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Sei tutta chiacchiere e distintivo.

Oggi non vorrei parlare di cose serie… ogni tanto ci vuole anche un attimo di respiro e parlare di questioni leggere. Frivole, quasi. Ebbene oggi vorrei parlare infatti di un argomento che mette d'accordo tutti: la politica. Nell’arco di 24 ore in TV si parla di politica per, almeno almeno, 12. I TG ce ne parlano per almeno la metà del tempo a loro disposizione (salvo che in quel giorno non avvengano catastrofi, attentati, stragi,…). E quindi ogni giorno sappiamo cosa ha detto R., S., M., B., … (cosa ha detto, cioè cosa pensa quel giorno, quel tizio, non cosa ha fatto davvero, e non sarebbe nemmeno tanto strano che la sera quel medesimo tizio, disdica tutto quello che aveva detto la mattina). Poi vanno in onda i salotti televisivi, in cui al 90% presenziano politici. Anche qui tutta una serie di «si deve», «dovete», «noi abbiamo fatto», «voi non avete fatto», «ora le riforme», «il 35% nel 2019, il 42% nel 2020», e poi i soliti «fascista», «razzista», «io non sono fascista», «io non sono razzista» come condimento; almeno un terzo del tempo di questi salotti si passa a questionare, parlando l’uno sull’altro e non si capisce più nulla. I conduttori sanno che qui è audience pura al 100% e così prima di dividere quelli là come fossero degli ubriaconi, aspettano un po’ (loro avranno più successo, si capisce). In genere si chiamano infatti i più rissosi (ben pagati, peraltro) proprio per aumentare l’audience (del resto, cosa importa?). Poi alla fine, sigla, e tutti politici e conduttore, se ne vanno nelle loro belle casone, percependo il gettonone della TV, felici e contenti, come se avessero concluso una normale giornata di lavoro, mentre quelli che sono stati davanti alla TV vanno a letto con un principio di gastrite nervosa per la rabbia che ha suscitato il dibattito a cui hanno assistito volontariamente (sulla base del principio “facciamoci male da soli” e “mi devo tenere informato per poter parlare coi colleghi e per vedere chi è meglio”). E qui sta il punto: nessuno è meglio, abbiamo le prove. Un Enrico Montesano giovanissimo in una vecchissima trasmissione della RAI ancora in bianco e nero denominata "Quantunque io" del 1977 per la regia di Romolo Siena, raccontava (in gergo e fare da cabaret ovviamente) come si faceva ogni governo: tutti al Quirinale stanno seduti attorno a un tavolo, il Corazziere mette l’inno di Italia e tutti si alzano e girano intorno al tavolo, all’improvviso il Corazziere stacca la musica e tutti si siedono e i posti sono il ministero che prenderanno: amaramente Montesano concludeva che è proprio così perché sono sempre gli stessi a girare intorno a quel tavolo e che quello che ci capisce di più è il Corazziere che cerca alla fine di essere buono e aggiustare tutto.E poi da tanto parlare non si conclude quasi mai nulla: sarebbe bello se alla fine di ogni trasmissione, di ogni intervista, di ogni notizia, di ogni commento ci sia una conclusione ferma, come una specie di proposta irrevocabile, da fare l’indomani, si stenda cioè una linea e si dica « domani faremo tutti così e così». No, si litiga solo e basta. Pensate che nel film Il Tassinaro del 1983 diretto da Alberto Sordi, il tassinaro, interpretato dal grande Albertone, caricò sul Taxi l’on. Giulio Andreotti (14 gennaio 1919 – 6 maggio 2013), un notissimo e influentissimo uomo politico di allora e nella discussione gli disse «ma voi state sempre a litigà!»; era—come detto—il 1983 ed anche allora si notava la stessa faccenda di oggi e ci si lamentava della stessa cosa. Probabilmente si bisticcia nel principio che se uno litiga non deve fare null’altro poi, i suoi elettori infatti, consolidati e rincuorati dalla litigata in TV, continueranno a votarlo, anche se non ha fatto nulla. Per ben definire la politica allora, posso prendere in prestito quello che disse Al Capone a Eliott Ness nel bellissimo film Gli intoccabili (The Untouchables), del 1987 per la regia di Brian De Palma: «Sei solo chiacchiere e distintivo! Chiacchiere e distintivo». Però così in effetti, rende poco il vero pensiero, e allora parafrasandola potremmo dire di lei «sei tutta chiacchiere, stipendio e vitalizio alti». Stipendio e vitalizio infatti li prende peraltro senza passare mai sotto il concetto della meritocrazia. Il distintivo, infatti, come anche l’onore, non ce l’ha, visti i continui cambi di casacca e di bandiera oltre ai cambi di pensieri, opere, azioni e omissioni.


Il Pio

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