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Finchè la fede mi darà forza!

 


Torino, 6/3/1925


Nelle mie lotte interne mi sono spesso domandato perché dovrei io essere triste? dovrei soffrire, sopportare a malincuore questo sacrifizio? Ho forse io perso la Fede? no, grazie a Dio, la mia Fede è ancora abbastanza salda ed allora rinforziamo, rinsaldiamo questa che è l’unica Gioia, di cui uno possa essere pago in questo mondo. Ogni sacrificio vale solo per essa; poi, come cattolici, noi abbiamo un Amore che supera ogni altro e che dopo quello dovuto a Dio è immensamente bello, come bella è la nostra religione. Amore che ebbe per avvocato quell’Apostolo, che lo predicò giornalmente in tutte le sue lettere ai vari Fedeli. La Carità, senza di cui, dice S. Paolo, ogni altra virtù non vale. Essa sì che può essere di guida e d’indirizzo per tutta la vita, per tutto un programma. Essa con la Grazia di Dio può essere la meta a cui il mio animo può attendere. Ed allora noi al primo momento siamo sgomenti, perché è un programma bello, ma duro, pieno di spine e di poche rose, ma confidiamo nella Provvidenza Divina e nella Sua Misericordia.

(tratto da Lettere Pier Giorgio Frassati ed. Effatà)

Basta urlare più forte, semplice.


 

Il difetto nostro, e per nostro intendo quello nostro, appunto, tipico del popolo italiano, è quello di pensare unanimemente che il popolo di cui si fa parte, non capisca nulla e di avere—ciascuno—la soluzione in mano che gli altri però non capiscono o non vogliono capire. Vi ricordate alle Scuole superiori? Aveva ragione quello che urlava più forte e se aveva anche la prestanza fisica dalla sua, era un genio della politica e della bravura. Se poi quello che diceva era, al massimo solo aria fritta, era di secondaria importanza, l’importante è che urlasse forte più degli altri. Il tempo non ha spostato questo criterio di un millimetro ed anche se giunti a 40-50-60 anni, se ora della prestanza fisica magari non ci interessa più, resta importantissimo il fatto che se urla più forte ha sicuramente ragione. Anche se non dice nulla di più di quell’aria fritta che diceva quando aveva 18 anni (ora solo un po’ più stantia). Che poi quelli lassù che urlano forte (perché quelli che urlano forte vanno sempre lassù e per lassù non intendo quasi mai il Paradiso) sanno fare solo quello o non fanno nulla di giusto, alla fine poco conta, basta che si vedano in TV a fare le sceneggiate e a dire le cose che i loro elettori si vogliono sentire dire (poi se non seguirà nulla ai loro roboanti proclami, non importa, tanto anche così il loro tornaconto lo trovano sempre, non vi preoccupate). Questo fatto ci ha portato a lungo andare, ultimamente soprattutto, in un mondo fortemente ammalorato, non era mai stato così pieno di metastasi e puzzolente di morto, con “dotti, medici e sapienti” che dicono in coro “tutto a posto, risolviamo il problema con la Scienza e l’Ordine e il popolo si deve adeguare ai nostri ordini”. Ma il potere nel mondo, come sappiamo, appartiene al demonio che lo distribuisce agli “amici” suoi. Probabilmente però noi ultimamente gli abbiamo permesso di esercitare questa facoltà di distribuzione dei "pani e dei pesci" con un po’ troppa liberalità e facilità. Semplicioneria. Il curato d'Ars diceva che un ave Maria ben detta fa tremare l'inferno. Magari, piuttosto che sentire solo urlare, qualche preghiera e qualche rosario in più da parte del popolo, non sarebbero andati male. Magari qualche urlatore che fosse stato anche un po’ cristiano che oltre a urlare avesse costruito qualche "recinto" a difesa del “gregge” non sarebbe stata una pessima idea. Magari qualche cittadino illuminato dalla sola fiammella dello scarno Catechismo di San Pio X, che avesse fatto da diga, da contenimento, che avesse avvisato il popolo, avesse organizzato,… forse così avremmo evitato la tragedia o magari limitata, attenuata o… semplicemente rinviata. Però ci si poteva provare, i segni c’erano. Il secolo scorso ha visto le più grandi persecuzioni cristiane mai avvenute nella storia. Il numero dei martiri è stato spaventosamente elevato. Oggi poi abbiamo una logica che è talmente illogica, contorta e perversa che non possiamo pensare che sia nata tutto per un solo caso della storia. Qualcuno di Potente ci ha messo le mani fino in fondo, si è preso tutto come rubare le caramelle a un ragazzino e non lo mollerà più fino alla fine. Qualcuno di potentemente Perverso. Nato Perverso dall’inizio della storia e che tale resterà fino alla fine. Ad un certo momento non abbiamo più voluto combattere con Dio per la realizzazione del Suo Regno sulla Terra, ma nemmeno con le nostre sole forze e ci siamo accontentati di un bel mondo sazio e borghese, senza ideali e senza onore. Ora forse, pagheremo il fio. Adesso la battaglia si preannuncia gigantesca e noi non abbiamo più nemmeno le armi della Fede, e da soli senza di Lei non riusciremo nemmeno a difenderci, anzi nemmeno sapremo da chi dobbiamo difenderci. Anzi nemmeno riusciremo a sapere che c'è una battaglia tra la vita e la morte. Non pensiamo però solo alla nostra vita fisica, pensiamo alla salvezza della nostra anima come principio di fondo. Pensiamo anche che prima o poi il mondo dovrà finire e forse questi potrebbero essere i tristi presagi di quel giorno. Forse può essere tutto o niente. Ma ricordiamoci sempre che nonostante l'infedeltà di tanti suoi membri e i loro tradimenti, la Chiesa resiste a tutti i lupi che vorrebbero distruggerla ed anche al loro ferocissimo capo branco,che è mosso solo da un odio tremendo verso Dio e verso gli uomini. Gesù stesso, con certezza ci garantisce fino alla fine del mondo che le porte degli inferi non prevarranno mai. «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. (Matteo 16,17-19)». Cioè, meglio: Portae inferi non praevalebunt adversus eam.

Il Pio



Quello.


