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Non accadrà mai nulla



“I concittadini colpiti non saranno mai lasciati soli e avranno sempre accanto la solidarietà delle Istituzioni” disse un importante uomo politico all’indomani del terribile terremoto in Umbria del 2016. Da quello che so, da allora sono passati quattro governi di diverso colore politico e altrettanti commissari, ma poco o nulla è cambiato.... Alla faccia dunque delle Istituzioni vicini e solidali col popolo. A questo si aggiunga gli sms solidali che moltissimi italiani hanno inviato per donare soldi; soldi che pare non siano mai arrivati a destino (si sono fermati prima, probabilmente). Per me questa è la prova provata di quanto noi italiani, povero popolo, siamo abbandonati, siamo soli: nessuno ci aiuta e nessuno ci difende. E’ sempre così. Le Istituzioni hanno spesso altro a cui pensare, loro devono litigare per come spartirsi il potere e per questo motivo compiono atti inspiegabili, imprevedibili, illogici, distruttivi talvolta, che tra l’altro vanno spesso a sfavore del popolo, ma in effetti giusti solo sulla base della logica (illogica) della politica. Sappiamolo. Nonostante questo ci sono ancora italiani (e sono molti purtroppo) che si arrovellano per la politica, che litigano per essa con gli amici che così diventano nemici perchè dell’altra parte. Ma l'una e l'altra parte vedono il cittadino solo in quanto elettore e basta. Dobbiamo sempre tenere a mente che tutti noi popolani siamo sulla stessa identica barca, abbandonata dal comandante e dai suoi ufficiali (che continuano comunque a ricevere lo stipendio da comandante e da ufficiali oltre alla pensione). Ci restano pur sempre i mozzi e su quelli forse potremmo riuscire a contare per far navigare la barca. Noi però possiamo sempre non puntellare più questa politica maledetta, sempre nei limiti del legale ovviamente. E questo potrebbe anche essere un terremoto, ma non della terra che è sentito solo dal popolo, ma uno 
 tale che possono sentire solo i politici. Ma siccome il politico doc non sente minimamente la voce e soprattutto il volere del popolo, e fa solo quello che il partito vuole, succederà che anche così non accadrà nulla. Signore abbi pietà dell'Italia. 

Il Pio 

Dies irae


Il 28 dicembre 1908 alle ore 5.20 del mattino, nella zona di Messina avvenne un terribile terremoto (uno tra i più potenti della nostra storia). 37 secondi del grado XI della scala Mercalli, cioè quello che definisce la scossa “catastrofica”. Erano passati pochi giorni dopo il Natale, il clima era festivo, sereno, lieto (un terremoto non può avvenire nel periodo di Natale!). Avvenne poi di mattina presto, molta gente dunque stava a casa a dormire e lì dentro fu sorpresa. Molti di quelli che riuscirono a salvarsi, anche uscendo dalle macerie, fuggirono sconvolti verso la spiaggia, luogo ritenuto sicuro per lo spazio aperto. Di lì a poco però avvenne un gigantesco maremoto con onde anche di 13 metri. Morirono tra le 90.000 e 120.000 persone. Buoni, cattivi, ricchi, poveri, giovani, donne, preti, soldati, garibaldini, deputati, scrittori, nobili, plebei, cattolici, atei… Il terremoto, come d’altra parte il maremoto e gli altri cataclismi, sono, si fa per dire, dei galantuomini, non sono cattivi in sé, fanno solo quello che gli è stato detto di fare dal Creatore che ha impostato le cose in un certo modo, proprio nel modo in cui esse devono funzionare. Se non riusciamo a capire il loro funzionamento non dipende dal Creatore, ma da noi che siamo un po’ limitati essendo sue creature. Forse le capiremo, forse no… non importa a volerla dire tutta. I cataclismi non hanno colpa se nel mondo è entrato il peccato originale. Loro potevano starsene comodi a casa in pace senza, fare niente. Ma sono stati coinvolti pure loro nelle colpe dei nostri progenitori. E c’è una altra riflessione. «…O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo (Lc. 13, 4-5)» ha detto Gesù. Ecco ci dobbiamo convertire: terremoti e maremoti e quant’altro del genere devono essere per noi una preoccupazione secondaria: prima deve essere quella della conversione e del salvarci l’anima. Il dies irae è il giorno finale in cui Dio dirà “basta!” e tutto si chiuderà. E ci sarà la resurrezione nella carne. Ma quando moriremo (il brutto è proprio che non sappiamo quando) andremo subito davanti al tribunale di Dio per essere giudicati su quello che abbiamo fatto e che non abbiamo fatto, sui peccati e sulle omissioni, sulle opere buone e quelle cattive. E subito finiremo o all’Inferno, o al Purgatorio, o in Paradiso. Dio infatti è misericordioso e giusto. Insomma dobbiamo convertici e voler bene a Gesù… O quelle tra le 90.000 e 120.000 persone di Messina e zone circostanti, sulle quali crollò all’improvviso un tremendo terremoto e uno spaventoso maremoto e le uccise tutte, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Messina? Di tutti gli abitanti d’Italia? Di tutti gli abitanti del mondo? «No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo (Lc. 13, 5)».

