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Buffoni!




Sempre il amico "G" era solito fare quotidianamente una cosa. Quando la TV mandava il telegiornale, lui si metteva in piedi e col pollice e l'indice appoggiati alla tavola, muovendo le labbra in senso di fastidio come di chi sta per lanciare un'anatema, diceva con tono perentorio "Buffoni!" alla prima notizia; "Buffoni!" alla seconda notizia; "Buffoni!" alla terza notizia. Alla quarta non ci arrivava quasi mai, perchè spegneva la TV, lanciando il telecomando. Ogni giorno. Io allora non stavo tanto dietro alle notizie, in particolare quelle politiche e non capivo bene il suo disagio, intuendolo soltanto. Questo antico episodio della mia vita mi è rivenuto in mente perchè  mi è capitato di sentire da elementi della classe dirigente, con lo stesso tono perentorio e sicuro: "e ora: le riforme (detto da uno che al potere ci sta da venti anni, anche a alti livelli)"; "è l'ora delle parole chiare (detto da chi la mattina dice una cosa e la sera con il massimo del candore, la disdice)"; "entro 24 ore toglieremo tutta l'immondizia da ... (detto da un ministro che poi è sparito senza aver tolto nulla, tranne le speranze popolari)"; "e adesso pensiamo alla scuola (detto da un soggetto che è stato per anni ministro della pubblica istruzione)"... Queste frasi si ripetono ossessivamente ogni anno, ogni mese, ogni settimana. Le sentiamo dappertutto. Tutta la classe dirigente ama dire con prosopopea "facciamo, proponiamo, è ora di, noi, voi...", ma senza fare nulla o quasi nulla per il popolo e per il popolo, dunque, è sempre peggio. Noi per loro esistiamo solo perchè votiamo, è risaputo. Ma possiamo sempre dirgli "Buffoni!", quando se lo meritano.

Il Pio

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