 

... Però quello c’è. Il fatto che nessuno ne parli più (soprattutto quelli che ne dovrebbero parlare), non significa che davvero non esista. E il fatto che nessuno ci creda più, non significa che non continui a fare danni ingentissimi. Il demonio esiste dalla notte dei tempi, prima che il mondo fosse, come esiste anche tutta l'accozzaglia dei suoi fedelissimi accoliti, dannati anche loro che “vagano per il mondo a perdizione delle anime (dalla preghiera a San Michele Arcangelo)”. Questi all'inizio Dio li aveva creati angeli, ma si sono ribellati a Dio, non volevano che fosse Gesù centro di tutto, dunque la loro situazione di dannati è divenuta immutabile ed eterna. Tutti loro sanno già che alla fine dei tempi, con la Parusia, saranno ineluttabilmente sprofondati insieme al loro capo Satana (o Lucifero, come era il suo primo nome, cioè portatore di luce) all’inferno per l’eternità, sanno bene che la situazione è per loro irrimediabile e definitiva, e tutto ciò li ha fatti caricare sempre di più di rabbia verso Dio e di odio e invidia verso gli uomini che—appunto non essendo angeli perfetti, ma semplici uomini muniti pure del peccato originale—fino all’ultimo secondo della vita hanno sempre la possibilità di chiedere scusa, di essere perdonati e andare in Paradiso (invece i demoni no, proprio per il loro stato di ex angeli la condanna è stata già emessa in via definitiva). Col demonio ci ha combattuto duramente san Antonio abate, San Francesco d’Assisi, ci ha combattuto anche fisicamente padre Pio e molti altri santi; ci ha combattuto per primo anche Gesù al termine dei quaranta giorni nel deserto... come si fa a pensare che non esistano i demoni e i dannati? Gli atei e gli agnostici pensassero quello che vogliono   ma noi cattolici non possiamo avere dubbi in materia. Figuriamoci poi se Satana non attacca anche noi, debolissimi nella fede, in un mondo che ha perduto quasi del tutto la fede e in cui tutto parla solo ed esclusivamente laico e scientifico. Materia e mai spirito. Satana si è scatenato: ormai molte profezie dicono che vuole distruggere il mondo anche per mezzo dei suoi amici umani (o meglio, disumani). Ripeto si può anche non credere a tutto questo, ma ci mette ancora di più nella condizione di essere deboli e senza armi contro di lui. Se abbiamo la fede, siamo spesso senza peccato, frequentiamo i sacramenti, sarà difficile che quello ci faccia male (ma occorre comunque fare attenzione perché quello è pericolosissimo). E comunque dovremo combattere sempre, per tutta la vita contro di lui, fino all’ultimo istante, quando ormai in agonia (la cui etimologicamente è agonè dal greco lotta, ultimo combattimento) farà di tutto per farci tradire Gesù e per portarci nella sua casa (“Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell’ultima agonia”). Satana ha poi un’ottima dialettica; non si può trattare con lui, se ci tenta sul nostro punto debole (il sesso, i soldi, il potere, l’invidia,…) e vogliamo “dialogare con lui”: vince di sicuro, alla grande. Ci sopraffà facilmente. Ma quando ci tenta noi dobbiamo reagire o col dire il rosario, o col chiedere aiuto alla Madonna e ai santi, o col leggere Topolino, o col fare pernacchie o scappare e abbandonare i nostri pensieri. Satana sta facendo danni enormi, sta conquistando il mondo e temo che saranno tantissimi quelli che finiranno definitivamente nella sua calda casa per sempre. Resteremo in pochi (io spero di essere fra questi) se combatteremo sempre saldi nella fede, sotto la croce di Gesù.

Il Pio

Fede contro scienza?

Negli ultimi tempi sentiamo quasi quotidianamente scienziati di altissimo livello che dall'alto della loro autorità emettono sentenze l'una in conflitto con l'altra. Qualche esempio. La pandemia è una fake news; la pandemia c'è ed è devastante e a settembre sarà pure peggio.  I vaccini fanno male; i vaccini fanno bene. I guanti evitano sicuramente il contagio; i guanti sono pericolosi per il contagio e l'autocontagio. Pensate ora a quello che da secoli si dice contro la Chiesa e la fede: l'uomo moderno non si può più basare su una fede medievale, ma solo sulla scienza e suoi rigorosi principi. Fate due calcoli e valutate dove è meglio basare la nostra vita, quella del nostro popolo e quella dei governanti. Su quella scienza oppure su una fede che non è mai cambiata e che comunque qualcosa di buono in duemila anni l'ha portata.

Il Pio

Il "buon" Signor G.


In un altro post vi ho parlato del mio amico G., devotissimo a San Giuseppe, lo sposo della Madonna. Ora starà sicuramente in Paradiso, felice e contento, a giocare a carte con San Giuseppe... Per noi era famoso per le sue perle di saggezza, frasi lapidarie, frutto della sua vita cristiana attiva e intensa. Non è che era proprio facile seguirlo, perchè se commettevi una stupidaggine anche lieve, provocata magari da una fede ancora povera oppure perché dopo avergli chiesto consiglio poi facevi lo stesso di testa tua, non ti salvava nessuno, te ne diceva tante e tali che ti rimanevano appiccicate addosso per molti anni. (Per crescere nella fede come anche per divenire un uomo, è necessario anche un po' di ruvidità e di durezza, non può accrescersi solo con i "Bravo" e "hai fatto bene lo stesso"). Una volta per mancanza di coraggio avevo fatto diversamente da come mi aveva detto lui e combinato un brutto guaio, mi rimproverò duramente e chiuse il  discorso urlandomi "su le braghe! Su le braghe!". Me lo ricordo ancora, e difficilmente cadrò nello stesso errore. Ma era anche quello che sapeva leggere il tuo  cuore e darti giusti consigli. "Il Signore ti ha fatto ultimamente almeno due Grazie. Ringrazialo". "Devi seguire questa strada, vedrai che il Signore ti aiuterà". Era quello che sentiva tutti sia chi aveva problemi di basso cabotaggio sia chi ne aveva  di catastrofici: a tutti dava tempo e consigli e si ricordava di tutti. Dopo una lunga e dura prova che avevo passato senza perdere la fede, mi disse: "come l'angelo disse a Abramo prima che uccidesse suo figlio-ora so-così dice a te ora che hai passato la prova e gli vuoi ancora bene". Per spiegarci il metodo che usava quando si trovava di fronte a un bivio, "tra due strade io scelgo sempre la più difficile". La fede è importante, lui ne aveva tanta, ma lui era chiamato a fare questo. Ognuno deve fare quello per cui è chiamato dal Signore. E è sicuro che la fede è un dono (non un privilegio di alcuni). E se è uno la possiamo chiedere a chi la può dare


Il Pio

«O Cristo, o morte»



