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Solo poche parole.

Recentemente ho ritrovato la notizia della morte di Oksana Shachko, leader e cofondatrice delle Femen, quel gruppo di femministe ucraino che solitamente fa irruzione in ogni dove (anche sopra gli altari durante la messa) a seno scoperto e urlano, saltano, fanno danni e qualche volta anche peggio... Il fatto è che Oksana aveva 31 anni e si è suicidata. Era giovane, bella, aveva soldi, case, vestiti, poteva soddisfarsi con tutti gli uomini e le donne che voleva, era famosa, aveva protezioni in alto, poteva fare quello che le piaceva e andare dove voleva. Però si è suicidata. Durante le lezioni di Medicina legale, all’Università, il professore disse una volta che per suicidarsi ci vuole una disperazione pesantissima. Talmente pesante da vincere persino l’istinto di sopravvivenza. Il suicidio non è quasi mai un atto di getto, ma lento, meditato e premeditato. Cosa fa pensare questo? Che forse quella vita, per quanto possa essere desiderata da molti, non è vita. Che il demonio (è noto che promette, ma non dà) quando ci accalappia, spesso molto facilmente, con uno dei suoi tre lacci (lussuria, potere, ricchezza) dopo un po’ distrugge completamente la nostra umanità e ci fa perdere la speranza e la letizia. Per sempre. Che forse, infine, l’uomo e la donna, creature di Dio, amate da Dio, non sono fatti per una certa vita. 

Il Pio

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