Oggi non vorrei parlare di cose serie… ogni tanto ci vuole anche un attimo di respiro e parlare di questioni leggere. Frivole, quasi. Ebbene oggi vorrei parlare infatti di un argomento che mette d'accordo tutti: la politica. Nell’arco di 24 ore in TV si parla di politica per, almeno almeno, 12. I TG ce ne parlano per almeno la metà del tempo a loro disposizione (salvo che in quel giorno non avvengano catastrofi, attentati, stragi,…). E quindi ogni giorno sappiamo cosa ha detto R., S., M., B., … (cosa ha detto, cioè cosa pensa quel giorno, quel tizio, non cosa ha fatto davvero, e non sarebbe nemmeno tanto strano che la sera quel medesimo tizio, disdica tutto quello che aveva detto la mattina). Poi vanno in onda i salotti televisivi, in cui al 90% presenziano politici. Anche qui tutta una serie di «si deve», «dovete», «noi abbiamo fatto», «voi non avete fatto», «ora le riforme», «il 35% nel 2019, il 42% nel 2020», e poi i soliti «fascista», «razzista», «io non sono fascista», «io non sono razzista» come condimento; almeno un terzo del tempo di questi salotti si passa a questionare, parlando l’uno sull’altro e non si capisce più nulla. I conduttori sanno che qui è audience pura al 100% e così prima di dividere quelli là come fossero degli ubriaconi, aspettano un po’ (loro avranno più successo, si capisce). In genere si chiamano infatti i più rissosi (ben pagati, peraltro) proprio per aumentare l’audience (del resto, cosa importa?). Poi alla fine, sigla, e tutti politici e conduttore, se ne vanno nelle loro belle casone, percependo il gettonone della TV, felici e contenti, come se avessero concluso una normale giornata di lavoro, mentre quelli che sono stati davanti alla TV vanno a letto con un principio di gastrite nervosa per la rabbia che ha suscitato il dibattito a cui hanno assistito volontariamente (sulla base del principio “facciamoci male da soli” e “mi devo tenere informato per poter parlare coi colleghi e per vedere chi è meglio”). E qui sta il punto: nessuno è meglio, abbiamo le prove. Un Enrico Montesano giovanissimo in una vecchissima trasmissione della RAI ancora in bianco e nero denominata "Quantunque io" del 1977 per la regia di Romolo Siena, raccontava (in gergo e fare da cabaret ovviamente) come si faceva ogni governo: tutti al Quirinale stanno seduti attorno a un tavolo, il Corazziere mette l’inno di Italia e tutti si alzano e girano intorno al tavolo, all’improvviso il Corazziere stacca la musica e tutti si siedono e i posti sono il ministero che prenderanno: amaramente Montesano concludeva che è proprio così perché sono sempre gli stessi a girare intorno a quel tavolo e che quello che ci capisce di più è il Corazziere che cerca alla fine di essere buono e aggiustare tutto.E poi da tanto parlare non si conclude quasi mai nulla: sarebbe bello se alla fine di ogni trasmissione, di ogni intervista, di ogni notizia, di ogni commento ci sia una conclusione ferma, come una specie di proposta irrevocabile, da fare l’indomani, si stenda cioè una linea e si dica « domani faremo tutti così e così». No, si litiga solo e basta. Pensate che nel film Il Tassinaro del 1983 diretto da Alberto Sordi, il tassinaro, interpretato dal grande Albertone, caricò sul Taxi l’on. Giulio Andreotti (14 gennaio 1919 – 6 maggio 2013), un notissimo e influentissimo uomo politico di allora e nella discussione gli disse «ma voi state sempre a litigà!»; era—come detto—il 1983 ed anche allora si notava la stessa faccenda di oggi e ci si lamentava della stessa cosa. Probabilmente si bisticcia nel principio che se uno litiga non deve fare null’altro poi, i suoi elettori infatti, consolidati e rincuorati dalla litigata in TV, continueranno a votarlo, anche se non ha fatto nulla. Per ben definire la politica allora, posso prendere in prestito quello che disse Al Capone a Eliott Ness nel bellissimo film Gli intoccabili (The Untouchables), del 1987 per la regia di Brian De Palma: «Sei solo chiacchiere e distintivo! Chiacchiere e distintivo». Però così in effetti, rende poco il vero pensiero, e allora parafrasandola potremmo dire di lei «sei tutta chiacchiere, stipendio e vitalizio alti». Stipendio e vitalizio infatti li prende peraltro senza passare mai sotto il concetto della meritocrazia. Il distintivo, infatti, come anche l’onore, non ce l’ha, visti i continui cambi di casacca e di bandiera oltre ai cambi di pensieri, opere, azioni e omissioni.
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Non accadrà mai nulla
“I concittadini colpiti non saranno mai lasciati soli e avranno sempre accanto la solidarietà delle Istituzioni” disse un importante uomo politico all’indomani del terribile terremoto in Umbria del 2016. Da quello che so, da allora sono passati quattro governi di diverso colore politico e altrettanti commissari, ma poco o nulla è cambiato.... Alla faccia dunque delle Istituzioni vicini e solidali col popolo. A questo si aggiunga gli sms solidali che moltissimi italiani hanno inviato per donare soldi; soldi che pare non siano mai arrivati a destino (si sono fermati prima, probabilmente). Per me questa è la prova provata di quanto noi italiani, povero popolo, siamo abbandonati, siamo soli: nessuno ci aiuta e nessuno ci difende. E’ sempre così. Le Istituzioni hanno spesso altro a cui pensare, loro devono litigare per come spartirsi il potere e per questo motivo compiono atti inspiegabili, imprevedibili, illogici, distruttivi talvolta, che tra l’altro vanno spesso a sfavore del popolo, ma in effetti giusti solo sulla base della logica (illogica) della politica. Sappiamolo. Nonostante questo ci sono ancora italiani (e sono molti purtroppo) che si arrovellano per la politica, che litigano per essa con gli amici che così diventano nemici perchè dell’altra parte. Ma l'una e l'altra parte vedono il cittadino solo in quanto elettore e basta. Dobbiamo sempre tenere a mente che tutti noi popolani siamo sulla stessa identica barca, abbandonata dal comandante e dai suoi ufficiali (che continuano comunque a ricevere lo stipendio da comandante e da ufficiali oltre alla pensione). Ci restano pur sempre i mozzi e su quelli forse potremmo riuscire a contare per far navigare la barca. Noi però possiamo sempre non puntellare più questa politica maledetta, sempre nei limiti del legale ovviamente. E questo potrebbe anche essere un terremoto, ma non della terra che è sentito solo dal popolo, ma uno tale che possono sentire solo i politici. Ma siccome il politico doc non sente minimamente la voce e soprattutto il volere del popolo, e fa solo quello che il partito vuole, succederà che anche così non accadrà nulla. Signore abbi pietà dell'Italia.
