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A un prete ribelle che popolo corrisponde?

Il santo Curato D'Ars
“Cos’hai comprato di bello?”. Un mio collega usciva da una libreria con un pacchetto in mano e per scambiare due parole umane, avevo pensato che quello del libro poteva essere un buon pretesto. “E’ un libro di don x”. “Don x? Ma lo sai che quello è contro il Papa, la Chiesa, vuole le donne sacerdote, i matrimoni gay, eccetera e insieme a don y, don z dice che è da rivedere parte della dottrina della Chiesa?”. Il mio collega, guardandomi come fossi un extraterrestre, mi disse che lo comprava proprio per quel motivo e che per fortuna ci sono questi preti ribelli che parlano chiaro, che sono aperti al mondo di oggi e che vanno avanti nonostante… Cioè, il modo di ragionare preimpostato e blindato di molti con cui è impossibile aprire un dialogo. (Sì, lo so, il dialogo col mondo. Oggi ci viene dato come il non plus ultra del cristianesimo. Ma se uno parla e l’altro non vuole proprio ascoltare e ti vedrebbe volentieri messo in carcere con la chiave buttata, diviene difficile dialogare, inutile in somma,... solo con la preghiera si può avere la speranza di far entrare un po’ di luce in certi cuori). E così, prima di salutarlo, mentre in fretta mi si defilava un po’ infastidito, gli dissi: “guarda che non è proprio così,un prete non può essere ribelle”.

Tornando a casa pensai, non senza dolore, ai don x, don y, don z di oggi, spesso famosi e chiamati da tutte le parti. E mi chiesi come può essere ribelle un prete. La cultura sessantottina (che in tanti di noi fa ancora da substrato ai ragionamenti) ci fa esaltare a priori i ribelli e denigrare gli obbedienti. (Ma dove ci hanno portato i ribelli? E non solo quelli). Ragioniamo allora un attimo: immaginiamo uno che vuole fare l’ufficiale di carriera, studia, si prepara, supera concorsi e finalmente ci diviene, ma non tollera le divise, odia l’obbedienza e la gerarchia e già sa che comunque farà tutto di testa sua. Quell’ufficiale così fatto farà bene il suo dovere? Un prete non può andare contro il Papa e contro i vescovi (in comunione con lui) non può dire in continuazione che devono essere “rivisti”, “adattati”, “aggiornati” certi principi fondamentali, perché dice in tal modo che essi non vanno bene così, cioè sono sbagliati, ma in base a quale criterio lo siano non si sa. Un prete non può essere un ribelle. Come può aver dato tutta la vita per Gesù e per la Chiesa e poi voler fare, dentro di essa, il “battitore libero” e diffondere le proprie opinioni personali e ingenerare così prima i dubbi e poi lo scetticismo nel popolo dei fedeli? E’ vero, uno così sarà seguito da molta gente che lo applaudirà e penderà dalla sua bocca, ma alla fine dove porterà quella gente?

La Chiesa è stata fondata da Gesù che ha voluto ci fosse un Capo e che fosse una. La Chiesa deve conservare il depositum fidei, il deposito della fede (che non è nostro) senza modificarlo anche se non piace al mondo o alla maggioranza delle persone. L’opinione personale e la mentalità del momento non possono essere il criterio di giudizio per cassare o modificare verità che sono da sempre tali e che rappresentano comunque punti fermi all’orizzonte. Soprattutto ci si deve sempre ricordare che fuori dalla Chiesa non c’è salvezza. E la volontà di essa non si decide sulla base di referendum. Funziona da sempre così, con due parole che oggi fanno venire il mal di pancia a molti: “Autorità” e “ubbidienza”.

Un sacerdote, pur con tutti i suoi limiti umani, è per sua natura lo strumento principale per l’edificazione del popolo di Dio. E’ veicolo di santità e fonte della saggezza cristiana. E’ elemento necessario e insostituibile alla nostra salvezza e senza non si può stare. Per questo deve essere sempre fedele al Papa e alla Chiesa e non può mettersi, anche solo parzialmente, in contrasto. Il popolo di Dio ha diritto a avere preti santi e innamorati della Chiesa. Mons. Chautard sosteneva che “a sacerdote santo corrisponde un popolo fervente; a sacerdote fervente un popolo pio; a sacerdote pio un popolo onesto; a sacerdote onesto un popolo empio”. Pensiamo quale popolo potrebbe corrispondere a un sacerdote ribelle. Allora quando possiamo, dobbiamo avere il coraggio di dire, a chi non ci dice le cose rette e giuste: “no, questo non è vero”.

il Pio

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