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Noi che faremo?

 

Ormai ce l’hanno detto: tra circa quarant’anni saranno la maggioranza e vigerà la loro legge e dunque o ci convertiremo alla loro religione, oppure ci uccideranno. Probabilmente è solo una minaccia vuota e non succederà nulla. E’ pur vero che in altri Paesi questo già succede, però potrebbe non significare nulla. Ma puta caso che dovesse accadere (anche) in Italia, noi cristiani che faremo? Gli altri, completamente scristianizzati, si convertiranno in massa, contenti di farlo, dopo un secolo di aridità religiosa! Ogni uomo, infatti, ha nel suo cuore il bisogno di una fede religiosa. Per come oggi sta messa la gran parte dei cristiani, con una fede sincretistica, multicolore e multiculturale, probabilmente essa pure passerà il ponte. Ma noi piccolo gregge che ancora andiamo a messa, che diciamo le preghiere e soprattutto, come consigliava Padre Pio, diciamo il rosario, che cerchiamo di fare opere buone, che preghiamo per le anime dei defunti, che crediamo nella Madonna e la pensiamo come Mamma celeste, che ci dispiace di assistere alle derive del clero, che invochiamo i santi per le nostre intenzioni, che preghiamo per le persone in difficoltà, che cerchiamo di essere buoni, che siamo fieri di essere nella Chiesa cattolica che da duemila anni ha dato basi solide all'Europa,... anche noi rinnegheremo Gesù? Anche noi andremo via? Anche noi ci convertiremo, per salvare la vita? San Pier Giorgio Frassati diceva che noi cattolici siamo gli unici che possediamo la Verità. Ritengo allora che valga proprio la pena difendere questa Verità. Saremo allora disposti anche a dare la vita per Gesù, nostra Via, Verità e Vita? 

Il Pio

Una serpe in seno


I fatti di Modena hanno sconvolto tutti. Certo, l’artefice del disastro era uno squilibrato, forse uno psicopatico e messa così la questione appare meno allarmante. Appare. Però due sono i pensieri che comunque mi si accavallano nella mente. Quelli ci odiano con tutto il cuore (non tutti, ma molti) e odiano il cristianesimo. Per quelli (non tutti, ma molti) un atto simile è eroico. Il problema è serio e tra qualche anno sarà ancora più serio. Grazie a certe persone stiamo allevando una serpe in seno che si rivolterà contro di noi per morderci. In altre parti già sta succedendo. Forse l’Italia diverrà come la Nigeria in cui i cristiani vengono massacrati nel silenzio e indifferenza generale. Forse no. Considerando che lo Stato non ci aiuta né ora né dopo, noi possiamo solo pregare nostro Signore che ci scampi dalla loro furia. Noi nella tempesta che si intravede all'orizzonte, cerchiamo di rimanere saldi nella fede, perché solo così potremmo salvare, se non la nostra vita, la nostra anima.

Il Pio





Un cuore sedimentato


Quando si legge nel Nuovo testamento che gli Apostoli e i discepoli di Gesù convertivano al cristianesimo in un giorno, migliaia di persone, mi chiedo sempre come facessero. La prima risposta ce la danno tanti esperti, anche dall’ambone: “si tratta di una finzione letteraria, come ce ne sono tante nella bibbia”. Ma questa mi è insufficiente, anche alla luce del fatto che un grande santo aveva detto che il Vangelo si legge “sine glossa” cioè senza interpretazioni, senza commenti. Dunque, sono certo che avveniva in quel modo. Ma come facevano e perché oggi non avviene? Sicuramente gli Apostoli e i discepoli erano molto convincenti perchè una vita cambiata dalla fede in Gesù, conosciuto poi personalmente, è molto attraente e tutti volevano vivere come loro. Ma questo succede pure oggi: di San Pier Giorgio Frassati (1901-1925) hanno detto: “viveva meglio di me, dunque aveva ragione”. Il santo, dunque, ha ragione perché vive meglio. Forse la differenza sta nel cuore degli uomini. Ai tempi di Gesù il popolo aveva probabilmente un cuore più libero, più semplice e più puro di oggi, più facile a rispondere agli stimoli buoni. Pensate al Centurione che, figlio di una Nazione potentissima, con Dei potentissimi, uomo avvezzo alla guerra e a comandare gente dura e spietata, sotto la croce di Gesù disse sinceramente “Veramente quest'uomo era Figlio di Dio" (Vangelo di Marco 15,39). Chi lo direbbe anche stando sotto la croce? Oggi, invece, abbiamo un cuore sedimentato da secoli di eresie, di falsità, di certezze infondate, di mode alienanti, di paure, di comodità… un cuore chiusissimo in cui è molto difficile entrare e far lavorare lo Spirito santo. La dinamica della conversione però, passa sempre—ieri come oggi—attraverso un incontro, ma poi questo deve cadere sulla terra buona per germogliare. Ma tutti i cuori, alla fine, sono buoni: sono quei sedimenti che non fanno germogliare niente. L'importante è accorgersene e tagliarli. Infatti anche di recente sono nati santi come Pier Giorgio Frassati, Alberto Marvelli, Carlo Acutis, Giuseppe Moscati, Carlo Gnocchi, Chiara Luce,...L’incontro però ci deve essere, la testimonianza ci deve essere: compito degli amici di Gesù è fare sempre questo, in ogni occasione opportuna e inopportuna, pure in questi tempi bui anche perché i tempi sono stati sempre bui. E bisogna farlo anche se fosse per uno solo in tutta la vita.