Il Pio
A fine lavori

Capita di vedere vicino ai marciapiedi cartelli con scritto “divieto di sosta dal giorno 4 maggio fino a fine lavori”. Ne abbiamo visti tanti, ci siamo abituati. Ma come fa un povero cittadino a sapere quando i lavori sono finiti e magari non riprenderanno all’indomani o stanno continuando dopo l’incrocio? Oppure il divieto di assembramento. Giustissimo in questo periodo: ma quando c’è un assembramento? Con due persone, cinque, diciassette, mille…? Non si sa. Se parlo con dieci persone sul marciapiede sto facendo un assembramento? Certamente sì? Ma dove sta scritto? Questo è lo Stato. Sei tu cittadino che ti devi adoperare per sapere se lo Stato ti può punire per un divieto poco chiaro che lui stesso ha messo in vigore. Sei tu che ti devi preoccupare e magari sentire un avvocato o un consulente. Negli ultimi anni c’è una cappa grigia sopra le teste dei cittadini normali, pesantissima, opprimente che toglie la speranza anche nei giovani. Nessuno di quelli che ci comanda e che pare risponda a tutti i potenti fuorchè al popolo, prova un benchè minimo senso di vergogna nel distruggere e svendere l’Italia o peggio nel farla invadere da chi non vuole stare alle sue regole. Nessuno di loro ha un minimo senso di umanità nel pensare a quanti cittadini non ce la fanno a vivere perché hanno perso tutto, pur vivendo in uno dei più importanti welfare state dell’Occidente che dunque dovrebbe aiutare almeno in parte: ma i soldi non ci sono mai, nonostante un’elevatissima tassazione. A nessuno di loro brucia la coscienza, ma forse perché è afona o forse perché ai politici, agli Altolocati e ai Potenti della Terra non gliela danno proprio, nel non voler provvedere in ogni modo al benessere dei cittadini italiani.Moltissimi italiani ormai non hanno la minima fiducia verso lo Stato, ma questo a loro lassù non gliene importa nulla, come del concetto stesso di democrazia, l’importante è litigare e screditare costantemente la fazione avversa, anche se questo comporta l’immobilismo e la paralisi più totale. E nonostante tutto questo che continua da decenni e decenni, molti hanno ancora fiducia della politica: di questa politica! Forse aspettano di cadere nel burrone per convincersi che non valeva la pena dare la propria vita e porre ogni speranza su questa gente: ognuno però della propria vita ne fa quello che vuole. Lasciamoli soli, quelli. E la regola è che al peggio c’è sempre un peggio ancora peggiore, nessuno si illuda che le cose miglioreranno con queste belle premesse e con queste brave persone. In tutto questo grigiore anche i Principi della Chiesa non fanno la loro parte: non si sa cosa dicono, scandalizzando così i poveri cittadini rimasti cristiani. E noi che facciamo? Non pensiamo a cose strane, non servirebbe a niente. Pensiamo a cose cristiane, piuttosto: preghiamo ogni giorno il rosario per l’Italia e per la Chiesa. Così potremmo avere la speranza che qualcosa potrà cambiare.
Il Pio
Fede e Vangelo
"La Chiesa tradisce il Vangelo se preferisce la politica a Dio"
“Quanto più si occupa di politica lasciando da parte la realtà di Dio, grazia e peccato tanto più si tradisce il Vangelo”
(Card. Walter Brandmüller)
Nave senza nocchiero.
Nel precedente post mi chiedevo chi comanda in Italia, chi è che prende le decisioni. Ad esempio, si può anche disprezzare il soggetto, ma negli Stati Uniti, nel bene e nel male, le decisioni le prende Trump (che è stato eletto dalla maggioranza degli americani) lui comanda e si assume tutte le responsabilità. (In Italia se il popolo vota “A”, può accadere che al Governo ci vada invece “B”). E come negli USA avviene in molti altri Stati. Dobbiamo purtroppo constatare che quello che diceva Dante Alighieri è vero anche oggi: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!». Anzi ora non solo siamo in una nave senza comandante e per di più nella tempesta,… ma anche con l’obbligo di pagare centinaia di costosissimi comandanti per ogni nave che stanno però a casa al sicuro e non si interessano minimamente dei passeggeri. Con la fine della Prima Repubblica si pensava che tanto sarebbe cambiato in Italia, ricordate quanta speranza: non so a che numero siamo ora di Repubblica, ma tutto non solo non è cambiato, ma è sicuramente peggiorato. Come ho scritto più volte: tutti quelli che vanno al potere si autorigenerano misteriosamente in altre persone. Facce diverse e nomi diversi: ma dentro restano sempre gli stessi e quindi non cambia nulla. Se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo toglierci dalla testa che sarà la politica o un politico a salvarci: quelli ci ammazzeranno semmai. Nel frattempo dobbiamo fare come i cristiani dei primi secoli, quando ci fu una confusione tremenda tra la calata dei Barbari e la debolezza dell’Impero: smettere di puntellare lo Stato (comunque nel rispetto delle leggi) e avere fede solo in Dio (l’unico che le promesse le mantiene). Portare Gesù nei luoghi dove viviamo, ognuno secondo il suo carisma e le sue capacità. E poi cercare di creare un mondo buono e opere buone nella realtà, in cui Cristo possa regnare. Un'avanguardia cattolica! Avremo moltissimi nemici soprattutto dentro casa (ma Gesù non ha detto che tutti ci vorranno bene), ma l’Italia potrà essere vivibile. E' solo con Dio nelle nostre vite che il mondo potrà cambiare. In bene.
Il Pio
Avvelenamento politico… Ma chi ce lo fa fare?
Pensate a quanto ci avveleniamo quando parliamo (o pensiamo) di politica, a quanto sangue cattivo ci facciamo e quanti rancori nascono e perdurano per colpa sua. Tante litigate, tanti insulti. E questo avviene in TV (in cui litigano tutti contro tutti e non si conclude mai niente), in ufficio, dentro casa, tra amici, al bar… Appena si entra nell’argomento politica, all’improvviso non esistono più amici, figli, mogli… ma alleati o nemici, cioè due fazioni rivali dalla notte dei tempi. Per la politica e in nome dell’ideale politico nel recente passato si sono fatte stragi, buttato bombe, ammazzato, accoltellato, spaccato teste, picchiato, incendiato, rotto amicizie di una vita... La politica genera, per sua natura, tanta rabbia in ciascuno di noi, quando va bene, se non un vero e proprio odio verso quello che, pensando diversamente, automaticamente diviene il nostro nemico (anche se non ci ha fatto nulla). Sarebbe curioso capire perché avviene così, cosa spinge un uomo a fare così; in un film di tanti anni fa si metteva in risalto come una persona che normalmente era affabile, gentile e educato, nel momento in cui si mette alla guida della propria autovettura, diventava un “animale” aggressivo e maleducato. Come il “demone” della guida, così fa in noi il “demone” della politica, ma in misura molto molto più ampia. (Dico “demone” perché è risaputo che il Demonio fa di tutto per dividere). E’ bene tenere a mente che quel “veleno” potremmo anche non farlo circolare nel nostro sangue e non dare udienza a quel “demone”, solo rispondendo alla domanda «ma che vantaggi hai mai tratto dalla politica, cosa te ne viene a avvelenarti per essa?». Basterebbe considerare che la politica, di tutti i colori, fino a oggi ci ha fatto solo danni: ci sono passati tutti i partiti nei posti del potere, ma nessuno ha mai risolto o fatto nulla di buono e l’Italia, la nostra amata Nazione, è andata sempre peggio. Che senso ha allora avvelenarsi e fare tutto il resto, se in alto nessuno pensa a noi e invece tutti, in alto, pensano solo ai propri interessi o a quelli di partito? Se non fossimo divisi dalla politica, ma obiettivi e uniti per il bene della nostra Italia, allora la politica—forse—avrebbe meno possibilità di non considerarci e di litigare solamente. Se ci fosse un popolo sano, se i valori fossero condivisi non saremo considerati come uno zerbino e utili solo a votare e a pagare tasse (per i politici noi esistiamo solo perché votiamo e perché paghiamo tasse su tasse). Ma la politica ci divide e vuole proprio che ci avveleniamo e ci dividiamo sempre di più tra di noi. I gruppuscoli sono facili da manovrare. Ma il punto fondamentale è sempre quello: se al centro della nostra vita e del nostro cuore ci fosse Gesù, quell’avvelenamento diminuirebbe se non sparirebbe del tutto, per far prendere il posto alla passione cristiana, alla carità e al desiderio di costruire opere nella realtà. E se anche il cuore impermeabile e di pietra dei politici facesse ugualmente, il nostro sarebbe uno Stato bellissimo e ci si vivrebbe benissimo. Ma questo purtroppo non accade.
