunque onnipotente e risolva da sé tutti i mali della terra e che dunque l’uomo, misura di tutte le cose, si salva da solo senza dover ricorrere a quella maledetta superstizione medievale—l’oppio dei popoli per altri—della religione che tanti mali ha fatto, è, in questo momento per lo meno, un falso storico, cioè non è un dogma vero, cioè non è vero: è falsissimo. Senza la luce di Dio nei cervelli, l’unico passo che si fa di fronte all’ignoto, è la paura, che tra un po’ (forse) diverrà addirittura terrore. E quando non è la fede a illuminare i cervelli, ma il terrore le conseguenze saranno brutte per tutti.

Il Pio

Signore, non ci aiutare proprio!



In questa tremenda situazione che si chiama Coronavirus, mi pare che lo Stato stia facendo quello che può, e non è facile farlo. Certo potrebbe fare meglio, ma anche peggio. Anche in questa faccenda i politici si rimbalzano la responsabilità, ma è normale. In questa faccenda cosa hanno deciso alcuni vescovi? Chiudiamo subito le chiese, non diciamo le messe. A San Benedetto del Tronto, la città in cui vivo, nel 1855 era scoppiato un colera micidiale e numerosissime furono le vittime. Il popolo con a capo i suoi amministratori decisero di fare una novena all’Immacolata con tanto di processione. Forse sarà stato un caso, ma il colera sparì. Quando viveva Don Bosco, a Torino nel 1854, scoppiò un altro colera tremendo (che tra l’altro aveva anche previsto). Lui promise ai suoi ragazzi che se restavano in stato di grazia, non avessero peccato, avessero pregato, avessero portato una medaglietta e avessero ricevuto la sua benedizione, si sarebbero salvati dal colera: e così fu, nonostante moltissimi di loro andassero in giro a aiutare la gente ammalata e soprattutto contagiosa (senza mascherine ovviamente). Intere famiglie furono sterminate dal colera torinese, ma nessuno dei ragazzi dell’Oratorio salesiano morì (un caso anche questo?). Anche san Carlo Borromeo non la pensava diversamente e non chiuse le chiese e non sospese le messe, quando nel 1576 scoppiò la peste a Milano (lui era il Vescovo). La peste lo vide in prima linea a confortare i colpiti da questa malattia. Incurante del contagio, scende per le strade piene di appestati e avvicina e conforta chi può. Scende con l’Eucarestia da somministrare ai moribondi come viatico, accompagnato da pochissimi sacerdoti. Non smette di pregare e digiunare perché il flagello termini. Supplica Cristo per la sua Passione e organizza con i cittadini superstiti processioni penitenziali, soprattutto con la reliquia del Santo Chiodo custodita nella cattedrale, perché non gli tocchi più di aiutare ogni giorno persone a ben morire. Questi erano quelli che ci hanno preceduto, i cattolici, come si dovrebbe essere. E sono diventati santi. Oggi invece chiudiamo le chiese, sospendiamo messe e manco morti pensiamo di preparare processioni. E’ come dire «Signore sappiamo noi come salvarci, che metodo usare per uscire da questa situazione, tu non puoi fare nulla, qualora davvero esistessi!» E’ dunque l’uomo che salva se stesso e dunque il mondo. Ma questo non lo ha detto Gesù, ma quelle terribili ideologie che se non hanno ancora distrutto il mondo, hanno “ammazzato” milioni di cattolici.

Il Pio 

Nella Sua Grazia



13. Per qual fine Dio ci ha creati? 
Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell'altra, in paradiso.

14. Che cos'è il paradiso?
Il paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità, e, in Lui, di ogni altro bene, senza alcun male.

15. Chi merita il paradiso?
Merita il paradiso chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente, Dio, e muore nella sua grazia.

16. I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, che cosa meritano? I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, meritano l'inferno.

17. Che cos'è l'inferno?
L'inferno è il patimento eterno della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene. 

(Tratto dal Catechismo di San Pio X)

L'unica vera gioia




“Nelle mie lotte interne mi sono spesse volte domandato perché dovrei io essere triste? Dovrei soffrire, sopportare a malincuore questo sacrificio? Ho forse io perso la Fede? No, grazie a Dio, la mia Fede è ancora abbastanza salda ed allora rinforziamo, rinsaldiamo questa che è l’unica Gioia, di cui uno possa essere pago in questo mondo. Ogni sacrificio vale solo per essa”


(Lettera del beato Pier Giorgio Frassati a Isidoro Bonini tratto da Pier Giorgio Frassati - Lettere Effatà edizioni) 

"Prego per quelli che hanno colpito mio papà"




«Preghiamo per i nostri governanti: per il nostro presidente Sandro Pertini per Francesco Cossiga. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore.Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri.»