Il Pio

Don Giuseppe, Vittorio e "M"

Se, da adulto, ho conservato la Fede, lo devo a tre persone.

La prima è don Giuseppe, un sacerdote di Ascoli Piceno morto qualche anno fa, quasi centenario, le cui omelie delle sette della mattina mi hanno chiarito, integrato, spiegato la Dottrina Cattolica. Alle sette della mattina eravamo in cinque di cui quattro signore molto anziane. Eppure don Giuseppe non ha mai saltato un’omelia, sentendosi in dovere di spiegare a tutti, con chiarezza le basi della Fede e della Tradizione. E io quasi a digiuno di tutte queste belle cose, le ho apprese con molto entusiasmo... e ho conservato la fede. 

La seconda è Vittorio Messori, scrittore scomparso poco tempo fa. Il suo libro “Pensare la Storia - Una lettura cattolica dell'avventura umana (Ed. Paoline) mi ha letteralmente sconvolto. Leggendolo ho capito innanzitutto come tanti luoghi comuni contro la nostra Fede siano tutti senza fondamento. Mi ha affascinato la sua strenua difesa alla Chiesa e al Cattolicesimo. Ma soprattutto ho compreso quanto la nostra fede sia bella e coinvolgente e soprattutto necessaria alla nostra vita. E quante cose stupende essa ha prodotto in duemila anni... e ho conservato la fede. 

La terza persona è "M" un "semplice" amico. La sua fede forte e sincera mi ha subito colpito. Il suo mettere Gesù in ogni particolare della vita mi ha attratto. Così mi sono detto "voglio vivere così come lui". E l'ho seguito anche nei momenti di buio della mia vita... e ho conservato la fede. 

Quanto è importante che ognuno sia testimone di Gesù nel suo ambito, nel suo stato, sacerdote,  scrittore, amico... 

Il Pio 


 

Il mondo è cattivo

 


«Il mondo è cattivo!». Guareschi avrebbe risposto a questa affermazione che non è il mondo a essere cattivo: lui funziona come deve funzionare, è solo l’uomo ad essere cattivo e a non funzionare. Spesso siamo costretti a sentire notizie scandalose, di fatti tremendi e sconcertanti, talvolta ripugnanti commessi dagli uomini. Il corollario conseguente a queste notizie è solitamente «se ci fosse Dio, non permetterebbe simili fatti» e dunque, ne discende, che Dio non esiste. E’ però solo un ragionamento, un sillogismo, senza fondamento, sbagliato a priori. E’ proprio Dio, infatti che ci ha spiegato, fin dall’inizio della storia umana, il motivo di tanto male e proprio nelle prime pagine della Bibbia, nella Genesi, quando ha raccontato l’episodio del peccato originale. Spiegato a tutti semplicemente con la famosa mela, ma significando con ciò che la disobbedienza a Dio dei nostri progenitori ha alterato definitivamente e diuturnamente la natura umana di Adamo ed Eva e, dunque, di tutti i loro discendenti. Il peccato originale ha infatti causato una "ferita" a ogni uomo e creato un disordine cosmico, separando l'umanità dalla piena grazia divina. Gli effetti principali di esso sono l'indebolimento della natura umana, l'inclinazione costante al male (cioè la concupiscenza), l'ignoranza, la sofferenza e la sottomissione alla morte fisica. Il peccato originale ha inoltre creato disordine nel Creato: si è rotto l'equilibrio originario tra l'uomo e il creato (la natura, cioè), introducendo fatica e sofferenza nel rapporto con l'ambiente. Quella che sembrava di primo acchito solamente una favola per bambini, è di fatto la spiegazione più giusta, più corretta, più ineccepibile per chiarire il perché del male nel mondo, delle tremende cattiverie umane, dalle guerre, alle altre perversità, fino ai terremoti e ai cataclismi: la disobbedienza dell’uomo a Dio, la sua pervicace volontà di essere misura di tutte le cose e di voler essere Dio di se stesso, ha creato il male nel mondo che altrimenti non ci sarebbe stato. Dunque, Dio c’è, comunque ci vuole bene e il male che aleggia nel mondo non è voluto da Lui, ma causato direttamente da noi. Quello che possiamo fare è, con la grazia dei sacramenti, con l’insistenza della nostra preghiera e con le opere buone, cercare di mitigare (e purtroppo solo mitigare) gli effetti del peccato originale, ma senza scandalizzarci se nel mondo c’è la cattiveria e senza pensare che per questo Dio non ci sia e non ci voglia bene... E non diciamo più "il mondo è cattivo".

