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Pazienza


Raccogliendo alcune idee sparse per il mio cervello, mi è venuto in mente una cosa. Il concetto è sempre quello: “è la somma che fa il totale” (come diceva Totò). E così, dopo la prima, la seconda, la terza, la quarta,... la milionesima,… che ci hanno fatto…. E’ appunto la somma che fa il totale e il totale è il punto di rottura della nostra limitata pazienza. Perché è una questione fisica e non di politica, morale o di religione, a un certo punto la pazienza finisce, per forza, magari tra mille anni o solo tra venti… ma quando la pazienza è finita gli uomini certamente deboli, ingrati e spesso limitati, non vedono più bene, come con il fumo negli occhi, e potrebbero fare qualcosa che non avevano fatto prima. Noi viviamo in un Paese che (solo negli ultimi anni) rischia una spaventosa invasione islamica (che non è una passeggiata); che in questi giorni, sta pensando di pubblicare una legge che impone—con le manette—alla maggioranza il pensiero di una minoranza (non è questa la democrazia); che è perennemente in crisi economica e spessissimo “bandiera nera” per qualunque cosa in Europa o nel Mondo; che è pieno di delinquenti che sono nati inizialmente solo sotto il tricolore e successivamente sotto una miriade di altre bandiere; in cui la gente ha perfino paura di finire in mano alla giustizia per l’imprevedibilità delle sue sentenze e comunque non si sente protetta; con una classe politica sempre più peggiore, costosa, dannosa o se ci va bene, inutile; sommersi dai rifiuti; strangolati dalle tasse; abbandonati a noi stessi… E poi con una parte della gerarchia cattolica che non si sa cosa dice, mettendo il dubbio nel popolo di Dio, più prossima alla politica temporanea che alla Dottrina eterna. Sempre Totò diceva “ogni limite ha una pazienza”. Quel limite sarà raggiunto prima o poi, e la pazienza di conseguenza finirà. Avanguardia cattolica! Mi sembra giunto il momento di lavorare per creare in Italia un mondo buono e cristiano. Sforzo ciclopico, ma solo noi lo possiamo fare. Avremo tutti contro, amici e nemici. Daremo fastidio a tutti, amici e nemici. Qualcuno ci insulterà o farà di peggio o non ci farà muovere. Ma l’avanguardia questo deve fare e questo deve rischiare. Non ci dobbiamo mai conformare al mondo perché in esso si sta tranquilli. Mai tranquilli dobbiamo stare, ma sempre lieti invece, lavorando incessantemente per il Regno di Dio. E poi resta sempre aperta un’altra terribile domanda: quale sarà il punto di rottura della pazienza di Dio?
Il Pio

Nave senza nocchiero.


Nel precedente post mi chiedevo chi comanda in Italia, chi è che prende le decisioni. Ad esempio, si può anche disprezzare il soggetto, ma negli Stati Uniti, nel bene e nel male, le decisioni le prende Trump (che è stato eletto dalla maggioranza degli americani) lui comanda e si assume tutte le responsabilità. (In Italia se il popolo vota “A”, può accadere che al Governo ci vada invece “B”). E come negli USA avviene in molti altri Stati. Dobbiamo purtroppo constatare che quello che diceva Dante Alighieri è vero anche oggi: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!». Anzi ora non solo siamo in una nave senza comandante e per di più nella tempesta,… ma anche con l’obbligo di pagare centinaia di costosissimi comandanti per ogni nave che stanno però a casa al sicuro e non si interessano minimamente dei passeggeri. Con la fine della Prima Repubblica si pensava che tanto sarebbe cambiato in Italia, ricordate quanta speranza: non so a che numero siamo ora di Repubblica, ma tutto non solo non è cambiato, ma è sicuramente peggiorato. Come ho scritto più volte: tutti quelli che vanno al potere si autorigenerano misteriosamente in altre persone. Facce diverse e nomi diversi: ma dentro restano sempre gli stessi e quindi non cambia nulla. Se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo toglierci dalla testa che sarà la politica o un politico a salvarci: quelli ci ammazzeranno semmai. Nel frattempo dobbiamo fare come i cristiani dei primi secoli, quando ci fu una confusione tremenda tra la calata dei Barbari e la debolezza dell’Impero: smettere di puntellare lo Stato (comunque nel rispetto delle leggi) e avere fede solo in Dio (l’unico che le promesse le mantiene). Portare Gesù nei luoghi dove viviamo, ognuno secondo il suo carisma e le sue capacità. E poi cercare di creare un mondo buono e opere buone nella realtà, in cui Cristo possa regnare. Un'avanguardia cattolica! Avremo moltissimi nemici soprattutto dentro casa (ma Gesù non ha detto che tutti ci vorranno bene), ma l’Italia potrà essere vivibile. E' solo con Dio nelle nostre vite che il mondo potrà cambiare. In bene.

Il Pio

Eccone un altro


"In Italia la Chiesa ha tenuto per duemila anni il popolo nell’ignoranza". Questa frase ladiparia non è stata pronunciata da un sacerdote (ma poteva essere data l'esperienza), ma da un uomo facoltoso e intellettuale. Nell’ignoranza, ha detto, il popolo italiano! Come si spiega allora che l’Italia è la Nazione, unica al mondo, che in ogni fase e momento della sua storia, ha in assoluto più artisti, poeti, inventori, musicisti, eroi, navigatori, scienziati (invidiati e studiati dal mondo intero) ha anche più opere d’arte (nonostante la calata dei barbari, le numerose invasioni, le frequenti ruberie, e anche l'abbandono…). E pure uno straordinario di numero di grandi opere di carità,... e lo dico sottovoce anche un gran numero di santi. Una dittatura sicuramente non ce la fa a reggere per duemila anni (si pensi alla storia e a quante ne sono cadute). Il popolo poi non fa opere straordinarie, cattedrali per esempio che ci vogliono secoli per realizzarle, perché ha paura o è tenuto nell'oscurantismo ignorante. Non ce la fa, scappa, molla... Invece se fa le opere, dà il massimo nella propria arte e mestiere è perché ha un Ideale comune a tutti gli altri compaesani e a quelli che governano. L’ignoranza soprattutto non rende Roma e tante altre città, stupende come erano prima di una certa data. Paragoniamo la “dittatura” che lascia tutti nell’ignoranza, con la "democrazia" di oggi che invece non lascia il popolo nell’ignoranza: ci sono differenze? Le vedete? Che trovate oggi nelle periferie, nei quartieri moderni? Che idea di uomo hanno quelli che li hanno voluti e progettati e costruiti? Invece andate nei centri storici di una città antica (grande o piccola) prima cosa rimaniamo incantati dal paesaggio, dagli scorci, dalle ville bellissime e poi dalle case popolari perchè sono tutte  costruite a misura d'uomo con l'idea che dovevano essere destinate accogliere esseri umani; E pensate se per duemila anni avessero governato quelli di oggi… Meditiamo, meditiamo…


Il Pio

E’ se Gesù non fosse nato?


