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Giustizia



Giustizia. Cos’è la giustizia? La parola sarebbe per tutti molto chiara, ma il senso poi applicato nella realtà non lo è mica tanto. Pur essendo una valore che tutti condividono e un ideale a cui tutti anelano, tuttavia la giustizia che abbiamo sulla terra fa venire seri dubbi se sia veramente tale e se tutti la intendano nello stesso modo. «E’ un’ingiustizia!» dice arrabbiato il figlio piccolo nel film “Il Vigile” di Alberto Sordi. «Abituatici adesso che sei giovane, sennò poi non ci riesci più» risponde la madre con voce disincantata. Leggevo tempo fa articoli sugli anni di piombo e il sessantotto. Se le fonti non mi hanno ingannato, pare che un bel numero dei terroristi di quegli anni che hanno sulla coscienza stragi gravissime, omicidi efferati, pestaggi, ferimenti e gambizzazioni e poi numerose rapine e furti e sulla fedina penale, per ciascuno, sei, sette, otto e pure nove ergastoli, oltre a centinaia di milioni da risarcire, ora stanno liberi dopo nemmeno 10-16 anni di carcere e vanno a spasso tranquillamente; possono scrivere libri, articoli sui giornali, andare sulle trasmissioni TV e pontificare contro lo Stato. 
Possono continuare a seminare veleno. E alcuni hanno anche chiesto allo Stato (che volevano annientare con la violenza), il reddito di cittadinanza. Alle famiglie delle vittime ovviamente resta solo la foto dei loro cari, trucidati da un’ideologia fattasi uomo e che ora è stata perdonata dallo Stato. Manco la soddisfazione di sapere che i loro assassini se ne stanno chiusi in carcere (anche se non sarebbe stato un granché). Ovviamente non è stata commessa nessuna violazione da parte dei magistrati: hanno dovuto applicare le leggi e questo dovevano fare. Ma una legge che porta a queste situazioni, può dirsi giusta? E’ giusto che uno che ha nove ergastoli sia libero dopo poco tempo? Anche questa è un’ingiustizia e ci dobbiamo abituare: noi italiani siamo da secoli abituati a soprusi, angherie, soperchierie... Se non fossimo cristiani il discorso finirebbe qui. Anzi, se non fossimo cristiani e contando solo su noi stessi, penseremmo che l’unico rimedio a tutto questo ed altro possa essere una rivoluzione e cioè altre stragi e omicidi, altre sofferenze e dolore. Ma se invece siamo cristiani, sappiamo che la giustizia umana, se è fine a sé stessa e se fondata sulle leggi solo umane, se è staccata da una base solida, alla fine fa sempre danni (i terroristi per esempio volevano ottenere una loro giustizia). La giustizia degli uomini su questa terra non la vedremo mai. Ma sappiamo per certo che vedremo la Giustizia divina un giorno e potremo vivere tutti insieme felici e contenti in Paradiso per l’eternità. Nel frattempo però il compito di cercare di fare un mondo più buono, ce lo abbiamo tutti. 

Il Pio


Indignazione ideologica e indignazione popolare.