Il Pio

Dimenticanza e Potere


La Messa nella notte di Pasqua l’ho passata a Norcia, dai monaci, in una baracca di legno. Per arrivarci abbiamo dovuto fare un lungo giro e quella distanza che prima si faceva in un’ora, adesso si fa in due. Tutto se non è completamente crollato, quanto meno è inagibile o pericoloso. Dalla strada si vedevano quei paesi, un tempo allegramente incastonati sulla montagna e bellissimi nelle sue illogiche linee medievali e che tante volte si erano visitati, ora divenute un cumulo di macerie. E questo mette addosso tanta tristezza. Soprattutto al pensiero che sotto quelle macerie ci sono stati i morti e che i vivi che sono scampati alla furia devastante del terremoto, hanno perso tutto. La prima idea che viene in mente passando lungo la strada, è una preghiera “Signore preservaci dai terremoti. Fa’ che mai possa succedere anche a noi”. Poi è immediata la seconda: “Signore aiuta tutti i terremotati, stai loro vicino”.

Quello che si sa dalle parti nostre, è che poco o nulla è stato fatto in quei luoghi. E qui deve venire in mente una conclusione nella nostra mente. La forza del Potere e della Politica è soprattutto nella dimenticanza del popolo. il popolo si scorda tutto, ma proprio tutto. E i politici possono dire e disdire quello che vogliono nel tempo di un battito di ciglia. Dopo la prima devastante scossa di terremoto, a esempio, a agosto scorso, subito le più alte cariche dello Stato hanno detto che tutto sarebbe stato risolto in poco tempo. Poi probabilmente ci sono state questioni ben più importanti di questa. E’ ovvio.


La forza dei politici è nella dimenticanza del popolo, ma anche nel fatto che gran parte di questo, se non tutto, pensa che ogni cosa può essere risolta solamente dai politici e dalla politica e pertanto si accanisce e si infervora per essi o per essa. Tutti sono convinti che basta cambiare una persona al Governo e tutto funzionerebbe a meraviglia. E tutti sono anche convinti che gli attuali leader siano davvero diversi uno dall’altro e ognuno di loro abbia una propria idea, ferma e giusta, diversa dall’altro. Purtroppo non ci dovremo dimenticare che al potere sono andati tutti e che poco o nulla è mai cambiato in Italia (da decenni!). Il consenso: questo è ciò che conta in politica e ogni politico questo solo cerca. Il potere: questo è la seconda cosa che fa muovere il politico doc. Il popolo a loro serve solo perché va a votare e gli permette di avere una poltrona, ma poi ognuno a casa sua. A chi interessa davvero il bene della gente e dell’Italia? Purtroppo il discorso finisce qui. Ma noi siamo ancora sicuri che basta che vada su il sig…

La politica è un sistema che si autorigenera, sempre uguale a se stesso, non ci saranno mai cambiamenti (in bene). In Italia è così, forse all’estero è diverso, forse un giorno cambierà, ma non facciamoci illusioni. Infine. La politica comunque non ci salverà. La nostra speranza può venire solo da Gesù Cristo e dalle Opere che il Suo Spirito ci convince a fare, con la Sua simpatia e inventiva.

