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Cacciateli via!


 

Negli ultimi cinquant’anni il problema centrale di molte parrocchie e diocesi sono stati “i giovani”. “I giovani oggi sono cambiati—si diceva e purtroppo si dice ancora oggi—se gli parli di Gesù, di Dio, di peccato, di seguire una strada, di sacrificio, di impegno, di inferno e paradiso… scappano e li perdiamo”. Bisogna dunque andare “leggeri-leggeri” con loro, “aspettare i tempi giusti” per evitare il pericolo di fuga (...da Alcatraz?). Forse quegli ecclesiastici non ricordavano che ogni epoca ha avuto un suo “oggi” e di conseguenza un suo “ieri”, sensibilmente diverso dall’oggi, che i giovani “moderni” ci sono stati in ogni epoca e che è vero che oggi i tempi sono cambiati, ma l’uomo è rimasto sempre quello creato dal fango da Dio Padre Onnipotente, Creatore del Cielo e della Terra. E che esso ha ancora lo stesso cuore, lo stesso desiderio e lo stesso peccato originale di tutti quelli che furono nei tempi passati. Poco più di cinquant’anni fa, un anno prima di morire, padre Pio, ebbe modo di parlare più o meno di questo argomento in maniera secca e chiara come era solito fare. Infatti “Nel 1967, un giorno, alcuni confratelli di Padre Pio, presente il Definitore Generale, parlavano dei problemi dell’Ordine, quando il Padre assunse un atteggiamento impressionante. Guardando lontano gridò: «Ma che state facendo a Roma? Ma che state combinando? Questi vogliono toccare perfino la Regola di san Francesco!». Il Definitore: «Padre, si fanno questi cambiamenti perché i giovani non vogliono saperne di tonsura, abito, piedi nudi…». «Cacciateli via! Cacciateli via! Ma… che son loro che fanno un favore a san Francesco a prendere l’abito e la sua forma di vita, o è san Francesco che fa un dono a loro? (*)». Ci sarebbe da riflettere su questa posizione del santo Cappuccino. Sarebbe da mandarla a memoria fino a che non è un tutt’uno con il nostro cuore. La testimonianza della fede deve essere sempre forte e chiara, non invece leggera, borghese o a rate, costi anche il martirio. Dovremmo rivedere anche una metodologia di catechismo forse un po’ troppo melensa che poco rimane nel cuore dei giovani e che comunque non gli cambia la vita, troppo abituati a trattare con la chiarezza, l’attrattiva e la forza della playstation, della pornografia ad altissimi livelli ormai reperibile facilissimamente su internet, delle cattive compagnie, delle donne disinibite e tanto espansive, dei film e delle musiche con messaggi pessimi, di una politica che… lasciamo perdere; è inevitabile che tutto questo abbia un’attrazione assai più forte di una pappetta spesso incomprensibile e senza sale: questa non può fare in nessun modo da contraltare a quella, è troppo debole, non può reggere all’urto. Abbiamo visto che—con questo metodo—dopo cinquant’anni le cose per i giovani (e ormai per gli ex giovani) non sono andate bene, anzi sono peggiorate: perchè non cambiamo metodo e torniamo alla modalità dei vecchi tempi? E’ andata bene per tanti santi, per tanti giovani e per tante persone, perché non dovrebbe andare bene anche oggi. Perché continuare cambiare quando la realtà ci dice che la strada è sbagliata?

Il Pio 


(*) Estratto del libro “Padre Pio nella sua interiorità. Figlio di Maria, francescano, stigmatizzato, sacerdote, apostolo, guida spirituale”, di Don Attilio Negrisolo, Don Nello Castello, Padre Stefano Maria Manelli (Edizioni San Paolo, Roma, 1997)

Non è normale, per noi

 


Mettiamo che le notizie che girano su internet siano fake news (notizie false) al 50%. Mettiamo per essere sicuri, lo siano al 60%. Dunque almeno il 40% di esse sono vere. Anche al 40% di esse si potrebbe desumere, con tutte le riserve, che è alto il numero di uomini di colore che violenta, ammazza, ferisce uomini bianchi. Qui di default parte generalmente il “sei razzista, fascista e pure omofobo (tanto che ci siamo)”. Parte anche in automatico un bel “è il clima di odio e di violenza che genera la destra”. (Queste frasi, come sapete, sono importanti in clima elettorale, utili solo e soltanto ai politici che si devono “scannare” nelle trasmissioni TV, ma al popolo non servono assolutamente a nulla: fanno restare tutto dov’è, esacerbando ulteriormente gli animi). Ma se lasciassimo perdere le frasi fatte dei politici che si rimpallano continuamente le colpe e soprattutto i politici stessi e restassimo invece nella pura materia dei numeri e della cronaca nazionale, vedremo altro. Come per esempio vedremo che se è un uomo di colore a subire violenze da un bianco, per tre giorni giornali e telegiornali ne parleranno con il massimo disdegno, con la partecipazione ai funerali delle alte cariche dello Stato. Se invece è un bianco a soccombere sotto le ripetute coltellate, bastonate, i calci di un nero non se ne parla (o forse solo nella cronaca locale) e nessuno di quelli lassù andrà ai loro funerali. Restiamo ai numeri: abbiamo detto che alti sono i casi di violenze contro gli italiani da parte di costoro. Ma mentre per loro derubarci, picchiarci e ucciderci potrebbe in qualche modo essere conforme alla dottrina che gli è stata da sempre  insegnata (anche se, a onor del vero, non tutti la interpretano nella stessa maniera, soprattutto nella maniera più violenta), per noi non è assolutamente normale che ne facciamo entrare un numero così esagerato da anni e anni. Il problema dunque non sono loro che fanno quello che fanno. Il problema siamo noi e in particolare quelli che da decenni ci stanno comandando, non so quanto giustamente e responsabilmente. Mi chiedo a chi rispondono, al popolo temo proprio di no. Qualcuno deve difendere la Patria (che non è un termine fascista, ma significa semplicemente la terra dei padri, dobbiamo dire anche questo di questi tempi per essere compresi), i suoi confini. I suoi cittadini. Il rischio che tra qualche anno la situazione sarà brutta davvero—ormai irrimediabile—e allora dovremo scappare via dalle nostre case. Tutto questo non è poi tanto inverosimile, se diamo un’occhiata a cosa succede in altri Stati.

Il Pio

E’ somma ingiustizia? Paletti e punti di riferimento

 



Uscendo dalla messa c’era un gruppetto di anziani che confabulava. Parlavano di quelle persone che, per essersi difesi
 da un ladro, nel cuore della notte, dentro la propria casa, si sono trovati in carcere e costretti a risarcire il malvivente e/o i suoi eredi. Per loro (e forse non solo per loro) quella era una somma ingiustizia. Irragionevole. Iniqua. Cercavano soluzioni, ma per come stiamo messi, è improbabile  trovarle. Ci ho riflettuto sopra. Ho sempre pensato che il concetto di giustizia fosse naturale, cioè universale e valido per tutti gli uomini del mondo. Ma pensandoci bene, osservando la realtà, non mi pare sia proprio  così. Ad esempio ci sono zone del mondo in cui la suddivisione del popolo in caste profondamente radicata e rigorosamente ereditarie è ancora oggi accettato e sentito giusto da gran parte di quella popolazione (peraltro dopo secoli e secoli). In altre zone, sgozzare o impalare un uomo che professa un’altra religione, anche se non ha fatto nulla di male, è un atto eroico e farsi esplodere in mezzo al mercato, con decine di morti e feriti innocenti, è addirittura un martirio è fonte di santità, e costoro diventano punti di riferimento per le nuove generazioni oltre che per le vecchie. Il fatto è che “giustizia” è un concetto che deve fare riferimento a un “paletto” a un “punto fermo”. Torniamo all’Italia. Fino a poco fa il concetto di giustizia era ancorato a un’idea cristiana del mondo. (Parlo in maniera generale, teorica soprattutto: gli imbecilli, gli scorretti, i disonesti, gli ingiusti, i “maiali”… ci sono sempre stati anche quando il cristianesimo era vivissimo e spesso erano questi che vincevano). Fino a quando però la giustizia aveva come riferimento il “paletto” cristiano si ragionava più o meno con la seguente massima: chi sbaglia paga e paga tutto quello che deve pagare (giustizia retributiva). Però tutti ragionavano anche con altre belle massime: non si può uccidere un uomo solo perché è di un’altra religione; il prossimo deve essere amato e rispettato come se stessi; nessuno è superiore agli altri; sacrosanto poi è il diritto alla legittima difesa per cui chi difende la propria vita o quella dei vicini, non si rende colpevole di omicidio o di ferimento, etc.; anche lo Stato ha un diritto alla legittima difesa, e via dicendo. E chi ragionava diversamente dal “paletto” sapeva bene che non stava facendo le cose dritte (anche se le faceva ugualmente). Così tolto anzi sradicato e buttato lontano, quel “paletto”, senza sostituirlo con null'altro, ci ritroviamo che la giustizia amministrata o solo pensata, è spesso svincolata da una morale chiara e dunque soggetta al relativismo e al soggettivismo più cieco e spietato. Disperato. Soggetta pure alle mode politiche o personali, alle influenze dei potenti della Terra... E nessuno può farci nulla. Il ritornello allora, è sempre quello: bisogna far ritornare l’Italia un Paese cristiano. A costo della vita.