Periodo di Natale. Che bello! La più bella festa dell’anno. Lo spirito del Natale. Ma pensiamo un attimo a come sarebbe il mondo se Gesù non fosse nato. Come d’altra parte molti credono, sperano, pensano e vogliono che tutti lo credano. Tanto per iniziare nessuno ci avrebbe mai detto che Dio ci ama e ci vuole tutti santi e in Paradiso. Nessuno ci avrebbe detto che bisogna perdonare, anche e soprattutto il proprio nemico. Nessuno ci avrebbe detto che bisogna volerci bene tutti. Nessuno ci avrebbe detto che c’è un’altra vita dopo questa e che tutto non finisce dentro la cassa da morto e che dunque la vita non è una sfiga, ma ha un senso buono. Nessuno ci avrebbe invitato a compiere opere buone (piccole e grandi che siano). Nessuno ci avrebbe detto che anche la sofferenza ha un senso buono e che Gesù ha sofferto tanto. Nessuno ci avrebbe dato il coraggio e la forza che solo la fede ci può dare. Nessuno ci avrebbe detto che dobbiamo affidarci a Lui, come un bambino nelle braccia della mamma. Nessuno ci avrebbe permesso il perdono dei peccati e di liberarci dal loro peso nefasto. Nessuno ci avrebbe dato la Santa Chiesa Cattolica per conservare il depositum fidei da Gesù fino alla fine del mondo. E poi se non fosse nato non ci sarebbe mai stata la miriade di santi che tanto bene hanno fatto. E poi non ci sarebbero state opere d’arte straordinarie. Pensate come sarebbe così l’Italia e l’Europa se non ci fosse stato Gesù e il cristianesimo. Quelli che dicono che Gesù non esiste (e dunque non è nato) sono quelli che beneficiano della bellezza di un mondo cristiano senza voler ammettere che Dio esiste,  godendo di una morale anarchica. Sarebbe da spedirli tutti in certe zone del mondo dove ci sono altre religioni e altre morali. Ecco. Se siete d’accordo con me, in questo periodo di nebbia, occorre rinforzare la nostra fede e se i purosangue non corrono, dobbiamo correre noi brocchi. Dobbiamo seguire solo i maestri buoni e allontanarci da quelli cattivi. Stare attenti a non cadere nella trappola del buonismo disincarnato dalla fede, dal politicamente corretto e del cristianesimo adulto. Aiutarci gli uni gli altri nella battaglia della fede. Il rischio è altissimo: è in gioco la salvezza delle anime e la saldezza della Fede.

Il Pio

I binari


In effetti da noi c’è tanta confusione,chi la può negare? Gli abusi di sacerdoti con minorenni che significa che c'è qualcosa che non va, i ponti che cadono che significa che erano stati fatti male, per tornaconto probabilmente, crisi economica catastrofica e ormai cronica, sbarchi di clandestini con pericolo serio (e non considerato) di islamizzazione, politici a alti livelli che pare abbiano rubato per anni i soldi pubblici o quelli donati a bisognosi, leggi prioritarie per fatti che non sono per niente prioritari e poi l’ONU che ci manda i commissari (!) per rischio razzismo in Italia (ma questo è normale?)… va bene, basta, non ci vivo solo io qui: questi e tanti altri problemi li conoscete tutti meglio di me. L’Italia è il Paese in cui sono nato e mi intristisce il fatto che è divenuto, per colpa di pirati e mercenari, quasi una landa desolata in cui non si riesce a sperare nel futuro. Infatti. Non possiamo sperare negli ecclesiastici, molti dei quali infatti non si sa quale strada stanno seguendo (e fanno anche seguire), non possiamo sperare nella scuola perché o non educa o educa sulla base di istanze moderne poco chiare, non possiamo sperare nella politica, spesso mossa da tornaconti e da motivi incomprensibili e che fino a adesso ha solo portato lacrime al popolo. Da dove verrà allora il nostro riscatto, la nostra salvezza? Innanzitutto lasciamo perdere quelli che parlano di un popolo agitato in piazza, non sanno quello che dicono. Prima regola. Quando uno sta dentro la nebbia e non vede nulla oltre il proprio naso,quello che deve fare è restare sopra i binari, cioè i binari della fede in Gesù e della retta dottrina cattolica. E’ certo che sui binari, in qualche luogo sicuro, si arriva. Quando ritornerà a splendere il sole avremo modo di vedere la strada e la direzione. La nostra salvezza? Può venire solo da Gesù e—se non siamo masochisti—a Lui rivolgiamo tutte le nostre preghiere, le preoccupazioni, le richieste per noi, per quelli che conosciamo e perché no, anche per l’Italia.

Il Pio

 

Preghiera per l’Italia.


O Dio, nostro Padre,
ti lodiamo e ringraziamo.
Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli
accompagna i passi della nostra nazione,
spesso difficili ma colmi di speranza.
Fa’ che vediamo i segni della tua presenza
e sperimentiamo la forza del tuo amore, che non viene mai meno.
Signore Gesù, Figlio di Dio e Salvatore del mondo,
fatto uomo nel seno della Vergine Maria,
ti confessiamo la nostra fede.
Il tuo Vangelo sia luce e vigore
per le nostre scelte personali e sociali.
La tua legge d’amore conduca la nostra comunità civile
a giustizia e solidarietà, a riconciliazione e pace.
Spirito Santo, amore del Padre e del figlio
con fiducia ti invochiamo.
Tu che sei maestro interiore svela a noi i pensieri e le vie di Dio.
Donaci di guardare le vicende umane con occhi puri e penetranti,
di conservare l’eredità di santità e civiltà
propria del nostro popolo,
di convertirci nella mente e nel cuore per rinnovare la nostra società.
Gloria a te, o Padre, che operi tutto in tutti.
Gloria a te, o Figlio, che per amore ti sei fatto nostro servo.
Gloria a te, o Spirito Santo, che semini i tuoi doni nei nostri cuori.
Gloria a te, o Santa Trinità, che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.