Il Pio
Politica amarezza; educazione bellezza.
La politica è una porcata. Con lei tutto va male. Con tutto il rispetto per le persone (e non per le idee). Prendiamo solo ad esempio i vaccini. Sei del partito x devi dire che essi fanno bene e si devono fare; se sei del partito y devi dire che fanno male e non si devono prendere. E le trasmissioni e i giornali si adeguano in base alla loro posizione politica. Qual è la verità? Non la sa nessuno. Che dobbiamo fare? Boh? Tutti dicono assassini agli altri. Chi ci rimette? il popolo. E tutto va così. Cambiamo discorso. Su internet spesso girano filmati di altre nazioni super educate in cui si vede dopo un incidente stradale, che tutti si mettono ai margini per far passare soccorsi e ambulanze. Oppure che tutti si fermano quando si ferma lo Scuolabus per far scendere i bambini. O che i ragazzi delle scuole puliscono e differenziano i rifiuti dopo il pranzo. O come si gira sulla rotatoria, si sale sul treno, si attraversa la strada... Da noi non avviene tutto questo: la gente passa sulle corsie di emergenza, col rosso, accelera quando vede una persona sulle strisce pedonali, io stavo per fare un frontale per via di uno che aveva preso la rotatoria contromano e di rifiuti non ne parliamo nemmeno. Però in quegli Stati fanno tutti così non perché nascono già edotti. Gente super e speciale! Un DNA speciale! Nessuno nasce edotto: nemmeno là. Uno diviene così solo se viene educato. Quegli Stati educano, le scuole educano, i datori di lavoro educano, i genitori educano… a tutto questo, e alla lunga l’educazione diviene un metodo e poi un comportamento. Educazione e sanzione per chi non si comporta a norma. Però purtroppo in Italia tutto è politica e l’educazione rischia di passare attraverso lo Stato e i suoi uomini che derivano dalla politica: allora è forse meglio restare come siamo adesso, con le macchine che passano sulle corsie di emergenza, ma senza lamentarci. insomma: la politica è amarezza; l'educazione è bellezza. E l'educazione la può fare anche il popolo. E' cosa del popolo. E tutto con essa potrebbe divenire bello e pulito.
Il Pio
Fieri di essere italiani!
Gli italiani sono forse l’unico popolo a odiare se stessi: “solo gli italiani…”; “mi vergogno di essere…”; “gli altri Stati sì che…” e via camminando. Eppure motivi per essere fieri della nostra identità, della nostra storia, nella nostra cultura, nella nostra tradizione ce ne sarebbero a iosa, ma sarebbe inutile elencare tutto, quelle idee non sarebbero mai annullate. Ciò che però nessuno mi toglierà mai dalla testa, è che non siamo contenti di essere italiani, per i continui malgoverni che abbiamo subìto. Nessuno dei nostri governanti si è mai preoccupato davvero del popolo, ha agito per il bene del popolo. E è stato un continuo peggiorare su questa strada. Angherie. Tasse. Burocrazia. Superficialità. Abbandono. Niente. E il popolo non solo abbandonato, ma considerato anche nemico dallo Stato ha agito di conseguenza. E poi vedete cos’è la politica? Uno scannarsi l’uno contro l’altro, frequente cambio di casacca, tornaconto solamente del proprio partito, urla, tattiche, ostruzionismo, soldi e potere... ho detto giusto? Manca qualcosa? Si può mai fare il bene di un popolo così? Ma il problema siamo noi. Se anche noi continuiamo a litigare per la politica, non ne usciremo mai. Ma non ne usciremo mai lo stesso. Quanti politici da cinquant’anni a oggi, sono da rimpiangere per quanto sono stati o sono bravi? Il cambiamento infatti potrà venire solo dal basso. Da un popolo educato al Bene, alla Giustizia, al Pubblico, al Bello, al Buono. Manca chi educa allora, un tempo era la Chiesa a farlo: ora però ha ben altri pensieri per la testa. Non ne usciremo mai allora.
Il Pio
Un discorso interrotto.
Vento di follia. Pensiamo solo agli ultimi fatti che ci hanno colpito. Oggi siamo in molti a notare che c’è qualcosa che non va. Ci sono fatti sconvolgenti che raccontano essi stessi un mondo malato. Siamo circondati. C’è un vento di follia che corre in Italia e forse anche in Europa e distorce malamente i pensieri, i desideri, gli ideali degli uomini. Pensate che le storture che vediamo nascono per caso? Pensiamo che le idee mostruose passate come civiltà e progresso, siano frutto dell’evoluzione naturale? Il terremoto arriva all’improvviso e distrugge tutto, uccide buoni e cattivi, vecchi e bambini. Poi la vita riprende. Il vento di follia è partito in un periodo ben preciso della storia, ma in maniera dolce come un leggero refolo e ha cominciato a far deviare la gente di un milionesimo di grado dalla strada normale. Poi ha soffiato sempre più forte e la deviazione è divenuta sempre più sconfinata. Sempre più immensa. E continua a soffiare e la gente continua a farsi trasportare da lui, a farsi ispirare da lui, pensando che questa è la modernità, questa è la civiltà: così si deve fare. Ma fino a dove ci trascinerà? in un luogo bello e assolato? Dentro un burrone tremendo?... Ma al tempo stesso essa vede che tutto attorno è brutto e disumano, tutto è sporco, invivibile e grigio: e vorrebbe cambiare. Ma da sola non ce la fa. E la politica—su cui pone grandissime speranze—non può fare nulla, se non peggiorare le cose, se non è una politica buona. Se però prima che il vento iniziasse a soffiare, si viveva un po’ più umanamente (non ho detto meglio) vuol dire che dobbiamo riprendere il discorso allora interrotto. Insieme. Almeno proviamoci.
