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Silentium!

Io penso sempre che se devo andare a messa, devo arrivare puntuale, prima sarebbe meglio. Ma non per un malposto moralismo, un precisismo oltremisura, ma per il fatto che ho un appuntamento con Gesù e devo arrivare, almeno almeno, in orario: arrivare tardi per me una maleducazione verso Gesù. Se fosse stato un colloquio di lavoro o il primo appuntamento con la bella fidanzata, quando sarei arrivato? Almeno almeno mezz’ora prima. Per questo un po’ mi intristisco quando vedo tanta confusione durante le messe, tanta distrazione, tanti ritardi, tanti cellulari in agitazione, cappelli in testa ai maschi, parlottii, quando poi la confusione non la crea proprio il sacerdote (quello che la dovrebbe evitare come la peste), e giù dunque applausi perché è il compleanno del nostro Gigetto, prendetevi tutti per mano, leviamole al cielo... Una volta ho ricevuto la Comunione da uno che si era travestito da Elfo. Un’altra volta ho visto, davanti l’altare secchi e sacchi dell’immondizia perché il sacerdote doveva parlare della raccolta differenziata (mica della salvezza dell’anima!). Non la faccio lunga. Vi metto qui sotto alcuni spunti che il monaco Giovanni Cassiano (360-435) dà proprio in questa materia. Il brano non è esaustivo, ma per il momento può (spero) essere utile ai tre lettori di questo Blog. «Quando dunque i monaci si riuniscono per le celebrazioni (…) si osserva da parte di tutti un tale silenzio che, pur essendosi radunato insieme un numero così grande di fratelli, a stento si crederebbe che fosse presente qualcuno all’infuori di colui che, levatosi in piedi in mezzo a tutti, comincia a intonare il Salmo. (…) durante l’orazione nessuno si permette di sputare, nessuno si raschia la gola, nessuno tossisce, nessuno sbadiglia per la sonnolenza, a bocca spalancata e con labbra allargate; non sono emessi né gemiti né sospiri che possano recar disturbo ai presenti. Non si ode altra voce, se non quella del sacerdote alla conclusione della preghiera. (…) Quanto poi a colui che per la tiepidezza del suo spirito prega con voce rumorosa o, comunque, emette dalla sua bocca qualcuno di quei suoni di cui in precedenza ho fatto cenno, oppure e più ancora, si fa sorprendere dagli sbadigli, essi lo condannano con doppio biasimo: anzitutto perché egli risulta colpevole, in quanto eleva con negligenza la propria preghiera; in secondo luogo perché con il suo comportamento inconsiderato e rumoroso disturba il raccoglimento di chi, forse ben più intensamente era dedito all’orazione (Giovanni Cassiano Le Istituzioni Cenobitiche – Abbazia di Praglia pagg.84-85». 


Il Pio

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