IOANNES PAULUS

(Preghiera del Santo Padre Giovanni Paolo II per l'italia Martedì, 15 marzo 1994)

Disobbedienza cieca


Quando esci dal casello autostradale di G.—se prima non sono crollati i ponti, non ci sono state gallerie incendiate, se un camion non ti è esploso vicino… e dunque se sei ancora vivo—ci si trova davanti a un minuscolo frustolo di terreno in cui recentemente sono stati piazzati 6 o 7 grossi cartelli con su scritto “terreno privato“, “divieto di sosta”, “rimozione coatta”. E’ chiaro che si trovano, ogni giorno 6, 7 o anche più, autovetture parcheggiate praticamente sotto i cartelli. Noi italiani siamo così; è una nostra caratteristica. Tendiamo a una disobbedienza cieca. In altri Stati (soprattutto al Nord Europa) i cittadini applicano sempre l’obbedienza cieca a tutte le regole, in Italia invece la disobbedienza cieca regna sovrana. Parlo ovviamente di piccole disobbedienze, marachelle se vogliamo, quando poi queste diventano crimini è un’altra cosa e comunque tutte e due vanno punite, questo va detto. Io ho sempre pensato che la nostra disobbedienza cieca derivi dal fatto che vediamo lo Stato come un nemico (d’altra parte anche lui vede i cittadini come nemici, soggetti da spremere senza dar loro nulla o quasi) e ogni divieto appare a tutti come un comando di questo Stato che non viene riconosciuto come il proprio, quasi fosse un invasore. Forse ora cambierà, qualcosa forse no… però è vera una cosa. In tutti i campi e settori—da che mondo e mondo—è chi comanda che deve conquistarsi l’amore e la fiducia dei sottoposti, se non lo fa, tutto va avanti lo stesso, ma male e alla prima occasione… Lo Stato deve guadagnarsi la fiducia del popolo se vuole che tutto funzioni bene, deve recuperare quasi due secoli di mal governo e di angherie, di grigio e tristezza. E forse per ottenere questo ne occorreranno altri due di secoli. Ma prima inizia e prima finisce. E per noi, povero popolo cristiano possiamo riprendere e recitare sempre la grande preghiera di Giovanni Paolo II (15 marzo 1994) proprio per la nostra cara Italia: «Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli accompagna i passi della nostra nazione, spesso difficili ma colmi di speranza. Fa’ che vediamo i segni della tua presenza e sperimentiamo la forza del tuo amore, che non viene mai meno». E già che ci stiamo, diciamo anche tante preghiere per la Chiesa cattolica che in questo periodo non va tanto bene. Probabilmente non sappiamo che cosa pregare, quali sono priorità da chiedere o le persone da sostenere con esse, ma Nostro Signore lo sa, sa tutto, e salvo che non abbia altre intenzioni per noi, salvo che non ci abbia destinato a qualche persecuzione (che forse meriteremmo anche) prenderà atto delle nostre richieste e della fede con cui gliele abbiamo rivolte. E quello che successe ai tempi di Giona, potrebbe succedere anche oggi.

Il Pio

Razzismo!


E’ un dogma: l’italiano è razzista e non c’è alcuna possibilità di prova contraria. Però non è vero. Infatti a parte una minoranza di fissati, gli italiani non sono razzisti. L’Italia è sempre stata una terra cattolica in cui “bene e male” e "buoni e cattivi" non sono nettamente separati nel senso di “o l’uno, o l’altro”: per noi il santo è anche peccatore ed è normale che sia così e deve chiedere sempre perdono dei peccati che fa, se vuole sperare di andare in Paradiso. Per cui il cattivo per noi non è lo straniero in quanto tale. Non abbiamo mai avuto problemi di colore della pelle o di nazionalità, (tranne quando c’erano le invasioni e dovevamo reagire oppure quando ci era stato imposto da Leggi...). Oggi però—per questioni solo politiche (e chi dice politica, dice danno)—dobbiamo necessariamente essere razzisti, è ineluttabile, è così!, lo dicono anche i giornaloni. E un minimo fatto di cronaca diventa un problema nazionale in cui intervengono talvolta anche le alte cariche dello Stato (oltre che agli stessi giornaloni), se riguarda un immigrato di colore (se invece riguarda un italiano, no). E questo sta facendo irritare gli italiani che guardano la realtà non con gli occhi del politico, ma con gli occhi della persona normale. Non ce la fanno più di tutte queste stupidaggini che da tempo hanno bloccato un Paese. Tutti lo sanno di non essere razzisti. E tutti sanno anche che una buona parte degli stranieri che sono in Italia si comportano come se stessero in una terra di conquista. Come se ci avessero invasi e sottomessi. Pestaggi, violenze, furti, rapine, gente fatta a brani, picconate, angherie, spaccio, stupri persino di signore di 80 anni (mai accaduto!), e poi le pretese di avere tutto senza fare nulla e si fanno pure beffe del nostro Stato. Oltre a spadroneggiare senza sottostare a regole. E, se ciò non bastasse, alcuni hanno fatto anche minacce di islamizzarci tutti… Si potrebbe dire allora che sono gli Italiani a essere oggetto di razzismo da parte degli stranieri, con l’avallo irresponsabile di una parte della politica che non vede (la realtà) e non crede (in Dio), e non il contrario. Però non si può dire per evitare accuse importanti. Ma chi ci difende? La situazione non è bella: da un lato sta una parte degli stranieri che si comportano in quel modo, dall’altro gli Italiani che non ce la fanno più (anche per altre cose) e sentono la storia sempre più pesante o opprimente e si sentono discriminati. Vedremo cosa il futuro ci preparerà. Speriamo bene. L’importante è non perdere la fede in Nostro Signore Gesù Cristo e restare sempre a Lui attaccati. A ogni costo. E qualunque cosa dovessimo fare andrà fatta solo per Cristo Re. 


Il Pio

Popolo



Il fatto è che oggi la parola “popolo” è caduta in disuso o viene pronunciata da pochissime persone, peggio: è un termine che indica un disvalore e nessuno si azzarda a pronunciarlo. Un termine retorico che puzza tanto di monarchia e guerre mondiali. Qualche decennio fa quella parola ce l’aveva in dotazione esclusiva un certo partito politico. Oggi invece non ne parla più nessuno, nemmeno gli eredi di quel partito. Non solo nessuno ne parla, ma nemmeno pensa più al popolo. Eppure il popolo esiste "in natura" quando c'è uno Stato. Il problema è che proprio lo Stato non pensa minimamente al popolo. Forse è per questo che pochi sono contenti di essere italiani. Sembra infatti che l’Italia sia una terra invasa da uno Stato straniero, una terra conquistata da gente spietata di un'altra Nazione che non è nata qui e non ha visto i nostri paesaggi, non ha visto le nostre bellezze artistiche, non ha mangiato i nostri straordinari piatti, non ha le nostre belle tradizioni, non ha la nostra simpatia e le nostre capacità innate, non canta come noi, non si adatta come noi, non si veste come noi... e stando così le cose, a noi non resta che  pagare le tasse ai nostri nemici e andare a votare per loro. Ripeto però: sembra così, ma non è così. Certo qualche speranza sembra che questo Governo la stia dando, ma è troppo presto per capire se loro saranno come tutti gli altri o un eccezione straordinaria, segno di un cambiamento (spero questo con tutto il cuore). Ma di governanti ne sono cambiati tanti in questi ultimi decenni e ogni volta nasceva in tutto il popolo una nuova speranza, presto, però tristemente smentita. E tutti alla fine hanno fatto lo stesso o peggio di quelle che c’erano prima. Più o meno. Quello che deve cambiare è il cuore delle persone, non solamente le persone e il partito. Ma il cuore può mutare solo se incontra Gesù. Perché se in un cuore non c’è posto per Gesù, facilmente vi trova posto in vece l’adorazione del potere, del denaro e della lussuria (che sono i tre lacci con cui il Demonio riesce a tenerci legati a sè). E se anche il cuore del popolo cambiasse nello stesso modo, la nostra cara Italia sarebbe una nazione vivibilissima, piena di colori vivaci e ricca di opere straordinarie, tutte belle, utili, e buone. Tutto può cambiare se stiamo con Gesù e ci affidiamo a Lui. Ma l’Italia è ormai quasi del tutto scristianizzata... E allora chi deve provvedere a…?


