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Non si tratta di cambiare un Presidente.



Nel 1973 gli Inti Illimani, gruppo musicale cileno, cantavano così: “perchè questa volta non si tratta di cambiare un presidente, sarà il popolo che costruirà un Cile ben differente… e come esseri umani potremo vivere in Cile (Cancion del poder popular)”. Quella canzone mi è venuta in mente (misteri della psiche) al sentir le notizie dei nuovi scandali, dopo quello dell’Expo di Milano, quelli di Roma, dei rimborsi pazzi... Di mezzo come al solito molti politici e amici faccendieri. Dopo si dice sempre che si tratta di una mela marcia, ma tutti hanno l’impressione che le mele nel famoso paniere siano quasi tutte andate a male. Comunque, notizie alla mano, non sembra errato sostenere che le mele buone siano davvero poche e si abbia difficoltà a vederle. Sì, lo so, c’è sempre il proverbio africano che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Però è anche vero che la foresta che cresce prima o poi si vede bene. Invece sembra che gli alberi a terra siano sempre di più e intorno ci sia il deserto.

La storia degli ultimi anni è presto detta: avevamo riposto tante speranze prima su Berlusconi, poi su Prodi. Poi tanta speranza (ricordate?) sul Governo Monti, fatto finalmente di tecnici e dunque di persone sane, fuori dalla politica che cambieranno finalmente le cose e via enumerando. Eccetera. I risultati? Li ricordate tutti. Ogni volta che cambia Presidente nascono nuove speranze, poi sempre disilluse col passar di pochi mesi. E il refrain è sempre lo stesso “Il Presidente vecchio ha sbagliato tutto, quello nuovo cambierà tutto”. Poi capita sovente che quello nuovo (misteri della psiche) si dimentichi di tutto quello che aveva detto, progettato e proposto prima e si allinea agli altri. Dunque “non si tratta di cambiare un presidente”, se si vuole costruire una nazione “ben differente”.  

C’è un modo infatti di intendere la politica, in modo particolare in Italia, che è completamente disumano. Ma il problema non è la politica che è corrotta, ma sono gli uomini che si corrompono da soli. La scelta tra fare il bene o il male è sempre è solo personale, è comunque frutto di una scelta sempre ponderata, perché la coscienza ognuno ce l’ha, anche se ha trovato i sistemi per metterla a tacere. Fra il fare cose per il bene del popolo e quello personale, si passa sempre prima dal pensare, decidere e poi dall’agire. E che cosa dovrebbe portare un “presidente” ad aiutare il popolo, invece di avere molto per sé?

Il potere, il denaro e la lussuria sono, come è noto, i tre lacci con cui il demonio ci prende e ci tiene legati a sé. E sono lacci davvero molto molto interessanti e soprattutto affascinanti, dietro cui uno, la vita, ce la butta volentieri, a meno che non abbia qualcosa di più interessante e affascinante, di più grande, come alternativa.

Ci vogliono santi. Il santo fa il bene solo e esclusivamente perché ama prima di tutto Gesù. Ci vuole gente che ama Gesù, disposta a dare la vita per Lui. E a fare i santi siamo chiamati (e possiamo) tutti, dice la Chiesa. A salvarci dal demonio e dai suoi affascinantissimi lacci può venire solo Gesù. In posta c’è prima la salvezza della nostra anima e poi il benessere della nazione in cui viviamo. Una posta importante. Solo un popolo così potrà costruire un’Italia ben differente. Addirittura senza passare per le bombe e senza spaccare le teste e le vetrine.


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