Il Pio

11 settembre

 

Mentre sto scrivendo il calendario mi fa presente che siamo giunti all’11 settembre. In questa data nel corso dei millenni, sono avvenuti tanti fatti più o meno importanti. Quelli che mi ricordo bene sono però solo due. Uno è l’11 settembre del 1683, quando l'esercito della Lega Santa respinse il tentativom ottomano islamico di invadere Vienna la Capitale austriaca da lì il resto d'Europa, Roma, centro della cristianità,compresa; la vittoria avvenne anche grazie al frate Marco d'Aviano che fece davvero di tutto per impedire l’invasione islamica. L’altro è l’11 settembre del 2001 quando terroristi islamici hanno abbattuto le torri gemelle uccidendo una marea di persone. Quando metto a confronto queste date mi vengono sempre in mente alcune cose. L’11 settembre del 1683 ci testimonia che allora c’era un popolo e sovrani cattolici che sul momento del bisogno comune si univano in nome di Gesù, contro chi voleva invadere le loro terre, sgozzando chi non si convertiva alla loro religione e la Chiesa non si tirava mai indietro e sosteneva tutti anche con le preghiere e le benedizioni. L’11 settembre 2001 ci racconta invece che quel popolo cristiano non esiste più da tempo, le gerarchie della chiesa vogliono inspiegabilmente che continui l’invasione senza limiti dei discendenti degli ottomani; invece gli altri sono rimasti sempre con lo stesso, immutato, desiderio di allora nei nostri confronti. Le due date forse non sono venute a caso. Abbiamo perso nel XVII secolo? Ora vinceremo nel XXI, vi distruggeremo. Piano piano, con la vostra debolezza morale, con le vostre leggi democraticissime e con i nostri sistemi secolari. Ora come allora però potrebbe risuonare ancora l’esortazione di padre Marco d’Aviano (proclamato beato dalla Chiesa) prima della battaglia di Vienna: «…Abbi dunque pietà di noi, abbi pietà della tua Chiesa, per opprimere la quale già si preparano il furore e la forza degl’infedeli. Sebbene sia per nostra colpa ch’essi hanno invaso queste belle e cristiane regioni, e sebbene tutti questi mali che ci avvengono non siano altro che la conseguenza della nostra malizia, síici tuttavia propizio, o buon Dio, e non disprezzare l’opera delle Tue mani. Ricordati che, per strapparci dalla servitù di Satana, Tu hai donato tutto il Tuo prezioso Sangue. Permetterai forse ch’esso venga calpestato dai piedi di questi cani? Permetterai forse che la fede, questa bella perla che cercasti con tanto zelo e che riscattasti con tanto dolore, venga gettata ai piedi di questi porci? Non dimenticare, o Signore, che, se Tu permetterai che gl’infedeli prevalgano su di noi, essi bestemmieranno il Tuo santo Nome e derideranno la Tua Potenza, ripetendo mille volte: “Dov’è il loro Dio, quel Dio che non ha potuto liberarli dalle nostre mani?” (…) Concedi ai príncipi e ai capi dell’esercito la fierezza di Giosué, la mira di Davide, la fortuna di Jefte, la costanza di Joab e la potenza di Salomone, tuoi soldati, affinché essi, incoraggiati dal Tuo favore, rafforzati dal Tuo Spirito e resi invincibili dalla potenza del Tuo braccio, distruggano e annientino i nemici comuni del nome cristiano, manifestando a tutto il mondo che hanno ricevuto da Te quella potenza che un tempo mostrasti in quei grandi condottieri. Fa’ dunque in modo, o Signore, che tutto cospiri per la Tua gloria e onore, e anche per la salvezza delle anime nostre. (…) Te lo chiedo, o Signore, in nome dei tuoi soldati. Considera la loro fede: essi credono in Te, sperano tutto da Te, amano sinceramente Te con tutto il cuore. Te lo chiedo anche con quella santa benedizione, che io conferirò a loro da parte Tua, sperando, per i meriti del Tuo prezioso Sangue, nel quale ho posto tutta la mia fiducia, che Tu esaudirai la mia preghiera.(…) Libera dunque l’esercito cristiano dai mali che incombono; trattieni il braccio della Tua ira sospeso su di noi, e fa’ capire ai nostri nemici che non c’è altro Dio all’infuori di Te, e che Tu solo hai il potere di concedere o negare la vittoria e il trionfo, quando Ti piace (…) (Preghiera di Marco d’Aviano tratta dal sito internet unavox)». Oggi ci manca un padre Marco d’Aviano: i nemici della fede esistono anche oggi, come sono sempre esistiti. Siamo un popolo abbandonato. Non possiamo contare su nessuno. Ma ce la potremo fare o stesso se affidiamo tutto (nazione, popolo, vita e anima) nelle braccia di Maria santissima. E forse Dio avrà compassione di noi.

Il Pio 

Siamo circondati.


Siamo ormai circondati. Sembra che vie d’uscita non ce ne siano. Da una parte ci sono le truppe degli Itellettuali che hanno il compito di confonderci le idee e che hanno fatto diventare un’eroina, la Comandante tedesca che ha speronato una nave della Guardia di Finanza per far entrare in Italia illegittimamente clandestini illegittimi, che hanno intitolato un’Aula del Parlamento (difeso dai Carabinieri) a uno che menava ai Carabinieri, che sostengono che “un africano non può sapere che non si può violentare una ragazza di notte sulla spiaggia” (detto da una donna). Da un’altra parte ci sono le truppe dei Guastatori, che hanno il compito di distruggere la famiglia e imporre ai bambini una mentalità che non è naturale e l’aborto come metodo di distruzione di massa. Da un’altra ancora ci sono le truppe degli Incursori a cui sul principio che i vecchi campano troppo, hanno affidato la consegna di fare qualcosa in merito. Da un’altra parte ancora ci sono le truppe dei Tribunali, quelle dei giudici imprevedibili, la cui giustizia non è intesa da molti come giustizia e che tanto danno fanno al popolo. Ancora; altrove ci sono le truppe navali, quelle che fanno di tutto per far entrare in Italia migliaia di islamici i quali non vedono l’ora di conquistarci (coi loro metodi, ovviamente). Da un’altra parte c’è una consistente truppa che proviene dalla gerarchia della chiesa che di islamici ne vorrebbe far entrare ancora di più perché “Dio lo vuole” e ci invita a andare a braccetto con loro (che però non vogliono), dimenticando che solo Gesù è Via, Verità e Vita e che abbiamo il compito di testimoniare il Suo Vangelo. Da un’altra poi, arrivano le truppe Amministrative che ci riempiono di tasse sempre più alte, ma con pochi benefici e che così fanno chiudere attività e mandare sul lastrico intere famiglie. Siamo circondati. Normalmente di fronte a un attacco, uno Stato difende il suo popolo, invece il nostro non lo fa. Anzi sembra che sia proprio esso a agevolare tutto ciò, inspiegabilmente. Siamo abbandonati. Non c’è via di scampo. L’esercito che ci sta attaccando è troppo forte e immenso e il popolo italiano purtroppo non se ne è accorto del suo arrivo e pensa solo agli smartphone, agli apericena, alla movida, al calcio, alle vacanze e a vedere i politici che si scannano in TV (ma senza mai concludere nulla). L’attacco finale sarà tremendo per tutti, anche per i buonisti, progressisti, anche per i cattolici buonisti e progressisti. Anche per chi non ha fatto nulla perché interessato solo agli smartphone, agli apericena, alla movida, al calcio, alle vacanze e a vedere i politici che si scannano in TV. Vantaggi ne avranno solo quelli che si schiereranno con l’Esercito nemico. Resteremo pochissimi, noi cattolici senza altre ulteriori definizioni. Forse dovremo combattere, stare nascosti, forse saremo arrestati o uccisi. Torturati. Come già succede in altri Stati nel silenzio di tutti e in particolare di certuni che dovrebbero parlare, anzi urlare. Ci saranno tempi bui e tristi come aveva profetizzato Joseph Ratzinger nel 1969 “Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nella prosperità. Poichè il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche gran parte dei privilegi sociali… Ma nonostante tutti questi cambiamenti che si possono presumere, la Chiesa troverà di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio Uno e Trino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica”. Questa è la nostra fede. Resteremo in pochi, ma la Chiesa di Dio non morirà. E ripartirà.