Il Pio

Siamo XX o 20?




Siamo XX o 20?
Vedete la foto di questo post? E’ una targa che indica il nome della Via di oggi e quello che aveva prima la città dove abito. Oggi si chiama Via XX Settembre per ricordare il 20 settembre 1870 giorno cui l’esercito piemontese sfondò una parte delle mura Aureliane e conquistò Roma e l’Italia—dissero tronfi i vincitori (la storia la scrivono sempre costoro)—«divenne finalmente una». Ma siamo sicuri che il popolo voleva questa conquista? Siamo sicuri che il popolo voleva l’Italia unificata? Sulle targhe il 20 è scritto XX, negli antichi numeri romani, per ricordare i fasti della Roma antica e pagana, finalmente dunque, un ritorno a quei tempi, liberi dalla superstizione del papa e dei preti che fino a allora avevano tenuti tutti nelle tenebre (sempre a detta dei vincitori, ovviamente). E ogni 20 settembre la massoneria festeggia. Peppone diceva a don Camillo «la rivoluzione si fa anche con le parole». La rivoluzione, allora si fa anche cambiando il nome alle Vie. In tutte le città italiane, infatti, da Nord a Sud dalla metropoli al paesino di montagna c’è sempre una Via XX Settembre, una Piazza Garibaldi, un Corso Mazzini… Costoro sono i padri della Patria—giustamente—e meritano tanto, ma andate un po’ a leggere che vita hanno fatto e come si sono comportati davvero quei padri della Patria, per meritare nel nostro Paese tanta importanza e tanto onore. Andate anche a leggere come i Savoia, calpestando ogni minimo diritto internazionale, hanno invaso lo Stato del Vaticano. Ma restano sempre i padri della Patria e il XX settembre per diversi anni è stata anche Festa Nazionale e pare ci sia un disegno di legge per ripristinarla. L’Italia è stata unificata anche col nome delle Vie. Ma più che unificazione questa mi pare una omologazione forzata, quasi da dittatura. Sulla strade della neonata nuova nazione Italiana dovevano splendere solo i loro nomi. Ma prima nel mio comune, quella strada si chiamava Via Dei Pescivendoli, che aveva molta più poesia e bellezza di uno statale Via XX Settembre. Era un nome pitturato coi colori pastello, che ricordava la vita di quel tratto di strada cittadino e tutti sapevano il perchè del nome, contro una data grigia e burocratica uguale in ogni comune di Italia (i comuni italiana erano tutti diversi dall’altro, ognuno aveva una sua tradizione e una sua storia). Un tempo l’Italia, o meglio i vari stati che la componevano, erano sì divisi dai confini, ma erano unificati dalla fede cristiana. Questo li rendeva un popolo unito anche se sotto bandiere differenti. Col 20 settembre proprio questo legame hanno voluto tranciare quelli là e fatto di tutto per eliminarlo definitivamente. E la battaglia continua duramente anche oggi su altri fronti, ma le mura sono ormai abbattute, molti hanno tradito e altri si sono estraniati dalla buona battaglia e—purtroppo—i nemici li troviamo al nostro fianco come alleati, pronti però quando meno ce l'aspettiamo, a pugnalarci alle spalle. Maria aiuto dei cristiani, prega per noi.


Il Pio

E’ la somma che fa il totale \ 2

E’ la somma che fa il totale \ 2 
Ora speriamo in questo Governo. Ma è sempre così, a ogni giro di boa. Ci dimentichiamo del passato. Anni fa quando nel 2008 il Governo dell’on. Prodi cessò e salì al Governo l’on. Berlusconi, pareva—scrisse qualcuno—di essere usciti da un incubo (ricordate “i bamboccioni”, “le tasse sono bellissime”? “Il tesoretto”?). Poi le cose non andarono come si voleva anche con il “salvatore” della Patria. E riandò un Governo della parte opposta a questo. E le cose peggiorarono amaramente. Poi governò a lungo chi non era stato eletto. Speriamo ora, speriamo tutti che finalmente questi nuovi Ministri sappiano fare del bene all’Italia: ma del bene proprio, a lungo, definitivo, non qualcosa di attaccaticcio che dura poco, ma che sul momento, gli fa fare figura. Non so perché in Italia avvengano sempre cose strane, anomale. Cose tristissime, non funziona mai nulla. Ma chi siamo e cosa abbiamo fatto di male? Con un occhio alla storia dell’Italia, con tutta l'esperienza maturata, non dovremmo essere molto fiduciosi, su questo argomento dovremo ormai avere tutti l’animo disilluso. In una trasmissione ci fu un dialogo anni fa tra due noti politici di idee ovviamente opposte (o meglio di partiti opposti, perchè le idee possono cambiare facilmente in base a come la pensa il capo) che mi rimase impresso: «sono in aumento le violenze sulle donne da parte dei immigrati» disse l’uno. «Ma il numero delle violenze domestiche sulle donne è ancora più alto di quello» rispose urlando l’altro. Il discorso finì lì: ognuno di loro aveva avuto la sua visibilità e il ritorno di voto, ma chi ha risolto di loro due il problema della violenza sulle povere donne che stanno a casa o fuori in città? Chi dei due ci ha poi pensato? Ed resta sempre fermo il principio di Totò «è la somma che fa il totale», infatti il problema da combattere è la violenza alle donne a tutto tondo sia da parte degli stranieri e sia dentro le mura di casa. Ciascuno dei due crimini è di per sé terribile, ma la loro somma è quanto meno drammatica. Ecco speriamo che questi nuovi ministri non ragionino così. Non facciano bei cavalli di battaglia sui quali però non salire mai per combattere la buona battaglia a favore della Patria e per la libertà del loro popolo. E io penso sempre: speriamo, va bene, speriamo, ma non diamo mai troppa fiducia alle persone ancorchè abbiamo un curriculum esagerato (il peccato originale ce l'hanno tutti, ma non tutti sanno di averlo e come si dovrebbe contrastare). Diamo invece tutta la fede a Gesù, alla Madonna e ai santi, che sanno cambiare i cuori di pietra in cuori di carne e ci possono veramente aiutare.E poi diveniamo cristiani che portano frutti buoni dentro la società.
Il Pio