Esistono due tipi di indignazione, quella ideologica(o politica) e quella popolare (o reale). Se sei di sinistra ti indigni solo se un migrante viene malmenato da un italiano; se se di destra ti indigni solo se un migrante picchia un italiano. E sarei anche sicuro di poter affermare che sia a quello di destra che a quello di sinistra non importi minimamente né del migrante nè del bianco entrambi malmenati, né di fare il possibile per risolvere il problema dei pestaggi, perchè l’importante è indignarsi innanzi all'opinione pubblica, poi si torna nella propria casa blindata e allarmata, con la scorta sotto, perché non vi entrino né i migranti, né gli italiani. Questa è dunque l’indignazione ideologica (o politica) e si capisce chi siano i soggetti che ce l’hanno (e che valore essa abbia davvero). L’indignazione popolare (o reale) è quella che non va sui giornali o sulle televisioni. In televisione ad esempio ci va sempre quella che urla come una matta o ci vanno solo quelli che litigano, e sui giornali scrivono solo le firme importanti che hanno peso (anche se spesso non si sa che dicono). Non so dire se ci si può fidare sia della matta che urla che della bella firma. Con le dovute riserve e i dovuti filtri, l’indignazione popolare (o reale) la trovi facilmente sui cosiddetti social dove uno scrive liberamente e nessuno lo deve vagliare, oppure in giro per la strada, davanti alla macchia del caffè in ufficio... E si può notare da questa indignazione, come tantissima gente non ce la fa più di questo Stato inesistente, indifferente, divenuto ormai terra di conquista, dove chiunque può entrare e fare il comodo proprio, dove terroristi spietati con sei ergastoli sul proprio capo, sono già liberi dopo poco più di un decennio in carcere e dove dopo due mesi dalle elezioni non si riesce a avere un Governo. Questa indignazione ha raggiunto livelli altissimi, ma non fa notizia perché quella che si conosce è quella ideologica (o politica). Parlando di queste cose molti mi hanno detto: «bisogna andare in Piazza!»; il fatto è che in Piazza ci siamo andati diverse volte, a esempio, contro la così detta legge Cirinnà ed eravamo pure tanti. La legge è passata: ed eravamo moltissimi a chiedere che non passasse. Negli anni ’70 pure ci andavano in Piazza, prima a piedi, poi con le pistole e le bombe. Pistole e bombe che per molti giovanotti di “buon” cuore, possono essere stati i frutti dell’indignazione ideologica. Comunque non è servito a niente, nè la Piazza nè le pistole. Anzi, a pensarci bene, forse quelli che prima governavano erano meglio di quelli di oggi. Non serve a nulla andare in Piazza. Non serve a nulla una politica di tal fatta. E questo perché l’uomo ha il Peccato originale, tende a fare il male per la sua natura corrotta. Solo la fede in Dio e i sacramenti possono limitare gli effetti di questo nostro “vizio” di fabbrica. Oppure un grandissimo amore per la propria terra e per il popolo, un rigorismo per le regole e per l’onore, come il capitano che affonda con la propria nave con un gesto da statua del Risorgimento, ma che, come tutti i sentimenti che non sono fondati su Qualcosa di solido, a mio avviso, non può durare alla lunga e alla fine prevarrà sul nostro buonismo da statua del Risorgimento, etc. l’avarizia, il potere, la lussuria… i tre lacci, cioè con cui il Demonio ci lega a sé: peraltro sempre gli stessi dall’inizio del mondo. Si metta sempre a bilancio che c’è ininterrottamente la presenza del porco di Satana che fa di tutto per corrompere gli animi e farci stare più male. Concludo: né la politica, né il buonismo, né le bombe e le pistole, né l’andare in Piazza o mettersi in politica potranno mai cambiare sostanzialmente le cose e renderle più umane. Ciò che può cambiare tutto è Chi ha fatto tutto (anima, carne e terra). Nostro Signore Gesù Cristo. E’ bene rivolgerle a Lui le nostre preghiere per l’Italia e—soprattutto—per la nostra anima.

Il Pio

A vivere da cristiani

...A vivere da cristiani, a educare da cristiani, a lavorare da cristiani, a governare da cristiani, a sposarsi da cristiani, a fare figli da cristiani, a fare scuola da cristiani, a fare programmi TV e film da cristiani, a scrivere articoli da cristiani, a difendersi da cristiani... 




La discussione all’ordine del giorno è—giustamente—l’attentato a Parigi. Mi pesano oltremodo tutte quelle frasi retoriche che gente retorica va diffondendo in TV e sui giornali, pensando così di giudicare bene i fatti alla luce del nulla che hanno dentro il loro cuore e dentro la loro vita. Si fanno maestri di vuoto e la gente—purtroppo—li considera maestri e li ascolta. Frasi altisonanti, ma vuote. La retorica è vuota e porta solo il vuoto perché non ha radici nel terreno vero. Ci fa piacere invece vedere che anche nel nostro Stato si stia prendendo in considerazione la questione, sperando però non sia un pretesto per far solo passare il momentaneo uragano, per tornare poi al “lieto” e eterno dibattito politico, sempre infruttifero di interessi per il popolo. E allora speriamo bene. Ma la terribile vicenda parigina potrebbe far pensare anche. A noi cattolici, intendo. Noi che siamo quelli che mitizziamo il dialogo sopra ogni cosa. Che siamo disposti a rinunciare alla nostra fede e alla nostra bimillenaria dottrina, per aprirci agli altri (che però non si vogliono minimamente aprire a noi). Che siamo quelli dei Valori e dei minuti di silenzio, al posto della Fede e delle preghiere. Quelli delle marce della pace, al posto dei pellegrinaggi. Quelli della Festa di Halloween, al posto della Solennità di tutti i Santi. Quelli della Festa della Luce al posto del Natale. Quelli che tolgono i crocifissi per non turbare chi ha un’altra religione. Quelli che nei loro discorsi evitano sempre di parlare di fede e di Gesù. Quelli del «guardiamo a ciò che ci unisce (la lieta convivenza) e non a ciò che ci divide (Gesù)». Quelli che dentro la chiesa mettono la bandiera della pace vicino al crocifisso. Quelli del «sì va bene, tanto tutte le religioni sono uguali, basta che si creda in un dio…»...
Ma vi ci ritrovate bene in queste frasi? Che fede è quella? Sdolcinata e senza sale, quando Gesù vuole che siamo il sale della terra, quando la nostra sola presenza dovrebbe ricordare Gesù a tutti. Non sono indigesti quegli ideali al nostro povero cuore che desidera tanto il Giusto, l’Assoluto e la Verità? Se i cattolici tornassero a essere sale della terra, dunque a vivere da cristiani, a educare da cristiani, a lavorare da cristiani, a governare da cristiani, a sposarsi da cristiani, a fare figli da cristiani, a fare scuola da cristiani, a fare programmi TV e film da cristiani, a scrivere articoli da cristiani, a difendersi da cristiani,… la nostra terra sarebbe bellissima e tanti resterebbero affascinati dalla nostra bella fede e vorrebbero vivere così. I compromessi con il mondo non attraggono nessuno, anzi ci rendono ancora più odiosi, perché né carne, né pesce. 
Poi quelli ci potranno fare a pezzi ugualmente, coi loro Kamikaze e i loro Kalašnikov, sopra i loro nuovi pick up (probabilmente regalati da Stati anche Occidentali e donati da poveretti per la causa comune). Ci continueranno ugualmente a odiare rabbiosamente anche dentro i nostri Paesi, allevati così sin da piccoli dai loro capi. Però se non potremmo vivere a lungo, almeno moriremo da uomini veri, e davanti al Tribunale di Dio non ci arriveremo sprovveduti e impreparati, ma consapevoli e da cristiani veri. W Cristo Re!