Il Pio 

 


Può essere accettata. La 194.

 

Su Avvenire (quotidiano dei Vescovi cattolici) del 27/8/2020 ho trovato un articolo di Angelo Moretti—Presidente della Rete di Economia Sociale Internazionale e della Rete 'Sale della Terra'—intitolato "Superare i residui ideologici" nella Rubrica "Famiglia e vita", riporto di seguito un breve capoverso. 


«...Ma la legge 194 (la legge che disciplina l'aborto, ndr) non è una legge contro la vita e può essere accettata dai cattolici. Riconoscere che un embrione sia l’inizio di una vita significa rendere di per sé illegittima la legge sull’aborto? No, se si intende la ratio legis della 194 per quella che è: una legge che regolamenta un fenomeno, che lo rende una questione pubblica, non una legge che promuove o che serve a dichiarare una questione di principio. La 194 non è una legge che mette in discussione la dignità ontologicamente intrinseca di un embrione, è una legge intervenuta a disciplinare un fenomeno sociale che non ha bisogno di leggi per esistere: l’aborto verrebbe praticato anche in assenza di una norma che ne regolamentasse i contorni e i dettagli della responsabilità pubblica e privata, con grande aggravio e rischio per le donne che decidano liberamente o che si sentano costrette per svariati motivi ad abortire. Un cattolico che chiede di applicare in ogni sua parte la 194 non sta affermando un valore diverso dalla sua fede, crede nella vita, in ogni vita, dal concepimento alla vecchiaia, comprende semplicemente un’impalcatura legislativa che definisce una cornice entro cui l’aborto viene sottratto sia alla privatizzazione sia all’imposizione pubblica».

Le conclusioni tiratele voi.

Il Pio

Si devono rispettare tutte le leggi?




408 D. Vi è obbligo di rispettare e di obbedire l'autorità che governa la società civile?
R. Si, tutti quelli che appartengono alla società civile hanno l'obbligo di rispettare e di obbedire l'autorità perché viene da Dio, e perché cosi è richiesto dal bene comune.

409 D. Si debbono rispettare tutte le leggi che sono imposte dall'autorità civile?
R. Si debbono rispettare tutte le leggi che l'autorità civile impone, purché esse non siano contrarie alla legge di Dio, secondo il comando e l'esempio di nostro Signor Gesù Cristo.

410 D. Oltre il rispetto e l'obbedienza alle leggi imposte dall'autorità, coloro che fanno parte della società civile hanno altri do zeri?
R. Coloro che fanno parte della società civile, hanno, oltre l'obbligo del rispetto e dell'obbedienza alle leggi, il dovere di vivere concordi e di adoperarsi ciascuno coi mezzi e con le forze proprie affinché essa sia virtuosa, pacifica, ordinata e prospera a comune vantaggio.

(Catechismo Maggiore di San Pio X)




More uxorio

 


Non so perché, ma ultimamente mi è capitato di parlare con diverse persone sulla convivenza prematrimoniale. Giovani e anziani. I giovani che ho sentito sostengono che la convivenza prima del matrimonio (se questo poi, si deve proprio fare) è necessaria per conoscersi. “Io la farò sicuramente, perché così non mi sbaglio partner. D’altra parte il matrimonio è un contratto e quindi uno deve essere sicuro”. Le mie perplessità che uno si può conoscere bene anche senza andare a vivere more uxorio (“come con la moglie, secondo il costume matrimoniale”; questa espressione si usa per indicare la condizione di due persone che convivono stabilmente senza aver contratto matrimonio) e che il matrimonio oltre che essere un contratto è soprattutto un Sacramento, nessun interesse particolare hanno suscitato: parole vuote e senza senso. Va ricordato che convivere senza il Sacramento del matrimonio, almeno per i cattolici, è pur sempre un peccato mortale (6^ comandamento), reiterato e continuativo, e in quanto tale non si può o almeno non si potrebbe assolvere (con questi chiari di luna…). Questo significa che se uno dovesse morire mentre convive more uxorio, potrebbe andare all’Inferno, e dunque già questa sarebbe una buona ragione per evitare la convivenza. E’ poi il Sacramento che dà una forza in più ai coniugi. La loro remora invece a quanto sopra, è stata “così era al tempo tuo, oggi…”. A parte che al tempo mio c’era chi conviveva tranquillamente anche per tutta la vita (però conoscendo bene il catechismo), qui non parliamo di moda del momento, ma di vita e soprattutto di Vita eterna. Ma mi è parso che anche questo argomento non interessasse a nessuno di loro. Ma il peggio viene dai genitori (parlo di gente adulta, dell’età mia, oltre i cinquanta). Quelli che ho sentito sull’argomento avevano la stessa identica idea sull’argomento con le stesse identiche motivazioni dei giovani, e anche a loro le mie perplessità non suscitavano alcunché. La convivenza si deve fare, era insomma la loro ferma idea per i loro figli. C’è qualcosa che non va. Forse qualcuno non sta facendo più il proprio dovere. Forse è il caso che si faccia qualcosa.

Il Pio




Né in cielo, né in terra




Niente e nessuno, né in Cielo, né in terra, né (tantomeno) sottoterra potranno mai far cambiare la volontà a Dio. Dio Onnipotente. Dio Creatore di tutto. Al di là di quei Cardinali che dicono che Gesù non poteva mutare le leggi della natura (e Gesù era Dio), Dio può davvero cambiare sia le leggi della natura (Lui ha fatto sia la natura, sia le leggi) sia l’uomo e la sua contorta natura (Lui ha fatto l’uomo, anche se la natura contorta quello se l’è fatta da solo). Dio può fare tutto dunque e nessuno Lo può fermare. I tempi e le modalità di ogni intervento, li sa solo Lui ma arrivano tutti al momento giusto, se mai devono arrivare per la nostra salvezza. La Provvidenza agisce anche nel XXI secolo, pure se nessuno sa più cosa sia (chi deve spiegarla, spiega altro) e così nessuno la vuole e la chiama più. Chiediamo l’aiuto di Dio, chiediamo l’intervento della Provvidenza: noi tutti personalmente e la nostra cara Italia ne abbiamo un bisogno enorme, anche se tutti intorno a noi sono convinti che ci salverà solo la Scienza e la Politica (pur avendo quotidianamente prove contrarie). Chiediamo! Chiediamo! Cerchiamo anche di meritarlo un Suo intervento e di esserne degni. Una preghiera che Padre Pio faceva recitare ai suoi penitenti ma che potremmo recitare ogni giorno per ricordarci chi siamo «Il mio passato, o Signore, alla Tua misericordia. Il mio presente al Tuo amore. Il mio avvenire alla Tua provvidenza».