(Preghiera recitata da Giovanni Bachelet durante i funerali di suo padre Vittorio, cattolico, docente universitario e politico, ucciso dalle Brigate Rosse il 12 febbraio 1980 al termine di una lezione all'Università La Sapienza di Roma. Questa preghiera potrebbe essere paragonata a quella che sentiamo di solito dopo simili episodi, nel mondo postcristiano. Questa vicenda ci dovrebbe anche ricordare che ogni giorno, ogni momento, potrebbe essere l'ultimo e che la nostra preoccupazione principale non deve essere se il nostro corpo è a posto, ma se lo è la nostra anima).  

Il Pio

Almeno per me


Sono sempre più frequenti le pubblicità in cui si vede un giovane stracontento perché compra roba con la carta di credito. Mi sono sempre chiesto cosa c’è da essere contenti nello spendere i soldi e ridurre il proprio conto corrente (con questi chiari di luna, poi). Sì, uno è contento delle cose che compra, ma non credo di spendere i propri soldi. Diverso sarebbe se uno avesse una carta di guadagno tramite cui si ricevono i soldi (ma questa è fantascienza)… Restando in tema di stramberie moderne, un vignettista famoso ha detto che le Foibe sono uno strumento di propaganda (alla faccia delle migliaia di infoibati, per decenni nascosti perché avrebbero dato fastidio a qualcuno). Anche qui ci sono i negazionisti, ma, per molti, sono meno gravi di quegli altri (perché sono due le parti politiche in gioco). Alla notizia che le nascite in Italia sono tremendamente diminuite, da una Radio nazionale che pende da una certa parte politica, seguita da milioni di persone, il conduttore ha declamato “non mi importa nulla se l’Italia sparisce…”. Poi è arrivato l’allarme Africa relativamente al Coronavirus. Nel Continente Nero sono tantissimi i cinesi che vanno e vengono dalla Cina, e qui i controlli e strutture, purtroppo, lasciano un po’ a desiderare. Chi lo sa, lo sa. In alto lo sanno. Ma non mi pare di aver sentito: “lasciamo perdere per un po’ la politica e i relativi sporchi giochi, lasciamo perdere pure Salvini e il suo dannato processo, e facciamo attenzione a chi entra dall’Africa. Magari per un po’ non facciamo entrare proprio tutti: in ballo c’è la salute degli italiani”. Nessuno lo ha detto e non mi pare che gli sbarchi siano bloccati. Permettetemi un po’ di moralismo: quando tutti sapevano la Verità le stramberie erano ridotte (i figli erano di più, l’Italia era amata, qualcuno la difendeva anche…). Da quanto ci sono più verità (e dunque nessuna verità) tutto è divenuto triste e brutto. Almeno per me.



Il Pio

«Anche metà del mio Regno»



Certo che la testa dei politici, di qualunque parte siano, di qualunque periodo siano, è sempre la stessa. Il popolo non esiste, ma esiste solo il tornaconto e il capriccio personali. Questa non è calunnia, si badi bene, perché con essa si vuole infamare un innocente dicendo il falso. Invece qui le prove ne abbiamo a iosa. E non a caso se leggiamo il Vangelo di Marco (6, 21-23) capiamo che anche allora la realtà non era poi diversa. Il brano è quello in cui Giovanni Battista ammoniva severamente Re Erode perché non poteva avere per moglie Erodìade, sposa di suo fratello. E questa ovviamente piena di rancore, lo voleva ammazzare. «Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le fece questo giuramento: “Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno”». Ecco. Pensiamoci un attimo, il Re (possiamo dire oggi, un politico di alto livello), solo per appagare un suo capriccio, avrebbe messo nelle mani di una ragazzina, viziata e incapace, comandata a bacchetta da una mamma rancorosa e omicida, la metà del suo Regno, senza pensare che in quella metà del suo Regno vivevano, persone, famiglie, soldati, c’era un’economia da seguire, una terra da difendere… un popolo che aveva bisogno di una guida. Cambiate le cose che vanno cambiate per adattarlo ai tempi di oggi, fate le vostre conclusioni. La fine della storia è che la ragazzina, su consiglio della mamma, non volle la metà del Regno, ma la testa di Giovanni il Battista. Anche su questo ci sarebbe da ragionare.



Il Pio

I danni del chiacchiericcio...



