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E’ colpa del manico

La prima volta che mi fu detta quella frase, mi sono offeso per una settimana. Ma a ben pensarci però era vero (e avevano ragione a dirmela). Per delle superficialità che andavo collezionando, mi fu detto «se la scopa non funziona, la colpa è del manico». Immaginatevi quanto può pulire bene una scopa se ha il manico mollo. Se le cose non vanno bene la colpa dunque è sempre di chi ha la responsabilità di comandare, dell’autorità, di chi è a capo. Un padre, una madre, un responsabile di un gruppo, un capoufficio, un comune, uno Stato... Lo Stato. « Sì, ma siamo in democrazia ». E’ vero, ma anche in democrazia c’è sempre chi deve comandare o meglio guidare gli altri. Cioè quelli che sono eletti da popolo (demos) e che dovrebbero farlo sempre: tutti insieme, per il bene comune. Altrimenti dobbiamo farci venire dei seri dubbi che essa non funzioni come in teoria. 

Ricordavo quella frase della scopa quando ho sentito l’ennesima notizia che confermava per l’ennesima volta che in Italia troppe cose funzionano male o non funzionano affatto. Se c’è qualcosa che non va bene, la colpa è sempre di qualcuno. Oggettivamente. Qualcuno che però non paga mai, da anni annorum. E’ vero che è forte in noi la cultura della non-responsabilità, ma la colpa di ogni cosa resta sempre personale e non possiamo incolpare, come gli antichi romani, il Fato —esterno e superiore a tutti— a cui erano subordinati persino gli Dei. Non c'è più. (Possiamo però incolpare il peccato originale, ma esso sta dentro di noi e la fattispecie dunque non cambia). E così decennio dopo decennio, il manico continua a non funzionare. 

Di fronte a una situazione che sembra ormai ineluttabile, noi povero popolo italiano possiamo o contribuire allo sfacelo (come mi pare stiamo facendo) lasciando andare a picco la nave con noi sopra, senza muovere paglia, oppure volere bene all’Italia e amarla e renderla più bella che mai (ha solo un cancro al cervello, ma tutto il resto funziona). Ai tempi dello scrittore inglese G. K. Chesterton Pimlico era il quartiere più brutto di Londra. Scriveva dunque così: « Se gli uomini amassero Pimlico come le madri amano i loro figli, arbitrariamente, perché è loro, Pimlico in uno o due anni diventerebbe più bella di Firenze. [...] Questo è il modo, di fatto, in cui le città divennero grandi. [...] La gente cominciò prima a rendere onore ad un luogo, e poi guadagnò gloria in suo nome. Gli uomini non amarono Roma perché era grande. Roma fu grande perché gli uomini l'avevano amata » (Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia). Noi italiani abbiamo un passato di santi e eroi tostissimi, di gente grande e brava, straordinaria. Andiamo avanti così, buon sangue non mente, ricordiamoci chi siamo e riprendiamo a costruire opere grandi e piccole, amiamo l’Italia, sosteniamoci (e non sosteniamo un modo pessimo di vivere). E abbiamo tanta Fede in Dio senza la quale non costruiremo mai nulla di bello e di solido. Né per la nostra vita, né per il mondo.
Il Pio

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