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Il cellulare


«Dio non ti cerca sul cellulare, lo puoi spegnere!»


Una volta stavo in vacanza con la famiglia e i miei figli erano piccoli. Il proprietario dell’agriturismo mi disse che si stupiva tanto perché vedeva che i miei figli giocavano normalmente e non passavano il loro tempo invece dentro al cellulare o a diavolerie simili, come vedeva fare dagli altri bambini. 

Il cellulare oggi viene regalato prestissimo a un bambino e non mi pare una faccenda molto educativa. 
Venticinque anni fa il cellulare era una faccenda per pochi. Chi ce l’aveva era guardato con tanta ammirazione e stupore quasi come chi possedeva una Porsche. Poi si sono diffusi piano piano. Erano grandi come citofoni e si poteva solo telefonare al massimo mandare i messaggi e fare qualche gioco. Mi ricordo quando una volta un cellulare trillò di domenica durante la messa di mezzogiorno. Tutti si sono fermati. Ma allora era uno solo a averlo, fra tutti, un medico peraltro, chiamato per un'urgenza. Dopo la messa tra di noi c’è chi parteggiava per il dottore e chi era rimasto scandalizzato per una simile maleducazione. Poi i telefonini si sono diffusi, rimpiccioliti e sono aumentate le funzioni. E sono cominciati a comparire davanti alle chiese i cartelli più o meno minacciosi per chi lascia acceso il cellulare. Bellissimo e dolcissimo invece il cartello che una volta ho visto davanti a una Chiesa: «Dio non ti cerca sul cellulare, lo puoi spegnere!». Quella frase chiariva tutto. Poi sono arrivati i cellulari che fanno tutto, ma proprio tutto e le mamme di ogni risma che li regalano ai propri figli a cui hanno appena tolto il pannolone; ma senza porsi la domanda «a cosa gli serve? Farà bene alla sua crescita quel telefonino? Non sarà meglio che gioca come giocavo io da bambina?...». «Lo fanno tutti, ce l'hanno tutti, come si fa a non regalarglielo?» è solitamente la risposta. Ma quella era una domanda educativa a un problema educativo. E “problema” è un termine che nessuno vuole affrontare e “educativo” è un termine che è sconosciuto e incomprensibile. Ma oggi il problema dell’educazione passa anche per quelle domande. Chi ha il coraggio di educare? Chi ha il coraggio di non fare tutto quello che fanno tutti? Il problema di tutto è sempre lo stesso: l’oblio di Dio nel nostro cuore e nella società. Senza Dio si vive senza grandi ideali. E ci resta solo quello borghese della tranquillità e del proprio orticello da curare e che tutti e tutto il resto ne stiano fuori, per favore, e i bambini fino a che sono piccoli sono carini, poi da grandi sono scocciature. Ma senza educazione la società muore.
Il Pio

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