Il Pio

Né il dopo, né il prima, né il perché





Il terremoto è un gran brutta cosa. Viene all’improvviso, è imprevedibile. Può capitare in ogni luogo. Spesso arriva nel cuore della notte e ti svegli, trema tutto, e non sai cosa fare. E’ così. Dalle parti mie la scossa non ha provocato gravi danni, solo tanta paura. Poi vieni a sapere che tanti paesi che conoscevi bene, sono stati distrutti e tanti sono i morti rimasti sotto la macerie. E non si può fare nulla. Ci si chiede amaramente il perché, ma la risposta nessuno ce l’ha. Arrivano le massime cariche dello Stato e dicono che tutto sarà rimesso a posto. Arrivano le indagini delle Procure per vedere se ci sono i colpevoli. Di certo  alla fine tutto sarà rimesso a posto e i colpevoli saranno assicurati alla Giustizia... Speriamo bene. Ma altro ci deve preoccupare. 
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Quello che deve far pensare un terremoto non è né il dopo, né il prima, né il perché. Sì anche quello, ma non solo. Tutti i morti, tutti i feriti, tutti gli sfollati la sera prima sono andati a dormire nella certezza assoluta che il domani sarebbe stato un giorno come quello appena trascorso. Di sicuro. Nessun dubbio. Ogni sera si va a dormire e ogni mattina ci si rialza per fare le cose che si fanno sempre. Questa è la regola. Tutto va bene e va avanti. Nessuno vuol pensare a altro. Gesù ci ha detto però che se il padrone di casa sapesse l’ora in cui arriverà il ladro non si farebbe scassinare la casa. L’ora in cui arriverà il ladro o il terremoto o qualunque altra cosa, nessuno la sa. Il fatto è che si deve stare sempre pronti: ogni giorno, ogni istante potrebbe essere l’ultimo. E questo non significa vivere depressi e tristi, ma il contrario. Significa vivere bene, eroicamente, dando l’esatto peso a ogni cosa, passando bene le giornate, evitando di cadere nel peccato, vivere cioè in grazia di Dio, sapendo che prima o poi dovremo presentarci davanti al Tribunale di  Dio. La Chiesa questo ce lo dice da sempre.
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Oggi nessuno ci dice questo, la morte e la sofferenza devono essere nascosti altrimenti non si vive bene e spensierati. L’ideale borghese che in parte abbiamo tutti, è proprio una vita spensierata e tranquilla, in cui tutto è sotto controllo e in cui non ci si deve preoccupare di nulla. Ma la morte e la sofferenza ci sono e nessuno al mondo ce le può togliere e ci vengono a dire che la tranquillità e la spensieratezza sono sentimenti pericolosi che è bene evitare. E più che nasconderle allora è opportuno conviverci, vivendo di conseguenza, rinnegando quell’ideale borghese, falso e pericoloso, per abbracciare l’Ideale che è Gesù Cristo.
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Terremoti, morte, sofferenza… in una visione pagana della vita sono una sfortuna, un disastro. In una visione cristiana della vita essi hanno un senso, perché se Dio ha creato così il mondo un motivo ci sarà. Un motivo buono di sicuro. Al momento incomprensibile, ma un motivo buono di sicuro.


Il Pio

Ascoltare e sentire.

San Paolo diceva che la fede passa attraverso l’ascolto ( Fides ex auditu ). La fede non è infatti—fatti salvi casi particolarissimi—un'...