Il Pio

All'improvviso


Un po'' di tempo fa, a Milano un tram deraglia e muoiono due persone. Voi pensate che quelle due persone la mattina, quando si sono messi le scarpe, avevano  pensato che gli poteva accadere una cosa simile? Forse. Forse al lavoro avevano detto "ci vediamo domani" come ogni volta. La morte improvvisa può capitare e non è questione di sfortuna, ma è questione che così funziona la vita. La morte improvvisa può capitare  e possiamo anche morire in uno stato di peccato mortale. In uno stato, cioè, in cui è bene non stare mai, perché si rischia di andare all’inferno per tutta l’eternità. Io talvolta ci penso, la mattina, che potrei non tornare a casa la sera. Vorrei che anche i miei tre lettori ci pensassero di tanto in tanto. Uno dovrebbe essere pronto a “partire” ogni giorno, e questo non deve essere preso con tristezza, ma con letizia, perché, se non siamo peccatori incalliti, prima o poi andremo in Paradiso. E poi anche se non dovessimo “partire” improvvisamente, quel pensiero nel cuore ci fa dare a ogni cosa il suo giusto peso e valore. Ben venga allora l’ antica giagulatoria «da morte improvvisa, salvaci Signore» che possiamo recitare ogni giorno. Ma viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo, sempre pronti per il Paradiso. 

Il Pio

La differenza la fa l’uomo.






Finita l’Università il mio obiettivo era quello di fare il giudice: sentivo in me un senso della giustizia molto forte e poi mi piaceva studiare le leggi, leggere le sentenze,… Provai il concorso, ma prima dissi a Gesù: «se ti serve che faccia il Giudice, dammi per favore una mano, perché da solo non ce la posso fare». Il concorso andò male e mi dissi «allora non devo fare il giudice» e dopo un breve periodo da avvocato, ho fatto (e faccio) l’impiegato in una grande società. Ma mi sta bene: così sono riuscito lo stesso a vivere e campare bene la famiglia, altre velleità infatti, non le avevo (e non le ho) (carriera, potere, denaro,…). Per fare il giudice ci voleva una preparazione molto più elevata di quella che ero riuscito ad avere e dunque, salvo fortuna o aiuti dall’Alto, non avrei mai potuto superare quel concorso che è tra i più difficili in Italia. Però ancora oggi mi interessa tutto quello che riguarda la giustizia e spesso cerco di capire il motivo delle sentenze imprevedibili che si leggono sui giornali e che fanno scandalo in molti, ma che sono sicuramente corrette sotto il profilo dell’applicazione delle leggi. Ora si parla del referendum della separazione delle carriere e pare che in questo modo i problemi della giustizia si risolvano tutti. Io lo spero, ma ho i miei dubbi, perché a dirlo sono i politici e i giornalisti politici e di loro non mi fido. Ma anche perché la giustizia è amministrata dagli uomini e se essi sono “cattivi” il problema rimane. In tutte le cose la differenza la fa l’uomo: le cose funzionano se dietro ci sono uomini “buoni”, non funzionano se dietro ci sono uomini “cattivi”. Io lo dico sempre e so solo questo: anche nella giustizia c’entra Gesù e la fede. Se un uomo ha nel cuore Gesù svolge “bene” il suo lavoro, sia da impiegato, sia da politico, sia da giudice, sia da muratore, sia da casalinga, sia da professore,… E poi restiamo in attesa della Giustizia divina. 

Il Pio



L’assenteista professionista.

 