Il Pio
I binari
In effetti da noi c’è tanta confusione,chi la può negare? Gli abusi di sacerdoti con minorenni che significa che c'è qualcosa che non va, i ponti che cadono che significa che erano stati fatti male, per tornaconto probabilmente, crisi economica catastrofica e ormai cronica, sbarchi di clandestini con pericolo serio (e non considerato) di islamizzazione, politici a alti livelli che pare abbiano rubato per anni i soldi pubblici o quelli donati a bisognosi, leggi prioritarie per fatti che non sono per niente prioritari e poi l’ONU che ci manda i commissari (!) per rischio razzismo in Italia (ma questo è normale?)… va bene, basta, non ci vivo solo io qui: questi e tanti altri problemi li conoscete tutti meglio di me. L’Italia è il Paese in cui sono nato e mi intristisce il fatto che è divenuto, per colpa di pirati e mercenari, quasi una landa desolata in cui non si riesce a sperare nel futuro. Infatti. Non possiamo sperare negli ecclesiastici, molti dei quali infatti non si sa quale strada stanno seguendo (e fanno anche seguire), non possiamo sperare nella scuola perché o non educa o educa sulla base di istanze moderne poco chiare, non possiamo sperare nella politica, spesso mossa da tornaconti e da motivi incomprensibili e che fino a adesso ha solo portato lacrime al popolo. Da dove verrà allora il nostro riscatto, la nostra salvezza? Innanzitutto lasciamo perdere quelli che parlano di un popolo agitato in piazza, non sanno quello che dicono. Prima regola. Quando uno sta dentro la nebbia e non vede nulla oltre il proprio naso,quello che deve fare è restare sopra i binari, cioè i binari della fede in Gesù e della retta dottrina cattolica. E’ certo che sui binari, in qualche luogo sicuro, si arriva. Quando ritornerà a splendere il sole avremo modo di vedere la strada e la direzione. La nostra salvezza? Può venire solo da Gesù e—se non siamo masochisti—a Lui rivolgiamo tutte le nostre preghiere, le preoccupazioni, le richieste per noi, per quelli che conosciamo e perché no, anche per l’Italia.
Il Pio
«In Italia non c’è nessuno che decide»
Considerando a tavola, durante la pausa pranzo, la notizia del divieto in Germania della circolazione delle auto diesel, T. commenta triste e ormai senza speranza: «In Italia non c’è nessuno che decide». Il popolo questo lo vede chiaramente, vivendo nella realtà di tutti i giorni in cui non funziona niente, anche le cose che potrebbero funzionare semplicemente (ad esempio far pagare il biglietti a chi sale nei pullman). I politici sono così, e oggi tutto è politica perché la politica sta dappertutto, anche nelle parti più minime e lontane della società. Lo hanno nel DNA oramai il concetto: chi fa sbaglia sempre, chi non fa non sbaglia mai. E hanno “ragione” (a modo loro): se uno di loro prendesse una decisione grande, chiara, senza compromessi, di sicuro qualcuno scontenterebbe e quei voti andrebbero tutti all’avversario (quelli vivono sempre col bilancino dei voti in mano e tutto il loro fare\dire—più dire che fare—è basato proprio su come sta messo quel bilancino). Decidere è cioè follia! Così si va avanti per anni senza problemi (per loro ovviamente, poi nel frattempo arrivano il vitalizio, i rimborsi…). Eppure l’Italia è stata per secoli e secoli la terra dei santi e degli eroi: e che santi! E che eroi! Popoli grandi che hanno insegnato, la musica, la cultura, l’architettura, a quasi tutta l’Europa. E poi è una bellissima terra, ricca di tantissime cose, umane, paesaggistiche, culturali… E’ (o era?) un Paese cristiano, stupendo e non a caso, ci si mangia benissimo. Qualcuno dice che la colpa di tutto è degli italiani che sono un popolo fesso, stupido, soggiogabile. Dice. Ma così parla chi si sente in una élite. E chi si considera in una élite è sicuro di non far parte del popolo, ma di essergli superiore. Gente da guardare dall’alto in basso. Ma che cosa possono fare gli italiani se chi li governa viene deciso a tavolino dai partiti (che a loro volta sono inventati da un politico—per motivi che sa solo lui—e i cui componenti sono scelti spessissimo tra la stessa stirpe e con la stessa mentalità di cui sopra) e solo quelli si possono prendere? Ma siamo cristiani e allora pensiamo, ragioniamo da cristiani (anche se nessuno ce l’ha più insegnato) e non da atei che contano solo su se stessi e sulla scienza. Io temo che Dio—come fa spesso dall’inizio della storia per amore dei propri figli—per farci ritrovare la strada sana che abbiamo smarrito, confidando solo su noi stessi e nella forza dell’uomo (l’errore è proprio quello di considerare l’uomo come misura di tutte le cose) ci abbia fatto impaludare nelle terribili sabbie mobili da cui non si esce più e più passa il tempo e maggiormente ci si infogna, fino a affogare. Potremmo uscire fuori solo se chiediamo insistentemente, ripetutamente, fiduciosamente il Suo aiuto, con sacrifici e preghiere, anche—perché no?—per intercessione dei santi che più conosciamo: beato Pier Giorgio Frassati, San Giuda Taddeo, San Michele, San Giovanni Bosco, San Francesco Saverio, San Domenico Savio, San Giuseppe, San Benedetto da Norcia,… e pregando assolutamente anche la Madonna: Aiuto dei cristiani prega per noi.
Il Pio
Il blindatissimo recinto della politica
Mentre sto scrivendo (14 maggio 2018, ore 14.03) il Governo Italiano non è stato fatto. Mi verrebbe da dire “che vergogna!” e invece non lo dico, ma lo penso solamente. E’ da oltre due mesi che litigano come ubriaconi... costringendoci tra l’altro, ogni dì a guardarli bene. In questi giorni si sentono dire in particolare due situazioni. La prima. Il Premier e i ministri devono essere per forza politici e non dei tecnici. Bene, almeno c’è una cosa in comune fra quelli lassù, verrebbe da dire. Ma… perché? Perché? Tecnici e politici hanno fatto una marea di danni (non di errori: di danni). I Tecnici erano ad esempio l’on. Monti e l’on. Fornero. Per loro qualcuno sta ancora piangendo (cronaca e non giudizio). I Politici li conosciamo tutti—a uno a uno—chi sono e come amministrano. E anche qui qualcuno (tanti di più) a causa di loro sta ancora piangendo (cronaca e non giudizio). Ormai dal recinto blindatissimo dei politici più o meno tutti sono usciti per sedere le gloriose poltrone del Governo e quelli in fila per entrare dentro, non destano assolutamente la minima stima e la minima simpatia. E se questa volta il Premier e i ministri li prendessimo invece fuori dal recinto blindatissimo della politica? Chessò: Un amministratore delegato di una società sana e seria (ce ne sono ancora), un Presidente di una Cooperativa, un monaco benedettino, una madre che ne sa sempre di più di tutti ed è il massimo della concretezza umana, un bravo e ligio dipendente o anche uno che sia solamente normale e che sappia almeno fare la fila al supermercato o alla Asl. Non sarebbe meglio? E di questa gente ce ne sta tantissima in giro, ma di sicuro non si trova nel recinto blindatissimo della politica (mistero della realtà umana). La seconda cosa. Non abbiamo il Governo e non si sa bene chi andrà lassù (spero a fare—anche—l’interesse dell’Italia e del popolo) ma già da tempo i partiti di minoranza che andranno in Parlamento dicono che loro faranno costantemente un’opposizione ferma e responsabile (quest’ultimo aggettivo ce l’hanno messo forse per non far brutta figura). Il che vuol dire che diranno solo e sempre di no, a prescindere: non ancora sanno cosa si voterà, ma è sicuro che loro diranno di no (guardate che a ogni inizio della Legislatura l’opposizione ha sempre detto così). Ecco i politici fanno questo. Litigheranno sempre e il popolo sarà sempre più abbandonato a se stesso. So benissimo che quello che ho scritto non avverrà mai, però mi piace proporre un modo di vedere diverso da quello tanto stantio. E evitando di pensare che oggi la discesa in piazza sia risolutiva—perché non lo è e non la sarà mai—evitando di entrare, qualora potessimo, nel blindatissimo recinto della politica in cui, anche se abbiamo le migliori intenzioni, saremo soverchiati nel giro di poco tempo e legati eternamente al famoso laccio del demonio (cioè il Potere), possiamo però nel frattempo pregare forte forte per l’Italia, la nostra Nazione, come tanti anni fa consigliò Papa Giovanni Paolo II e provare a fare qualche opera di bene nella realtà in cui viviamo… e per il resto speriamo bene.
