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Giochiamo in casa



Eravamo entrati nell’edificio in cui dovevamo partecipare a un convegno. Il mio amico G. (molto più anziano di me) vedendo alla parete il quadro di San Giuseppe (il padre putativo di Gesù e marito della Madonna) disse senza pensarci un attimo, come una cosa per lui scontata e normale: “Giochiamo in casa!”. G. era devotissimo e affezionatissimo di San Giuseppe. Ma non solo a livello meramente spirituale. Loro due erano praticamente “amici” di vecchia data, se così si può dire di un santo. Quando ci raccontava gli episodi della sua amicizia con San Giuseppe (e soprattutto i risultati) rimanevamo tutti a bocca aperta e ci veniva chiaro in mente che il cristianesimo c'entra davvero con la vita. E ci piaceva, i nostri cuori ardevano. Lui ci ha insegnato che un cristiano è normalmente amico dei santi e siccome ogni uomo ha umanamente le sue preferenze, ogni cristiano si fa amico quello che sente più vicino, con cui confidarsi e a cui chiedere aiuto, senza che gli altri santi si offendano (in Paradiso nessuno si offende, né si risente: è la comunione dei santi). Ad esempio per la sua scuola G. non volle polizze assicurative, ma mise una bella statua di San Giuseppe con lo sguardo rivolto verso la scuola. Durante una lezione caso volle che partì dal tornio una sbarra di ferro che attraversò tutta l’aula a folle velocità e, sotto gli occhi sbarrati del professore, proprio mentre stava per colpire la testa di un suo alunno, a questi cadde qualcosa e si abbassò e fu salvo; nessuno si era accorto di nulla salvo il professore. Opera di San Giuseppe. In un’altra occasione G. aveva lottato da giorni e duramente per convincere una ricca spilorcia di concedergli qualcosa per la sua opera, ma non aveva ottenuto nulla, tranne una lunga serie di no categorici e alla fine anche una porta sbattuta in faccia come firma definitiva all'accordo. G. non si arrese e pregò il suo amico perché lui aveva fatto tutto quello che umanamente poteva fare, oltre non riusciva a andare: così "se questa è un'opera che deve essere realizzata per il Regno di Dio, devi intervenire tu". Il giorno dopo, di prima mattina, G. si trovò dinnanzi la vecchia taccagna con la faccia sbattuta di chi ha passato un’intera notte in bianco che gli diede tutto quello che gli doveva dare e forse anche di più. Gli chiese però, se per favore non le mandasse mai più San Giuseppe di notte a perorare la sua causa. Opera di san Giuseppe. C’è un affresco nella Chiesa di San Tommaso in Ascoli Piceno in cui si vede Maria seduta su un trono, San Giuseppe in piedi con fare autoritario, che le fa vedere un pover’uomo che gli sta accanto piegato in posizione di penitente. L’autore vuole rappresentare che San Giuseppe, che è il marito di Maria e capo famiglia di cui faceva parte Gesù, può chiederLe con la maggiore autorità che si può, grazie e miracoli. Tutto questo per dirvi: preghiamo San Giuseppe.

Il Pio

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