In molte aziende oggi c’è spesso la figura dell’assenteista professionista. E’ un dipendente che, se va bene, appare nei luoghi di lavoro due volte al mese, perché esercita tutti i diritti possibili e immaginabili che lo Stato concede al cittadino. Nel senso: non fa nulla di male, in punto di diritto, fa solo quello che può fare. Tutto legittimo, dunque. Però la mia testa mi segnala che questo modo di fare non è cosa buona e giusta. Certo, fortunatamente non siamo più nel 1800 in cui i lavoratori erano poco più che schiavi, senza diritti e senza tutele. Non siamo più negli anni ‘settanta in cui tra “padroni” e “sotto” c’erano sempre rapporti tesi e in forte contrasto. Oggi il lavoratore ha tutele e giusti diritti: e questa è stata una grande conquista sociale. Ma la mia testa mi continua a dire che quello che fa l’assenteista professionista non è corretto, giusto sicuramente, ma non corretto. Cosa dire? Si è passati in poco tempo dall’assenza assoluta di diritti all’abbondanza degli stessi e ci vuole un po’ di buon senso anche per esercitare il proprio diritto. Ma anche nel campo del lavoro c’entra la fede in Gesù Cristo. Papa Paolo VI diceva che un grave problema dei tempi moderni è la dissociazione, lo scollegamento, tra fede e vita, cioè la vita è una cosa, la fede un’altra che non c’entra con la prima. Perché chi è cristiano, Gesù, lo deve mettere sopra ogni cosa, sopra tutte le cose, sopra tutti i particolari della vita. Dunque, anche nel lavoro. E così c’è sempre un lavoro nel lavoro che rende vero il lavoro e questo è la fede che deve illuminare e spiegare anche questo mondo. Chi non ha fede viva pure tutto come più gli aggrada (e tutto per tornaconto): non è un problema, tanto così fan tutti o quasi tutti: il mondo ci dice di vivere così. Però io non vorrei mai vivere tutta la vita con un cuore come quello dell’assenteista professionista.

Il Pio

Ma che cultura!

 


Già diverse persone cominciano ad intravedere, entro qualche decennio, un duro scontro, nel nostro Paese, con l’Islam. I prodromi sembrano vedersi anche oggi. Quando si parla di questo argomento si mette sempre, come difesa, il far prevalere la nostra “cultura cristiana”. Ma ci si deve domandare di che cultura parliamo? C’è davvero? Perché io non la vedo: nella politica, nell’arte, nei libri, nello sport,… e se mi si passa il raffronto, neanche nelle stesse parrocchie. Pure molti capi della Chiesa sembrano aver dimenticato questa cultura che un tempo unificava tutta l’Europa. Essa non è la nostra cultura attuale, ma del passato (purtroppo) ormai sepolto.  Oggi possiamo parlare solo di cultura della scristianizzazione, ormai quasi conclusa. Cultura cristiana, peraltro, che è anche disprezzata e odiata da tantissimi italiani ed europei, mentre molti altri vivono nell’agnosticismo più bieco e cieco. Che cultura è se non è patrimonio di tutti o quanto meno, della maggioranza? Come ci salveremo dall’Islam se la nostra unica forza è il “politicamente corretto”, che è la base della nostra attuale cultura e che è peggio di quanto ci si possa immaginare? Se nascerà davvero quello scontro, saremo sicuramente perdenti, se le cose rimangono così. La Storia ci potrebbe insegnare qualcosa, ma chi se la ricorda, anzi chi l’ha mai studiata? E poi essa—quella vera—non è politicamente corretta. Solo una cultura cristiana vivificata dalla Fede in Gesù Cristo può almeno farci rendere conto della situazione e può impegnare, chi comanda, a prendere le giuste misure e noi, umile popolo di Dio, a pregarLo seriamente di salvarci da una guerra furiosa. Se lo meritiamo, naturalmente. 

Il Pio

Dio ha (davvero) bisogno degli uomini.

«Dio ha bisogno degli uomini» ("Dieu a besoin des hommes") è un film del 1950, diretto da Jean Delannoy, tratto dal romanzo di Henri Queffélec «Un Recteur de l'île de Sein». Il titolo del film fece storcere la bocca ad alcuni in quanto non è vero, ma è vero il contrario: sono gli uomini che hanno bisogno di Dio. Tuttavia, se ricordiamo un po’ la pedagogia di Nostro Signore, possiamo facilmente osservare che Dio vuole la nostra totale collaborazione, altrimenti non fa nulla (di solito). Pensiamo all’affresco di Michelangelo della Creazione di Adamo: è lui-Adamo-che deve accettare di alzare la falangetta e toccare il dito di Dio per avere la vita. Pensiamo anche ai miracoli, senza la nostra fede e le preghiere nostre o dei nostri amici e parenti, essi normalmente non avverrebbero. Pensiamo all’Incarnazione: Maria ha dovuto dire il suo Fiat il suo Sì, ha dovuto collaborare volontariamente al progetto di Dio. Pensiamo anche alla delega in bianco che Nostro Signore ha dato agli uomini per fare figli: ben poteva ad esempio, continuare a crearli Lui, come aveva fatto con Adamo ed Eva, oppure farli nascere da sé o dagli alberi, ad esempio, ma ha voluto la nostra totale collaborazione (con tutto quello che comporta!). Pensiamo anche ai miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci descritti nel Vangelo: cosa ci voleva a Gesù creare dal nulla pane e companatico per tutti (Lui che faceva risorgere i morti!). Eppure, ha voluto la collaborazione di chi aveva un po’ di cibo e glielo dava spontaneamente e gratuitamente, per operare un miracolo straordinario. E poi pensiamo a come Gesù ci ha detto che dobbiamo collaborare per il Suo Regno, portando la Buona novella a tutti, aiutando i bisognosi, creando opere buone nella realtà quotidiana... Dio Onnipotente potrebbe fare a meno degli uomini per fare tutto quello che serve nel mondo; come potrebbe anche abbandonarci a noi stessi, ingrati e infedeli (come meriteremmo!). Ma continua lo stesso a chiedere la nostra collaborazione, spontanea e gratuita. Allora è vero che Dio ha bisogno degli uomini. Ma a vantaggio del mondo e di tutti gli uomini. Tocca a noi cattolici collaborare con Lui, ben sapendo che di questo argomento dovremmo rendicontare innanzi al Tribunale di Dio quando sarà scaduto il nostro tempo. E da questa collaborazione dipenderà,-molto probabilmente-se andremo in Paradiso o all’Inferno.