Il Pio
Indignazione ideologica e indignazione popolare.
Esistono due tipi di indignazione, quella ideologica(o politica) e quella popolare (o reale). Se sei di sinistra ti indigni solo se un migrante viene malmenato da un italiano; se se di destra ti indigni solo se un migrante picchia un italiano. E sarei anche sicuro di poter affermare che sia a quello di destra che a quello di sinistra non importi minimamente né del migrante nè del bianco entrambi malmenati, né di fare il possibile per risolvere il problema dei pestaggi, perchè l’importante è indignarsi innanzi all'opinione pubblica, poi si torna nella propria casa blindata e allarmata, con la scorta sotto, perché non vi entrino né i migranti, né gli italiani. Questa è dunque l’indignazione ideologica (o politica) e si capisce chi siano i soggetti che ce l’hanno (e che valore essa abbia davvero). L’indignazione popolare (o reale) è quella che non va sui giornali o sulle televisioni. In televisione ad esempio ci va sempre quella che urla come una matta o ci vanno solo quelli che litigano, e sui giornali scrivono solo le firme importanti che hanno peso (anche se spesso non si sa che dicono). Non so dire se ci si può fidare sia della matta che urla che della bella firma. Con le dovute riserve e i dovuti filtri, l’indignazione popolare (o reale) la trovi facilmente sui cosiddetti social dove uno scrive liberamente e nessuno lo deve vagliare, oppure in giro per la strada, davanti alla macchia del caffè in ufficio... E si può notare da questa indignazione, come tantissima gente non ce la fa più di questo Stato inesistente, indifferente, divenuto ormai terra di conquista, dove chiunque può entrare e fare il comodo proprio, dove terroristi spietati con sei ergastoli sul proprio capo, sono già liberi dopo poco più di un decennio in carcere e dove dopo due mesi dalle elezioni non si riesce a avere un Governo. Questa indignazione ha raggiunto livelli altissimi, ma non fa notizia perché quella che si conosce è quella ideologica (o politica). Parlando di queste cose molti mi hanno detto: «bisogna andare in Piazza!»; il fatto è che in Piazza ci siamo andati diverse volte, a esempio, contro la così detta legge Cirinnà ed eravamo pure tanti. La legge è passata: ed eravamo moltissimi a chiedere che non passasse. Negli anni ’70 pure ci andavano in Piazza, prima a piedi, poi con le pistole e le bombe. Pistole e bombe che per molti giovanotti di “buon” cuore, possono essere stati i frutti dell’indignazione ideologica. Comunque non è servito a niente, nè la Piazza nè le pistole. Anzi, a pensarci bene, forse quelli che prima governavano erano meglio di quelli di oggi. Non serve a nulla andare in Piazza. Non serve a nulla una politica di tal fatta. E questo perché l’uomo ha il Peccato originale, tende a fare il male per la sua natura corrotta. Solo la fede in Dio e i sacramenti possono limitare gli effetti di questo nostro “vizio” di fabbrica. Oppure un grandissimo amore per la propria terra e per il popolo, un rigorismo per le regole e per l’onore, come il capitano che affonda con la propria nave con un gesto da statua del Risorgimento, ma che, come tutti i sentimenti che non sono fondati su Qualcosa di solido, a mio avviso, non può durare alla lunga e alla fine prevarrà sul nostro buonismo da statua del Risorgimento, etc. l’avarizia, il potere, la lussuria… i tre lacci, cioè con cui il Demonio ci lega a sé: peraltro sempre gli stessi dall’inizio del mondo. Si metta sempre a bilancio che c’è ininterrottamente la presenza del porco di Satana che fa di tutto per corrompere gli animi e farci stare più male. Concludo: né la politica, né il buonismo, né le bombe e le pistole, né l’andare in Piazza o mettersi in politica potranno mai cambiare sostanzialmente le cose e renderle più umane. Ciò che può cambiare tutto è Chi ha fatto tutto (anima, carne e terra). Nostro Signore Gesù Cristo. E’ bene rivolgerle a Lui le nostre preghiere per l’Italia e—soprattutto—per la nostra anima.