Stavo pensando che una superficie enorme della nostra amata terra è stata bagnata, come irrorata e fertilizzata, dal sangue di chi ha dato la vita per Gesù. Gente che ha preferito morire anche nei modi più atroci, pur di non staccarsi nemmeno un minuto da Lui. Meglio morire. «O Cristo, o morte». Molti pensano al martirio come un’invenzione della Chiesa che ha sempre tenuto il popolo nell’ignoranza (!), ma è difficile pensare a un’invenzione quando le vicende sono riportate sui libri di storia, ma soprattutto quando intere comunità hanno cambiato la vita dopo il loro martirio. Ecco. Pensiamo ai martiri e pensiamo a come noi viviamo oggi la loro stessa fede. Noi non facciamo nemmeno il segno della croce se ci sono persone davanti. Io non sono un martire e fifone come sono non so se lo sarò mai, ma una volta davanti alla macchina del caffè, in ufficio, si stava dicendo il luogo ove ciascuno avrebbe trascorso le vacanze, dopo Vienna, Parigi e Sharm el Sheikh, io dopo aver pensato “ora dico che vado in Francia”, dissi a tutti con orgoglio “io vado a Lourdes”. Due secondi di silenzio, ma gran parte dei colleghi sa che sono cattolico. Piccolezza si capisce, ma per me è stato un onore di cui vado ancora fiero, ma soprattutto sprone per andare avanti. Dobbiamo cambiare il mondo e non farci cambiare dal mondo (sappiamo chi tiene le sue redini). Dobbiamo essere sempre l’avanguardia cattolica. Per noi, come in passato, il motto deve essere ogni giorno «O Cristo, o morte».

Il Pio

Vita e fede



Paolo VI sosteneva che «La dissociazione che si constata in molti tra la fede che professano e la loro vita quotidiana va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo...» (Gaudium et Spes, n 43). Cioè in molti la vita concreta di tutti i giorni va da una parte e la fede dall’altra. La fede non illumina e comprende il lavoro, la famiglia, lo sport... Come dire anche che la fede spesso non c’entra nulla con il lavoro, la famiglia, lo sport… e tutti gli altri particolari della vita quotidiana: sono mondi paralleli pur facendo parte della stesa unica persona. Invece la fede è sincera se ci fa mettere costantemente Gesù al centro della vita, al centro di tutte le cose. Paolo VI promulgò la Costituzione apostolica Gaudium et Spes da dove ho tratto quella frase dell’inizio, nel dicembre del 1965. Oggi purtroppo constaterebbe che in moltissimi manca proprio quella fede che allora vedeva dissociata, infatti le uniche preoccupazioni e gli ideali oggi sono solo quelli materiali delle vita quotidiana. Nella vita di tutti i giorni, è completamente assente la fede. Non per una dissociazione tra vita e fede (per assurdo andrebbe detto "magari fosse!" almeno un rimedio ci sarebbe), ma perché proprio non c’è la seconda, non è stata trasmessa (dopo il 1965 c’è stato il 1968…). La fede si acquisisce con l’ascolto o con la testimonianza di buoni cristiani, segno questo che questi non sono poi molti. Che fare? i buoni cristiani che ancora ci sono mettano sempre Gesù al centro della loro vita (evitino con tutto il cuore quella dissociazione di Paolo VI) e cerchino di non aver paura e di testimoniare in ogni occasione opportuna e inopportuna, la propria fede. E tutti insieme preghiamo il Buon Dio—non possiamo fare altro—che faccia tornare la Fede sulla terra.

Il Pio

"Contrattavano" con Dio...



«“Il perché il Signore fa i miracoli non lo sa nessuno, … Noi vediamo che San Giacomo [della Marca, ndr] ha fatto tanti miracoli, ma tanti non li ha fatti, nonostante ci abbia pregato. Quindi, perché avvengono i miracoli? Solo il Signore lo sa… San Giacomo per esempio alle volte diceva durante la preghiera “io offro la metà dei meriti che ho acquistato, per la conversione di questo peccatore.”…Tanta gente chiede, però non dà, non dà niente, chiede solo. Invece San Giacomo, come altri santi, chiedevano sì, ma davano, offrivano spesso, dicevano: “io ti chiedo questo miracolo e ti offro in cambio, Signore, la penitenza, la preghiera…”. È vero il Signore fa come gli pare, però è certo che quando uno si propone davanti al Signore, non solo chiedendo con fede, ma dando e dando qualcosa che è gradito a Dio, ecco il Signore più volentieri concede. Come faceva anche nell’Antico Testamento, “contrattavanocon Dio. Mosè, Abramo, con Dio contrattavano “Signore se ci saranno 100 giusti? Mi va bene; e se saranno 50? E se sono 10?...”. Bisogna saperci fare con il Signore…  C’è un rapporto di amore, di carità. Ecco questo i santi lo facevano, hanno chiesto tanto, hanno avuto fede, la fede è la prima cosa, però hanno dato tanto al Signore nella vita anche proprio quando chiedevano. Poi i miracoli avvengono anche addirittura quando non c’è fede, è il Signore sempre che fa il prodigio».

(P. Marco Buccolini, conferenza alla Festa del beato Pier Giorgio Frassati 2014, Atti)