Il Pio

Scuola chiusa per mancanza di alunni.



Il fatto brutto è che non solo non nascono più bambini, ma anche che non nascono più vocazioni al sacerdozio. Sono entrambe delle catastrofi. Ad un certo punto non si sono più voluti i figli, eppure nel passato le famiglie,  benché più povere di oggi, erano numerose.  Bisognerebbe indagare sul perchè. Ad un certo momento anche i seminari, un tempo pieni, si sono svuotati e addirittura chiusi. Il calcolo si fa facilmente: di qui a poco non ci saranno più sacerdoti. Bisognerebbe capire perché ad un certo momento è successo questo. Cos’è che è cambiato? Un anziano sacerdote un giorno mi disse, a proposito della mancanza di vocazioni al sacerdozio, che succede come quando in un paese i bambini diminuiscono e il ministero chiude la scuola per questo motivo. Così se non ci sono più fedeli cristiani, Dio non chiama più nessuno e non manda più sacerdoti al popolo: sarebbero inutili. Il problema per quel sacerdote era tutto qui: mancano i fedeli; se ce ne fossero in numero normale, le vocazioni ci sarebbero come prima. Non so se questo paragone ha un qualche pregio e può essere preso a riferimento per gli studi. Però a me piace e lo giro volentieri ai miei tre lettori. Potrebbe essere utile anche per spiegare il fatto dei pochi bambini. Il problema per quel sacerdote (che ora riposa finalmente nelle braccia di nostro Signore) era tutto lì: siamo noi che non ci meritiamo di avere sacerdoti. Potremmo non essere ancora al punto del non ritorno, perché qualcosa sta cambiando. Impercettibilmente. Anche se le “scuole” ancora non riaprono. Se invece, fossimo un popolo cristiano le vocazioni arriverebbero e la “scuola” non sarebbe chiusa per mancanza di alunni. Cari tre lettori, dobbiamo fare quello che hanno fatto i nostri nonni proprio all’inizio della storia: convertire i nuovi pagani, fare proseliti, testimoniare la bellezza di essere cristiani. Cioè rifondare un popolo cristiano. Ne guadagneremmo tutti. 


 Il Pio

Io spero di no



Io spero di no. Ma temo che prima o poi lo scontro con l’Islam lo dovremo subire. Nel 2050 probabilmente i musulmani saranno la maggioranza e in molti Paesi ove essi sono maggioranza, sono dolori per i cristiani e i miscredenti che non si vogliono convertire. Forse saremo esentati da questi dolori. 
Ma mettiamola in cantiere almeno come ipotesi. E poi in un’Italia quasi tutta scristianizzata molti aderiranno all’Islam ed essa, un tempo centro e cuore del cristianesimo, diverrà tutta musulmana. E allora—mi domando—cosa farò se mi dovessero chiedere se sono rimasto cristiano? Sarò pronto a rispondere di sì e a dare, forse, la vita? Io mi conosco e so di essere molto pauroso. Ho paura di tutto, soprattutto di soffrire. Cosa risponderò? Ma una cosa mi voglio ricordare, adesso per allora. Non vorrei un giorno arrivare davanti al Tribunale di Dio, magari anziano, e doverGli dire: “quel giorno Ti ho tradito: non ti ho riconosciuto e testimoniato”.

Il Pio

Il problema è l’uomo.