Il Pio
E’ la somma che fa il totale
Il mio amico R. quando parla è sempre molto concitato e gesticola; lui è un uomo appassionato e certi temi lo trascinano. «Avete notato–disse una volta—che per il caso della giovane fatta a pezzi a Macerata, tutti si sono guardati bene dal parlare di femminicidio? Certo: c’era di mezzo un migrante». E aggiungo: in un periodo elettorale. R. tante volte esagera e forse anche quella volta lo ha fatto. In effetti però, nessuno ha pronunciato quella parola. Ma il punto non è che quello ha la faccia di colore bianco e l’altro no, ma il fatto è che la politica è una porcata. Se parli male dei migranti in un periodo elettorale infuocato come questo, rischi il posto. C’è una differenza tra l’uomo politico e l’uomo normale: l’uomo normale vive tutti i giorni nel mondo reale, l’uomo politico invece, vive in un mondo tutto suo, lontano anni luce da quello dove viviamo tutti. Questi non hanno i problemi che abbiamo tutti noi. Qualunque cosa dica l’uomo politico è solo per un ritorno elettorale, mai per il bene del popolo. Il popolo serve solo perché vota e dunque deve votare per lui. I politici vivono in un mondo tutto loro—dicevo—e questo li fa essere convinti che quello è il mondo vero; siccome in questo mondo il popolo non c’è, se non solo per un mese prima delle elezioni, gli significa che quello esiste e serve se non per quel solo mese. L’unica cosa però che ci accomuna è che moriremo tutti e tutti finiremo davanti al Tribunale di Dio, senza favoritismi e privilegi. Altre differenze non ci sono. Il famoso giovane di Tolentino ha sparato per le vie di Macerata la mattina del sabato. Nelle primissime ore del pomeriggio dello stesso giorno, i politici già si stavano scannando, dandosi la colpa l’un l’altro del fatto criminoso, senza minimamente pensare a come risolvere il problema e senza la minima vergogna. E hanno continuato a farlo pure i giorni dopo. Per loro il problema vero è solo dare la colpa all’avversario, prima dell'avversario e non tenerla su di sé e viceversa, e si può andare avanti per mesi fino a che il polverone non scende, poi si può dimenticare tutto. Il resto non conta. Per ribadire che la politica è una porcata e i politici sono inetti, confermando tutto quello che ho scritto sopra, pensiamo al tema dell’immigrazione, ma non quella recente che sappiamo tutti fino alla noia. Andiamo invece un po’più indietro. Negli anni ’90 del secolo scorso sono entrati in Italia, in massa, gli albanesi. Ne arrivarono a migliaia, nessuno li fermò, e “qualche” problema di convivenza con gli italiani, lo crearono (c’erano zone di certe città in cui non si poteva andare e in cui la criminalità italiana, non certo composta da benefattori, fu scalzata da questi). Poi entrarono sempre a migliaia quelli della Romania e in particolare quelli di etnia Rom. Anche allora si crearono problemi di convivenza (famosa è stata l’intervista fatta a un capo di questi sul motivo per cui erano entrati in Italia, rispose: «se in Romania rubo qualcosa prendo tre anni e li faccio tutti, qui invece…»). Poi toccò—siamo agli anni nostri—a una migrazione di intere popolazioni africane che ancora continua: mischiati tra tantissimi galantuomini e brava gente, sono entrate persone fatte uscire dalla carceri: criminali, terroristi, prepotenti, fannulloni, spacciatori... E anche in questo caso i problemi di convivenza sono stati tanti. E quando affondava una barca stracarica di povera gente, i politici di una certa parte e il loro braccio, i giornalisti, ci facevano sentire in colpa per quel fatto tragico. Per coprire la loro inettitudine ci dicevano che siamo razzisti. C’è in effetti una parte di italiani razzista (come in tutte le parti del mondo), ma gli italiani non sono razzisti. Gli italiani sono invece abbandonati a se stessi in mezzo a tutti quei problemi di convivenza e sono ora un po’ a corto di fiato (per rendere l’immagine). Una cosa però è sicuramente vera: questo fenomeno non è mai avvenuto in nessuna parte dell’Europa e forse del mondo. E questo significherà qualcosa? In che mani stiamo? E in tutti questi anni sono passati Governi di tutti i colori. Cioè: perfezione nel loro mondo irreale, ma inettitudine nel mondo reale. A proposito. Una cosa che piace tanto ai politici è quello di snocciolare percentuali (spesso incontrollabili). E così quando avviene un crimine perpetrato da un migrante, loro sfoderano le percentuali che dimostrano che sono gli italiani a commettere più crimini dei migranti. Sulle percentuali nulla da dire, saranno sicuramente vere. Quello che ci preoccupa non è chi è tra tutti, il più cattivo, ma il concetto che è la somma che fa il totale, come diceva Totò. Ci preoccupa, non la percentuale tra i reati, ma la somma tra i crimini degli italiani, degli albanesi, dei rumeni, degli africani… perché questa somma sta divenendo ormai insopportabile e insostenibile per quelli che vivono nel mondo reale.
Il Pio
Se fossimo pagani, diremmo sì.
La storia si sta facendo un po’ strana. C’è un senso di nebbia e di vuoto accanto a noi. Una sensazione che a breve capiterà qualcosa di spiacevole, per come si stanno sviluppando i fatti. Intorno a noi inoltre c’è tantissima confusione. Lo Stato, suddiviso nei suoi tre Poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) da decenni non ci dà più nessuna fiducia e garanzia. Sembra piuttosto nostro acerrimo nemico. E il futuro, messi così, non ci permette di poter sperare. Una cosa è chiara: la politica e nessun politico, non ci salverà mai.
E quelli che sono rimasti ancora cattolici, fedeli come antichi guerrieri, devono spesso vedere inermi anche gli scempi alla liturgia (io una volta ho ricevuto la santa comunione da uno che era vestito da elfo, con tanto di cappello coi sonaglini, in chiesa), scempi al catechismo (il digiuno liturgico inapplicato, comunione a chi convive senza essere sposato), scempi alla Tradizione (il rosario, preghiera delle vecchie, non si deve dire più). Eccetera, eccetera. E anche qui il futuro, messi così, non ci permette di poter sperare. Una cosa è chiara: quelli “moderni” e di “manica larga” non ci salveranno.
Sono pochi esempi, ma la situazione che stiamo vivendo come cittadini e come cattolici è (passatemi il termine) drammatica. Allora tutto è finito, non abbiamo più speranza? Sì, risponderebbero i pagani.Cioè quelli che contano solo su sé stessi ed esclusivamente sulla ragione umana, sul Fato ineluttabile, sui gesti e sui portafortuna apotropaici: loro non hanno un Dio come il Nostro, fattosi carne, morto e risorto per noi e per salvarci. Un Dio che ci vuole bene. Un Dio che può modificare significativamente anche gli eventi più certi, cambiare la realtà; un Dio che è presente nella realtà.
Noi lo abbiamo un Dio così e infatti non siamo pagani, ma cattolici, dunque possiamo tranquillamente sperare l’impossibile, se questo dovesse giovare alla nostra anima e alla nostra vita.
Il Vangelo di ieri riportava il fatto della moltiplicazione dei pani. Gesù vuole che i suoi amici gli consegnino tutti i pani che hanno. Non poteva—Lui che aveva risuscitato i morti, dato la vista ai ciechi, tirato su i paralitici—provvedere da sé a creare dalla sabbia del deserto, del pane per tutti? No, per fare il bene Lui vuole la collaborazione attiva e la fede degli uomini. Vuole che gli si dia tutto. Senza la fede, pare di capire, e senza dare tutto sino all'ultima "monetina", è difficile che intervenga o forse… è inutile. La Madonna, apparsa a Fatima, ha detto poi che bisogna recitare sempre il rosario. Allora se vogliamo sperare che il mondo cambi, o almeno l’Italia, diciamo il rosario, sempre. Se poi è possibile cerchiamo di fare opere buone da offrire a Nostro Signore, per la Sua maggior gloria.