«In Italia non c’è nessuno che decide»


Considerando a tavola, durante la pausa pranzo, la notizia del divieto in Germania della circolazione delle auto diesel, T. commenta triste e ormai senza speranza: «In Italia non c’è nessuno che decide». Il popolo questo lo vede chiaramente, vivendo nella realtà di tutti i giorni in cui non funziona niente, anche le cose che potrebbero funzionare semplicemente (ad esempio far pagare il biglietti a chi sale nei pullman). I politici sono così, e oggi tutto è politica perché la politica sta dappertutto, anche nelle parti più minime e lontane della società. Lo hanno nel DNA oramai il concetto: chi fa sbaglia sempre, chi non fa non sbaglia mai. E hanno “ragione” (a modo loro): se uno di loro prendesse una decisione grande, chiara, senza compromessi, di sicuro qualcuno scontenterebbe e quei voti andrebbero tutti all’avversario (quelli vivono sempre col bilancino dei voti in mano e tutto il loro fare\dire—più dire che fare—è basato proprio su come sta messo quel bilancino). Decidere è cioè follia! Così si va avanti per anni senza problemi (per loro ovviamente, poi nel frattempo arrivano il vitalizio, i rimborsi…). Eppure l’Italia è stata per secoli e secoli la terra dei santi e degli eroi: e che santi! E che eroi! Popoli grandi che hanno insegnato, la musica, la cultura, l’architettura, a quasi tutta l’Europa. E poi è una bellissima terra, ricca di tantissime cose, umane, paesaggistiche, culturali… E’ (o era?) un Paese cristiano, stupendo e non a caso, ci si mangia benissimo. Qualcuno dice che la colpa di tutto è degli italiani che sono un popolo fesso, stupido, soggiogabile. Dice. Ma così parla chi si sente in una élite. E chi si considera in una élite è sicuro di non far parte del popolo, ma di essergli superiore. Gente da guardare dall’alto in basso. Ma che cosa possono fare gli italiani se chi li governa viene deciso a tavolino dai partiti (che a loro volta sono inventati da un politico—per motivi che sa solo lui—e i cui componenti sono scelti spessissimo tra la stessa stirpe e con la stessa mentalità di cui sopra) e solo quelli si possono prendere? Ma siamo cristiani e allora pensiamo, ragioniamo da cristiani (anche se nessuno ce l’ha più insegnato) e non da atei che contano solo su se stessi e sulla scienza. Io temo che Dio—come fa spesso dall’inizio della storia per amore dei propri figli—per farci ritrovare la strada sana che abbiamo smarrito, confidando solo su noi stessi e nella forza dell’uomo (l’errore è proprio quello di considerare l’uomo come misura di tutte le cose) ci abbia fatto impaludare nelle terribili sabbie mobili da cui non si esce più e più passa il tempo e maggiormente ci si infogna, fino a affogare. Potremmo uscire fuori solo se chiediamo insistentemente, ripetutamente, fiduciosamente il Suo aiuto, con sacrifici e preghiere, anche—perché no?—per intercessione dei santi che più conosciamo: beato Pier Giorgio Frassati, San Giuda Taddeo, San Michele, San Giovanni Bosco, San Francesco Saverio, San Domenico Savio, San Giuseppe, San Benedetto da Norcia,… e pregando assolutamente anche la Madonna: Aiuto dei cristiani prega per noi. 

Il Pio

«La Verità vi farà liberi» (Gv 8,32)



Negli anni settanta era un gran parlare di libertà: se ne parlava nelle canzoni, durante le manifestazioni, era scritto sui muri, detto in TV, nei film... Non tutti in verità avevano proprio lo stesso concetto di libertà, ma la si invocava in ogni occasione, in ogni discorso e si era tutti d’accordo nel dire che in Italia (degli anni settanta) mancava la libertà. Mi ricordo che con alcuni compagni di Ginnasio discutevamo sul problema e ci chiedevamo dove fosse, in Italia, la dittatura e la mancanza totale di libertà come tutti dicevano, da rendere così arrabbiati tutti i giovani che erano più grandi di noi e che osservavamo anche con un po’ di ammirazione. Caso volle che uno di questi miei compagni di scuola, M.—quello che aveva più coraggio e le idee più chiare di tutti—un giorno scrisse su un tema che era sull’argomento: «in Italia c’è troppa libertà, il problema di tutto è questo». Per come vedevo le cose a quindici anni, mi sembrava che M. avesse ragione (anche se io e gli altri già sapevamo cosa non si doveva scrivere o pensare e ci limitavamo a elaborare sui temi solo luoghi comuni generici). Il problema per M. fu che la nostra professoressa di italiano era una femminista di sinistra estrema e spesso durante le sue lezioni si parlava di argomenti un po'... fuori dal programma, e così dopo aver sottolineato sul foglio protocollo di M. quella frase blasfema in blu cobalto mettendo a lato anche due grossi punti interrogativi, gli mise pure un pessimo voto e lo disse davanti alla classe. Cioè: parlando di libertà, la prof. gli aveva corretto le idee (!) e messo un brutto voto(!) perché non la pensava come lei (!) che aveva le idee giuste (!). Questo era il concetto di libertà che avevo capito nella sua profondità e non mi piacque per niente e immaginai che la libertà fosse altrove. Concetto che poi si è sviluppato in questi ultimi anni: in peggio però. La libertà come il rispetto oggi sono solo unidirezionali: sono giusti se sono pretesi, ad esempio dai migranti, dagli omosessuali, dalle donne… mentre per gli altri no: sottolineato blu cobalto col punto esclamativo. Gli anni settanta e tutto quello che è successo, a forza di parlare e di pretendere una libertà sconosciuta e univoca, l’hanno in qualche modo limitata, offesa. La libertà è un bellissimo concetto, ma quando viene ideologizzato diventa un dramma (per la gente normale) e diviene—eterogenesi dei fini—il suo concetto contrario, ad esempio la dittatura del relativismo come insegnava Benedetto XVI che tira tutti verso il fondo (quando non arriva qualcosa di peggio). Come è successo al mio amico M. E come succede oggi quando non possiamo dire molte cose senza finire alla gogna e forse tra un po’ anche in carcere. Lasciamo perdere allora, la libertà ideologizzata. Siamo invece liberi, ma liberi grazie a quella libertà che solo la Fede per Gesù ci può veramente dare, stabile e per tutta la vita, persino se siamo dentro un carcere, o nascosti in una caverna, o paralizzati su un letto.
Il Pio


Italia: il Paese dei Santi e degli eroi


L’Italia è il Paese in cui siamo nati e in cui viviamo. E’ il Paese più bello del mondo. Pieno zeppo di opere d’arte straordinarie, in cui si mangia benissimo, in cui la gente è simpatica... Ed è il Paese in cui hanno vissuto santi e eroi straordinari: è il Paese dei santi e degli eroi! L’Italia è così, solo perché è stata da sempre cattolica. E gli italiani sono stati sempre sinceramente cattolici, pronti a dare la vita per la Chiesa. L’Italia è così bella e ci si vive bene solo per questo motivo. Da oltre sessant’anni comanda l’Italia una classe dirigente senza Patria e senza dignità. Noi andiamo avanti… Non puntelliamo più i traditori. «Adda passà ‘a nuttata!». Restiamo invece sempre attaccati a Quello che ci ha reso un Popolo per secoli. L’Italia è il Paese dei Santi e degli eroi! Dei Santi e degli eroi. Santi eroi! Eroi Santi! E deve continuare a esserlo, anche grazie a noi. A noi, ai nostri figli, ai loro figli, ai nipoti dei loro figli… 
Il Pio



La Nuova Evangelizzazione contro la nuova evangelizzazione.