Pier Giorgio e il rispetto umano



Il rispetto umano. Ora non si sa più cosa sia: è una frase che al nostro cervello non dice nulla. Si sa cosa sia il “rispetto” e cosa sia “l’umano”, ma messe insieme quelle due parole sono sterili, inspiegabili. (Ed è un brutto segno: significa che nessuno ne ha parlato più per decenni). Eppure fino a un tempo neanche troppo lontano, era molto chiaro il concetto. Il Catechismo di San Pio X—che è uscito del 1912—diceva tra l’altro proprio del rispetto umano: «35. E' utile fare il segno della Croce? E' utilissimo fare il segno della Croce spesso e devotamente, perchè è atto esterno di fede, che ravviva in noi questa virtù, vince il rispetto umano e le tentazioni, e ci ottiene grazie da Dio»; «247. Come si dà prova della fede? Si dà prova della fede confessandola e difendendola, quando occorra, senza timore e senza rispetto umano, e vivendo secondo le sue massime: “la fede senza le opere é morta” (Catechismo San Pio X)». Faccio allora degli esempi di questo atteggiamento (che definirei borghese) per farmi capire: la vergogna di fare un segno di croce prima dei pasti solo perché si è a mensa davanti ai colleghi è agire per rispetto umano, rinunciare a dire un Rosario in pullman per paura di essere visto e deriso, è agire per rispetto umano… (insomma: cosa penserà la gente di me?). Che poi esso rischia di divenire peccato, se si pensa a quello che disse Gesù “chi si vergognerà di Me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi (Lc 9,26)”. E non si può raccontare Pier Giorgio Frassati, senza parlare di come considerava quell’atteggiamento. Nel libro “Mio Fratello Pier Giorgio, La Fede”, di Luciana Frassati, (edizioni Paoline) si legge in una nota che il termine “rispetto umano” ricorre almeno quaranta volte nella varie testimonianze che la gente ha fatto su di lui. Cioè almeno quaranta persone hanno notato questo suo (invidiabile) atteggiamento: “Non aveva rispetto umano”, dice uno, “Era senza rispetto umano” annota un altro... Infatti al cuore di Pier Giorgio interessava Altro: non il rispetto e l’onore del mondo, ma il rispetto verso Dio. Un amico raccontò che tutte le volte che passava davanti a una Chiesa si bloccava e facendo quel profondo segno di croce che tanta gente ammirava: «Interrompeva di colpo il discorso, non era più con noi, senza parlare e senza arrossire come chi non ha mai conosciuto il peso del rispetto umano e può compiere ciò che gli altri fanno con una fretta non indifferente, con una calma olimpica. Egli salutava Qualcuno, non compiva un puro gesto formale (Op. cit. pag. 109). Pier Giorgio proprio non ce l’aveva questo rispetto umano. Come quando si trovò in un rifugio alpino la sera, in compagnia di uno appena conosciuto, all’improvviso interruppe il discorso e disse: «oggi è venerdì, misteri dolorosi, nel nome del…» e iniziò il rosario senza domandarsi se quel giovane montanaro fosse ateo, anglicano, musulmano o testimone di Geova. Oppure quando una volta incontrò Padre Righini in Via Pietro Micca a Torino (che si trova in una zona centrale e trafficata) e si volle far confessare in mezzo alla strada. Come quando difese la bandiera del proprio circolo dalla carica della Guardie reali, finendo in Questura. Come quando—lui figlio di una importantissima e altolocata famiglia torinese—andava in giro per tutta Torino con pacchi e pacchetti da portare ai poveri. Come quando dopo aver aiutato i ferrovieri a spalare la neve e a spostare i bagagli, si mise a sedere nel vagone, cacciò dalla tasca la corona e lentamente recitò in silenzio, davanti a tutti, l’amatissimo rosario… Maledetto rispetto umano! Quante persone hai fatto perdere? Quanti danni hai combinato? Quante tentazioni sono passate attraverso di te? Quanti dispiacere sono stati dati a Gesù? Allora noi, tutte le volte che dobbiamo fare una cosa, qualunque essa sia, piccola o grande, domandiamoci sempre «come avrebbe fatto Pier Giorgio se fosse stato oggi al posto mio?». È una domanda che ci può aiutare in tutte le occasioni. Che mi importa poi, di quello che potrebbe dire la gente di me? Mille volte meglio interessarsi a quello che Dio potrebbe dire di me.

Il Pio

Perché l’Italia deve diventare islamica.



Passando in macchina davanti a una scuola, mentre uscivano i ragazzi, C. disse tra il serio e il faceto «poveri ragazzi, tra un po’ saranno tutti in mano ai musulmani». Gli altri hanno riso. Forse senza andare troppo a fondo della faccenda, C.—che non è né un fervente cattolico (anzi), né un teologo—aveva individuato un problema che non è affatto remoto. Non è stata la sua una questione di razzismo. Questa parola oggi è troppo abusata e serve solo per far tacere il proprio avversario politico, ma niente più (non gliene importa niente a tutti loro). Non è questione di razzismo, è questione di osservare bene la realtà dei fatti, sapere come funzionano da secoli certi meccanismi religiosi e politici. E’ questione di numero e anche di religione molto radicata e poco radicata. E’ una questione di vedere cosa avviene nei Paesi in cui i cristiani sono la minoranza (nel silenzio omertoso dell’Occidente). In Italia come nel resto di Europa, la fede cristiana e la chiesa si stanno sgretolando, quasi sfaldando. I nostri Prìncipi ci confondono continuamente. I nostri capi non ci dicono nulla che abbia a che fare con la fede e la vita. Loro ballano durante la celebrazione eucaristica, fanno vedere “simboli”, fanno “gesti”, cantano, ma niente dottrina per saziare un popolo quasi completamente ignorante in materia religiosa, ma—a loro insaputa—tanto affamato di Gesù. Qualche secolo fa nessuno (di qualunque tipologia politica, mettendo da parte gli odi e le rivalità) avrebbe minimamente pensato di permettere questa invasione (voluta da qualcuno, ormai lo sappiamo tutti, per interessi contro il popolo). Qualche secolo fa gli uomini avevano infatti una fede chiara e che c’entrava con la vita. Oggi abbiamo in pochi una fede all’acqua di rose, inutile. Quanti si perderanno nei prossimi anni? Chi se ne prenderà la responsabilità? Quelli, nel frattempo, tra un gesto e un simbolo, faranno di noi poltiglia quando vorranno. Il titolo di questo post non è una domanda è l’inizio di una spiegazione che avete appena letto (sempre se avete avuto il coraggio di leggerla tutta) che con tanta presunzione, ma anche tanto amore per la Fede e la Chiesa, ho provato a fare nella sola unica speranza, di toccare i cuori dei lettori per accendere in loro una passione per la Fede e la Chiesa .

Il Pio

Prega chi è realista

 

Abituati a un’immagine della santità che s’identifica con una vita calata nello straordinario, siamo sempre alla ricerca del sensazionale nella vita dei santi, rischiando di allontanarli definitivamente dalla nostra esistenza e di considerarli esseri di un altro pianeta o quasi... Ora la vita di un santo è «eccezionale» e straordinaria soltanto nella sua appartenenza a Cristo e nella profonda esperienza del proprio limite e della propria dipendenza da lui. Il santo è colui che più acutamente e drammaticamente ha coscienza della propria miseria e di conseguenza cerca in Cristo la grazia del perdono. Leggendo le lettere di Pier Giorgio si rimane colpiti dall’acuta coscienza che aveva della fede che aveva incontrato: «La fede datami dal Battesimo mi suggerisce con voce sicura: “Da te solo non farai nulla, ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione allora arriverai fino alla fine”. Ed appunto ciò vorrei poter fare, e prendere come massima il detto di sant’Agostino: “Signore, il nostro cuore non è tranquillo finché non riposa in Te”». E in una lettera ad un amico: «Ti raccomando di pregare molto per me, perché ne ho assolutamente bisogno, per avere da Dio la grazia di condurre a buon porto i miei progetti». Altrove ancora: «Solo le preghiere possono ottenere da Dio il miglioramento desiderato». Sono richieste di preghiere tutt’altro che formali, che sgorgano direttamente dalla tremenda serietà, dalla «radicalità» del suo impegno cristiano. Prega chi è realista, chi ha compreso che proprio la preghiera è l’atto più fondamentale dell’umana consapevolezza, prega chi considera più seriamente la propria esperienza umana.