Il Pio


In hoc signo vinces

 

Il pericolo dunque di un’invasione islamica in Italia è tutt’altro che remoto. Nel senso che ci sono tutti i presupposti di fatto, di diritto, umani e politici perché avvenga. Ovviamente quelli che saranno più in pericolo saremo noi del popolo e in particolare i cattolici, gli altri troveranno il modo per tirare fuori le gambe e tutto il resto, come fanno sempre da sempre. La battaglia di Lepanto. La battaglia navale di Lepanto si svolse il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell’Impero ottomano si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa. Prima della partenza della Lega Santa il Papa Pio V benedisse lo stendardo raffigurante, su fondo rosso, il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto costantiniano In hoc signo vinces (sotto questo segno, vincerai). Tale simbolo, insieme con l’immagine della Madonna e la scritta S. Maria succurre miseris (Santa Maria soccorri a noi miseri), issato sulla nave ammiraglia Real, sarà l’unico a sventolare in tutto lo schieramento cristiano. Il trionfo fu attribuito, oltre al valore dei soldati, anche all’intercessione della Vergine Maria, tanto che san Pio V, nel 1572, istituì la festa di «Santa Maria della Vittoria», trasformata da Gregorio XIII in «Madonna del Rosario». Pio V infatti, prima della battaglia, aveva chiesto a tutta la cristianità di recitare il Santo Rosario perché non avvenisse la temutissima e perniciosissima invasione; e così avvenne. «Una larga parte di quella vittoria fu universalmente attribuita alle preghiere che aveva disposto di fare il Papa di allora, san Pio V. Quel giorno ci ricorda il aiuto efficacissimo che Noi, successore di quell’altro Pio, possiamo offrire ai difensori dei diritti di Dio e dell’uomo” (Pio XII, 7 ottobre 1947)». Oggi purtroppo, tra i Musulmani e la Lega Santa gli unici che sono cambiati siamo noi (in peggio, però): e questo è il problema. Però la nostra Mamma Celeste, la Madonna, è rimasta quella di sempre, Lei non è cambiata, non ci ha tradito, nè mai ci tradirà. Possiamo allora nuovamente pregarla, con fede 
sicura e per mezzo del Suo rosario che ci scampi, anche questa volta da questa tremenda situazione. E ricordiamoci anche che S. Francesco d’Assisi diceva che è “per li peccati che Iddio permette cotali cose”. Non ci salverà il politico dalla bella favella (ma solo quella!), non ci salverà l’Europa che a tutto pensa fuorchè agli italiani e in particolare ai cristiani (figuriamoci!). Ci salverà solo Dio, se noi però glieLo chiediamo continuamente con lacrime e preghiere, mediante l'intercessione di Sua Madre e soprattutto se saremo degni del suo Divino intervento. 


Il Pio


Uno dei più grandi pericoli di oggi



Uno dei più grandi pericoli per l’Italia in questo momento è l’invasione di un numero sempre più alto, di giovani islamici. Il problema però, non sono le “strutture al collasso”, il covid che portano dietro di loro, l’Europa che fa finta di niente, le spese enormi che il nostro Paese sostiene, i politici che hanno buttato la questione in politica e dunque non hanno intenzione di risolverla, la gerarchia della Chiesa che ne vuole fare entrare di più… Un fatto innanzitutto è certo: la cristianità  per secoli ha fatto di tutto per evitare le invasioni in Europa delle truppe islamiche, con guerre cruenti e preghiere del popolo, un motivo forse ci sarà stato. Lo sapete bene infatti, cosa succede in alcuni Paesi in cui i musulmani sono la maggioranza: i cristiani (uomini, donne e bambini) vengono uccisi malamente se non si convertono, le chiese vengono fatte saltare in aria, le case dei cristiani vengono bruciate, una parte della popolazione che deve scappare e lasciare tutto… Da secoli siamo tanto odiati e ancora oggi è così. Molti di quelli che sono entrati qui da noi, già si comportano da invasori piuttosto che da ospiti ben accetti (perché l’Italia, a parte qualche testa calda, accoglie tutti e simpatizza con tutti, tranne che con chi non lo merita proprio). I primi a convertirsi all’Islam saranno i cattolici progressisti, poi i politici (per loro conta solo chi è la maggioranza!), poi gli atei e gli agnostici. Nessuno capisce perché questa che non può che definirsi a ragione, un’invasione, viene permessa da anni (le giustificazioni che ci hanno dato non reggono). Ma è ormai chiaro che essa è voluta dai potenti della terra (non c’è altra spiegazione umanamente possibile). Ci possiamo chiedere perché questa deve avvenire proprio e solo in Italia, ma forse una spiegazione la si può trovare considerando chi o che cosa hanno nel cuore i potenti della Terra. Noi non possiamo fare nulla, è chiaro: tutto è deciso dall’alto e noi non contiamo nulla e abbiamo contro anche molti dei nostri pastori. Il pericolo però è tutt’altro che lieve, perché altrove esso si è già sviluppato al massimo grado. Certo alcuni di loro sono buoni e alcuni sono cattivi, come anche gli italiani e come i cattolici (ci dice all’orecchio il politicamente corretto), è vero: ma gli italiani e i cattolici, al momento, non hanno invaso nessuno Stato. Temo anche che i cristiani che resteranno tali dovranno affrontare tradimenti e persecuzioni e forse anche dare la vita per il nome di Gesù. Forse dovremo anche difenderci. Cominciamo a pensarci da adesso. Se poi tutto questo è frutto di fantasia, ringraziamo Dio e insultatemi pure.

Il Pio


I sorci verdi

Ieri nel comune dove abito si è svolta una manifestazione silenziosa e democratica (autorizzata dalla Questura), senza urla, fumogeni e lancio di pietre alla Polizia, per chiedere al Parlamento di non approvare il noto ddl Zan. Tantissime manifestazioni identiche si sono svolte in moltissimi comuni con ampia partecipazione di elettori, (e va considerato che non è facile far muovere giovani, vecchi a famiglie a spese loro).  Naturalmente e come spessissimo succede, molte di quelle persone che il ddl vorrebbe proteggere dagli attacchi degli ignoranti razzisti antidemocratici, sono intervenute (non autorizzate) per boicottare la manifestazione con urla e cartelli (fortunatamente solo così. Ed è andata bene). Non so se è mai successo che i gruppi cristiani siano andati per boicottare le manifestazioni altrui, anche quelle che si facevano beffe di loro con le peggiori bestemmie e blasfemie a tutto andare; da quello che so, mai. Però i razzisti e gli antidemocratici siamo noi (forse un ddl contro la cristianofobia sarebbe certamente più utile e forse opportuno, ma non verrà mai fatto neanche quando qualcuno ci taglierà la gola). Poi, una parte della gerarchia ecclesiastica, che dovrebbe sostenere questo movimento spontaneo popolare, è per le unioni civili e va spesso a braccetto con quelli a cui forse dovrebbe indicare la retta di via di Gesù Cristo. In queste ultime giornate sono successi tanti di quei fatti per cui possiamo dire con certezza che se passa il ddl, in particolare noi cristiani vedremmo davvero i sorci verdi, con carcere fino a sei anni e campi di rieducazione. In Piazza noi ci siamo scesi e eravamo pure tanti e così in moltissime parti d’Italia (ed anche noi siamo elettori). Ma il Parlamento ci prenderà in considerazione oppure nella democraticissima Italia succederà che prevarrà non la volontà popolare, ma ciò che ha messo il nostro Paese in una situazione disperata? E non posso dire "ci ricorderemo" perchè tanto fanno come gli pare. Ogni limite ha una pazienza, diceva Totò.

Il Pio

Preghiera di un fedele.

Signore,
È in corso un violentissimo attacco contro il cristianesimo,  la famiglia, la libertà, le nostre più care tradizioni. Quelli che ci dovrebbero proteggere sono scesi a patti coi lupi feroci. Proteggici, custodisci. Agguerisci le nostre anime. Aumenta la nostra fede. Fa che possiamo restare cristiani fino all'ultimo istante della nostra vita.
Preghiamo.

Ascoltaci Signore.

Fede e Vangelo


"La Chiesa tradisce il Vangelo se preferisce la politica a Dio"


“Quanto più si occupa di politica lasciando da parte la realtà di Dio, grazia e peccato tanto più si tradisce il Vangelo” 

(Card. Walter Brandmüller)

