Déjà vu. Già visto. Anche nel ’68 c’erano scontri violentissimi tra i giovani e le Forze dell’Ordine. Qualche morto c’è pure scappato di tanto in tanto. Anche nel ’68 c’erano le così dette espropriazioni proletarie che erano sostanzialmente furti e saccheggi nei negozi, mascherati da opere pie e popolari. Ed anche allora, se intervistavi un giovane sui fatti di piazza, la riposta era spesso stereotipata, sempre la stessa, quasi per tutti. E ciò proprio come quanto sta accadendo oggi, con la piccola differenza che ora in piazza vanno anche gli stranieri molti dei quali hanno in mente idee non proprio democratiche. Anche allora la politica aveva le sue colpe per quegli avvenimenti per le quali però, nessuno pagò, come anche oggi nessuno pagherà: la politica—chissà perché—se la sfanga sempre. Il brutto della storia però, è che dopo il ’68 successe il terrorismo rosso e nero ed una stagione tristissima e dolorosissima per l’Italia. Dunque, se questo che sta accadendo è proprio un déjà vu, aspettiamoci allora il peggio, sul principio mai contraddetto dei “corsi e ricorsi storici”, secondo cui la storia normalmente non procede in linea retta, ma segue un andamento ciclico in cui eventi, crisi o fasi sociali tendono a ripetersi nel tempo con caratteristiche simili. Aspettiamoci dunque il peggio. Peggio che—come sempre—chi può non vorrà fermare e chi non può, evidentemente, non potrà evitare. Peggio il cui fondo è sempre più in basso. Quanto a noi restiamo saldi nella Fede. Nella speranza che, se la storia è tutto un corso e ricorso,... "Adda passà 'a nuttata!"