Quarant'anni fa ero a un incontro in cui si parlava di Nuova Evangelizzazione. Probabilmente non avevo capito niente di tutto il discorso e pensavo che bisognasse riannunciare il Vangelo a un’Italia ormai quasi completamente scristianizzata, al limite del paganesimo, quasi come ai tempi di San Pietro, San Paolo e San Giovanni. Mi fu detto invece che ora occorreva evangelizzare con nuovi metodi, perché quelli vecchi erano ormai superati. «Quali?» chiesi con entusiasmo. «Li dobbiamo trovare insieme». Poi la vita andò avanti e non seppi più nulla di quell’argomento che quasi dimenticai. Recentemente, passati dunque oltre quarant'anni da allora, mi trovai a ascoltare ancora sul tema della Nuova Evangelizzazione. «Bisogna evangelizzare con nuovi metodi», è stata la conclusione di tutto il discorso. «Quali?» chiesi nuovamente, questa volta però con meno entusiasmo. «Li dobbiamo trovare insieme». Le stesse identiche parole, lo stesso tono “speranzoso”, la stessa identica espressione del volto, la stessa sicurezza di quarantanni prima, l’unica cosa che era cambiata la persona che diceva la frase. Non dissi nulla, ma tornai a casa triste. Molto triste.

In tutti questi anni dunque, mentre noi stavamo cercando, rispettosamente, delicatamente per non turbare troppo, quei nuovi metodi per evangelizzare, altri, illuminati da meno nobili ideali, senza nessun rispetto e con tanta cattiveria, ma soprattutto senza trovare alcun ostacolo, procedevano a spron battuto con un altro tipo di “nuova evangelizzazione” del mondo e di ogni singola persona. Un’evangelizzazione che ha imposto un pensiero unico e dominante in cui la normalità è divenuta irregolare, in cui a pensare cristiano ci si deve vergognare, in cui a parlare cristiano si rischiano brutte conseguenze. E così questa nuova evangelizzazione, maligna, ha sparso nei cervelli e nei cuori di tutto il mondo enormi menzogne, ha portato frutti malvagi e cattivi. Un nemico terribile infatti è stato fatto entrare dentro le mura perché molti, anziché difendere le proprie pecore, pensavano a altro e cercavano di essere politicamente corretti e apprezzati dal mondo. Nulla pertanto, viene anteposto per contrastare quel terribile pensiero unico e dominante.

E’ successo che in pochi decenni quasi tutto è scomparso: un’Italia che era quasi tutta cristiana, permeata di cristianesimo fin nel midollo, non esiste più. La maggior parte della gente segue solo se stessa, quando non i maghi col turbante, quando non i politici, riponendo in loro tutte le speranze.

Senza la roccia della fede e della religione a cui restare ancorati, l’uomo è spesso preda del primo vento che soffia o dell’idea che viene proclamata da chi urla più forte. L’unico contrasto a quella cattiva nuova evangelizzazione è rievangelizzare. Coi vecchi metodi che sono andati bene almeno per 1950 anni, in attesa dei nuovi. Portare cioè Gesù Cristo a tutte le persone, senza rispetto umano, cioè senza pensare se sia opportuno, corretto, rispettoso, facendo conoscere il vangelo, il catechismo, certo, sempre dentro un’amicizia, perché la dinamica della fede è sempre quella dell’incontro, è sempre un’amicizia che fa nascere in una persona la voglia di seguire Gesù, di divenire cristiano. Così aveva fatto Gesù che chiamò amici gli apostoli. Così avevano fatto san Pietro e san Paolo. Così dobbiamo continuare a far noi, in una terra sempre più senza fede e senza speranza. Mentre è in corso un’enorme migrazione di gente di fede islamica, mai vista in tutta la storia.

Il Pio


Re Mida e il ferro


I nostri “Re”, quelli cioè che guidano le sorti dell’Italia e degli italiani hanno tutti, o una grandissima parte di loro, il dono del Re Mida al contrario: riescono a trasformare in ferro tutto l’oro che toccano. E poi ne fanno spade per le loro battaglie.



Viviamo come ai tempi del Re Mida. Però al contrario. Re Mida, Re della Frigia, benchè fosse già assai ricco e potente, chiese e ottenne da Apollo il dono di trasformare in oro tutto quello che toccava. Dopo l’iniziale (e apparentemente giustificata) grande esultanza, Mida si accorse del gravissimo problema che quel dono gli comportava: anche l’acqua e il cibo che toccava infatti si trasformavano in oro, comprese le persone care. Tutto. Capìta a sue spese la “morale” della storia e il danno che si era procurato per propria ingordigia, Mida, rischiando appunto di morire di fame sebbene strapieno di tesori, chiese e ottenne da Apollo di essere liberato dal dono che per lui (e per gli altri) si era trasformato in terribile pericolo. Ecco appunto, Re Mida. i nostri “Re” quelli cioè che guidano le sorti dell’Italia e degli italiani hanno anche loro, tutti o una grandissima parte, il dono del Re Mida, ma al contrario: riescono a trasformare in ferro tutto l’oro che toccano. L’Italia è un bellissimo Paese, ci sono meraviglie storiche e culturali, abbiamo insegnato il diritto e la giustizia al mondo, “i nostri nonni costruivano le fogne mentre tutti gli altri ancora si dipingevano la faccia di blu” (come disse in un famoso film il grande Alberto Sordi), venivano dall’estero in Italia per imparare le arti e i mestieri, abbiamo città bellissime, si mangia benissimo, ci sono state opere straordinarie e tantissime altre faccende; segni tutti di una vita buona e appassionata e che gli italiani sono stati sempre gente eccezionale e il nostro territorio un Paese benedetto dal Signore; eppure tutto questo straordinario oro che si è accumulato nei secoli passati, i nostri recenti Re Mida lo hanno trasformato in vil ferro e continuano a trasformare così quello che ne rimane. E quel ferro lo usano poi per farne spade per le loro battaglie. E questo da quasi un paio di secoli. Tutto grigio ferro, tutto triste. I nostrani Re Mida per propria ingordigia non vogliono però perdere quel dono (che non si sa quale maledetto dio gli abbia mai dato e soprattutto perché!) e pur vedendo in che abisso stanno buttando l’Italia e gli italiani, lo continuano a usare pienamente. In una vecchia canzone di Edoardo Bennato (“Eaa”) si parla di un bus lanciato dal conducente in discesa, ma appena l’autista si accorge che ha i freni rotti e che la direzione è verso il burrone, si catapulta fuori dal bus mentre tutti—all’interno—continuano a cantare. Probabilmente i nostri Re Mida sanno già dove catapultarsi quando tutto sarà perduto, mentre il popolo continua da solo a cantare. Un’altra cosa. Quello che colorava di grande e di bello il nostro Paese, quello che dava la voglia di vivere, di creare, di abbellire, di aiutare, di sostenere, quello che spingeva a costruire cattedrali, a fare del bene e creare le opere,... era la fede cattolica che univa tutto il popolo (salvo gli anticlericali, le logge e i potenti, una minoranza che però ha vinto). Anche questo oro si vuole con tutte le forze rendere in ferro o peggio inutile latta, e spesso col nulla osta di molti pastori. Non praevalebunt! Non prevarranno. Ma molti così rischiano di perdersi in una fede laica, pagana e spesso borghese che non salva, né dà senso e gusto alla vita e irradia tutto il mondo circostante. Chiediamo al Dio vero e unico e al suo Dilettissimo Figlio di volgere su tutti noi uno sguardo buono e di porre la sua mano sopra la nostra testa.
Il Pio