«Un giorno, una nota chiacchierona, andò a confessarsi da San Filippo Neri. Il confessore ascoltò attentamente e poi le assegnò questa penitenza: “Dopo aver spennato una gallina dovrai andare per le strade di Roma e spargerai un po’ dappertutto le penne e le piume della gallina! Dopo torna da me!”. La donna, abbastanza sconcertata, eseguì questa strana penitenza e tornò dal santo come richiesto. “La penitenza non è finita! – disse Filippo – Ora devi andare per tutta Roma a raccogliere le penne e le piume che hai sparso!”. “Ma è impossibile!”, rispose la donna. “Anche le chiacchiere che hai sparso per tutta Roma non si possono più raccogliere! – replicò Filippo Neri – Sono come le piume e le penne di questa gallina che hai sparso dappertutto! Non c’è rimedio per il danno che hai fatto con le tue chiacchiere!». 
(Tratto da www.it.aleteia.org).


San Filippo Romolo Neri (Firenze 21 luglio 1515, Roma 26 maggio 1595). Figlio di un notaio fiorentino di buona famiglia. Ricevette una buona istruzione e poi fece pratica dell'attività di suo padre; ma aveva subito l'influenza dei domenicani di san Marco, dove Savonarola era stato frate non molto tempo prima, e dei benedettini di Montecassino, e all'età di diciott'anni abbandonò gli affari e andò a Roma. Là visse come laico per diciassette anni e inizialmente si guadagnò da vivere facendo il precettore, scrisse poesie e studiò filosofia e teologia. A quel tempo la città era in uno stato di grande corruzione, e nel 1538 Filippo Neri cominciò a lavorare fra i giovani della città e fondò una confraternita di laici che si incontravano per adorare Dio e per dare aiuto ai pellegrini e ai convalescenti, e che gradualmente diedero vita al grande ospizio della Trinità. Filippo passava molto tempo in preghiera, specialmente di notte e nella catacomba di san Sebastiano, dove nel 1544 sperimentò un'estasi di amore divino che si crede abbia lasciato un effetto fisico permanente sul suo cuore. Nel 1551 Filippo Neri fu ordinato prete e andò a vivere nel convitto ecclesiastico di san Girolamo, dove presto si fece un nome come confessore; gli fu attribuito il dono di saper leggere nei cuori. Ma la sua occupazione principale era ancora il lavoro tra i giovani. San Filippo era assistito da altri giovani chierici, e nel 1575 li aveva organizzati nella Congregazione dell'Oratorio; per la sua società (i cui membri non emettono i voti che vincolano gli ordini religiosi e le congregazioni), costruì una nuova chiesa, la Chiesa Nuova, a santa Maria "in Vallicella". Diventò famoso in tutta la città e la sua influenza sui romani del tempo, a qualunque ceto appartenessero, fu incalcolabile. (Tratto da www.Santiebeati.it).

Ad memoriam perpetuam



Ad memoriam perpetuam
(a perpetua memoria)

NORME FONDAMENTALI DI VITA CRISTIANA 


I dieci comandamenti di Dio, o Decalogo 

Io sono il Signore Dio tuo:

1. Non avrai altro Dio fuori di me.

2. Non nominare il nome di Dio invano.

3. Ricordati di santificare le feste.

4. Onora il padre e la madre.

5. Non uccidere.

6. Non commettere atti impuri.

7. Non rubare.

8. Non dire falsa testimonianza.

9. Non desiderare la donna d'altri.

10. Non desiderare la roba d'altri.


I due comandamenti della carità

1. Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.

2. Amerai il tuo prossimo come te stesso.


Le beatitudini evangeliche

1. Beati i poveri in ispirito, perché di essi è il Regno dei cieli.

2. Beati i miti, perché possederanno la terra.

3. Beati coloro che piangono, perché saranno consolati.

4. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati.

5. Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia.

6. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

7. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

8. Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.


I cinque precetti generali della Chiesa

1. Partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate.

2. Santificare i giorni di penitenza, secondo le disposizioni della Chiesa.

3. Confessarsi almeno una volta all'anno e comunicarsi almeno a Pasqua.

4. Soccorrere alle necessità della Chiesa, contribuendo secondo le leggi o le usanze.

5. Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti.


Le sette opere di misericordia corporale

1. Dar da mangiare agli affamati;

2. Dar da bere agli assetati;

3. Vestire gli ignudi;

4. Alloggiare i pellegrini;

5. Visitare gli infermi;

6. Visitare i carcerati;

7. Seppellire i morti.


Le sette opere di misericordia spirituale

1. Consigliare i dubbiosi;

2. Insegnare agli ignoranti;

3. Ammonire i peccatori;

4. Consolare gli afflitti;

5. Perdonare le offese;

6. Sopportare pazientemente le persone moleste;

7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.


