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Finalmente!



"Finalmente" siamo un Paese civile... Eppure ci danno la “maglia nera” in tantissime faccende. Abbiamo la corruzione più elevata, una burocrazia spaventosa, una tassazione a livello di persecuzione, politici inefficienti, strade dissestate, leggi poco chiare, criminalità elevata…  



“Finalmente” significa semplicemente “alla fine”, ma spesso ha un significato più profondo, come per spiegare l’arrivo di qualcosa lungamente atteso. E messo in una frase le dà un senso molto chiaro. Quasi di parte. Per esempio. Il 20 settembre 1870 le truppe sabaude entrano attraverso la Breccia di Porta Pia a Roma a la annettono definitivamente all’Italia. Per molti è stato un fatto doloroso, in particolare per i romani che al Papa volevano bene e non volevano assolutamente un re cispadano. Invece felicissimi erano massoni, anticlericali e nemici della Chiesa. Ma non andiamo oltre. Se sull’argomento apriamo i libri di storia in molti casi leggiamo—a commento del fatto—“finalmente Roma ritorna all’Italia”. Finalmente, che? Roma era del Papa e della Chiesa da quasi 1600 anni. Praticamente da sempre. Prima c’era stato l’Impero romano. Non c’era nessun finalmente da dire. Ma quei finalmente ci chiariscono senza ombra di dubbio, da che parte provengono gli storici che scrivono in tal modo, cosa e come pensano. Quei libri poi vengono dati in pasto ai giovani scolari delle scuole pubbliche, perché possano farsi una “propria” cultura. E veniamo a oggi. Da molti giorni assistiamo a una serie di finalmente che mette paura. Infatti l’Italia finalmente è entrata tra i Paesi civili perché ha approvato (deve ancora approvare) la legge sulle unioni civili tra gente dello stesso sesso. Finalmente. Dovremmo però domandare a chi, tronfio, si riempie la bocca pronunciano quei finalmente, il perché questo è il segno certo e inequivocabile del raggiungimento della massima civiltà per un Paese, perché nessuno ce lo ha spiegato fino a adesso. Fino a adesso ci è stato dato come un dogma, e come tale incontestabile, a pena della “scomunica civile”. Ora l’Italia è un Paese civile, dicono. Eppure ci danno la “maglia nera” in tantissime faccende. Abbiamo la corruzione più elevata, una burocrazia spaventosa, una tassazione a livello di persecuzione, politici inefficienti, strade dissestate, leggi poco chiare, criminalità elevata… Immigrazione incontrollata e ormai incontrollabile… E se ti senti male devi solo sperare di trovare un medico o un infermiere che almeno ti guardino e non ti lascino abbandonato in corridoio, col neon che lampeggia e i cartelli appiccicati al muro col cerotto. E poi c’è un popolo sempre più stanco e sfiduciato, avvilito. Nessuno lo aiuta, nessuno lo pensa (se non quando ci sono le elezioni). Nessuno lo difende. Eppure quelli ci dicono che siamo finalmente un Paese civile. Ma forse c’è qualcosa che funziona. L’unica cosa infatti che in Italia funziona sono le opere di carità, quelle che fa da solo il popolo a spese proprie. Su questo forse siamo tra i primi nel mondo. E ciò deriva da una millenaria tradizione cristiana cattolica che quelli dei finalmente odiano apertamente e se ne vergognano di averla di fronte agli altri Paesi civili. Vergogna! Speriamo che un giorno il popolo potrà dire, tirando il fiato, «finalmente!».

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