Pazienza


Raccogliendo alcune idee sparse per il mio cervello, mi è venuto in mente una cosa. Il concetto è sempre quello: “è la somma che fa il totale” (come diceva Totò). E così, dopo la prima, la seconda, la terza, la quarta,... la milionesima,… che ci hanno fatto…. E’ appunto la somma che fa il totale e il totale è il punto di rottura della nostra limitata pazienza. Perché è una questione fisica e non di politica, morale o di religione, a un certo punto la pazienza finisce, per forza, magari tra mille anni o solo tra venti… ma quando la pazienza è finita gli uomini certamente deboli, ingrati e spesso limitati, non vedono più bene, come con il fumo negli occhi, e potrebbero fare qualcosa che non avevano fatto prima. Noi viviamo in un Paese che (solo negli ultimi anni) rischia una spaventosa invasione islamica (che non è una passeggiata); che in questi giorni, sta pensando di pubblicare una legge che impone—con le manette—alla maggioranza il pensiero di una minoranza (non è questa la democrazia); che è perennemente in crisi economica e spessissimo “bandiera nera” per qualunque cosa in Europa o nel Mondo; che è pieno di delinquenti che sono nati inizialmente solo sotto il tricolore e successivamente sotto una miriade di altre bandiere; in cui la gente ha perfino paura di finire in mano alla giustizia per l’imprevedibilità delle sue sentenze e comunque non si sente protetta; con una classe politica sempre più peggiore, costosa, dannosa o se ci va bene, inutile; sommersi dai rifiuti; strangolati dalle tasse; abbandonati a noi stessi… E poi con una parte della gerarchia cattolica che non si sa cosa dice, mettendo il dubbio nel popolo di Dio, più prossima alla politica temporanea che alla Dottrina eterna. Sempre Totò diceva “ogni limite ha una pazienza”. Quel limite sarà raggiunto prima o poi, e la pazienza di conseguenza finirà. Avanguardia cattolica! Mi sembra giunto il momento di lavorare per creare in Italia un mondo buono e cristiano. Sforzo ciclopico, ma solo noi lo possiamo fare. Avremo tutti contro, amici e nemici. Daremo fastidio a tutti, amici e nemici. Qualcuno ci insulterà o farà di peggio o non ci farà muovere. Ma l’avanguardia questo deve fare e questo deve rischiare. Non ci dobbiamo mai conformare al mondo perché in esso si sta tranquilli. Mai tranquilli dobbiamo stare, ma sempre lieti invece, lavorando incessantemente per il Regno di Dio. E poi resta sempre aperta un’altra terribile domanda: quale sarà il punto di rottura della pazienza di Dio?
Il Pio

Uomini e scimmie


Penso spesso che alcuni siano un po' strani. Ma sicuramente lo sono io. Moltissime persone preferiscono essere frutto della casualità o dell'evoluzione di una scimmia, piuttosto che essere figli di Dio e del suo amore. Il caso in genere fa le cose a caso e nessuna scimmia ha mai suonato il violino o dipinto la Cappella Sistina. Noi siamo tutti uguali, ma con tantissimi particolari unici e ogni uomo è completamente diverso dall'altro per fisico, per umore, per bravura o per il contrario... pensate se fosse stato un uomo a caso a "creare" gli uomini: saremmo tutti standard, stessi occhi, stessa voce, stessa altezza, stessi capelli... un uomo normale è grigio e non ha fantasia a meno che non abbia il cuore toccato. Certo essere figli di Dio e del suo amore qualche conseguenza nella vita e nella morale lo comporta. Essere figli di una scimmia no. Io però preferisco essere frutto di un po' di terra su cui Dio ha soffiato che di una scimmia spelacchiata.

Il Pio

Chi prega, chi prega poco, chi non prega...



«Chi prega molto si salva, chi prega poco si danna o va a rischio di dannarsi. Chi non prega non ha bisogno del diavolo che se lo porti: va all’inferno con le sue gambe»

Una sera P. Pio rivolgendosi al confratello che lo aiutava a mettersi a letto gli disse: “Guagliò, prima di andare, pigliami l’arma”, meravigliato il confratello, che non sapeva a cosa si riferisse, glielo fece presente: “Quale arma le devo prendere?”, “quella che sta nella tasca dell’abito” rispose P. Pio. Il frate, anche se titubante, dato che forse pensava anche ad uno scherzo, pose la mano nella tasca dell’abito e disse “P. Pio, ma qui non c’è nessun’arma”. Il Padre insisteva: “Vedi bene che ci dev’essere”. Il frate per non contraddirlo rimise la mano nella tasca e poi disse: “Padre qui c’è solo la corona del Rosario, non c’è nessuna arma”, e P. Pio rispose “E ché, non è un’arma quella?”. Il frate finalmente capì a cosa si riferisse il padre e restò senz’altro edificato e sereno.

«Il Rosario è un’arma,se non spari tu spara quell’altro».


«La corona è un’arma potente per mettere in fuga il demonio, per superare le tentazioni».

«Perché la Madonna non mi ha mai rifiutato una grazia attraverso la recita del Rosario».

Questa è la frase che Padre Pio disse prima di morire:
«Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il rosario».

* * *

Frasi tutte pronunciate da Padre Pio (san Pio) sull'importanza di pregare molto e soprattutto di recitare il santo rosario. Interessante il concetto: chi non prega si danna da solo, chi prega poco se non si danna, rischia di dannarsi, chi prega molto si salva. Tanti santi hanno raccomandato di recitare il s. rosario. Diamogli retta! E allora con la corona in mano, col cuore di un bambino che vuole salire nelle braccia della mamma, preghiamo per la salvezza nostra, per quella della nostra famiglia, per gli ammalati, per l'Italia, per le anime del Purgatorio, per le persone in pericolo, per le famiglie, per quello che ci necessita in questo mondo, per le intenzioni del nostro cuore,... (Il Pio).

Fede contro scienza?

Negli ultimi tempi sentiamo quasi quotidianamente scienziati di altissimo livello che dall'alto della loro autorità emettono sentenze l'una in conflitto con l'altra. Qualche esempio. La pandemia è una fake news; la pandemia c'è ed è devastante e a settembre sarà pure peggio.  I vaccini fanno male; i vaccini fanno bene. I guanti evitano sicuramente il contagio; i guanti sono pericolosi per il contagio e l'autocontagio. Pensate ora a quello che da secoli si dice contro la Chiesa e la fede: l'uomo moderno non si può più basare su una fede medievale, ma solo sulla scienza e suoi rigorosi principi. Fate due calcoli e valutate dove è meglio basare la nostra vita, quella del nostro popolo e quella dei governanti. Su quella scienza oppure su una fede che non è mai cambiata e che comunque qualcosa di buono in duemila anni l'ha portata.

Il Pio

Nave senza nocchiero.


Nel precedente post mi chiedevo chi comanda in Italia, chi è che prende le decisioni. Ad esempio, si può anche disprezzare il soggetto, ma negli Stati Uniti, nel bene e nel male, le decisioni le prende Trump (che è stato eletto dalla maggioranza degli americani) lui comanda e si assume tutte le responsabilità. (In Italia se il popolo vota “A”, può accadere che al Governo ci vada invece “B”). E come negli USA avviene in molti altri Stati. Dobbiamo purtroppo constatare che quello che diceva Dante Alighieri è vero anche oggi: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!». Anzi ora non solo siamo in una nave senza comandante e per di più nella tempesta,… ma anche con l’obbligo di pagare centinaia di costosissimi comandanti per ogni nave che stanno però a casa al sicuro e non si interessano minimamente dei passeggeri. Con la fine della Prima Repubblica si pensava che tanto sarebbe cambiato in Italia, ricordate quanta speranza: non so a che numero siamo ora di Repubblica, ma tutto non solo non è cambiato, ma è sicuramente peggiorato. Come ho scritto più volte: tutti quelli che vanno al potere si autorigenerano misteriosamente in altre persone. Facce diverse e nomi diversi: ma dentro restano sempre gli stessi e quindi non cambia nulla. Se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo toglierci dalla testa che sarà la politica o un politico a salvarci: quelli ci ammazzeranno semmai. Nel frattempo dobbiamo fare come i cristiani dei primi secoli, quando ci fu una confusione tremenda tra la calata dei Barbari e la debolezza dell’Impero: smettere di puntellare lo Stato (comunque nel rispetto delle leggi) e avere fede solo in Dio (l’unico che le promesse le mantiene). Portare Gesù nei luoghi dove viviamo, ognuno secondo il suo carisma e le sue capacità. E poi cercare di creare un mondo buono e opere buone nella realtà, in cui Cristo possa regnare. Un'avanguardia cattolica! Avremo moltissimi nemici soprattutto dentro casa (ma Gesù non ha detto che tutti ci vorranno bene), ma l’Italia potrà essere vivibile. E' solo con Dio nelle nostre vite che il mondo potrà cambiare. In bene.

Il Pio

Ma chi è che comanda?

