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Fides ex auditu


Il mio amico don Giuseppe spesso mi riferiva un detto di San Paolo. «Fides ex auditu». Lo diceva toccandosi sempre con l’indice l’orecchio. La fede passa attraverso l’ascolto. E ripensando alla mia vita debbo dire che è vero. Se nessuno mi avesse parlato chiaramente, la mia fede sarebbe stata inesistente, inconsistente. Probabilmente essa sarebbe stata più il frutto di un'intuizione personale, di un ragionamento che una vera e propria fede. Io devo ringraziare chi ha perso tempo con me. Fides ex auditu, dunque. C’è bisogno di chi parla. C’è bisogno di maestri, buoni, consapevoli. Dove trovarli? Ce ne sono, pochi, ma ce ne sono. Insegnare è anche un’opera di misericordia spirituale. Ma oggi il modo di pensare, il senso comune, porta a ritenere che “essere chiari” significa indottrinamento o mancanza di apertura e “avere certezze” è un disvalore. Capite allora il caos che regna? Ognuno di noi ha bisogno di punti fermi perché senza di essi la direzione della nostra vita non è chiara e il rischio di perdersi è alto. La fede ha a che fare sia con la nostra vita quotidiana che con la salvezza dell’anima (se non fosse così che fede sarebbe?). Dunque certezza e chiarezza sono fondamentali. E Gesù stesso diceva di essere la Verità e dunque andargli dietro significa andare dietro alla Verità. La Verità in quanto tale è una sola e non ce ne possono essere altre. Sarebbe una contraddizione. Ma fides ex auditu. Ci vuole qualcuno che dica con chiarezza. Ma se c’è qualcuno che parla è necessario che ci sia anche chi ascolti bene. Consapevole di aver bisogno di essere istruito. C’è bisogno di maestri buoni e c’è bisogno di un popolo che ascolti e si faccia educare.

Il Pio

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