I sette vizi capitali

1. Superbia;

2. Avarizia;

3. Lussuria;

4. Ira;

5. Gola;

6. Invidia;

7. Accidia.


I sei peccati contro lo Spirito Santo

1. Disperazione della salvezza;

2. Presunzione di salvarsi senza merito;

3. Impugnare la verità conosciuta;

4. Invidia della grazia altrui;

5. Ostinazione nei peccati;

6. Impenitenza finale.


I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio

1. Omicidio volontario;

2. Peccato impuro contro natura;

3. Oppressione dei poveri;

4. Frode nella mercede agli operai.


(da Il Catechismo Maggiore di San Pio X)



Ad maiorem Dei gloriam
(Per la grande gloria di Dio)

Dio non è un’ipotesi


Siamo in un mondo cattivo. Siamo in un mondo senza Dio. O—bene che va—qui Dio è un’ipotesi e come tutte le ipotesi, può essere giusta o sbagliata a seconda di come uno ragiona o vede le cose. Il risultato è lo stesso. In tutta la nostra storia di cristianità, nei periodi tremendi, solitamente Dio mandava uno o più santi perché riportassero al Vero tanta gente e da lì si ripartiva. Allora questo dovrebbe essere un periodo più tremendo del solito, perché non solo non arrivano santi, ma sembra che quelli che dovrebbero contribuire a “produrli” insieme allo Spirito Santo, stanno arrendendosi al mondo e alle sue mode. I preti parlano di ecologia, le nonne di telefilm, le mamme sono amiche delle figlie, le figlie pensano solo a essere alla moda, i padri non esistono… E vogliono tutti piacere più al mondo che a Dio. Sembra che questo popolo maledetto, già cristiano, non si meriti affatto né il dono della santità, né il dono dei santi. Stiamo probabilmente peggio che nel IV secolo in cui da solo contro tutti (almeno) un Sant’Atanasio per oltre quarantasette anni, difese contro gli Ariani e i suoi correligionari, la fede e la divinità di Cristo. Siamo in un mondo cattivo allora. Siamo in pochi. Tocca a noi: non c’è nessun altro. Quando non vogliono correre i puledri, devono correre e brocchi e gli asini. E speriamo che così il Signore cessi il suo sdegno contro di noi.



Il Pio

Chi prega fa la cosa più importante


– Chi prega si occupa della cosa più importante di tutte.

– Tenete a memoria, che la solita parola equivoca considerata innocua può portare ad un comportamento scorretto.

– Se vuoi farti buono, pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, preghiera. E’ questo il grande programma per vivere felice, e fare molto bene all’anima tua e agli altri.

– Guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo: il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l’ingratitudine.

– Il migliore consiglio è di fare bene quanto possiamo e poi non aspettarci la ricompensa dal mondo ma da Dio solo.

– Tutti hanno bisogno della Comunione: i buoni per mantenersi buoni e i cattivi per farsi buoni.

– I due sostegni più forti per sostenervi e camminare per la strada del Cielo sono i Sacramenti della Confessione e Comunione. Perciò guardate come gran nemico dell’anima vostra chiunque cerca di allontanarvi da questi due Sacramenti.

– Con le opere di carità ci chiudiamo le porte dell’inferno e ci apriamo il paradiso.

– Tutti dobbiamo portare la croce come Gesù, e la nostra croce sono le sofferenze che tutti incontriamo nella vita.