E se invece questa nebbia e questo buio dovessero servire alla nostra conversione e alla nostra salvezza, accettiamo questo periodo con cristiana rassegnazione, non smettendo mai di recitare il rosario e di fare del bene, non restando mai un solo giorno lontani da Gesù, non seguendo mai i falsi maestri e sapendo sempre che dal buio più tetro, Dio, quando è ora genera una luce bellissima.
il Pio
Siamo un popolo diviso
Il problema è che siamo un popolo diviso. Diviso dalla politica che ha creato e crea solo problemi e danni. E divisioni. Purtroppo. Tutti i nostri ragionamenti e le nostre idee infatti, sono filtrati solo alla luce dell’ideologia politica (di sinistra, di destra, di centro...). Che in quanto tale, è becera e puzza di morto. Quelli che stanno in alto ci sembrano divisi da questioni importantissime e per quelle litigano, discutono, lavorano, fanno battaglie sociali, s’impegnano, urlano, si sacrificano..., ma è solo apparenza (fumo): quelli di fatto sono tutti uguali: del popolo non gliene interessa nulla (se non quando vota) e appena possono si ancorano come le zecche al Potere per non staccarsene più. (Non tutti si capisce!). E noi, qui da basso, povero popolo illuso, ci scanniamo per le loro stesse idee che però, quelli, non hanno nessuna intenzione a portarle alla conclusione, come hanno fatto finora;e come ricompensa alla nostra dedizione, alla nostra fedeltà, alle nostre tasse, al nostro voto, al rispetto dei patti e dunque al rispetto integrale—da parte nostra—del Contratto sociale (all’origine e alla base della società moderna c’è—ci sarebbe—infatti, un Contratto tra governati e governanti, tra politica e popolo che implica obblighi precisi per ambedue le parti. Il potere politico si fonda su questo Contratto sociale e non su una consacrazione divina. Entrambe le parti devono rispettare i patti: anche quelli lassù) e come ricompensa, non otteniamo nulla, se non una maggiore divisione, una maggiore tassazione, oltre a maggiori angherie e vessazioni da parte della nostra controparte contrattuale. E un popolo diviso è un popolo morto, e un popolo morto chiunque può dominarlo come meglio crede e fargli fare quello che vuole. In questa situazione possono passare come vere e innovative (Moderne! Progresso!) le idee più contorte e strampalate e ci sarà chi tra il popolo, lotterà strenuamente per portarle avanti e chi per non farle passare (divisione). Se invece avessimo tutti una base in comune sarebbe più difficile che questo possa accadere. Se fossimo tutti cristiani ardenti e coraggiosi, ci interesserebbe più seguire l’Idea (concreta) di Gesù che quella (apparente) dei politici. Ci interesserebbe più l’amicizia (vera) con Gesù che quella (falsa) con i politici. Ci interesserebbe più la salvezza della nostra anima e l’amore verso il prossimo che le parole vuote e le promesse mai mantenute. Ci interesserebbe una vita normale e un Paese normale. Un popolo cristiano è un popolo vivo e indomito. E infine vado, a memoria, chi divide è spesso il diavolo.
Il Pio
Senza pentimento e senza problemi.
Nella città in cui abito ci sarebbe stato un tentativo di violenza carnale su di una donna. Mai una cosa del genere si era mai sentita qui e ha fatto venire i brividi a tutti. Badate. Io non abito in una metropoli come Nuova Delhi, ma in un paese di circa 45 mila abitanti. Va anche detto a onor del vero, che tutti i giornali dicono che chi voleva abusare di questa signora era un uomo di colore. E ora partono tutti i meccanismi mentali: «anche gli italiani lo fanno; gli stupri avvengono più in famiglia che fuori di essa» oppure «ammazziamoli tutti; sono tutti assassini». Però con queste idee rimaniamo sempre a metà del guado e mai riusciremo a capire la realtà. Voglio dire che, come tanti altri, il tema immigrazione e immigrati infuoca subito la discussione. Perché è urgente, attuale. Solo però che abbiamo il malvezzo di giudicare questo problema (come tanti altri) alla luce della politica e del politico di riferimento. Per cui se siamo di sinistra il presupposto è “povero = buono; immigrato = povero; immigrato = buono” a prescindere, e se quello fosse per caso cattivo, è colpa nostra e comunque noi italiani siamo sicuramente peggio e non abbiamo dialogato; da qui tutti i corollari derivati e chi non la pensa così è razzista (e oggi essere accusati di razzismo è peggio che essere accusati di fascismo o peggio). Se siamo di destra invece, il problema si risolve anch’esso a prescindere: “immigrato = assassino/stupratore; immigrato = da ammazzare o da mandare a casa” oppure “immigrati=reati = malattie = sporcizia”. E anche da qui tutti i corollari derivati con il vanto di essere definiti razzisti. Tra gli italiani—ripeto—la situazione è di massima tensione su questo argomento, le reazioni (al momento) verbali nei dibattiti spessissimo sono davvero esagerate. E la cosa non promette nulla di buono, purtroppo. Ma il problema immigrazione esiste concretamente e non si può risolvere con quei due estremismi. Ed è cieco chi non lo vede. L’ingresso di così tanta gente straniera, tanto diversa da noi, con una religione che talvolta porta di per sé a estremismi molto pericolosi, che comunque non vuole assolutamente integrarsi con noi, che non ci vede come loro amici, piuttosto come nemici e gente da sfruttare, qualche problema l’ha in effetti portato e lo porterà (certo, questo non in via generale, si capisce). Ma in vero più ciechi siamo noi che continuiamo a leggere la realtà e a esprimere giudizi solo e esclusivamente sulla base della politica e dei politici che sono e sono stati proprio la causa del problema. Il problema infatti l’hanno creato i nostri governanti degli ultimi trent’anni, dunque tutti quelli dell’arco costituzionale (né solo la destra, né solo la sinistra). I motivi ci sono perché siamo arrivati a questa situazione drammatica, ma io non li conosco, forse li intuisco. Ma di sicuro questi che stanno in alto (o saranno in alto) il problema non lo risolveranno mai, chiunque essi siano. A loro dell’Italia non imposta nulla. Quelli non sono italiani e dell’Italia non gliene importa nulla, tantomeno del popolo. Quelli sono solo politici che è una razza umana a parte, pericolosissima (fatte le necessarie e debite eccezioni). E nonostante questo, quelli hanno un seguito larghissimo e questo è anche un problema irrisolvibile. Io spero di no: ma ho paura che questa migrazione in Italia di intere popolazioni in così breve tempo, qualche problema grave lo porterà prima o poi e sono davvero preoccupato. Ma lo subiremo solo noi povero popolo, non quelli che l’hanno causato che vivono tutto il giorno senza pentimento e senza problemi. Noi povero popolo andiamo avanti, giorno per giorno e cerchiamo di restare cattolici, pur in un mondo, come quello di oggi, in cui anche i Pastori di anime ci confondono e ci fanno deviare.
Il Pio
Qualcosa possiamo fare. Inadimplenti non est adimplendum.