Finalmente!



"Finalmente" siamo un Paese civile... Eppure ci danno la “maglia nera” in tantissime faccende. Abbiamo la corruzione più elevata, una burocrazia spaventosa, una tassazione a livello di persecuzione, politici inefficienti, strade dissestate, leggi poco chiare, criminalità elevata…  



“Finalmente” significa semplicemente “alla fine”, ma spesso ha un significato più profondo, come per spiegare l’arrivo di qualcosa lungamente atteso. E messo in una frase le dà un senso molto chiaro. Quasi di parte. Per esempio. Il 20 settembre 1870 le truppe sabaude entrano attraverso la Breccia di Porta Pia a Roma a la annettono definitivamente all’Italia. Per molti è stato un fatto doloroso, in particolare per i romani che al Papa volevano bene e non volevano assolutamente un re cispadano. Invece felicissimi erano massoni, anticlericali e nemici della Chiesa. Ma non andiamo oltre. Se sull’argomento apriamo i libri di storia in molti casi leggiamo—a commento del fatto—“finalmente Roma ritorna all’Italia”. Finalmente, che? Roma era del Papa e della Chiesa da quasi 1600 anni. Praticamente da sempre. Prima c’era stato l’Impero romano. Non c’era nessun finalmente da dire. Ma quei finalmente ci chiariscono senza ombra di dubbio, da che parte provengono gli storici che scrivono in tal modo, cosa e come pensano. Quei libri poi vengono dati in pasto ai giovani scolari delle scuole pubbliche, perché possano farsi una “propria” cultura. E veniamo a oggi. Da molti giorni assistiamo a una serie di finalmente che mette paura. Infatti l’Italia finalmente è entrata tra i Paesi civili perché ha approvato (deve ancora approvare) la legge sulle unioni civili tra gente dello stesso sesso. Finalmente. Dovremmo però domandare a chi, tronfio, si riempie la bocca pronunciano quei finalmente, il perché questo è il segno certo e inequivocabile del raggiungimento della massima civiltà per un Paese, perché nessuno ce lo ha spiegato fino a adesso. Fino a adesso ci è stato dato come un dogma, e come tale incontestabile, a pena della “scomunica civile”. Ora l’Italia è un Paese civile, dicono. Eppure ci danno la “maglia nera” in tantissime faccende. Abbiamo la corruzione più elevata, una burocrazia spaventosa, una tassazione a livello di persecuzione, politici inefficienti, strade dissestate, leggi poco chiare, criminalità elevata… Immigrazione incontrollata e ormai incontrollabile… E se ti senti male devi solo sperare di trovare un medico o un infermiere che almeno ti guardino e non ti lascino abbandonato in corridoio, col neon che lampeggia e i cartelli appiccicati al muro col cerotto. E poi c’è un popolo sempre più stanco e sfiduciato, avvilito. Nessuno lo aiuta, nessuno lo pensa (se non quando ci sono le elezioni). Nessuno lo difende. Eppure quelli ci dicono che siamo finalmente un Paese civile. Ma forse c’è qualcosa che funziona. L’unica cosa infatti che in Italia funziona sono le opere di carità, quelle che fa da solo il popolo a spese proprie. Su questo forse siamo tra i primi nel mondo. E ciò deriva da una millenaria tradizione cristiana cattolica che quelli dei finalmente odiano apertamente e se ne vergognano di averla di fronte agli altri Paesi civili. Vergogna! Speriamo che un giorno il popolo potrà dire, tirando il fiato, «finalmente!».

Mai più!

Ci sono frasi che mi colpiscono e che mi fanno rimuginare per tanto tempo. Spesso sono quelle frasi che chi le scrive, le intende “a effetto”, “che fanno pensare”. Ma in un Italia scristianizzata, le frasi “a effetto” sono quelle evidentemente scristianizzate, di una cultura senza Dio e dunque sognatrice, ideologizzata, sciapa, comunque lontana anni luce dalla profonda e realistica mentalità cristiana. Il 12 novembre 2003 avvenne un grave attentato a Nāṣiriya, in Iraq. Alle ore 10:40 un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti la base italiana dei Carabinieri, provocando l'esplosione del deposito munizioni della base e la morte di diverse persone tra Carabinieri, militari e civili. L'attentato provoca un totale di circa 50 vittime (di cui 25 italiani). E’ facile immaginare chi siano gli attentatori e a cosa credevano. Negli anni successivi qualcuno in Italia ha pensato di intitolare qualche Via a quelle povere persone che stavano in Iraq quantomeno non per diletto. Alcuni sindaci—è facile anche qui capire di quale parte politica fossero—hanno negato questa possibilità perché, a Nāṣiriya, i nostri connazionali erano mercenari (sic!) e non martiri. Mercenari, certo. Assassini prezzolati, dunque. Bravi, continuate così. Recentemente nella città in cui abito hanno intitolato una rotatoria ai Martiri di Nāṣiriya. E messo, sotto un cippo commemorativo, la frase—ecco vengo al dunque—«mai più Nassiriya». Ecco, “mai più”... Ora smettono subito. Come si fa a stabilire, a dare per certo, questa affermazione? Che senso ha? Chi glielo va a dire ai terroristi islamici, stracarichi di odio, che ora che hanno scritto quella frase a effetto su una rotatoria, non devono più far saltare in aria e spezzettare le povere persone? Come si fa a dire alla gente «ora non avete più il peccato originale e dunque comportatevi bene»? Mai più! Cosa? L’uomo non si cambia con le frasi a effetto. L’uomo si cambia con la preghiera e con la grazia di Dio. Oggi stesso potrebbe finire la nostra vita per colpa di un pazzo attentatore, di un infarto, di un autista ubriaco, di una scivolata… anche se scriviamo su tutti i muri di tutte le città “mai più” qualcosa. E dove andremo, oggi: Inferno, Paradiso, Purgatorio? Chi è rimasto cristiano lasciasse perdere i gesti, i simboli e le frasi a effetto, il "minuto di silenzio"... le lasciasse ai pagani. Chi è rimasto cristiano invece pregasse, con insistenza, ogni giorno, per l’Italia, per i peccatori, per chi non crede, per la pace,… forse Dio si commuoverà anche stavolta e ci aiuterà e solo allora, davvero, potremmo dire giustamente “Mai più!”.