Diritto e peccato


Il male c’è sempre stato: ieri come oggi. Il male è frutto del peccato originale per cui da Adamo in su la nostra natura contaminata tende a fare il male più che il bene e se non fosse sostenuta da Sacramenti, farebbe pure di peggio. Anche prima c’erano gli omicidi, i furti, le stragi, gli stupri, e poi anche le convivenze, gli adultèri, gli aborti, l’abbandono dei figli, le angherie e le tirannie… per certi aspetti di più, per certi aspetti di meno. Ma c’erano lo stesso. Però c’è un aspetto che fa la differenza tra oggi e ieri. Se una donna abortiva ad esempio, prima sapeva che stava facendo un peccato, lo faceva lo stesso si capisce e lo rifaceva se capitava e voleva, ma era sempre un peccato per lei e nella consapevolezza di ciò decideva cosa voleva fare; oggi lo fa ugualmente, ma è un diritto inalienabile. Prima se rubavi (povero o ricco) sapevi che era un peccato. Oggi se sei povero, invece è giusto. (Vi ricordate il Cardinale della Chiesa Cattolica che—con una bella testimonianza per il mondo—andò arbitrariamente a rimettere la luce in una casa occupata, senza però pagare la corrente al gestore? Negli anni settanta si facevano gli espropri proletari perché un proletario ha il diritto di riprendersi ciò che è suo. Il concetto moderno che sottostà spesso ai nostri giudizi, è che il povero è sempre buono e il ricco sempre cattivo). Anche chi andava a convivere sapeva di fare peccato, lo faceva lo stesso, consapevole del peccato, si capisce, e lo faceva e rifaceva lo stesso. E così chi commetteva adulterio, eccetera. Oggi provare a dire che quei comportamenti sarebbero un peccato, secondo la Chiesa Cattolica, si capisce, (non secondo il mondo, ma uno deve sapere sempre chi sta seguendo) è molto pericoloso (ma noi siamo democratici!), bene che va il tuo interlocutore schiumerà di rabbia, vomitando le peggiori frasi contro la Chiesa e contro di te (potrei dare nomi e cognomi). Liberi tutti di decidere se si vuole andare all’Inferno o in Paradiso, ma almeno ci sia la coscienza del peccato. Ci sia un chiamare chiaramente e per nome le cose del mondo e poi fare come si vuole. Ma se per secoli la Chiesa è stata calunniata profondamente dal di fuori e tanti per questo hanno abbandonato la barca di Pietro, ora il problema è che il popolo di Dio non è viene più istruito alla dottrina della Chiesa dal di dentro. Non gli viene spiegato il catechismo nella sua interezza, anche nei particolari cruciali e scomodi a un mondo che si fonda solo sul politicamente corretto. Spesso chi va a catechismo, lo finisce senza sapere che esistono i Dieci Comandamenti (potrei dare nomi e cognomi). Spesso con esso si insegna un buonismo smielato che non è il cattolicesimo, che non rimane dentro al cuore e che non illumina ogni singolo particolare della vita quotidiana.
Il Pio

Confusione.



Mi hanno riferito che in una parrocchia della Lombardia, durante la messa della domenica, il sacerdote non ha detto il Credo, ma al suo posto ha aperto il libro della Parola e ognuno ci metteva sopra la mano in segno di presenza. Il gesto è bello, è simbolico, ma è un gesto, un simbolo, appunto, ma non è sicuramente quello che dispone la sacra liturgia che vale per tutta la Chiesa Cattolica, dalla Scozia all’Australia. Gesti e simboli lasciano il tempo che trovano, e soprattutto non cambiano la vita e il cuore. Comunque di liturgie stravaganti ne è pieno il mondo (io ho ricevuto la comunione da uno che era vestito da folletto). Di omelie stravaganti ne è pieno il mondo (io ho sentito un’intera omelia su Greta Thunberg e che dovevamo fare come lei). Poi anche altri sacerdoti non hanno voluto recitare il Credo a messa: uno perché non ci credeva, l’altro per rispetto (umano) di alcune persone di religione protestante. Poi i Magi che sono solo un’invenzione letteraria, pur avendo una storia dettagliata nei Vangeli. E dico basta perché tutto ciò mi intristisce tantissimo (ma la fede in Gesù mi ridà la forza per combattere la buona battaglia della fede). La nostra religione non è su un simbolo, su una parola, su un libro di racconti, ma su Gesù fatto carne, morto e risorto. Ma cos’è questo moderno vento di follia? Cos’è soprattutto questa confusione che non viene solo dai nemici della nostra fede (che ancora ce ne sono tanti) ma dagli “amici” che abbiamo dentro casa? Signori, c’è una nebbia densissima e tanti stanno tradendo. Facciamo attenzione a dove mettiamo i piedi e soprattutto l’anima.

Il Pio

«Che ne sarà di loro?»