(Tratto da Pier Giorgio Frassati, l’Amico degli ultimi, Primo Soldi, Elledici, pagg. 51-52)

I grulli

Se uno ne parla in questo tono è indubbiamente un razzista e comunque non è un cristiano. Anche se oggi solo il primo è un gravissimo atteggiamento, un disvalore, il secondo invece è un valore (anche per i cristiani stessi: pensate a come stiamo messi!). Però se ne deve parlare, perché prima o poi succederà. La vita e soprattutto la nostra religione ci richiamano a essere seri, uomini veri, a vivere eroicamente in ogni istante e in ogni occasione e non a passare tutto il giorno dentro al cellulare, a chattare, in palestra, per il fisico, per i soldi, per le vacanze, a ridere sguiatamente,a cercare locali serali energizzanti, dimentichi di tutti e di tutto. (Cosa diremo davanti al Tribunale di Dio se abbiamo passato una vita tutta così). Scusate me ne sono passato, riprendo il discorso. Dagli inizi degli anni ’90 l’Italia ha subìto tre imponenti invasioni: quella degli albanesi, quelli dei romeni, quella degli africani e poi se proprio vogliamo essere precisi sul tema, ancorché in misura minore, anche quella dei cinesi, indiani, pakistani, eccetera… Abbiamo cominciato a sentire parlare, negli ultimi anni, di mafia cinese e di quella nigeriana come ferocissime e non ho ancora capito se queste sono o meno peggiori delle mafie nostrane che sono ad altissimi livelli criminali. Con queste invasioni anche l’ordine pubblico sicuramente ne ha risentito. E fino a qui mi sono limitato a narrare la storia in maniera asettica, non sono miei giudizi personali, non è ideologia politica, sono solo fatti certi che stanno sotto gli occhi di tutti (per chi non li ha foderati di fette di prosciutto politico): non è razzismo e io allora posso definirmi tranquillamente un non razzista (cioè, potete continuare a leggermi). E’ poi certissimo: tra tutta la gente che è entrata nel nostro Paese ci sono tantissime ottime persone, affidabilissime, serissime, brave lavoratrici, moltissime anche migliori di noi… e pure questa è storia e non ideologia. La causa di quanto sopra viene indubbiamente da tutti i nostri governanti degli ultimi trent’anni che si sono comportati da esseri vili e senza onore, hanno pensato più ai fatti loro, disinteressandosi del popolo italiano, lasciato abbandonato a sé stesso (come un “si salvi chi può, noi tanto abbiamo sempre il mezzo per fuggire”): agli elettori costoro, strapieni di soldi, di cariche e di gloria, non hanno mai spiegato perché hanno permesso tutto questo (e, oltre a questo,  tanto altro!), ma ne dovranno rendere conto—anche loro—davanti al Tribunale di Dio a cui dovranno spiegare perché hanno abbandonato il popolo di cui erano divenuti ministri cioè servitori. Cavoli loro, mi verrebbe da dire, ma è bene invece pregare sempre per chi governa. Riprendo l'argomento. Un aspetto però va considerato (e cerco di rimanere sempre nella storia). E’ divenuto altissimo il numero degli islamici (e continua a aumentare) e molti di loro vogliono islamizzare l’Italia (lo dicono loro e non è un sentito dire); dopo ci sono quelli che dicono che non è vero e che loro vogliono solo la pace, ma gli attentati tremendi dietro al grido notissimo, i massacri (sconosciuti ai più) dei cristiani in molte parti del mondo, gli omicidi di chi non si vuole convertire,… non li fanno di certo i cristiani (anche qui è sempre storia, fatti, non giudizi personali: controllate pure). Forse—e sottolineo forse—tra qualche anno potremmo subire (Dio non voglia!) l’islamizzazione dell’Italia (la terra dei santi, degli eroi, delle bellezze, della Chiesa, che ha insegnato a tutto il mondo a…). E noi che faremo? Noi! Faremo i grulli e diremo che è giusto, noi abbiamo fatto le crociate, una religione è uguale all’altra? Una cosa è certa. Noi cristiani oggi siamo tanto  mosci, deboli, senza spina dorsale: abbiamo una fede fiacca, una fede non c’entra con la vita, non c’entra con la realtà, non la modifica, non la permea... (come invece è avvenuto per due mila anni fino al 1965) e questo è successo grazie anche a certi ministri della Chiesa (e anche loro qualcosina la dovranno pur spiegare al Tribunale di Dio). Che faremo quando ci verrà chiesto di non credere più a Gesù? Faremo i grulli? I moderni, i progressisti? Saremo pronti a dare la vita per Gesù? Cominciamoci a pensare, ancora un altro po’ di tempo forse lo abbiamo. Io dal canto mio sono tanto preoccupato, perché anche io finirò presto o tardi davanti al Tribunale di Dio e non so cosa mi dovrò inventare per ottenere almeno la condizionale.

Il Pio

Viveva meglio di me dunque aveva ragione


«Viveva meglio di me [il beato Pier Giorgio Frassati, ndr], dunque aveva ragione. A vederlo mi pareva di intendere come era fatto un giovane cristiano sul serio per cui la Fede è la ragione stessa della vita».
 
(Don Cojazzi, Pier Giorgio Frassati, Biografia ed. Sei).

Madre Teresa, venti anni dalla morte





Non se ne parla tanto,ma tra pochi giorni ricorrerà un altro ventennale dalla morte di un personaggio anch'esso assai famoso. Anche allora, quando è morta, venti anni fa, se ne è parlato davvero poco, perchè una Principessa inglese era morta qualche giorno prima e c'era tanto, ma tanto da dire per giorni e giorni. 


Il 5 settembre del 1997 moriva  Madre Teresa di Calcutta. 

Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”. Di conformazione minuta, ma di fede salda quanto la roccia, a Madre Teresa di Calcutta fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di Gesù per l’umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri. “Dio ama ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua compassione verso i poveri”. Era un’anima piena della luce di Cristo, infiammata di amore per Lui e con un solo, ardente desiderio: “saziare la Sua sete di amore e per le anime”.Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, il Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione. Il 20 dicembre 2002 approvò i decreti sulle sue virtù eroiche e sui miracoli.È stata beatificata da san Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003 ed infine canonizzata da Papa Francesco domenica 4 settembre 2016.