Uno si potrebbe chiedere perchè per la politica i soldi ci sono sempre, anche abbondanti, anche in tempo di crisi, ma per il popolo e per le aziende che danno lavoro al popolo, ce ne sono sempre pochi e sempre di meno. Ma non voglio parlare di politica perché è un argomento morto e stramorto: da lì non può venire nulla di buono. Vorrei prendere un argomento collaterale. Nei giornali e sui social si leggono spesso frasi di intellettuali degli ultimi decenni che avevano previsto, in tempi assolutamente non sospetti, le situazioni attuali, come ad esempio l'invasione islamica, la negazione della nostra cultura e identità, l'aborto a buon mercato e altro. Queste frasi vengono riprese dagli intellettuali moderni e tutti alla fine dicono "svegliatevi! Non vi fate sopraffare!..." . E io mi pongo la domanda ma che dobbiamo fare? Ditecelo. Dovremmo farci sentire da chi comanda, certo. Ma chi è che comanda in Italia, se lo sapessimo andremmo da lui. Chi comanda? Il Presidente della Repubblica? Il Governo? Il Parlamento? La Magistratura? Le lobby? L'Europa? L'Alta finanza? I partiti politici? L'Esercito? La Chiesa? Il popolo?! Chi comanda? Perché se lo sapessimo cercheremmo di farci sentire da lui. Magari non lo voteremmo più. Magari così ci ripensa la prossima volta... in teoria il popolo dovrebbe essere sovrano. Lo si studia bene in diritto costituzionale. Invece nella realtà non si sa chi comanda e soprattutto chi è sovrano davvero. Probabilmente comandano tutti loro ognuno per qualcosa. E quando ci sono troppi galli a cantare,  non si farà mai giorno. Povero popolo italiano, che peccato ha fatto per meritarsi tutto questo?

Il Pio

Non agitarti



«Prega e spera; non agitarti. L’agitazione non giova a nulla. Iddio è misericordioso e ascolterà la tua preghiera».

«Tutte le preghiere sono buone, quando queste siano accompagnate dalla retta intenzione e dalla buona volontà».

(Frasi di san Pio, meglio e a tutti noto come di Padre Pio, al secolo Francesco Forgione Pietrelcina, 25 maggio 1887 – San Giovanni Rotondo, 23 settembre 1968).

Avanguardia cattolica.


In campo militare l'avanguardia è un gruppo di eroici soldati che ha il compito di precedere il grosso di una formazione militare per esplorare il terreno e per evitare sorprese da parte del nemico, rimuovere ostacoli, attivi o passivi, dall'itinerario che deve essere percorso così tutti gli altri commilitoni possono procedere in sicurezza. L'avanguardia sa dove deve passare il reparto e il reparto sa che avanti c'è qualcuno amico che vigila su di lui. Questo dobbiamo essere noi cattolici. Un reparto di eroici appassionati di Gesù. Abbiamo nemici da tutte le parti e serpi velenose che strisciano anche dove non dovrebbero naturalmente trovarsi e non vanno mai in letargo, l'inganno è poi quotidiano e insidioso. Occorre un nucleo di forze speciali cattoliche che con la penna, con la testimonianza, con la catechesi, con la parola e se capita anche col martirio silenzioso facciano l'avanguardia e così tutti quelli che stanno indietro, che non conoscono la strada, che non sanno le tattiche, che non immaginano nemmeno il pericolo, procedano con il passo loro fino al destino della spedizione. 

Il Pio

Nuova litania. Per i migranti.





"Mater Misericordiae”, “Mater Spei” e “Solacium migrantium”, ovvero conforto, aiuto dei migranti: sono le tre nuove invocazioni inserite per volontà di Francesco nell’elenco delle Litanie Lauretane. Monsignor Roche del dicastero per il Culto Divino: sono preghiere legate all’attualità della vita.
(Tratto da vaticannews.va)

Ve ne volete andare anche voi?



"Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" ... Con l'odierna Celebrazione eucaristica Gesù ci introduce nella conoscenza di un particolare aspetto del suo mistero. Abbiamo ascoltato nel Vangelo un brano del discorso da Lui tenuto nella sinagoga di Cafarnao, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani. In esso Egli si rivela come il vero pane delle vita, il pane disceso dal cielo per dare la vita al mondo (cfr Gv 6,51). E' un discorso che gli ascoltatori non comprendono. La prospettiva in cui si muovono è troppo materiale per poter raccogliere il vero intendimento di Cristo. Essi ragionano nell'ottica della carne, che "non giova a nulla" (Gv 6, 63). Gesù invece apre il discorso sugli orizzonti sconfinati dello spirito: "Le parole che vi ho detto - Egli insiste - sono spirito e vita"... Ma l'uditorio è refrattario: "Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?" . Si ritengono persone di buon senso, con i piedi sulla terra. Per questo scuotono il capo e, brontolando, se ne vanno uno dopo l'altro. La folla iniziale si riduce progressivamente. Alla fine resta solo lo sparuto gruppetto dei discepoli più fedeli. Ma sul "pane della vita" Gesù non è disposto a transigere. E' pronto piuttosto ad affrontare il distacco anche dei più intimi: "Forse anche voi volete andarvene?" "Forse anche voi?". La domanda di Cristo scavalca i secoli e giunge fino a noi, ci interpella personalmente e sollecita una decisione. Quale è la nostra risposta? Cari giovani, se siamo qui oggi, è perché ci riconosciamo nell'affermazione dell'apostolo Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna".

Di parole intorno a voi ne risuonano tante, ma Cristo soltanto ha parole che resistono all'usura del tempo e restano per l'eternità...

Voi pensate alla vostra scelta affettiva, e immagino che siate d'accordo: ciò che veramente conta nella vita è la persona con la quale si decide di condividerla. Attenti, però! Ogni persona umana è inevitabilmente limitata: anche nel matrimonio più riuscito, non si può non mettere in conto una certa misura di delusione. Ebbene, cari amici: non c'è in questo la conferma di quanto abbiamo ascoltato dall'apostolo Pietro? Ogni essere umano, prima o poi, si ritrova ad esclamare con lui: "Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna". Solo Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio e di Maria, il Verbo eterno del Padre nato duemila anni orsono a Betlemme di Giudea, è in grado di soddisfare le aspirazioni più profonde del cuore umano. ...Nel sacrificio eucaristico noi possiamo entrare in contatto, in modo misterioso ma reale, con la sua persona, attingendo alla sorgente inesauribile della sua vita di Risorto.

L'Eucaristia è il sacramento della presenza di Cristo che si dona a noi perché ci ama. Egli ama ciascuno di noi in maniera personale ed unica nella vita concreta di ogni giorno: nella famiglia, tra gli amici, nello studio e nel lavoro, nel riposo e nello svago. Ci ama quando riempie di freschezza le giornate della nostra esistenza e anche quando, nell'ora del dolore, permette che la prova si abbatta su di noi: anche attraverso le prove più dure, infatti, Egli ci fa sentire la sua voce.


(Santa messa di chiusura della XV Giornata mondiale della gioventù – stralci dell’omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II, Tor Vergata, domenica 20 agosto 2000)

Una cosa che ci fa tutti uguali




64 D. Quali danni ci ha dunque cagionato il peccato originale?

R. I danni del peccato originale sono: la privazione della grazia, la perdita del paradiso, l'ignoranza, l'inclinazione al male, tutte le miserie di questa vita, e infine la morte.


(Catechismo Maggiore di San Pio X)

Infradito!




Ieri ho letto una notizia, che con naturalezza stava in mezzo a quelle altre che trattavano dei guai che sta combinando nel mondo il Covid-19, delle aziende che chiudono mandando sul lastrico i lavoratori, delle famiglie che non arrivano a fine mese, dei suicidi, degli omicidi, degli stupri, della classe politica che non fa il suo dovere... La notizia era questa: a I.B. mentre passeggiava per le Vie di M. le si è rotto l'infradito, ma lei eroicamente ha continuato la sua passeggiata andando scalza a un piede, con foto e complimenti del giornalista. 

Il Pio

E' bene una ripassatina ogni tanto.



48 D. Qual è la creatura più nobile che Dio ha posto sulla terra?
R. La creatura più nobile che Dio ha posto sulla terra é l'uomo.

49 D. Che cosa è l'uomo?
R. L'uomo é una creatura ragionevole composta d'anima e di corpo.

50 D. Dite cosa è l'anima?
R. L'anima é la parte più nobile dell'uomo, perché è sostanza spirituale, dotata d'intelletto e di volontà, capace di conoscere Dio e di possederlo eternamente.

51 D. L'anima umana si può vedere e toccare?
R. L'anima nostra non si può né vedere né toccare perché è spirito.

52 D. L'anima umana muore col corpo?
R. L'anima umana non muore mai: la fede e la stessa ragione provano che essa è immortale.

53. D. L'uomo è libero nelle sue azioni?
R. Si, l'uomo è libero nelle sue azioni; e ciascuno sente dentro se stesso che può fare una cosa e non farla, o farne una piuttosto che un'altra.

54 D. Spiegate con un esempio la libertà umana.
R. Se io dico volontariamente una bugia, sento che potrei non dirla e tacere, e che potrei anche parlare diversamente, dicendo la verità.