Francesco Faà di Bruno nacque a Alessandria  il 29 marzo 1825  e morì a Torino il 27 marzo 1888, pochi mesi dopo la morte di don Bosco (gennaio). Di sangue nobile, è stato un Ufficiale del Regio Esercito, matematico e presbitero. Francesco rimane profondamente impressionato dal grande numero di giovani soldati caduti sul campo di battaglia e si pone la domanda: “che ne è di loro? Di quelli morti nella indifferenza religiosa, lontani da Dio?”. Che ne sarà di quei poveri ragazzi, magari morti bestemmiando, oppure con l’odio nel cuore, all’improvviso, senza avere avuto nemmeno il tempo di chiedere perdono dei peccati,… Scriverà più tardi: «Le anime del purgatorio in questi tempi sono assai abbandonate. L’egoismo si concentra in noi, e dimentichiamo chi soffre nell’altro mondo. Dopo alcune condoglianze di cerimonia, dopo un po’ di lutto negli abiti, dopo un articoletto cronologico in qualche giornale, il debito nostro ci pare soddisfatto. Intanto il povero defunto... si trova nel più straziante abbandono e per uscire dal doloroso carcere non avrà che a soffrire e continuamente soffrire». Anche suo fratello, comandante Emilio Faà di Bruno, fedele alla prassi del cosiddetto onore militare, muore in guerra. Francesco già si era preoccupato di Emilio da giovane a causa della sua vita frivola; questa tragica morte è causa per lui di ansietà di coscienza sulla sua sorte eterna. «Ma fiducioso sempre nella misericordia di Dio, reagì nella maniera migliore, quella di affrettare la costruzione di un centro di preghiera per il suffragio dell’anima cara del fratello e degli altri caduti di guerra, nonché di tutte le anime purganti. Fu così che decise, sulla fine del 1866, di iniziare i lavori della sua chiesa». Da laico fondò nel 1859 l’Opera di S. Zita per le donne di servizio ed altre opere di assistenza sociale ed educative, privilegiando sempre la donna, giovane ed anziana. Annessi a tale opera vi erano l’Emporio Cattolico, una tipografia, una biblioteca circolante per tutta l’Italia, una lavanderia a vapore. Promosse la costruzione di bagni pubblici e l’apertura di cucine economiche. Costruì la Chiesa di Nostra Signora del Suffragio, centro di suffragi specialmente per i Caduti di tutte le guerre; ne progettò l’ardito campanile: un miracolo di statistica. A 51 anni fu ordinato sacerdote a Roma (1876) per concessione di Pio IX e compì negli ultimi anni della sua vita un intenso ministero sacerdotale. Iniziò ufficialmente la Congregazione delle Suore Minime di N.S. del Suffragio, cui lasciò in dono il carisma del suffragio per le anime sante del Purgatorio e l’impegno di continuare le opere socio educativo assistenziali, da lui iniziate. Spentosi a soli 63 anni di età, le sue spoglie dal 1925 riposano nella Chiesa da lui fondata in Via S. Donato 35 a Torino. Fu beatificato a Roma nel 1° Centenario della morte, il 25 settembre 1988 da Sua Santità Giovanni Paolo II.

Il Pio

Loro non vivono su questa terra (ma noi sì)


Penso che sia altissimo il numero degli italiani che non hanno più la minima fiducia dello Stato, nella sua tripartizione dei Poteri (Legislativo, Esecutivo, Giudiziario), né della politica in generale. C’è, è vero, un numero importante di persone avvelenate dalla politica e che litiga e sbraita per essa, si prende a botte o rischia il carcere, fanno dichiarazioni in TV e organizzano cortei, ma pochi sanno se queste persone fanno così davvero per un ideale o per altro. Non solo non hanno fiducia, gli italiani, ma hanno proprio paura dello Stato, per tutto quello che può combinare, con le tasse sempre più alte, con le leggi inspiegabili e con le sentenze imprevedibili. Ci dobbiamo rassegnare: nessuno ci salverà da questa classe politica, da questo modo strano con cui si manda la gente al potere, nè dai danni che il politico crea. Ricordate? Ogni tanto la speranza ci ritorna, quando qualcuno su cui si contava va al Governo, ma tempo pochi mesi e tutti capiscono (salvo quelli che sono al Governo) che tutto è uguale a prima, se non peggio. La politica è sempre più distante dal popolo e lei lo capisce sempre di meno, cioè: a voce lo dice, nei fatti lo conferma. Loro non vivono su questa terra (ma noi sì). E tutti questo lo abbiamo sempre detto e stiamo diventando noiosi. Purtroppo ultimamente la stessa opinione (sperando sia solo un’opinione personale) va verso i religiosi in generale (non della Chiesa che resta sempre e comunque Una, Santa, Cattolica e Apostolica). Un’ala sempre più numerosa e sempre più forte, sempre più presente nel mondo della comunicazione, sempre più seguita, sta distruggendo tutto quello che è stato sempre vero per tutti, per duemila anni. Sta distruggendo la Tradizione e la Poesia, per far restare solo la parte esclusivamente umana, quella che va bene a tutto il mondo, a tutti, agnostici, atei, comunisti, protestanti,... (Forse è un caso, ma sono proprio questi a essere contenti della nuova corrente). Ma questa che vogliono è una religione che ha nulla a che fare con la vita di tutti i giorni che non rende contenti e che soprattutto non salva l’anima. Però qui forse una speranza l’abbiamo: il nostro Capo è Dio e Lui può girare tutto in un altro senso con una sola parola: sempre se ce lo meritiamo e se non è giusto invece quello che sta avvenendo. Non sapendo questo, a prescindere, Lo comunque dobbiamo pregare e chiederGli che l’Italia torni a essere un Paese Cattolico. E se possibile tutta anche l’Europa e magari tutto il mondo. E di salvarci. 

