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Dies irae



Il 28 dicembre 1908 alle ore 5.20 del mattino, nella zona di Messina avvenne un terribile terremoto (uno tra i più potenti della nostra storia). 37 secondi del grado XI della scala Mercalli, cioè quello che definisce la scossa “catastrofica”. Erano passati pochi giorni dopo il Natale, il clima era festivo, sereno, lieto (un terremoto non può avvenire nel periodo di Natale!). Avvenne poi di mattina presto, molta gente dunque stava a casa a dormire e lì dentro fu sorpresa. Molti di quelli che riuscirono a salvarsi, anche uscendo dalle macerie, fuggirono sconvolti verso la spiaggia, luogo ritenuto sicuro per lo spazio aperto. Di lì a poco però avvenne un gigantesco maremoto con onde anche di 13 metri. Morirono tra le 90.000 e 120.000 persone. Buoni, cattivi, ricchi, poveri, giovani, donne, preti, soldati, garibaldini, deputati, scrittori, nobili, plebei, cattolici, atei… Il terremoto, come d’altra parte il maremoto e gli altri cataclismi, sono, si fa per dire, dei galantuomini, non sono cattivi in sé, fanno solo quello che gli è stato detto di fare dal Creatore che ha impostato le cose in un certo modo, proprio nel modo in cui esse devono funzionare. Se non riusciamo a capire il loro funzionamento non dipende dal Creatore, ma da noi che siamo un po’ limitati essendo sue creature. Forse le capiremo, forse no… non importa a volerla dire tutta. I cataclismi non hanno colpa se nel mondo è entrato il peccato originale. Loro potevano starsene comodi a casa in pace senza, fare niente. Ma sono stati coinvolti pure loro nelle colpe dei nostri progenitori. E c’è una altra riflessione. «…O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo (Lc. 13, 4-5)» ha detto Gesù. Ecco ci dobbiamo convertire: terremoti e maremoti e quant’altro del genere devono essere per noi una preoccupazione secondaria: prima deve essere quella della conversione e del salvarci l’anima. Il dies irae è il giorno finale in cui Dio dirà “basta!” e tutto si chiuderà. E ci sarà la resurrezione nella carne. Ma quando moriremo (il brutto è proprio che non sappiamo quando) andremo subito davanti al tribunale di Dio per essere giudicati su quello che abbiamo fatto e che non abbiamo fatto, sui peccati e sulle omissioni, sulle opere buone e quelle cattive. E subito finiremo o all’Inferno, o al Purgatorio, o in Paradiso. Dio infatti è misericordioso e giusto. Insomma dobbiamo convertici e voler bene a Gesù… O quelle tra le 90.000 e 120.000 persone di Messina e zone circostanti, sulle quali crollò all’improvviso un tremendo terremoto e uno spaventoso maremoto e le uccise tutte, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Messina? Di tutti gli abitanti d’Italia? Di tutti gli abitanti del mondo? «No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo (Lc. 13, 5)».

Il Pio

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