Democrazia formale e protestantesimo


Il momento attuale è di massima confusione per il popolo. In genere i due pilastri su cui reggersi, in tempo di crisi sono o lo Stato o la Chiesa, e in certi periodi, anche ambedue. Il brutto che entrambi i pilastri si stanno sgretolando. Mi spiego subito perché non vorrei essere frainteso. Parliamo dello Stato. Noi tutti siamo certi di vivere in una Repubblica democratica. Ed è vero. L’Italia è proprio una Repubblica democratica. Formalmente. Nella sostanza? Noi eleggiamo persone che ci rappresentano, è vero. Ma noi scegliamo le persone che ci impongono i partiti (spesso senza avere alcuna voce in capitolo). Ma questi però non li ha nominati nessuno, la cui origine è talvolta una scissione di un partito, talaltra una lite fra due politici, qualche volta la smania di potere di un altro politico,… Da quando ho iniziato a votare il nome e il numero dei partiti è cambiato centinaia di volte. Nessuno sa poi come i partiti fanno le liste da imporre agli elettori e con quali criteri vi vengono messe le persone: se le più brave, le più intelligenti, quelle che vogliono servire davvero la Nazione e il popolo, o semplicemente le più “convenienti”, (a guardare dai risultati…). Oltre a questo, nelle ultime elezioni nemmeno potevamo scrivere sulla scheda il nome di chi volevamo eleggere! A voler tacere del fatto che spesso abbiamo mandato in Parlamento un soggetto, ancorchè a noi del tutto sconosciuto, perché era nel partito “lilla” di cui condividevamo il programma (o anche solo qualche idea) e dopo poco tempo questo si è venduto al migliore offerente e lo abbiamo ritrovato nel partito “indaco” di cui disprezziamo sia il programma che ogni sua singola e minima idea. E’ democrazia? Sì, certo, formalmente è democrazia e dunque non si può dire nulla. Ma si può pensare…

Parliamo ora della chiesa (la scrivo con la “c” minuscola per farmi capire meglio e non confondere nessuno). Recentemente un cardinale ha detto che una parte considerevole della leadership cattolica sta creando un’altra chiesa: una chiesa di tipo relativistico e protestante. Cioè, in poche parole, stanno procedendo dal di dentro a protestantizzare la chiesa di cui facciamo parte. E questo genera nel popolo di Dio una tremenda confusione morale, dottrinale e liturgica. Quanto detto però dal  cardinale non è il classico fulmine a ciel sereno. Quelli che sono più attaccati alla Chiesa e alla Tradizione (purtroppo sono pochi e malvisti da tutti, cattolici e non) se ne erano accorti da anni. La Chiesa non morirà mai—sia chiaro—e le porte degli inferi non prevarranno mai contro di essa («non praevalebunt!»). La Chiesa cattolica è stata fondata da Gesù, da Dio stesso dunque, e le chiavi di Essa, Lui le ha date in mano a Pietro e ai suoi successori e sarà così fino alla fine dei tempi. Ma come i Parlamentari che cambiano casacca e si vendono al migliore offerente, così capita di venire a conoscenza di gente chiamata a guidare il “gregge” sulla strada di Dio, che è la dottrina e il catechismo, verso la salvezza, fare invece altro: cambiare la dottrina con interpretazioni pazzesche e pericolose, confondere il popolo con consigli salottieri, annacquare il catechismo, preferire gli onori del mondo… La Chiesa non crollerà mai, ripeto, perchè le fondamenta sono su Dio, ma quanta gente si perderà in questa tremenda confusione causata da chi deve invece fare chiarezza? La chiesa non deve andare col mondo, ma guidare il mondo, illuminare il mondo con il suo tesoro che deve conservare come la perla più preziosa che c'è, anche a costo della vita.

Per concludere. A dire il vero dello Stato mi interessa poco, come esso si interessa poco o niente di noi (e questo lo dico con tanto dolore). Continuerò certo a obbedire alla sue leggi e a fare tutto quello che mi impone. Ma col sentimento di uno che è governato da uno Stato invasore. Non è stato certo il popolo a creare l’enorme e insormontabile divario che ormai esiste fra politica e classe dirigente da un lato e gente comune dall’altro. Della Chiesa invece mi interessa e mi preoccupo di più. C’è un affresco del Signorelli, La Venuta dell’Anticristo, nel Duomo di Orvieto (lo vedete nella foto in alto) in cui si vede al centro, proprio dietro la figura dell’Anticristo che ha apparentemente il volto di Gesù (ma lo sguardo è cattivo), attorniato da numerosi fedeli, un gruppo 
isolato di sacerdoti e di gente comune che alla luce delle scritture, della Dottrina, del Catechismo e della Tradizione, capiscono l'inganno e il male che quello sta dicendo, se ne distacca e non lo segue. Dobbiamo andare dietro a questi. Dobbiamo creare comunità in cui la fede vera in Gesù può essere conservata e diffusa.
Il Pio

Qualcosa possiamo fare. Inadimplenti non est adimplendum.


Non è un’idea mia, ma la riprendo volentieri e la propongo per la nostra situazione. Ormai tutti abbiamo chiaro in che mani stiamo. In particolare che razza di tipi siano i proprietari di quelle mani. Dal più piccolo comune fino al Governo, passando trasversalmente negli ultimi quaranta anni, chi ci governa è stato sempre uguale, anche se la sua bandiera era diversa e passava dalla tonalità del bianco al nero, transitando per il verde, il rosso, l’indaco e il violetto. Quarant’anni e oltre di sfruttamento e di bugie. Quarant’anni di cose non fatte o fatte male (non faccio esempi: li conosciamo bene). Quarant’anni di prese in giro. Quarant’anni di gente incongrua che malgoverna e si arricchisce alle nostre spalle (certo non tutti—questo va detto—ma viste le conseguenze, si può stabilire che sono stati e sono tanti). Con così tante prove, con così tanta esperienza accumulata in tanti anni, dobbiamo sicuramente concludere che la politica non ci salva e non ci salverà e che i partiti politici sono tutti uguali e saranno sempre tali: hanno tutti gli stessi identici fini (al di là di come si chiamano e di che cosa si vantano o si riempono la bocca) e i suoi componenti ragionano sempre storto e tutti nello stesso modo, un modo comunque privo di ideali veri e con scarsissima considerazione per il popolo (le persone esistono solo perché votano e pagano le tasse, questo pensano di noi). Qualcosa noi cattolici possiamo fare, però. «Inadimplenti non est adimplendum», è un cardine del diritto romano per cui è sempre  giusto e legittimo che all'inadempiente non sia dovuto l'adempimento. Dunque se chi sta al potere è scorretto e non adempie a quello che deve per legge fare, a questo è giusto non adempiere. Ovviamente non violando la legge, questo mai! Ma si può fare non puntellando più il sistema dei partiti e della politica che "sostiene" la nostra cara Nazione. Prima o poi il sistema imploderà e si sfascerà su se stesso e naturalmente i danni li pagheremo tutti noi, povero popolo, e non quelli che hanno distrutto e causato tutto. Quello che possiamo intanto fare è costruire, in alternativa ai partiti, nuove comunità in cui la fede in Gesù e nella Chiesa possa essere mantenuta e diffusa. In cui possano nascere quelle opere che i cristiani hanno sempre fatto dall’inizio della storia. In cui la gente si possa aiutare e sostenere reciprocamente. E forse questo ci potrà salvare e ci permetterà di vivere in Italia come esseri umani. E la preghiera ci può aiutare.