Il Pio

Gli Angeli custodi



170 D. Quali sono gli Angeli che si dicono Custodi?
R. Si dicono Custodi gli Angeli che Dio ha destinato per custodirci e guidarci nella strada della salute (salvezza, ndr).

171 D. Come sappiamo noi che vi sono gli Angeli Custodi?
R. Che vi siano gli Angeli Custodi lo sappiamo per mezzo della sacra Scrittura e per l'insegnamento della Chiesa.

172 D. Quale assistenza ci presta l'Angelo Custode?
R. L' Angelo Custode:
1. ci assiste con buone ispirazioni, e, col ricordarci i nostri doveri, ci guida nel cammino del bene,
2. offerisce a Dio le nostre preghiere e ci ottiene le sue grazie.

173 D. Da quello che insegna la Chiesa intorno agli Angeli Custodi, che cosa dobbiamo noi ricavare? R. Da quello che insegna la Chiesa intorno agli Angeli Custodì, dobbiamo ricavare il frutto di essere continuamente riconoscenti alla divina bontà per averci dato gli Angeli a custodi, ed anche a' medesimi Angeli per la cura amorosa che si prendono di noi.
174 D. in che cosa devi consistere la nostra riconoscenza verso degli Angeli Custodi? R. La nostra riconoscenza verso gli Angeli Custodi deve consistere in quattro cose:
1. rispettare la loro presenza e non contristarli con verun peccato;
2. seguire prontamente i buoni sentimenti che, per mezzo loro, Iddio eccita nei nostri cuori;
3. fare le nostre preghiere colla maggior divozione, affinché le gradiscano, e le offeriscano a Dio;
4. invocarli sovente e con fiducia ne' nostri bisogni, e specialmente nelle tentazioni.

Il Pio

Materia grave, piena avvertenza, deliberato consenso.



§ 3. - Dell'esame.


696 D. Che cos'è l' esame di coscienza?
R. L'esame di coscienza è una diligente ricerca dei peccati che si sono commessi, dopo l'ultima confessione ben fatta.

697 D. Come si fa l'esame di coscienza?
R. L'esame di coscienza si fa col richiamare diligentemente alla memoria, innanzi a Dio, tutti i peccati commessi, non mai confessati, in pensieri, parole, opere ed omissioni, contro i Comandamenti di Dio e della Chiesa, e gli obblighi del proprio stato.

698 D. Sopra quali altre cose dobbiamo esaminarci?
R. Dobbiamo esaminarci ancora sopra le abitudini cattive e sopra le occasioni del peccato. 


699 D. Nell'esame dobbiamo ricercare anche il numero dei peccati?
R. Nell'esame dobbiamo ricercare anche il numero dei peccati mortali.

700 D. Che cosa si richiede perché un peccato sia mortale?
R. Perché un peccato sia mortale si richiedono tre cose: materia grave, piena avvertenza, e perfetto consenso della volontà. 

701 D. Quand'è che vi ha materia grave?
R. Vi ha materia grave quando si tratta di una cosa notabilmente contraria alla legge di Dio e della Chiesa.

702 D. Quand'è che vi ha piena conoscenza nel peccare?
R. Vi ha piena conoscenza nei peccare, quando si conosca perfettamente di fare un grave male.

703 D. Quand'è che, nel peccato, si ha il perfetto consenso della volontà?
R. Si ha, nel peccato, il perfetto consenso della volontà, quando si vuol fare deliberatamente una cosa, sebbene si conosca peccaminosa.

704. D. Qual diligenza si deve usare nell'esame di coscienza?
R. Nell'esame di coscienza si deve usare quella diligenza che si userebbe in un affare di grande importanza.

705 D. Quanto tempo si deve impiegare nell'esame?
R. Si deve impiegare nell'esame di coscienza più o meno tempo, secondo il bisogno, cioè secondo il numero e la qualità dei peccati che aggravano la coscienza e secondo il tempo scorso dalla ultima confessione ben fatta.

706 D. Come si può facilitare l'esame per la confessione?
R. Si facilita l'esame per la confessione con fare ogni sera l'esame di coscienza sulle azioni della giornata. 

