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Re Mida e il ferro


I nostri “Re”, quelli cioè che guidano le sorti dell’Italia e degli italiani hanno tutti, o una grandissima parte di loro, il dono del Re Mida al contrario: riescono a trasformare in ferro tutto l’oro che toccano. E poi ne fanno spade per le loro battaglie.



Viviamo come ai tempi del Re Mida. Però al contrario. Re Mida, Re della Frigia, benchè fosse già assai ricco e potente, chiese e ottenne da Apollo il dono di trasformare in oro tutto quello che toccava. Dopo l’iniziale (e apparentemente giustificata) grande esultanza, Mida si accorse del gravissimo problema che quel dono gli comportava: anche l’acqua e il cibo che toccava infatti si trasformavano in oro, comprese le persone care. Tutto. Capìta a sue spese la “morale” della storia e il danno che si era procurato per propria ingordigia, Mida, rischiando appunto di morire di fame sebbene strapieno di tesori, chiese e ottenne da Apollo di essere liberato dal dono che per lui (e per gli altri) si era trasformato in terribile pericolo. Ecco appunto, Re Mida. i nostri “Re” quelli cioè che guidano le sorti dell’Italia e degli italiani hanno anche loro, tutti o una grandissima parte, il dono del Re Mida, ma al contrario: riescono a trasformare in ferro tutto l’oro che toccano. L’Italia è un bellissimo Paese, ci sono meraviglie storiche e culturali, abbiamo insegnato il diritto e la giustizia al mondo, “i nostri nonni costruivano le fogne mentre tutti gli altri ancora si dipingevano la faccia di blu” (come disse in un famoso film il grande Alberto Sordi), venivano dall’estero in Italia per imparare le arti e i mestieri, abbiamo città bellissime, si mangia benissimo, ci sono state opere straordinarie e tantissime altre faccende; segni tutti di una vita buona e appassionata e che gli italiani sono stati sempre gente eccezionale e il nostro territorio un Paese benedetto dal Signore; eppure tutto questo straordinario oro che si è accumulato nei secoli passati, i nostri recenti Re Mida lo hanno trasformato in vil ferro e continuano a trasformare così quello che ne rimane. E quel ferro lo usano poi per farne spade per le loro battaglie. E questo da quasi un paio di secoli. Tutto grigio ferro, tutto triste. I nostrani Re Mida per propria ingordigia non vogliono però perdere quel dono (che non si sa quale maledetto dio gli abbia mai dato e soprattutto perché!) e pur vedendo in che abisso stanno buttando l’Italia e gli italiani, lo continuano a usare pienamente. In una vecchia canzone di Edoardo Bennato (“Eaa”) si parla di un bus lanciato dal conducente in discesa, ma appena l’autista si accorge che ha i freni rotti e che la direzione è verso il burrone, si catapulta fuori dal bus mentre tutti—all’interno—continuano a cantare. Probabilmente i nostri Re Mida sanno già dove catapultarsi quando tutto sarà perduto, mentre il popolo continua da solo a cantare. Un’altra cosa. Quello che colorava di grande e di bello il nostro Paese, quello che dava la voglia di vivere, di creare, di abbellire, di aiutare, di sostenere, quello che spingeva a costruire cattedrali, a fare del bene e creare le opere,... era la fede cattolica che univa tutto il popolo (salvo gli anticlericali, le logge e i potenti, una minoranza che però ha vinto). Anche questo oro si vuole con tutte le forze rendere in ferro o peggio inutile latta, e spesso col nulla osta di molti pastori. Non praevalebunt! Non prevarranno. Ma molti così rischiano di perdersi in una fede laica, pagana e spesso borghese che non salva, né dà senso e gusto alla vita e irradia tutto il mondo circostante. Chiediamo al Dio vero e unico e al suo Dilettissimo Figlio di volgere su tutti noi uno sguardo buono e di porre la sua mano sopra la nostra testa.
Il Pio

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