 


Molto spesso non sono le strutture o le leggi che possono migliorare il mondo, la realtà. Certo occorrono anche queste, anzi ci devono stare. Ma chi fa valore aggiunto, chi fa la differenza è senza dubbio l’uomo. Dove c’è un galantuomo le cose funzionano quasi sempre. Dove c’è un farabutto le cose non funzionano quasi mai. Il fulcro di tutto qui è sempre l'uomo, nel bene o nel male. 
Per cui: dividiamoci i compiti. Lo Stato pensi a fare strutture e leggi buone ed efficaci, provveda a migliorare le cose senza pensare alle beghe di partito o al tornaconto elettorale (o peggio). I cristiani facciano quello che hanno sempre fatto, educare alla fede in Gesù. Educare in famiglia, nel lavoro, nello sport, in parrocchia… Il dramma moderno è che nessuno si prende più la responsabilità di educare, sulla base del moralismo imperante secondo cui oggi non si può proporre nulla, secondo cui uno si educa da solo e deve essere libero di fare le  proprie scelte. Ma questa è una buffonata. Uno le scelte le può fare se ha chiaro cosa sia la realtà e come è stata fatta. E la realtà l'ha fatta Nostro Signore. Se poi non educhiamo noi cristiani, educano necessariamente gli altri e i fini degli altri non sono sempre buoni. Un giovane non sempre ha chiaro come deve vivere nella realtà, per questo ci devono stare per lui buoni genitori e buoni maestri. Nessun cristiano dunque, può esimersi dalla responsabilità di educare almeno con la propria vita e con la propria testimonianza. Poi ognuno fa quello che vuole, certamente, ma con consapevolezza, sulla base di una scelta ponderata e non sulla base di un sentimento non giudicato.

Il Pio

Dobbiamo dare fastidio!


I profesti dell’Antico testamento sono stati uccisi: perché davano fastidio. Gesù stesso durante la predicazione ha rischiato di essere lapidato e poi, comunque, l’hanno messo in croce. Dava fastidio anche Lui. Lui stesso ha detto che avrebbe portato la divisione anche fra fratelli dello stesso sangue. Insomma, i cristiani devono dare fastidio, se vogliono essere come il loro capo. Dare fastidio significa che la loro stessa presenza richiama ad un modo di vivere che è lontano mille miglia da quello che uno vorrebbe tenere per soddisfare i propri comodi e i propri vizi. Una presenza che richiama a un ordine dentro cui la natura umana, corrotta dal peccato originale, non vuole stare. Ma se ci sta—dentro questo ordine—diviene naturalmente lieta e felice. Per duemila anni i cristiani hanno dato fastidio a tutti e hanno diviso chi li ha voluti seguire fino all’offerta della vita e chi non li ha voluti seguire fino alla loro persecuzione. Ora questa verità non è più così. Ora i principi della Chiesa e i loro seguaci vogliono adeguarsi al mondo e alle sue mode, cioè non vogliono più dare fastidio a tutti, ma decisamente non dare fastidio a nessuno, restare uguali a tutti gli altri. Vogliono restare zitti ed omogenizzati al mondo. Il motivo di questo non è proprio chiaro. Parafrasando G.K. Chesterton, il rischio di ciò è una chiesa che è mossa dal mondo e non che muova il mondo. E’ questo un cristianesimo senza sale, dunque che non serve a nulla, sennò ad essere gettato in strada e calpestato. Un cristianesimo così sarà prima o poi  schiacciato dall’Islam e l’Italia da terra dei santi e degli eroi diverrà fatidicamente musulmana e nessuno si ricorderà più che è stata la culla del cristianesimo e di tante opere straordinarie. Noi però, cari tre lettori, continuiamo a dare fastidio, senza rispetto umano e senza vergogna. Continuiamo a vivere e a parlare come veri fratelli di Gesù, in ogni occasione opportuna e inopportuna. 

Il Pio

Chi non lavora, non sbaglia mai.


È famoso, nel mondo del lavoro, l’assioma “solo chi lavora, sbaglia” da cui deriva naturalmente il corollario “solo chi non lavora, non sbaglia mai”. Secondo me i nostri politici, di destra, di sinistra e di centro applicano da 150 anni il suddetto corollario, perché in Italia non cambia nulla se non le piccole cose, le piccinerie, le frivolezze... Essi parlano, parlano, promettono e vanno in TV a dire quello che si dovrebbe fare, quello che non fanno gli altri, ma non concludono mai nulla e, soprattutto, nessuno decide. Negli altri Paesi c’è qualcuno che decide, qui da noi nessuno. Forse per paura di sbagliare e di perdere i voti. Perché qualunque cosa uno faccia, andrà bene agli uni, ma male agli altri, dunque: uno che vive solo sui voti della gente, questo lo deve prendere in considerazione e non far nulla accontenta tutti e non scontenta nessuno. Basta dire quello che la gente si vuol sentir dire ed essa è contenta. Certo si lamenta, ma poi gli passa, l’italiano poi ha la memoria corta. L’Italia è così. I nostri politici (ma anche quelli degli altri Paesi) hanno nel cervello e nel cuore solo il dio Potere e per ottenere questo, molti di loro venderebbero la madre. E il Potere è spesso mandato dal demonio per legare a sè i poveracci che lo vogliono prendere come unico scopo della vita. Il bello sarebbe invece, se tutti lor Signori si convertissero e credessero a Gesù e al suo Vangelo: l’Italia sarebbe un Paese in cui si vivrebbe divinamente. Ma tant’è… E quei pochi di noi che hanno ancora un briciolo di fede restino sempre fedeli a Gesù e alla Sua Chiesa, ben sapendo che chi ha una fede grande quanto un granellino di senape potrà spostare le montagne. 

