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Un "Centro commerciale" cristiano...


Così dovrebbe essere lo spirito cristiano: un cuore portato a creare opere buone nella realtà, a rischiare per allargare il regno di Gesù, per contribuire a farlo più bello.



Stavo mangiando in un Centro commerciale… Fare pranzo qui non è il massimo dell’allegria, per me: gente che passa con i sacchetti, che telefona, che scrive sul pc, che parla, a gruppi, singoli, musica di sottofondo continua, avvisi e pubblicità, luci, insegne, sempre fretta inconscia per tutti… non è proprio rilassante mangiare qui, soprattutto dopo il lavoro, ma spesso non ho alternativa. Io sarei per il pranzo da monaco di clausura, in luoghi medievali, nel silenzio, al massimo con la lettura di brani sacri… Ma dicevo del Centro commerciale. Certo la prima impressione ideologizzata che viene alla mente è quella di pensare all’’opulenza, al capitalismo, tutto in negativo… Mi ricordo però che qui—per anni annorum—non c’era nulla solamente dieci anni fa, solo una strada di scorrimento, anonima, desolata, con qualche cartello. Ora c’è vita ogni giorno, sono molti quelli che vengono qui, è un luogo di riferimento. Prima non c’era nulla. Qualcuno l’ha fatto: ha rischiato il proprio capitale per costruire un Centro commerciale che poteva essere un flop. Molti ora ci lavorano e sostengono così la propria famiglia. Certo l’imprenditore si è arricchito, ma rischiando del proprio (non come gli enti pubblici che rischiano sempre e solo—e male—il capitale dei cittadini e nemmeno il proprio posto di lavoro). E grazie a quel rischio molti qui hanno un lavoro, molti hanno un luogo dove andare,… e io posso pranzare dopo il lavoro. La mia intenzione non è quella di fare qui un’apologia al capitalismo selvaggio. Ma solo comunicare un pensiero che mi ha colto ieri mentre trangugiavo il mio panino al prosciutto: l’imprenditore non è sempre un personaggio negativo, lui rischia, investe, e crea qualcosa di cui beneficiano in qualche modo anche molti altri (spesso, non sempre). Così dovrebbe essere lo spirito cristiano: un cuore portato a creare opere buone nella realtà, a rischiare per allargare il regno di Gesù, per contribuire a farlo più bello. Spirito che si sta spegnendo per via di un borghesismo dilagante che—come un virus in espansione—si sta diffondendo sempre di più facendo imputridire i cuori di molti cristiani. L’antidoto? Recitare il rosario ogni giorno, voler bene a Gesù e alla Madonna, frequentare i sacramenti, leggere la vita dei santi e paragonare la nostra con quella, seguire persone sane (se si trovano)... Piano piano il cuore tornerà a essere limpido e buono e ci insisterà ogni giorno a farci compiere opere buone, minuscole, piccole e grandi. Poi ci sembrerà normale e quotidiano il caritas Christi urget nos che diceva il Cottolengo. Pensate se molti avessero tutto questo nel cuore, come sarebbe bella l’Italia, come sarebbe bella la vita… Il cuore nostro contorto e influenzato invece ci fa desiderare lo sterco bene impacchettato. Il brutto è anche che tutto il mondo ci predica il contrario e ciò che sarebbe facile, diventa un’impresa immensa con un «no, grazie» finale. Però pensiamoci. Basterebbe poco. E tutto sarebbe più…

Il Pio

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