Il Pio

Vade retro Satana! Soldi, Potere e Lussuria le tre funi del demonio

Anche oggi, come sempre nella storia dell’umanità, si ha la granitica certezza, che i soldi possano essere la soluzione a tutti i problemi della vita. Anzi, la risposta al mistero stesso della vita. Il presupposto di tutto il discorso è che ogni uomo ha il desiderio della felicità e tutto quello che fa, nel bene o nel male, è per raggiungere questa. Uno va dietro ai soldi, come al potere o al sesso, perché desidera per sé una felicità che duri per sempre e che coinvolga tutta la vita, e vede dunque nell’abbondanza di quegli aspetti, la soluzione finale a questo desiderio naturale. Va ricordato però che le tre funi tramite cui il demonio ci lega più facilmente a sé, sono (proprio) i soldi, il potere, la lussuria. Almeno con una delle tre può facilmente avvinghiare ciascuno di noi e assicurarci, alla fine del giro, un posto al “calduccio” nella sua dimora. Soldi, potere e sessualità sono una parte importante della realtà in cui viviamo, dunque dobbiamo usarli bene e correttamente. E così, perché non ci facciano del male, devono essere appoggiati sulla base grande e solida della Fede in Gesù. Compresi e usati alla luce di quella Fede e mantenuti in strada dall’intelletto che il Signore ha dato a tutti. Potere, soldi, lussuria, infatti se non li dominiamo noi, con il nostro intelletto e con la nostra Fede, succede che quelli, prima o poi, prendano il sopravvento sul nostro (povero) intelletto e sulla nostra (scarsa) fede e siano poi loro—o anche uno solo di loro—a dominare tutta la nostra vita. Come il Capitano di una nave che è invece un infame traditore: quello non ti porta dove vuoi tu (e per questo lo avevi pagato con tutti i soldi che avevi), ma quando non te ne accorgi, ti porta sull’isola dei pirati da dove non si ritorna. Quella felicità che tutti cerchiamo, naturalmente, cordialmente, ce la può dare solo Gesù. E allora ricordiamocelo sempre. Tutti e tre—potere, denaro e lussuria—sono le funi con cui Satana ci tiene attaccati a sé. E allora qui come non mai, ci sta proprio bene un vade retro Satana!

Il Pio

Soldati di Cristo



304. Che cos'è la Cresima o Confermazione?

La Cresima o Confermazione è il sacramento che ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, e ce ne imprime il carattere.

309. In che modo la Cresima ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo?

La Cresima ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo dandoci l'abbondanza dello Spirito Santo, cioè della sua grazia e de' suoi doni, i quali ci confermano o rafforzano nella fede e nelle altre virtù contro i nemici spirituali.

313. Che significa l'unzione che si fa sulla fronte in forma di croce?

L'unzione che si fa sulla fronte in forma di croce, significa che, il cresimato, da forte soldato di Gesù Cristo, dovrà portar alta la fronte senza arrossire della Croce e senza aver paura dei nemici della Fede.

314. Che significa il leggero schiaffo che il Vescovo dà al cresimato?

Il leggero schiaffo che il Vescovo dà al cresimato, significa che questi deve essere disposto a soffrire per la Fede ogni affronto e ogni pena.

(Catechismo della Dottrina Cristiana, detto di Pio X)

La Nuova Evangelizzazione contro la nuova evangelizzazione.


Quarant'anni fa ero a un incontro in cui si parlava di Nuova Evangelizzazione. Probabilmente non avevo capito niente di tutto il discorso e pensavo che bisognasse riannunciare il Vangelo a un’Italia ormai quasi completamente scristianizzata, al limite del paganesimo, quasi come ai tempi di San Pietro, San Paolo e San Giovanni. Mi fu detto invece che ora occorreva evangelizzare con nuovi metodi, perché quelli vecchi erano ormai superati. «Quali?» chiesi con entusiasmo. «Li dobbiamo trovare insieme». Poi la vita andò avanti e non seppi più nulla di quell’argomento che quasi dimenticai. Recentemente, passati dunque oltre quarant'anni da allora, mi trovai a ascoltare ancora sul tema della Nuova Evangelizzazione. «Bisogna evangelizzare con nuovi metodi», è stata la conclusione di tutto il discorso. «Quali?» chiesi nuovamente, questa volta però con meno entusiasmo. «Li dobbiamo trovare insieme». Le stesse identiche parole, lo stesso tono “speranzoso”, la stessa identica espressione del volto, la stessa sicurezza di quarantanni prima, l’unica cosa che era cambiata la persona che diceva la frase. Non dissi nulla, ma tornai a casa triste. Molto triste.

In tutti questi anni dunque, mentre noi stavamo cercando, rispettosamente, delicatamente per non turbare troppo, quei nuovi metodi per evangelizzare, altri, illuminati da meno nobili ideali, senza nessun rispetto e con tanta cattiveria, ma soprattutto senza trovare alcun ostacolo, procedevano a spron battuto con un altro tipo di “nuova evangelizzazione” del mondo e di ogni singola persona. Un’evangelizzazione che ha imposto un pensiero unico e dominante in cui la normalità è divenuta irregolare, in cui a pensare cristiano ci si deve vergognare, in cui a parlare cristiano si rischiano brutte conseguenze. E così questa nuova evangelizzazione, maligna, ha sparso nei cervelli e nei cuori di tutto il mondo enormi menzogne, ha portato frutti malvagi e cattivi. Un nemico terribile infatti è stato fatto entrare dentro le mura perché molti, anziché difendere le proprie pecore, pensavano a altro e cercavano di essere politicamente corretti e apprezzati dal mondo. Nulla pertanto, viene anteposto per contrastare quel terribile pensiero unico e dominante.