Il Pio

W l’Italia

La notizia che è corsa in questi giorni è quella dei gestacci che avrebbero fatto alcuni parlamentari durante una seduta. Forse erano proprio indecenti quelli, ma non si può dire —fatti di cronaca alla mano— che dal 1948 a oggi, sia la prima volta che accade un simile episodio. Il Parlamento è noto anche per altri gestacci forse minori o meno gravi di quelli, per le risse, per il lancio di monetine, di regolamenti, per i cartelli, le mortadelle o i pesci tirati fuori, per gli insulti, le risate sguaiate e gli urli, il fare altre cose durante un dibattito… io non voglio fare la morale, per carità! Né quei polpettoni retorici che abbiamo letto e sentito. Facessero quello che vogliono: loro sono la classe dirigente italiana, e — in quanto tale—tutto quello che fa è legittimo e giusto e non può farsi diversamente; siamo noi, gente negletta, che non riusciamo a capire l’alta politica e il servizio allo Stato che si fa anche in tal modo. Una cosa però va detta, (fino a che dura la libertà di pensiero e espressione). Tutte le volte che sento la notizia di risse o fatti simili in Parlamento penso sempre e dico ai poveracci che hanno la disgrazia di starmi vicino in quelle occasioni (spesso la moglie e i figli): «quelli rappresentano il popolo italiano!», «Quelli coprono la più importante e alta carica pubblica in Italia!» e si comportano come teppistelli, come ragazzi immaturi e maleducati (almeno apparentemente, ripeto, non riuscendo io a capire cose più grandi di me). Ma comunque quelli non sono studentelli sedicenni, anche se molti di loro non si mettono la cravatta, come converrebbe a chi risiede in un luogo fondamentale per la tutela della democrazia in Italia. Sono tutti il fior fiore dell’Italia, unici eletti fra tanti a un posto e a un compito tanto importante. E’ vero che il popolo italiano non è più un popolo perché non si considera proprio tale e non ha la minima coscienza di sè: nessuno è fiero di essere italiano, lo abbiamo già detto tristemente tante volte. E il problema è proprio questo. Ma ciò non toglie che ci vuole comunque un minimo di dignità e di serietà, anche nell'apparenza. Il popolo italiano è tanto disilluso e sfiduciato che nemmeno se ne accorge di queste cose e le prende per fatti da ridere, da rivedere la sera su «Striscia la notizia» e da raccontare poi al bar. Ma non sono davvero così. E’ un momento brutto questo e rischiamo di perdere la strada. L’unica cosa che mi viene da dire è questa: restiamo tutti saldi nella fede vera a Gesù e alla sua Chiesa, fedele alla dottrina che Gesù Le ha insegnato. Sembra che non c’entri nulla con la nostra questione, ma di una cosa sono più che sicuro: se ci saranno in Italia un numero importante di cristiani veri, non borghesi o buonisti, non quelli che appartengono al mondo, che sono del mondo, non quelli solo del tempo libero, ma cristiani “h 24”, con l’assillo quotidiano per la Chiesa e per il Regno di Dio, che aveva san Paolo, se ci saranno questi cristiani l’Italia sarà una grande Nazione e molti di noi si salveranno anche l’anima.
Il Pio

Italia, Italia…


I nazionalismi sono sempre eccessivi e dunque pericolosi. Ma un conto è il nazionalismo e un conto è l’amor patrio. Non so quante ce ne sono in giro, ma l’Italia è una delle poche nazioni che non ama se stessa. Cioè in cui i cittadini non hanno la minima stima della terra dei propri padri. Bisognerebbe capire perché, anche per via del fatto che è una questione recente. Forse siamo ancora scottati dalla fuga del Re e dei suoi amici poco prima della fine della guerra. Probabilmente c’è stato sotto anche un lavoro culturale fatto da chi aveva desiderato che fossimo invasi da un’altra nazione molto più grande della nostra. Poi il ’68 con tutta l’ideologia del «sfasciamo tutto il passato»... In altri Stati però non è così. Una grave responsabilità della disaffezione dell’italiano verso la propria patria (termine che oggi per noi è un disvalore e puzza tanto di fascismo, però inspiegabilmente) ce l’ha sicuramente una classe politica che dal dopoguerra in poi non ha fatto quello che doveva fare e ha cercato sempre di più di allontanarsi dal popolo e seguire altri interessi. E ora ha raggiunto distanze ormai incolmabili. Una classe politica che ci fa vedere lo Stato come un nemico e il popolo come un nemico dello Stato. Che ci strozza con le tasse che vanno a riempire un pozzo senza fondo. «Lo Stato siamo noi» dicono loro, «lo Stato sono loro» diciamo noi e noi ci arrangiamo. Eppure avremmo ottimi motivi per amare la nostra Terra: è bella, si vive bene, gli italiani sono simpatici e non sono quadrettoni, si mangia meglio che in altre parti del mondo, abbiamo una storia straordinaria, abbiamo bellezze artistiche uniche al mondo segno di un grande passato, abbiamo anche capacità eccezionali. Un tempo eravamo stimatissimi dalle altre nazioni e molti personaggi importanti sono passati per l’Italia. Molto di questo deriva dalla forte presenza e cultura cristiana, dalla presenza della Chiesa, ma questo oggi non si può dire e non lo diciamo (lo pensiamo solo). Eppure se noi cittadini amassimo l’Italia e agissimo di conseguenza, essa diverrebbe un primato nel mondo. Sapendo però che l’amore per la propria nazione non ha un colore politico e può restare fuori dalla politica. L’optimum sarebbe se anche i politici e i nostri capi amassero l’Italia. Allora sì che vivremmo bene in Italia.
Il Pio

Ma un po’ di cristianofobia c’è…

Oggi è un gran parlare di islamofobia, omofobia, israelofobia, xenofobia, afrofobia, xfobia… Hanno pure istituito Giornate mondiali su quest...