Il Pio

Migranti e democrazia


Se uno dice che una parte degli africani in Italia delinque, è razzista. Anche se in effetti è vero, numeri alla mano. Però non si può dire lo stesso. Essi sono migranti e dunque sono buoni. Punto e stop. Questo fa discendere due conseguenze. La prima è che nella liberissima e democraticissima Italia ci sono cose che non si possono dire. Ci sono argomenti che si possono spiegare solo a senso unico e non è ammesso dire il contrario. La seconda è che tra qualche decina d’anni i migranti saranno la maggioranza ed essendo la maggior parte di loro di fede islamica, succederà come già succede in altri Paesi: i miscredenti saranno schiacciati o convertiti per forza. I cattolici se non si convertiranno, saranno massacrati e le chiese incendiate, come già avviene altrove, nel silenzio dei media. La legge sarà la loro. Chi comanda saranno loro.  Democrazia e libertà resteranno solo un ricordo per gli italiani. Nessuno ci aiuta oggi e nessuno ci aiuterà quel giorno. Ormai il processo è avviato e ci vorrà un miracolo a fermarlo. Certo i miracoli si possono chiedere a Chi solo li può mandare e qualche volta essi avvengono. Ma chi è che glieli chiede? Il processo è avviato e l’esito sembra essere ormai chiaro. Ma noi dobbiamo restare sempre saldi nella fede in Gesù e non dobbiamo mai abiurarla anche a costo di perdere la vita.

Il Pio

Ma che male abbiamo fatto?

 


...Ma che male abbiamo mai fatto noi poveri italiani, per meritarci, almeno da sessant’anni a questa parte, Governi e Parlamenti che non pensano al popolo? Perché i nostri politici
 sanno parlare bene, sanno promettere benissimo, sanno litigare ancor più che bene… ma alla resa dei conti non pensano al popolo, non fanno nulla per esso e non cambiano nulla in Italia. Basta vedere i salotti televisivi: è un continuo litigio, con urla ed accuse reciproche e questo è proprio lo specchio di quel mondo brutto e—fatemelo dire—inutile ove non dannoso. Sessant’anni sono tanti e ormai per forza dobbiamo pensare che siamo al punto del non ritorno, cioè non ci sono più speranze di un cambiamento in bene per il nostro bel Paese. Li abbiamo visti passare tutti al potere e la situazione è quella odierna.  Immobile. Immutata. Forse una speranza tenue e lievissima potrebbe accendersi se ci fossero uomini santi ed innamorati di Gesù che seguono questo Ideale in politica. Ma in un’Italia scristianizzata questa è più un’utopia che altro e poi se ci fossero davvero santi politici non ce la farebbero mai ad entrare e a passare in alto, senza abiure e compromessi. Il divario che c’è tra politica e Paese reale è talmente grande ed incolmabile che nessuno potrà più porvi rimedio. Salvo miracoli, ovviamente che sono sempre possibili se uno li chiede. E se non dovessero avvenire facciamo noi il possibile. E comunque resistiamo anche in tutto questo, saldi nella fede. 


Il Pio

“Fides ex auditu”

