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Ma possiamo vincere la guerra, noi? - 3



Questa rubrica un po’ frivola, cerca di segnalare le stramberie che avvengono nella nostra chiesa soprattutto da parte di uomini con la tonaca, più o meno colorata, più o meno titolati. Quelli cioè che devono (solo pensare a) guidare il popolo verso Dio e (dunque) dare l’esempio il più possibile, certo, quello umanamente possibile. (Però un po' di più, se si può...). L’ultima volta vi segnalavo un sacerdote che durante la messa ha detto “io al Credo non ci credo” e non lo ha detto. Durante la messa domenicale, si capisce. E poi altri che hanno detto che ai tempi di Gesù non c’era il registratore e così non possiamo essere certi se sia vero quello che sta scritto sul Vangelo, o che il demonio non esiste, o che l’inferno è vuoto. Capite a che livello siamo? Vi sembra normale? Capite che siamo finiti in guerra, nostro malgrado? Una guerra contro nemici poco visibili e in gran parte presenti dentro casa nostra? Tutti quelli che hanno un briciolo di fede nel cuore, grande quanto un granello di senape e la vogliono conservare e anche diffondere: tutti questi si devono sentire ingaggiati. E per questo dico. Ma possiamo vincere la guerra, noi? La guerra di cui parlo è quella di portare il Regno di Dio in questa terra e Gesù nel cuore di quanti più uomini possibile. Se chi guida sbarella, va dietro il pensiero comune o peggio, capite cosa può succedere per la nostra fede? Il fatto che ora vi racconto (estrapolato come sempre da fonte abbastanza sicura) si svolge a Rivoli (To). «La Chiesa che dialoga con il mondo rimane impigliata nelle maglie del conformismo fino a venire stritolata dalle immoralità. A Rivoli (TO), dove sorge un Cinema Teatro don Bosco ad esempio, il prossimo 13 novembre verrà proiettato il film di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome. Si tratta della pellicola che narra la storia di sesso tra un adolescente di 15 anni e un adulto». Il News Catholic Service
un sito specializzato—ha dato del film un proprio giudizio. Inappellabile. «Moralmente offensivo e vietato ai minori di 17 anni, al limite della maggiore età». Di cosa parla il film? Il film parla di pederastia che è, per definizione, il rapporto sessuale tra un minore e un adulto (cioè un tema, possiamo dire, davvero poco cattolico… anzi! Ah già—scordavo di dirVi—i salesiani sono un ordine cattolicissimo, in quanto nati proprio dalla straordinaria santità di san Giovanni Bosco, che in vita è stato un ottimo Maestro dei giovani e ancora oggi è un punto di riferimento, fondamentale, nel mondo dell’educazione giovanile). «Ma a Rivoli invece è tutto assolutamente normale. A cominciare dal fatto che il film viene annunciato in programmazione senza mettere alcuna nota che metta in guardiaAnzi. L’unica recensione offerta è assolutamente positiva. Col proseguire col fatto che non si capisce bene quale sia la motivazione per la quale i salesiani di Rivoli hanno deciso di consigliarlo al loro pubblico che immaginiamo per la gran parte composto da cattolici». (Il bello viene adesso). Perché tutto ciò, dunque? «E’ quello che la Nuova BQ ha cercato di scoprire telefonando ai responsabili della sala, che però hanno immediatamente messo le mani avanti. La decisione di proiettare il film? “Non ve lo diciamo, perché così ci state infangando”; La pederastia è un peccato? “Non si può decidere a priori che cosa è peccato”; Don Bosco sarebbe contento? “Chiedetelo a lui”… fino a concludere, quando le ragioni per giustificare una scelta non si trovano, col buttarla con la frase passepartout: “Il Papa ha detto chi sono io per giudicare?”. E con questo lasciapassare che si vorrebbe apodittico, giustificare anche le scelte più discutibili moralmente, oltre che cinematograficamente». Possiamo vincere la guerra, noi? (Gli stralci tra virgolette, sono tratti da La Nuova Bussola Quotidiana, del 24 settembre 2018, titolo “Film omo al cinema salesiano Ma se critichi, dividi la Chiesa” di Andrea Zambrano. Link: http://lanuovabq.it/it/film-omo-al-cinema-salesiano-ma-se-critichi-dividi-la-chiesa).

Il Pio

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