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«Anche metà del mio Regno»



Certo che la testa dei politici, di qualunque parte siano, di qualunque periodo siano, è sempre la stessa. Il popolo non esiste, ma esiste solo il tornaconto e il capriccio personali. Questa non è calunnia, si badi bene, perché con essa si vuole infamare un innocente dicendo il falso. Invece qui le prove ne abbiamo a iosa. E non a caso se leggiamo il Vangelo di Marco (6, 21-23) capiamo che anche allora la realtà non era poi diversa. Il brano è quello in cui Giovanni Battista ammoniva severamente Re Erode perché non poteva avere per moglie Erodìade, sposa di suo fratello. E questa ovviamente piena di rancore, lo voleva ammazzare. «Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le fece questo giuramento: “Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno”». Ecco. Pensiamoci un attimo, il Re (possiamo dire oggi, un politico di alto livello), solo per appagare un suo capriccio, avrebbe messo nelle mani di una ragazzina, viziata e incapace, comandata a bacchetta da una mamma rancorosa e omicida, la metà del suo Regno, senza pensare che in quella metà del suo Regno vivevano, persone, famiglie, soldati, c’era un’economia da seguire, una terra da difendere… un popolo che aveva bisogno di una guida. Cambiate le cose che vanno cambiate per adattarlo ai tempi di oggi, fate le vostre conclusioni. La fine della storia è che la ragazzina, su consiglio della mamma, non volle la metà del Regno, ma la testa di Giovanni il Battista. Anche su questo ci sarebbe da ragionare.



Il Pio

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