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Giudici e Sacerdoti che meritiamo
L'illusione che la vita sociale e quella delle istituzioni dipenda da chi ne è al vertice, crea aspettative infondate e falsi bersagli al punto da ritenere che, cambiando quelle persone, il problema sia risolto. "I popoli hanno i giudici e i sacerdoti che si meritano", dicevano gli antichi, e ciascuno ha da riflettere sulla misura della propria responsabilità, mentre ci si lamenta e si auspica il "cambiamento" (...) Il mondo che vogliamo nuovo ed umano ci mobilità tutti e ciascuno impegna al meglio, con coraggio e libertà di spirito. E' una sfida che ci investe, anche per preparare un futuro fecondo ai nostri figli.
(Giuseppe Filippini, "A ruota libera. Sulla Cooperazione e altro", ed. Confcooperative Lombardia, cap. "La difficoltà di guardarsi dentro", giugno 1993, pag. 19).
Cambiamento e irrealtà
Leggendo i giornali di oggi, sembrerebbe che la vicenda dell’attuale Governo Conte sia a un passo dalla sua conclusione, dopo poco più di un anno. Si sono “ammazzati” tra di loro, mi è sembrato. Eppure all’indomani dalla sua elezione gran parte del popolo italiano gli aveva dato una straordinaria fiducia e con essa era nata anche una insolita speranza. Speranza e fiducia che forse non si erano mai viste prima. E invece prima del previsto cade tutta la prosopopea di un Governo che si è voluto subito chiamare del “cambiamento”. Un cambiamento che però non è riuscito a cambiare se stesso. Dico questo con rammarico e tanto dispiacere e non perché tifi per altre coalizioni. Quando mi chiedono da che parte sto, dico sempre irrealisticamente che sono monarchico (è vero), figuratevi. Io vorrei invece che l’Italia diventi un Paese sano, normale, libero e—perché no?—cattolico. Ma questo mio grande desiderio, per come stiamo messi e alla luce della recente storia, sembra circoscritto dentro la categoria delle utopie più assolute anche se non ci vorrebbe nulla a far divenire l’Italia uno Stato così. Noi italiani abbiamo ricevuto tremende delusioni da destra e da sinistra, da centro, da sopra e da sotto. Ora che faremo? Di sicuro non ci dobbiamo fidare più dei politici: di danni ce ne hanno fatti molti. Votiamoli, se vogliamo, ma non speriamo che il cambiamento possa derivare da loro. L’uomo non potrà mai cambiare niente e nessuno, se non mette la sua vita nelle mani di Gesù. (Anche se i primi traditori sono spesso proprio i cattolici in politica). Il potere è una brutta bestia e spesso ti domina e ti guida dove vuole lui, se non abbiamo punti fermi e certi. Preghiamo per l’Italia, preghiamo per i nostri governanti, preghiamo per noi. Forse il Signore cesserà il suo sdegno contro di noi e ci manderà la sua grazia.
Il Pio
Fieri di essere italiani!
Gli italiani sono forse l’unico popolo a odiare se stessi: “solo gli italiani…”; “mi vergogno di essere…”; “gli altri Stati sì che…” e via camminando. Eppure motivi per essere fieri della nostra identità, della nostra storia, nella nostra cultura, nella nostra tradizione ce ne sarebbero a iosa, ma sarebbe inutile elencare tutto, quelle idee non sarebbero mai annullate. Ciò che però nessuno mi toglierà mai dalla testa, è che non siamo contenti di essere italiani, per i continui malgoverni che abbiamo subìto. Nessuno dei nostri governanti si è mai preoccupato davvero del popolo, ha agito per il bene del popolo. E è stato un continuo peggiorare su questa strada. Angherie. Tasse. Burocrazia. Superficialità. Abbandono. Niente. E il popolo non solo abbandonato, ma considerato anche nemico dallo Stato ha agito di conseguenza. E poi vedete cos’è la politica? Uno scannarsi l’uno contro l’altro, frequente cambio di casacca, tornaconto solamente del proprio partito, urla, tattiche, ostruzionismo, soldi e potere... ho detto giusto? Manca qualcosa? Si può mai fare il bene di un popolo così? Ma il problema siamo noi. Se anche noi continuiamo a litigare per la politica, non ne usciremo mai. Ma non ne usciremo mai lo stesso. Quanti politici da cinquant’anni a oggi, sono da rimpiangere per quanto sono stati o sono bravi? Il cambiamento infatti potrà venire solo dal basso. Da un popolo educato al Bene, alla Giustizia, al Pubblico, al Bello, al Buono. Manca chi educa allora, un tempo era la Chiesa a farlo: ora però ha ben altri pensieri per la testa. Non ne usciremo mai allora.
Il Pio
Logica e conversione
…Ci ricorda che la logica di Dio è sempre «altra» rispetto alla nostra, come rivelò Dio stesso per bocca del profeta Isaia: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, / le vostre vie non sono le mie vie». Per questo seguire il Signore richiede sempre all’uomo una profonda con-versione - da noi tutti -, un cambiamento nel modo di pensare e di vivere, richiede di aprire il cuore all’ascolto per lasciarsi illuminare e trasformare interiormente. Un punto-chiave in cui Dio e l’uomo si differenziano è l’orgoglio: in Dio non c’è orgoglio, perché Egli è tutta la pienezza ed è tutto proteso ad amare e donare vita; in noi uomini, invece, l’orgoglio è intimamente radicato e richiede costante vigilanza e purificazione. Noi, che siamo piccoli, aspiriamo ad apparire grandi, ad essere i primi, mentre Dio, che è realmente grande, non teme di abbassarsi e di farsi ultimo. E la Vergine Maria è perfettamente «sintonizzata» con Dio: invochiamola con fiducia, affinché ci insegni a seguire fedelmente Gesù sulla via dell’amore e dell’umiltà.
(Benedetto XVI, Angelus, Castel Gandolfo Domenica, 23 Settembre 2012).
(Benedetto XVI, Angelus, Castel Gandolfo Domenica, 23 Settembre 2012).
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