E’ successo che in pochi decenni quasi tutto è scomparso: un’Italia che era quasi tutta cristiana, permeata di cristianesimo fin nel midollo, non esiste più. La maggior parte della gente segue solo se stessa, quando non i maghi col turbante, quando non i politici, riponendo in loro tutte le speranze.

Senza la roccia della fede e della religione a cui restare ancorati, l’uomo è spesso preda del primo vento che soffia o dell’idea che viene proclamata da chi urla più forte. L’unico contrasto a quella cattiva nuova evangelizzazione è rievangelizzare. Coi vecchi metodi che sono andati bene almeno per 1950 anni, in attesa dei nuovi. Portare cioè Gesù Cristo a tutte le persone, senza rispetto umano, cioè senza pensare se sia opportuno, corretto, rispettoso, facendo conoscere il vangelo, il catechismo, certo, sempre dentro un’amicizia, perché la dinamica della fede è sempre quella dell’incontro, è sempre un’amicizia che fa nascere in una persona la voglia di seguire Gesù, di divenire cristiano. Così aveva fatto Gesù che chiamò amici gli apostoli. Così avevano fatto san Pietro e san Paolo. Così dobbiamo continuare a far noi, in una terra sempre più senza fede e senza speranza. Mentre è in corso un’enorme migrazione di gente di fede islamica, mai vista in tutta la storia.

Il Pio


a), b), c), d), e), f).



Ero capitato in un incontro con persone a me sconosciute. Un amico caro infatti mi aveva chiamato e ero andato ignorando comunque il motivo. Dovete innanzitutto sapere che tutti gli incontri hanno, in genere, lo stesso procedimento: a) l’organizzatrice (in genere è sempre femmina) impone a tutti di mettersi in cerchio; b) la stessa ordina poi a ognuno di presentarsi, di dire perché mai si sta lì e cosa ci si aspetta; c) l’organizzatrice impone poi il tema su cui ognuno è obbligato a rispondere; d) si apre la discussione e spesso succede che uno sostiene un argomento che non c’entra nulla, l’altro parla di un’altra cosa, un terzo tocca i massimi sistemi…; e) l’organizzatrice conclude; f) saluti. Normalmente quasi tutti gli incontri seguono questa rigida procedura e tutti tornano a casa contenti.

La persona che tirava le fila di quell’incontro, esauriti senza problemi i punti da a) a c), decise che il punto d), cioè il tema su cui si doveva dibattere, era “la fede”. Contrariamente alla prassi consolidata, quell’argomento ha fatto infervorare gli animi e tutti sono rimasti aderenti al tema. E così mi sono trovato da solo contro tutti. Io infatti avevo dato per scontato che, tenendosi la riunione in un salone parrocchiale, l’ambiente fosse, almeno in gran parte, cattolico. Mi sbagliavo. Dunque: 1) la fede è servita alla Chiesa per tenere sottomesso il popolo; 2) tutte le religioni sono uguali basta che si creda in Qualcuno; 3) tutte le Religioni sono state come oppio per i popoli; 4) i preti sono pedofili, i cardinali hanno gli attici, mentre la gente muore di fame e via su questo tono, sentito ormai migliaia di volte, ma sempre stomachevole. Ho provato a dire che non è possibile tenere un popolo sottomesso per duemila anni e qualunque dittatura prima o poi cade, non regge mai al tempo e che dalla fede Cattolica sono nate tantissime belle Opere, ottimi modi di fare, tanta bella arte che ancora apprezziamo e utilizziamo e che moltissima gente ha fatto tanto bene perché era cattolica (mentre se la religione fosse stata un’imposizione, un oppio o che altro, nulla di questo sarebbe potuto accadere). Niente da fare, mi saltavano tutti sulla voce alcuni arrabbiati, altri ridevano. Se poi si parlava di rispetto per la fede Islamica, ebraica, induista… tutti erano d’accordo, ma se si parlava di fede cattolica tutti erano per il disprezzo e il contrasto. Arriviamo così al punto e) dell’iter. L’organizzatrice conclude e ci fa capire che oggi eravamo tutti insieme giunti finalmente a dimostrare che non esiste una Verità (che è tale solo se è per tutti, mentre se non va bene anche a una sola persona non può essere la Verità), ma esistono tante verità: ogni gruppo ha la sua e è giusto che sia così. Tutti d’accordo, brava all’organizzatrice.
A questo punto ci fu il colpo di scena. Violando gravemente il rigido protocollo degli incontri, mi intromisi nella conclusione per dire: “Va bene. Però se io dimostro a uno che non la pensa come me, che la verità non è quella che pensa lui, ma quella che gli dico io perchè glielo dimostro in maniera chiara, con la mia vita e con fatti certi e lui si convince alla fine che ho ragione. E se faccio la stessa con altre persone e convinco tutti di questo, si può dire che c’è una Verità?”. L’organizzatrice mi risponde che non era quello il problema e che la conclusione era quella che aveva dato lei e è passata al punto f).

Ma i Cristiani questo hanno fatto, a cominciare dagli Apostoli. Questi sono andati per il mondo convincendo di quanto fosse bella e vera la fede che Gesù aveva insegnato loro. La gente ne fu convinta e attratta perchè avevano di fronte gente davvero cambiata dalla fede e anch’essa si mise a testimoniare—anche con la vita—che Gesù è la Verità e questo via via nei secoli fino a oggi. La Verità se è tale non può essere che una. Uno può anche dire che per lui il sole è nero, ma il sole non è nero. Il relativismo è la legge di oggi, è vero, ma nessuno ha dimostrato che esso possa essere un fondamento valido e solido per tutta la nostra vita.

Ci lamentiamo tanto che va male il mondo. Ma per far andare bene le cose ci vuole che quanta più gente possibile vada dietro a Gesù con fede e amore. Ma siccome questo per molti è una stupidaggine: il cristianesimo è solo l’attico dei cardinali, l’oppio dei popoli, lo strumento in mano ai potenti… bene aspettiamoci un mondo sempre più brutto e un’Italia sempre più in mano a gentaccia.
Il Pio

Sono felici perché hanno Cristo.

Sembra che i problemi del mondo siano limitati all’Ucraina, a Gaza, all’Iran e a poco altro. Nel silenzio più totale, anche di chi dovrebbe ...