(da Il Catechismo Maggiore di San Pio X)

Giustizia



Giustizia. Cos’è la giustizia? La parola sarebbe per tutti molto chiara, ma il senso poi applicato nella realtà non lo è mica tanto. Pur essendo una valore che tutti condividono e un ideale a cui tutti anelano, tuttavia la giustizia che abbiamo sulla terra fa venire seri dubbi se sia veramente tale e se tutti la intendano nello stesso modo. «E’ un’ingiustizia!» dice arrabbiato il figlio piccolo nel film “Il Vigile” di Alberto Sordi. «Abituatici adesso che sei giovane, sennò poi non ci riesci più» risponde la madre con voce disincantata. Leggevo tempo fa articoli sugli anni di piombo e il sessantotto. Se le fonti non mi hanno ingannato, pare che un bel numero dei terroristi di quegli anni che hanno sulla coscienza stragi gravissime, omicidi efferati, pestaggi, ferimenti e gambizzazioni e poi numerose rapine e furti e sulla fedina penale, per ciascuno, sei, sette, otto e pure nove ergastoli, oltre a centinaia di milioni da risarcire, ora stanno liberi dopo nemmeno 10-16 anni di carcere e vanno a spasso tranquillamente; possono scrivere libri, articoli sui giornali, andare sulle trasmissioni TV e pontificare contro lo Stato. 
Possono continuare a seminare veleno. E alcuni hanno anche chiesto allo Stato (che volevano annientare con la violenza), il reddito di cittadinanza. Alle famiglie delle vittime ovviamente resta solo la foto dei loro cari, trucidati da un’ideologia fattasi uomo e che ora è stata perdonata dallo Stato. Manco la soddisfazione di sapere che i loro assassini se ne stanno chiusi in carcere (anche se non sarebbe stato un granché). Ovviamente non è stata commessa nessuna violazione da parte dei magistrati: hanno dovuto applicare le leggi e questo dovevano fare. Ma una legge che porta a queste situazioni, può dirsi giusta? E’ giusto che uno che ha nove ergastoli sia libero dopo poco tempo? Anche questa è un’ingiustizia e ci dobbiamo abituare: noi italiani siamo da secoli abituati a soprusi, angherie, soperchierie... Se non fossimo cristiani il discorso finirebbe qui. Anzi, se non fossimo cristiani e contando solo su noi stessi, penseremmo che l’unico rimedio a tutto questo ed altro possa essere una rivoluzione e cioè altre stragi e omicidi, altre sofferenze e dolore. Ma se invece siamo cristiani, sappiamo che la giustizia umana, se è fine a sé stessa e se fondata sulle leggi solo umane, se è staccata da una base solida, alla fine fa sempre danni (i terroristi per esempio volevano ottenere una loro giustizia). La giustizia degli uomini su questa terra non la vedremo mai. Ma sappiamo per certo che vedremo la Giustizia divina un giorno e potremo vivere tutti insieme felici e contenti in Paradiso per l’eternità. Nel frattempo però il compito di cercare di fare un mondo più buono, ce lo abbiamo tutti. 

Il Pio


Fino a quando abuserete della nostra pazienza?


«… Perché i Magi non sono mai esistiti. Questa che abbiamo letta, è una formula narrativa per comunicare ai lettori una certa realtà». Ecco: anche i Magi ci hanno tolto. Inutile a dirsi che chi ha detto questa personalissima verità è un sacerdote durante l’omelia dell’epifania e questo concetto è stato ascoltato da una marea di gente (anche se penso che tre quarti non ascoltavano). Se si comincia a insinuare nei cuori dei poveri fedeli il dubbio che ci sono parti del Vangelo forse “false” e parti forse “vere”, la nostra fede come farà a combattere la buona battaglia, come farà a stabilirsi sulla roccia? E poi i martiri sono morti per la parte vera o la parte falsa? E i santi hanno seguito Gesù per la parte vera o la parte falsa? E quello che ha detto che ai tempi di Gesù non c’era un registratore per cui non possiamo avere certezza di cosa abbia veramente detto Gesù, ve lo ricordate? Secondo voi, quella eccellente intuizione ha fatto bene o male al popolo di Dio?
Hanno poi cambiato le preghiere, hanno modificato il vangelo, continuano a parlare di una morale senza Gesù, continuano a parlare di un miscuglio di religioni e tutte vanno bene, parlano poi di Greta e di ecologia… Ho anche sentito aggiungere frasi personali del celebrante durante la lettura del Vangelo, come fossero anch’esse parola del Signore, come poi tutti alla fine abbiamo detto.
C’è qualcosa che oggettivamente non va. Il rischio è la distruzione del popolo di Dio: la Chiesa non ce la faranno a distruggerLa perché è di Dio, ma i cristiani, già indeboliti e inflacciditi nella fede da decenni di intensa confusione e disordine, da un cristianesimo intellettuale e avulso dalla vita quotidiana, con una semplice spallata saranno buttati nel fosso da dove non si risale.
Aiutiamoci a fare in modo che ciò non avvenga.

Il Pio

Un rimedio. La comunione spirituale.

" Se non potete comunicarvi sacramentalmente fate almeno la comunione spirituale, che consiste in un ardente desiderio di ricevere ...