(Dal Catechismo Maggiore di San Pio X).

Qualcosa non mi riporta.



"Papa Francesco: "Siamo tutti responsabili della sorte dei migranti” queste le parole di Bergoglio durante l’Angelus a Piazza San Pietro. Il Pontefice ha parlato di immigrazione e della guerra in Libia".
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagievy

"Cologna veneta. Anziana signora violentata da un 27enne marocchino mentre si trovava da sola a casa"
Fonte ilnuovogiornaleweb.it

Per li peccati Iddio permette cotali cose


Del santissimo miracolo
che fece santo Francesco,
quando convertì
il ferocissimo lupo d’Agobbio.


Al tempo che santo Francesco dimorava nella città di Agobbio, nel contado d’Agobbio apparì un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali, ma eziandio gli uomini; in tanto che tutti i cittadini stavano in gran paura, però che spesse volte s’appressava alla città; e tutti andavano armati quando uscivano della città, come s’eglino andassono a combattere, e con tutto ciò non si poteano difendere da lui, chi in lui si scontrava solo.

E per paura di questo lupo e’vennono a tanto, che nessuno era ardito d’uscire fuori della terra. Per la qual cosa avendo compassione santo Francesco agli uomini della terra, sì volle uscire fuori a questo lupo, bene che li cittadini al tutto non gliel consigliavano; e facendosi il segno della santissima croce, uscì fuori della terra egli co’suoi compagni, tutta la sua confidanza ponendo in Dio.

E dubitando gli altri di andare più oltre, santo Francesco prese il cammino inverso il luogo dove era il lupo. Ed ecco che, vedendo molti cittadini li quali erano venuti a vedere cotesto miracolo, il detto lupo si fa incontro a santo Francesco, con la bocca aperta; ed appressandosi a lui santo Francesco gli fa il segno della santissima croce, e chiamollo a sé e disse così: «Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona».

Mirabile cosa a dire! Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre; e fatto il comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere.

E santo Francesco gli parlò così: «Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, e hai fatti grandi malifici, guastando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza, e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d’uccidere uomini fatti alla immagine di Dio; per la qual cosa tu se’degno delle forche come ladro e omicida pessimo; e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t’è nemica. Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e né li uomini né li cani ti perseguitino più». E dette queste parole, il lupo con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d’accettare ciò che santo Francesco dicea e di volerlo osservare.

Allora santo Francesco disse: «Frate lupo, poiché ti piace di fare e di tenere questa pace, io ti prometto ch’io ti farò dare le spese continuamente, mentre tu viverai, dagli uomini di questa terra, sicché tu non patirai più fame; imperò che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male. Ma poich’io t’accatto questa grazia, io voglio, frate lupo, che tu mi imprometta che tu non nocerai mai a nessuna persona umana né ad animale: promettimi tu questo?». E il lupo, con inchinare di capo, fece evidente segnale che ’l prometteva. E santo Francesco sì dice: «Frate lupo, io voglio che tu mi facci fede di questa promessa, acciò ch’io me ne possa bene fidare». E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede, il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale ch’egli potea di fede.

E allora disse santo Francesco: «Frate lupo, io ti comando nel nome di Gesù Cristo, che tu venga ora meco sanza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di Dio». E il lupo ubbidiente se ne va con lui a modo d’uno agnello mansueto; di che li cittadini, vedendo questo, fortemente si maravigliavano. E subitamente questa novità si seppe per tutta la città; di che ogni gente, maschi e femmine, grandi e piccioli, giovani e vecchi, traggono alla piazza a vedere il lupo con santo Francesco.

Ed essendo ivi bene raunato tutto ’l popolo, levasi su santo Francesco e predica loro, dicendo, tra l’altre cose, come per li peccati Iddio permette cotali cose e pestilenze, e troppo è più pericolosa la fiamma dello inferno, la quale ci ha a durare eternalemente alli dannati, che non è la rabbia dello lupo il quale non può uccidere se non il corpo: «quanto è dunque da temere la bocca dello inferno, quando tanta moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca d’un piccolo animale. Tornate dunque, carissimi, a Dio e fate degna penitenza de’vostri peccati, e Iddio vi libererà del lupo nel presente e nel futuro dal fuoco infernale». E fatta la predica, disse santo Francesco: «Udite, fratelli miei: frate lupo che è qui dinanzi da voi, sì m’ha promesso, e fattomene fede, di far pace con voi e di non offendervi mai in cosa nessuna, e voi gli promettete di dargli ogni dì le cose necessarie; ed io v’entro mallevadore per lui che ’l patto della pace egli osserverà fermamente».

Allora tutto il popolo a una voce promise di nutricarlo continovamente. E santo Francesco, dinanzi a tutti, disse al lupo: «E tu, frate lupo, prometti d’osservare a costoro il patto della pace, che tu non offenda né gli uomini, né gli animali, né nessuna creatura?». E il lupo inginocchiasi e inchina il capo e con atti mansueti di corpo e di coda e d’orecchi dimostrava, quanto è possibile, di volere servare loro ogni patto.

Dice santo Francesco: «Frate lupo, io voglio che come tu mi desti fede di questa promessa fuori della porta, così dinanzi a tutto il popolo mi dia fede della tua promessa, che tu non mi ingannerai della mia promessa e malleveria ch’io ho fatta per te». Allora il lupo levando il piè ritto, sì ’l puose in mano di santo Francesco.

Onde tra questo atto e gli altri detti di sopra fu tanta allegrezza e ammirazione in tutto il popolo, sì per la divozione del Santo e sì per la novità del miracolo e sì per la pace del lupo, che tutti incominciarono a gridare al cielo, laudando e benedicendo Iddio, il quale sì avea loro mandato santo Francesco, che per li suoi meriti gli avea liberati dalla bocca della crudele bestia.

E poi il detto lupo vivette due anni in Agobbio, ed entravasi dimesticamente per le case a uscio a uscio, sanza fare male a persona e sanza esserne fatto a lui, e fu nutricato cortesemente dalla gente, e andandosi così per la terra e per le case, giammai nessuno cane gli abbaiava drieto. Finalmente dopo due anni frate lupo sì si morì di vecchiaia, di che li cittadini molto si dolsono, imperò che veggendolo andare così mansueto per la città, si raccordavano meglio della virtù e santità di santo Francesco.

A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

Preghiera al beato Pier Giorgio Frassati


Preghiere al Beato Giorgio Frassati
Beato Pier Giorgio,
guidami nel pretendere la legittima eredità di figlio di Dio
ed erede del Suo regno.
Mostrami, con il tuo esempio,
come essere lento all’ira
e delicato nei miei rapporti con gli altri.
Aiutami a comunicare la pace di Cristo,
pronunciando parole di pace
e vivendo la vita nella pace.
Beato Pier Giorgio
chiedo la tua intercessione
per ottenere da Dio,
che è mite ed umile di cure,
tutte le grazie necessarie al mio bene spirituale e temporale.
Con fiducia ti chiedo aiuto …
(si formula la richiesta, il bisogno, l'intenzione, la grazia,che si vuole mettere nelle mani del beato Pier Giorgio perchè interceda per noi presso Dio).

Buffoni!




Sempre il amico "G" era solito fare quotidianamente una cosa. Quando la TV mandava il telegiornale, lui si metteva in piedi e col pollice e l'indice appoggiati alla tavola, muovendo le labbra in senso di fastidio come di chi sta per lanciare un'anatema, diceva con tono perentorio "Buffoni!" alla prima notizia; "Buffoni!" alla seconda notizia; "Buffoni!" alla terza notizia. Alla quarta non ci arrivava quasi mai, perchè spegneva la TV, lanciando il telecomando. Ogni giorno. Io allora non stavo tanto dietro alle notizie, in particolare quelle politiche e non capivo bene il suo disagio, intuendolo soltanto. Questo antico episodio della mia vita mi è rivenuto in mente perchè  mi è capitato di sentire da elementi della classe dirigente, con lo stesso tono perentorio e sicuro: "e ora: le riforme (detto da uno che al potere ci sta da venti anni, anche a alti livelli)"; "è l'ora delle parole chiare (detto da chi la mattina dice una cosa e la sera con il massimo del candore, la disdice)"; "entro 24 ore toglieremo tutta l'immondizia da ... (detto da un ministro che poi è sparito senza aver tolto nulla, tranne le speranze popolari)"; "e adesso pensiamo alla scuola (detto da un soggetto che è stato per anni ministro della pubblica istruzione)"... Queste frasi si ripetono ossessivamente ogni anno, ogni mese, ogni settimana. Le sentiamo dappertutto. Tutta la classe dirigente ama dire con prosopopea "facciamo, proponiamo, è ora di, noi, voi...", ma senza fare nulla o quasi nulla per il popolo e per il popolo, dunque, è sempre peggio. Noi per loro esistiamo solo perchè votiamo, è risaputo. Ma possiamo sempre dirgli "Buffoni!", quando se lo meritano.