Mino e gli animali



Un po' di tempo fa qualcuno importante disse che il terrorismo si vince con la solidarietà. Benissimo! E’ importantissima la solidarietà e non ce ne è mai abbastanza nella nostra società. Certo, detta così, però è un po' astratta, nebulosa. Un 
valore da scrivere sempre con la S maiuscola, da dire con enfasi, ma cosa significa, come si concilia con la realtà quotidiana di questa terra? E a proposito di solidarietà e terrorismo (ma possiamo riferirci anche a altre brutte situazioni) vi voglio raccontare una favola. “C’era una volta il giovane Mino, un vero amante degli animali. Diceva di essere solidale con tutti gli animali e che gli animali sono come le persone (anzi meglio) e vanno amati e aiutati e guai a chi gli fa del male. Questo andava dicendo a tutti. Fece anche approvare delle leggi su questo tema, ad esempio se uno uccideva un animale andava in galera. La legge era stata approvata all'unanimità (era la prima volta che succedeva). Per essere coerente con se stesso e soprattutto per andare fino in fondo al proprio grande Ideale, decise di andare nella foresta a aiutare tutti gli animali poveri e indifesi. La moglie e i figli lo pregavano di restare a casa con loro, ma il suo Ideale era troppo grande, più grande persino della famiglia e del lavoro. Più grande di se stesso. Partì ovviamente disarmato e con una sacca sulle spalle. Incontrò uccellini, pappagalli, antilopi e cerbiatti: a tutti diceva «sono Mino, caro animalino, ecco per te un panino. Mangia pian pianino, sennò ti fa male il pancino». Andò avanti così quasi tutto il giorno. Verso sera incontrò una tigre affamata sdraiata su un pianoro. Con la faccia sorridente le si avvicinò con il panino in mano e disse a alta voce «sono Mino, caro animalino, ecco per te un panino. Mangia pianino sennò ti fa male il pancino». La prima cosa che partì fu il suo braccio destro con tutto il panino. Poi una gamba e la testa. Poi tutto il resto. Rimasero sul pianoro poche ossa spezzate. La tigre tornò a dormire soddisfatta finalmente del lauto pranzo. Senza pentimenti, da quando era nata infatti gli era stato sempre detto che se aveva fame doveva uccidere qualcuno. Anche i buoni e i generosi. Nessun problema morale dunque. E tutti (gli animali) vissero felici e contenti». La solidarietà è una grande cosa. Oggi la società infatti è in balia dell’egoismo. Anche il cristiano deve vivere solidale, ma nella realtà vera, quella di tutti i giorni, nella “foresta” quotidiana in cui ci sono “gli uccellini e i micetti", ma anche "le tigri e i coccodrilli” pronti a sbranarlo. Dobbiamo vivere nella realtà, in questa,  anche perché essa è stata contaminata dal peccato originale. La solidarietà il cristiano la deve appoggiare su Gesù.
Il Pio


Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...