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Disobbedienza cieca


Quando esci dal casello autostradale di G.—se prima non sono crollati i ponti, non ci sono state gallerie incendiate, se un camion non ti è esploso vicino… e dunque se sei ancora vivo—ci si trova davanti a un minuscolo frustolo di terreno in cui recentemente sono stati piazzati 6 o 7 grossi cartelli con su scritto “terreno privato“, “divieto di sosta”, “rimozione coatta”. E’ chiaro che si trovano, ogni giorno 6, 7 o anche più, autovetture parcheggiate praticamente sotto i cartelli. Noi italiani siamo così; è una nostra caratteristica. Tendiamo a una disobbedienza cieca. In altri Stati (soprattutto al Nord Europa) i cittadini applicano sempre l’obbedienza cieca a tutte le regole, in Italia invece la disobbedienza cieca regna sovrana. Parlo ovviamente di piccole disobbedienze, marachelle se vogliamo, quando poi queste diventano crimini è un’altra cosa e comunque tutte e due vanno punite, questo va detto. Io ho sempre pensato che la nostra disobbedienza cieca derivi dal fatto che vediamo lo Stato come un nemico (d’altra parte anche lui vede i cittadini come nemici, soggetti da spremere senza dar loro nulla o quasi) e ogni divieto appare a tutti come un comando di questo Stato che non viene riconosciuto come il proprio, quasi fosse un invasore. Forse ora cambierà, qualcosa forse no… però è vera una cosa. In tutti i campi e settori—da che mondo e mondo—è chi comanda che deve conquistarsi l’amore e la fiducia dei sottoposti, se non lo fa, tutto va avanti lo stesso, ma male e alla prima occasione… Lo Stato deve guadagnarsi la fiducia del popolo se vuole che tutto funzioni bene, deve recuperare quasi due secoli di mal governo e di angherie, di grigio e tristezza. E forse per ottenere questo ne occorreranno altri due di secoli. Ma prima inizia e prima finisce. E per noi, povero popolo cristiano possiamo riprendere e recitare sempre la grande preghiera di Giovanni Paolo II (15 marzo 1994) proprio per la nostra cara Italia: «Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli accompagna i passi della nostra nazione, spesso difficili ma colmi di speranza. Fa’ che vediamo i segni della tua presenza e sperimentiamo la forza del tuo amore, che non viene mai meno». E già che ci stiamo, diciamo anche tante preghiere per la Chiesa cattolica che in questo periodo non va tanto bene. Probabilmente non sappiamo che cosa pregare, quali sono priorità da chiedere o le persone da sostenere con esse, ma Nostro Signore lo sa, sa tutto, e salvo che non abbia altre intenzioni per noi, salvo che non ci abbia destinato a qualche persecuzione (che forse meriteremmo anche) prenderà atto delle nostre richieste e della fede con cui gliele abbiamo rivolte. E quello che successe ai tempi di Giona, potrebbe succedere anche oggi.

Il Pio

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