Se la Fede passa e si diffonde attraverso l’udito, cioè, attraverso l’ascolto, come diceva San Paolo (“Fides ex auditu”), occorre che qualcuno parli, racconti, si esprima... In mancanza di questo signor qualcuno, si potrebbe dire, Essa non passa e dunque, non succede niente, non cambia nulla, tutto rimane fermo in eterno; proprio come adesso. E se oggi viviamo in un’Italia che un tempo era una terra fra le più cattoliche del mondo, insieme alla Francia, la Spagna, l’Irlanda…  e forse, addirittura, più di queste e che tante cose belle ha costruito, operato e creato solo per detto motivo, se oggi viviamo in un'Italia—dicevo—che è quasi completamente scristianizzata, significa che (anche) qui da noi regna il silenzio più bieco. Nessuno dunque parla, nessuno annuncia, nessuno testimonia la Fede in Gesù Cristo. Eppure Gesù è stato chiaro sul punto di annunciare la Buona novella al mondo intero e sempre San Paolo esortava a farlo in ogni occasione opportuna e inopportuna. E così, nel silenzio tombale la Fede non si propaga. Sono almeno due generazioni che è in corso questo processo. E’ successo che per la prima generazione, nel periodo del ’68, la Fede era ormai diventata roba da “vecchi” reazionari e retrogradi e siccome allora, il “giovane” e il "mondo nuovo" avanzavano a passi da gigante, Essa è stata buttata nel cestino come tanti altri rifiuti (o almeno considerati tali) e purtroppo ciò è stato fatto anche dai cattolici accecati da quell'ideologia. Poi dalla seconda generazione quel poco che era rimasto dopo l'invio in discarica, la Fede è stata considerata qualcosa che atteneva esclusivamente alla sfera personale e che dunque doveva restare in un ambito puramente intimo: non era corretto cioè, raccontarla agli altri; e poi c’era anche da rispettare gli atei, gli agnostici, gli eretici, i sincretisti e tutte le altre religioni, anche se tutti costoro potevano liberamente parlare male, con cattiveria e astio della Fede cattolica. Lo so che i miei tre lettori queste cose le sanno bene. Ma se vogliamo far tornare l’Italia cattolica, come era un tempo, che non significa una terra di pace, amore e bene, che non è assolutamente cosa di questo mondo, ma una terra i cui cittadini ragionano da cristiani, pensano, scrivono da cristiani, fanno libri, opere d’arte, sculture, quadri da cristiani, costruiscono opere buone nel mondo, come hanno sempre fatto, da cristiani… Se vogliamo che i rapporti interpersonali siano profondamente umani e cioè cristiani, se insomma, vogliamo che accada tutto ciò, occorre pur dire qualcosa (o meglio, Qualcuno) alla gente che incontriamo, anche a costo dell’esilio e degli insulti o delle risate... Se i nonni dei nonni dei nostri nonni non avessero parlato, immaginate come sarebbe grigia e triste la nostra terra oggi. E infatti fides ex auditu… E prima molti parlavano a cominciare dai genitori, dalla scuola,…

il Pio

 

 



Dolce indottrinamento

 

In un telefilm poliziesco che ho visto di recente, tra una sparatoria e un arresto, ad un certo punto il protagonista (bello e buono) va a casa di uno che gli dice di essere malato terminale e che ha una pillola per morire. Il protagonista dice che per lui non è giusto fare così. L'altro dice "ho deciso", "è una tua scelta" è la risposta. Così il protagonista (bello e buono) cerca di fare compagnia all'altro sino a che quello non si spegne dolcemente, definitivamente. Bene. Una scena che non c'entrava nulla con la storia del telefilm. Messa lì per motivi di trama? Non credo. Una pubblicità all'eutanasia? Probabilmente. Fateci caso  quando vedete film e telefilm, almeno dagli anni settanta ad oggi, in tanti si scorge sempre una frase o una scena, una situazione, fuori spesso dal contesto, che è un  puro e crudo indottrinamento (ad esempio su aborto, divorzio, famiglie variegate e variopinte, contro la Chiesa cattolica,...). Indottrinamento continuo e quotidiano su materie umane, delicatissime. La gente, non avendo più i paletti e i riferimenti della dottrina cristiana, beve e assimila e pensa come gli è stato detto dai tiranni della terra per fini malvagi, pensando poi di pensare liberamente. E questo avviene anche con i libri,  le canzoni, la televisione... Chi può lo faccia notare. Chi può,  resista saldo nella fede in Gesù. 

Il Pio 

Il seme

 

Parlando con un mio amico, questi mi disse all'indomani di un attentato: "un cristiano al massimo dell'integralista e dell'estremista che  possa essere, è uno come San Francesco di Assisi, quelli in paradiso ci vanno se si fanno esplodere in mezzo ad un mercato zeppo di gente". Eppure l'opinione comune è che la religione cattolica è quella peggiore di tutte le altre, oscurantista e reazionaria e molti di quelli che lo credono sono le nostre guide.  Dovremmo solo pensare però a come sarebbe il mondo senza il cristianesimo. Pensateci un attimo e pensate anche a quante situazioni sono frutto del cristianesimo.  Eppure è la religione più odiata almeno dal '700 ad oggi. Quell'odio è però, ultimamente per Gesù; e Lui ce lo aveva detto che sarebbe andata così. Ora il popolo cristiano è praticamente scomparso, ma restano ancora quelli che odiano il cristianesimo. E quei pochi che sono rimasti cristiani si ritrovano nemici dentro e fuori. Conserviamo il seme, come diceva Giovannino Guareschi e facciamolo germogliare, passerà prima o poi questa nottata e se non dovesse  passare restiamo saldi nella fede fino all'ultimo giorno. 

Il Pio 

Noi che faremo?

  Ormai ce l’hanno detto: tra circa quarant’anni saranno la maggioranza e vigerà la loro legge e dunque o ci convertiremo alla loro religion...