Il Pio

Cento anni



In una visione avuta il 24 aprile del 1820 è stato rivelato ad Anna Caterina Emmerick che il diavolo avrebbe avuto 100 anni di tempo per tentare la chiesa.
 La visione avrebbe anche precisato alla veggente che Satana sarebbe stato liberato dalla catene circa ottanta anni prima dell’anno 2000. Dopo più di un secolo la Madonna di Medjugorje il 24 aprile 1982 ha inviato il seguente messaggio:“Cari Figli dovete sapere che satana esiste. Egli si è presentato davanti al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a satana di mettere la chiesa alla prova per un secolo”, ma ha aggiunto : "non la distruggerai". Cento anni dal 1820 fa 1920, nell'altra ipotesi arriviamo al 2020. Potremo essere nell'anno finale dello scatenamento oppure no. Chissà? Il fatto è che il male crea sempre reazioni a catena che si allargano sempre di più e proliferano. Come lo scoppio di una bomba atomica: gli effetti dello scoppio non si fermano al momento dell'esplosione, come tutte le altre bombe. Ma continuano per anni e anni ancora. Speriamo e preghiamo san Michele Arcangelo che tenga a freno Satana. E facciamo di tutto per non fare il male né cadere nel male.


Il Pio

Santità e letizia

Il beato Alberto Marvelli di Rimini

Non lo dice più nessuno, ma la santità è, nella vita di ciascuno, la meta. Non tutti riusciranno ad essere santi come ad esempio san Francesco di Assisi o San Giovanni Bosco. Ma a quel tempo  c'era bisogno di un San Francesco di Assisi e di un San Giovanni Bosco; altri così, nella mente di Dio non servivano. Perchè gli altri santi, noti o ignoti, anche nel silenzio, hanno fatto la loro parte. E così anche oggi il mondo ha un bisogno potente della santità, ha bisogno di vedere, di sentire, di toccare santi in carne e ossa, come di un bisogno vitale. Ma perchè il mondo è tanto triste? Quanta letizia proviene oggi dalle mode, dal vivere modernamente, o dallo Stato? Santità clamorosa o santità nascosta: a ognuno di noi è stato dato un dono per mandare avanti il Regno di Dio tra gli uomini e essere dunque santi del genere. 

Vi propongo un articolo del Catechismo di San Pio X

« 209 D. Che cosa ci deve animare ad imitare i Santi?
R. Ad imitare i Santi ci deve animare il considerare che essi erano deboli e fragili come noi e soggetti alle stesse passioni, che confortati dalla divina grazia si sono fatti santi con quei mezzi che possiamo usare anche noi, e che per i meriti di Gesù Cristo è promessa a noi pure quella stessa gloria che ora essi godono in paradiso».


Faccio notare di quello che abbiamo letto, i seguenti punti importantissimi:

  • essi (i santi) erano deboli come noi; 
  • erano soggetti alle stesse passioni, sofferenze, tentazioni, malattie, umore,... proprio come noi;
  • per grazie di Dio sono divenuti santi (e la grazia è un dono e si può chiedere);
  • anche noi abbiamo gli stessi identici mezzi (ad es. i sacramenti), come loro, per divenire santi. Non è vero che oggi non si può fare niente e che è tutto cosa del passato;
  • Per i meriti di Gesù possiamo tutti avere la loro gloria in Paradiso.
Che dire dunque? Meglio pensare e cercare la santità, che dare la vita seguendo le mode moderne che come tali dopo un po' saranno tutte vecchie e arrugginite. In questo modo potremo cambiare davvero il mondo.

il Pio


Le nostre origini





Con il termine eversione dell'asse ecclesiastico si indicano gli effetti economici di due leggi del Regno d'Italia e segnatamente il Regio decreto 3036 del 7 luglio1866  di soppressione degli ordini e delle congregazioni religiose (in esecuzione della Legge del 28 giugno 1866, n° 2987), e la legge 3848 del 15 agosto 1867 che dispose la confisca dei beni degli enti religiosi ("Asse ecclesiastico"). Il termine "eversione", dalla radice latina evertĕre, significa abbattere, rovesciare, sopprimere. Il termine "asse", dal latino as, assis = moneta, significa "patrimonio". L'espressione, quindi, qualifica la confisca dei beni degli enti religiosi come un abbattimento del potere economico della chiesa cattolica. Essa venne utilizzata sia nei disegni preparatori che nella legge stessa del 1866, ma in leggi successive il concetto fu edulcorato con l'espressione "liquidazione dell'asse ecclesiastico", terminologia che sottace la natura confiscatoria, ma che trova una corrispondenza in una maggiore moderazione delle leggi stesse. La nuova terminologia intese indicare come obiettivo della legislazione era quello di imporre alla Chiesa la vendita dei propri beni immobili, attraverso, ad esempio, la conversione in titoli di stato. Obiettivo di fondo dell'azione del legislatore fu, quindi, l'estensione del controllo dello Stato sulla leggi di eversione dell'asse ecclesiastico rimasero in vigore fino al 1929, anno dei Patti lateranensi.
(Stralci tratti da Wikipedia)

Perchè Cavour e Rattazzi ritenevano gli Ordini religiosi "inutili e dannosi" e motivo di tanto ingiusto accanimento antidemocratico? Perchè la nuova Italia era fondata sul lavoro e sull'economia. Gli Ordini religiosi, sopratutto quelli contemplativi non lavoravano, non facevano nulla per l'economia, dunque essi erano inutili e,  dunque, da sopprimere. Questi sono i padri della Patria. Queste sono le nostre origini. 
Il Pio

Il "buon" Signor G.


In un altro post vi ho parlato del mio amico G., devotissimo a San Giuseppe, lo sposo della Madonna. Ora starà sicuramente in Paradiso, felice e contento, a giocare a carte con San Giuseppe... Per noi era famoso per le sue perle di saggezza, frasi lapidarie, frutto della sua vita cristiana attiva e intensa. Non è che era proprio facile seguirlo, perchè se commettevi una stupidaggine anche lieve, provocata magari da una fede ancora povera oppure perché dopo avergli chiesto consiglio poi facevi lo stesso di testa tua, non ti salvava nessuno, te ne diceva tante e tali che ti rimanevano appiccicate addosso per molti anni. (Per crescere nella fede come anche per divenire un uomo, è necessario anche un po' di ruvidità e di durezza, non può accrescersi solo con i "Bravo" e "hai fatto bene lo stesso"). Una volta per mancanza di coraggio avevo fatto diversamente da come mi aveva detto lui e combinato un brutto guaio, mi rimproverò duramente e chiuse il  discorso urlandomi "su le braghe! Su le braghe!". Me lo ricordo ancora, e difficilmente cadrò nello stesso errore. Ma era anche quello che sapeva leggere il tuo  cuore e darti giusti consigli. "Il Signore ti ha fatto ultimamente almeno due Grazie. Ringrazialo". "Devi seguire questa strada, vedrai che il Signore ti aiuterà". Era quello che sentiva tutti sia chi aveva problemi di basso cabotaggio sia chi ne aveva  di catastrofici: a tutti dava tempo e consigli e si ricordava di tutti. Dopo una lunga e dura prova che avevo passato senza perdere la fede, mi disse: "come l'angelo disse a Abramo prima che uccidesse suo figlio-ora so-così dice a te ora che hai passato la prova e gli vuoi ancora bene". Per spiegarci il metodo che usava quando si trovava di fronte a un bivio, "tra due strade io scelgo sempre la più difficile". La fede è importante, lui ne aveva tanta, ma lui era chiamato a fare questo. Ognuno deve fare quello per cui è chiamato dal Signore. E è sicuro che la fede è un dono (non un privilegio di alcuni). E se è uno la possiamo chiedere a chi la può dare


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Cacciateli via!

  Negli ultimi cinquant’anni il problema centrale di molte parrocchie e diocesi sono stati “i giovani”. “I giovani oggi sono cambiati—si dic...