Non è un’idea mia, ma la riprendo volentieri e la propongo per la nostra situazione. Ormai tutti abbiamo chiaro in che mani stiamo. In particolare che razza di tipi siano i proprietari di quelle mani. Dal più piccolo comune fino al Governo, passando trasversalmente negli ultimi quaranta anni, chi ci governa è stato sempre uguale, anche se la sua bandiera era diversa e passava dalla tonalità del bianco al nero, transitando per il verde, il rosso, l’indaco e il violetto. Quarant’anni e oltre di sfruttamento e di bugie. Quarant’anni di cose non fatte o fatte male (non faccio esempi: li conosciamo bene). Quarant’anni di prese in giro. Quarant’anni di gente incongrua che malgoverna e si arricchisce alle nostre spalle (certo non tutti—questo va detto—ma viste le conseguenze, si può stabilire che sono stati e sono tanti). Con così tante prove, con così tanta esperienza accumulata in tanti anni, dobbiamo sicuramente concludere che la politica non ci salva e non ci salverà e che i partiti politici sono tutti uguali e saranno sempre tali: hanno tutti gli stessi identici fini (al di là di come si chiamano e di che cosa si vantano o si riempono la bocca) e i suoi componenti ragionano sempre storto e tutti nello stesso modo, un modo comunque privo di ideali veri e con scarsissima considerazione per il popolo (le persone esistono solo perché votano e pagano le tasse, questo pensano di noi). Qualcosa noi cattolici possiamo fare, però. «Inadimplenti non est adimplendum», è un cardine del diritto romano per cui è sempre giusto e legittimo che all'inadempiente non sia dovuto l'adempimento. Dunque se chi sta al potere è scorretto e non adempie a quello che deve per legge fare, a questo è giusto non adempiere. Ovviamente non violando la legge, questo mai! Ma si può fare non puntellando più il sistema dei partiti e della politica che "sostiene" la nostra cara Nazione. Prima o poi il sistema imploderà e si sfascerà su se stesso e naturalmente i danni li pagheremo tutti noi, povero popolo, e non quelli che hanno distrutto e causato tutto. Quello che possiamo intanto fare è costruire, in alternativa ai partiti, nuove comunità in cui la fede in Gesù e nella Chiesa possa essere mantenuta e diffusa. In cui possano nascere quelle opere che i cristiani hanno sempre fatto dall’inizio della storia. In cui la gente si possa aiutare e sostenere reciprocamente. E forse questo ci potrà salvare e ci permetterà di vivere in Italia come esseri umani. E la preghiera ci può aiutare.
Il Pio
“L’uomo non si può separare da Dio, ne’ la politica dalla morale”
“... Molte sono le ragioni a favore della proclamazione di san Tommaso Moro a Patrono dei Governanti e dei Politici. Tra queste, il bisogno che il mondo politico e amministrativo avverte di modelli credibili, che mostrino la via della verità in un momento storico in cui si moltiplicano ardue sfide e gravi responsabilità. Oggi, infatti, fenomeni economici fortemente innovativi stanno modificando le strutture sociali; d’altra parte, le conquiste scientifiche nel settore delle biotecnologie acuiscono l’esigenza di difendere la vita umana in tutte le sue espressioni, mentre le promesse di una nuova società, proposte con successo ad un’opinione pubblica frastornata, richiedono con urgenza scelte politiche chiare a favore della famiglia, dei giovani, degli anziani e degli emarginati.
In questo contesto, giova riandare all'esempio di san Tommaso Moro, il quale si distinse per la costante fedeltà all’autorità e alle istituzioni legittime proprio perché, in esse, intendeva servire non il potere, ma l'ideale supremo della giustizia. La sua vita ci insegna che il governo è anzitutto esercizio di virtù. Forte di tale rigoroso impianto morale, lo Statista inglese pose la propria attività pubblica al servizio della persona, specialmente se debole o povera; gestì le controversie sociali con squisito senso d'equità; tutelò la famiglia e la difese con strenuo impegno; promosse l'educazione integrale della gioventù. Il profondo distacco dagli onori e dalle ricchezze, l'umiltà serena e gioviale, l'equilibrata conoscenza della natura umana e della vanità del successo, la sicurezza di giudizio radicata nella fede, gli dettero quella fiduciosa fortezza interiore che lo sostenne nelle avversità e di fronte alla morte. La sua santità rifulse nel martirio, ma fu preparata da un'intera vita di lavoro nella dedizione a Dio e al prossimo (…)
I fedeli laici debbono guardare alle attività della vita quotidiana come occasione di unione con Dio e di compimento della sua volontà, e anche di servizio agli altri uomini (…).L'uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale: ecco la luce che ne illuminò la coscienza. Come ho già avuto occasione di dire, "l'uomo è creatura di Dio, e per questo i diritti dell'uomo hanno in Dio la loro origine, riposano nel disegno della creazione e rientrano nel piano della redenzione. Si potrebbe quasi dire, con espressione audace, che i diritti dell'uomo sono anche i diritti di Dio" (…).
Pertanto, dopo matura considerazione, accogliendo volentieri le richieste rivoltemi, costituisco e dichiaro celeste Patrono dei Governanti e dei Politici san Tommaso Moro, concedendo che gli vengano tributati tutti gli onori e i privilegi liturgici che competono, secondo il diritto, ai Patroni di categorie di persone.
(Giovanni Paolo II, 31 ottobre 2000, Lettera apostolica in forma di motu proprio per la proclamazione di san Tommaso Moro patrono dei governanti e dei politici. A perpetua memoria).
(Giovanni Paolo II, 31 ottobre 2000, Lettera apostolica in forma di motu proprio per la proclamazione di san Tommaso Moro patrono dei governanti e dei politici. A perpetua memoria).
...E noi preghiamo per i nostri Governanti perchè siano tutti così come diceva Giovanni Paolo II.
Il Pio
Dimenticanza e Potere
Quello che si sa dalle parti nostre, è che poco o nulla è stato fatto in quei luoghi. E qui deve venire in mente una conclusione nella nostra mente. La forza del Potere e della Politica è soprattutto nella dimenticanza del popolo. il popolo si scorda tutto, ma proprio tutto. E i politici possono dire e disdire quello che vogliono nel tempo di un battito di ciglia. Dopo la prima devastante scossa di terremoto, a esempio, a agosto scorso, subito le più alte cariche dello Stato hanno detto che tutto sarebbe stato risolto in poco tempo. Poi probabilmente ci sono state questioni ben più importanti di questa. E’ ovvio.
La forza dei politici è nella dimenticanza del popolo, ma anche nel fatto che gran parte di questo, se non tutto, pensa che ogni cosa può essere risolta solamente dai politici e dalla politica e pertanto si accanisce e si infervora per essi o per essa. Tutti sono convinti che basta cambiare una persona al Governo e tutto funzionerebbe a meraviglia. E tutti sono anche convinti che gli attuali leader siano davvero diversi uno dall’altro e ognuno di loro abbia una propria idea, ferma e giusta, diversa dall’altro. Purtroppo non ci dovremo dimenticare che al potere sono andati tutti e che poco o nulla è mai cambiato in Italia (da decenni!). Il consenso: questo è ciò che conta in politica e ogni politico questo solo cerca. Il potere: questo è la seconda cosa che fa muovere il politico doc. Il popolo a loro serve solo perché va a votare e gli permette di avere una poltrona, ma poi ognuno a casa sua. A chi interessa davvero il bene della gente e dell’Italia? Purtroppo il discorso finisce qui. Ma noi siamo ancora sicuri che basta che vada su il sig…
La politica è un sistema che si autorigenera, sempre uguale a se stesso, non ci saranno mai cambiamenti (in bene). In Italia è così, forse all’estero è diverso, forse un giorno cambierà, ma non facciamoci illusioni. Infine. La politica comunque non ci salverà. La nostra speranza può venire solo da Gesù Cristo e dalle Opere che il Suo Spirito ci convince a fare, con la Sua simpatia e inventiva.
La politica è un sistema che si autorigenera, sempre uguale a se stesso, non ci saranno mai cambiamenti (in bene). In Italia è così, forse all’estero è diverso, forse un giorno cambierà, ma non facciamoci illusioni. Infine. La politica comunque non ci salverà. La nostra speranza può venire solo da Gesù Cristo e dalle Opere che il Suo Spirito ci convince a fare, con la Sua simpatia e inventiva.
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